venerdì 21 marzo 2014

Madri famiglia-prostitute a Palermo

Tra loro un'ex titolare di asilo nido a altre due disoccupate

Un centro massaggi e sesso a pagamento è stato scoperto dalla Polizia nei pressi dei cantieri navali a Palermo. Quando gli agenti hanno fatto ingresso nell' appartamento hanno trovato tre donne non più giovanissime in abiti succinti. Tutte madri di famiglia. Una di loro finora era la titolare di un asilo nido privato, ha raccontato di essere stata spinta a prostituirsi dopo la chiusura della struttura scolastica. Analoghe le vicissitudini delle altre due, entrambe recentemente licenziate.

ansa

Il muro della vergogna. Betlemme, dieci anni dopo

di Betta Tusset
Se lo ricordano bene, gli abitanti di Betlemme, quel 1° marzo 2004. Si ricordano le camionette dell'esercito d’occupazione, con i blocchi di plastica alti un metro o poco più, che improvvisamente davano il via anche nella loro città all'incubo del muro. La “barriera di separazione”, il “muro di separazione”, la “barriera di sicurezza”, la “chiusura di sicurezza”, e infine il “muro della vergogna”, il “muro dell'Apartheid”: quanti nomi hanno dovuto apprendere da quel giorno, quanti distinguo intrisi di ipocrisia si sono celati in questi anni dietro quel gigante di cemento grigio, che ha stravolto le loro giornate, il loro movimento, spesso la loro stessa sopravvivenza.
Se lo ricordano bene quel giorno le suore del Baby Hospital, che da allora e ogni volta che è stato possibile hanno lanciato il loro appello accorato e oggi quasi sfinito: fatelo cadere, aiutateci ad abbatterlo con la denuncia, con l'azione nonviolenta, con la preghiera!
Oggi, dieci anni dopo, mentre a Betlemme e in molte città italiane si ricorda questa triste data pregando e riflettendo insieme agli amici di Un ponte per Betlemme promosso da Pax Christi, prendiamo in mano una cartina dell'Ocha (v. immagine grande a destra), l'ufficio per il coordinamento degli affari umanitari dell'Onu, e guardiamo lo scempio. E il disegno, dieci anni dopo, si fa chiaro: Har Homa, Gilo, Har Gilo, Betar Illit e tutto il blocco delle colonie di Gush Etzion si spalmano violacee e beffarde attorno alla città del pane, dell'accoglienza gratuita. Tutte attorno al muro, quasi a fargli da corona.
Solo una piccola linea cede ai contorni ormai delineati: un pezzettino ancora manca. È quello appena sopra Beit Jala, dove la resistenza nonviolenta, ultima di tante piccole azioni di protesta (ricordiamo nel 2010 quelle messe in atto dagli abitanti di Al Walajeh insieme ai tanti internazionali), sta se non altro impegnando non poco la corte di giustizia israeliana, grazie alla protesta delle 58 famiglie che non vogliono cedere le loro terre al muro. La valle di Cremisan infatti si trova tra gli insediamenti illegali di Gilo e Har Gilo. Il muro fornirà ad Israele più terra per espandere entrambe le colonie. Come sempre, in questi dieci, lunghissimi anni. E così, soprattutto, si andrebbe a chiudere... il semicerchio.
E allora ecco perché. Signori, ecco a voi i nuovi confini. Perchéla linea verde, la Green line del '49 è al di là di tutto questo. Ma il muro legittima di fatto, in questa terra dove ormai da troppo tempo i fatti contano molto più del diritto internazionale, l'annessione definitiva di queste colonie a Israele. E ancora una volta il discorso si sposta dal diritto alla sicurezza, che comunque non può avvenire sacrificando libertà e sicurezza altrui. E Betlemme, la piccola Betlemme, preziosa per attrarre turisti anche all'ente del turismo israeliano, incuneata dentro. Anche all'approssimarsi del Natale scorso, infatti, Israele ha cercato di rassicurare i turisti: il ministro del turismo di Israele, Uzi Landau, ha affermato: «Facciamo tutto il possibile affinché i cristiani possano visitare i luoghi sacri». Forse nessuno l'aveva avvisato che anche a Betlemme ci sono cristiani. E soprattutto che a Betlemme ci sono i suoi abitanti, cristiani o musulmani che siano, che vorrebbero tanto e ormai disperatamente veder riconosciuta anche la loro, di sicurezza, solamente in quanto individui: quella di poter domani muoversi liberamente, senza suddividere la giornata contando il tempo che occorre per aggirare i percorsi che il muro obbliga ciascuno di loro a fare per sopravvivergli.
Questi dieci anni sono stati duri per i betlemiti: lo confermano i tanti negozi sbarrati, i passi stanchi, gli sguardi sfiduciati delle persone che si aggirano per la città in questi giorni. The wall, the wall, dicono indicando il mostro. Non serve snocciolare i numeri delle persone che hanno perso il lavoro, la casa, la salute a causa del muro. Non serve elencare quanti adulti non sono riusciti a raggiungere in tempo gli ospedali “di là”, quanti bambini hanno ottenuto una corsia preferenziale per il cielo, in attesa che l'ambulanza arrivasse da “di là”, a prenderli in tempo. Non serve numerare gli alberi da frutta e gli ulivi abbattuti dall'esercito di occupazione, le terre confiscate, le case abbattute, i lacrimogeni e le pallottole lanciati in risposta alle pietre. Non serve misurare la lunghezza delle code dei betlemiti che ogni notte, permesso in mano e pronti a slacciare la cintura dei pantaloni, si sono messi in coda al checkpoint, divenuto ormai una sorta di “terminal” ipertecnologico e asettico, in attesa di andare a lavorare a giornata di là cioè, assurdamente, ancora in Palestina. Non importa ormai più “quanto” di tutto questo. Sappiate solo che tutto ciò è accaduto e sta accadendo.
* Pax Christi (bettatus@libero.it)
in adista segni nuovi 2014 n. 10

Abbiamo bisogno di qualcosa di più, più di un papa, più di un Concilio…

di Xavier Pikaza - adista
Molti sono (siamo) sorpresi per le cose che dice e che fa papa Francesco, in linea con il Vangelo. Ci pare che sia una cosa assai buona, ma riteniamo che la Chiesa abbia bisogno di qualcosa di più di un papa (per quanto un papa come Francesco sia necessario).
Molti siamo convinti che il Concilio Vaticano II (1962-1965) sia stato un dono per la Chiesa e che la sua visione generale e i suoi documenti debbano essere attualizzati e portati a compimento. Pensiamo, però, che non basti più un Concilio, perché forse l’era dei Concilii episcopali della Chiesa, iniziata nel palazzo imperiale di Nicea, è giunta al suo termine.
Abbiamo bisogno di qualcosa di più, più di un papa, più di un Concilio…

