lunedì 20 gennaio 2014

Sarah Scazzi: giudici, Sabrina resta in carcere

(ANSA) - TARANTO, 20 GEN - La Corte di Assise di Taranto ha rigettato l'istanza di scarcerazione avanzata dai difensori di Sabrina Misseri,condannata all'ergastolo per l'omicidio della 15enne di Avetrana Sarah Scazzi,insieme con la mamma,Cosima Serrano.I legali lamentavano il mancato deposito delle motivazioni della sentenza e le precarie condizioni di salute di Sabrina, detenuta a Taranto dal 15/10/2010.In subordine i legali avevano chiesto per Sabrina gli arresti domiciliari presso la casa della zia Emma Serrano.

Mediaset: il 10 aprile udienza 'affidamento' Cav

MILANO - E' stata fissata per il 10 aprile, davanti al tribunale di sorveglianza di Milano l'udienza per discutere l'affidamento in prova ai servizi sociali di Silvio Berlusconi, condannato definitivamente a 4 anni di carcere, tre dei quali coperti da indulto, per il caso Mediaset. L'atto di fissazione dell'udienza è stato notificato oggi alla difesa.
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Dalla cultura alla politica il cordoglio per Abbado

(Adnkronos) - Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, esprime il profondo cordoglio suo personale e del governo per la morte del Maestro e senatore a vita Claudio Abbado. ''Con il suo talento, la sua dedizione, i risultati eccezionali raggiunti a livello nazionale e internazionale nel corso della sua lunga carriera, è stato e rimarrà un punto di riferimento per tutto il Paese e non solo. Il mondo della musica e della cultura - sottolinea Letta - perde un protagonista assoluto. Ci restano però la sua testimonianza e il suo esempio, a beneficio soprattutto di quei giovani per i quali Claudio Abbado tanto si è speso''.
La notizia della morte di Claudio Abbado "ci ha colpito e commosso. Poche persone come lui hanno saputo in questi anni dare prestigio alla cultura italiana, portandola nei teatri e nelle sale da concerto più importanti del mondo", dice la presidente della Camera Laura Boldrini, aprendo i lavori alla sala della Regina di Montecitorio del convegno per il Rapporto Federculture. "Un pensiero commosso a Claudio Abbado a nome mio e del Partito Democratico. La sua scomparsa è una perdita gravissima per la cultura italiana e per il Paese. Il suo costante impegno per sostenere e valorizzare i giovani talenti ha lasciato il segno anche qui a Firenze, in una scuola di musica di Fiesole, a cui il Maestro ha voluto devolvere la sua indennità di senatore a vita. La sua arte ha onorato l'Italia nel mondo, la sua passione civile rimarrà d'esempio per ciascuno di noi". Così il segretario del Pd, Matteo Renzi. "Aver lavorato con lui è stata una delle esperienze più importanti e formative della mia vita. Credo fosse un vero 'sovrano', aveva immensa autorevolezza ed intelligenza. La notizia della sua morte è un grande dolore". Il regista Mario Martone ricorda così, all'Adnkronos, il Maestro Claudio Abbado, con il quale aveva lavorato alla messa in scena di 'Così fan tutte' all'inizio degli anni 2000. "Aveva ancora moltissima musica da dirigere, tante iniziative da portare avanti. E' stato straordinario fino alla fine, straordinario per l'impegno che ha mantenuto nonostante le difficoltà dovute al suo stato di salute. Abbado lascia un insegnamento importantissimo, anche per la sua capacità di impegno civile. Lo amavo e lo amo molto, maestri così, non solo nel campo della musica, non so proprio quanti ce ne siano", conclude Martone.

Sochi: nuova minaccia jihadista a Putin. Islamici rivendicano attacchi Volgograd

(ANSA) - MOSCA, 20 GEN - Un gruppo di jihadisti del Caucaso del Nord ha rivendicato i due attentati kamikaze di fine anno a Volgograd (34 morti) con un video su Youtube in cui si minaccia poi un "regalo" a Vladimir Putin e ai turisti per i Giochi di Sochi. Nel video si vedono due uomini che parlano con in mano un kalashnikov all'ombra di versetti islamici in stile Al-Qaida.

''Se terrai queste Olimpiadi, ti faremo un regalo per l'innocente sangue musulmano versato in Afghanistan, Somalia e Libia'', proclamano.

