venerdì 20 dicembre 2013

Elezioni 2014: il Parlamento europeo lancia la campagna di informazione

Questa campagna proseguirà dopo le elezioni stesse, fintanto che il neo-eletto Parlamento nominerà il nuovo Presidente della Commissione europea.

"L'unica strada per legittimare e influenzare il processo decisionale dell'UE passa attraverso il Parlamento europeo", ha dichiarato Anni Podimata (S&D, EL), uno dei due Vicepresidenti del Parlamento europeo responsabili per la comunicazione. "Vi è la percezione che, nel corso dell'attuale crisi economica, al processo decisionale politico dell'UE sia mancata un'adeguata legittimazione. Solo i cittadini, gli elettori UE, detengono l'esclusiva possibilità di determinare le maggioranze politiche del Parlamento, che indicherà la strada per forgiare la legislazione, sfidando la cattiva politica e portando avanti il dibattito nei cinque anni successivi alle elezioni".

"Il Parlamento europeo è la Camera dei cittadini dell'UE - noi diamo voce ai cittadini nel processo decisionale dell'UE", ha sottolineato Othmar Karas (PPE, AT), l'altro Vicepresidente responsabile per la comunicazione. "Questa volta è diverso. La campagna ci condurrà alle elezioni europee del 22-25 maggio 2014, ma anche oltre, fino a quando il Parlamento eleggerà il Presidente della Commissione europea e approverà l'agenda politica della nuova Commissione".

Attualmente, la maggioranza delle leggi sono ormai decise a livello europeo e il Parlamento europeo ha gli stessi poteri di qualsiasi parlamento nazionale. Da qui, l'importanza per gli elettori di conoscere quali decisioni sono prese e come possono essi stessi influire su tali decisioni.

La campagna si svolgerà in quattro fasi. La prima fase inizia ora, con la presentazione dello slogan AGIRE.REAGIRE.DECIDERE. Questa fase si propone di spiegare i nuovi poteri del Parlamento europeo e le loro implicazioni per le persone che vivono nell'Unione europea.

La fase due, da ottobre a febbraio 2014, metterà in evidenza cinque temi chiave - economia, lavoro, qualità della vita, denaro e UE nel mondo - con una serie di eventi interattivi nelle città europee.

La fase tre, la campagna elettorale vera e propria, inizierà a febbraio e si concentrerà sulle date elettorali (22-25 maggio), che saranno aggiunte al logo, con l'avvicinarsi delle elezioni.

Dopo le elezioni, la fase finale si concentrerà sul neo-eletto Parlamento europeo che verrà chiamato a eleggere il prossimo Presidente della Commissione europea e sull'inaugurazione della nuova Commissione.

Lo slogan AGIRE.REAGIRE.DECIDERE. sottolinea che gli elettori europei possono esercitare il loro potere recandosi alle urne, per determinare il futuro assetto dell'Europa.
RIF. : 20130906IPR18827
Aggiornato il: ( 10-09-2013 - 11:31)
   
