martedì 12 febbraio 2013

Il Papa ha nominato il vescovo per gli italo-albanesi ed i loro preti sposati

La notizia dell'anno scorso è stata commentata dalla redazione dei sacerdoti lavoratori sposati alla luce delle recentissime dimissioni di Benedetto XVI. 
"Il futuro Papa della Chiesa Cattolica e il Vaticano dovranno riconsiderare il fenomeno dei preti sposati all'interno della Chiesa Cattolica di Rito Occidentale e riconsiderare la loro posizione nel ministero attivo estendendo a loro le stesse prerogative concesse agli ex pastori protestanti e sacerdoti anglicani convertiti al cattolicesimo". 

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Benedetto XVI ha nominato il nuovo vescovo di Lungro, l'eparchia  degli Italo-Albanesi dell'Italia Continentale, una delle due diocesi italiane di rito orientale con preti sposati (l'altra e' quella di Piana degli Albanesi in Sicilia). Il precedente vescovo Ercole Lupinacci si era ritirato due anni fa per ragioni di eta' e attualmente era diretta da un amministratore apostolico. 
La scelta del Papa e' caduta sull'archimandrita Donato Oliverio, finora delegato della medesima Eparchia. Nato 56 anni fa a Cosenza, fa parte del clero non sposato dell'eparchia, come prescrive il codice di diritto orientale (i preti sposati - che in diocesi sono la maggioranza - non possono diventare vescovi ed e' arduo spostarli da una parrochhia all'altra perche' significa far cambiare scuola ai loro figli e abitudini di vita e di lavoro alle mogli) .
Monsignor Oliviero si e' formato nel Seminario San Basile di Cosenza e poi in quello di Grottaferrata e nel Pontificio Collegio Greco di S. Atanasio in Roma. Ha conseguito all'Angelicum il baccalaureato in Filosofia e Teologia, mentre al Pontificio Istituto Orientale ha ottenuto la licenza in Scienze Ecclesiastiche Orientali. Dal 2002 al 2003 e' stato moderatore della Curia e dal 2010 delegato dell'Eparchia di Lungro, nominato dall'amministratore apostolico Salvatore Nunnari, che e' l'arcivescovo di Cosenza.
Parla l'albanese e conosce il francese ed il greco. Il nuovo presule ha curato l'edizione italiana del Lezionario Apostolos ed ha pubblicato alcuni articoli di catechesi e di iconologia.
Con la nomina dell'ordinario dell'eparchia di Lungro (mentre l'eparchia di Piana degli Albanesi resta affidata a un delegato apostolico, monsignor Francesco Pio Tamburrino, arcivescovo di Foggia, dal quale dipende anche il monastero basiliano di Grottaferrata, i cui monaci sono ovviamente tenuti al celibato), il Papa ha avviato a soluzione lo spinoso problema della situazione delle comunita' di rito orientale in Italia, particolarmente delicata anche perche' ci sono oggi in Italia circa mezzo milione di immigrati cattolici di rito greco, soprattutto albanesi, rumeni e ucraini. I loro bisogni spirituali si sommano a quelli delle poche migliaia di eredi delle popolazioni albanesi che nella seconda meta' del XIV secolo, incalzate dai turchi, emigrarono in Calabria e Sicilia, dove hanno cercato di mantenere vive le proprie tradizioni all'interno delle diocesi di rito latino. Solo nel 1919, la Santa Sede ha concesso l'erezione della eparchia di Lungro, creando 15 anni dopo l'altra diocesi in Sicilia.
La lunga attesa per vedere riconosciuti i propri diritti di appartenenti al rito bizantino ha lasciato cicatrici nelle comunita' italo-albanesi e c'e' stato turbamento per il fatto che sia l'amministratore apostolico Nunnari che il delegato Tamburrino sono vescovi di rito latino. Nel 2005 il Sinodo Intereparchiale delle tre realta' bizantine italiane aveva proposto l'istituzione in Italia di un'unica prelatura per i fedeli di rito orientale in Italia, che certamente favorirebbe nuove vocazioni alla vita monastica e al sacerdozio (sia celibatario che uxorato), ma la nomina di oggi sembra escludere tale soluzione, che confliggerebbe anche con l'impostazione che ha dato la Conferenza Episcopale Italiana respingendo ad esempio la richiesta dei fedeli di rito orientale arrivati dalla Romania di farsi seguire in Itaia da clero uxorato messo a disposizione dall'episcopato rumeno. Secondo la Cei non esiste "la 'giusta e ragionevole causa' che giustifichi la concessione della dispensa" dalla legge ecclesiastica per la quale i preti sposati delle Chiese orientali non possono esercitare al di fuori del territorio storico della loro Chiesa: un limite contro cui hanno protestato anche i vescovi riuniti due anni fa in Vaticano per il Sinodo sul Medio Oriente.
"La convenienza di tutelare il celibato ecclesiastico e di prevenire il possibile sconcerto nei fedeli per l'accrescersi di presenza sacerdotali uxorate prevale infatti - ha spiegato in una lettera ai vescovi rumeni il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco - sulla pur legittima esigenza di garantire ai fedeli cattolici di rito orientale l'esercizio del culto da parte di ministri che parlino la loro lingua e provengano dai loro stessi Paesi". 


