mercoledì 27 febbraio 2013

Il prossimo Papa deve pensare seriamente ai preti sposati perché la regola del celibato non funziona

Gill Newton, docente in una scuola, è sposato ed è  anche un monsignore  e detiene il titolo di protonotario apostolico – il più alto rango di monsignore nella Chiesa cattolica romana. Come capo dell’Ordinariato, la struttura istituita da Papa Benedetto per gli ex-anglicani, è quasi un vescovo:  ha anche tre figli adulti.
La Chiesa cattolica in Inghilterra ha ordinato sacerdoti  sposati ex anglicani in numero significativo dal 1992.  Non è più tanto una novità per una parrocchia  avere un uomo sposato come guida, anche se tecnicamente non può ricoprire la carica di parroco. Ci sono già oltre  100 sacerdoti cattolici con moglie e figli in Inghilterra e i loro fedeli sono molto felici.
La domanda che la Chiesa deve ora affrontare è:  sarà il prossimo Papa a consentire ai laici cattolici sposati di diventare sacerdoti? E lui potrebbe andare oltre, e consentire ai preti celibi esistenti di sposarsi? E lui potrebbe riaccogliere nel ministero i sacerdoti sposati cattolici?
Il nuovo Papa deve affrontare l’ipocrisia soffocante di alcuni uomini del Vaticano e di alcuni Vescovi delle Conferenze Episcopali nazionali in materia.
sacerdotisposati@alice.it

domenica 24 febbraio 2013

Sant’alleanza italiana per blindare il nuovo papa, che potrebbe essere, per i progressisti, per riammissione preti sposati

Sant’alleanza italiana per blindare il nuovo papa di Carlo Tecce in “il Fatto Quotidiano” del 21 febbraio 2013

Il Vaticano ha fretta perché il potere non aspetta. I cardinali italiani spingono, rottamano antichi dissapori: i nemici diventano amici, i concorrenti diventano alleati. E Benedetto XVI, prima di decollare in elicottero verso Castel Gandolfo, emetterà un motu proprio, cioè un decreto papale per modificare i rituali del Conclave: per accelerare la convocazione sotto gli affreschi in Cappella Sistina e procedere con l’elezione. A Joseph Raztinger saranno sconosciute le preoccupazioni dei porporati, però il contributo offerto è prezioso per i cardinali italiani che non vogliono cedere il soglio di San Pietro a uno straniero, come accaduto per due volte di seguito con il papa polacco e il teologo tedesco. E per evitare il terzo scherzetto tra fumate bianche e nerissime, il Conclave deve durare il meno possibile – uno, al massimo due giorni – e i preliminari vanno bruciati per non consentire ai cardinali americani o asiatici di creare una fazione opposta e di sapere, nei dettagli, la relazione cardinalizia su Vatileaks che conterebbe notizie sconvolgenti su malaffare e corruzione. I classici conciliabili, che si svolgono nei corridoi e avviano la campagna elettorale, vanno censurati perché permettono a chi risiede in Brasile o in Africa di conoscere i retroscena romani. I 28 porporati italiani si dividono in correnti: quella capeggiata da Tarcisio Bertone (Segretario di Stato) e quella dal predecessore Angelo Sodano (gruppo dei diplomatici). Il nome che unisce chi si è combattuto è quello di Angelo Scola, arcivescovo di Milano e pupillo di Benedetto XVI. Scola è l'unico candidato spendibile per gli italiani: seppur non vicinissimo al segretario di Stato, può garantire l'autogestione in Curia. Ecco, il governo vaticano. Bertone si è accaparrato un seggio permanente (sino al 2015) nella commissione cardinalizia che presiede l'Istituto per le Opere religiose, la cassa santa, e sarebbe lieto di cedere lo scettro di primo ministro al cardinale (amico) Mauro Piacenza. Gli italiani dispongono di 28 voti su 117, per vincere devono raggiungere una maggioranza di due terzi, ma possono coinvolgere – e i colloqui sono già in fase avanzata – gli stranieri che operano in Curia, tanto basta per essere determinanti sul prossimo pontefice. Il Vaticano non è mai stato attivo come in questi giorni di incertezze e con il Papa dimissionario. Tra sette giorni la sede sarà vacante, ma tutti si comportano come se nulla, anche se dovranno invocare lo spirito santo in Conclave, dovesse cambiare mai.

Perché si è dimesso il Papa?: la relazione segreta anticipata da Nicora con una lettera pubblicata da un ignoto quotidiano

Gli scoop ritardanti di Repubblica 
di Marco Lillo in “il Fatto Quotidiano” del 22 febbraio 2013 

