martedì 4 febbraio 2014

Napolitano a Strasburgo, contestazioni da Lega

'Non regge più la politica di austerità a ogni costo' che è stata la 'risposta alla crisi in zona euro'. Lo ha detto il presidente Napolitano all'europarlamento evidenziando il 'circolo vizioso tra politiche restrittive e arretramento delle economie'. Il capo dello Stato ha detto no a 'un'agitazione distruttiva contro euro e Ue' perché dalla costruzione europea 'nulla può farci tornare indietro'. Contestazione da parte della Lega con striscioni anti-euro. Fischi e buu dall'aula, polemiche dall'Italia. Salvini commenta: 'Napolitano senza vergogna e in malafede', Borghezio spiega: 'Non contestiamo lui ma la sua adesione un po' cieca a questa Europa e ai poteri delle banche che rappresenta'. Schulz attacca: un abuso a scopo elettorale.
Gli eurodeputati della Lega Nord, guidati dal segretario Matteo Salvini, hanno esposto manifesti e striscioni anti-euro interrompendo brevemente il discorso del presidente Giorgio Napolitano alla plenaria di Strasburgo. "No euro" e "Euro kills", le scritte. Alla contestazione hanno partecipato, oltre al segretario Salvini, il capogruppo Lorenzo Fontana, Mario Borghezio e Mara Bizzotto. Quest'ultima indossa una maglietta con la scritta "Napolitano non è il mio presidente" che gli è stata affidata da un militante prima della partenza per Strasburgo. I commessi dell'Europarlamento sono intervenuti per sequestrare manifesti e striscioni.
"Napolitano - dichiara Matteo Salvini - è senza vergogna, chi ancora difende questo Euro che ha massacrato lavoro, stipendi e pensioni è in malafede. Il voto di maggio spazzerà via queste Euro Follie".
"Non ho alcuna simpatia - ha detto il presidente dell'europarlamento Martin Schulz parlando in italiano per accogliere in aula Giorgio Napolitano - per coloro che violentemente e volgarmente la critica con l'unico obiettivo di aumentare la loro visibilità e di gettare il paese nel caos".
Nel suo discorso, Napolitano ha detto che "le prossime elezioni europee vanno considerate come un momento di verità da affrontare fino in fondo, anche perché sono evidenti le ragioni del disincanto dei cittadini per il peggioramento delle condizioni di vita. Non regge più - ha ricordato - la politica di austerità a ogni costo  che è stata la risposta prevalente alla crisi in zona euro. Bisogna ormai - ha detto ancora Napolitano - riflettere sulla consapevolezza di un circolo vizioso ormai insorto tra politiche restrittive nel campo della finanza pubblica e arretramento delle economie europee. All'Ue - per il Presidente - occorre una più forte coesione politica europea, e una più determinata leadership europea. Restano da vincere ancora dure battaglie politiche, se non contro possibili ritorni di nazionalismi aggressivi, certamente contro persistenti egoismi e meschinità nazionali, ristrettezze di vedute e calcoli di convenienza nelle classi dirigenti nazionali. Manca oggi la 'vista lunga' a troppi leader europei, per insufficiente consapevolezza del declino che minaccia l'Europa". Ne è convinto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che oggi ha tenuto un lungo discorso al Parlamento europeo nell'aula di Strasburgo. Il capo dello Stato ha notato che "finora in un continente così interconnesso come il nostro, la politica è rimasta nazionale, con i suoi fatali limiti e con le sue vistose degenerazioni".
"E' nelle vostre mani - ha concluso Napolitano - per gran parte nelle vostre mani, il compito di far nascere e crescere la dimensione politica dell'integrazione europea nella nuova fase di sviluppo che per essa si apre.
Le proteste della Lega nord all'Europarlamento? "Sono assolutamente marginali e modeste, sono le tradizionali proteste della Lega". Lo dice il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano risponde ai giornalisti che gli chiedono delle intemperanze leghiste a Strasburgo.
Dai risultati delle elezioni europee, che potrebbero premiare i partiti euroscettici non dovrebbe esserci "una ricaduta meccanica sugli equilibri nazionali", ha detto ancora Napolitano conversando con i giornalisti.
