martedì 24 marzo 2015

Afghanistan: bomba fra bimbi che giocano a cricket, 6 morti

Almeno 6 bambini sono morti ieri nella provincia meridionale afghana di Khost, quando un ordigno è esploso sul terreno su cui avevano appena cominciato una partita di cricket. Altri 10 i bimbi rimasti feriti. Secondo la polizia, la responsabilità dell'attentato va attribuita ai talebani, per i quali il cricket non è compatibile con l'Islam e quindi i giovani non dovrebbero giocarlo. Gli insorti non hanno tuttavia commentato l'episodio.

   Lo scoppio, si e' appreso, e' avvenuto poco dopo mezzogiorno a Qala-i-Qazi, il capoluogo provinciale. Immediatamente dopo l'attentato un gruppo di amici e parenti delle vittime hanno formato un corteo e trasportato i cadaveri dei piccoli davanti alla sede del governo provinciale, chiedendo una severa punizione dei colpevoli. Il vice capo della polizia di Ghazni, Asadullah Insafi, ha sostenuto che l'ordigno esplosivo era stato collocato su una bicicletta e che e' stato attivato a distanza non appena il gruppo di bambini ha cominciato una partita di cricket. Secondo Insafi la responsabilita' dell'attentato va attribuita ai talebani, per i quali il cricket non e' compatibile con l'Islam e quindi i giovani non dovrebbero giocarlo. Gli insorti non hanno tuttavia commentato l'incidente.
Attacco armato a autobus, 13 morti. Forse opera di un gruppo legato all'Isis
Un commando armato ha aperto il fuoco la notte scorsa contro un autobus in viaggio nella provincia centrale afghana di Maidan Wardak, uccidendo 13 persone. Il responsabile ha precisato che l'attacco e' avvenuto verso l'1 locale nel distretto di Sayeed Abad, lungo la statale fra Kabul e Ghazni. 'L'attacco - ha aggiunto - e' stato realizzato da uomini armati e mascherati con un bilancio di 13 civili uccisi e tre altri feriti, mentre un bambino di nove anni e' l'unica persona rimasta miracolosamente illesa". Il governatore non ha chiamato in causa direttamente i talebani per la responsabilita' dell'attacco, lasciando aperta la possibilita', visto che i militanti avevano il volto coperto, che possa essersi trattato dell'opera di un gruppo legato all'Isis, che sta cercando di consolidarsi in Afghanistan.
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Aereo della Germanwings si è schiantato nel Sud della Francia, 148 morti

Un Airbus A320 della Germanwings, compagnia low cost della Lufthansa, si è schiantato nei pressi di Barcelonette, nel sud della Francia. A bordo c'erano 148 persone, 142 passeggeri e sei membri dell'equipaggio,  non ci sono sopravvissuti.  Tuttavia il ministero dell'Interno da Parigi spiega che fino a che il relitto non sarà raggiunto non ci può essere ceretezza che non vi siano sopravvissuti. L'aereo collegava Dusseldorf e Barcellona. Il relitto, individuato da elicotteri della gendarmeria, è quasi intatto.
Il governo di Madrid rende noto che le vittime spagnole sono 45
France Info, volava troppo basso
Linea telefonica unità crisi in Germania  Una linea telefonica di emergenza è stata messa a disposizione dal ministero degli esteri tedesco per le persone colpite dalla tragedia della caduta dell'aereo di Germanwings. Il numero è 03050003000. 
Airbus A320 individuato da elicotteri gendarmeria - "Due elicotteri della gendarmeria hanno confermato alla Direzione generale dell'Aviazione civile (Dgac) di aver individuato l'apparecchio nei pressi di Prads-Haute-Bléone, tra Digne-les-Bains e Barcelonnette": è quanto scrive radio Europe 1. 
L'apparecchio è scomparso dai radar alle 10,40. 
Il luogo del disastro aereo è stato localizzato fra i 900 e i 1.450 metri nel massiccio dei 'Trois evechés'. E' una zona di difficile accesso, impervia, dicono alcuni responsabili dei soccorsi intervistati alla tv. Circa 240 pompieri e tre squadroni della gendarmeria mobile sono partiti in direzione della zona ma non è certo che saranno in grado di raggiungerla entro la giornata. Il velivolo era decollato dall'aeroporto El Prat di Barcellona alle 8,57 del mattino diretto a Dusseldorf, secondo un portavoce di Aena, l'ente di gestione aeroportuale spagnola. Aena ha confermato che la comunicazione con l'aereo si è interrotta alle 11,20. Nell'aeroporto barcellonese è stata convocata un'unità di crisi dalle autorità del governo e della prefettura, per dare informazioni e assistenza ai familiari dell'aereo precipitato, riuniti al Terminal 2, dove ha uffici la compagnia Germanwings, filiale di Lufthansa.
France Info, volava troppo basso
Volava troppo basso l'A320 della Germanwings precipitato nel sud della Francia. Lo sostiene France Info. L'aereo si è schiantato a circa 1.800 metri contro una montagna alta quasi 3mila metri.
Rotta anomala,secondo sito specializzato  Fin dall'inizio la rotta dell'Airbus A320 precipitato era "anomala" rispetto alla norma dei voli Barcellona-Dusseldorf. Lo afferma il sito specializzato nel monitoraggio voli aerei Flightradar24. L'aereo sarebbe salito a 38.000 piedi prima di scendere inspiegabilmente. A 6.800 piedi il segnale è stato perso.
Lufthansa, giorno nero nostra compagnia  - "Un giorno nero per la nostra compagnia di volo". Lo ha detto il capo della Lufthansa Carsten Spohr, sottolineando che non è ancora chiaro quello che è accaduto.
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Gender a scuola? La diocesi dice no