Un miliardo di cattolici si interroga sul mistero delle ragioni dell’abdicazione di Benedetto XVI. “Sesso e carriera i ricatti in Vaticano dietro la rinuncia di Benedetto XVI” è la risposta di Repubblica al grande quesito posto all’addio del Papa. Una simile tesi è argomentata dal primo quotidiano italiano con uno scoop mondiale: i contenuti della relazione della Commissione Cardinalizia che ha indagato sui documenti trafugati da Paolo Gabriele. “NON FORNICARE, non rubare i due comandamenti violati nel dossier che sconvolge il Papa” è il titolo a tutta pagina, sottotitolato così: “Lotte di potere e denaro. E l’ipotesi di una lobby gay”. Boom. Il Fatto confessa di non conoscere i contenuti del dossier però annota un precedente. Nel caso Mps, dopo avere preso un buco dalla concorrenza sui bilanci truccati da Giuseppe Mussari, Repubblica ha reagito sparando una notizia a tutta pagina: “Mps, sospetto mazzette per 2 miliardi nell’acquisto di banca Antonveneta”. Al Fatto risulta che i pm di Siena indagano sulla storia svelata dal Fatto e non sulla pista della presunta e inesistente mazzetta per i politici. Il precedente induce a fare qualche verifica sullo scoop vaticano. “La relazione è esplicita”, sostiene Concita De Gregorio, “alcuni alti prelati subiscono l’influenza esterna – noi diremmo il ricatto – di laici a cui sono legati da vincoli di natura mondana. Sono quasi le stesse parole che aveva utilizzato monsignor Nicora, allora ai vertici dello Ior, nella lettera rubata dalle segrete stanze nel 2012: quella lettera poi pubblicata colma di omissis a coprire i nomi. Molti di quei nomi e di quelle circostanze riaffiorano nella Relazione...” e giù un elenco di scandali a sfondo sessuale che sarebbero stati in qualche modo annunciati dalla lettera piena di omissis di Nicora, l’architrave del dossier. Molte cose non tornano: 1) Il cardinale Attilio Nicora nel 2012 è il presidente dell’Aif, l’autorità antiriciclaggio istituita da Benedetto XVI, ed è stato fino a pochi giorni fa membro della commissione cardinalizia di vigilanza sullo Ior; 2) Nicora non ha mai scritto una lettera nella quale si sostengono i concetti riportati nell’articolo; ne ha scritta un’altra sullo Ior, svelata sempre dal Fatto; 3) Forse Repubblica si riferisce a monsignor Carlo Maria Viganò, che ha scritto una lettera l’8 maggio 2011, nella quale si fa riferimento alla corruzione e ai furti, all’omosessualità in Vaticano, pubblicata dal Fatto, in esclusiva il 27 gennaio 2012 e ripubblicata dal sito Chiesa del gruppo Repubblica prima senza citazione per una svista, poi con citazione su nostra richiesta. Quella lettera è stata ripubblicata mesi dopo da Gianluigi Nuzzi nel suo libro Sua Santità, senza citare il Fatto. 4) La lettera di Viganò è stata pubblicata dal Fatto con un solo omissis sul nome di Marco Simeon (già collaboratore del segretario di Stato Bertone) ‘accusato’ di omosessualità nella lettera da Viganò. La tutela della privacy è però svanita quando Nuzzi ha ripubblicato la medesima lettera riportando la parola omissata dal Fatto e omissando solo il nome. NON SAPPIAMO se la relazione dei Cardinali entri nei dettagli delle attività ludiche nelle saune romane o si dilunghi sui coristi di Angelo Balducci o sulle passioni di monsignor Stenico come scrive Repubblica. Attendiamo fiduciosi, come nel caso Mps, di leggere le carte prima di esprimere giudizi. Una cosa però è certa: se leggerete altre puntate dell’inchiesta, se Repubblica farà riferimento a documenti pubblicati da un quotidiano anonimo, magari sullo Ior o sull’antiriciclaggio, sappiate che quel quotidiano è il Fatto. A Repubblica si usa così: se Mussari si dimette dall’Abi perché il Fatto pubblica carte che lo inchiodano, Repubblica riesce a pubblicare un pezzo di Andrea Greco che racconta delle dimissioni di Mussari e si elencano le sue malefatte finanziarie negli ultimi anni senza ricordare che talvolta – vedi Antonveneta - erano state decantate come capolavori dallo stesso giornale, quando Mussari era forte e il gruppo De Benedetti faceva affari con Mps. E senza spiegare le ragioni delle sue dimissioni. Allo stesso modo se l’ad di Finmeccanica, Alessandro Pansa, viene intervistato dal Fatto e per un attimo pensa a dimettersi davanti all’unico quotidiano che ha trovato il coraggio di chiedergli conto delle sue pressioni per aiutare la moglie del ministro Grilli, Repubblica che fa? Riporta dopo due giorni il tormento di Pansa senza dire a chi il manager ha detto: “Se lei scrive questa cosa dovrò trarne le conseguenze”. I lettori di Repubblica credono che in Italia ci sia un’epidemia che affligge i manager e li porta a lasciare la carica. Ora però i suoi lettori sanno perché si è dimesso il Papa: la relazione segreta anticipata da Nicora con una lettera pubblicata da un ignoto quotidiano

Bertone regna in Vaticano la strana nomina Balestrero

Bertone regna in Vaticano la strana nomina Balestrero di Carlo Tecce in “il Fatto Quotidiano” del 23 febbraio 2013 