"Certamente la situazione di oggi non è quella di due anni fa, per la prima volta stiamo vedendo dei 'più': questo significa che ci sono dei segni di ripresa indiscutibili": così il presidente Giorgio Napolitano.
Schulz, comportamento Lega è abuso a scopo elettorale - La contestazione dei leghisti a Napolitano è "semplicemente deplorevole" ed è stata fatta "con puro scopo elettorale" cosa che "rappresenta un abuso". Lo dice all'ANSA il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, aggiungendo che gli esponenti del Carroccio sono "totalmente isolati" nell'Europarlamento.

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Siamo finiti nel sot­to­scala del dibat­tito poli­tico, den­tro quel taf­fe­ru­glio media­tico che ha avve­le­nato da gran tempo l’habitat cul­tu­rale nella disa­strosa era ber­lu­sco­niana

In un paese abi­tuato a tra­durre il dramma in farsa, la vio­lenta bagarre par­la­men­tare dei 5Stelle, tra­sfor­mata da Grillo in un lin­ciag­gio ses­si­sta con­tro la pre­si­dente della Camera, è diven­tata una ridi­cola rissa dome­ni­cale da talk-show. Tanto più grot­te­sca per­ché arric­chita da una tem­pe­stiva dichia­ra­zione del pre­si­dente del con­si­glio, che pure sape­vamo occu­pa­tis­simo negli Emi­rati per tro­vare un ade­guato acqui­rente della nostra com­pa­gnia di bandiera.
Nono­stante i pres­santi impe­gni inter­na­zio­nali, le dure cri­ti­che di Con­fin­du­stria, il disa­stro del paese sott’acqua, la botta dell’Unione euro­pea con­tro la deva­stante cor­ru­zione, Enrico Letta non ha voluto farci man­care la sua opi­nione sullo scon­tro tra Daria Bignardi, la con­dut­trice del pro­gramma “Le inva­sioni bar­ba­ri­che” (titolo per­fetto), e un ex con­cor­rente del “Grande Fra­tello” (all’epoca ani­mato pro­prio da Bignardi) oggi diven­tato un dipen­dente dell’ufficio stampa dei gruppi par­la­men­tari pen­ta­stel­lati. «E’ scan­da­loso — attacca il pre­si­dente del con­si­glio men­tre ha accanto l’ignaro Sheikh Moha­med bin Zayed Al Nahyan — e non posso non com­men­tare le frasi folli di Grillo verso Daria Bignardi e suo marito».
In sin­tesi è acca­duto che la con­dut­trice abbia ini­ziato l’intervista al par­la­men­tare gril­lino, Di Bat­ti­sta, chie­den­do­gli dei tra­scorsi fasci­sti del padre. Per tutta rispo­sta, l’ex con­cor­rente del “Grande Fra­tello” le ha scritto una let­tera aperta sul Blog di Grillo chie­den­dole come si sen­ti­rebbe lei se un inter­vi­sta­tore le chie­desse che effetto fa aver spo­sato il figlio di un assas­sino (il marito di Bignardi è Luca Sofri, figlio di Adriano). Come si vede siamo finiti nel sot­to­scala del dibat­tito poli­tico, den­tro quel taf­fe­ru­glio media­tico che ha avve­le­nato da gran tempo l’habitat cul­tu­rale nella disa­strosa era ber­lu­sco­niana. E chi, tra i pro­ta­go­ni­sti della tele­no­vela, è senza pec­cato sca­gli pure la prima pietra.
Il cor­to­cir­cuito tra tv e rete è il campo di bat­ta­glia in cui si svolge que­sta guerra tra lobby in lotta per la con­qui­sta del con­senso. Da una parte la stra­te­gia di Grillo e Casa­leg­gio che pia­ni­fi­cano la loro mac­china da guerra met­tendo in rete la pro­vo­ca­zione ses­si­sta per testarne l’effetto, pro­pa­garlo in tele­vi­sione e riti­rarlo quando ha avve­le­nato l’aria. Dall’altra la tele­vi­sione che risponde met­tendo a dispo­si­zione delle “isti­tu­zioni” i pro­grammi di prima serata (Laura Bol­drini a Rai­tre da Fazio, a La7 prima Di Bat­ti­sta e subito dopo, a mo’ di con­tro­canto, il giornalista-scrittore Cor­rado Augias, ieri sera chia­mato anche a “Ottoe­mezzo”), per stig­ma­tiz­zare i gril­lini come fascisti-eversori. Da una parte un nichi­li­smo par­la­men­tare fatto appo­sta per non otte­nere alcun risul­tato con­creto che smen­ti­rebbe l’inaffidabilità del par­la­mento. Dall’altra i rap­pre­sen­tanti delle ammac­cate e tra­bal­lanti isti­tu­zioni che hanno buon gioco a mesco­lare insieme il vero fasci­smo (l’incitamento allo stu­pro), con le forme cri­ti­ca­bili, estreme di un’opposizione fasulla.
