mercoledì 2 ottobre 2013

E' morto Giuliano Gemma

Giuliano Gemma: Cardinale, non era solo bellissimo Insieme giovanissimi nel Gattopardo di Visconti ROMA (ANSA) - ROMA, 2 OTT - "Oggi è una bruttissima giornata. La morte di Giuliano mi colpisce profondamente. Non era solo bellissimo, era anche una persona stupenda". Claudia Cardinale, raggiunta dall'ANSA, nella sua casa parigina, ricorda Giuliano Gemma, morto in un incidente stradale ieri sera vicino Roma. "E' stato un trauma quando questa mattina ho saputo della sua scomparsa - racconta l'attrice -, anche perché avevamo la stessa età. Era un po' di tempo che non lo vedevo perché ormai vivo a Parigi da tanti anni, ma l'ho incontrato tante volte, ho fatto tanti film con lui". Uno in particolare affiora alla memoria di Claudia Cardinale: "Il Gattopardo di Luchino Visconti. Eravamo entrambi giovanissimi. E lui, che interpretava un garibaldino, era così bello, alto. Ma anche una persona straordinaria. Con lui ho sempre avuto un rapporto molto bello, mai nessun problema". "La sua morte - aggiunge ancora commossa - è terribile per tutti noi che l'abbiamo conosciuto e che abbiamo lavorato con lui: per Pasquale Squitieri, per Franco Nero, per me. Siamo tutti un po' più soli".
Sandrelli, tanta generosità e istinto  - ''Stringendomi a Baba, Giuliana, Vera, ricordo Giuliano'', scrive Stefania Sandrelli affidando all'ANSA il ricordo commovente dell'amico collega Gemma, morto ieri sera. ''Ironico, generoso, arguto, umile, sornione, affettuoso, solido, sensibile, curioso, affidabile, intelligente, disponibile, amico, discreto, responsabile. Avrebbe meritato l'onorificenza di Cavaliere del Lavoro'', aggiunge l'attrice. Sandrelli si rivolge idealmente a Gemma e ricorda ''l'istinto, la duttilità, la responsabilità che hai messo in quel bellissimo film Delitto d'amore di Luigi Comencini che abbiamo fatto insieme. A Cannes volevano premiarci, ti ricordi? Sarebbe stato bello, ma noi eravamo contenti lo stesso''.
Squitieri, umile,simbolo per cinema  - ''Un ricordo? Tantissimi e tutti strepitosi. Giuliano è un patrimonio del cinema italiano e anche un simbolo - dice all'ANSA Pasquale Squitieri ricordando l'attore scomparso ieri sera a Civitavecchia in seguito a un incidente stradale - perché aveva cominciato come stuntman, coraggiosissimo e atletico si buttava ovunque, poi piano piano ha fatto tutta la gavetta sempre con una grandissima umiltà che insieme alla gentilezza e alla signorilità sono stati la sua caratteristica principale e per la quale era da tutti amatissimo''. Squitieri lo ha diretto in vari film, ''alcuni sono tra i più belli della carriera di Gemma, penso al Prefetto di Ferro, a Corleone e a Claretta. Io ci metto anche Il deserto dei Tartari di Zurlini, una prova difficilissima che lo ha rivelato come un grande attore''. Dispiace a Squitieri se Gemma viene ricordato solo per Ringo e il cinema western, ''perché è stato un attore per tanti generi e non andrebbe stereotipato così''. Giuliano Gemma ''è stato innanzitutto una scoperta di Luchino Visconti che gli affidò un piccolo ruolo nel Gattopardo e poi come Franco Nero e Terence Hill, per quella stessa generazione, è stato un attore duttile, che si affidava al regista. Quando lo incontrai per Il prefetto di ferro, io che venivo da un cinema duro, gli spiegai che non doveva sorridere. Mi rispose: 'faccio quello che mi dici tu' e così fece e non solo con me. Il rapporto tra noi divenne da quel momento quasi filiale e tanti altri film abbiamo fatto insieme''. Giuliano Gemma è stato un attore di grande bellezza, ''nel Prefetto diede il massimo trasformandola in austerità'', conclude.