«Gender a scuola? Decisamente no». È questo il titolo di un editoriale in prima pagina di La Libertà, organo di informazione diocesano della chiesa reggiana, che si schiera contro quella che lo stesso Papa Francesco ha definito «la colonizzazione ideologica della cultura gender».
Nell’editoriale vengono criticate iniziative scolastiche basate su «infiltrazioni di testi didattici portatori di un pansessualismo senza etica». Una realtà presente anche nelle scuole reggiane, nell’ambito di corsi di educazione sessuale, mal visti dalla diocesi che invece applaude all’attività svolta dall’Osservatorio permanente sull’educazione costituito in diocesi dal Forum Famiglie e daAssociazioni genitori.
Una presa di posizione netta contro la cultura gender, alla quale si aggiunge anche l’appello a votare una petizione online, sul sito citizen.org, nella quale si chiede al presidente della Repubblica di disapplicare quanto previsto nella “Strategia nazionale per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere”.
Gazzetta di Reggio

Renzi potrebbe essere ribaltato. Ma gli avversari preferiscono continuare a temporeggiare

di Marco Bertoncini 

Se volessero, i numerosi gruppi che nel Pd si agitano contro Matteo Renzi potrebbero perfino mettere in crisi il governo. Di fatto, come si è ben visto in quelli che potremmo definire i loro stati generali, l'unico elemento che pare unire (quasi) tutti gli anti renziani è la volontà di restare nel partito.
Dopo di che, ciascuno è libero di agire. Conseguenza: R. continuerà a patire fastidi, ma in certo modo non più di quanto abbia dovuto finora soffrirne.
Agiscono molti fattori disgreganti in questa pur corposa opposizione interna. I personalismi abbondano, con un rosario di gruppi, gruppetti, correnti, talora solo territoriali. L'unico che potrebbe forse tenerli uniti è Pier Luigi Bersani; ma, come si è visto, un esagitato Massimo D'Alema aspirerebbe a essere lui il persecutorio rottamatore del segretario del partito. Anche gli obiettivi politici non si identificano. Senza dubbio, tutti, dalla Bindi a Civati passando per Fassina, chiedono più sinistra: però, in buona sostanza, contestano decisioni già assunte (lavoro, legge elettorale, riforme ) piuttosto che avanzare proposte unitarie.
Inoltre, c'è una dose massiccia di nostalgia o, meglio ancora, di nostalgismo. Molti sognano ancora la segreteria di Enrico Berlinguer: eppure, R. ha ottenuto una percentuale di ben più di cinque punti superiore alla massima spuntata dal santificato segretario. Proprio i voti riportati da Renzi, oltre che la vittoria interna per la segreteria, fanno scattare in molti un sentimento di obbedienza al partito: conviene mandare a carte quarantotto un governo retto dal proprio segretario? A impedire di procedere troppo oltre con la contestazione a R. c'è pure un fattore che sempre condiziona le minoranze interne di un partito: non si può causare la sconfitta della propria formazione, con l'obiettivo di assumerne la guida, perché potrebbe voler dire ridursi a raccoglierne brandelli.