1. PIÙ DI UN MERO CONCILIO
Risulta comprensibile che alcuni, in questo momento di cambiamento, auspichino la celebrazione di un nuovo Concilio, il quale definisca come debba essere la Chiesa e, all’interno di essa, la struttura gerarchica, seguendo il modello medievale del Concilio di Costanza (1414-1418) (quello che affermava la superiorità del Concilio sul papa, ndt). Piacerebbe loro che si definissero subito nuove strutture per la Chiesa, risolvendo dall’alto temi come il celibato, l’ordinazione delle donne, il potere dei vescovi, la funzione del papa…
‒ Non è il momento. Oggi, nel 2014, con una maggioranza di vescovi nominati in base a una linea decisamente sacrale e persino fondamentalista, un Vaticano III a cui assisterebbero solo questi risulterebbe poco rappresentativo dell’insieme della Chiesa e della dinamica del Vangelo. Un Concilio cristiano appare oggi impossibile senza la partecipazione dell’insieme delle Chiese impegnate nel servizio dei poveri a partire da Gesù.
‒ Cominciare dalla vita. Più che un Concilio che decida dall’alto cosa sono o devono fare i credenti, vogliamo Chiese che esplorino e percorrano cammini di Vangelo, dal basso, nel servizio ai poveri, in comunione mutua, senza attendere soluzioni esterne. Per questo, sembra necessario vivere ancora un tempo di “caos”, per imparare a condividere la sofferenza di quanti sono stati espulsi dalla vita e per aprire con loro un cammino di libertà (...). Nessuno (né dentro né fuori della Chiesa) deve dare ai cristiani l’autorità per pensare e celebrare, per organizzarsi e decidere della propria vita, poiché quell’autorità la possiedono già (cfr Mt 18,15-20), essendo loro stessi Concilio permanente.
‒ Contro l’endogamia. Un Concilio chiuso su se stesso, impegnato solo su temi interni alla Chiesa, sarebbe un segno di egoismo. Quello che importa sono i poveri, non un Concilio centrale. D’altra parte, nella misura in cui è comunione e servizio di amore, tutta la vita cristiana è Concilio, cioè riunione permanente di quanti sono convocati dallo Spirito di Cristo per annunciare il Vangelo della libertà e della vita. In base a questo, il Concilio non deve essere un atto separato, ma espressione della vita delle Chiese, bazar permanente di molteplici contatti in cui uomini e donne donano e condividono la propria vita (cfr 1Cor 13). (…).
L’autentico Concilio delle Chiese è la loro vita quotidiana, nella quale si vanno creando forme concrete e impegnate di presenza e di servizio ai poveri (…).
In questo senso, essere cristiani è “vivere in Concilio”, coltivando l’unità che sorge dalla parola e dalla vita condivisa, a partire dai più poveri. Solo in questo contesto si potrà parlare di vescovi e papi, con altri ministri ugualmente importanti. Il cristianesimo è Concilio o rete di relazioni che non si possono delegare, di modo che non possa mai sorgere una persona (un papa) o un comitato (un’autorità collegiale) che costringa al silenzio gli altri e parli a loro nome senza averli ascoltati. Questo cristianesimo conciliare a cui alludo non deve fare grandi cose (edificare cattedrali, creare commissioni, vincere guerre), ma essere semplicemente un ponte in cui tutti possano incontrarsi. (…).

2. PIÙ DI UN PAPA, UNA GRANDE UTOPIA
Finora ha trionfato un tipo di globalizzazione economico-politica che ha assunto forme elleniste o, ancor meglio, platoniche, con una separazione di livelli (sopra lo spirituale, sotto il materiale) e con una struttura gerarchica in cui i nobili (i saggi-degni-superiori) dominano i plebei (ignoranti-indegni-inferiori). In questi ultimi secoli, tale sistema è sfociato in un tipo di capitalismo neoliberista, introducendo un nuovo e più forte modello di separazione classista sul piano economico e tecnico, militare e amministrativo. Ebbene, a questa tendenza opponiamo la cattolicità cristiana, partendo dalla grazia di Dio che si esprime nei poveri.
Per questo, per coerenza storica e spirito evangelico, quelli che si dicono successori di Pietro e capi delle Chiese devono tornare nel luogo in cui è stato Gesù (e i primi cristiani: Maddalena, Pietro, Paolo…), tra gli affamati e gli emarginati dell’antico impero, per riscoprire e ricreare la cattolicità del Vangelo, senza con ciò assumere il potere, in quanto, se lo facessero, smetterebbero di essere segno del Vangelo. (…).
Quello che unisce la Chiesa non sono dei dogmi proposti in modo più o meno ellenista (secondo i Concilii), né leggi fissate in un Codice di Diritto Canonico, né l’alta gerarchia, ma la mutazione evangelica di Cristo, che si esprime nell’amore reciproco e nel pane condiviso, in un perdono che non è offerto dall’alto (come effetto di una misericordia classista), ma dagli stessi peccatori perdonati. In questo contesto si situa la dichiarazione fondativa della prima assemblea o Concilio di Gerusalemme, dove i rappresentanti delle comunità (che non erano vescovi), discussero, dialogarono e finirono per mettersi d’accordo sull’essenziale, dichiarando: «Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi…» (At 15,28). Quell’«abbiamo deciso…» significa che i cristiani si scoprono mossi dallo Spirito di Cristo e in questo modo è apparso loro come un bene che le comunità di linea paolina (accettate da Pietro) potessero aprirsi ai gentili, chiedendo loro solo che si ricordassero dei poveri (cfr Gal 2,9-10).
Certamente, all’interno della comunione condivisa dallo Spirito, possono e devono esserci funzioni differenti (cfr 1 Cor 12-14), come quella che il Gesù pasquale affidò a Pietro dicendogli: «Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,31-32). Pietro svolse un compito molto importante agli inizi della Chiesa, ma con lui dobbiamo ricordare Maddalena e Maria, la madre di Gesù, con Giacomo e con Paolo e con molti altri. Il Dio di Gesù parla a ciascuno, nella sua intimità, ma in comunione con altri.
Senza dubbio, è importante che i credenti ascoltino in modo personale la Parola (attraverso la Scrittura o per ispirazione interiore), come hanno posto in rilievo i cristiani evangelici. Ma bisogna anche potenziare la vita delle comunità, che esplorano e procedono per tentativi, che aprono e offrono cammini di esperienza condivisa (di Vangelo), in questo tempo in cui molti di noi si sentono minacciati dal sistema, condannati all’individualismo o dominati da gruppi di pressione che vogliono imporci la loro volontà.
In tale contesto, bisogna rimarcare che tutti i cristiani sono sacerdoti, perché il sacerdozio comune dei fedeli (fondato sulla fede e sul battesimo, cioè sul radicamento ecclesiale) è la prima cosa. Per questo, la celebrazione del battesimo e dell’eucaristia non è un diritto che i vescovi o il papa concedono ai fedeli, ma un elemento essenziale delle comunità che possono ricevere nuovi credenti e celebrare la memoria di Gesù. Per questo, non è la gerarchia a rendere possibile l’eucaristia, ma il contrario: la stessa eucaristia, celebrata dall’insieme della comunità, riunita nel nome di Gesù, rende possibile la nascita di una comunità in cui i credenti possiedono e condividono doni diversi, ma tutti al servizio dello stesso corpo ecclesiale (cfr 1Cor 12-14).

