martedì 29 ottobre 2013

Donne in posa sulle casse da morto. Lo scandalo

Torna l'edizione del calendario più hot. Per il quarto anno Zbigniew Lindner, azienda polacca di casse mortuarie,  propone 12 scatti fotografici, uno per ogni mese dell’anno, che ritraggono alcune modelle in pose accattivanti su eleganti bare di legno (foto dal sito aziendale).
Pronta la reazione della Chiesa in Polonia, che critica duramente l'iniziativa. Ma l'azienda non si lascia scomporre più di tanto: "Abbiamo voluto mostrare la bellezza delle fotomodelle polacche insieme alla bellezza delle nostre bare e dimostrare che una cassa da morto non è un simbolo religioso, ma un contenitore". Il ricavato delle vendite viene tra l'altro devoluto per finanziare iniziative culturali nella cittadina dove ha sede la società.
fonte: http://www.affaritaliani.it/costume/morte-sexy291013.html

lunedì 28 ottobre 2013

Miss Italia: vince la 19enne siciliana Giulia Arena

(dell'inviata Giorgiana Cristalli)

JESOLO (VENEZIA) - Anche il prossimo anno, e con ogni probabilità anche nel 2015 e 2016, la casa televisiva di Miss Italia sarà La7. Ad annunciarlo, in una affollata conferenza stampa a Jesolo, è stato l'amministratore delegato dell'emittente, Marco Ghigliani, all'indomani della finale della 74/esima edizione del concorso, trasmessa ieri sera. Anticipando la decisione in merito all'opzione prevista dal contratto (da esercitare entro due settimane), La7 ha comunicato subito l'intenzione di continuare la partnership con l'organizzazione Miren di Patrizia Mirigliani. Commentando gli ascolti della serata, una lunga maratona tv, durata dalle 20:30 all'1:15 circa, il direttore di rete Paolo Ruffini ha detto: ''Siamo pienamente soddisfatti perché i dati (media di 937 mila spettatori e 5,5% di share) sono superiori a quello che La7 fa normalmente in questa collocazione''.
Patrizia Mirigliani è sollevata: "Questo annuncio mi fa molto piacere. Grazie a La7 - ha detto - abbiamo salvato la possibilità di mandare in onda il concorso. Questa è la Miss Italia che mi sono guadagnata, superando molte difficoltà. Sono orgogliosa di essere stata per la prima volta anche produttrice del programma. Ho dimostrato che i costi di produzione si possono abbattere, risparmiando rispetto alle precedenti edizioni", prodotte da Rai1, rete di Miss Italia per 25 anni. "Portare a casa la finale 2013 è stato quasi un miracolo: i tempi di realizzazione del programma sono stati davvero esigui, un mese", ha aggiunto Ruffini, sottolineando il profilo 'giovane e istruito' del pubblico che ieri ha seguito la finale. "Ottimo - ha detto il direttore - anche il riscontro sulle donne di età compresa tra i 15 ai 64 anni, in particolar modo fino ai 24 anni".
Cresce il pubblico laureato (share 7,2%) e diplomato (share 6,4%). La serata ha toccato picchi di 1,5 milioni di telespettatori nel singolo minuto (in particolare quando Massimo Lopez ha imitato Papa Francesco). Nel momento dell'incoronazione picco di share al 16,09%. Il 5,5% di share, spiega una nota de La7, è un dato superiore del 35% rispetto alla media di rete stagionale nella stessa fascia oraria; al contempo l'ascolto medio è cresciuto del 28%. La serata ha contattato, complessivamente, quasi 8,7 milioni di spettatori diversi tra loro, ''un dato di visibilità molto alto per la rete'', commenta l'ad Ghigliani. Grazie a questo evento, La7 è stata la rete più vista in assoluto per 24 minuti consecutivi (dalle 00:50 alle 01:13) con share del 13,95%; La7 è stata inoltre la seconda rete altri 38 minuti (in pratica dalle 00:15 in poi) e terza rete per 33 minuti (più o meno dalle 23:38 in poi). Valerio Zoggia, sindaco di Jesolo, gioca al rialzo: "Speravo - ha detto - che la città avesse più visibilità su La7", ma anche su questo fronte ci sarà tempo per riflettere perché già da domani - hanno detto all'unisono Patrizia Mirigliani e Paolo Ruffini - "si inizierà a lavorare all'edizione 2014".
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Il giorno delle energie rinnovabili «Ora basta finanziare chi inquina»