Quindi, singoli uomini o singoli gruppi della sinistra democratica parteciperanno a iniziative di svariato tipo contro Renzi e contro il governo. Ma non vi sarà una manovra unita, ragionata, compatta. Ci saranno perfino coloro che guarderanno a qualche papa straniero, attendendo che un Maurizio Landini o una Laura Boldrini (!) scenda in campo agitando la bandiera con la falce e il martello. Ciò non significa che il presidente del Consiglio possa star tranquillo, perché noie alle Camere continuerà a riceverne. Meno, però, molto meno di quelle che una sinistra interna coesa potrebbe causargli.
italiaoggi.it

Isola dei Famosi, vincono le Donatella: Non sono né sexy né lagnose. E neppure bollite. Ridono, hanno una soglia di resistenza alla fatica fisica da fachiro

Milano, 24 marzo 2015 - Non sono né sexy né lagnose. E neppure bollite. Ridono, hanno una soglia di resistenza alla fatica fisica da fachiro, e ridono. Non hanno fidanzati piagnucolosi ad attenderle. Il vincitore dell’Isola dei Famosi 2015 è il concorrente a due teste, le Donatella, Silvia e Giulia Provvedi. Uno spritz corretto al ginseng che non s’è mai sgasato per tutta la durata del programma. Le gemelle faccia pulita, bassine, secche secche, senza tette rifatte, e nemmeno labbra a canotto. Maschiacce. Modenesi, 22 anni a testa. 57 mila e passa like su Facebook contro il 350 mila di Valerio Scanu, per alcuni il favoritissimo abbattuto invece senza pietà con tutto il suo corredino di maniera, canottiera costumino e muta di chihuahua.
Ad aspettare le Donatella in studio, prima ancora della vittoria, una volta eliminati i due galli del pollaio Scanu e Siffredi, e fatto fuori il modello-bello Brice Martinet, la Rettore, che per questa sera si fa chiamare Donatella. Via via le ragazzacce struccate hanno mandato a casa tutti gli altri, Ceciliona Rodriguez compresa, accolta a Milano da mamma e fidanzato e - dietro le quinte - da Belen che forse in uno slancio magnanimo da presunta diva lascia la scena tutta ala sorellina. Scena insulsa, in una serata in cui di scene patetiche se ne sono viste: una per tutte, la moglie di Martinet, la fotografa Elena Falbo, calata sul palco con l’abito da sposa fino a far singhiozzare il marito provato dalla lontananza.

Scanu, l’amico di Maria, si è ritrovato sul ring con la vecchia nave scuola - di celluloide - di generazioni di ma(s)chi aspiranti sciupafemmine. Il ragazzo timido e incerto ha la sua rivincita di fronte alla platea televisiva, cosa che non gli è riuscita cantando soltanto. Ma la scuola De Filippi ha insegnato a lui la potenza del televoto e le furbizie da volponi, qualche momento di autenticità e molte strategiche ambiguità che in televisione funzionano quasi sempre. stavolta no. 
A proposito di ingenue ambiguità, da notare nel gran finale la santarella Marcuzzi in nude look inguinale targato Versace e gli 'zii' Mara (Venier) e Alfonso (Signorini) dietro il paravento senza traccia apparente di vestiario. 

Tornando a Scanu, in questa mandata del reality - per la prima volta su Canale 5 dopo nove edizioni di appartenenza a Raidue e a Simona Ventura - si deve aggiungere la forza decisiva dei social network, davvero determinanti in ogni pubblica esibizione. Ma non è bastato nemmeno tutto questo ben d’iddio a salvare il ragazzo: uscito al televoto contro Cecilia Rodriguez. Non è bastata l’Isola con vocazione eco friendlyal riciclaggio a Valerio che i suoi atout li ha giocati tutti: la fragilità a Cayo Paloma, le discussioni sulla sua identità sessuale - gay, non gay, un po’ sì, anzi no, e anche se fosse? - e perfino la liposuzione che avrebbe dovuto snellirlo definitivamente (ma la fame in Honduras ha fatto di meglio). Facile vittoria, sulla carta, per folle di teenager che vedono Siffredi come un insignificante, vecchio porno-babbione. 