Tarcisio Bertone non indosserà mai la papalina, entrerà in conclave con i gradi di cardinale e ne uscirà con la stessa autorità: quel che resta, sempre immutabile, è l’enorme potere. Il segretario di Stato ha messo in sicurezza, come se fosse un'operazione d'acquisto, le sue influenze in Vaticano, le sue fitte maglie di rapporti e compromessi. Non ha esitato, mai, durante il lungo addio di Benedetto XVI. L'ultimo tassello: la nomina di Ettore Balestrero, 46enne ligure già promosso arcivescovo, che sarà ambasciatore in Colombia. Bogotà è un comodo e ambito rifugio per l'ex sottosegretario vaticano che, su mandato proprio di Bertone anche se più vicino a Mauro Piacenza, ha curato le pratiche più scottanti per l'Istituto per le Opere religiose (Ior): le (blande) norme contro il riciclaggio di denaro sporco, la (finta) rivoluzione trasparenza, le valutazioni internazionali e le inchieste dei magistrati italiani. Balestrero è un protagonista principale di Vatileaks, non perché giovane mano che direzionava l'ex maggiordomo Paolo Gabriele, ma perché interrogato – e dunque al centro di quelle profonde lotte interne in Curia – dai cardinali incaricati da Joseph Ratzinger di indagare su fughe di documenti e regolamenti di conti. Per intenderci: la Colombia – seconda diocesi più numerosa dopo quella brasiliana – non è una punizione. E non è nemmeno una gentile concessione del pontefice: a Ratzinger toccava firmare il trasferimento, e l'ha fatto molto volentieri. Se il racconto fosse concluso qui, Bertone avrebbe una pedina in meno. Sbagliato. Perché il cardinale ha gestito il passaggio di consegne: il ruolo di Balestrero sarà ricoperto dal maltese Antoine Camilleri, consigliere del ministro per gli esteri, il cardinale Dominique Mamberti. Il porporato francese e il segretario di Stato, nonostante la diversa estrazione, il primo del gruppo dei diplomatici e il secondo di matrice curiale (romano), si sopportano felicemente da sette anni. Non si possono definire alleati, ma nemmeno concorrenti: il potere non ha colore né odore se distribuito. E Bertone è un maestro del genere. L'apertura a Mamberti, potenziale prossimo segretario di Stato, è una garanzia sugli anni a venire. Lo scambio Balestrero-Camilleri celebra il controllo totale di Bertone sul forziere santo, lo Ior. Il cardinale piemontese si è assicurato la guida sino al 2015 di quella commissione di porporati che seleziona i laici: il 2015 è una data che va ben oltre la permanenza del 78enne Bertone al governo vaticano che, a un passo da una storica sede vacante con il pontefice vivente, ha puntellato il Cda Ior con il tedesco Ernest von Freyberg. Dal 1 marzo, il cardinale sarà anche camerlengo, cioè avrà a completa disposizione le finanze straordinarie e l'amministrazione ordinaria. In questi giorni di interregno, Bertone è riuscito anche a rispolverare il vecchio (e già bocciato) progetto di un polo sanitario cattolico: fallito l'aggancio al morente San Raffaele di Milano, il Vaticano si è gettato verso l'istituto dermopatico Idi, travolto da scandali, indagini e debiti. Anche la partita Idi sta per terminare: prima è stato spedito il cardinale (bertoniano) Giuseppe Versaldi e poi il commissariamento è finito al discusso Giuseppe Profitti, direttore generale del Bambin Gesù, ex dirigente regionale ligure condannato in appello a sei mesi per concorso in turbativa d’asta per un appalto in una mensa all’Asl di Savona. La prossima settimana, però, inizierà la campagna elettorale in Vaticano per l’elezione del nuovo Papa: i cardinali stranieri vogliono leggere la relazione su Vatileaks, gli italiani vanno di fretta e preferiscono ripararsi in Conclave.

Via il Papa Ratzinger per farne un altro simile? l'ipotesi dello storico Menozzi

Via un Ratzinger per farne un altro intervista a Daniele Menozzi a cura di Luca Kocci in “il manifesto” del 23 febbraio 2013 

Uscirà lunedì 25 il fascicolo speciale su Ratzinger e il prossimo Conclave (Punto... E a capo?) realizzato dall’agenzia di informazioni Adista in cui è pubblicata anche l’intervista integrale a Daniele Menozzi che anticipiamo sul manifesto di oggi. Nel fascicolo si ricostruiscono le tappe fondamentali del pontificato di papa Benedetto XVI, caratterizzato da scivoloni, arretramenti pre- conciliari e “corvi”, ma anche i suoi 25 anni trascorsi alla guida della Congregazione per la dottrina della fede, l’ex sant’Uffizio, da dove l’allora card. Ratzinger, braccio destro di Wojtyla, affossò la teologia della liberazione e tutte le voci autonome della Chiesa cattolica. E poi una serie di analisi fra gli altri di Marcelo Barros, Leonardo Boff, José Marìa Castillo, Ortensio da Spinetoli, Beniamin Forcano, Ivone Gebara, Mary Hunt, Felice Scalia e Andrés Torres Queiruga. 