Una nuova energia dai fori imperiali di Roma. L'Italia delle rinnovabili, convocata da Legambiente, Greenpeace e Wwf, si è fatta vedere e ascoltare per tutta la giornata approfittando della strada chiusa al traffico dall'amministrazione Capitolina. Dietro lo slogan «Il futuro passa per un'energia pulita ed efficiente», migliaia di cittadini, associazioni, imprenditori e rappresentanti delle istituzioni hanno pacificamente occupato l'antica via per dire sì a un rinnovamento concreto, che parta dall'ambiente.
Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, spiega: «Ogni tanto bisogna dare notizie positive, siamo arrivati al 35% della produzione di energia tramite rinnovabili, nel 2005 eravamo solo al 15%. Bisogna continuare così, ogni famiglia spende dai 2.500 ai 3.000 euro di bollette: i costi potrebbero essere dimezzati convertendoci al solare, alle biomasse, all'eolico». I promotori di «Mobilitiamoci per un'Italia rinnovabile» si pongono nel lungo termine quattro sfide che Legambiente considera ambiziose, ma da intraprendere. Primo l'autoproduzione dell'energia contro i divieti imposti dalla burocrazia e dalle leggi. Secondo la legalità, perché neanche l'energia green è più al sicuro dalle infiltrazioni mafiose. Terzo: stop al finanziamento delle energie fossili. Quarto: rilanciare il mercato dell'edilizia attraverso la riqualificazione energetica. Il rilancio del settore delle costruzioni all'insegna del rinnovabile è stato al centro del dibattito pomeridiano nello stand predisposto per le conferenze. Oltre ai rappresentanti delle associazioni, c'erano numerosi sindaci che parlavano della convenienza di politiche locali green dopo averle sperimentate. Per esempio il sindaco del piccolo centro toscano di Santaluce ha puntato sull'eolico col pieno consenso dei cittadini. «A volte - prosegue Zanchini - basta informare nella maniera corretta per evitare conflitti fra i gruppi di cittadini e le istituzioni».
Il Wwf, tra i promotori della manifestazione, con una divertente istallazione che riproduceva i panda in fuga dal carbone ha catturato l'attenzione di migliaia di passanti che si sono fatti fotografare dietro agli animali simbolo dell'associazione, aderendo in questo modo alla campagna «Riprendiamoci l'energia» che chiede lo stop a tutti i tipi di finanziamenti delle energie fossili. Anche i volontari di Greenpeace erano intenti a raccogliere le firme, questo mese con una ragione in più: tentare di liberare i 30 attivisti arrestati alla fine di settembre dalla polizia russa mentre protestavano contro le trivellazioni nell'Artico. Fra di loro il napoletano Cristian d'Alessandro e due giornalisti free lance. Dice Giorgia, volontaria del gruppo di Roma: «Oggi siamo in piazza con la campagna Save the artic e oltre a nuove politiche energetiche chiediamo al governo una maggiore attivazione per la liberazione dei nostri attivisti. La ministra Bonino si mostrata disponibile e la mamma di Alessandro ha scritto una lettera a Napolitano, ma interessi forti ci legano alla Russia quindi occorre agire con forza sul piano politico e diplomatico».
L'associazione Libera ha voluto sottolineare quanto è importante la lotta per l'ambiente per combattere la criminalità organizzata: «Quest'anno due grosse operazioni condotte dalle forze dell'ordine hanno dimostrato che anche il mercato delle energie è ormai contaminato dalle infiltrazioni mafiose. Dobbiamo impedire che questa espansione continui e chiediamo alle istituzioni italiane maggior impegno e collaborazione per combattere questi fenomeni». Consistente anche la presenza d'imprenditori e aziende «bio»: erano presenti Almaviva green e altri leader del settore, ma anche piccoli produttori di biomasse e pannelli solari che chiedono al governo capacità e volontà di programmazione. Spiega Maria Laura Cantarella Cattaneo, di Studio applicazione energia solare: «L'energia verde non è una cosa da ricchi, ma un percorso che tutti sappiamo di dover intraprendere. Il Governo dovrebbe facilitare la conversione alle rinnovabili togliendo incentivi ai combustibili fossili e programmando interventi e investimenti nel settore».
ilmanifesto.it

giovedì 17 ottobre 2013

Francia: Cassazione condanna Scientology

La corte di Cassazione di Parigi ha condannato definitivamente per truffa le principali strutture di Scientology in Francia, che ha annunciato che presenterà ricorso alla Corte europea dei diritti umani. I magistrati hanno confermato la sentenza emessa in appello contro il Celebrity Centre e la libreria Sel, che pagheranno multe salate. Cinque membri della divisione francese erano già stati condannati per aver approfittato della fragilità delle persone per ottenere grosse somme di denaro.
ansa