di Giorgio Gosetti
ROMA - Un eroe tra titani e western, ma anche l'interprete di tanto cinema d'autore, da Luchino Visconti a Valerio Zurlini: Giuliano Gemma è morto in serata, a 75 anni, in seguito a un grave incidente stradale avvenuto a Cerveteri, vicino Roma. Nato nella capitale il 2 settembre 1938, emiliano di adozione (trascorre la primissima infanzia a Reggio Emilia), Gemma arriva al cinema giovanissimo, ma quasi per caso e grazie alla passione sportiva. Ha appena 20 anni quando strappa la prima apparizione su un set ('Venezia, la luna e tu' di Dino Risi) e appena due di più quando il giovane Duccio Tessari lo scopre sul set di Messalina. Tessari se ne ricordera' nel 1962, al momento di debuttare con il mitologico 'Arrivano i titani' e gli affiderà il ruolo del forzuto Crios. Scelta azzeccata, sia perché il ragazzo ha alle spalle una buona carriera d'atleta con predilezione per il pugilato, sia perché la passione del cinema lo ha portato a girare i set di Cinecittà come comparsa e stuntman, lavori grazie ai quali è stato anche al fianco di Charlton Heston in Ben Hur e di John Barrymore ne 'I cosacchi'.
Che Gemma non passi inosservato sulla scena del cinema italiano lo conferma anche la scelta di Luchino Visconti che, nello stesso 1962, lo vuole a fianco di Alain Delon e dell'imberbe Mario Girotti (poi Terence Hill) per dar vita al gruppo garibaldino del Gattopardo. A Gemma tocca il ruolo del generale rivoluzionario, il 'diavolo rosso' che Delon/Tancredi esibisce a Palazzo Salina come compagno di galanterie e colpi di mano, rinnegati appena indosserà l'uniforme sabauda. Decorato con gli alamari garibaldini o svestito con i muscoli lucidi in bella vista, Gemma fa sempre bella figura, ma si impiglierebbe in ruoli stereotipati se non avesse la fortuna che già era arrisa al suo mito, Burt Lancaster, incontrato sul set di Visconti. Entrambi costruiscono la prima parte della carriera sulla fisicità (l'italiano si conferma campione del box office europeo di allora, due avventure di Angelica); entrambi diventano divi grazie al western. Gemma troverà il suo John Ford ancora in Tessari che, nel 1965, gli affida il ruolo da protagonista nello spaghetti western Una pistola per Ringo. Un successo: l'unico personaggio che rivaleggi in popolarità con il pistolero senza nome inventato da Sergio Leone per Clint Eastwood. Come Montgomery Wood, Giuliano Gemma cavalca una decina di volte nel western all'italiana e ogni film è un successo, tanto da diventare popolarissimo anche all'estero, dall'America al Giappone. L'avventura, il coraggio, l'esibizione della possanza fisica, lo accompagnano da sempre: il servizio militare lo ha fatto nei Vigili del fuoco di Roma, guadagnandosi onori e fama. Alla fine degli anni '60 il suo nome è una garanzia al botteghino, ma proprio allora Gemma scopre un secondo aspetto della sua personalità artistica proiettandosi ai confini del cinema d'autore (da Corbari di Valentino Orsini, 1971 a Delitto d'amore di Luigi Comencini, 1973 a Circuito chiuso di Giuliano Montaldo, 1978).
Prova la commedia (Anche gli angeli mangiano fagioli, 1972), cerca la guida dei grandi maestri (Il deserto dei tartari di Valerio Zurlini, 1976), sceglie modelli epici (Il prefetto di ferro di Pasquale Squitieri, 1977) e autoironici (Speriamo che sia femmina di Mario Monicelli, 1986). E quando c'e' bisogno di lucidare il blasone, rimonta a cavallo e offre il suo volto al leggendario Tex Willer di Monelli in Tex e il signore degli abissi, ancora una volta con il fido Duccio Tessari nel 1985. Un film che diventa oggetto di culto (lo è ancora) e rilancia una popolarita' che l'attore sfrutta per farsi largo nella fiction televisiva, intuendone tra i primi le potenzialità popolari.
Una 'seconda' carriera proseguita fino ad oggi: basti pensare alla recente serie de 'Il capitano'. Divo di quasi 100 film, l'indimenticabile ufficiale del Deserto dei tartari (il suo capolavoro, per il quale ha partecipato all'omaggio a Zurlini all'ultimo festival di Cannes, con la presentazione della copia digitalizzata del film), l'uomo che ha lavorato a fianco di star internazionali quali Kirk Douglas, Rita Hayworth, Henry Fonda, John Huston, Klaus Kinsky, Fernando Rey, Francisco Rabal, Lee Van Cleef, Florinda Bolkan, Liv Ullman, Van Johnson, Ely Wallach, Jack Palance, Max von Sydow, Philippe Noiret, CatherineDeneuve, Ursula Andress, Senta Berger, Claudia Cardinale, aveva scoperto di recente la passione per la scultura, arte che ha coltivato insieme allo sport (scalate, sci, paracadutismo) e alla recitazione.
