giovedì 7 agosto 2014

«Toccheranno conti correnti e pensioni. Mi chiedo se il premier non abbia chiesto a Berlusconi un aiuto anche per l’economia»

«È sin­go­lare che Renzi incon­tri Sil­vio Ber­lu­sconi pro­prio nel giorno in cui escono dei dati eco­no­mici imba­raz­zanti per lui. Mi chiedo se a Forza Ita­lia il pre­mier non abbia chie­sto un appog­gio anche per quanto riguarda l’economia». Per Laura Castelli, depu­tato del M5S e mem­bro della com­mis­sione Bilan­cio, si pre­para un autunno dolo­roso per le tasche degli ita­liani. «Di sicuro non ci sarà una legge di sta­bi­lità leg­gera. Par­liamo di una quin­di­cina di miliardi che non sono pochi, rap­pre­sen­tano le man­cate entrate di quest’anno. Que­sto signi­fi­cherà ulte­riori tagli alla spesa pub­blica e nuove tasse».
I dati dell’Istat par­lano chiaro: l’Italia è in recessione.
Reces­sione tec­nica. E’ un dato che con­ferma quanto abbiamo sem­pre detto, cioè che decreti che non por­tano viluppo, o prov­ve­di­menti che non creano lavoro non rap­pre­sen­tano ciò di cui il Paese ha biso­gno. Credo che sia emble­ma­tico quello che accade, un governo che decide far pagare ai cit­ta­dini le sue cat­tive scelte, per­ché non sarà certo la poli­tica a pagare.
Sia Renzi che il mini­stro Padoan con­ti­nuano però a negare la neces­sità di una mano­vra cor­ret­tiva.
In ogni caso dovranno fare la legge di sta­bi­lità e non senza grandi dif­fi­coltà. Siamo in un momento i cui la ragio­ne­ria di stato comanda su tutto, ci sono dei pro­blemi, come quota 96, che dimo­strano quante liti ci siano tra ragio­ne­ria, mini­stero dell’Economia e Renzi e non può che essere pre­oc­cu­pante. In più aggiungo un dato: abbiamo visto che nel bilan­cio dello Stato ci sono più di 90 miliardi di liqui­dità. Que­sto mi fa pen­sare che forse chi governa sapeva benis­simo che i dati dell’Istat non sareb­bero stati buoni. Altri­menti per­ché tenersi tanta liqui­dità? Ergo: arri­ve­ranno dei mesi pre­oc­cu­panti, andranno a toc­care i conti cor­renti e le pen­sioni, per­ché da qual­che parte que­sti soldi dovranno pren­derli. E sicu­ra­mente con­ti­nuare a non capire che non biso­gna lavo­rare solo per accon­ten­tare gli amici o le solite lobby, non aiuta.
Dopo l’incontro di ieri tra Renzi e Ber­lu­sconi sulla legge elet­to­rale che fine fa la linea del dia­logo avviata dal M5S?
A Renzi abbiamo fatto delle pro­po­ste, sia sulle pre­fe­renze che sul fatto che non ci devono essere con­dan­nati in par­la­mento e su que­ste ci deve delle rispo­ste. Quindi resta una porta aperta, anche se pro­ba­bil­mente le rispo­ste non arri­ve­ranno mai. Se poi lui va a fare un altro tavolo con Ber­lu­sconi, Ver­dini e com­pa­gnia, vuol dire che con noi non ha tro­vato nulla da costruire. Per come la vedo io, anche che il fatto che abbia deciso di incon­trare Ber­lu­sconi è già una rispo­sta a noi.
Lei è tra coloro che si sono sem­pre detti con­trari a dia­logo con il Pd. Come cam­biano adesso i rap­porto all’interno del M5S?
I rap­porti non cam­biano. Si pos­sono con­di­vi­dere o no pezzi di cam­mino, ma que­sto non incide.
Domani (oggi, ndr) il M5S incon­trerà il mini­stro della Giu­sti­zia Orlando: cosa gli chiederete?
Par­le­remo dell’anticorruzione, ancora una volta. Se da una parte ci sono le que­stioni che riguar­dano Cot­ta­relli, quindi la spesa pub­blica, dall’altra non pos­siamo dimen­ti­carci che ci sono un sacco di miliardi legati alla cor­ru­zione e a un sistema della giu­sti­zia che non funziona.
E’ stato giu­sto da parte dei suoi col­le­ghi del Senato attuare l’Aventino o ha aiu­tato ad appro­vare più celer­mente la riforma?
Credo che sia stato sba­gliato usare la parola Aven­tino. I nostri col­le­ghi hanno fatto tutto quello che pote­vano fare con il tempo e gli stru­menti di cui dispon­gono. E lo hanno fatto bene, aumen­tando l’informazione tra i cittadini.
Cosa farete quando la riforma arri­verà alla Camera?
Faremo ancora una volta oppo­si­zione, quella che que­sto Paese non vede da anni e che non si accorda per quat­tro soldi o per inte­ressi per­so­nali. E la faremo come al solito a testa bassa e capo chino.
di Carlo Lania - Il Manifesto 