Lo spet­ta­colo è assi­cu­rato, il tele­cit­ta­dino è intrap­po­lato, pronto per il pros­simo son­dag­gio elettorale.
di Norma Rangeri - ilmanifesto.it

La ricerca della verità oltre il potere dei “sapienti”

Rime­dio alle trap­pole della sedu­zione media­tica, «per­ché con la reto­rica delle ideo­lo­gie si fini­sce per pen­sare in modo inde­gno». Disci­plina che per­mette a tutti la libertà «di ana­liz­zare a fondo il pre­sente gra­zie ad uno sguardo pulito e cri­tico». È la filo­so­fia secondo Nicla Vas­sallo, cinquant’anni, pro­fes­sore ordi­na­rio di Filo­so­fia teo­re­tica all’Università di Genova. Spe­cia­liz­za­tasi al King’s Col­lege Lon­don, si è dedi­cata alla ricerca nei set­tori dell’epistemologia, della filo­so­fia della cono­scenza, della meta­fi­sica e dei gen­der stu­dies. Nel 2011 ha vinto il pre­mio di filo­so­fia Viag­gio a Sira­cusa. Ha pub­bli­cato e curato oltre un cen­ti­naio di saggi e volumi, fra cui Filo­so­fia delle donne (con Pie­ranna Gara­vaso, Laterza, 2007), Per sen­tito dire (Fel­tri­nelli, 2011), Rea­son and ratio­na­lity (Ontos Ver­lag, 2012).
«È sem­pre con­ve­niente dare per morta la filo­so­fia, in una società, in cui cono­scenza e ragione ven­gono sot­to­va­lu­tate, se non addi­rit­tura minate — sostiene Vas­sallo — Dov’è finito l’amore per la sapienza e il sapere? Dove sono finite le buone argo­men­ta­zioni? In luo­ghi inac­ces­si­bili a più, abi­tati da poche élite intel­let­tuali, che rifiu­tano l’imbarbarimento. Oggi, a danno della nostra cit­ta­di­nanza e uma­nità, insulti e vol­ga­rità domi­nano, men­tre ven­gono disprez­zate la libertà di pen­siero e d’espressione, libertà che non equi­val­gono a ’penso ciò che voglio’ e ’dico ciò che voglio’, bensì a ’penso sulla base di buone ragioni’ e sem­pre ’sulla base di buone ragioni mi esprimo’. Come rea­gire? Con la buona filo­so­fia per ana­liz­zare il pre­sente gra­zie a con­cetti chiari, per far emer­gere i nostri errori, per uscire dalle trap­pole in cui si è precipitati».
Riflet­tere con filo­so­fia rap­pre­senta anche un anti­doto alle «ideo­lo­gie» della poli­tica sem­pre più flebile?
Nel nostro paese, e non solo, manca la dimen­sione della polis, dimen­sione essen­ziale per la poli­tica one­sta. Basti osser­vare i con­te­nuti sten­tati dei com­por­ta­menti e del lin­guag­gio della mag­gio­ranza dei nostri cosid­detti rap­pre­sen­tanti, sog­gio­gati dalla manìa del potere indi­vi­dua­li­sta e dispo­tico. Quando si fa poli­tica nella con­vin­zione che occorra stre­gare i cit­ta­dini con ideo­lo­gie fab­bri­cate ad hoc, quando pure valori fal­sati ven­gono impie­gati per cat­tu­rare con­sensi, il risul­tato non può non con­si­stere in una dure­vole cor­ru­zione delle menti. O, meglio, in un’allucinazione di cui si è al con­tempo pro­ta­go­ni­sti e vit­time. La filo­so­fia, pur­ché – ripeto — buona filo­so­fia, costi­tui­sce un ottimo anti­doto, se non fosse altro nel rimar­care il signi­fi­cato della verità.
