domenica 29 settembre 2013

Appello Meredith, Amanda attende in Usa

(ANSA) - FIRENZE, 29 SET - Amanda Knox attenderà domani all'università dove studia, nella sua Seattle, notizie sulla prima udienza del nuovo processo d'appello per l'omicidio di Meredith Kercher. "Non tornerò in Italia anche perchè la mia presenza è sempre stata elemento di distrazione in aula. E' incredibile quante volte si è parlato di ciò che indossavo, di come mi acconciavo i capelli o se sorridessi o no ai miei genitori rispetto alle prove del caso. Non tornerò per evitare quel circo".
ansa

Tibet: nuova immolazione, 122 dal 2009

(ANSA) - SHANGHAI, 29 SET - Nuova immolazione per il Tibet, la 24esima dall'inizio dell'anno. Un uomo e' morto dopo essersi dato fuoco ieri a Gomang Yutso, nella provincia cinese del Sichuan. Lo riferiscono fonti della diaspora tibetana in India, secondo le quali Shichung, 41 anni, padre di due figli, ha percorso un pezzo di strada da casa sua fino alla via principale avvolto dalle fiamme per poi cadere a terra senza vita. Si tratta delle 122ma persona che si immola dal 2009, quando iniziò questa forma di protesta.

Polemiche per maxi vaso a Tiananmen

(ANSA) - PECHINO, 29 SET - Un maxi vaso apparso a Pechino su piazza Tiananmen alla vigilia della festa della Repubblica, ha causato una valanga di critiche da parte degli internauti cinesi dopo che un giornale ha rivelato il suo astronomico costo: è costato infatti 570mila yuan (quasi 70mila euro), secondo il Quotidiano della Gioventu' di Pechino. Soldi che, "avrebbero potuto essere spesi meglio". "Da chi e' stata autorizzata questa spesa?", si chiede una delle migliaia di persone che hanno protestato su Internet.

Papa con jeep su Via Conciliazione, esce da confini vaticani

Papa Francesco, a bordo della "campagnola" scoperta, è uscito dai confini vaticani e ha percorso Via della Conciliazione tra due ali di fedeli festanti. Si vedono scene di grande entusiasmo, anche di commozione tra i fedeli, mentre il Papa saluta e benedice la folla sui due lati della via e si ferma di tanto in tanto a baciare i bambini che gli vengono avvicinati.

Durante il percorso sulla "campagnola" tra la folla di Piazza San Pietro, una folata di vento ha fatto volare via lo "zucchetto" dal capo di papa Francesco. Per alcuni istanti il Pontefice è rimasto a capo scoperto finché i suoi assistenti non gli hanno porto un altro copricapo.
"Almeno centomila" i fedeli presenti in Piazza San Pietro e lungo Via della Conciliazione in occasione della messa di papa Francesco per la Giornata dei Catechisti e del successivo Angelus. Lo riferisce il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi.
Papa: mai adagiarsi a benessere e avere, si diventa nullità - "Chi corre dietro al nulla diventa lui stesso nullità". Lo ha sottolineato papa Francesco, citando il profeta Geremia, nella messa per la Giornata dei Catechisti, mettendo in guardi contro "il rischio di adagiarsi, della comodità, della mondanità nella vita e nel cuore, di avere come centro il nostro benessere". "Se le cose, il denaro, la mondanità diventano centro della vita ci afferrano, ci possiedono e noi perdiamo la nostra stessa identità di uomini", ha detto il Pontefice.
"Ma proviamo a domandarci: come mai succede questo? Come mai gli uomini, forse anche noi, cadiamo nel pericolo di chiuderci, di mettere la nostra sicurezza nelle cose, che alla fine ci rubano il volto, il nostro volto umano?", ha chiesto il Papa nell'omelia. "Questo succede quando perdiamo la memoria di Dio - ha spiegato -. Se manca la memoria di Dio, tutto si appiattisce sull'io, sul mio benessere. La vita, il mondo, gli altri, perdono di consistenza, non contano più nulla, tutto si riduce a una sola dimensione: l'avere". "Se perdiamo la memoria di Dio - ha detto ancora Bergoglio -, anche noi stessi perdiamo consistenza, anche noi ci svuotiamo, perdiamo il nostro volto come il ricco del Vangelo!". "Chi corre dietro al nulla diventa lui stesso nullità - dice un altro grande profeta, Geremia. Noi siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio, non delle cose, non degli idoli!", ha aggiunto.