L’assenza di poli­tica eco­no­mica del governo... in piena depressione

Per descri­vere la situa­zione eco­no­mica del paese e la capa­cità inter­pre­ta­tiva della com­pa­gine gover­na­tiva, in pri­mis di Renzi, occorre ricor­rere ad una vec­chia sto­riella. Un ubriaco, una notte dopo molti bic­chieri, perde la chiave di casa, e si mette a cer­carla curvo sul suolo.
Un pas­sante si ferma e si offre di aiu­tarlo. Dopo qual­che minuto di vana ricerca, il pas­sante chiede: «Ma è pro­prio sicuro di averla persa qui, sotto il lam­pione, la sua chiave?». L’ubriaco risponde: «No, non sono sicuro, ma è qui che c’è la luce!».
La sto­riella non suoni troppo bla­sfema, ma come pos­siamo rea­gire diver­sa­mente alle argo­men­ta­zioni di Renzi? Il mini­stro Padoan, invece, evita di mani­fe­stare otti­mi­smo o facili bat­tute. In que­sto caso il Pre­si­dente della Repub­blica, almeno una cosa è stata fatta per bene, ha evi­tato che un mini­stero così impor­tante cadesse in mani ren­ziane. Il primo mini­stro ricorda sem­pre al mini­stro dell’economia che alla poli­tica eco­no­mica ci pensa il suo gruppo. Padoan è stato silente, ma non potrà farlo per troppo tempo. Pur­troppo par­lano le per­sone di una sola parte. Se qual­che altro eco­no­mi­sta “libe­ral”, diver­sa­mente da Boeri, ricor­dasse la dif­fe­renza tra poli­tica eco­no­mica e ragio­ne­ria non sarebbe male. Que­sto è il Paese.
Come molti com­men­ta­tori eco­no­mici sosten­gono, il 2014 sarà un anno di non cre­scita. Ma l’assenza di poli­tica eco­no­mica del governo, per non dire di peg­gio, ci con­se­gna un 2015 che potrebbe pas­sare alla storia.
Per­ché nel 2015 il Paese dovrebbe ritor­nare a cre­scere? Qual­cuno ha regi­strato qual­che riforma di strut­tura del governo? Se il primo mini­stro Renzi asso­cia la riforma costi­tu­zio­nale ad una riforma di strut­tura, gra­zie alla quale sarebbe pos­si­bile pre­sen­tarsi in Europa e chie­dere delle age­vo­la­zioni, assi­curo che nem­meno io con­ce­de­rei una licenza. La mia rispo­sta sarebbe: «Primo Mini­stro, noi chie­diamo riforme per far cre­scere il vostro Paese, magari facendo vostro il pro­getto Europa 2020, raf­for­zando la ricerca e svi­luppo e rior­ga­niz­zando la mac­china pub­blica a favore dei cit­ta­dini. Scusi, ma la riforma del Senato non era e non è in nes­suna raccomandazione».
Imma­gino la rispo­sta di Renzi: «Com­mis­sa­rio, abbiamo abbas­sato le tasse, dato 80 euro alle fami­glie, costretto i sin­da­cati a migliori e miti atteg­gia­menti. Nes­suno ha fatto quello che abbiamo fatto noi».
Sarebbe troppo facile rispon­dere: «Scusi, lei ha dato 80 euro una tan­tum e non abbiamo idea di come potrà rifi­nan­ziare per il 2015 la misura. Invece di rifor­mare la Pub­blica ammi­ni­stra­zione ha pre­vi­sto risparmi di spesa futura, al netto di qual­siasi spie­ga­zione di come e cosa dovrebbe fare il pub­blico. Anzi, anti­cipa dei prov­ve­di­menti che tro­vano la loro coper­tura in misure di rispar­miamo futuri che si aggiun­gono a quelle già sug­ge­rite da altri suoi col­le­ghi. Ormai siete arri­vati alla spro­po­si­tata cifra di quasi 20 miliardi di risparmi da rea­liz­zare in un anno. Noi chie­diamo di gover­nare la spesa rispetto ad un certo obbiet­tivo. Nes­suno ha mai detto che dovete tagliarla. Il punto prin­ci­pale è far cre­scere il vostro Paese. Se fate delle azioni coe­renti, in Europa ci sono Stati nelle stesse con­di­zioni e potremmo anche imma­gi­nare di adot­tare parte del pro­gramma del nuovo Com­mis­sa­rio. Ma per dio…fate qual­cosa che modi­fi­chi la vostra strut­tura pro­dut­tiva». Dia­logo finito.