domenica 16 marzo 2014

Ucraina: Russia ci sta invadendo, reagiremo

L'Ucraina accusa la Russia di aver invaso militarmente il proprio territorio nella regione di Kherson, al confine con la Crimea. Il ministero degli Esteri di Kiev chiede il "ritiro immediato" delle forze russe e minaccia di rispondere "con tutti i mezzi per fermare l'invasione militare".
La risoluzione presentata al Consiglio di Sicurezza dell'Onu contro il referendum in Crimea non passa per il veto posto dalla Russia. La Cina si è astenuta, mentre gli altri 13 Paesi hanno votato a favore.
"La Russia può porre il veto in Consiglio di Sicurezza, ma non può porre il veto alla verità": lo ha dichiarato l'ambasciatrice americana alle Nazioni Unite, Samantha Power. "Oggi è un giorno triste", ha continuato. "Questo documento è fondato su principi che forniscono le basi per il diritto internazionale". Per l'ambasciatrice americana all'Onu il voto di oggi mostra "l'isolamento di Mosca" di fronte alla comunità internazionale. "La Russia non può cambiare le aspirazioni del popolo ucraino - ha detto - e fin dall'inizio di questa crisi la posizione russa è stata in contrasto non solo con la legge, ma anche con i fatti".
Quindi la stoccata. "La Russia dovrà rispondere delle sue azioni, e potrebbe essere soggetta ad un isolamento diplomatico ed economico", ha detto Power precisando che, se verranno confermate le accuse di Kiev sulla presenza di truppe russe sul territorio nazionale, si tratterebbe di "una escalation scandalosa".
Il Cremlino
Il Cremlino invita al "realismo politico per non scivolare verso una ancora più profonda contrapposizione" sull'Ucraina. "Speriamo che sia a noi che ai nostri partner basterà la saggezza politica, il senso di realismo politico per non scivolare verso una ancora più profonda contrapposizione, quella ideologica o di altro genere", ha detto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, in una intervista all'emittente Ren-Tv.
Il Cremlino dissente poi dalle allusioni degli economisti sul rischio di un auto-isolamento della Russia. "Sarebbe illogico, irrealistico e assurdo, oggi nell'epoca della globalizzazione, della assoluta interdipendenza economica", ha commentato il portavoce Dmitri Peskov in una intervista a Ren-Tv. A suo avviso la Russia dipende dall'Occidente nella stessa misura in cui l'Occidente dipende dalla Russia.
"Siamo interessati allo sviluppo della cooperazione (con l'Occidente, ndr), e non vorremmo che quanto avviene in Ucraina provocasse l'effetto opposto", ha concluso Peskov.
Il G-7 a Londra
Il governo britannico ha proposto Londra come sede alternativa per la riunione del G7, se la Russia dovesse essere espulsa dal G8 a causa della sua politica in Ucraina. Lo scrive il settimanale tedesco Der Spiegel, citando una fonte vicina al governo tedesco. La proposta sarebbe stata accolta dagli altri sei Paesi membri, Italia inclusa.
Oltre al possibile spostamento della riunione del G7 a Londra, rispetto a quella del G8 in programma a Sochi, lo Spiegel spiega che se il presidente russo Vladimir Putin non dovesse fare passi indietro sull'annessione della Crimea, Berlino potrebbe annullare anche le consultazioni intergovernative russo-tedesche in programma a Lipsia in aprile, o comunque mantenerle in un formato ridotto.
La mano davanti, la medaglia coperta, lo sguardo fiero: e' il gesto che gli atleti ucraini alle Paralimpiadi di Sochi hanno scelto per simboleggiare la protesta per la difficile situazione che il Paese sta vivendo con l'"invasione" russa in Crimea. Al momento delle premiazioni tutti gli atleti ucraini delle diverse specialità hanno coperto le medaglie con le mani davanti al petto.
ansa