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Da martedi' aumento Iva, fino a 349 euro in piu' a famiglia... crisi ha stremato cittadini e imprese

Dopo l'apertura della crisi di Governo ormai non piu' evitabile aumento aliquota al 22%. Produrrà ricadute economiche pesanti. Secondo il Codacons da 209 euro su base annua per una famiglia di tre persone a 349 euro per un nucleo composto da cinque elementi. Confcommercio, determinera' effetti recessivi e depressivi ''esiziali'' per l'economia reale.
I calcoli del Codacons - In base ai calcoli dell'associazione, l'incremento dell'aliquota produrrà ricadute economiche pesantissime, che vanno dai 209 euro su base annua per una famiglia di tre persone ai 349 euro per un nucleo composto da cinque elementi. "Oltre questi effetti diretti, l'aumento dell'Iva produrrà un disastroso effetto domino, con un incremento dell'inflazione, una pesante diminuzione dei consumi e un rincaro generalizzato dei listini al dettaglio, specie nel settore alimentare e dei prodotti trasportati su gomma - afferma il presidente Codacons Carlo Rienzi - per questo è chiaro a tutti che l'aumento dell'Iva non servirà affatto a far uscire il Paese dalla crisi, ma al contrario sancirà la definitiva caduta economica dell'Italia. Il governo Letta deve quindi emanare un decreto urgente ad hoc per bloccare l'incremento dell'aliquota di ottobre", conclude Rienzi
Confcommercio, famiglie stremate, evitare aumento - La crisi ''ha stremato famiglie e imprese'' e impone al Governo ''la responsabilità di scongiurare, anche se i tempi e i margini sono strettissimi, l'aumento dell'Iva, perché questo determinerebbe effetti recessivi e depressivi esiziali per l'economia reale''. Così il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. Per il presidente di Confcommercio ora "è assolutamente necessario che il Cdm vari entro lunedì sera misure per la stabilizzazione dell'economia e la crescita, a partire dal rinvio dell'aumento dell'Iva e senza ricorrere alla leva fiscale per trovare le risorse".
ansa

Dischi Sacra. Con Barenboim e Pappano si entra negli intimi contrasti del Verdi sacro

Non ci sono né vincitori né vinti nel duello a distanza che, al fine di celebrare il repertorio sacro dell'ormai duecentenario Giuseppe Verdi (1813-1901), ha visto scendere in campo due tra le istituzioni musicali italiane più titolate. O meglio, un vincitore c'è, ed è proprio il Maestro di Busseto che, in un anno in cui ha primeggiato da protagonista (al fianco del coscritto Wagner) nei cartelloni delle stagioni liriche in ogni angolo del pianeta, vede finalmente riconosciuto il valore universale di una vena creativa ingiustamente trascurata, quella sacra appunto, ora pienamente riscattata da due incisioni di assoluto riferimento.
Per la Messa da Requiem, Daniel Barenboim ha affiancato le compagini vocali e strumentali del Teatro alla Scala di Milano – tornate a registrare dopo vent'anni di silenzio discografico – a un quartetto di cantanti solisti davvero stellare: Anja Harteros, Elina Garanca, Jonas Kaufmann e René Pape (2 cd pubblicati da Decca e distribuiti da Universal).
Intensa e vibrante, tesa lungo il filo di una drammaticità altamente spettacolare, la lettura del maestro scaligero si impone nella sua dimensione fortemente "corale" – nel senso di partecipazione incondizionata e condivisa da parte di tutte le forze in campo – artisticamente condotta nell'equilibrio tra i pesi ponderati di una potenza quasi cosmica (tra i michelangioleschi squarci sonori del Dies irae, del Tuba mirum o del Libera me, Domine finale) e la piega intima di uno struggimento che sa di poesia e di mistero (tra Lacrimosa, Hostias e Agnus Dei).
È questo il cuore autentico di una dimensione spirituale sempre in bilico tra inquietudine e tormento, sul cui solco Antonio Pappano ha invece guidato con estrema autorevolezza l'Orchestra e il Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia tra le sacre armonie e le atmosfere contrastanti dei Quattro pezzi sacri, dove si trovano raccolti Ave Maria, Stabat Mater, Laudi alla Vergine Maria e Te Deum (cd pubblicato e distribuito da Warner). Microcosmi musicali tutti da scoprire, autonomi nella concezione e differenti per ispirazione, che il direttore inglese conferma nella loro assoluta dignità artistica e accompagna sulla ribalta del palcoscenico del mondo a raccogliere i meritati applausi.
avvenire.it

