domenica 24 agosto 2014

Libia: ecatombe di migranti Aeroporto in mano a islamici

L'ultima tragedia nel Mediterraneo affiora in superficie insieme ai corpi degli ultimi profughi annegati ieri nel mare libico, davanti alle coste di Tripoli. La guardia costiera locale ne ha recuperati una ventina dopo aver salvato 16 persone, ma altre 170 mancano all'appello. Si erano imbarcate nella notte da Guarakouzi, a circa 60 chilometri da Tripoli, ma poco dopo il loro barcone si era rovesciato. Tra loro, somali ed eritrei. Dall'inizio dell'anno potrebbero essere scomparse in mare almeno 2.000 persone - 250 delle quali su un barcone di cui non si hanno notizie da due mesi.
A calcolarlo è don Mussie Zerai, sacerdote di origine eritrea che presiede in Italia l'agenzia Habeshia, che raccoglie e diffonde segnalazioni sulla sorte di migliaia di profughi e migranti finiti nella rete dei trafficanti di esseri umani. Un calcolo, il suo, che si basa proprio sulle segnalazioni - da parte di compagni di viaggio e familiari - di persone che hanno preso il mare e non si trovano più: né nei centri di accoglienza in Italia o in Tunisia, né in quelli di detenzione in Libia. "Il mio numero di telefono ormai lo conoscono tutti - dice - sta persino scritto sui muri dei centri libici: squilla in continuazione, se sono occupato lo affido ad altri". Una delle ultime volte è squillato ieri, quando tramite un satellitare gli è giunto l'Sos da un gommone alla deriva da tre giorni nel Canale di Sicilia, con il motore in panne ed un centinaio di persone a bordo.
Fra loro, quasi tutti eritrei e stremati da fame e sete, anche donne e bambini. Solo uno dei tanti drammatici episodi che si aggiungono alla tragica situazione dei rifugiati rimasti "intrappolati" nel caos della Libia. "Sono somali, eritrei, sudanesi, etiopi - racconta - profughi che fuggono dalle guerre e che in Libia si trovano in mezzo ad un'altra guerra". Dove restano vittime degli scontri oppure sono reclutati dalle milizie come schiavi-portatori di armi, come già accaduto ad oltre 200 sequestrati a Misurata, il cui caso è già stato denunciato dal sacerdote nei giorni scorsi. E' da queste nuove violenze che gli ultimi morti in mare fuggivano, e da una realtà che per le vittime della tratta è ancora peggiore che ai tempi di Gheddafi. Ora anche i miliziani si sono messi nel 'business', segnala don Zerai: un affare che può rendere da 3.000 dollari a persona a cifre ancora più alte, per quelli che, passando via terra dal Sudan alla Libia, vengono "rivenduti" - tra trafficanti, polizia e miliziani - anche fino a cinque volte. Per questi profughi "in trappola" l'agenzia Habeshia ha chiesto più volte alla comunità internazionale un piano di evacuazione, analogo a quelli per gli stranieri bloccati dalla rivolta nel 2011.
E intanto altri continuano a imbarcarsi, con il rischio di morire in mare, oppure a raggiungere le coste italiane anche grazie all'operazione Mare Nostrum. Oggi in 355 sono sbarcati a Pozzallo, in Sicilia, portando a 555 il totale nelle ultime ore (in prevalenza profughi siriani). E altri 470, intercettati dalla Guardia costiera, sono in arrivo a Porto Empedocle. A Pozzallo sono stati fermati i tre presunti scafisti, due dei quali egiziani, dello sbarco di ieri. Uno dei fermati era già stato in Italia cinque volte, sbarcando a Lampedusa, e nel 2013 era stato arrestato. Altri due scafisti, tunisini, sono stati bloccati mentre cercavano di prendere il largo dopo aver fatto sbarcare una ventina di migranti nell'agrigentino. Un centinaio gli scafisti arrestati da inizio anno.
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Svolta nel caso Foley, identificato John il jihadista


Lotta senza quartiere contro 'John', l'assassino di Jim Foley, che secondo il Sunday Times è stato identificato dai servizi britannici, e i suoi compagni jihadisti cresciuti in Gb. "Dobbiamo fermarli. Dobbiamo impedire che continuino a partire da qui per combattere in Siria e Iraq''. E per questo ''dobbiamo usare tutti i mezzi che la legge ci consente''. E' un impegno e una promessa quella che il ministro britannico degli Interni, Theresa May, mette nero su bianco oggi in un articolo a sua firma sul Daily Telegraph, annunciando l'inasprimento di misure per affrontare la minaccia dei jihadismo cresciuto 'in casa'. La responsabile dell'Home Office interviene in prima persona dopo che l'allarme e' tornato alto a Londra diventata il cuore dell'inchiesta che mobilita Scotland Yard e servizi di intelligence alla ricerca di 'John il jihadista', il miliziano dall'accento inglese che compare nel video dell'esecuzione di Foley.