Atto «inusuale», ma definirlo «rivoluzionario» è «prematuro», perché secoli di assolutismo e centralismo romano, di sacralizzazione della figura del pontefice non si cancellano con una rinuncia. Ribalta l’apologetica su papa Ratzinger e sulle sue dimissioni Daniele Menozzi, docente di storia contemporanea alla Normale di Pisa e specialista del papato in età moderna e contemporanea, che fra le righe suggerisce anche un’altra ipotesi: che Ratzinger si sia dimesso anche per meglio orientare la nomina del suo successore. Professor Menozzi, quali valutazioni è possibile fare sulla decisione di Ratzinger di lasciare il pontificato? Mi pare che si possano formulare due ipotesi. O la rinuncia è motivata dalla constatazione che la linea di governo messa in opera in questi otto anni si è rivelata inadeguata ad affrontare e risolvere i problemi della Chiesa odierna, e dunque Ratzinger ha ritenuto di passare la mano per giungere all’individuazione di un papa capace di esprimere una diversa prospettiva di azione. Oppure la rinuncia trova ragione nella convinzione che quella linea, di per sé valida, non può essere efficacemente realizzata da un papa anziano, debole e con forze calanti, sicché Ratzinger ha pensato che occorra trovare un successore in grado di portarla a compimento con l’energia, la decisione e la determinazione – e forse anche la rigidità – giudicate necessarie. Personalmente ritengo che discorsi, modalità, tempi dell’atto compiuto da Benedetto XVI rendano più probabile questa seconda ipotesi. E che sia stato schiacciato da quello stesso potere che si è andato concentrando nella persona del pontefice e nella Curia romana, un potere che fagocita se stesso? Non credo che l’accentramento del potere di governo nelle mani del papa sia stato determinante nella rinuncia: non riesco a vedere un papa che, dotato di troppo potere, non è in grado di gestirlo. Mi pare piuttosto che Ratzinger si sia reso conto dell’impossibilità di governare la conflittualità interna alla Curia. È vero che scontri interni alla sede romana sono sempre esistiti nella storia del papato e che le dimensioni elefantiache assunte oggi dalla Curia li hanno ingigantiti. Mi pare tuttavia che la linea del papato li abbia esasperati, finendo per renderli ingovernabili. Un esempio è fornito dal tentativo di recuperare i tradizionalisti: è evidente che i suoi ripetuti fallimenti hanno indotto i settori curiali contrari all’accettazione delle condizioni via via poste dai lefebvriani per continuare il dialogo con Roma, a cercare posizioni di maggior potere da cui arginare la temuta deriva tradizionalista del pontificato. Ma più in generale con la sua azione di governo erede della tradizione intransigente ottocentesca – che prospetta una presenza direttiva della Chiesa su aspetti della vita collettiva che gli uomini si sentono invece in grado di autodeterminare – Ratzinger ha accentuato le contraddizioni tra la comunità ecclesiale e la società. E le varie fazioni presenti in Curia hanno potuto far leva su questo aspetto per "ideologizzare", e dunque massimizzare, le loro istanze di potere, irrigidendo i conflitti, probabilmente fino ad un punto di non ritorno. Nel tempo si è assistito ad una progressiva sacralizzazione del pontificato e dei pontefici: basti pensare al fatto che, in particolare durante i regni di Pio XII e Giovanni Paolo II, i papi hanno proceduto alla canonizzazione dei loro predecessori, quasi a voler santificare il ministero petrino e, di conseguenza, chi quel ministero ricopre ed esercita. Le dimissioni di Ratzinger potrebbero contribuire a interrompere questa tendenza? Da un certo punto di vista la rinuncia rappresenta una normalizzazione del papato. I vescovi, a 75 anni, sono tenuti a rassegnare le dimissioni. Il papa è il vescovo di Roma. Pur con il privilegio di decidere da sé il momento in cui abbandonare il ministero, senza dovere quindi sottostare alle norme canoniche, anche il vescovo di Roma si allinea alla normativa prevista per l’episcopato universale, secondo cui ad un certo punto della vita occorre abbandonare le funzioni svolte. Naturalmente questo atto non vincola i successori, che saranno liberi di adeguarsi o meno al precedente. Ma tra la rinuncia al governo della Chiesa universale, anche se dovesse diventare prassi futura del papato, e la desacralizzazione della figura del papa, che è stata profondamente introiettata nella mentalità cattolica durante gli ultimi due secoli, passa un abisso. La sacralizzazione è ormai un dato immodificabile? Immodificabile no, ma sicuramente non sono sufficienti le dimissioni di un papa ad interrompere ed infrangere questa tendenza. Il papa, nei primi secoli cristiani, era definito «successore di Pietro», poi è diventato «vicario di Cristo» e infine, con una forte insistenza su questo punto nell’età della secolarizzazione, «vicario di Dio». Si tratta di un meccanismo in atto da secoli, fortemente radicato nella mentalità cattolica, che difficilmente può essere smontato dalle dimissioni di un pontefice. Mi pare che occorra un tempo lungo e ulteriori gesti per desacralizzare la figura papale. Ma le dimissioni di Ratzinger sono davvero un evento rivoluzionario? L’atto è senza dubbio inusuale rispetto ai collaudati meccanismi dell’istituzione ecclesiastica ed è reso ancora più clamoroso dalla differenza con la scelta di Giovanni Paolo II di rendere la sua malattia e la sua morte testimonianza del modello di vita cristiana da lui giudicato esemplare. Al punto da far dimenticare tutta l'azione di governo di Ratzinger – per non parlare del ventennio abbondante in cui è stato prefetto della Congregazione per la dottrina della fede – fortemente restauratrice, trasformandolo in un papa riformatore? In questi giorni si è scatenata una massiccia apologetica, probabilmente motivata anche dall’intento di far dimenticare le concrete sconfitte che la linea di governo di Benedetto XVI ha incontrato nel misurarsi con quasi tutti i nodi della attuale situazione ecclesiale. Ma che la rinuncia al pontificato rappresenti un evento "rivoluzionario" potremo saperlo sono nei prossimi mesi, e forse già l’esito del Conclave ci aiuterà a capirlo. E se le dimissioni, preso atto dell’incapacità di governare la Chiesa, non siano solo un modo per orientare in maniera decisiva il Conclave nella scelta del suo successore? Un po’ come gli imperatori romani che indicavano il loro “delfino” quando erano ancora in vita... Dai discorsi che Benedetto XVI ha fatto dall’annuncio delle dimissioni fino all’inizio della "sede vacante" in effetti è possibile tracciare l’identikit del suo successore così come Ratzinger lo vorrebbe: relativamente giovane, dotato di energia, severità e capacità di governo per realizzare quello che da parte sua non è riuscito a fare. Ed è inevitabile, nonostante le scontate dichiarazioni di non intromissione ed interferenza, che Ratzinger influirà su Conclave: ogni suo atto, ogni sua parola, ogni suo gesto hanno avuto ed avranno un peso. Anche la tempistica mi sembra per certi aspetti studiata: costringere i cardinali ad agire in fretta, perché è difficile arrivare a Pasqua senza che ci sia già il nuovo papa. Nel Conclave esiste un "fronte progressista?" Non credo. Ma se c’è, è debolissimo, perché si tratta di un Conclave interamente nominato, e "blindato", da Wojtyla e da Ratzinger. Quindi arriverà un nuovo papa conservatore? Dipenderà dai cardinali riuniti in Conclave: se qualcuno avrà il coraggio di presentare le difficoltà che la riproposizione di una linea neo-intransigente ha incontrato, allora i giochi potrebbero riaprirsi. Credo che se nel Conclave si avvierà una discussione vera sul ruolo della Chiesa nella società contemporanea a partire dalla costatazione dei fallimenti del progetto di neo-cristianità avanzato negli ultimi due decenni, allora potrà aprirsi qualche spiraglio e verificarsi qualche sorpresa.