Si dimettono i ministri del Pdl Letta: ora si va in Parlamento


I cinque ministri del Pdl si sono dimessi oggi pomeriggio su richiesta dell'ex premier Silvio Berlusconi aprendo la strada alla crisi del governo di Enrico Letta a cinque mesi dalla sua formazione.

I rapporti nella maggioranza erano già apparsi definitivamente deteriorati ieri sera quando Letta, in risposta alla minaccia di dimissioni di massa dei parlamentari del Pdl nel caso in cui il 4 ottobre la Giunta per le immunità del Senato faccia decadere Berlusconi da Palazzo Madama, aveva sospeso il blocco dell'Iva dal primo ottobre e annunciato la richiesta di un nuovo voto di fiducia.

"I ministri del Pdl rassegnano le proprie dimissioni", ha detto il vice presidente del Consiglio e ministro dell'Interno del Pdl Angelino Alfano in risposta a una nota in cui Berlusconi invitava i propri rappresentanti a lasciare l'esecutivo.
L'ex premier ha spiegato di voler protestare contro la mancata approvazione del decreto che avrebbe sospeso l'aumento dell'imposta sui consumi definita una "ulteriore odiosa vessazione imposta dalla sinistra agli italiani". Il Cavaliere ha accusato Letta di "una grave violazione dei patti" che costringerebbe il Pdl "a violare gli impegni presi con gli elettori durante la campagna elettorale". "Per queste ragioni, l'ultimatum lanciato dal premier e dal Partito democratico agli alleati di governo sulla pelle degli italiani, appare irricevibile e inaccettabile", ha detto ancora Berlusconi, che domani compie 77 anni.
Letta, che è in stretto contatto con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha fatto sapere in serata di volere un chiarimento con il Pdl in Parlamento. Una fonte a lui vicina spiega che le modalità saranno concordate con il Quirinale e che "non necessariamente" si tratterà di un voto di fiducia.

Se la verifica fosse negativa, spetterebbe a Napolitano decidere se cercare di formare un nuovo governo o indire le elezioni. Napolitano si è più volte espresso contro il voto anticipato, ma con un Parlamento fortemente frazionato appare improbabile trovare una maggioranza che abbia la forza di durare più di qualche mese.

LETTA: ITALIANI NON ABBOCCATE ALLE BUGIE DI BERLUSCONI
"Berlusconi per cercare di giustificare il gesto folle e irresponsabile di oggi, tutto finalizzato esclusivamente a coprire le sue vicende personali, tenta di rovesciare la frittata utilizzando l'alibi dell'Iva. La responsabilità dell'aumento dell'Iva è invece proprio  di Berlusconi e della sua decisione di far dimettere i propri parlamentari mercoledì, fatto senza precedenti, che priva il Parlamento e la maggioranza della certezza necessaria per
assumere provvedimenti che vanno poi convertiti". È il l'accusa che Enrico Letta affida a una nota diffusa da
Palazzo Chigi. "Per questo, ieri - puntualizza - si era deciso di andare al chiarimento parlamentare e si era concordemente stabilito di posporre a dopo il voto in Parlamento i provvedimenti economici necessari. Gli italiani - conclude il presidente del Consiglio - sapranno rimandare al mittente una bugia così macroscopica e un simile tentativo di totale stravolgimento della realtà. In Parlamento ognuno si assumerà le proprie responsabilità dinnanzi al Paese".
avvenire.it