Ma ieri sera Rocco, il pornodivo più amato dagli italiani, classe 1964, con la moglie (pornoattrice) di altera bellezza e due splendidi figli adolescenti ha figurato in studio come un lord inglese al circo bagonghi. Cancellata di colpo la palapa honduregna e pure la succursale milanese. Anche per lui i social insorgono però, il tenore dei commenti dei machi italiani è questo: "Se Rocco lascia il porno mi faccio prete". Figuriamoci, perfino fare il papa è oggi un incarico a termine... Da capirli però, perché Rocco in realtà è agli uomini che piace tanto tanto: ha incarnato nello show quella che dovrebbe essere una naturale parabola di vita. Ovvero: esuberanza e ottima dotazione fisica da giovani, utilizzo più cerebrale della sfera sessuale in età adulta, infine bilanciamento fra sesso e tenerezza nei dintorni della mezza età. Rocco ha voluto sottolineare - pure se fra ammiccamenti e battute da spogliatoio - che anche il sessuomane professionista si può ritrovare con un 'coso' bollito e dedicare la residua baldanza alla moglie a lungo cornificata. Scandalosissimo, il copione benpensante scritto per l’attore tv Siffredi Rocco, altrimenti detto 'colosso di Ortona'. Una vittoria con coriandoli e trofeo sarebbe stata di troppo. 

di ANNALISA SIANI - quotidiano.net

giovedì 19 marzo 2015

Diabete,in arrivo infusore smart capace di prevedere crisi

Per i pazienti diabetici, soprattutto più giovani, arriva un dispositivo 'intelligente' in grado di prevedere le crisi ipoglicemiche e interrompere l'erogazione dell'insulina prima delle crisi. La novità, presentata al congresso 'Diabete: l'era della tecnologia intelligente' oggi a Roma, sarà nelle diabetologie italiane la prossima settimana.
    Il microinfusore, presentato dall'azienda Medtronic che lo ha ideato, unisce un monitoraggio continuo dei livelli del glucosio con una pompa che eroga l'insulina. A differenza dei dispositivi attuali, che bloccano l'infusione quando ormai la glicemia è troppo bassa, questo ha un algoritmo che riesce a prevedere sulla base dei dati quando si rischia una crisi, e a far agire la pompa di conseguenza. ''E' un sistema molto promettente'', ha spiegato Riccardo Schiaffini, diabetologo pediatra dell'ospedale Bambino Gesù di Roma. ''Almeno il 50% dei pazienti con diabete di tipo 1 - ha aggiunto - ha una ipoglicemia notturna, e ogni paziente ha almeno una ipoglicemia grave a settimana''.
    Questa generazione di dispositivi avvicina al concetto di 'pancreas artificiale', cioè a un sistema in grado di sostituire in tutto l'organo che controlla il livello di zuccheri nel sangue. ''Questo è un deciso passo avanti - ha confermato Emanuele Bosi, direttore del Diabetes Research Institute dell'ospedale San Raffaele di Milano -. Sono ormai dieci anni che si lavora al pancreas artificiale, e quello che una volta sembrava solo un sogno ormai è una realtà in vista''.
ansa