Sopravvissuto incredibilmente all' impiccagione

Sopravvissuto incredibilmente all' impiccagione, un 37/enne iraniano condannato alla pena capitale non riuscirà però a sfuggire al boia, essendo stato destinato a nuova esecuzione. A raccontarlo è l'Ong Iran Human Rights (Ihr) che si appella alla comunità internazionale perché il "due volte condannato" sia salvato. "E già passato una volta attraverso il processo disumanizzante della tortura e della condanna a morte.

Il mondo non lasci che accada di nuovo".
ansa

Mafia: sciolto comune, caso scoperto da giovane cronista

Minacciata a 23 anni. A Sedriano primo provvedimento in Lombardia

di Fabrizio Cassinelli
Il giorno dopo lo scioglimento del consiglio comunale di Sedriano da parte del Consiglio dei ministri, la cittadina del Milanese è presa d'assalto da giornalisti e televisioni. Il provvedimento infatti (il primo che coinvolge un comune della Lombardia per infiltrazioni mafiose) è come se ufficializzasse la presenza di un territorio 'contaminato' non solo nel tessuto economico finanziario, come in altri casi analoghi, ma per la prima volta nelle sue istituzioni, con buona pace di chi sosteneva la tesi che al Nord "la mafia non esiste". La criminalità organizzata invece, soprattutto di matrice 'ndranghetista, emerge di continuo in tutte le ultime inchieste giudiziarie, come la 'Infinito'. Per dirla come il Procuratore Capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, quello di oggi ''è un primato di cui avremmo fatto volentieri a meno, ma è l'ultimo indicatore di un radicamento del tessuto mafioso in Lombardia''. Ma se la stampa oggi pone il paese sotto i riflettori, per due anni, spesso in solitaria, a lottare per portare a galla la verità è stata una giovane giornalista, che per il suo lavoro è stata querelata e minacciata. La vicenda di Sedriano si intreccia infatti con quella di Ester Castano, prima diffidata e querelata più volte dal sindaco Alfredo Celeste (Pdl) (pretendeva che lei non gli si avvicinasse e non gli facesse domande) e infine minacciata dalla criminalità con un biglietto d'auguri giunto insieme a un proiettile nella sede del suo giornale locale alla fine dello scorso anno. Una vicenda che la ragazza, che ha solo 23 anni, ha affrontato con grande coraggio senza mai smettere di scrivere per la testata per cui collabora. "Che soddisfazione - dice all'ANSA - soprattutto verso chi mi diceva 'tu vedi la mafia ovunque perché sei siciliana'". Ester, che è solo una collaboratrice, dovrà difendersi in tribunale ma non si scoraggia: "Ho fatto solo il mio lavoro di giornalista - racconta - Abbiamo cominciato da un'inchiesta sull'erba ingiallita del parco comunale, scoprendo che durante i lavori vi erano stati tombati dei rifiuti speciali, e poi non abbiamo fatto altro che leggere carte e raccogliere fatti che erano sotto gli occhi di tutti". La decisione di sciogliere l'amministrazione è stata presa nella seduta del Consiglio dei ministri di ieri "al fine di consentire le operazioni di risanamento delle istituzioni locali, nelle quali sono state riscontrate forme di condizionamento della vita amministrativa da parte della criminalità organizzata...". Ora le procedure prevedono la ratifica del Quirinale ma intanto la Prefettura di Milano ha reso noto "viste le caratteristiche di urgenza" di aver già sospeso gli organi amministrativi del Comune e di aver nominato una terna prefettizia che si occuperà della gestione della cosa pubblica fino alle prossime elezioni. Decade quindi l'attuale sindaco, eletto nel 2009 e indagato per corruzione aggravata nell'ambito dell'inchiesta sul voto di scambio che ha portato in carcere anche l'ex assessore regionale Domenico Zambetti (Pdl). Secondo la Procura di Milano, infatti, il sindaco avrebbe piegato le sue funzioni agli interessi di due imprenditori legati alla 'ndrangheta, ovvero Eugenio Costantino (legato al clan Di Grillo-Mancuso), proprietario di vari Compro Oro, e Silvio Marco Scalambra, titolare di alcune cooperative. Costantino e Scalambra sono anche parenti di due donne che sono state consigliere di maggioranza a Sedriano, Teresa Costantino e Silvia Fagnani. Entro la fine del mese dovrebbe arrivare la decisione del gup che stabilirà se rinviare a giudizio Celeste (che è stato per tre mesi agli arresti domiciliari), oppure se archiviare la sua posizione. Nelle scorse settimane intanto il pm della Dda di Milano, Alessandra Dolci, ha chiesto la misura della sorveglianza speciale per Celeste. Istanza da cui è emerso che al sindaco viene contestata anche l'aggravante di aver favorito la 'ndrangheta. 