Renzi, Papa Francesco e il potere delle parole

Guarda bene quel che sta succedendo e goditi l’impossibile! (abbiate fede!)
Ma chi l’avrebbe mai detto?!?
Ma quanto mi diverto!
Stiamo assistendo a una rivoluzione epocale, ma gran parte della maggioranza degli osservatori e dei politici non se ne rende conto e continua a balbettare che Renzi è pazzo e che i soldi in cassa non ci sono.
Dicono: Renzi sta vendendo la pelle dell’orso prima di ammazzarlo.
Le reazioni alle promesse di Renzi denotano una totale incapacità di capire quel che sta succedendo in Italia e che fa meravigliosamente il paio con quel che sta succedendo nella Chiesa.
Non si capisce che nella società digitale le parole sono altrettanto potenti dei fatti: sono fatti. Internet è fatto di parole e immagini.
E gran parte di politici e giornalisti sono prigionieri delle balle che essi stessi hanno raccontato.
La prima grandiosa bugia è che in Italia non ci sono i soldi.
Ho scritto fino alla nausea che non si può parlare di crisi in un Paese dove si buttano via quasi 600 miliardi all’anno (200 di evasione fiscale e contributiva, 250 tra corruzione, inefficienza, burocrazia, e ben più di 200 regalati all’economia criminale). Ma la questione grande è che i soldi buttati via provocano una colossale perdita di competitività, impediscono a chi ha idee di poterle sviluppare e umiliano gli imprenditori onesti. La Francia ha lo stesso numero di abitanti dell’Italia, ma ha il 50% in più di Pil (più di 500 miliardi), la differenza è che lì lo stato funziona.
La burocrazia e lo spreco impediscono gli investimenti stranieri, fanno lievitare il costo dell’energia, avviliscono la ricerca… Quindi oltre ai soldi buttati ce ne sono altrettanti che potrebbero circolare nella nostra economia… Occasioni strozzate.
Da tempo ripeto che il cambiamento deve arrivare perché finalmente è maturata l’idea che se ci scrollassimo di dosso la burocrazia e l’inefficienza dello stato cambierebbe tutto. Lo dicono Confindustria, Cna, sindacati, il comune sentire della gente.
Arriva Renzi e dice semplicemente: se ci diamo una mossa si cambia tutto! E dice: prendiamo 15 miliardi dello spreco e dell’inefficienza e diamoli ai lavoratori, tagliamo le tasse alle aziende, aggiustiamo le scuole.
E non solo lo dice: fissa le date!
E molti si chiedono: ma come si può fare? Non c’è riuscito mai nessuno!
Perché ormai lo sappiamo tutti che l’Italia è paralizzata da mille lobby e potentati…
Non si coglie che quel che sta facendo Renzi l’ha già fatto Papa Francesco. È riuscito a smuovere un colosso immane soltanto con il potere delle parole.
La geniale manovra di Ratzinger (che mi pento di aver oltraggiato) gli ha dato in mano un grosso bastone e il popolo cattolico era stanco di quella Chiesa corrotta e distante… E Francesco ha cambiato le regole della comunicazione, ha parlato alla gente e il desiderio di rinnovamento è esploso: ascoltati Radio Maria oggi! Una cosa incredibile!!! E chi lo ferma adesso uno che ti parla d’amore, di comprensione e rispetto verso divorziati e gay e che ti smantella la finanza nera?
Renzi sta seguendo la stessa via. Come il Papa telefona direttamente alle persone.
Una madre che ha perso il figlio nel crollo di una scuola gli manda una mail e lui due ore dopo le telefona per dedicarle un miliardo e mezzo di investimenti sulle strutture scolastiche. Poi il giorno dopo i miliardi raddoppiano. Ti telefona entro due ore!!! Promette uno e dà due! Queste sono immagini che valgono il 2% del Pil da sole!!! L’economia è basata sulle parole, sugli stati d’animo.
E come il Papa si fa fotografare su un’utilitaria e dice cose spiritose.
Un Papa e un politico che fanno ridere!
Renzi che scappa dalla scorta, Renzi che gli altri ministri lo devono tener fermo perché sennò chissà cosa direbbe…
Renzi ha dalla sua parte la storia: l’Italia non può più andare avanti così… Renzi interpreta semplicemente i desideri del paese…
Oggi nessuno può dire di no a Renzi sui 1.000 euro in più all’anno nelle buste paga di 10 milioni di italiani. Chiunque gli si opponga è politicamente morto.
E il fatto che lui dica chiaro: se non do questi soldi entro il 27 maggio sono un buffone dà sostanza alle sue promesse. Perché è evidente che si sta giocando il tutto per tutto.
Ed è questa la novità di Renzi. Usa la propria carriera politica fulminea come garanzia, mette la testa sul ceppo del boia. In un paese abituato a politici che girano con doppie mutande di piombo questo è scioccante. E terrorizzante per i suoi avversari.
Renzi se ne frega delle regolette. E questo è un altro punto a suo favore. Sa bene che il bizantinismo italiano fa sì che in Italia tutto è vietato e tutto è permesso. Se vuoi veramente le cose le fai.
Berlusconi aveva le mani legate perché il suo scopo era salvare sé stesso dalla galera.
Renzi invece ha chiaramente un solo obiettivo: vincere.
Si è capito che Renzi è assetato di potere come nessun altro mai. Non ha altri interessi nell’armadio.
Non è uno che si accontenta di una mazzetta, vuole passare alla storia.
Vuole compiere l’impossibile: salvare l’Italia.
E non solo è ambizioso: è anche cattivo, è uno che ti accoltella il povero Letta senza battere ciglio. E attenti: l’italiano medio adora quelli cattivi…
Renzi è talmente cattivo che ha fregato pure superman Berlusconi… Se riesce a distribuire soldi a 10 milioni di italiani, alle prossime elezioni quanti voti prende?
(E tutti a dire che si era fatto fregare da B…)
Nb
Non sono diventato renziano, ma come dico da tempo, a differenza di Grillo, sono disposto ad allearmi anche col diavolo per riuscire a far fuori burocrazia e spreco… ora come ora non sogno un’Italia socialista mi basterebbe avere un governo di destra svizzero: gente che ragiona…
E appoggerò quindi il progetto Renzi con tutte le mie forze… (e rischiamo che Renzi sia addirittura meglio della destra svizzera). Facciamo funzionare le cose, un minimo… Poi ci scontreremo con Renzi sul senso della vita e la qualità degli spaghetti, sul pane e sulle rose.
Vedi L’arte della guerra di Sun Tzu e Sulla contraddizione di Mao: il comunista deve saper distinguere tra contraddizione principale e contraddizione secondaria…  e Mao si allea con Chiang Kai Shek contro i giapponesi… La lotta alla burocrazia è la madre di tutte le battaglie.
di Jacopo Fo - ilfattoquotidiano

sabato 15 marzo 2014

Si gioca in Ita­lia in que­sti giorni una dop­pia par­tita... Non c’è più molto tempo

