venerdì 25 luglio 2014

Si indaga su firme liste Chiamparino

(ANSA) - TORINO, 25 LUG - La procura di Torino ha aperto un fascicolo di atti relativi, senza ipotesi di reato né indagati, sulle presunte irregolarità della lista regionale Chiamparino Presidente e sulle liste Monviso e Pd presentate per le circoscrizioni provinciali alle ultime elezioni regionali.
    L'indagine, scattata dopo un esposto della Lega Nord, è stata affidata al pm Patrizia Caputo, che ha indagato sul caso della lista Pensionati per Cota che ha portato alla conclusione anticipata della scorsa legislatura.
   
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Riforme: Renzi a Grillo, colpo di Stato? Il tuo è colpo di sole

"Riforme: dopo 4 voti in Parlamento, faremo un referendum. Perché le opposizioni urlano? Di cosa hanno paura? Del voto degli italiani? #noalibi". Lo scrive su Twitter il premier Matteo Renzi. "Riforme: dice Grillo che il nostro è un colpo di stato. Caro Beppe: si dice sole. Il tuo è un colpo di sole!". Lo scrive il premier Matteo Renzi su Twitter. E accompagna il messaggio con due hashtag: #noalibi, #sidicesole.
Grillo, e' colpo di Stato, Napolitano si dimetta - "Si chiama colpo di Stato. Mussolini ebbe più pudore, non lo chiamò "riforme". Il regista di questo scempio è Napolitano che dovrebbe almeno per pudore istituzionale dimettersi subito e con il quale le forze democratiche non dovrebbero avere più alcun rapporto". E' quanto scrive il leader 5S Beppe Grillo in un post sul blog.
 
 "Il M5S non terrà d'ora in poi alcun contatto con un uomo che ha abdicato al suo ruolo di garante della Costituzione. Si spera che anche altre forze politiche si associno e lo isolino prima che sia troppo tardi, prima del buio a mezzogiorno", si legge nel post, intitolato "Aridatece er puzzone" e introdotto da una foto di Benito Mussolini.
 "La via d'uscita da questa situazione è rappresentata da nuove elezioni, la legge c'è. E' quella emendata dalla Corte Costituzionale, con le preferenze e senza un abnorme premio di maggioranza". Lo scrive il leader del M5S Beppe Grillo in un post sul suo blog in cui torna sulla giornata di ieri al Senato. "Il M5S non ha paura di tornare alle urne per rilegittimare il Parlamento, anche domani se necessario. La minaccia di Renzie di nuove elezioni è una pistola scarica e lui lo sa", aggiunge.
Grasso, voto segreto? Imposto da regolamento - "Sui criteri che mi hanno ispirato nella scelta di concedere il voto segreto su ben specifici emendamenti, la risposta è molto semplice: il regolamento non lascia alcun margine di interpretazione". Lo afferma il presidente del Senato Pietro Grasso durante la cerimonia del Ventaglio.
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E Napolitano che non riceve le opposizioni al Quirinale, è ancora il rappresentante di tutti gli italiani?