© Copyright (AGI)

Primate pedofilo in serizio con avallo di Roma secondo storico Alberto Melloni: preti sposati ancora ai margini malgrado siano una preziosa risorsa

Alberto Melloni, docente di storia del Cristianesimo ha risposto a una domanda di una lettrice di Oggi.it  (leggi tutto da qui) che chiedeva se davvero i problemi del Vaticano sono così gravi dopo la frase choc pronunciata dal Papa nel Giovedì Santo, rispondendo ai preti contestatori austriaci "la situazione della Chiesa è drammatica".
Melloni  scrive: "Non sono pochi i fedeli che vedono degenerazioni gravissime come il carrierismo, l’infedeltà o la pedoflia devastare la credibilità del clero; i preti che sentono il bisogno di essere protetti da una vita pastorale che nelle parrocchie è sempre più esigente; e i vescovi che si chiedono chi siano quei collaboratori del Papa che gli rubano le carte". Nel testo Melloni ha anche un riferimento a un primate cattolico pedofilo affermando che "è Roma che ha lasciato in giro un primate pedofilo, mica qualche parroco".

Don Giuseppe Serrone ha commentato la notizia meravigliato per le affermazioni dello storico Melloni: "Alberto Melloni dovrebbe fare, se lo conosce, il nome del porporato pedofilo. Invitiamo come sacerdoti sposati lo studioso a presentare storicamente al Papa Benedetto XVI la questione sul dibattito celibato preti e sulla prassi della chiesa nei secoli passati per rimuovere la legge ecclesiale del celibato obbligatorio per i preti".
Per don Serrone "la pratica del celibato obbligatorio è stata ina parte una delle cause della pedofilia tra i preti".
segnalazione web a cura della redazione - http://nuovisacerdoti.altervista.org

per maggiori informazioni
sacerdotisposati@alice.it

Benedetto XVI, dopo le dimissioni chi salirà al Soglio di Pietro? Invito ad eleggere un sacerdote sposato

La redazione dei sacerdoti lavoratori sposati lancia dal web un invito ai Cardinali che saranno riuniti a Roma per il Conclave: "eleggete un sacerdote sposato. E' arrivato il momento di dare un segnale di cambiamento radicale teologico nella impostazione del potere nella Chiesa". 

un articolo sul toto-Papa
"Chi entra Papa nel conclave, ne esce cardinale". Poche certezze, ma il toto-Papa è già cominciato. La fumata bianca è sempre in bilico ad ogni elezione, ma qualche nome comincia già a circolare tra le scale e i corridoi del Vaticano. Molti vaticanisti indicano tra i possibili successori Angelo Scola, attuale arcivescovo di Milano, già patriarca di Venezia. Con lui tra i favoriti per il soglio di Pietro c'è il cardinale francese Marc Ouellet, prefetto della Congregazione dei Vescovi, ruolo chiave nel Vaticano. Dal conclave però potrebbe uscire rafforzata la linea dell'internazionalizzazione della Chiesa Cattolica. Un altro Wojtyla potrebbe affacciarsi dal balcone di piazza San Pietro. La scelta di un papa straniero anche “venuto di molto lontano” potrebbe dare respiro ad una Chiesa che ha buona parte dei suoi fedeli in giro per il mondo. Quasi metà dei fedeli cattolici di tutto il globo abita in America Latina. E le dimissioni di Jozeph Ratzinger, potrebbero dare il via all'elezione di un Pontefice latino americano. Ma tra gli italiani c'è anche il cardinal Gianfranco RavasiPresidente del Pontificio Consiglio della Cultura. Ma anche il cardinale Mauro Piacenza. Dalle otto di sera del 28 febbraio, il Vaticano avrà la "sede vacante”. Anche i bookmaker si sono scatenati con le previsioni. Così “quotano” sia Scola che Oullet ma anche il nigeriano Francis Arinze e il cardinale ghanese Peter Turkson. Il primo tra gli europei è invece Scola, seguito dal segretario di Stato Tarcisio Bertone e dal presidente della Cei Angelo Bagnasco. Si punta anche sul nome del prossimo pontefice: Pietro è avanti a 5,00, Pio segue a 6,00, Giovanni Paolo e Giovanni sono a 7,00, mentre un altro Benedetto si gioca a 9,00. 
tratto da Libero Quotidiano

