venerdì 21 febbraio 2014

Fazio: ecco quanto guadagna

Fabio Fazio è oggi un presentatore engagé, impegnato, quasi militante. Una vocazione che per alcuni stride con le sue origini e con la sua attenzione per il soldo e la proverbiale parsimonia. Si narra, in Liguria, che un giorno Fazio e Roberto Saviano, attovagliati in un rinomato e costoso ristorante della Riviera ligure, ordinarono per i nove uomini della scorta «un solo piatto». Le altre portate fu costretto a offrirle lo chef.  Oculatezza a parte, Fazio di sinistra non ci è nato, lo è diventato, tanto che alle elezioni studentesche si candidò contro una lista «rossa». «Erano gli anni in cui i comunisti erano insopportabili» dichiarò al cronista qualche anno fa. Il padre Giuseppe, di Varazze (Savona), classe 1934, era impiegato, la madre Delia, originaria della Calabria, seppur nata in Etiopia, faceva la casalinga. La famiglia era molto cattolica. E non certo comunista. Da ragazzo Fabio frequenta l’oratorio anche se è negato per tutti gli sport ed è esonerato da ginnastica. Al liceo però va bene ed esce con un buon 52 («Ma meritavo di più, ero  bravissimo, uno dei più migliori della classe»). Dopo aver perso tre anni tra Genova e Pavia per frequentare giurisprudenza (a diventare avvocato sarà il fratello più piccolo, Massimiliano), si laurea in Lettere (110 senza lode) e inizia a fare l’intellettuale de sinistra.
Nei primi anni ’80 il professore che gli dava ripetizioni di greco, Felice Rossello, gli presenta il concittadino Carlo Freccero, genio del tubo catodico e certamente di sinistra. Il quale gli domanda: «Vuoi fare un programma di Rete 4 (all’epoca della Mondadori ndr)?». La prima conduzione di Fazio, nel 1984, è in Sponsor city: «Fu un programma catastrofico» ricorda il presentatore. Insieme con lui c’erano, tra gli altri, Bombolo e Loris Del Santo. Nel 1993  arriva la consacrazione con Quelli che il calcio, su Raidue, ma non è ancora «impegnato». Infatti nel 1994, mentre Silvio Berlusconi scende in campo, accetta di fare il testimonial per il Dash. Eppure la vena radical chic sta per prendere il sopravvento.
Nel 1996, alla vigilia delle elezioni che decreteranno il trionfo di Romano Prodi, a Paderno Dugnano (Milano), promuove con trasporto i candidati Patrizia Toia e Nando Dalla Chiesa nell’evento «Quelli che l’ulivo». Nel 1997 il portavoce dei Verdi Luigi Manconi lo coopta nel comitato del movimento. A chi gli domanda chi preferisca tra Prodi e Veltroni, Fazio risponde sicuro: «Sto con Veltroni, non c'è dubbio. Ma da qui a pensare a chissà quali intrecci ce ne passa. E poi non ho mai avuto una tessera. Anzi, ne ho solo una, quella dell' Anpi (Associazione nazionale partigiani, ndr)». Nonostante tutto questo impegno ha il tempo di fondare una società di consulenza e produzione, la Archimede, che chiude nel 1998. Intanto i suoi guadagni crescono: nel 1999 per Quelli che il calcio incassa circa 1,3 miliardi di lire e 500 milioni per Sanremo; quindici anni dopo i suoi compensi sono più che raddoppiati: 1,8 milioni per «Che tempo che fa» e circa 600 mila euro per la kermesse canora.
Nel 2001, mentre conduce un comizio di Massimo D’Alema, irride la tv commerciale: «Tra la prima e la seconda parte della costituzione Berlusconi ci metterà la pubblicità?» domanda. Ma la politica non gli fa mai dimenticare la borsa e così proprio in quei giorni, accompagnato dal suo avvocato, mette a punto un contratto miliardario con la neonata 7 del dalemiano Roberto Colaninno. Dopo neanche tre mesi il suo Fab show viene annullato e lui se ne va con 28 miliardi tra buonuscita e penali. Ma che cosa ci ha fa con tutti questi soldi? Da uomo oculato sceglie investimenti sicuri. Come il mattone.
Per esempio ha comprato casa nell’amata Parigi. Nel 2002 ha fondato persino un’immobiliare, la Apparvest srl, che nel 2008 è stata liquidata. Di quella avventura restano due lussuosi appartamenti a Milano, in zona Porta Romana, rispettivamente di 8,5 e 9,5 vani. Nel savonese bisogna aggiungere sei vani ad Albissola Marina e altre due grandi appartamenti a Varazze (8,5 e 9,5 vani), di cui sono usufruttuari i genitori. Oculata amministratrice è la moglie Gioia, 46 anni, laureata in lingue. I due si sono conosciuti nel 1986 durante un concorso di canzoni tra liceali savonesi (Fabio era in giuria e lei vinse) e sposati nel 1994. Oggi vivono sulle colline di Celle ligure in un vecchio cascinale riattato a supervilla (classe A8), una casa un po’ da cumenda che nel 1998 aveva suscitato diverse polemiche.
«Considerati la movimentazione di terra, la variazione di volumetrie, la realizzazione di nuove cubature e di una vasca, l'intervento pare configurarsi non come una ristrutturazione ma piuttosto come una sostanziale modifica dell'immobile originario» protestarono tre consiglieri comunali di Forza Italia. «È tutto regolare. Non è stato costruito un centimetro più del previsto» ribatterono lo stesso Fazio e il sindaco della cittadina. Di certo nel tempo la villa ha variato il suo aspetto e nel 2010 sono stati registrati al catasto «divisione, ampliamento, diversa distribuzione degli spazi interni». La magione è salita a 13 vani e a questa si sono aggiunti due mini appartamenti di 2 e 3 stanze. Il tutto circondato da 7 mila metri di uliveti. Va detto, però che, per chi osserva dall’alto, la principale attrattiva risulta la piscina oversize, quasi un laghetto artificiale. Che, forse, ha ispirato il sermone sulla bellezza con cui Fazio ha aperto l’ultimo Sanremo.
di Giacomo Amadori - liberoquotidiano.it