Datagate, Berlino pronta a indagare Obama

Il governo tedesco sta pensando di avviare un procedimento giudiziario contro gli Usa, con l'accusa di aver spiato il telefono della cancelliera Angela Merkel, secondo le rivelazioni di Edward Snowden. Secondo Der Spiegel, il ministro della Giustizia Heiko Maas avrebbe comunicato al collega degli Esteri Steinmeier, che il procuratore generale federale potrebbe avviare tali azioni penali. Un portavoce del procuratore ha precisato che "una decisione definitiva non e' ancora stata presa".
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Ucraina, è ancora caos

KIEV  - A Kiev è l'alba, ma continuano gli scontri tra manifestanti antigovernativi e poliziotti iniziati più di 15 ore fa nel centro di Kiev. Il numero dei dimostranti schieratisi contro la polizia si è però ridotto ad appena un migliaio. Le barricate improvvisate dai manifestanti sono usate soprattutto come protezione per i lanciatori di bottiglie incendiarie.


La polizia ucraina ha arrestato una dozzina di manifestanti per gli scontri che da ieri pomeriggio continuano a sconvolgere il centro di Kiev. Lo fa sapere il ministero dell'Interno, precisando che tra gli arrestati ci sono un trentenne membro del partito ultranazionalista Svoboda e un quarantunenne membro del gruppo nazionalista Patriota d'Ucraina, che è già stato in carcere per 13 anni perché condannato per omicidio.

150.000 in piazza, 150 feriti in scontri
di Giuseppe Agliastro
 Dilaga la protesta 'europeista' in Ucraina e nel centro di Kiev torna la tensione. E' da diverse ore che la capitale è teatro di violenti scontri, che hanno fatto finora circa 150 feriti, fra cui 70 poliziotti (di cui 40 in ospedale). Secondo quanto hanno riferito all'ANSA degli operatori della Croce rossa, i feriti tra i manifestanti sarebbero invece un centinaio. Intanto il presidente Viktor Ianukovich mostra i primi segni di apertura promettendo di iniziare già domani a dialogare con i suoi avversari politici, secondo quanto assicura Vitali Klitschko, uno dei leader dell'opposizione, che a notte fonda ha evocato lo spettro di una "guerra civile". E intanto gli Usa minacciano di imporre delle sanzioni se non cesseranno le violenze. Ma i protagonisti della giornata sono anche le circa 150.000 persone (200.000 secondo alcune fonti) che si sono radunate dietro le barricate di piazza Maidan per manifestare pacificamente contro un pacchetto di leggi fortemente criticato dall'opposizione e che, tra l'altro, inasprisce le pene per chi partecipa a manifestazioni non autorizzate. Le violenze sono scoppiate in serata, quando alcune migliaia di dimostranti con il volto coperto e armati di bastoni hanno attaccato un cordone di polizia posto a difesa dei palazzi del potere. Ne sono nati durissimi scontri, che si stanno protraendo nella notte. L'ANSA sul posto ha constatato che i dimostranti stanno lanciando pietre e fumogeni contro la polizia, ma anche molte bottiglie molotov che hanno incendiato almeno sei mezzi delle forze dell'ordine. Gli agenti, che finora non hanno