Chi sono i veri fili­bu­stieri? Quelli che si oppon­gono alle riforme costi­tu­zio­nali della mag­gio­ranza renzian-berlusconiana, o i par­titi di governo che impe­di­scono al par­la­mento di discu­tere come cambiarle?
In un regime par­la­men­tare, l’ultima carta di una demo­cra­zia è l’ostruzionismo e la sto­ria della nostra repub­blica è ricca di pagine che rac­con­tano per­so­naggi e inter­preti del fili­bu­ste­ring nei momenti di mag­gior con­tra­sto politico.
Con i nuovi rego­la­menti oggi è molto più dif­fi­cile pra­ti­carlo, ma deci­dere di tron­care il dibat­tito sulla più pro­fonda tra­sfor­ma­zione dell’assetto costi­tu­zio­nale mai rea­liz­zata dal dopo­guerra, sce­gliendo un rigido con­tin­gen­ta­mento dei tempi per­ché l’8 di ago­sto il pre­si­dente del con­si­glio deve por­tare a palazzo Chigi il bot­tino di guerra è, innan­zi­tutto per lui, il segno di una vit­to­ria di Pirro.
Chi vuole vin­cere senza con­vin­cere, chi mostra i muscoli per nascon­dere la con­fu­sione, in realtà rivela la pro­pria debo­lezza. Non si pos­sono appro­vare riforme cru­ciali senza il neces­sa­rio, fati­coso, eser­ci­zio del com­pro­messo e della media­zione politica…
Se ancora c’era qual­che dub­bio sulla natura post-democratica del lea­der che ci governa, da ieri sarà più dif­fi­cile soste­nerlo. E del resto que­ste pes­sime riforme costi­tu­zio­nali per come erano ori­gi­nate, appunto da un’iniziativa legi­sla­tiva del governo anzi­ché del par­la­mento, non pote­vano che pre­ci­pi­tare in una esau­to­ra­zione del par­la­mento stesso.
Con il soste­gno e l’approvazione del Pre­si­dente della Repub­blica che così espone l’alta carica che rap­pre­senta al ruolo di gio­ca­tore anzi­ché di arbi­tro. Il Capo dello Stato non ha nep­pure rice­vuto per­so­nal­mente la dele­ga­zione di depu­tati e sena­tori che ieri sera, in cor­teo, si è recata al Qui­ri­nale per rap­pre­sen­tar­gli la con­tra­rietà verso una deci­sione sconcertante.
Napo­li­tano è ancora il rap­pre­sen­tante di tutti gli italiani?
di Norma Rangeri - ilmanifesto.info