Sinistra . Rivoltare come un calzino la legge elettorale è necessario ma non basta. È la prospettiva politica del renzismo che va combattuta ritrovando un’autonomia di deputati e senatori per contrastare una presa del potere che prepara un altro ventennio
Si gioca in Ita­lia in que­sti giorni una dop­pia par­tita. La prima riguarda il con­so­li­da­mento poli­tico e di governo dell’operazione Renzi; la seconda il destino di una pro­spet­tiva rifor­ma­trice seria nel nostro paese, affi­data finora, con alti e bassi di varia natura, e tal­volta peri­co­losi cedi­menti ed equi­voci, — ma affi­data comun­que, — alle buone sorti del Pd. Se Renzi vince la prima, la seconda verrà scon­fitta, per un periodo pre­su­mi­bil­mente incalcolabile.
Quel che è uscito finora dal cap­pello di pre­sti­gia­tore dell’attuale segre­ta­rio Pd-presidente del con­si­glio è poco, con­fuso, con­trad­dit­to­rio, tal­volta incon­si­stente, spesso ine­si­stente, ma ine­qui­vo­ca­bil­mente decla­ma­to­rio e incon­fon­di­bil­mente pubblicitario.
Alcuni punti fermi. L’Italicum fonda le sue for­tune sull’asse con Sil­vio Ber­lu­sconi. Il che di per sé farebbe rab­bri­vi­dire, ma non c’è solo que­sto. Ha attra­ver­sato per un pelo i voti della Camera dei depu­tati. Lo scon­tro sulle “quote rosa” ha rima­ni­fe­stato di colpo l’esistenza sot­ter­ra­nea di un par­tito dei 101, più fedele a Renzi che al pro­prio par­tito e ai pro­grammi elet­to­rali sui quali que­sto si era con­qui­stato bene o male una mag­gio­ranza nell’ultimo voto. Restano, con le “quote rosa”, que­stioni tutt’altro che irri­le­vanti come quelle delle pre­fe­renze, delle soglie di sbar­ra­mento, delle alleanze e del pre­mio fuori misura allo sti­rac­chiato vin­ci­tore. Allo stato attuale delle cose è lecito pre­ve­dere, in caso di appro­va­zione, il rapido tran­sito alla Corte costi­tu­zio­nale per un sospetto, appunto, d’incostituzionalità (Azza­riti, Vil­lone, ripe­tu­ta­mente su que­ste colonne; ma anche su altri gior­nali il discorso cri­tico ha comin­ciato ad affacciarsi).
Dal punto di vista eco­no­mico, abbiamo tutto e il con­tra­rio di tutto: i dieci milioni di sgravi fiscali per i lavo­ra­tori dipen­denti più col­piti dalla crisi; e la pre­ca­riz­za­zione illi­mi­tata e defi­ni­tiva del mer­cato del lavoro (Alleva, il mani­fe­sto, 14 marzo). Ma soprat­tutto pende sulla mano­vra l’incertezza sulle sue fonti. Nes­suno sa, né il pre­si­dente del con­si­glio finora lo ha detto, a quali voci attin­gere per ren­dere reale la sua mira­bo­lante pro­spet­tiva (Fubini, la Repub­blica 13 marzo; Pen­nac­chi, l’Unità, 14 marzo).
Quel che Renzi offre al paese è un com­po­sto ibrido di posi­zioni, affer­ma­zioni, sug­ge­stioni e sol­le­ci­ta­zioni, di cui non è più suf­fi­ciente dire che non è più né di destra né di sini­stra, e nean­che di cen­tro, almeno nel senso tra­di­zio­nale del ter­mine, ma una nuova posi­zione politico-ideologica in cui può entrare di volta in volta tutto, pur­ché con­flui­sca a bene­fi­ciare il più pos­si­bile il pre­sti­gio e la for­tuna del Capo (o Capetto che dir si voglia).
Ade­rire alla pro­spet­tiva di Renzi non signi­fica dun­que sol­tanto rinun­ciare a una pro­spet­tiva e a una poli­tica di sini­stra; signi­fica rinun­ciare a una pro­spet­tiva “poli­tica”, se per poli­tica s’intende, e con­ti­nua a inten­dersi, come si è sem­pre inteso nella tra­di­zione poli­tica occi­den­tale (mica i Soviet, per inten­derci) un cor­retto, lim­pido e dichia­rato rap­porto tra valori, prassi e obbiet­tivi da rag­giun­gere (e, cir­co­lar­mente, viceversa).
Così facendo, Renzi si affianca, con la mag­gior verve che la gio­vane età e una natura esu­be­rante gli con­sen­tono, a quelli che, come ho avuto occa­sione di dire in un pre­ce­dente arti­colo, non sono più i suoi avver­sari ma i suoi con­cor­renti. Il popu­li­smo gli è, per­sino più che negli altri due, impresso nella sua stessa matrice gene­tica. Renzi vola, dal comune di Firenze alla segre­te­ria del Pd e di qui alla pre­si­denza del con­si­glio, in virtù di un’investitura (le pri­ma­rie dell’8 dicem­bre 2013) che non ha, mi ver­rebbe voglia di dire, nes­suna legit­ti­mità costi­tu­zio­nale. Non è dif­fi­cile ora arri­vare alla pre­vi­sione che, se fosse neces­sa­rio, non solo nel campo delle riforme ma nel campo di tutto, sarebbe dispo­ni­bile a fare, come ha già fatto, alleanze, espli­cite o sot­ter­ra­nee, con tutti.
Se le cose stanno così, — mi rendo conto, natu­ral­mente, che si potrebbe discu­tere a lungo di que­ste estre­mi­sti­che pre­messe, — biso­gna fer­mare Renzi prima che sia troppo tardi.
Non tanto per con­sen­tire la ripresa, anzi, la revi­vi­scenza, di una pro­spet­tiva poli­tica di sini­stra nel nostro paese, la quale, se cova ancora fra noi, come io penso, verrà fuori a suo tempo; quanto per con­sen­tire la ripresa di un libero, effet­tivo gioco poli­tico tra forze diverse, anche oppo­ste, tal­volta per­sino dia­lo­ganti e reci­pro­ca­mente inter­con­net­ten­tisi, ma dotate cia­scuna di un pro­prio regi­stro iden­ti­ta­rio, con il quale, orga­niz­za­ti­va­mente ed elet­to­ral­mente, iden­ti­fi­carsi o distin­guersi. Tutto ciò, mi rendo conto, non è facile. Soprat­tutto c’è poco, anzi quasi nes­sun tempo per farlo.
La prima sca­denza pos­si­bile è il dibat­tito in Senato sulla legge elet­to­rale. Biso­gna rivol­tare come un cal­zino il testo che arriva dalla Camera e, come dire, costi­tu­zio­na­liz­zarlo fino in fondo. Sui punti pre­ce­den­te­mente elen­cati sono stati assunti impe­gni pre­cisi (Ber­sani e altri). Vedremo cosa ne verrà fuori.
Ma non basta. Ha col­pito, nei mesi che ci sepa­rano dall’insediamento di Renzi alla segre­te­ria del Pd, e dalla sua pres­so­ché totale con­qui­sta della dire­zione di quel par­tito, come frutto anch’esso auto­ma­tico, delle pri­ma­rie del dicem­bre 2013, la subal­ter­nità, anzi, in nume­rose occa­sioni, la supi­nità della cosid­detta mino­ranza interna del Pd, la quale rap­pre­sen­tava tut­ta­via ancora a quella data quasi la metà degli iscritti al Partito.
Tor­niamo alle pre­messe del mio discorso. Se que­sta subal­ter­nità, o supi­nità, con­ti­nuano anche durante que­sta fase nella mar­cia di avvi­ci­na­mento di Renzi ad una gestione ormai non più discu­ti­bile del potere, non ci saranno altre occa­sioni nel corso, appros­si­ma­ti­va­mente, dei pros­simi dieci anni. Biso­gne­rebbe dun­que agire subito, e costi­tuire, tutti gli eletti Pd che intrav­ve­dono il rischio mor­tale con­te­nuto in tale pro­spet­tiva, gruppi par­la­men­tari auto­nomi, distinti da quelli ren­ziani, — e poten­zial­mente più con­si­stenti di que­sti, — per rove­sciare, nella chia­rezza della nuova situa­zione, lo svol­gi­mento nega­tivo, anzi cata­stro­fico, delle pre­messe poste alla base del mio discorso. Per impe­dire a Renzi di con­qui­stare una gestione illi­mi­tata del potere, si dovreb­bero recu­pe­rare ora, subito e soli­da­mente, e cioè con un pre­ciso e indi­scu­ti­bile atto for­male, le con­di­zioni di una pro­spet­tiva rifor­ma­trice seria nel nostro paese.
Non si tratta di una seces­sione. Anzi. Si tratta di rista­bi­lire un giu­sto equi­li­brio fra l’espressione che c’è stata del voto elet­to­rale e l’uso che ora ne vien fatto. Depu­tati e sena­tori del Pd sono stati eletti sulla base di un diverso pro­gramma poli­tico, con obiet­tivi diversi, una diversa lea­der­ship, una diversa dina­mica delle scelte da assu­mere. Devono sem­pli­ce­mente far rie­mer­gere quel che le pri­ma­rie di par­tito del dicem­bre 2013 sem­bre­reb­bero aver inna­tu­ral­mente sep­pel­lito. Se mai saranno gli altri a pro­te­stare e a ten­tare di farsi valere. Ma non dovrebbe pre­va­lere l’opinione di un gruppo su quella di milioni di elettori.
Con­se­guenze pos­si­bili (pos­si­bili, ripeto, solo se l’andamento del pro­cesso viene rove­sciato, e rove­sciato ora): ricon­qui­stare, — e rifare, — que­sto par­tito. E cam­biare la com­po­si­zione par­ti­tica che sta attual­mente alla base della mag­gio­ranza par­la­men­tare che regge que­sto governo. Se que­sta com­po­si­zione cam­bia, pos­sono aprirsi sce­nari per ulte­riori cam­bia­menti. Se que­ste pos­si­bi­lità ven­gono espe­rite fino in fondo, non è per niente detto che il governo, cioè l’Italia, — iden­ti­fi­ca­zione que­sta che viene con­ti­nua­mente ed enfa­ti­ca­mente ripe­tuta, ma che andrebbe quanto meno discussa, — vadano a carte qua­ran­totto. Magari ne viene fuori lo stesso governo, ma diverso. Oppure un governo tutto diverso. E magari più forte. E più cre­di­bile, anche a livello euro­peo. Quel che è asso­lu­ta­mente certo è che restare immo­bili e indi­fesi den­tro la mano­vra ren­ziana, rap­pre­senta la morte, non solo per il governo, non solo per il Pd, non solo per i gruppi par­la­men­tari del Pd, ma anche e soprat­tutto, que­sta volta sì, per l’Italia.

