sabato 14 giugno 2014

Scuola statale e scuola cattolica: le scuole dei preti saranno sempre piene e continueranno a battere cassa

Caro Beppe, leggo i vari post sui test Invalsi e la scuola, e penso che stiamo discutendo se fare o no la manicure a un malato terminale. Un anno fa scrissi difendendo le scuole paritarie dell’infanzia, che colmano le voragini lasciate dallo Stato, e ora mi permetto una riflessione sulle altre paritarie. Bisognerebbe infatti chiedersi perché fior di famiglie atee e/o indifferenti, per nulla interessate al fatto che i figli possano dire il Padre Nostro alla mattina, li spediscano in massa alle scuole “dei preti”. Invece di accanirsi contro di esse lamentando gli incostituzionali “oneri per lo Stato”, penso che la scuola italiana dovrebbe trovare il coraggio di imitarle, anche solo in due aspetti. 1) Chiamata diretta del docente: dove fai pagare 3mila€ di retta, non puoi permetterti gente che dice che “la Mezzaluna fertile è diventata tale dopo un’imponente opera di bonifica”; o che urla ai quattro venti che fa questo lavoro “per i tre mesi di ferie estive, cosa credevi?”; o ancora che pianta in asso la propria classe dopo un anno per avvicinarsi a casa (anche quando è a 4 km: dove la vogliono la scuola, in soggiorno?). Gli studenti emigrerebbero in massa e la scuola fallirebbe (giustamente). 2) Equilibrio tra diritti e responsabilità degli insegnanti, anche per rispetto degli studenti (concetto del tutto alieno): conosciamo molto bene la beffa dei contratti firmati oggi e del certificato di malattia o di maternità presentato domani; o delle assemblee sindacali sempre in orario scolastico (ma in che modo farle extraorario lederebbe i diritti degli insegnanti?). Si sa che il mantra dei diritti lo recita sempre chi è già ultragarantito, e così a lavorare restano i precari (mentre degli studenti che cambiano cinque insegnanti in un anno non si preoccupa nessuno). Insomma, finché la scuola sarà solo uno stipendificio con posti garantiti a vita e nessuna richiesta di valutazione (degli insegnanti prima che degli studenti!), le scuole dei preti saranno sempre piene e continueranno a battere cassa; così come resisterà il paradosso per cui nelle scuole religiose si ha la certezza scientifica di avere insegnanti all’altezza, mentre in quelle statali bisogna pregare Dio che i propri figli abbiano buoni professori. P.S. Una cosa non ho mai capito: perché gli ottimi insegnanti che popolano la scuola statale accettino di essere equiparati a quelli che tirano a campare in attesa dell’estate.