Tagliatori di teste... in Senato follia e sbandamento


Ancora più della ferita pro­fonda alle regole demo­cra­ti­che di un Par­la­mento che cam­bia la Costi­tu­zione, quello che col­pi­sce nel giorno più lungo del Senato è la sen­sa­zione com­ples­siva di fol­lia e sban­da­mento. Nes­suno sa come andrà a finire. La con­fe­renza dei capi­gruppo, con il parere con­tra­rio di tutte le oppo­si­zioni, inclusa quella «finta»di Fi, ha deciso di far scat­tare la tagliola, o quanto di più simile alla tagliola i rego­la­menti di palazzo Madama consentano.
Tempi con­tin­gen­tati, 135 ore com­ples­sive per inca­me­rare la riforma costi­tu­zio­nale e quat­tro decreti in sca­denza: Ilva, car­ceri, cul­tura e pub­blica ammi­ni­stra­zione. Robetta. Alla riforma pro­pria­mente detta ven­gono con­cesse 80 ore per le vota­zioni e 20 per il dibat­tito. Voto finale l’8 ago­sto. Per modo di dire: la for­mula esatta adot­tata dal pre­si­dente Grassi recita infatti “pre­vi­sione di voto”. Che sia pos­si­bile far­cela dav­vero per quella fati­dica data (scelta, pare, da Gior­gio Napo­li­tano in per­sona) non lo crede nes­suno. Troppi i mar­chin­ge­gni pos­si­bili, gli spac­chet­ta­menti, le dichia­ra­zioni di voto e di voto in dis­senso, le veri­fi­che del numero legale. E cosa suce­derà il 9 ago­sto vallo a sapere. Se l’approdo sarà vici­nis­simo si pro­se­guirà per qual­che giorno. In caso con­tra­rio non è esclusa la per­ma­nenza for­zata dei sena­tori nella capi­tale in ago­sto, pro­po­sta dalla mini­stra Boschi ieri, oppure, ma è pro­prio quello che il governo intende evi­tare a ogni costo, il rin­vio a set­tem­bre.
Nes­suno capi­sce per­ché il governo abbia deciso un muro con­tro muro così assurdo, che mette a rischio gli stessi decreti in sca­denza, tra­sforma l’aula in un campo di bat­ta­glia e fa della riforma solo un prova di forza del pre­si­dente del con­si­glio, nella quale i con­te­nuti non c’azzeccano né poco né punto. Più bullo di peri­fe­ria, che statista.
Alla con­fe­renza dei capi­gruppo con­vo­cata ieri mat­tina su istanza del Pd per dar con­creto seguito alle parole di Napo­li­tano, che mar­tedì sera aveva invo­cato aper­ta­mente la tagliola, i gruppi di oppo­si­zione si erano pre­sen­tati in posi­zione tutt’altro che pre­con­cetta. «Di fronte a un’apertura pol­tiica sui punti qua­li­fi­canti, come l’elettività dei sena­tori o i refe­ren­dum, si sarebbe potuto discu­tere. Senza quell’apertura, il ritiro degli emen­da­menti era del tutto impos­si­bile», dichiara Lore­dana De Petris, capo­guppo di Sel.
La stra­te­gia del governo e della sua mag­gio­ranza è oppo­sta. Avanti senza con­ce­dere nulla. La stessa deci­sione di chie­dere subito la tagliola, senza nep­pure aspet­tare l’inizio della set­ti­mana pros­sima si deve pro­prio all’intenzione di evi­tare il primo pos­si­bile voto segreto che sarebbe pro­ba­bil­mente scat­tato pro­prio ieri mattina.
Non a caso, dalla mini­stra Boschi non arriva nem­meno uno spi­ra­glietto di pos­si­bi­li­smo, su niente, nep­pure su que­gli argo­menti, come il tetto per i refe­ren­dum o il capi­tolo (oltre­tutto rima­sto uffi­cial­mente in sospeso) dell’immunità, sui quali trat­tare sarebbe stato per il governo del tutto indo­lore. La Boschi oppone un rifiuto secco su tutta la linea: «O riti­rate tutti gli emen­da­menti tranne una qua­ran­tina o si va avanti con il con­tin­gen­ta­mento. La riforma deve pas­sare entro ago­sto». Renzi si era già espresso in anti­cipo: «Non mollo».
Il pre­si­dente del Senato chiede al governo di chia­rire almeno se sui decreti in sca­denza met­terà la fidu­cia: «Come si fa, altri­menti, ad armo­niz­zare i tempi senza sapere di quali tempi si stia par­lando?». E’ una domanda reto­rica, dal momento che senza la fidu­cia i decreti deca­dreb­bero ine­vi­ta­bil­mente tutti, ma una rispo­sta espli­cita è ugual­mente neces­sa­ria. La mini­stra rifiuta di espri­mersi: «Se met­tiamo o no la fidu­cia ancora non lo so».
Dopo ore di discus­sione del tutto inu­tile, nella quale ogni argo­mento sbatte con­tro la for­tezza blin­data della cop­pia Renzi-Boschi, i capi­gruppo d’opposizione chie­dono una pausa per con­sul­tare tutti i loro sena­tori, con l’intesa di non fare cenno alla tagliola chie­sta da governo e mag­gio­ranza, per non por­tare alle stelle la ten­sione. Tutti con­cor­dano, Grasso per primo. I rap­pre­sen­tanti di Sel, M5S e Lega escono in effetti senza dire una parola. Quelli di mag­gio­ranza, il Pd Zanda e per l’Ncd Sac­coni, invece si rivol­gono alla fore­sta di tele­ca­mere e non la man­dano a dire: «Abbiamo chie­sto il ricorso all’art. 55 del Rego­la­mento. Arri­vare a set­tem­bre vor­rebbe dire affos­sare la riforma». Per non esa­spe­rare i toni.
I sena­tori con­trari alla riforma si riu­ni­scono tutti insieme: Sel, M5S, Lega, ma anche i dis­si­denti del Pd, che dele­gano poi Cas­son come por­ta­voce, e Augu­sto Min­zo­lini, con delega espl­cita degli azzurri anti-riforma. E’ un’assemblea dall’esito scon­tato in par­tenza Di fronte alla rigi­dità estrema del governo riti­rare gli emen­da­menti è fuori disucs­sione. Infatti non lo pro­pone nes­suno. Altret­tanto pre­ve­di­bile la ripresa della con­fe­renza dei capi­gruppo. Lo scon­tro fron­tale è inevitabile.
Infatti esplode subito, in aula, quando Grasso annun­cia la «tagliola», ma peg­gio­rerà nei giorni a venire. La De Petris chiede la parola e urlando accusa il governo di avere un solo obiet­tivo: eli­mi­nare gli spazi di par­te­ci­pa­zione degli elet­tori e fare pro­pa­ganda a man bassa, anche per stor­nare l’attenzione dai fal­li­menti in poli­tica eco­no­mica e dalle loro con­se­guenze che si vedranno in autunno. Ad applau­dire, alla fine, c’è mezza aula. I capi­gruppo Cen­ti­naio, Lega, e Petro­celli, riba­di­scono il mede­simo con­cetto, e poi una fila di sena­tori, uno dopo l’altro. Cri­tico anche Romani, Fi, e il co-relatore Cal­de­roli pro­fe­tizza «la caduta nella fossa per tutti» senza un ritorno alla ragione. Ma Renzi non alcuna inten­zione di fre­nare. Deve vin­cere. Deve farsi pro­pa­ganda. Del resto «se ne frega». Non è il primo nella sto­ria italiana.
ilmanifesto.info