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lunedì 7 ottobre 2013

La chiesa altra di Francesco vescovo di Roma

di Vittorino Merinas
Dopo aver spaziato nella conversazione tra Francesco ed i giornalisti sul volo da Rio a Roma, è il momento di coordinare quanto raccolto su personalità, stile e pensiero del pontefice e prefigurare le presumibili linee del suo impegno a trarre la chiesa dalle secche del passato e ridarle la capacità di interloquire con la modernità. Altrettanto rilevanti allo scopo la lettera e l’intervista a Eugenio Scalfari e quella al direttore di Civiltà cattolica, successive a quel dialogo, che confermano ed ampliano quanto già lì detto. Nell’insieme una mini-enciclica multitematica su quanto si agita nell’animo di Francesco e già si riverbera positivamente sull’organismo ecclesiastico.
Che Francesco sia un papa “altro” è ormai incontrovertibile. “Altro” non solo per indole e stile, ma anche come figura carismatica e innovatrice sia del ministero papale che del modo stesso di essere della chiesa, prospettando cambiamenti che le restituiscano evangelicità e credibilità.
Un papa che non si è estraniato dalla società e dal contatto anche fisico con la gente, che rifiuta la solitudine della santità papale, che cerca il rapporto col singolo anche quando ha di fronte la massa, parlando al cuore d’ognuno cercandone gli occhi, che dialoga alla pari col credente e l’ateo senza sentirsi domino della verità, che ama il confronto senza taciuti fini di proselitismo, che vive e celebra nella semplicità spogliandosi d’ogni sfarzo d’una sacra regalità. Sei mesi di pontificato ed è già rivoluzione. Testimone indiretto la stampa passata dal descrivere la quotidianità d’una chiesa frustrata e decadente, al prospettarne le fondate speranze di rifioritura. Più ancora, le voci di consenso e di sostegno di teologi già colpiti dai fendenti dell’ex Sant’Uffizio: Hans Kung tra i principi della contestazione, Gustavo Gutierrez ispiratore della Teologia della Liberazione assieme a Leonardo Boff il quale dichiara che con il nuovo papa ha finalmente ritrovato la sua chiesa.
Semi Francesco ne ha già messi a dimora e continua a spargerne. Alla meraviglia della prima scoperta dell’uomo si è ormai sostituita la curiosità per quanto va meditando. Intanto qualche frutto fa capolino. Lo IOR, la banca vaticana supposta per Opere Religiose, ma dal torbido passato, scopre moralità e legalità. Se qualche suo predecessore aveva già tentato, fallendo, di porvi rimedio, Francesco sembra riuscirci, convinto com’è che il denaro sia utile, ma non necessario. La curia romana è sotto cura. Non sarà più corte “lebbra del papato” né domina della chiesa intera. Alcune figure di potere sono già state rimosse, altre lo temono. Il progetto d’una guida collegiale della chiesa sta prendendo forma. Un uomo solo al comando se già è di dubbia evangelicità, certo è negazione del comune buon senso. Gli otto cardinali del neonato Consiglio papale si sono radunati attorno al papa con all’ordine del giorno questo ed altri temi sensibili e urgenti. Insomma, l’opera di riforma dell’apparato ecclesiastico è avviata. Sarà contrastata, ma difficilmente bloccata.
Essa non si limiterà, però, al solo campo amministrativo e di governo, ma, come qualche segnale fa sperare, rivisiterà aspetti della fede e della morale. Capitale il già inferto colpo di timone dato da Francesco per riorientare l’istituzione alla sua ragion d’essere, alla sua evangelicità: chiesa povera per i poveri, i primi destinatari del Regno. Dunque una chiesa della vita, in piena immersione nella realtà d’ogni giorno, che raggiunge ed accompagna le persone nella loro diversità e complessità, nel loro zigzagare su contorti percorsi, nelle periferie dell’esistenza e dell’anima. Chiesa essa stessa sofferente limiti e incertezze, peccatrice nei suoi membri tra peccatori. E’ il chiudersi d’un’età e l’aprirsi a nuovi orizzonti. La fine di orgogliose sicurezze e d’un solo tracciato di vita imposti da un’istituzione che si identifica troppo spesso con lo Spirito santo, presuntuosa maestra di salvezza celeste e terrena dei singoli e del mondo intero. Punto di svolta l’enciclica a due mani Donum fidei che potrebbe por fine al canto ormai fievole e inascoltato della chiesa docente, lasciando spazi aperti ad una chiesa umilmente pellegrina con l’umanità intera. Benedetto XVI “il teologo” che passa il testimone a Francesco “il pastore”.
di Vittorio Merinas - Nuova Società