Ha appena pub­bli­cato con la casa edi­trice Mime­sis «Orlando in ordine sparso», rac­colta di versi che spa­zia in un arco di tempo che va dal 1983 al 2013. Per­ché la poe­sia? È l’altra fac­cia della meda­glia del «lavoro» filosofico?
Filo­so­fia e poe­sia devono rima­nere atti­vità distinte. Men­tre in filo­so­fia occorre chie­dersi «cos’è la verità?» e «cos’è la cono­scenza?», que­ste domande non appar­ten­gono al poe­tare. Per di più, in poe­sia è pos­si­bile espri­mere la pro­pria sog­get­ti­vità; la filo­so­fia aspira invece all’oggettività, senza cadere in quei rovi­nosi rela­ti­vi­smi, che hanno obnu­bi­lato i diritti e doveri di troppi. Se la vita del poeta emerge spesso nei suoi versi, il filo­sofo deve invece igno­rare l’autobiografia, la pro­pria sto­ria per­so­nale, la pro­pria appar­te­nenza ses­suale, di genere, di classe sociale, poli­tica, reli­giosa, e così via. Detto ciò, Orlando in ordine sparso rimane un omag­gio all’«Orlando» di Vir­gi­nia Woolf, ove, tra l’altro, viene sot­to­li­neato il pro­blema dell’identità per­so­nale, pro­blema che la filo­so­fia affronta da sem­pre, insieme a quello, insi­sto, della cono­scenza: ari­sto­te­li­ca­mente par­lando, quando non aspi­riamo a cono­scere, ces­siamo di appar­te­nere agli esseri umani.
Dal Festi­val di Modena alle «lezioni» fuori dal recinto acca­de­mico: la filo­so­fia ritorna ad appas­sio­nare le nuove generazioni?
Nono­stante la loro mol­ti­pli­ca­zione e, a tratti, bana­liz­za­zione, alcuni luo­ghi garan­ti­scono un alto livello della divul­ga­zione. Que­sto per­ché lì le lezioni magi­strali ven­gono affi­date a intel­let­tuali retti, con un’importante pre­pa­ra­zione spe­cia­li­stica, senza cui la buona divul­ga­zione sarebbe impossibile.
Le nuove gene­ra­zioni accor­rono, con la loro sete di cono­scenza, sete tra­dita non solo dai tanti social net­work, ma anche da decenni di disin­for­ma­zione, inco­scienza, oscu­ran­ti­smo che i gio­vani intel­li­genti ora rifiu­tano con riso­lu­tezza. Evi­tano così i pseudo-intellettuali dilet­tanti, nar­cisi che indot­tri­nano, che par­lano senza sapere, in modo incom­pren­si­bile. La buona filo­so­fia appas­siona quei gio­vani che mirano a pen­sare in modo vir­tuoso, senza ideo­lo­gie, filo­so­fie ideo­lo­gi­ste e popu­li­ste incluse. Con le ideo­lo­gie di qual­siasi matrice si pensa in modo indegno.
Lei man­tiene anche un punto di vista dif­fe­rente rispetto alla filo­so­fia fem­mi­ni­sta ita­liana. Perché?
Per­ché è filo­so­fia, per l’appunto, ideo­lo­gica nell’assumere che esi­stano dif­fe­renze signi­fi­ca­tive tra i due sessi (fem­mina e maschio) e tra i due generi (donna e uomo). Tocca alla scienza, non alla filo­so­fia, sta­bi­lire la realtà e por­tata di que­ste dif­fe­renze, bio­lo­gi­che e cogni­tive, sem­pre che i sessi e i generi siano solo due.