Sara Gamba
italians.corriere.it

Venezia Doget... Orsoni affonda, Pd nella palude

Non c’è verso per il pre­mier Mat­teo Renzi: il guano di Vene­zia arriva oggi all’assemblea Pd all’Ergife Palace. L’inchiesta del Mose ha tra­volto il sin­daco Gior­gio Orsoni, la giunta di cen­tro­si­ni­stra, lo stato mag­giore del Pd vene­ziano con il con­si­giere regio­nale Giam­pie­tro Mar­chese arre­stato e gli affari paral­leli delle coop sus­si­diari al sistema can­ni­bale del Veneto. Uno psi­co­dramma poli­tico, solo il pre­si­dente dell’Anci Piero Fas­sino ha difeso a spada tratta Orsoni che ha bol­lato come «fari­sei» Renzi e tutti gli altri. Non basta l’«umano dispia­cere» di Debora Ser­rac­chiani a can­cel­lare il dato poli­tico: il Pd è in mezzo al guado della laguna delle maz­zette. E non ha bru­ciato i ponti. Prima dell’ingegner Gio­vanni Maz­za­cu­rati il Con­sor­zio Vene­zia Nuova era pre­sie­duto dal 1986 al 1995 da Luigi Zanda, ora capo­gruppo Pd a palazzo Madama. Davide Zog­gia brac­cio destro di Ber­sani, era nella troika che ha gestito la cam­pa­gna elet­to­rale per le Comu­nali 2010. L’ex mini­stro (ora euro­de­pu­tato) Fla­vio Zano­nato com­pare in ver­bali, inter­cet­ta­zioni e inda­gini della Procura. Gio­vedì mat­tina Orsoni, da uomo libero, era rien­trato a Ca’ Far­setti con­vinto di tor­nare a fare il sin­daco. In poche ore si sono dimessi l’assessore Pd Tiziana Ago­stini (via Face­book) e il con­si­gliere dele­gato FdS Seba­stiano Bon­zio. Ieri è stato for­ma­liz­zato il docu­mento con le firme di 24 con­si­glieri comu­nali e la richie­sta del passo indie­tro. Lunedì alle 14.30 al muni­ci­pio di Mestre seduta straor­di­na­ria del con­si­glio con la resa dei conti. Orsoni ha deciso di pre­sen­tarsi dimis­sio­na­rio, riti­rando tutte le dele­ghe e spia­nando la strada al com­mis­sa­ria­mento del Comune. Decade di con­se­guenza da pre­si­dente della Fon­da­zione La Fenice che verrà retta dal vice Gior­gio Brunetti. «Lascio per le rea­zioni oppor­tu­ni­sti­che e ipo­crite di sin­goli espo­nenti anche della mag­gio­ranza» scan­di­sce Orsoni che pub­bli­ca­mente rimarca le distanze dalla poli­tica, dai par­titi, da chi lo aveva can­di­dato. È lo scon­tro aperto con il Pd. Del resto, i ver­bali giu­di­ziari par­lano chiaro: Orsoni ha pat­teg­giato il finan­zia­mento ille­cito, ma ha cer­ti­fi­cato le respon­sa­bi­lità del «comi­tato di gestione» della sua cam­pa­gna elet­to­rale abi­tuato ai rap­porti con il Con­sor­zio e con le sin­gole aziende di rife­ri­mento. La ver­sione di Orsoni è lunga 26 pagine: «Ho sco­perto solo dalle carte giu­di­zia­rie che la mia cam­pa­gna è stata finan­ziata in modi non cor­retti. Pur ponen­domi pro­blemi di oppor­tu­nità accet­tai che il finan­zia­tore fosse Maz­za­cu­rati, quindi lo sol­le­ci­tai. Le pres­sioni per avere soldi si sono fatte sem­pre più forti, quasi esclu­si­va­mente da parte di espo­nenti Pd». Orsoni cita espli­ci­ta­mente Zog­gia e il segre­ta­rio pro­vin­ciale Michele Mognato, insieme a «tanti altri minori della segre­te­ria». Così il can­di­dato sin­daco del cen­tro­si­ni­stra con­tro Renato Bru­netta era diven­tato una sorta di «Madonna pel­le­grina» per chi accet­tava soldi non con­ta­bi­liz­zati da Valen­tino Bone­chi, il com­mer­cia­li­sta man­da­ta­rio elettorale. Ma la scon­fitta di Vene­zia, per il Pd di Renzi, è peg­gio di quelle appena incas­sate a Livorno, Peru­gia e Padova. È già faida di tutti con­tro tutti. Ma nes­suno può per­met­tersi di dare lezioni sulla que­stione morale. Ci prova Ales­san­dra Moretti, di cui risulta una cena elet­to­rale con il conto sal­dato da Mal­tauro: «Il passo indie­tro di Orsoni è un impor­tante segnale di chia­rezza e oppor­tu­nità poli­tica: bene ha fatto il sin­daco a ras­se­gnare le dimis­sioni. È alla città di Vene­zia che dob­biamo pen­sare in que­sto momento» dichiara l’eurodeputata che fu vice­sin­daco di Vicenza e por­ta­voce di Ber­sani alle primarie. Il segre­ta­rio regio­nale Roger De Menech, ren­ziano doc, pensa già alla matassa del voto di Vene­zia che coin­ci­derà con le Regio­nali. Chiusa nel modo peg­giore l’esperienza con Orsoni, il Pd veneto ha le spalle al muro. Votarsi all’ex magi­strato Felice Cas­son? Ha un «pes­simo» pro­filo: è fra i 14 sena­tori auto­so­spesi, civa­tiano, già can­di­dato sin­daco per­dente con Cac­ciari in ver­sione Mar­ghe­rita. Affi­darsi alla Fon­da­zone Pel­li­cani, il pen­sa­toio rifor­mi­sta inau­gu­rato nel 2007 dal pre­si­dente della Repub­blica Gior­gio Napo­li­tano? Nel CdA sie­dono Zog­gia, Zanda, Andrea Mar­tella: un côté tutt’altro che… alter­na­tivo. L’agenda di Ca’ Far­setti è pre­fi­gu­rata. Com­mis­sa­rio pre­fet­ti­zio fino al voto e bilan­cio di ordi­na­ria ammi­ni­stra­zione, nella città sver­go­gnata dall’inchiesta della magi­stra­tura. Dra­stica la scelta della lista «In Comune». L’assessore Gian­franco Bet­tin, con i con­si­glieri Beppe Cac­cia e Camilla Sei­bezzi, avverte: «Niente potrà né dovrà essere più come prima. Si deve aprire una sta­gione di auten­tico e pro­fondo cam­bia­mento, a par­tire dal rin­no­va­mento del ceto e delle forze poli­ti­che coin­volte nelle inchieste».
Il manifesto