Milano, i fascisti si chiudono in albergo

Neonazi. Casa Pound e Alba Dorata oltraggiano la città medaglia d'oro della Resistenza con un convegno all'hotel Admiral di via Domodossola. Gli antifascisti (militanti, centri sociali, partiti e associazioni) chiedono alle istituzioni di negare l'agibilità politica. Pressioni anche nei confronti della proprietà dell'albergo che ospita il raduno
A volte ritor­nano. A Milano non è mai troppo alle­gra una fine set­ti­mana di ini­zia­tive anti­fa­sci­ste quando i fasci­sti ci sono dav­vero. Qui non è una pre­senza che passa inos­ser­vata, anche se quei pochi che ci pro­vano fanno sem­pre di tutto per nascon­dersi nel peg­giore dei modi. E comun­que la cac­cia all’indirizzo dell’ultimo raduno neo nazi rimane pur sem­pre il miglior vei­colo pub­bli­ci­ta­rio (per loro).
Oggi alle 16, dopo tanto stu­diato riserbo, si ritro­vano all’Hotel Admi­ral di via Domo­dos­sola, zona Fiera. Sono gli adepti di Casa Pound Milano, una ven­tina di mili­tanti, ma que­sta volta con tanto di ospiti spe­ciali: alcuni espo­nenti di Alba Dorata, il par­tito dell’estrema destra greco che non ha certo biso­gno di pre­sen­ta­zioni. Par­le­ranno di Europa e di come ribel­larsi alla dit­ta­tura della finanza e que­sto, al di là del gla­mour hor­ror, è un pro­blema piut­to­sto serio, per­ché per la prima volta l’essere “anti­si­stema” dell’estrema destra rischia di tro­vare con­sensi tra­sver­sali. Quanto agli anti­fa­sci­sti, come sem­pre, come è dove­roso che sia, a loro tocca il ruolo forse poco esal­tante di sentinelle.
Non c’è voglia, né forze, per pre­pa­rare una piazza. E allora la stra­te­gia comunicat(t)iva degli anti­fa­sci­sti mila­nesi punta almeno a con­vin­cere l’albergo a chiu­dere le porte in fac­cia agli imba­raz­zanti con­ve­gni­sti (è suc­cessa la stessa cosa a Monza, dove pro­prio oggi un hotel ha rifiu­tato una sala a Forza Nuova, all’ultimo minuto e dopo mille pressioni).
“Egre­gio diret­tore dell’Hotel Admi­ral, mi uni­sco a quanti le hanno già scritto per dis­sua­derla a con­ce­dere”… comin­cia così la let­te­rina gar­bata che sta inta­sando la posta elet­tro­nica della dire­zione dell’albergo. Dif­fi­cile però che annul­lino la pre­no­ta­zione della sala dopo un solo giorno di mobi­li­ta­zione, a meno che non si ren­dano conto che non è bello vedersi asso­ciati ad una for­ma­zione neo nazi­sta. Poi c’è la poli­tica, tutta.
Cgil, Fiom, Rifon­da­zione, Sini­stra per Pisa­pia, cen­tri sociali, asso­cia­zioni, tutti a far pres­sioni sulle isti­tu­zioni (que­stura e pre­fet­tura soprat­tutto) per­ché non con­ce­dano spazi di agi­bi­lità all’estrema destra. Molti si aspet­tano anche una presa di posi­zione decisa da parte della giunta di Palazzo Marino, e magari di qual­che par­la­men­tare par­ti­co­lar­mente sen­si­bile alle ragioni sto­ri­che che fanno di Milano la piazza più anti­fa­sci­sta d’Italia. Una piazza che soprat­tutto nella sua parte più mili­tante per que­sti due giorni si è già messa in moto per ricor­dare Davide Cesare, detto Dax, il ragazzo ucciso da due balordi anti­fa­sci­sti undici anni fa in via Brio­schi. Un motivo in più per vivere come un insulto la pre­senza di Casa Pound ed Alba Dorata a Milano.
Diverse, infatti, sono le ini­zia­tive pre­vi­ste. Oggi, a Monza, è con­fer­mato alle 15 il pre­si­dio anti­fa­sci­sta con­tro la pre­senza di Forza Nuova. Due ore dopo, a Novate Mila­nese, cor­teo in piazza Mar­tiri della Libertà con­tro l’ingresso di Casa Pound nel con­si­glio comu­nale (con un con­si­gliere sim­pa­tiz­zante). Sem­pre oggi, a Roz­zano, alle 22, in via Fran­chi Maggi 118, con­certo per Dax con Banda Bas­sotti, Los Fasti­dios, Skas­sa­punka e Cleo­pa­tra Sound. Domani, invece, in Ripa dei Mal­fat­tori (Ripa di Porta Tici­nese 83), alle 16 incon­tro con i com­pa­gni fran­cesi del Comité pour Cle­ment (nel nome del ragazzo ucciso a Parigi l’anno scorso dai fasci­sti). Poi, alle 21, in via Brio­schi, musica e cor­teo sem­pre per Dax, lungo le vie del “suo” quar­tiere Ticinese.
di Luca FAzio - ilmanifesto.it

l’intenzione è quella di restringere sempre più il potere degli elettori. E il pluralismo, a tutto vantaggio dei partiti maggiori