Gb, accuse dopo 33 anni (denunciate solo oggi) al card. O'Brian che si era schierato per i preti sposati

Il cardinale scozzese Keith O'Brian, uno dei porporati che parteciperà al Conclave, è stato accusato di "comportamento inappropriato" da tre sacerdoti e un ex sacerdote in Scozia. Lo riferisce il Guardian. I quattro hanno sottoposto la loro segnalazione, con riferimento ad un periodo che risale a fino 33 anni fa, al Nunzio apostolico in Gran Bretagna, Antonio Mannini chiedendo le dimissioni immediate del porporato.
Un portavoce del cardinale, scrive il giornale britannico, ha fatto sapere che tali affermazioni sono state contestate. A quanto emerge, uno degli "accusatori" ritiene che O'Brian avesse sviluppato nei suoi confronti un rapporto definito "inappropriato" e che ciò lo abbia costretto ad anni di assistenza psicologica.

I quattro, si legge ancora sulla versione online del quotidiano, si erano rivolti al Nunzio già prima dell'annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI. Venerdì il cardinale scozzese, in un'intervista alla Bbc, aveva confermato la sua intenzione di partire per Roma martedì per partecipare al conclave. L'intervista aveva suscitato clamore per alcune sue dichiarazioni sulla opportunità per i preti di sposarsi: "Se lo vogliono, dovrebbero poterlo fare", aveva detto. In passato invece, O'Brian aveva manifestato posizioni molto conservatrici, in particolare rispetto all'omosessualità che aveva condannato come immorale e contro i matrimoni gay che aveva definito "dannosi".
tgcom24

sabato 23 febbraio 2013

Card. O’Brien, i preti si dovrebbero sposare. Porporato scozzese partecipera’ a conclave

di Anna Lisa Rapanà
I sacerdoti cattolici dovrebbero sposarsi se lo desiderano. E’ con questa convinzione che il cardinale scozzese Keith O’Brien partirà martedì per Roma dove parteciperà al conclave per eleggere il nuovo papa. Le frasi shock in un’intervista oggi al servizio scozzese della Bbc: “E’ un mondo libero e mi sono reso conto che per i preti è difficile far fronte alla richiesta di celibato”, ha detto il porporato, primate della chiesa cattolica scozzese e l’unico rappresentante britannico al conclave. E per il cardinale 75enne queste sue osservazioni, sebbene pressoché inedite tra i rappresentanti delle alte gerarchie cattoliche, non sono ‘oltraggiose’. Il suo discorso parte infatti dalla considerazione che il mondo cambia e che il celibato per i sacerdoti non è un dogma della chiesa, bensì una regola introdotta nella diosciplina cattolica.
Spiegando che a suo avviso il prossimo pontefice dovrà farsi carico di considerare se e come la chiesa cattolica possa cambiare posizione su alcune specifiche questioni che non sono di origine divina, ha subito menzionato il celibato per il clero: “Se i preti possano sposarsi, Gesù non lo ha detto”. “C’era un tempo in cui i sacerdoti si sposavano, e inoltre come sappiamo attualmente in alcuni rami della Chiesa -alcuni della chiesa cattolica- i preti possono sposarsi, per cui è ovvio che non ci sono origini divine e che può tornare ad essere argomento di discussione”, ha spiegato. Al contrario, invece, ha sottolineato come la maniera di porsi della Chiesa rispetto ad altri grandi temi, come l’aborto e l’eutanasia per esempio, sia di origine divina. Dal punto di vista personale, tuttavia, il cardinale O’Brien -che fu ordinato prete all’età di 27 anni, nel 1965, arcivescovo nel 1985 e cardinale nel 2003 da Giovanni Paolo II- ha detto di non aver mai pensato se avesse voluto o meno sposarsi, perché è sempre stato “troppo impegnato” nelle sue funzioni.
Sebbene poi abbia aggiunto: “Ai miei tempi la scelta non si poneva e non ci si pensava troppo, faceva parte dell’essere prete. Quando io ero un ragazzo i sacerdoti non si sposavano e basta”. O’Brien ha quindi spiegato: “sarei molto lieto se gli altri avessero l’opportunità di considerare se vogliano o possano sposarsi. E’ un mondo libero e mi rendo conto che molti preti fanno fronte con fatica alla richiesta di celibato e sentono la necessità di una compagnia, di una donna, con la quale sposarsi e mettere su una famiglia”. Il cardinale scozzese ha quindi raccontato come l’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI lo abbia colto di sorpresa. E per il futuro non esclude che i tempi siano maturi per un papa più giovane e non europeo: “Se c’é qualcosa cui i cardinali devono pensare seriamente è -avendo avuto papi europei per un così lungo tempo, centinaia di anni- se non sia giunto il momento di pensare il mondo in via di sviluppo come luogo di uomini eccellenti”.
ansa

martedì 12 febbraio 2013

Il Papa ha nominato il vescovo per gli italo-albanesi ed i loro preti sposati

La notizia dell'anno scorso è stata commentata dalla redazione dei sacerdoti lavoratori sposati alla luce delle recentissime dimissioni di Benedetto XVI. 
"Il futuro Papa della Chiesa Cattolica e il Vaticano dovranno riconsiderare il fenomeno dei preti sposati all'interno della Chiesa Cattolica di Rito Occidentale e riconsiderare la loro posizione nel ministero attivo estendendo a loro le stesse prerogative concesse agli ex pastori protestanti e sacerdoti anglicani convertiti al cattolicesimo". 