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Berlusconi fa dietrofront e vota la fiducia. Letta: 'Fate che sia una giornata storica'

"L'Italia corre un rischio che potrebbe essere fatale, sventare questo rischio dipende da noi, dalle scelte che assumeremo, dipende da un sì o un no". Reduce da una notte in bianco, Enrico Letta chiede al Senato di rinnovargli la fiducia per non mettere a repentaglio la ripresa e per non far sedere nuovamente l'Italia "sul banco degli imputati". E' quasi una sfida a Berlusconi, la sua, ad andare fino in fondo: "Il governo è nato in Parlamento e , se deve morire, deve farlo qui in Parlamento". Poi, nella replica, quando ormai è chiaro che nelle file del Pdl si è consumata la frattura, il premier certifica che "la maggioranza è cambiata" e che ora ci sono "nuovi numeri".
Dal Pdl, in 23 hanno firmato una risoluzione della maggioranza per sostenere il governo Letta. Le firme - a quanto si apprende - sono quelle di senatori del Pdl e del gruppo Gal (Giustizia e libertà). Non è escluso - sempre secondo quanto si apprende - che potrebbero aggiungersi altri senatori. La risoluzione per chiedere il voto di fiducia per il governo è firmata da 23 senatori del Pdl e Gal. Così il governo Letta ha raggiunto il quorum teorico al Senato.  Infatti il presidente del Consiglio parte da una base di 137 voti (escluso quello del presidente del Senato che per tradizione non vota), ai quali si aggiungono i 5 dei senatori a vita ed i 4 annunciati dai fuoriusciti M5S. In questo modo il governo supera abbondantemente la fatidica 'quota 161' necessaria a Palazzo Madama assestandosi intorno a quota 170.
Tra i 'dissidenti' del Pdl che hanno firmato la risoluzione da votare per la fiducia al governo ci sono anche il capogruppo del Pdl in Giunta per le Immunità del Senato Nico D'Ascola e l'ex relatore del caso Berlusconi Andrea Augello.
"Siamo già in 25 - dice  Roberto Formigoni parlando con i cronisti in Transatlantico della scissione dal gruppo Pdl - E' possibile che altri si aggiungano. Nel pomeriggio daremo vita a un gruppo autonomo chiamato 'I Popolari'. Restiamo alternativi al centrosinistra, collocati nel centrodestra". "Abbiamo verificato che il nome Pdl è e resta nelle disponibilità del segretario e quindi di Angelino Alfano. Il Pdl a questo punto siamo noi". Lo dice Roberto Formigoni precisando: "Questo è un fatto importante perché dice che siamo e restiamo nel centrodestra. Non siamo una costola di Scelta Civica o di altro". Ed e' già battaglia sul nome simbolo. "Abbiamo verificato che il nome Pdl è e resta nelle disponibilità del segretario e quindi di Angelino Alfano. Il Pdl a questo punto siamo noi". Lo dice Roberto Formigoni precisando: "Questo è un fatto importante perché dice che siamo e restiamo nel centrodestra. Non siamo una costola di Scelta Civica o di altro"
Dopo il discorso di Letta, si è tenuta la riunione dei senatori del Pdl al termine del quale Berlusconi ha confermato la decisione di votare no alla fiducia decidendo di restare in Aula: ''Se uscissimo fuori sarebbe un gesto ambiguo e gli elettori non lo capirebbero''.
Durissimo l'intervento di Bondi: ''Voi fallirete - ha detti - darete vita a un governicchio che ha ottenuto solo lo scopo di spaccare il Pdl. Io non assistero' allo spettacolo - ha concluso - dell'umiliazione del Pdl, di Berlusconi, del Paese''.
Per l'ex ministro Maria Stella Gelmini, "I destini sono separati. Fine". Commentando la risoluzione in favore della fiducia al governo firmata da 23 senatori Pdl ha detto. "E' già pronto il nuovo gruppo. Ma di che parliamo?", aggiunge, affermando che Sandro Bondi ha fatto bene a tenere un discorso molto duro in Aula.