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giovedì 19 dicembre 2013

Violenza sessuale Assolto l'ex rettore del Seminario

Assolto con formula piena. Don Gino Temporin, 67 anni, ex rettore del seminario minore di Rubano, accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di un ex studente dell'istituto all'epoca minorenne si scrolla di dosso un'accusa infamante. Il tribunale collegiale di Padova presieduto dal giudice Claudio Marassi. l'ha assolto «perché il fatto non sussiste». Lui del resto si era sempre professato innocente e intorno al sacerdote e alla sua professione d'innocenza aveva fatto quadrato l'intera Chiesa padovana. Il pubblico ministero Maria D'Arpa aveva però chiesto sette anni di carcere e inoltre, come pene accessorie, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e da qualsiasi ufficio attinente alla tutela e alla cura di minori. Restituito quindi l'onore al prete che in quarant'anni di sacerdozio non aveva mai avuto una macchia. Il suo accusatore è un ventiduenne della provincia di Venezia, un ragazzo con forti problematiche, sottoposto a terapie di natura psichiatrica e ricoverato più volte in casa di cura, a cui evidentemente i giudici non hanno creduto. Secondo il Tribunale, si era inventato le accuse infamanti contro l'ex rettore del seminario.
L'INDAGINE. L'indagine era stata avviata in seguito alla denuncia del ragazzo, presentata dopo essersi confidato, nel 2009, con una psicologa della clinica “Le betulle” di Como dov'era ricoverato. Non c'era nessun testimone di quella assserita violenza che per i giudici a questo punto non è mai esistita. La presunta vittima era un seminarista che all'epoca dei fatti, siamo nel 2004, aveva 14 anni e che confidò quel fatto e il suo disagio cinque anni più tardi ai medici che lo seguivano. La posizione del sacerdote era molto delicata proprio perché da rettore del Seminario gli era stato affidato il compito di istruzione e formazione di minori. Secondo l'accusa, il ragazzo sarebbe rimasto nel seminario per un mese ed era già stato coinvolto in «altre pratiche sessuali da parte di altri seminaristi». Sempre secondo l'accusa al minorenne sarebbe stato fatto giurare il silenzio «su una Madonnina in legno».
LA DIFESA DELLA CHIESA. La Chiesa si è però fin da subito schierata a favore del sacerdote esprimendo la sua difesa a spada tratta. Don Temporin è un personaggio molto noto nella chiesa padovana. Insegnante di filosofia morale al Seminario maggiore, era stato scelto proprio dal vescovo di Padova, Antonio Mattiazzo, come rettore del Seminario minore di Rubano. La difesa del sacerdote affidata all'avvocato Paolo Marson aveva subito riferito l'estraneità ai fatti e il dispiacere di Temporin per i problemi del ragazzo.
LA SODDISFAZIONE. Ieri la Curia ha subito espresso in una nota la sua soddisfazione per l'evoluzione della vicenda. Ha parlato il vescovo della diocesi di Padova Antonio Mattiazzo: «Alla luce della sentenza emanata dal Tribunale di Padova riguardante il processo a carico di don Gino Temporin, che vede il presbitero diocesano assolto perché il fatto non sussiste - è scritto nella nota - , il vescovo di Padova Antonio Mattiazzo a nome dell'intero presbiterio e della Diocesi, che mai hanno messo in dubbio l'esemplarità di comportamento di don Gino Temporin nell'ambito del suo ministero, esprime soddisfazione per l'esito del processo di primo grado, che riconosce l'innocenza di don Gino Temporin».
L'AMAREZZA. «Rimane comunque l'amarezza - prosegue il comunicato - per una vicenda che ha fortemente provato e fatto soffrire un presbitero della nostra Chiesa e turbato la serenità di un istituto, come il Seminario Minore, che rappresenta un esempio di attenzione educativa qualificata. A don Gino Temporin si confermano vicinanza e stima anche per la solidità interiore e la disponibilità con cui ha accolto questa dura prova».
ilgiornaledivicenza.it

Tangenti: 5 arresti, 3 sono finanzieri

(ANSA) - PALERMO, 19 DIC - Le Fiamme Gialle di Palermo hanno arrestato cinque persone, tra cui tre militari della Guardia di Finanza, nell'ambito di un'inchiesta su un presunto giro di mazzette. Sono accusati di concussione e induzione alla corruzione. Avrebbero preteso soldi da un imprenditore dopo controlli fiscali: se avesse pagato le tangenti non avrebbero applicato le sanzioni.