Governo: manca intesa

Vertice nella notte tra Matteo Renzi e Angelino Alfano per sbrogliare la matassa della squadra di governo. Erano presenti anche Graziano Delrio, Dario Franceschini e Maurizio Lupi. L'incontro è durato un'ora e mezzo.
Sono ore concitate di trattativa finale per Matteo Renzi. Tra giochi al rialzo, veti incrociati e una buona dose di tattica, non si sciolgono i nodi aperti per la nascita del governo. Il premier incaricato mostra fiducia e conferma i tempi per sciogliere la riserva sabato. Ma è braccio di ferro con Angelino Alfano sul Viminale. Una tensione che a cascata si ripercuote anche sulla stretta finale sui ministeri, a partire dal ministero dell'Economia: o riesco a innovare il volto del mio governo, sarebbe la tesi del leader Pd, o se devo scendere a compromessi allora scelgo io chi terrà i cordoni della borsa del governo ed il mio uomo è Graziano Delrio.

"E' questione di ore e chiudiamo tutto": lo dice ai cronisti il premier incaricato lasciando la sede del Pd. Ad altre domande, prima di salire in auto, ha risposto "tutto bene, tutto bene".

In serata poi Renzi ha incontrato, insieme a Luca Cordero di Montezemolo, lo sceicco Khaloon al Mubarak, patron del Manchester City e a capo di un fondo interessato all'operazione Etihad-Alitalia, chiedendogli conferma dell'interessamento per l'operazione che riguarda la compagnia aerea italiana.

Uno dei momenti importanti della giornata e' stato il vertice dei partiti che dovrebbero garantire la maggioranza al nuovo governo. Nove i gruppi parlamentari presenti: Pd, Ncd, Sc, Pi, Udc, Psi, Cd e minoranze linguistiche di Sud Tirolo e Val D'Aosta  Il primo a parlare al termine dell'incontro, coordinato da Graziano Delrio, e' stato Renato Schifani:  "Un passo avanti, ci sono state illustrate le priorità del premier incaricato, seguiranno delle indicazioni nelle ore successive. E' stata una riunione proficua ma non può essere definitiva" ha detto l'esponente di Ncd. Poi ha parlato Quagliariello, sempre di Ncd: "E' assolutamente normale" che ci siano criticità "nelle prossime ore bisogna vedere se si risolvono" ha detto il ministro per le Riforme uscente auspicando che la riunione porti ad un documento programmatico scritto. Per i Popolari italiano ha parlato al termine del vertice il capogruppo alla Camera Lorenzo Dellai: '"La cosa più importante da chiarire credo sia il rapporto fra la legge elettorale, le riforme e questo programma di governo. Noi pensiamo che serva una sola maggioranza, non crediamo positivo che ci siano due, una sul governo, una sulle riforme".