IL DISCORSO DI ENRICO LETTA AL SENATO
"Nella vita delle nazioni l'errore di non saper cogliere l'attimo può essere irreparabile". Inizia così l'intervento in Senato, Enrico Letta, con le parole di Luigi Einaudi. "L'Italia - dice Letta - corre un rischio che potrebbe essere fatale, sventare questo rischio dipende da noi, dalle scelte che assumeremo, dipende da un sì o un no.  Gli italiani - sottolinea - ci urlano che non ne possono più di 'sangue e arena', di politici che si scannano e poi non cambia niente. Solo chi non ha le spalle larghe finisce ostaggio della paura del dialogo.  Il mio governo - è  la sfida lanciata dal premier Enrico Letta nel suo intervento al Senato - è nato in Parlamento e se deve morire deve morire qui, in Parlamento. La nostra repubblica democratica si fonda sullo stato di diritto. In uno stato democratico le sentenze si rispettano, si applicano, fermo restando il diritto intangibile" della difesa. Ma "senza trattamenti né ad ad né contram personam", ha detto il premier nel discorso sulla fiducia al Senato. Se si tornasse al voto con il Porcellum - secondo Letta - ci troveremmo di nuovo con le larghe intese perché non si produrrebbe una chiara maggioranza. Oggi in poco tempo possiamo riformare la politica: i provvedimenti sono all'esame del Parlamento, se rapidamente discussi faremo una svolta con la pubblica opinione. Il tempo di attesa è scaduto. Sul programma di riforme - sottolinea il premier in Senato - il "comitato dei saggi ha completato" una bozza di riforma "equilibrata e ambiziosa" senza "golpe o stravolgimenti della carta costituzionale": ci "sono le condizioni di chiudere in anticipo e completare percorso di riforma in 12 mesi da oggi". 'Il nostro obiettivo dichiarato da tempo - dice - è l'aumento di un punto di Pil nel 2014 e spero che la legge di stabilità sia l'occasione per dimostrare che il cambiamento in atto ma senza arretrare nel risanamento della finanza pubblica'.
"Coraggio e fiducia - conclude Letta - è quello che vi chiedo. Mi appello al parlamento tutto, dateci la fiducia per realizzare gli obiettivi. L'Italia può arrivare forte e credibile al 2014, ma non c'è influenza senza credibilità, stabilità politica e obiettivi chiari.
Silvio Berlusconi arriva a Palazzo Madama mentre Letta parla: Vediamo che succede... Sentiamo il discorso di Letta e poi decidiamo''.  Poco dopo nell'Emiciclo di Palazzo Madama arrivano anche l'avvocato Niccolò Ghedini e il coordinatore Denis Verdini: entrambi prendono posto lontani da Berlusconi che siede nel posto proprio sotto a quello di Domenico Scilipoti. Il Cavaliere si mette spesso le mani sulla faccia o le tiene giunte all'altezza della bocca.

E dopo la mezzanotte a Palazzo Grazioli si è tenuto un breve incontro tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano. Al termine del colloquio, riferiscono fonti presenti, le posizioni dei due sono rimaste invariate con il segretario del Pdl pronto a votare la fiducia al governo Letta e il Cavaliere intenzionato a sfiduciarlo. Berlusconi e' rimasto poi con alcuni dirigenti del partito, come Denis Verdini e Niccolo' Ghedini. E' ha contattato numerosi senatori del Pdl per cercare di verificarne l'orientamento.
LA REPLICA DI LETTA IN AULA - 'Stanotte non ho dormito...come molti di voi''. Con queste parole il premier Enrico letta ha aperto la propria replica oggi al Senato prima del voto di fiducia. "Il travaglio che ha accompagnato in questi giorni scelte molti parlamentari e senatori e' stato ed e' stato pesante, significativo, di quelli che vanno rispettati - ha detto Letta - e li voglio ringraziare tutti, anche quelli che hanno scelto oggi di fare oggi delle scelte difficili" ed "esprimo un ringraziamento e vicinanza alla senatrice Paola de Pin . Io penso e lo dico ai colleghi del M5s che il rispetto per la liberta della persona è la base della democrazia sostanziale; lo dico perché io rispetto e ascolto, ma non ne posso più di lezioni di morale da parte di chi minaccia perché uno ha cambiato idea. Davanti a noi abbiamo l'opportunità di vivere una giornata storica - ha detto Letta in conclusione del suo intervento - ma soprattutto, da domani, di lavorare per il bene del Paese. Pongo la fiducia su risoluzione per vita governo. Alla mozione di maggioranza - ha spiegato il premier - lego la vita e il futuro dell'esecutivo.