Così il Regno Unito si prepara a moltiplicare i ricorsi alla cosiddetta 'prerogativa reale' che permette al governo di ritirare il passaporto a chi intende uscire dal Paese per partecipare ad attività terroristiche, ma anche ad introdurre misure contro gli estremisti non direttamente coinvolti con il terrorismo. La premessa, avverte May, è che la la lotta contro il terrorismo "continuerà per decenni". Il suo ministero sta dunque preparando una nuova legge che prevede i cosiddetti 'Aspo' (anti-social behaviour orders, restrizioni a soggetti con comportamenti pericolosi) per fermare estremisti e predicatori radicali, le cui tesi non costituiscono un reato per le norme vigenti. Il ministro annuncia inoltre che renderà illegale l'adesione a gruppi con ideologie violente, anche se non coinvolti in attività terroristiche.

E anche scuole e organismi locali saranno tenuti a combattere l'estremismo. "Siamo nel pieno di una battaglia generazionale contro un'ideologia estremista di morte", sottolinea Theresa May, manifestando quindi la consapevolezza che bisogna dare un segnale subito ad un'opinione pubblica scossa, senza aspettare la riapertura del parlamento il primo settembre. Il premier David Cameron rimane sotto tiro nonostante sia tornato in vacanza dopo una serie di riunioni urgenti. Resta in Cornovaglia con la famiglia, suscitando non poche polemiche (oggi diversi giornali pubblicano in prima pagina la foto del premier che fa surf). Ma Downing Street rassicura: e' sempre raggiungibile e ha la situazione sotto controllo.

A Londra intanto ci sarebbero anche agenti dell'Fbi ad affiancare l'intelligence britannica e Scotland Yard impegnati nel tentativo di individuare 'John il jihadista'. "Il cerchio si sta chiudendo", spiega uno 007 dell'MI5 al Times. Il raggio delle indagini si e' "significativamente ristretto", emerge ancora. Sono indagini delicate, condotte con discrezione e da cui trapelano pochi dettagli, la stampa tuttavia avanza alcune ipotesi: secondo il Sun la caccia a 'John' e ai suoi complici detti i 'Beatles' potrebbe puntare su tre nomi. Rispunta cosi' quello di Abdel Majed Abdel Bary, ex rapper di 23 anni partito lo scorso anno da Londra per la Siria a combattere. Di lui si era gia' parlato perche' si sospetta sia il giovane ritratto in una foto recentemente circolata sui social network con in mano una testa decapitata. Bary potrebbe essere il leader di un feroce trio che si fa chiamare 'i Leoni', insieme con Abu Hussein al-Britani di Birmingham e Abu Abdullah a Britani di Portsmouth, entrambi ventenni.
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Il blog di Grillo attacca 'I servizietti del Tg1'

"Siamo stanchi di assistere all'ennesimo servizio fazioso del Tg1. Ieri sera a fare disinformazione è stata la giornalista Claudia Mazzola". E' quanto si legge in un post di Rocco Casalino, responsabile della comunicazione del M5S al Senato, pubblicato sul blog di Beppe Grillo con il titolo 'I servizietti del Tg1', che si apre con una foto della giornalista.
    "Nel suo servizio - si legge - dedica 15 secondi al videomessaggio di Beppe Grillo, riportando solo le parole rivolte a Renzi e oscurando completamente la parte importante del videomessaggio, quella in cui Grillo parla della crisi economica e dello stato drammatico del nostro Paese, temi evidentemente scomodi per la propaganda del governo e che è meglio tenere nascosti agli italiani".
    "Il resto del servizio, invece, ruota tutto su una meschina bugia - prosegue Casalino - costruita ad arte per infangare il MoVimento 5 Stelle sostenendo che Di Battista sia a favore dei terroristi. E per rafforzare la menzogna, si dà largo spazio alle dichiarazioni altrettanto false e bugiarde dei vari politici di turno. La vera vergogna è una tv pubblica che non è più in grado di raccontare la realtà, ma che sa solo deformarla e fare disinformazione".
   