caricato, rispondono con i gas lacrimogeni e con getti d'acqua, forse lanciati con un cannone ad acqua, anche se il ministero dell'Interno smentisce e assicura che si tratta solo di una pompa antincendio. L'opposizione ha subito condannato le violenze e accusato il governo di voler creare disordini per sgomberare la piazza, ma dietro i migliaia di estremisti che partecipano agli scontri con la polizia circa 10.000 persone li incitano restando a debita distanza. I dimostranti, inoltre, secondo il ministero dell'Interno, avrebbero catturato e picchiato un agente per poi trascinarlo in uno degli edifici occupati. Ora sarebbe in ospedale con un trauma cranico e vertebre fratturate. A nulla è servito l'intervento del 'dottor Pugno di ferro' Vitali Klitschko: il campione di boxe divenuto uno dei tre principali leader dell'opposizione ha cercato di calmare la folla e per tutta risposta è stato aggredito da un manifestante in divisa paramilitare che gli ha 'sparato' addosso con un estintore, mentre la gente gli dava del "traditore" e urlava "Non parole, ma azioni!". Ed è stato lo stesso Klitschko in tarda serata, dopo un incontro con Ianukovich, ad affermare che il capo dello Stato avrebbe promesso di istituire, già da stamattina, "una commissione che comprenda rappresentanti dell'amministrazione presidenziale, del governo e dell'opposizione per trovare una soluzione alla situazione di crisi". A tarda notte il campione di boxe ha poi detto di non poter escludere una guerra civile se il governo non smetterà di ricorrere alla violenza e ha precisato che si deve fare "tutto il possibile per evitare un bagno di sangue". Poco prima un appello alla fine delle violenze e al governo perché intavoli negoziati con l'opposizione era venuto dall'ambasciata statunitense a Kiev, e anche il capo della delegazione Ue in Ucraina, Jan Tombinski, ha chiesto ai manifestanti di mettere fine agli scontri per "non aggravare una situazione già difficile e pericolosa". Dopo quasi due mesi di manifestazioni, molti dimostranti sono impazienti e vogliono una soluzione immediata alla crisi politica che sta attraversando il Paese. Lo si è capito già nel primo pomeriggio, quando la piazza ha invocato "un leader", chiedendo che l'opposizione definisca un candidato unico per le presidenziali del 2015 o "un capo della rivoluzione". Per ora gli 'europeisti' restano un gruppo eterogeneo, fatto di ultrà di destra, ma anche di liberali e di moderati di centro fra i quali è difficile un compromesso. L'opposizione è però unita nel condannare le recenti "leggi liberticide", che prevedono pene severe per chi partecipa a manifestazioni non autorizzate o occupa edifici pubblici o si copre il volto durante le proteste. Per contestare quest'ultima norma tanti manifestanti hanno indossato delle maschere di carnevale. Nel pomeriggio sul palco di Maidan è salita anche Tetiana Chornovol, la reporter e attivista politica picchiata brutalmente nella notte di Natale.
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Scossa 4.2 al centrosud, tra Molise e Campania