MA BERLUSCONI NON CI STA
'Una alleanza tra Pd e transfughi Pdl - sarebbe "talmente indecorosa e avvilente che si scontrerebbe con una ripulsa popolare". Così Silvio Berlusconi, intervistato da "Panorama". E aggiunge che Napolitano "non darebbe mai l'avallo a un simile esperimento". Quanto ad una alleanza Pd-M5S, il Cavaliere la definisce "impossibile".  Nell'intervista con "Panorama", Silvio Berlusconi analizza i due possibili scenari che potrebbero aprirsi alla politica: una coalizione tra Pd e Movimento 5 stelle, oppure un governo a guida Pd con fuoriusciti del Pdl, magari con l'appoggio dei senatori a vita. "La prima ipotesi è negata a priori da Beppe Grillo - dice Berlusconi - e sarebbe un tradimento del programma di Cinque Stelle. La reputo impossibile. La seconda è talmente indecorosa e avvilente che si scontrerebbe con una ripulsa popolare. Non sarebbe una maggioranza, ma un espediente numerico. Il presidente Giorgio Napolitano non darebbe mai l'avallo a un simile esperimento. Nel recente passato si è dimostrato impossibile governare con numeri risicati Non muoio neanche se mi ammazzano - dice Berlusconi, applicando a sè la frase detta da Guareschi. Berlusconi parla di quella che è stata definita una una sua ossessione per la giustizia: ''Più che altro è la giustizia ad essere ossessionata da me e mi fa uno stalking infinito. Io penso che la giustizia sia l'architrave principale su cui poggia la civile convivenza. Se come da noi è corrosa e politicamente corrotta, uccide la pace di tutti. È la politica che deve riparare la trave''. ''Per quanto riguarda me - dice Berlusconi - ricordo quanto disse di sé stesso Giovannino Guareschi, anche lui condannato in via definitiva al carcere: 'Non muoio neanche se mi ammazzano'''.
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Il Cav torna indietro: sì alla fiducia al Governo "Dobbiamo cambiare la situazione del Paese"


Il gruppo del Pdl aveva prima annunciato un voto di sfiducia nei confronti del Governo. Berlusconi ha invece preso la parola in aula e annunciato un deciso cambio di posizione: "Sosterremo Letta, così come abbiamo fatto dopo il voto per risolvere la paralisi istituzionale".
"E' a tutti chiaro - ha detto Berlusconi nell'aula di Palazzo Madama - che dopo le elezioni abbiamo ritenuto che l'unica soluzione alla paralisi istituzionale fosse un Governo che mettesse insieme forze del centrodestra e del centrosinistra. Arrivammo insieme alla formazione di questa compagine governativa. Avevamo allora la speranza che nel Paese potesse cambiare il clima. Pensavamo che la guerra civile "fredda" potesse così terminare. Nutriamo ancora questa speranza. Per questo voteremo la fiducia al Governo".
LE REAZIONI DEL PDL - E' stata una dichiarazione di voto in attesa quella che il Cavaliere ha rivolto all'aula di palazzo Madama proprio mentre era in corso la conta dei voti. Si dava per certo che il gruppo Pdl avrebbe votato la sfiducia. Di questo tenore erano state anche le dichiarazioni dei senatori che si riconoscono nel partito di Berlusconi. "Voi fallirete, darete vita a un governicchio che ha ottenuto solo lo scopo di spaccare il Pdl", aveva detto Sandro Bondi.
LA REPLICA DI LETTA - "Stanotte non ho dormito...come molti di voi". Con queste parole il premier Enrico letta ha aperto la propria replica oggi al Senato prima del voto di fiducia. "Il travaglio che ha accompagnato in questi giorni scelte molti parlamentari e senatori è stato ed è stato pesante, significativo, di quelli che vanno rispettati". Lo ha detto: "li voglio ringraziare tutti", anche quelli che "hanno scelto oggi di fare oggi delle scelte difficili" ed "esprimo un ringraziamento e vicinanza alla senatrice Paola de Pin" . "Io penso e lo dico ai colleghi del M5s che il rispetto per la liberta della persona è la base della democrazia sostanziale; lo dico perché io rispetto e ascolto", ma "non ne posso più di lezioni di morale da parte di chi minaccia perché uno ha cambiato idea". "Oggi - ha proseguito - siamo ad un passaggio che cambia la natura e ci porta davanti a noi obiettivi difficili perché cambiano i numeri, per la situazione economica e perché gli obiettivi sono delicati, a partire dal semestre Ue. Noi siamo impegnati con massima determinazione".
"Se in questi giorni abbiamo tenuto la posizione che abbiamo tenuto" è perché è "meglio cadere che soluzioni di basso profilo".
IL CAV LASCIA L'AULA - Durante la replica di Enrico Letta Silvio Berlusconi ha lasciato l'aula del Senato, accompagnato dal portavoce Paolo Bonaiuti. Il Cavaliere ha infilato l'uscita dell'emiciclo dopo una lunga conversazione con Alessandra Mussolini.
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