---------------

Benedetto XVI ha nominato il nuovo vescovo di Lungro, l'eparchia  degli Italo-Albanesi dell'Italia Continentale, una delle due diocesi italiane di rito orientale con preti sposati (l'altra e' quella di Piana degli Albanesi in Sicilia). Il precedente vescovo Ercole Lupinacci si era ritirato due anni fa per ragioni di eta' e attualmente era diretta da un amministratore apostolico. 
La scelta del Papa e' caduta sull'archimandrita Donato Oliverio, finora delegato della medesima Eparchia. Nato 56 anni fa a Cosenza, fa parte del clero non sposato dell'eparchia, come prescrive il codice di diritto orientale (i preti sposati - che in diocesi sono la maggioranza - non possono diventare vescovi ed e' arduo spostarli da una parrochhia all'altra perche' significa far cambiare scuola ai loro figli e abitudini di vita e di lavoro alle mogli) .
Monsignor Oliviero si e' formato nel Seminario San Basile di Cosenza e poi in quello di Grottaferrata e nel Pontificio Collegio Greco di S. Atanasio in Roma. Ha conseguito all'Angelicum il baccalaureato in Filosofia e Teologia, mentre al Pontificio Istituto Orientale ha ottenuto la licenza in Scienze Ecclesiastiche Orientali. Dal 2002 al 2003 e' stato moderatore della Curia e dal 2010 delegato dell'Eparchia di Lungro, nominato dall'amministratore apostolico Salvatore Nunnari, che e' l'arcivescovo di Cosenza.
Parla l'albanese e conosce il francese ed il greco. Il nuovo presule ha curato l'edizione italiana del Lezionario Apostolos ed ha pubblicato alcuni articoli di catechesi e di iconologia.
Con la nomina dell'ordinario dell'eparchia di Lungro (mentre l'eparchia di Piana degli Albanesi resta affidata a un delegato apostolico, monsignor Francesco Pio Tamburrino, arcivescovo di Foggia, dal quale dipende anche il monastero basiliano di Grottaferrata, i cui monaci sono ovviamente tenuti al celibato), il Papa ha avviato a soluzione lo spinoso problema della situazione delle comunita' di rito orientale in Italia, particolarmente delicata anche perche' ci sono oggi in Italia circa mezzo milione di immigrati cattolici di rito greco, soprattutto albanesi, rumeni e ucraini. I loro bisogni spirituali si sommano a quelli delle poche migliaia di eredi delle popolazioni albanesi che nella seconda meta' del XIV secolo, incalzate dai turchi, emigrarono in Calabria e Sicilia, dove hanno cercato di mantenere vive le proprie tradizioni all'interno delle diocesi di rito latino. Solo nel 1919, la Santa Sede ha concesso l'erezione della eparchia di Lungro, creando 15 anni dopo l'altra diocesi in Sicilia.
La lunga attesa per vedere riconosciuti i propri diritti di appartenenti al rito bizantino ha lasciato cicatrici nelle comunita' italo-albanesi e c'e' stato turbamento per il fatto che sia l'amministratore apostolico Nunnari che il delegato Tamburrino sono vescovi di rito latino. Nel 2005 il Sinodo Intereparchiale delle tre realta' bizantine italiane aveva proposto l'istituzione in Italia di un'unica prelatura per i fedeli di rito orientale in Italia, che certamente favorirebbe nuove vocazioni alla vita monastica e al sacerdozio (sia celibatario che uxorato), ma la nomina di oggi sembra escludere tale soluzione, che confliggerebbe anche con l'impostazione che ha dato la Conferenza Episcopale Italiana respingendo ad esempio la richiesta dei fedeli di rito orientale arrivati dalla Romania di farsi seguire in Itaia da clero uxorato messo a disposizione dall'episcopato rumeno. Secondo la Cei non esiste "la 'giusta e ragionevole causa' che giustifichi la concessione della dispensa" dalla legge ecclesiastica per la quale i preti sposati delle Chiese orientali non possono esercitare al di fuori del territorio storico della loro Chiesa: un limite contro cui hanno protestato anche i vescovi riuniti due anni fa in Vaticano per il Sinodo sul Medio Oriente.
"La convenienza di tutelare il celibato ecclesiastico e di prevenire il possibile sconcerto nei fedeli per l'accrescersi di presenza sacerdotali uxorate prevale infatti - ha spiegato in una lettera ai vescovi rumeni il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco - sulla pur legittima esigenza di garantire ai fedeli cattolici di rito orientale l'esercizio del culto da parte di ministri che parlino la loro lingua e provengano dai loro stessi Paesi". 


© Copyright (AGI)

Primate pedofilo in serizio con avallo di Roma secondo storico Alberto Melloni: preti sposati ancora ai margini malgrado siano una preziosa risorsa

Alberto Melloni, docente di storia del Cristianesimo ha risposto a una domanda di una lettrice di Oggi.it  (leggi tutto da qui) che chiedeva se davvero i problemi del Vaticano sono così gravi dopo la frase choc pronunciata dal Papa nel Giovedì Santo, rispondendo ai preti contestatori austriaci "la situazione della Chiesa è drammatica".
Melloni  scrive: "Non sono pochi i fedeli che vedono degenerazioni gravissime come il carrierismo, l’infedeltà o la pedoflia devastare la credibilità del clero; i preti che sentono il bisogno di essere protetti da una vita pastorale che nelle parrocchie è sempre più esigente; e i vescovi che si chiedono chi siano quei collaboratori del Papa che gli rubano le carte". Nel testo Melloni ha anche un riferimento a un primate cattolico pedofilo affermando che "è Roma che ha lasciato in giro un primate pedofilo, mica qualche parroco".