Pil dell'Italia al palo. Fmi: economia peggio di Francia e Spagna


Il Pil dell'Italia resta piatto anche per il 2014. Lo prevede il Fondo Monetario Internazionale secondo cui l'economia italiana quest'anno ed il prossimo farà peggio di Spagna e Francia. Solo la Germania riuscirà a fare meglio di tutti e tre. Come mostra un'analisi delle tabelle contenute nell'aggiornamento del World Economic Outlook (Weo), il rapporto sull'economia globale diffuso lo scorso aprile dall'istituto di Washington, per l'Italia nel 2014 è attesa una crescita dello 0,3% (lo 0,3% in meno rispetto alla stima precedente), mentre per la Spagna è previsto un +1,2%, dato rivisto al rialzo dello 0,3%. In confronto a Madrid, Roma non si riscatta nemmeno nel 2015 quando segnerà un +1,1% (invariato) contro una crescita spagnola pari a un +1,6% (lo 0,6% in più rispetto al Weo di aprile).

Per la Francia è attesa una crescita dello 0,7% nel 2014, con un'accelerata all'1,4% nel 2015. Tuttavia le previsioni sono state riviste al ribasso rispettivamente dello 0,3% e dello 0,1%.

Secondo il Fmi, la Germania non è destinata a rallentare. L'economia tedesca crescerà quest'anno dell'1,9%, per poi rallentare a un +1,7% nel 2015. Le due stime sono state aumentate rispettivamente dello 0,2% e dello 0,1%.

Per quanto riguarda l'area Euro, il quadro d'insieme rimane improntato ad incertezza. Come si legge nell'aggiornamento del World Economic Outlook pubblicato ad aprile, la crescita nell'area Euro "resta squilibrata", riflesso della "continua frammentazione finanziaria", di bilanci "indeboliti" nel settore pubblico e privato e di "disoccupazione alta" in alcuni Paesi.

L'istituto di Washington cita un'inflazione ad aprile sotto le stime, che ha portato la Banca centrale europea ad agire nel meeting di giugno, quando ha tagliato i tassi di interesse al minimo storico dello 0,15%, ha portato in territorio negativo i tassi sui depositi delle banche presso l'Eurotower (primo istituto centrale a compiere una scelta simile) e ha annunciato un'altra operazione Ltro.
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