CAMPOBASSO  - Una scossa di terremoto di magnitudo 4.2 alle 8,12 è stata localizzata nel distretto sismico Monti del Matese, tra il Molise e la Campania. Il sisma è stato nettamente avvertito a Campobasso e in molti altri centri della provincia. A Bojano gente in strada sotto la pioggia.

Una scossa di terremoto é stata avvertita in alcune zone della Campania poco dopo le 8.10. La scossa - si apprende dal comando provinciale dei Carabinieri di Napoli - é stata sentita anche in alcuni quartieri della città partenopea. La scossa é stata sentita in maniera molto chiara nella zona di Nola e dei monti del Matese, la stessa dove si é un altro evento sismico 2 settimane fa caratterizzato da un successivo sciame. L'evento é strato sentito anche in alcune aree del Sannio. Numerose le persone che sono scese per strada.
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Le parole per l’organo della mente

Il lin­guag­gio come unica pos­si­bi­lità per avere presa sul mondo, di più per farlo esi­stere. E poi, alcune domande fon­da­men­tali: chi parla lin­gue dif­fe­renti vede anche la realtà con occhi diversi? Luogo seman­tico, che ha il suo filo d’Arianna nelle strut­ture cogni­tive, ma anche «posto» imma­gi­na­rio dove rifu­giarsi con alfa­beti segreti o cospi­ra­tivi, la parola genera uni­versi. Ma i codici com­plessi che danno ori­gine a con­cetti ed emo­zioni sono del tutto spiegabili? La nona edi­zione del Festi­val delle Scienze di Roma (pre­sen­tato ieri in Cam­pi­do­glio alla pre­senza del sin­daco Igna­zio Marino), che si svol­gerà dal 23 al 26 gen­naio negli spazi dell’Auditorium Parco della Musica, ha scelto l’area lin­gui­stica come ter­ri­to­rio da esplo­rare e intorno al quale inter­ro­garsi. Con­fe­ren­zieri e pub­blico si con­fron­te­ranno su una gran varietà di tema­ti­che, che pre­ve­dono il lin­guag­gio come pecu­lia­rità umana, ma anche come dispo­si­tivo per le mac­chine; la gram­ma­ti­che fan­ta­sti­che e cele­bri casi di «devianza», come testi­mo­nia il film Tem­ple Gran­din. Una donna straor­di­na­ria (regia di Michael Jack­son) che rac­conta le vicende bio­gra­fi­che della scien­ziata auti­stica descritta da Oli­ver Sacks in Un antro­po­logo su Marte. C’è spa­zio anche per la foto­gra­fia (la mostra di Armin Linke), per i gio­chi di parole (Foyer Audi­to­rium dove ci si diver­tirà a tra­durre con gli algo­ritmi), per la lin­gua dei segni (la pro­ie­zione di un docu­men­ta­rio sulla Lis di Chiara Tar­fano e Sil­via Bencivelli). «Il lin­guag­gio, o i lin­guaggi — ha spie­gato Vit­to­rio Bo, diret­tore scien­ti­fico della ker­messe — è uno dei grandi temi della scienza, ma non solo. Basti pen­sare al ruolo chiave che rap­pre­senta anche per l’arte. È l’elemento distin­tivo dell’essere umano, uni­sce e divide, e rende pos­si­bile la comu­ni­ca­zione voluta». Ad aprire le danze degli incon­tri, il 23 gen­naio alle ore 18, sarà la tavola rotonda tra il diret­tore dell’Istituto Jean-Nicod di Parigi Phi­lippe Schlen­ker, Luigi Rizzo dell’Università di Siena, Andrea Moro dell’Università Iuss di Pavia. Star di que­sta edi­zione è il lin­gui­sta dell’Istituto di tec­no­lo­gia del Mas­sa­chu­setts (Mit), Noam Chom­sky che, con la sua teo­ria sulla «gram­ma­tica gene­ra­tiva tra­sfor­ma­zio­nale» ha rivo­lu­zio­nato il campo della ricerca. Il lin­gui­sta terrà, la sera (ore 21) del 25 gen­naio, un incon­tro, intro­dotto da Andrea Moro, dal titolo: «Il lin­guag­gio come organo della mente». Lo stu­dioso sarà pro­ta­go­ni­sta anche di una talk-opera per ensem­ble stru­men­tale di Ema­nuele Casale. Chom­sky è in buona com­pa­gnia: ospiti del festi­val sono alcuni dei più grandi nomi della lin­gui­stica, neu­ro­lo­gia e scienze cognitive. Cosa può acca­dere in un cer­vello che non fun­ziona come dovrebbe? La pato­lo­gia e la gene­tica tro­ve­ranno una «casa» nelle con­fe­renze di Alfonso Cara­mazza, pro­fes­sore di neu­ro­psi­co­lo­gia ad Havard e Simon Fisher, gene­ti­sta e neu­ro­scien­ziato (Planck Insti­tute di Nijimegen). La nascita del lin­guag­gio e i miste­riosi pro­cessi che por­tano un bam­bino a egua­gliare un adulto in poco tempo saranno l’oggetto delle rela­zioni di Ste­phen Crain e Jesse Sne­de­ker. «Discorsi bestiali: lin­guag­gio, coscienza e diritti ani­mali» sarà invece il tema dell’incontro tra il neu­ro­scien­ziato Augu­sto Vitale e il filo­sofo Felice Cimatti. «L’incomprensione lin­gui­stica» sarà il perno della rela­zione che Tul­lio De Mauro terrà, dome­nica 26, all’Auditorium della Musica. Per tutta la durata del Festi­val delle Scienze, sarà pos­si­bile «gio­care con le parole». Codice edi­zioni pro­pone il gioco «Parole al cubo», men­tre è pos­si­bile esplo­rare il ter­reno minato delle tra­du­zioni con il soft­ware «Trans­late language».
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Democrack. La sede del Nazareno è blindata, ma la rivolta dei militanti?