Da Romolo a Mat­teo Renzi. Il senato si avvia davv­vero a scom­pa­rire? L’Assemblea delle auto­no­mie pro­po­sta dal pre­si­dente del Con­si­glio non è solo la cor­re­zione, attesa da anni, del bica­me­ra­li­smo pari­ta­rio, ma un inter­vento pro­fondo nell’architettura della Costi­tu­zione. La costi­tu­zio­na­li­sta Lorenza Car­las­sarre lo boc­cia in pieno. Con una pre­messa. «L’idea di limi­tare a una camera il rap­porto fidu­cia­rio del governo è vec­chia e con­di­visa. Ma per affi­dare al senato fun­zioni di garan­zia poli­tica o di rac­cordo con i cit­ta­dini sui ter­ri­tori. Qui non si fa né l’una cosa né l’altra. Mor­tati già nell’assemblea Costi­tuente diceva che il senato avrebbe dovuto ’inte­grare la rap­pre­sen­tanza’. La bozza che ha pre­sen­tato Renzi è la nega­zione di quel pensiero».
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Pro­fes­so­ressa Car­las­sare, come andrebbe supe­rato a suo giu­di­zio il bica­me­ra­li­smo paritario?
Ho tro­vato nei lavori della com­mis­sione bica­me­rale del ’97 una pro­po­sta inte­res­sante. Si imma­gi­nava allora il senato come un con­trap­peso isti­tu­zio­nale al governo, reso neces­sa­rio dall’affermarsi dei sistemi mag­gio­ri­tari nei quali l’equilibrio si spo­sta fatal­mente in favore dell’esecutivo. E in que­sto caso, cito dalla rela­zione della bica­me­rale, si impone la valo­riz­za­zione della fun­zione di con­trollo demo­cra­tico verso il governo stesso. Il senato avrebbe dovuto occu­parsi delle libertà della per­sona, degli orga­ni­smi neu­trali e del sistema di informazione.
L’Assemblea delle auto­no­mie rea­lizza almeno l’altro obiet­tivo, quello di rap­pre­sen­tare i territori?
Non mi pare. Così com’è pro­po­sta non è espres­sione del popolo della regione, delle sue diverse istanze e inte­ressi. Sem­bra più un organo di rac­cordo dei governi regio­nali tra loro e con il governo cen­trale. Pro­prio in que­sta fase sto­rica in cui cre­sce la domanda di par­te­ci­pa­zione, si risponde esclu­dendo gli elet­tori dalla scelta dell’istituzione. L’obiettivo è chiarissimo.
Qual è?
Vedo un filo logico tra la riforma elet­to­rale e que­sta pro­po­sta sul bica­me­ra­li­smo. L’intenzione di restrin­gere sem­pre più il potere degli elet­tori è la stessa. Si punta a ridurre il peso del popolo sovrano, addo­me­sti­carlo, taci­tarne la volontà. Dimi­nuire le garan­zie demo­cra­ti­che è in fondo un desi­de­rio da molti anni domi­nante. Ma qui, con que­sta nuova assem­blea dei nota­bili che si sosti­tui­sce agli eletti dal popolo, il dise­gno appare chia­ris­simo. E che dire poi dei 21 nomi­nati diret­ta­mente dal pre­si­dente della Repub­blica che potreb­bero da soli for­mare una pat­tu­glia nutrita in grado di spo­stare gli equi­li­bri poli­tici all’interno della assemblea.
Ma i pre­si­denti di regione e i sin­daci sono in fondo eletti dai cittadini.
Pec­cato che i pre­si­denti di regione in una data tor­nata elet­to­rale potreb­bero benis­simo essere tutti o quasi tutti espres­sione della stessa forza poli­tica. È già suc­cesso. E i due con­si­glieri regio­nali man­dati a Roma sareb­bero a tutto con­ce­dere rap­pre­sen­tanti dei due par­titi mag­giori, gli stessi che stanno dise­gnando una legge elet­to­rale a loro uso e con­sumo. Cioè in pra­tica si vuole con­sen­tire l’esistenza di due soli par­titi, stron­care il plu­ra­li­smo che invece è un con­cetto che per­vade tutta la Costi­tu­zione. La stessa cosa si fa met­tendo nella legge elet­to­rale la soglia di sbar­ra­mento all’8%.
Siste­mata la com­po­si­zione di que­sta Assem­blea, che dice delle fun­zioni che si imma­gina di dare a que­sti senatori-non più senatori?
Che non essendo eletti non pos­sono avere la fun­zione legi­sla­tiva che si vuole dare loro, oltre­tutto per leggi impor­tan­tis­sime come quelle costi­tu­zio­nali. Non sono espres­sione del corpo elet­to­rale, non rap­pre­sen­tano il plu­ra­li­smo, e dovreb­bero par­te­ci­pare al pro­ce­di­mento di revi­sione? Ma scher­ziamo? È una vio­la­zione pre­cisa del prin­ci­pio costi­tu­zio­nale della sovra­nità popo­lare. Ma le assur­dità non sono finite. Que­sti sena­tori dovreb­bero con­cor­rere all’elezione degli organi di garan­zia, il pre­si­dente di que­sto senato dovrebbe avere fun­zioni di sup­plenza del pre­si­dente della Repub­blica, rap­pre­sen­tando la seconda carica dello stato… Basta, sono senza parole.
ilmanifesto.it

Studenti occupano Ducale, mostra gratis

Centocinquanta studenti del movimento 'Reup' (Rete Universitaria Precaria) hanno occupato questo pomeriggio l'ingresso di Palazzo Ducale chiedendo e ottenendo di poter visitare gratuitamente la mostra di Edward Munch. Sono intervenuti vigili urbani e agenti della Digos che hanno bloccato l'accesso dei manifestanti. Per evitare disagi la mostra e stata chiusa al pubblico. Al termine di una trattativa è stato deciso di concedere l'ingresso gratuito agli studenti divisi per gruppi.
ansa

martedì 11 marzo 2014

Italicum, quote rosa ko col voto segreto

Respinti tutti tutti e tre gli emendamenti. E subito scoppia la polemica nel Partito democratico. Sandra Zampa (Pd): «Mancano i nostri voti, lo dicono i numeri». Soddisfazione nel Centrodestra. Il governo aveva detto: ci rimettiamo alla decisione dell'Aula.
Bianchi (Ncd): «Sulle donne può saltare l'Italicum»
LA SCHEDA  Un anno a tappe quasi forzate 
avvenire.it

lunedì 3 marzo 2014

Tav: sigilli baita, 4 mesi a Grillo

(ANSA) - TORINO, 3 MAR - Il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, è stato condannato a 4 mesi per violazione di sigilli. Stessa condanna è stata inflitta ad Alberto Perino, carismatico leader del Movimento che si oppone alla Torino-Lione. Questa la decisione del giudice monocratico Elena Rocci di Torino, che per la vicenda della baita No Tav di Chiomonte. La procura aveva chiesto nove mesi per entrambi.

"Viviamo in un clima di caccia alle streghe", commenta Perino.

Proteste in aula alla lettura della sentenza.

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Tensione sempre più alta in Ucraina, con l'avanzamento dell'occupazione russa in Crimea

(ANSA) - ROMA, 3 MAR - Tensione sempre più alta in Ucraina, con l'avanzamento dell'occupazione russa in Crimea. Kiev parla di disastro imminente, il G7 condanna Mosca e sospende i preparativi per il G8 a Sochi, mentre Kerry si spinge ad affermare che la Russia rischia il suo posto tra i Grandi otto.

Oggi incontro tra Putin e la Timoshenko; la Ashton sarà a Kiev; a Bruxelles Consiglio degli Esteri Ue.

Ucraina: esplosione udita a Simferopoli

(ANSA) - ROMA, 3 MAR - Un'esplosione più forte, seguita da un meno intensa, è stata udita nell'area di Simferopoli, capitale della Crimea presa ormai sotto controllo dalle forze russe e filo-russe. Lo riferisce la Bbc, in mancanza di dettagli. Il sito di Ukrainska Pravda, da parte sua, sostiene che militari russi avrebbero fatto esplodere granate assordanti completando la requisizione di edifici della base militare ucraina presso l'aeroporto di Belbek, incluso un deposito di munizioni.