Per di più, l’idea che si dia un’essenza fem­mi­nile e un’essenza maschile non pro­duce alcun­ché di posi­tivo: un pre­giu­di­zio genera solo altri pre­giu­dizi por­ta­tori di inci­viltà. Così il nostro paese con­ti­nuerà a rima­nere maschi­li­sta, come atte­sta il Glo­bal Gen­der Gap 2012 che lo clas­si­fica all’80/mo posto, pre­ce­duto per esem­pio da Cipro, Perù, Botswana, Bru­nei, Hon­du­ras, Repub­blica Ceca, Kenya, Repub­blica Slo­vacca e dalla Cina al 69/mo posto.
Senza poi ram­men­tare il fatto che decre­tare l’esistenza di due sessi e due generi tra loro dif­fe­renti crea il «giu­sto» humus per aval­lare l’assoluta, ben­ché assurda, com­ple­men­ta­rietà tra donna/femmina e maschio/uomo, per fomen­tare, quindi, ete­ro­ses­si­smo e omo­fo­bia, e negare senza ragione il diritto ai matri­moni same-sex. E, infine, la ric­chezza dell’identità per­so­nale ne esce distrutta. Ognuno di noi è unico; nes­suno si riduce insi­pi­da­mente a una femmina/donna o a un maschio/uomo. Ha per­duto il pro­prio sé chi si ostina a pen­sare e agire solo da femmina/donna o da maschio/uomo.
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Naufrago José torna dopo 13 mesi. Sopravvissuto nel Pacifico mangiando carne cruda e bevendo sangue di tartaruga

SYDNEY - "Nessuna idea di che giorno fosse, ne' di che ora. Solo il sole che sorge e poi tramonta. E attorno oceano, solo oceano. Non ho mai visto la terra". E' tornato alla civiltà dopo 13 mesi in mare, José Salvador Albarengo, un salvadoregno di 37 anni, che ha raccontato di essere rimasto in mare per più di un anno riuscendo a sopravvivere bevendo sangue di tartaruga e acchiappando pesci e uccelli a mani nude. Il momento più difficile, ha raccontato al Telegraph, è stato quando è morto il suo compagno di viaggio. "Volevo uccidermi - ha detto - ma non ce l'ho fatta".
Una storia che ricorda da vicino quella interpretata da Tom Hanks in Cast away. Ritrovato giovedì scorso in una remota isola dell'arcipelago delle Marshall, disorientato e con addosso solo un paio di short strappati, Salvador Albarengo ha detto di essere salpato dal Messico alla vigilia del Natale 2012 per una spedizione di pesca agli squali che doveva durare un giorno, ma ha raccontato di essere stato trascinato via nell'oceano dal forte vento insieme ad un ragazzo sui 16 anni chiamato Xiquel che sarebbe morto, non riuscendo a mangiare la carne cruda. Salvador è stato ritrovato pochi giorni fa dall'altra parte del Pacifico, a 13 mila chilometri di distanza.
"Avevo appena ucciso un uccello per mangiarlo - ha detto - e ho visto degli alberi in lontananza. Ero stanchissimo e mi sono addormentato. Quando mi sono risvegliato la mattina dopo ho sentito un gallo cantare, ho visto una piccola casa e ho sentito due donne che urlavano".
Albarengo, è stato trasportato nella capitale Majuro. Le immagini lo mostrano in condizioni fisiche migliori di quanto ci si potrebbe aspettare. Un infermiere lo ha comunque aiutato a scendere lungo la passerella di un battello della polizia, dopo un viaggio di 22 ore dall'atollo di Ebon dove si era arenata la sua barca di fibra di vetro di 7,3 metri. Circa 1.000 curiosi si erano affollati sul molo per vedere il pescatore, capelli lunghi e barba irsuta alla Robinson Crusoe, ma che ha sorriso e salutato brevemente con la mano prima di essere trasferito nell'ospedale di Majuro. E' apparso disidratato e dolorante ma nel complesso, considerando l'avventura appena conclusa, sta bene. "Abbiamo ottenuto informazioni su dei membri della sua famiglia in Salvador e negli Stati Uniti, che potranno facilitare il suo rimpatrio", hanno detto le autorità.
Le Isole Marshall, nel Pacifico settentrionale, in libera associazione con gli Stati Uniti, contano 60 mila abitanti in 24 atolli, la maggior parte dei quali non affiorano più di due metri sopra il livello del mare e sono a rischio di restare sommersi a causa del riscaldamento globale.
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