Porto di Molfetta: truffa da 150 milioni, indagato Azzollini (Pdl)

Per una presunta maxitruffa di circa 150 milioni di euro legata alla costruzione del nuovo porto commerciale di Molfetta (Bari), appaltato nel 2007 ma non ancora realizzato, Guardia di finanza di Bari e Corpo forestale dello Stato stanno eseguendo due arresti domiciliari a carico di un funzionario pubblico e di un imprenditore.

Le indagini sono state avviate dopo una segnalazione del dirigente generale dell'Authority per la Vigilanza sui contratti pubblici, per presunte irregolarità relative all'appalto per l'ampliamento del porto commerciale marittimo di Molfetta. L'Authority era stata invitata a verificare la regolarità dell'appalto su denuncia della 'Società Italiana per Condotte d'Acqua spa' che ipotizzava una limitazione della concorrenza. La denuncia si basava sul fatto che in una clausola del bando di gara del Comune di Molfetta veniva imposto il possesso o la disponibilità di una ''daga stazionaria aspirante-refluente dotata di disgregatore, con potenza installata a bordo non inferiore ad Hp 2.500''. L'Authority ritenne fondata la denuncia e dichiarò illegittimo il bando di gara disponendo un nuovo monitoraggio sull'appalto. Questa verifica si concluse con la contestazione di molteplici irregolarità, poi sottoposte al vaglio della magistratura penale e contabile.

L'area destinata al nuovo porto commerciale di Molfetta viene sottoposta a sequestro nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta maxitruffa da 150 milioni, per la quale vengono arrestati un funzionario e un imprenditore. Nell'indagine sono indagate, a vario titolo, oltre 60 persone.

Gli indagati - ex amministratori pubblici e imprenditori - sono accusati di associazione per delinquere, truffa ai danni dello Stato, abuso d'ufficio, frode in pubbliche forniture, attentato alla sicurezza dei trasporti marittimi e reati ambientali.

Indagato nell'indagine sulla presunta maxifrode il presidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama, sen.Antonio Azzollini (Pdl), per molti anni sindaco della cittadina del Barese.

Le indagini, coordinate dalla procura di Trani, hanno accertato che per la realizzazione della diga foranea e del nuovo porto commerciale di Molfetta è stato veicolato in favore del Comune, all'epoca dei fatti guidato da Antonio Azzollini, un ingente 'fiume' di danaro pubblico: oltre 147 milioni di euro, 82 milioni dei quali sino ad ora ottenuti dall' ente comunale, a fronte di un'opera il cui costo iniziale era previsto in 72 milioni di euro. L'opera (appaltata nell'aprile del 2007 con consegna lavori nel marzo 2008) non solo non è stata finora realizzata a causa della presenza sul fondale antistante il porto di migliaia di ordigni bellici, ma non vi è neppure la possibilità che i lavori possano concludersi nei termini previsti dal contratto di appalto assegnato ad un'Ati composta da tre grandi aziende italiane: Cmc (capofila), Sidra e Impresa Cidonio. Secondo l'accusa, dal Comune di Molfetta, pur sapendo dal 2005 (circa due anni prima dell'affidamento dell'appalto) che i fondali interessati dai lavori erano impraticabili per la presenza degli ordigni, hanno attestato falsamente che l'area sottomarina erano accessibile. In questo modo si è consentita illegittimamente la sopravvivenza dell'appalto e l'arrivo di nuovi fondi pubblici, sono state fatte perizie di variante ed è stata stipulata nel febbraio 2010 una transazione da 7,8 milioni di euro con l'Ati appaltatrice.
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Tangenti in Piemonte, 5 arresti