Corea Nord, lancio missili corto raggio

(ANSA) - TOKYO, 3 MAR - La Corea del Nord ha lanciato due missili a corto raggio dalla costa orientale nel mar del Giappone. I missili sono stati lanciati dalla zona di Gitdaeryeong e da Wonsan, sulla costa orientale, a partire dalle 6:19 ora locale (le 22:19 di ieri in Italia). "Si ritiene che i vettori usati abbiano una copertura fino a 500 chilometri", secondo un funzionario del ministero della Difesa sudcoreano citato in forma anonima dalla Yonhap.

Cinema - Oscar: 'La grande bellezza' miglior film straniero. Sorrentino ringrazia Fellini e Maradona

"La grande bellezza" di Paolo Sorrentino ha vinto l'Oscar per il miglior film straniero. "Grazie alle mie fonti di ispirazione Federico Fellini, Martin Scorsese, Diego Armando Maradona, a Roma, a Napoli e alla mia più grande bellezza personale, Daniela, Anna e Carlo". Queste le prime parole di Paolo Sorrentino sul palco del Dolby Teathre dopo aver ricevuto l'Oscar per "La Grande Bellezza".
L'Oscar torna in Italia dopo 15 anni. L'ultimo ad aver conquistato la statuetta era stato Roberto Benigni con "La vita è bella" nel 1999. Ad annunciare la vittoria della "Grande Bellezza" sono stati Ewan McGregor e Viola Dacis. Sorrentino ha ricevuto il premio insieme a un entusiasta Toni Servillo e il produttore Nicola Giuliano.
Il neoministro dei Beni Culturali Dario Franceschini ha chiamato al telefono Sorrentino per esprimergli "gioia e ringraziamenti". "Al risveglio - ha scritto su Twitter - sarà per l'Italia un'iniezione di fiducia in se stessa. Viva Sorrentino, viva il cinema italiano! Quando il nostro Paese crede nei suoi talenti e nella sua creatività, torna finalmente a vincere".
Il vero vincitore dell'86/ma edizione degli Oscar è però Gravity di Alfonso Cuaròn che si porta a casa ben 7 statuette su 10 nomination, tra cui anche regia e montaggio. Miglior film, però, è 12 anni schiavo. Miglior attore protagonista Mattew McConaughey, miglior attrice Cate Blanchett
ansa

 

domenica 2 marzo 2014

Ucraina: premier, se Russia attacca, guerra

(ANSA) - KIEV, 2 MAR - Se la Russia desse corso all'invio di truppe autorizzato oggi dal senato di Mosca sarebbe "la guerra".

Lo dice stasera il premier ucraino, Arseni Iatseniuk, aggiungendo peraltro di non credere che un intervento militare russo ci sarà davvero. Intanto, l'esercito ucraino è stato messo in stato d' allerta. Lo ha detto il presidente ad interim Olexandr Turtchinov precisando che è stata anche rafforzata la protezione delle centrali nucleari e dei siti strategici.
ansa

Papa Francesco, Vaticano S.p.a. 2014

Papa Francesco è diventato l’Amministratore Delegato, Presidente e Governatore della Onlus internazionale Città del Vaticano S.p.A. 



Nella Prefazione dell’enciclica “Caritas in veritate” di Benedetto XVI è scritto a chiare note: “La Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire e non pretende minimamente d’intromettersi nella politica degli Stati”. Nell’aprile del 2012 intitolai un articolo su Papa Benedetto  “Obbedienza! Ma dopo di lui cosa sarà?”: la chiesa diventerà una Onlus caritatevole di volontariato ? Quel “grande Papa” stava già  “riedificando” e “ricodificando” dal 2009 una filosofia teologica Cattolica a fronte dell’impoverimento relativista storico che stava sovvertendo le cause con la finalità esclusivamente trascendentale della stessa Chiesa.
Siamo nel 2014: ci siamo! Papa Francesco è diventato l’Amministratore Delegato, Presidente e Governatore della Onlus internazionale Città del Vaticano S.p.A.
Quando, come primo atto, distrusse tutta la Curia romana con vari rimbrotti indirizzati agli “intriganti romani” tra il tripudio dei companeros italiani, l’avevamo capito: il suo compito sarebbe stato quello di eliminare il Romacentrismo per rendere il Vaticano un Regno al proprio ed unico comando. Il Papa nascondendosi dietro al pauperistico nome di Francesco, invece di rendere San Pietro indirizzata al puro misticismo trascendentale come la Porziuncola, si è posto in testa nuovamente il “Triregno”. La nuova Organizzazione dei Cardinali simil-G8 internazionale disegna una vera e propria Azienda diversificata nel mondo intero, la cui supervisione tecnica è coordinata da un Segretariato di Controllo su tutte le funzioni economiche ed amministrative della Santa Sede. Questo organismo è capitanato da un Prefetto proveniente proprio dall’altra parte del mondo: un australiano che assume i compiti di un vero e proprio ministro dell’Economia o del tesoro, essendo questo gruppo coadiuvato - novità assoluta - da sette espertissimi laici. Presto, la sede del Vaticano potrebbe benissimo essere trasportata dall’altra parte del Mondo su di un grattacielo!
Con le scuse di semplificare ed incrementare la trasparenza e i controlli interni delle strutture economiche e di assicurare un maggiore aiuto all’azione del Vaticano in favore dei poveri, si è distrutta completamente la Segreteria di Stato che prima, oltre che a svolgere una funzione di controllo amministrativo, svolgeva il ruolo più importante verso l’esterno, gestendo le relazioni diplomatiche della Santa Sede.
Papa Francesco ha completamente annullato qualsiasi ruolo pubblico mediatico degli altri Cardinali e Vescovi. Sono spariti Bagnasco, Bertone, perfino Tettamanzi, … non parla più nessun alto prelato; nessuno contraddice nessuno: c’è solo il Papa che accarezza i bimbi, che si porta la borsa, che viaggia in una scomodissima utilitaria, che invita tutti i diseredati a sbarcare a Lampedusa, che continua a riprendere pubblicamente, come si fa con i bambini all’oratorio (tra il tripudio dei laici), i preti, vescovi, suore e cardinali, dicendo loro -come al tempo del Duce - di non commentare l’operato del Capo, di non fare pettegolezzi, (silenzio, il nemico - il diavolo - ascolta!) di non perpetuare gli intrighi di corte per far carriera. C’è solo un Papa, osannato da tutta la sinistra laica ex-anticlericale, mangiapreti, rivoluzionaria - come quella guerrigliera, propugnata dalla Teologia della Liberazione sudamericana - che paragona il liberismo “sfrenato” all’inferno, invitando ad essere tutti uguali, poveri tra i poveri! Un Papa – solo - che si porta la borsa da solo, perché non si fida neanche del segretario personale! Un Papa che si chiede chi sia Egli stesso per giudicare un peccatore. Se non lo sa lui, glielo dico io: il Papa è colui il quale viene nominato dallo Spirito Santo come Vicario in Terra da Cristo. Caro Francesco, attento a liberare troppe colombe bianche, ci sono in agguato cornacchie e gabbiani che se le mangiano!

di Roberto Pepe - italiachiamaitalia.it