A novembre la conferenza sulla Siria


New York, 28. Il Segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon ha parlato di voto storico del Consiglio di sicurezza dopo l'approvazione in nottata della risoluzione sulla Siria. Al tempo stesso, Ban Ki-moon ha confermato che la conferenza internazionale sulla Siria, la cosiddetta Ginevra 2, si terrà entro metà novembre.
La risoluzione, vincolante per tutte le parti siriane, recepisce il piano per lo smantellamento dell'arsenale chimico di Damasco adottato all'Aja dall'Organizzazione per la prevenzione delle armi chimiche (Opac). Nella risoluzione, il Consiglio di sicurezza minaccia il ricorso a misure punitive contro quella parte siriana che dovesse mancare all'adempimento degli obblighi derivanti dalle decisioni adottate, come tempi di verifica e distruzione delle armi. Il testo fa riferimento al capitolo 7 della Carta dell'Onu, quello che prevede l'uso della forza, senza tuttavia autorizzare il ricorso a misure punitive in maniera automatica. Un intervento militare o sanzioni dovranno infatti essere approvate da una seconda risoluzione da varare in caso di inadempienze a quanto stabilito da questa.
A volere escludere dalla risoluzione ogni esplicito riferimento al Governo di Damasco per l'uso di armi chimiche e l'autorizzazione a usare la forza in questa fase era stata come noto la Russia, appoggiata dalla Cina, ma Lavrov ha chiarito che "se il documento verrà violato siamo pronti ad adottare le misure previste dal capitolo 7". Il ministro russo ha peraltro aggiunto che "la responsabilità per l'attuazione della risoluzione non è solo del Governo, ma anche dell'opposizione".


(©L'Osservatore Romano 29 settembre 2013)

Uno studio di Gérard Delille su famiglia, economia e politica Monoteismi e scelte di vita

di Anna Foa
Uno studio rigoroso e di ampio respiro. L'economia di Dio. Famiglia e mercato tra cristianesimo, ebraismo, islam (Roma, Salerno, 2013, pagine 270, euro 16) di Gérard Delille mette a confronto i sistemi di parentela, le economie e i sistemi politici nei Paesi cristiani, nel mondo ebraico e in quello islamico, ne sottolinea le trasformazioni e i ritmi di sviluppo e lega strettamente le scelte matrimoniali e parentali di ciascun gruppo religioso con la sua storia economica e politica. Una connessione che non è tuttavia, nell'interpretazione di Delille, una dipendenza delle strategie familiari da quelle economiche, come molta parte della storiografia ancora sostiene. Molto attento a evitare qualsiasi deriva deterministica, l'autore mette sempre in luce il reciproco intreccio e complementarità dei fattori sociali, politici e culturali.
Ugualmente preoccupata di mettere in rilievo le diverse possibilità di scelta è la sua interpretazione dello sviluppo nel tempo delle strade prese dalle tre religioni monoteistiche. Perché - questo è uno dei suoi assunti fondamentali - le strategie familiari di questi tre mondi divergono sempre più nel corso della storia collegandosi ad altrettanto diverse scelte sociali e politiche, mai predeterminate o in sé necessarie, fino a spiegare la loro attuale diversità.