(ANSA) - TORINO, 7 OTT - Blitz dei carabinieri per tangenti sul restauro di dimore storiche in Piemonte. Cinque persone sono state arrestate, tra cui l'ex soprintendente Francesco Pernice e Ezio Enrietti, all'inizio degli anni' 80 presidente della giunta regionale del Piemonte. Sono accusati di turbativa di gare d'appalto insieme a un funzionario della Regione e a due imprenditori. Due i filoni dell'inchiesta: uno su alcuni lavori nella Reggia di Venaria, l'altro i Giardini reali di Torino e la Certosa di Valcasotto.

Dal 2014 più soldi in busta paga

"Nel 2014 i lavoratori italiani avranno un beneficio in busta paga. Ne discuteremo con le parti sociali e ci saranno vantaggi anche per le imprese". Lo annuncia il premier Enrico Letta a "l'Intervista" su Sky Tg24 assumendo un impegno: "La legge di stabilità avrà come cuore la riduzione del cuneo fiscale".
Letta ha definito la disoccupazione giovanile come "il dramma principale dell'Italia". E ricordando le iniziative attuate dal suo governo in materia, allarga lo spettro del discorso: "Bisogna che in Italia il costo del lavoro scenda. E' insopportabile il costo attuale del lavoro. La legge di stabilità avrà come cuore la riduzione del cuneo fiscale. Dobbiamo dare soldi in busta paga ai lavoratori e non solo alle imprese. Ne discuteremo. Nel 2014 i lavoratori italiani avranno un beneficio in busta paga. Ne discuteremo con le parti sociali, e ci saranno vantaggi anche per le imprese".

"Nelle prossime settimane, nei prossimi mesi presenteremo una legge di stabilità e lavoreremo a mettere ordine nelle aliquote dell'Iva. Lo faremo tenendo conto dei problemi della finanza pubblica", sottolinea Letta.

Con 2,5 mld da cuneo in busta paga 250-300 euro - Potrebbe valere tra i 250 e i 300 euro sulla busta paga un ipotetico intervento sul cuneo fiscale di 2,5 miliardi di euro destinato ai lavoratori. E' quanto possibile calcolare considerando l'intervento sulle detrazioni Irpef per il lavoro dipendente e presumendo che del possibile intervento di 4-5 miliardi nella legge di stabilità, metà sia destinato ai lavoratori e metà alle imprese. Il calcolo è solo indicativo perché le variabili sono molte. In questo caso il bonus potrebbe essere erogato in un'unica tranche.
Il calcolo tuttavia è solo indicativo in quanto dipenderà dalle scelte sul cuneo che verranno fatte nei prossimi giorni, dalle risorse che verranno effettivamente stanziate agli strumenti che verranno scelti. Se per le imprese si profila un incentivo per quelle che intendono assumere o investire, per i lavoratori, stando alle risorse possibili, l'unica via sembra quella di un bonus sullo stipendio, come potrebbe essere una tredicesima (2014) più pesante. Secondo fonti sindacali, si può calcolare più o meno per ogni 100 euro di aumento medio di stipendio, attraverso l'aumento delle detrazioni Irpef sul lavoro dipendente, circa 1 miliardo di spesa. Ma tra le ipotesi potrebbero esserci anche quelle di mettere un tetto al reddito, per usufruire delle detrazioni. Come anche c'è il capitolo pensionati. I sindacati nell'incontro di domani a Palazzo Chigi potrebbero chiedere che il sostegno riguardi anche i loro assegni, specialmente per le pensioni più basse. Stando invece ai calcoli che si possono fare sulla base delle cifre sull'erosione fiscale fornite dal ministero dell'Economia nel 2011, le detrazioni per i redditi da lavoro dipendente e da pensione costano 37,726 miliardi. Gli interessati, tra lavoratori e pensionati sono 36,281 milioni per un beneficio pro capite di circa 1.040 euro. Aumentando di 2-3 miliardi di euro la dotazione di queste detrazioni si avrebbe un beneficio secco medio per ciascuno (tra lavoratori e pensionati) di 70-80 euro l'anno. Solo mettendo paletti sulla platea dei beneficiari si potrebbe dunque arrivare a bonus superiori a queste cifre.

