giovedì 19 dicembre 2013

Violenza sessuale Assolto l'ex rettore del Seminario

Assolto con formula piena. Don Gino Temporin, 67 anni, ex rettore del seminario minore di Rubano, accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di un ex studente dell'istituto all'epoca minorenne si scrolla di dosso un'accusa infamante. Il tribunale collegiale di Padova presieduto dal giudice Claudio Marassi. l'ha assolto «perché il fatto non sussiste». Lui del resto si era sempre professato innocente e intorno al sacerdote e alla sua professione d'innocenza aveva fatto quadrato l'intera Chiesa padovana. Il pubblico ministero Maria D'Arpa aveva però chiesto sette anni di carcere e inoltre, come pene accessorie, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e da qualsiasi ufficio attinente alla tutela e alla cura di minori. Restituito quindi l'onore al prete che in quarant'anni di sacerdozio non aveva mai avuto una macchia. Il suo accusatore è un ventiduenne della provincia di Venezia, un ragazzo con forti problematiche, sottoposto a terapie di natura psichiatrica e ricoverato più volte in casa di cura, a cui evidentemente i giudici non hanno creduto. Secondo il Tribunale, si era inventato le accuse infamanti contro l'ex rettore del seminario.
L'INDAGINE. L'indagine era stata avviata in seguito alla denuncia del ragazzo, presentata dopo essersi confidato, nel 2009, con una psicologa della clinica “Le betulle” di Como dov'era ricoverato. Non c'era nessun testimone di quella assserita violenza che per i giudici a questo punto non è mai esistita. La presunta vittima era un seminarista che all'epoca dei fatti, siamo nel 2004, aveva 14 anni e che confidò quel fatto e il suo disagio cinque anni più tardi ai medici che lo seguivano. La posizione del sacerdote era molto delicata proprio perché da rettore del Seminario gli era stato affidato il compito di istruzione e formazione di minori. Secondo l'accusa, il ragazzo sarebbe rimasto nel seminario per un mese ed era già stato coinvolto in «altre pratiche sessuali da parte di altri seminaristi». Sempre secondo l'accusa al minorenne sarebbe stato fatto giurare il silenzio «su una Madonnina in legno».
LA DIFESA DELLA CHIESA. La Chiesa si è però fin da subito schierata a favore del sacerdote esprimendo la sua difesa a spada tratta. Don Temporin è un personaggio molto noto nella chiesa padovana. Insegnante di filosofia morale al Seminario maggiore, era stato scelto proprio dal vescovo di Padova, Antonio Mattiazzo, come rettore del Seminario minore di Rubano. La difesa del sacerdote affidata all'avvocato Paolo Marson aveva subito riferito l'estraneità ai fatti e il dispiacere di Temporin per i problemi del ragazzo.
LA SODDISFAZIONE. Ieri la Curia ha subito espresso in una nota la sua soddisfazione per l'evoluzione della vicenda. Ha parlato il vescovo della diocesi di Padova Antonio Mattiazzo: «Alla luce della sentenza emanata dal Tribunale di Padova riguardante il processo a carico di don Gino Temporin, che vede il presbitero diocesano assolto perché il fatto non sussiste - è scritto nella nota - , il vescovo di Padova Antonio Mattiazzo a nome dell'intero presbiterio e della Diocesi, che mai hanno messo in dubbio l'esemplarità di comportamento di don Gino Temporin nell'ambito del suo ministero, esprime soddisfazione per l'esito del processo di primo grado, che riconosce l'innocenza di don Gino Temporin».
L'AMAREZZA. «Rimane comunque l'amarezza - prosegue il comunicato - per una vicenda che ha fortemente provato e fatto soffrire un presbitero della nostra Chiesa e turbato la serenità di un istituto, come il Seminario Minore, che rappresenta un esempio di attenzione educativa qualificata. A don Gino Temporin si confermano vicinanza e stima anche per la solidità interiore e la disponibilità con cui ha accolto questa dura prova».
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Tangenti: 5 arresti, 3 sono finanzieri

(ANSA) - PALERMO, 19 DIC - Le Fiamme Gialle di Palermo hanno arrestato cinque persone, tra cui tre militari della Guardia di Finanza, nell'ambito di un'inchiesta su un presunto giro di mazzette. Sono accusati di concussione e induzione alla corruzione. Avrebbero preteso soldi da un imprenditore dopo controlli fiscali: se avesse pagato le tangenti non avrebbero applicato le sanzioni.