Iacopino: L'attacco a collega va oltre intimidazione  -  ''Il solo giornalista bravo è il giornalista servo, scodinzolante, pronto ad applaudire un leader che fa dell'insulto e della demonizzazione di chiunque altro il suo credo quotidiano. Non tutti hanno la forza dell'ironia di Giuliano Ferrara che non solo replica con un "me ne frego", ma fotografa la politica di Beppe Grillo ribattezzandolo Gribbels'', scrive Enzo Iacopino presidente dell'Odg a commento del post del portavoce di M5S Rocco Casalino che oggi ha criticato con il titolo I servizietti del Tg1 il servizio del Tg1 sulla vicenda Di Battista. ''L'attacco alla collega del Tg1, Claudia Mazzola, va oltre il tentativo di intimidazione. In un clima esasperato dalla stupidità che impedisce di ammettere di aver detto una sciocchezza sui terroristi islamici, si arriva a ipotizzare un collegamento tra la legittima indignazione e la barbara uccisione del collega James Foley e, ora, si tenta di demonizzare una collega che, con tutto il Tg1, fa una cronaca doverosa di quanto accade'', conclude.
Santanchè: 'Verità rivoluzionaria, Grillo restauratore' -  "La verità è rivoluzionaria. In questo Grillo e i suoi compari stanno dimostrando di essere degli autentici restauratori. Non c'e' oggi forza politica oggi in Italia che sia più ostile alla liberta' di stampa e che prenda sistematicamente di mira chiamandoli per nome e cognome giornalisti rei solamente di aver fatto con scrupolo il mestiere di informare". Così Daniela Santanchè difende il Tg1 dagli attacchi M5S. "Al direttore del Tg1 Mario Orfeo- sostiene Santanchè - alla giornalista Claudia Mazzola e a tutta la redazione del Tg1 composta da giornalisti di grande valore professionale e di indiscutibile onesta' intellettuale va la mia più profonda solidarietà. Verso Grillo provo una indignazione stupita: il suo atteggiamento dittatoriale tradisce persino la sua storia".
Cicchitto,attacchi incredibili da talebani di Grillo -  "Siccome ancora in Italia non sono andati al potere i talebani amici di Grillo, allora tutto un relativo pluralismo sui giornali e sulle tv, nonostante loro, ancora permane: e' nella logica di un sistema pluralista non dominato ne' da Isil ne' da Hamas che a fronte delle posizioni piu' vicine ai Talebani ce ne siano anche delle altre di tutt'altro parere". Lo afferma Fabrizio Cicchitto di Ncd che esprime solidarietà al Tg1. "Fortunatamente fino a quando Grillo e i suoi amici non arriveranno al 51 % questa relativa liberta' di dibattito politico permarra' nel nostro Paese. Diamo pertanto agli attacchi di Grillo due possibili significati: o una crisi di nervi derivante da tutti gli errori che lui e i suoi amici stanno facendo in questi ultimi giorni, oppure la voluta riconferma dell'adesione ad un modello talebano di lotta politica. Alla giornalista presa di mira, alla redazione del Tg1 e al suo direttore Mario Orfeo mandiamo tutta la nostra solidarieta' per degli attacchi veramente incredibili".
Ginefra (Pd), accuse infanganti da post delirante -   "Voglio esprimere tutta la mia solidarieta' alla redazione del Tg1, al direttore Mario Orfeo e alla giornalista Claudia Mazzola per le accuse infanganti che arrivano da un delirante post del M5S pubblicato sul blog di Grillo". Lo afferma Dario Ginefra del Pd. "Ancora una volta si taccia per fazioso un servizio giornalistico solo perche' secondo Grillo e i pentastellati non si darebbe pubblicita' all'M5S-pensiero in modo assoluto e acritico. Sostenere, poi, che le voci degli esponenti politici degli altri partiti non andavano riportate e' ancora di piu' delirante. Grillo inizi a rispettare il lavoro dei giornalisti e si preoccupi delle dichiarazioni allucinanti dei suoi parlamentari. A meno che - conclude Ginefra - non ci riveli di essere d'accordo con Isis".
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