Don Giuseppe Serrone ha commentato la notizia meravigliato per le affermazioni dello storico Melloni: "Alberto Melloni dovrebbe fare, se lo conosce, il nome del porporato pedofilo. Invitiamo come sacerdoti sposati lo studioso a presentare storicamente al Papa Benedetto XVI la questione sul dibattito celibato preti e sulla prassi della chiesa nei secoli passati per rimuovere la legge ecclesiale del celibato obbligatorio per i preti".
Per don Serrone "la pratica del celibato obbligatorio è stata ina parte una delle cause della pedofilia tra i preti".
segnalazione web a cura della redazione - http://nuovisacerdoti.altervista.org

per maggiori informazioni
sacerdotisposati@alice.it

Benedetto XVI, dopo le dimissioni chi salirà al Soglio di Pietro? Invito ad eleggere un sacerdote sposato

La redazione dei sacerdoti lavoratori sposati lancia dal web un invito ai Cardinali che saranno riuniti a Roma per il Conclave: "eleggete un sacerdote sposato. E' arrivato il momento di dare un segnale di cambiamento radicale teologico nella impostazione del potere nella Chiesa". 

un articolo sul toto-Papa
"Chi entra Papa nel conclave, ne esce cardinale". Poche certezze, ma il toto-Papa è già cominciato. La fumata bianca è sempre in bilico ad ogni elezione, ma qualche nome comincia già a circolare tra le scale e i corridoi del Vaticano. Molti vaticanisti indicano tra i possibili successori Angelo Scola, attuale arcivescovo di Milano, già patriarca di Venezia. Con lui tra i favoriti per il soglio di Pietro c'è il cardinale francese Marc Ouellet, prefetto della Congregazione dei Vescovi, ruolo chiave nel Vaticano. Dal conclave però potrebbe uscire rafforzata la linea dell'internazionalizzazione della Chiesa Cattolica. Un altro Wojtyla potrebbe affacciarsi dal balcone di piazza San Pietro. La scelta di un papa straniero anche “venuto di molto lontano” potrebbe dare respiro ad una Chiesa che ha buona parte dei suoi fedeli in giro per il mondo. Quasi metà dei fedeli cattolici di tutto il globo abita in America Latina. E le dimissioni di Jozeph Ratzinger, potrebbero dare il via all'elezione di un Pontefice latino americano. Ma tra gli italiani c'è anche il cardinal Gianfranco RavasiPresidente del Pontificio Consiglio della Cultura. Ma anche il cardinale Mauro Piacenza. Dalle otto di sera del 28 febbraio, il Vaticano avrà la "sede vacante”. Anche i bookmaker si sono scatenati con le previsioni. Così “quotano” sia Scola che Oullet ma anche il nigeriano Francis Arinze e il cardinale ghanese Peter Turkson. Il primo tra gli europei è invece Scola, seguito dal segretario di Stato Tarcisio Bertone e dal presidente della Cei Angelo Bagnasco. Si punta anche sul nome del prossimo pontefice: Pietro è avanti a 5,00, Pio segue a 6,00, Giovanni Paolo e Giovanni sono a 7,00, mentre un altro Benedetto si gioca a 9,00. 
tratto da Libero Quotidiano

Dimissioni Benedetto XVI. Il Papa si è dimesso, ma ben altro attendono i seguaci di Gesù

Il Papa Benedetto XVI dunque si è dimesso. Era una ipotesi che circolava da tempo fra i “vaticanisti” e di cui alcuni giornali avevano già parlato da tempo. Lo stesso Benedetto XVI lo ha più volte detto in suoi libri e interviste. Le dimissioni sono del resto previste nel codice di Diritto Canonico anche se nel corso dei 1700 anni della Chiesa di Roma (dall'Imperatore Costantino in poi) questa è appena la seconda volta che esse sono state esercitate.
A distanza di poche ore è difficile dire qualcosa di sensato su tali dimissioni. Eppure per tutta la giornata si sono susseguite le dichiarazioni più strane e contraddittorie. I critici del Papa sono diventati all'improvviso suoi adulatori e viceversa. Le dichiarazioni dei leader dei partiti costituenti la “trinità maligna” (Monti-Berlusconi-Bersani) che lo scorso anno ha governato insieme e che ora si contendono la premiership per continuare a farci pagare a noi la crisi delle banche, oscillano tra il ridicolo ed il pietistico. Grande teologo, grande gesto umano, il Papa riconosce i suoi limiti, e via dicendo. Come elementi che avrebbero portato il Papa a dimettersi, vengono citati gli scandali che hanno caratterizzato tutto il papato di Ratzinger, da quello dei preti pedofili (per il quale lo stesso Ratzinger era stato imputato negli USA) all'ultimo riguardante il Monte dei Paschi di Siena e lo IOR, o “il grido di dolore che da più parti del mondo arriva alla Chiesa affinché sia aperta al mondo”, come dice don Gallo, o la pesantissima crisi delle vocazioni sia di preti che di religiosi maschili e femminili. C'è chi si è azzardato, in poche ore, a formulare l'ipotesi di un cambiamento delle teologia Vaticana sulla figura del Papa che, con le dimissioni, cesserebbe di essere “vicario di Cristo” e pontefice massimo diventando un semplice funzionario della chiesa. Una volta i Papi scomodi venivano uccisi, oggi più semplicemente vengono fatti dimettere.
I commenti sul “lato umano” della vicenda si sprecano, come quelli dei protestanti italiani o di singoli esponenti del mondo del cosiddetto “dissenso cattolico”. Certo le dimissioni del Papa eviteranno al mondo di assistere alla sua agonia in diretta mondiale, come avvenne con Papa Woytila appena 7 anni fa, quando anche a lui toccherà di dover morire, ma certo questo non renderà l'istituzione del papato più umana o al passo coi tempi od in grado di risolvere la profonda crisi di valori che la Chiesa Cattolica sta vivendo, insieme a tutte le altre chiese cristiane. I morti non si resuscitano, bisogna solo seppellirli, ed oggi la cristianità vive la crisi più profonda e devastante di tutta la sua storia, e nessuna dimissione, per quanto eccellente essa sia, potrà rianimarla o rilanciarla agli occhi del mondo.
Non è azzardato dire che queste dimissioni potranno portare alla elezione di un Papa ancora più conservatore di quello che si è dimesso e quindi altro che nuovo Concilio Vaticano III come vagheggia qualcuno. La “religione cristiana”, nata nel 313 DC con Costantino il Grande, deve morire. Solo così potrà risorgere l'evangelo liberatore di Gesù che chiama tutta l'umanità a praticare la condivisione dei beni e l'amore fraterno. Dimesso un Papa infatti si preparano a farne un altro e sinceramente non ci sembra una grande novità. L'abolizione del Papato, lo scioglimento dello Stato Città del Vaticano, l'abolizione di cardinali, vescovi e preti, la restituzione di tutte le ricchezze accumulate ai poveri, la fine della benedizione delle guerre e del potere economico e politico, la fine di tutti i dogmi e credi che hanno disumanizzato i cristiani trasformandoli spesso in esseri sanguinari, queste si sarebbero le novità che gli autentici seguaci di Gesù si attendono e che nessun Ratzinger e nessun suo successore potranno mai dare all'umanità.
Giovanni Sarubbi - ildialogo.org