Come direbbe un ricer­ca­tore di belle spe­ranze (Nicolò Fran­ce­schin) il popu­li­smo ha tante facce, ma sono unite dal pes­si­mi­smo verso il futuro e sono capaci solo di creare delle tem­pe­ste in un bic­chier d’acqua per con­fon­dere e creare caos. Non si governa in que­sto modo la peg­giore crisi del capi­ta­li­smo. In pochi lo ricor­dano, ma que­sta crisi è più lunga e pro­fonda di quella del ’29, e alle porte non si intrav­vede nes­suna solu­zione coe­rente alla sfida che attende l’Italia e l’Europa.
La situa­zione dei conti pub­blici ita­liani non è grave per­ché si spende troppo. Boeri forse non cono­sce la spesa pub­blica ita­liana che, al netto del ser­vi­zio del debito, è tra le più basse dei Paesi di area euro. Il pro­blema dei conti pub­blici e per­sino del così detto debito pub­blico è inte­ra­mente legato alla dina­mica del Pil che nel corso degli anni è dimi­nuito di oltre 10 punti. Altro che assenza di cre­scita. Il Paese è in piena depressione.
In que­ste con­di­zioni sarà costretto a inse­guire il pareg­gio di bilan­cio con mano­vre cor­ret­tive sem­pre più dif­fi­cili da rea­liz­zare. Il pro­blema non è il debito in quanto tale, piut­to­sto il rap­porto debito-Pil. Se non cre­sce il deno­mi­na­tore, dove vogliamo andare?
L’aspetto dram­ma­tico e amaro delle poli­ti­che di Renzi è pro­prio il vuoto che le cir­conda. Quando inter­ven­gono sul lavoro, le poli­ti­che indu­striali e l’industrializzazione della ricerca sono un sen­tiero troppo ardito: si pre­fi­gu­rano misure che agi­scono sem­pre dal lato dell’offerta e del costi del lavoro, come se un’impresa potesse assu­mere o fare inve­sti­menti in que­sta situa­zione non appena vede ridurre il costo del lavoro che, per inciso, è tra i più con­te­nuti a livello europeo.
Il 2014 sarà un anno di cre­scita nega­tiva; il 2015 potrebbe essere per­sino peg­gio se il governo con­ti­nuerà a gio­care con le bat­tute. Non chie­diamo poli­ti­che rivo­lu­zio­na­rie o tardo key­ne­siane; almeno il buon senso lo esi­giamo. Tra due mesi il governo dovrà pre­sen­tare il nuovo Def e la legge di sta­bi­lità. La ricrea­zione è finita.
di Roberto Romano - ilmanifesto.info

Renzi: ci sono interessi cinesi anche per Termini Imerese


ROMA, 7 agosto (Reuters) - La recessione non ferma l'interesse degli stranieri a investire in Italia, secondo il presidente del Consiglio Matteo Renzi che annuncia una visita del premier cinese il 16 ottobre per la sigla di alcuni accordi.



"Verrà il primo ministro di Pechino [Li Keqiang] qui il 16 ottobre per firmare una serie di intese. Ci sono interessi cinesi anche per Termini Imerese, indiani per Taranto e Piombino", ha risposto Renzi in una intervista al Messaggero a chi gli chiedeva se l'operazione della Cdp con i cinesi andasse avanti.
Il 31 luglio Cassa depositi e prestiti e la cinese State Grid of China hanno firmato l'accordo sulla cessione del 35% di Cdp Reti per 2,101 miliardi di euro. Il closing dell'operazione è atteso per fine anno.
"Ci sono interessi di varie nazioni a partire da una cordata italoamericana per il Sulcis e per Gela. C'è una domanda internazionale forte che non viene gelata dal -0,3% del Pil. La mia scommessa è che questo dato non blocchi gli investimenti ma sblocchi ancor più, semmai, le riforme", ha aggiunto il premier.