Dimissioni Benedetto XVI. Il Papa si è dimesso, ma ben altro attendono i seguaci di Gesù

Il Papa Benedetto XVI dunque si è dimesso. Era una ipotesi che circolava da tempo fra i “vaticanisti” e di cui alcuni giornali avevano già parlato da tempo. Lo stesso Benedetto XVI lo ha più volte detto in suoi libri e interviste. Le dimissioni sono del resto previste nel codice di Diritto Canonico anche se nel corso dei 1700 anni della Chiesa di Roma (dall'Imperatore Costantino in poi) questa è appena la seconda volta che esse sono state esercitate.
A distanza di poche ore è difficile dire qualcosa di sensato su tali dimissioni. Eppure per tutta la giornata si sono susseguite le dichiarazioni più strane e contraddittorie. I critici del Papa sono diventati all'improvviso suoi adulatori e viceversa. Le dichiarazioni dei leader dei partiti costituenti la “trinità maligna” (Monti-Berlusconi-Bersani) che lo scorso anno ha governato insieme e che ora si contendono la premiership per continuare a farci pagare a noi la crisi delle banche, oscillano tra il ridicolo ed il pietistico. Grande teologo, grande gesto umano, il Papa riconosce i suoi limiti, e via dicendo. Come elementi che avrebbero portato il Papa a dimettersi, vengono citati gli scandali che hanno caratterizzato tutto il papato di Ratzinger, da quello dei preti pedofili (per il quale lo stesso Ratzinger era stato imputato negli USA) all'ultimo riguardante il Monte dei Paschi di Siena e lo IOR, o “il grido di dolore che da più parti del mondo arriva alla Chiesa affinché sia aperta al mondo”, come dice don Gallo, o la pesantissima crisi delle vocazioni sia di preti che di religiosi maschili e femminili. C'è chi si è azzardato, in poche ore, a formulare l'ipotesi di un cambiamento delle teologia Vaticana sulla figura del Papa che, con le dimissioni, cesserebbe di essere “vicario di Cristo” e pontefice massimo diventando un semplice funzionario della chiesa. Una volta i Papi scomodi venivano uccisi, oggi più semplicemente vengono fatti dimettere.
I commenti sul “lato umano” della vicenda si sprecano, come quelli dei protestanti italiani o di singoli esponenti del mondo del cosiddetto “dissenso cattolico”. Certo le dimissioni del Papa eviteranno al mondo di assistere alla sua agonia in diretta mondiale, come avvenne con Papa Woytila appena 7 anni fa, quando anche a lui toccherà di dover morire, ma certo questo non renderà l'istituzione del papato più umana o al passo coi tempi od in grado di risolvere la profonda crisi di valori che la Chiesa Cattolica sta vivendo, insieme a tutte le altre chiese cristiane. I morti non si resuscitano, bisogna solo seppellirli, ed oggi la cristianità vive la crisi più profonda e devastante di tutta la sua storia, e nessuna dimissione, per quanto eccellente essa sia, potrà rianimarla o rilanciarla agli occhi del mondo.
Non è azzardato dire che queste dimissioni potranno portare alla elezione di un Papa ancora più conservatore di quello che si è dimesso e quindi altro che nuovo Concilio Vaticano III come vagheggia qualcuno. La “religione cristiana”, nata nel 313 DC con Costantino il Grande, deve morire. Solo così potrà risorgere l'evangelo liberatore di Gesù che chiama tutta l'umanità a praticare la condivisione dei beni e l'amore fraterno. Dimesso un Papa infatti si preparano a farne un altro e sinceramente non ci sembra una grande novità. L'abolizione del Papato, lo scioglimento dello Stato Città del Vaticano, l'abolizione di cardinali, vescovi e preti, la restituzione di tutte le ricchezze accumulate ai poveri, la fine della benedizione delle guerre e del potere economico e politico, la fine di tutti i dogmi e credi che hanno disumanizzato i cristiani trasformandoli spesso in esseri sanguinari, queste si sarebbero le novità che gli autentici seguaci di Gesù si attendono e che nessun Ratzinger e nessun suo successore potranno mai dare all'umanità.
Giovanni Sarubbi - ildialogo.org