 
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domenica 6 ottobre 2013

Il fascino della melma

di Barbara Spinelli
 
la Repubblica”

Non è escluso che sarà la forza coercitiva della magistratura a destituire Berlusconi senatore: il 15 ottobre quando si applicherà la sentenza e il condannato sceglierà fra domiciliari e servizi sociali. E il 19 ottobre quando la Corte d’appello fisserà la durata dellinterdizione dai pubblici uffici, da uno a tre anni. Solo quella forza emetterà parole in sintonia con gli atti. Vociante, ma in sostanza afona, la politica starà forse a guardare. Come sempre.
Se la politica perpetuerà linerzia, non resterà che lo scadenzario giudiziario, a disintossicare le istituzioni da chi ha frodato o corrotto. Assieme alla stampa indipendente, che però non è un potere dello Stato, la magistratura s’erge come torre eremitica, attorniata dal vasto deserto che è la politica. Quest’ultima si sarà nervosamente agitata, avrà senza fine gesticolato, prima a viso scoperto in Giunta, poi a viso coperto in aula, ma senza costrutto. Avrà abdicato, scrive Vladimiro Zagrebelsky in un magistrale articolo: avrà «trasferito potere e responsabilità ai giudici, salvo poi aggredirli per
le conseguenze che ne derivano» (La Stampa, 11 settembre).
La vera patologia italiana è questa, ed è antica. È da quasi trent’anni (il pool antimafia nacque nell’84, sette anni prima di Mani Pulite) che la politica mostra di non possedere gli anticorpi necessari a espellere le sue cellule malate. O meglio non vuole attivarli: cocciuta, imperterrita. Sylos Labini spiegò bene, il 14 maggio 2002 su questo giornale, la natura del morbo. Lo chiamò immunodeficienza acquisita: «Il grado di civiltà di un paese, come lo stato di salute di una persona, dipende in primo luogo dagli anticorpi: quando diventano insufficienti, compare l’Aids». Aggiunse
che «lo sviluppo del capitalismo moderno è sostenibile solo nel rispetto di regole severe», e che una democrazia muore se con tutte le sue componenti (giustizia, libera informazione, separazione dei poteri) non dà vita a un sistema di anticorpi.
Il fascino della melma. Difficile descrivere altrimenti la politica italiana, se ancor oggi i costumi sono quelli di trent’anni fa: incapacità di ripulire le proprie stanze prima che intervenga la mano del guardiano della legge (magistrato, polizia), e con perentorietà cogente spazzi i pavimenti, chiuda le porte da chiudere. È un’incapacità che i parlamentari rischiano di reiterare: e non tanto quelli che oggi voteranno nella Giunta delle immunità sulla decadenza di Berlusconi, ma soprattutto i senatori che sanciranno o no, in seduta plenaria, non visti, i decreti della Giunta.
La legge Severino è chiarissima, e più dura ancora delle imminenti decisioni giudiziarie: la decadenza dei condannati s’applica immediatamente, e non sarà «inferiore a sei anni, anche in assenza della pena accessoria» (interdizione). Proprio per questo si cincischia, ci si acquatta. Immobilizzare le larghe intese è il pensiero fisso di gran parte dei politici (Quirinale in testa): talmente fisso, totalizzante, che il ricordo del reato si perde per strada, con i precetti della legge Severino. Per questo sarebbe cosa buona se la politica agisse non solo presto, ma con voto palese. Non è astrusa la richiesta di 5 Stelle, dopo il tradimento dei 101 parlamentari Pd che hanno demolito Prodi.
Il disfacimento raggiunge lacme quando si parla di grazia, o di commutazione della pena da detentiva a pecuniaria (solo il politico straricco può permetterselo). Tutto si confonde ed evapora, il delitto per primo, quando le parole vengono distorte dagli eufemismi che addolciscono il reale, o
dai disfemismi che lo intenebrano: quando al posto di impunità si dice agibilità, o quando la giustizia è chiamata plotone di esecuzione. Daranno un altro nome anche alla grazia. La ribattezzeranno chissà come: stabilità, responsabilità, prudenza. Apparirà saggezza, graziare un pregiudicato che lasci il Senato prima che il Parlamento si pronunci. Senza ammettere alcunché, il frodatore sarà incensato come nobile e statista.
Poco importa a quel punto la domanda che ci rimarrà in mano, pacchetto mai spedito. Perché la grazia, se il reato è grave e il condannato s’ostina a negarlo, ritenendolo nient’altro che frutto di nefasti conflitti tra magistrati e politica? Come giustificare una clemenza verso chi ha non solo