Sabato pome­rig­gio, Roma, Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, bella basi­lica bor­ro­mi­niana con­tro­ri­for­mata. Della «rivolta» del popolo demo­cra­tico all’incontro «spre­giu­di­cato» fra il segre­ta­rio del Pd Renzi e il «pre­giu­di­cato» Ber­lu­sconi, nes­suna noti­zia. Dalle tre e mezza nella piaz­zetta, a due passi dalle sede nazio­nale del Pd dov’è atteso il Cava­liere, blin­data come da grande occa­sione, si rag­gruma una pic­cola folla grif­fata Popolo viola, che di viola non ha più nean­che le sciarpe. Car­telli, foto di ordi­nanza del Cava­liere con le sbarre dise­gnate a pen­na­rello. Plo­tone di gior­na­li­sti. Quando alle quat­tro meno cin­que arriva l’auto blù di Palazzo Gra­zioli, un uovo si rompe sul para­brezza, parte un coro «ver­go­gna». Ma anche «viva gli sposi»: fa più sor­ri­dere che ricor­dare il ’93 delle mone­tine con­tro Craxi. Il Cava­liere è stato pre­gato di entrare dal por­tone del retro del Nazareno,per evi­tare la foto che distur­be­rebbe — ma su que­sto giu­di­zio come sul resto il Pd si spacca — l’immaginario del mili­tante demo­cra­tico; imma­gi­na­rio per la verità del tutto indif­fe­rente ai diri­genti Pd, almeno fin­ché c’era da impal­li­nare l’elezione di Prodi al Qui­ri­nale, o da votare un governo con il pre­giu­di­cato di oggi, all’epoca giu­di­cato giù in due gradi di giu­di­zio. Alle quat­tro in punto la prima imma­gine del Cava­liere den­tro casa Pd: sale le scale, Gianni Letta lo segue, fa strada Lorenzo Gue­rini, por­ta­voce della segre­te­ria. Tre facce tese. La quarta, quella di Mat­teo Renzi, li aspetta nello stu­dio del secondo piano, sotto la foto del Che e Fidel che gio­cano a golf. Dopo due ore e mezza, alla con­fe­renza stampa, il lea­der Pd è laco­nico è gene­rico. «Tra noi c’è pro­fonda sin­to­nia», dice. Accetta solo due domande e accu­ra­ta­mente le evade. Sfor­tu­na­mente la «sin­to­nia» è la stessa parola che Enrico Letta ha usato a sua volta per descri­vere la sua intesa con Renzi all’uscita di una cena, venerdì sera, gelida, tesa e poco cordiale. Ma l’ordine di scu­de­ria è «sod­di­sfa­zione». I ren­ziani giu­bi­lano via twit­ter («Fumata bianca», Mar­cucci; «Siamo ad un passo dalla Terza Repub­blica», Bonafé; «Pos­siamo fare in due mesi quello che non si è fatto in vent’anni»). Ma la realtà è che Renzi frena la rin­corsa che lo por­te­rebbe a sbat­tere sulla mag­gio­ranza. Sulla legge elet­to­rale, spiega, c’è sin­to­nia su «un modello che favo­ri­sca la gover­na­bi­lità, il bipo­la­ri­smo e che eli­mini il potere di ricatto dei par­titi più pic­coli», ma apre agli alleati, «abbiamo con­di­viso l’apertura ad altre forze poli­ti­che di scri­vere que­sto testo di legge che, se nelle pros­sime ore saranno veri­fi­cati tutti i det­ta­gli, pre­sen­te­remo alla dire­zione del Pd affin­ché voti». L’ora della verità è dun­que riman­data a lunedì alle quat­tro. Ai suoi, men­tre scappa verso il treno che lo riporta a Firenze — il segre­ta­rio si incro­cia la vita sot­to­po­nen­dosi all’obbligo di non usare l’auto — ha il tempo di dire che «que­sto week end si lavora per chiu­dere l’accordo con Scelta Civica, Sel — venerdì ha pro­messo di par­lare al con­gresso di Ven­dola, a Ric­cione — e anche con il Ncd. In quel momento a Palazzo Gra­zioli Ber­lu­sconi rispol­vera il cerone per andare sulle sue tv a mostrarsi vivo vegeto e ancora a cavallo. Nodi che ver­ranno al pet­tine alla dire­zione di lunedì. La mino­ranza ber­sa­niana si assot­ti­glia ma non ritira la minac­cia di aprire la crisi. «Renzi ral­lenta», dice Ste­fano Fas­sina. «Ma per noi l’incontro con Ber­lu­sconi, e non il coin­vol­gi­mento di Forza ita­lia nel dia­logo, resta un errore». E se lunedì ilte­sto arri­verà al Naza­reno con­terrà «il mini­por­cel­lum», lo spa­gnolo cor­retto, «a noi non pia­cerà e vote­remo con­tro. Poi apri­remo la discus­sione nei gruppi par­la­men­tari. E il governo avrà un pro­blema». Spie­gano altri in ordine sparso: «Lo spa­gnolo è stato sven­tato e c’è qual­che aper­tura verso di Alfano, ma il nodo sono le liste bloccate». Ma la mino­ranza ber­sa­niana è ancora più mino­ranza, da ieri. Mat­teo Orfini, gio­vane turco, ha un’altra idea dell’esito dell’incontro Renzi-Berlusconi: «Secondo me si chiude, con sod­di­sfa­zione di tutti, su uno spa­gnolo cor­retto in senso tede­sco. Cioè quello che soste­niamo noi». E i ber­sa­niani che minac­ciano la crisi? «Sono sban­dati». È la cer­ti­fi­ca­zione della rot­tura della sini­stra interna. Avanti Renzi, ma con giudizio.
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Renzi - Berlusconi umiliante sintonia