lunedì 11 febbraio 2013

Necessario un nuovo corso nella Chiesa dopo dimissioni Papa: spazio ai sacerdoti sposati

I sacerdoti sposati hanno accolto positivamente la notizia delle dimissioni di Papa Benedetto XVI. Il nuovo Vescovo di Roma e leader dei Cattolici Mondiali dovraa' affrontare presto il tema dei sacerdoti sposati, del celibato obbligatorio e affrettare il rinnovamento della prassi ecclesiale e la riaccoglienza nel ministero dei sacerdoti sposati e delle loro famiglie.

L'associazione dei sacerdoti lavoratori sposati da anni si impegna in difesa dei diritti civili e religiosi dei preti sposati e delle loro famiglie.

mail sacerdotisposati@alice.it

Sacerdoti sposati, uno dei passi che il Vaticano deve necessariamente compiere per una Chiesa più giusta e pietosa

Benedetto XVI sarà Papa fino alle 20 del 28 febbraio e “in questo mese” ha detto stamattina padre Federico Lombardi, responsabile della Sala stampa vaticana “ancora avremo il piacere di ascoltare il Papa e la sua voce di pastore in occasione degli angelus e delle udienze e di altri appuntamenti”.
Non se lo fanno ripetere due volte i rappresentanti del “Survivors Network of those Abused by Priests” (SNAP), la più grossa rete degli Stati Uniti che raccoglie i superstiti degli abusi dei sacerdoti, i quali, preoccupati, chiedono un maggiore impegno: ”Non importa quanto il Papa sia stanco o debole: ha ancora due settimane di tempo per usare il suo enorme potere per difendere i più piccoli”.
“Ci auguriamo che, prima di lasciare, mostri una vera leadership e sia pietoso e agisca in modo tangibile per proteggere i bambini che sono vulnerabili. (Quale sarebbe l’impatto e quanta speranza potrebbe generare il Pontefice se, nei giorni del tramonto, degradasse, punisse, o costringesse a lasciare la tonaca, anche solo alcuni dei vescovi che hanno coperto i crimini sessuali contro i bambini)”.
Pur riconoscendo che Benedetto, a differenza del suo predecessore, ha affrontato il problema degli abusi sui minori scusandosi almeno a parole, i rappresentanti della rete ricordano che questo non basta, soprattutto perché, una volta scoppiato lo scandalo, non sarebbe stato possibile ignorarlo. Le scuse tardive per il passato (“come se crimini sessuali e coperture non continuassero tuttora”) senza nessun provvedimento utile a impedire gli abusi per il futuro sono “inutili gesti simbolici” .
Per le donne che aspirano al sacerdozio si è invece espressa Bridget Mary Meehan, dell’Association of Roman Catholic Women Priests (ARCWP), in un comunicato che, mutuando il linguaggio aziendale, definisce l’abdicazione “un ‘santo avvicendamento’ all’interno della Chiesa Cattolica Romana” e la rinuncia del Papa “un segnale positivo che lo Spirito è al lavoro per rinnovare la Chiesa” perché “è ora che la Chiesa segua l’esempio di Gesù e accetti le donne come uguali e associate nel Vangelo” e quindi “C’è bisogno di una riorganizzazione totale e di nuove strutture di rendicontazione. Sacerdoti sposati, donne sacerdote sono solo alcuni dei passi che il Vaticano deve necessariamente compiere per una Chiesa più giusta e pietosa che onori i doni del Signore nel popolo del Signore”
Auguri all’ottimista Bridget Mary Meehan, anche se le previsioni sul’“avvicendamento” non paiono nella direzione da lei auspicata. Ma qui potrebbero valere i proverbi. Per esempio: “chi entra Papa esce cardinale” e “la speranza è l’ultima a morire”.
Più tradizionale il comunicato delle religiose della Leadership Conference of Women Religious (LCWR) che ringraziano Benedetto XVI per tutti i suoi contributi, “come teologo, come capo della Congregazione per la Dottrina della Fede e come Papa” e promettono di pregare per lui nel momento in cui si accinge a lasciare il papato, aggiungendo infine (più generosamente dei rappresentanti di SNAP e ARCWP): “Possa Egli ricevere ogni benedizione per la sua profonda dedizione al servizio del Vangelo”
ilfattoquotidiano
sacerdotisposati@alice.it