 
evaso il fisco ma corrotto magistrati (come è stato definitivamente sancito ieri dalla sentenza della Cassazione per il lodo Mondadori), e figura come uomo sospettato di scalare il potere prezzolando parlamentari? Il senatore De Gregorio ha ammesso di aver ricevuto da Berlusconi 3 milioni di euro (2 in nero) per passare dall’Idv alla destra e accelerare la caduta del governo Prodi nel 2008. In nome di che concedere la grazia, se non per premiare l’abdicazione della politica schermandola da poteri terzi?
La melma persistente ha i suoi vantaggi. Lasciare che siano i giudici e non il Parlamento sovrano a estromettere il condannato accolla alla magistratura lintera, indivisa responsabilità. O meglio la colpa, secondo Vladimiro Zagrebelsky: «Il golpe giudiziario sarebbe denunziato, la soggezione
della politica alla magistratura sarebbe lamentata (ad alta o a bassa voce, con lo stile di ciascuno), la
Politica si terrebbe al riparo».
Il partito-Mediaset si propone precisamente questo, da quando nacque ventanni fa: oggi urge salvare il soldato Berlusconi, ma lo scopo perseguito dal ’93 è creare le basi di un’altra politica, finalmente messa al riparo da controlli esterni. Stabilità e governabilità, anelate dagli anni ’70, furono nei ’90 idoli di Forza Italia. Di qui l’assalto a una Costituzione ricca di anticorpi, troppo influenzata dalla Resistenza: «dalle temperie della guerra fredda», è scritto nella relazione introduttiva – firmata il 10 giugno da Letta, Quagliarello, Franceschini – alla legge sulla revisione della Carta. Non si tratta solo di neutralizzare la separazione tra potere esecutivo, legislativo, giudiziario. Si tratta di scaricare ogni onere sulla magistratura: in modo che sempre si sovraesponga, ma in solitudine; e più facilmente sia tramutabile in vittima espiatoria. I veri giustizialisti sono i demiurghi di questa strategia del ragno, che avviluppa la preda esaltandone il ruolo minaccioso. Paolo Borsellino vide questo pericolo con disperata lucidità, quando operava nell’antimafia a Palermo. Quattro anni dopo listituzione del pool, il 26 gennaio ’89 a Bassano del Grappa, indi la patologia di una politica che non si emenda mai, a meno di non esser trascinata in giudizio: «Vi è stata una delega totale e inammissibile nei confronti della magistratura e delle forze dell’ordine a occuparsi esse solo del problema della mafia. C’è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che
ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali». Se il politico non sa giudicare se stesso, è «perché si nasconde dietro lo schermo della sentenza».
Siamo ancora a quel bivio, nonostante il sacrificio o l’onestà testarda di tanti servitori dello Stato. Il politico restio a giudicare se stesso non disdegna il primato dei calendari giudiziari: così può continuare a fingersi eletto del popolo senza accusare il Parlamento sovrano. Somiglia tutti noi somigliamo – all’uomo di campagna di Kafka, appostato davanti alla porta della Legge. Per anni il guardiano gli nega laccesso; anche se fa capire che potrebbe entrare, se davvero volesse. Poco prima di morire, con un filo di voce, l’uomo chiede perché nessuno, allinfuori di lui, ha tentato in tanti anni di farsi strada. Il guardiano urla, per farsi sentire dal morente: «Nessun altro poteva ottenere di entrare da questa porta. A te solo era riservato lingresso. Adesso vado e la chiudo».