La sfida di Alfano a Renzi e al PD - Uno dei nodi che ha difronte Renzi e' il rapporto con Angelino Alfano e Ndc. Ed e' stato proprio l'ex vice premier stamani ad aprire la giornata di dichiarazioni dopo la riunione con i gruppo di Senato e Camera del suo partito: "Abbiamo già il foglio Excel pronto, con l'indicazione precisa delle nostre priorità, i tempi di realizzazione e il responsabile degli obiettivi" ha detto Alfano. "A noi interessa mettere a punto un programma chiaro che preveda meno tasse sulle famiglie, sulle imprese, sui lavoratori" ha sottolineato dicendo 'no' di Ncd a un ministro dell'Economia "particolarmente affezionato alle tasse", perché "la vera priorità in questo momento è la diminuzione delle tasse". "Oggi penso sia un giorno importante per capire dalla parte di Renzi e dalla parte del Pd se le nostre proposte programmatiche possano giocare da protagoniste nell'ambito del contratto di governo" ha riflettuto Alfano. "Abbiamo detto alcuni no molto chiari, che riguardano sia il programma sia l'assetto di governo: no alla patrimoniale, no ad un giustizialista alla Giustizia, non vogliamo all'Economia qualcuno particolarmente affezionato alle tasse" ha aggiunto. Altra questione e' la riforma della legge elettorale. "Per rendere credibile che davvero togliamo il Senato così come è - ha detto Alfano -  sarà indispensabile approvare una norma che attribuisca alla legge elettorale un vigore, una sua immediata applicabilità appena concluso il cammino delle riforme". "Noi crediamo ad un governo che abbia davvero una straordinaria capacità riformatrice, perché questa si sprigioni, non si può campare 6, 7, 10 mesi. Questa era la prospettiva del governo precedente", aggiunge Alfano rimarcando che per dare un'impronta fortemente riformatrice al nuovo esecutivo "dobbiamo avere un po' di tempo a disposizione e per avere questo tempo a disposizione non si può giocherellare dicendo 'facciamo la legge elettorale e andiamo al voto'". Con una legge elettorale non legata al cammino delLe riforme, conclude Alfano, si dirà: "Approvano la legge elettorale per andare al voto e le riforme le annunciano ma non le faranno e quindi fanno finta".
Delrio, con Ncd troveremo una sintesi  - "Non c'è nessuna trattativa in corso, stiamo parlando e troveremo una sintesi". Così Graziano Delrio, arrivando al vertice di maggioranza, nega un braccio di ferro tra le richieste di Ncd e Matteo Renzi. Il premier incaricato, Matteo Renzi, "è molto sereno", aggiunge.
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Abusata 16 ore da gruppo, arresto capo

Violentata a turno per 16 ore da quattro uomini in una casa del centro storico di Ferrara, mentre un rottweiler faceva la guardia. La vittima è una giovane prostituta romena che con la sua denuncia è riuscita a far arrestare il suo aguzzino, capo di un gruppo di tunisini, e far venire alla luce violenze e abusi subite dalle ragazze di strada. Ora il Comune annuncia che intende costituirsi parte civile nel processo che ci sarà, assicurando alla giovane assistenza legale.
L'uomo arrestato dalla squadra mobile è un tusinino di 30 anni, Hamba Chawki, con precedenti per droga e che secondo ipotesi investigative era diventato l'incubo delle ragazze che lavorano in strada a Ferrara. Due di loro, romene, secondo le denunce raccolte, erano state violentate dall'uomo e in gruppo. Ora Chawki è in carcere accusato di violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo e sequestro di persona: una delle ragazze era stata tenuta in una casa in via Aguiari e violentata da poco dopo la mezzanotte fino alle quattro del pomeriggio dopo e controllata da rottweiler che le impediva di fuggire. Un'altra ragazza invece era invece riuscita a fuggire lanciandosi dal primo piano, con indosso solo una maglietta: dopo aver pattuito un rapporto era stata portata nella casa e violentata. Il giorno dopo aveva sporto denuncia.
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