venerdì 6 dicembre 2013

La politica del paradosso

Il re è nudo. Dopo il pronunciamento della Consulta o la politica trova risorse culturali e senso di responsabilità istituzionale per varare una riforma elettorale condivisa oppure il sistema si avvita in paradossi inestricabili. E molto pericolosi. Certo, se i partiti avessero avuto, come una loro fisiologica dotazione, un qualche senso dello Stato, non avrebbero prolungato la vita di un meccanismo elettorale dal volto criminogeno.
Ma non a caso il sistema politico è in crisi. E in appena vent’anni si sono verificati (esempio unico in Europa) ben due collassi di regime con la sostituzione di partiti, di ceti parlamentari. Chi sostiene che ora è tutto incostituzionale (il parlamento, il governo, il Colle) dice una sciocchezza, con il solo intento di minare la continuità degli organi costituzionali. Come se già non ci fossero tante macerie accumulate. Comunque, ragionando alla stregua del Fatto quotidiano e del sodale Brunetta, anche la Corte costituzionale, che ha inferto il colpo micidiale a tutti i poteri dello Stato, è da ritenersi illegittima, quanto ai suoi membri di nomina parlamentare o scelti dal Quirinale.
Conviene perciò non scomodare a cuor leggero delle spinose questioni di legittimità. Tutta la storia dell’Occidente dimostra che è sempre molto rischioso trasformare i problemi politici in conflitti di legittimità. Quando in gioco entra la pregiudiziale circa la legittimità di un potere, lo spazio della politica si è ormai esaurito: nulla è più negoziabile, nessun compromesso è possibile e la parola passa all’irregolare. Le crisi di legittimità infatti le risolve di norma la dura legge del più forte. Non conviene, a soggetti politici molto screditati e fragili ma pur sempre espressione del corpo elettorale, puntare a questo esito catastrofico.
Tocca anzitutto alla maggioranza di governo cercare intese ampie per uscire dal temibile paradosso che la sentenza ha spalancato dinanzi alla Repubblica. Il sistema versa ora nella impossibilità di indire nuove consultazioni perché occorre, prima di convocare le urne, rimuovere, con un intervento o cosmesi legislativa, lo scoglio del voto di preferenza. Un regime senza la possibilità della immediata rieleggibilità dei poteri costituzionali si trova arenato in un impiccio paradossale.
Purtroppo non è una semplice antinomia logica (il parlamento se non legifera sulla preferenza non può essere sciolto, e quindi una nuova camera non può prendere il posto dell’attuale) ma una scottante antinomia politica, da spezzare al più presto per scongiurare un rovinoso tracollo del sistema. E non bastano le esortazioni. Al dover essere kantiano, con i suoi moniti solenni ma impotenti, va preferito un dover essere inteso nel senso di Machiavelli. E cioè la costruzione di una potenza effettuale di forze che avvertono il pericolo e trovano rimedi efficaci. Solo una grande politica può oggi reagire allo scacco che segue una sentenza che getta la repubblica dinanzi al dilemma: riforme o paralisi. Quale intesa è però possibile? Nella maggioranza si scontrano due istanze tra loro antitetiche. La prima è quella coltivata dal Pd, che intende lucrare il plusvalore politico che accompagna un soggetto con un potere coalizionale da riscuotere entro il gioco bipolare. E quindi il maggioritario di coalizione o di collegio si presenta come la prima carta utile. Le nuove forze di centro destra, ma anche l’area centrista, invece non intendono essere schiacciate sotto il comando berlusconiano dalla riedizione di un bipolarismo meccanico e invocano formule ispirate ad una razionalizzazione del sistema proporzionale (alla tedesca, o alla spagnola?).
La difficoltà di trovare l’accordo sulla legge elettorale è legata a queste differenti strategie politiche. Lungo la prima strada, quella del maggioritario di collegio di coalizione, il Pd potrebbe trovare delle sponde sicure in Forza Italia. E però l’incontro ravvicinato con gli eredi testamentari di Berlusconi renderebbe molto precaria la sussistenza del governo. E quindi da un accordo sulle grandi linee con gli alleati centristi e con il gruppo di Alfano è difficile prescindere. Ogni altro gesto di accelerazione metterebbe a rischio la stabilità.
Partire da un’intesa tra le forze della maggioranza, e allargare poi l’area di sostegno alle altre forze disponibili in parlamento (molto significativa è l’apertura delle opposizioni al ritorno del Mattarellum), è il tragitto più realistico e meno rischioso. In politica, si sa, i paradossi non li scioglie la logica ma il confronto agguerrito tra le parti in campo che presidiano con accanimento le loro fortezze. E se proprio non ci riescono a conciliare l’interesse ravvicinato e una strategia di sistema, dietro l’angolo non rimane altro che l’incognita di un’altra ed esplicita crisi di regime.
unita.it