(©L'Osservatore Romano 29 settembre 2013)

Paolo VI il concilio e la collegialità

di Philippe Levillain
«Raramente, senza dubbio, un pontificato — scriveva in un dispaccio del 1966 René Brouillet, esperto della Chiesa di Roma e nominato dal generale De Gaulle ambasciatore presso la Santa Sede nel 1964 — è iniziato in condizioni così ingrate come quello dell’eletto del conclave del 1963 e raramente le chiavi di san Pietro sono pesate così tanto. Un predecessore morto in apoteosi, che non ha potuto vedere il seguito delle sue iniziative e che ha lasciato in moto l’ampia macchina degli Stati Generali della Chiesa, ma senza che una direzione di marcia fosse stata veramente proposta ai Padri del Concilio, se non quella raccomandazione, che si presta all’interpretazione più vasta o più stretta, espressa dal termine “aggiornamento’”. Il magistero esercitato per quattro anni e mezzo con l’empirismo del giorno per giorno, il colpo al timone di oggi che corregge, di quel tanto che serve, ciò che poteva avere di eccessivo o d’insufficiente l’impulso del giorno precedente. Una grazia eccezionale d’improvvisazione, di serenità e di fiducia che si affidava in ogni circostanza all’aiuto dello Spirito Santo». Si può dire che la logica che determinò la scelta del cardinale Montini quale successore di Giovanni XXIII veniva spiegata dalle difficoltà rilevate da René Brouillet: occorreva ordinare, vale a dire fissare un orizzonte e un ritmo al concilio Vaticano II, di cui pochi auspicavano la sospensione, anche se alcuni vi stavano lavorando già dalla fine della prima sessione (8 dicembre 1962). Era l’unico possibile? Questo punto sembra essere stato poco dibattuto. Ma l’affermazione di una logica nella Storia rivela una visione finalistica del ruolo delle personalità nel corso della storia stessa.
In ogni conclave si è soliti ripetere che chi entra Papa ne esce cardinale. L’adagio si è rivelato vero nel 1903 per il cardinale Rampolla e nel 1914 per il cardinale Maffi, arcivescovo di Pisa. Ma è stato contraddetto dall’elezione del cardinale Pacelli nel 1939 e nel 1963 da quella di Giovanni Battista Montini. Entrambi rappresentavano più che una logica una scelta che saldava la loro personalità a un clima in cui doveva attestare — è la parola giusta — la natura interna della Chiesa nel suo fondamento e nella sua missione. Pacelli, diplomatico, doveva essere un artefice di pace e incarnare la voce della Chiesa. E lo fece. Ma nel 1964 gli verrà rimproverato — con una montatura politica spettacolare, Der Stellvertetrer (Il vicario) di Rolf Hochhuth — di aver interpretato in modo ristretto questa parola e di aver dimenticato il dramma detto dell’Olocausto a partire dagli anni Ottanta. L’attuazione del concilio Vaticano II fu dunque affidata a Giovanni Battista Montini. Giovanni XXIII si era limitato ad avere una funzione “arbitrale” ispirata. Il suo successore rafforzò la prerogativa d’intervento personale propria del Papa, della facoltà di agire “collegialmente”, ossia, tanto per cominciare, “facendosi sentire in seno al collegio dei vescovi”. Ricollocato in questa prospettiva, il concilio si apriva a tutte le direzioni della Chiesta post-tridentina, e Paolo VI proponeva una visione dell’unità priva di utopia e impastata di realismo pratico. Faceva entrare i laici nel concilio con prudenza. Gettava un ponte verso le religioni non cristiane annunciando, alla vigilia della seconda sessione, la sua intenzione di creare per loro un segretariato, intenzione che confermò nel suo discorso di apertura il 29 settembre. Il Papa approfittò di quel tempo che invece incalzava Giovanni XXIII. Sottolineava l’importanza del periodo post-conciliare e ne intuiva le difficoltà, i tentennamenti, i drammi inevitabili per la Chiesa, giorno dopo giorno. L’attività del concilio si ritrovava pertanto alleggerita di tanta impazienza, di molte paure e angosce. Il Papa gli dava un ritmo adeguato man mano che le questioni maturavano. Il magistero pontificio era ormai incluso nella nozione di collegialità, che sarebbe diventata la questione fondamentale degli anni a venire.


(©L'Osservatore Romano 29 settembre 2013)