E’ sboc­ciato un amore, una «pro­fonda sin­to­nia» fra il Pd e Forza ita­lia. O meglio, fra Mat­teo Renzi e Sil­vio Ber­lu­sconi. Forse non è ancora un accordo, i det­ta­gli sono tutti da defi­nire, e potreb­bero essere la buc­cia di banana su cui far sci­vo­lare il governo verso le ele­zioni. Ma quando una sin­to­nia è «pro­fonda» risulta molto dif­fi­cile per chiun­que — soprat­tutto nella mag­gio­ranza di governo — distur­barla facendo «la voce grossa». Spe­cial­mente quando si hanno per­cen­tuali elet­to­rali a una cifra («non per­met­te­remo il ricatto dei pic­coli par­titi», è l’avvertimento di Renzi). Dopo più di due ore di fac­cia a fac­cia e una breve dichia­ra­zione ai gior­na­li­sti, il segre­ta­rio del Pd ha dato appun­ta­mento a lunedì quando nella dire­zione del par­tito arri­verà la pro­po­sta di legge elet­to­rale e di riforma costi­tu­zio­nale. Dun­que manca qual­che ora per cer­care un «patto» nella mag­gio­ranza. Tut­ta­via den­tro la par­tita poli­tica ieri se ne è gio­cata un’altra, for­te­mente simbolica. Nes­suna tele­ca­mera ha mostrato imma­gini dell’incontro (per pudore resi­duo, per ver­go­gna, per paura dell’impopolarità?), che nes­suno poteva imma­gi­nare qual­che set­ti­mana fa, soprat­tutto dopo la cac­ciata di un pre­giu­di­cato dal Par­la­mento: la scelta di Renzi ha di fatto ria­bi­li­tato un lea­der dimez­zato dai guai giudiziari. Forse il segre­ta­rio del Pd voleva can­cel­lare la sua pro­fonda incoe­renza, facendo dimen­ti­care certe frasi roboanti che appena qual­che mese fa era diven­tate titoli di prima pagina. Dopo la sen­tenza della Cas­sa­zione «per Ber­lu­sconi la par­tita è finita, game over», disse com­pia­ciuto per aver azzec­cato la bat­tuta giu­sta. Ma per i poli­tici la coe­renza non è una virtù e il gio­vane Renzi con­trad­dice cla­mo­ro­sa­mente la sua liqui­da­to­ria bat­tuta rice­vendo il lea­der di Forza Ita­lia addi­rit­tura nella sede del Par­tito demo­cra­tico. Un atto di arro­ganza dun­que verso il suo stesso par­tito, anche se non verso la sto­ria, basti ricor­dare i rap­porti con D’Alema e con Veltroni. Ma ora la situa­zione è diversa: in nes­sun paese nor­male può acca­dere che a deci­dere le riforme (elet­to­rali e costi­tu­zio­nali) venga chia­mato un per­so­nag­gio che i magi­strati stanno per asse­gnare ai ser­vizi sociali o agli arre­sti domi­ci­liari. E sic­come la forma è sostanza que­sta sfida sim­bo­lica dice molto dell’invulnerabilità da cui Renzi si sente pro­tetto. Un uomo solo al comando dopo il ple­bi­scito delle pri­ma­rie. Che umi­lia almeno una parte dell’elettorato del Pd. Il brac­cio di ferro tra il segre­ta­rio, il pre­si­dente del con­si­glio e la mag­gio­ranza di governo è arri­vato al punto di mas­sima ten­sione, mol­ti­pli­ca­tore di un con­flitto nel Par­tito demo­cra­tico ancora fra­stor­nato dal cam­bio dei ver­tici e dalla geo­gra­fia mobile delle cor­renti. Per certi versi sem­bra di assi­stere ai vec­chi riti demo­cri­stiani quando il segre­ta­rio Dc attac­cava il governo Dc le cui sorti erano alla fine decise dal gioco delle cor­renti di piazza del Gesù. Per­ché somi­glia molto ad un gioco demo­cri­stiano que­sta trian­go­la­zione tra Letta, Renzi e Alfano che cer­cano di farsi lo sgam­betto per poi meglio accor­darsi e chiu­dere la par­tita della legge elet­to­rale in modo che sod­di­sfi le esi­genze di tutti. Però quando al tavolo è seduto anche Ber­lu­sconi c’è sem­pre il rischio che decida di ribal­tarlo. E a pen­sarci bene, che a deci­dere sul futuro del nostro Paese sia un pre­giu­di­cato non è umi­liante solo per un par­tito, ma per tutti.
di Norma Rangeri - Il Manifesto.it