Essere felici, consigli utili ‪#‎lartediesserefelici‪ #‎saltodifelicità

La Felicità è un'arte che si può imparare ed è un percorso possibile. Contro stress e insoddisfazioni quotidiane, è stato dimostrata la necessità di sviluppare le proprie risorse interne. Si tratta di un percorso di 'orientamento all'essere' che aiuta ed accompagna l'individuo alla consapevolezza del sè e gli permette di gestire le emozioni frustranti: la premessa per costruire la felicità.
Come fare? La Fondazione Internazionale verso l'Etica-Five onlus propone un modello in cui la persona può sperimentarsi in questo percorso. In occasione della Giornata Internazionale dell'ONU della felicità, che ricorre il 20 marzo, la Fondazione Five lancia l'ARTE DI ESSERE FELICI, una campagna informativa sulla 'felicità possibile'. Avvia una raccolta fondi per far diventare, gratuitamente, le scuole Centri territoriali di educazione alla felicità. Luoghi dove insegnanti e genitori possono apprendere nuovi strumenti di accompagnamento per una crescita sana di giovani e giovanissimi. Prevenzione del disagio psicologico e sociale. 
La felicitàLa felicità è il frutto di un percorso di “orientamento all’essere” che porta alla consapevolezza della propria identità profonda, attraverso la scoperta di sé e del proprio valore, che permette di sperimentarsi come individui capaci, abili, ricchi di un potenziale umano e creativo. E’ la possibilità di imparare a comprendere ed elaborare le proprie emozioni, di scoprire la ricchezza del confronto con l’altro, di sentirsi liberi e sicuri nell’esplorare il mondo, di vivere in modo naturale l’arte di essere se stessi.
Il valore di formare Educatori alla felicità
Perché un bambino impari ad essere felice ha bisogno di essere accompagnato da adulti consapevoli che sappiano aiutarlo ad entrare in contatto con le proprie risorse e a costruire il proprio progetto di vita. Il senso profondo di questa campagna è di promuovere una nuova modalità educativa dove i docenti e genitori possano acquisire strumenti concreti per affinare le proprie capacità relazionali, di ascolto e di riconoscimento delle emozioni ed essere dunque quella base sicura da cui i più piccoli possano partire per conoscere se stessi ed esplorare il mondo.
La scuola come Centro Territoriale di Educazione alla FelicitàL’obiettivo è raccogliere fondi da donare alla Scuola per promuovere l’organizzazione di programmi formativi dedicati ad insegnanti e genitori in Etica delle Relazioni Umane®, il modello formativo di riferimento promosso da Five grazie alla collaborazione tra hf convention, Five onlus e GFE sarl. Grazie a questa formazione specifica la Scuola assume il ruolo di Centro Territoriale di Educazione alla Felicità e si pone al centro di una rete che comprende scuola, famiglia e territorio verso una continuità educativa condivisa.

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La Juventus sgretola il Borussia il sogno Champions continua

La Juventus è tornata nel 'G8' del calcio europeo: è nei quarti della Champions grazie alla squillante vittoria (3-0) di Dortmund. Doppietta di Tevez che ha mandato in gol anche Morata, Borussia travolto ed impotente, lontanissimo parente della squadra che Klopp aveva portato a sfidare il Bayern nella finale di Champions. Bianconeri molto autorevoli ed ordinati per tutti i 90', il "sogno" europeo è stato alimentato con una prova di schiacciante superiorità, aiutata certo dall'inconsistenza dei tedeschi. Ma la Juve - oggi senza Pirlo e con Pogba fuori per infortunio dopo neppure mezz'ora - ha finalmente dato l'impressione di essere tornata capace di essere protagonista anche in campo internazionale.
 
Questo il quadro degli ottavi di finale di Champions League
(in maiuscolo le squadre promosse ai quarti):
Basilea-PORTO 1-1 0-4
Schalke-REAL MADRID 0-2 4-3
PSG-Chelsea 1-1 2-2 dts
Shakhtar Donetsk-BAYERN MONACO 0-0 0-7
Arsenal-MONACO 1-3 2-0
Bayer Leverkusen-ATLETICO MADRID 1-0 2-4 dcr
JUVENTUS-Borussia Dortmund 2-1 3-0
Manchester City-BARCELLONA 1-2 0-1

Sogno Champions continua
 - Difficile dire se questa Juventus ha tutti i numeri per arrivare fino in fondo, e contendere davvero la 'coppa dalle grandi orecchie' a Real, Barcellona e Bayern. Ma quest'anno tutto sembra possibile in questa Champions che negli ottavi ha fatto due vittime illustri - Chelsea ed Arsenal - e portato sul bilico di una storica eliminazione il Real. Ed un sorteggio benevolo potrebbe aiutare. Un gol rapidissimo di Tevez ha spianato la strada ai bianconeri. A parti invertite, si è ripetuto quello che era successo due anni fa a Monaco: il 3 aprile 2013 era stato Alaba con una rete fulminante, dopo appena 25", a fare scappare il Bayern e mettere un segno indelebile nella partita. Questa sera l'Apache ha restituito la prodezza ad un'altra tedesca, sbloccando il risultato dopo 2'15".
 Ma prima la Juventus aveva già sfiorato il vantaggio, con una potente progressione di Morata. Lo spagnolo aveva però preferito servire Tevez, più defilato, rispetto a Pogba in posizione migliore. Ma pochi secondi dopo Tevez ha colpito. Il muro giallo dei tifosi del Borussia non si è sgretolato, non altrettanto sul campo la squadra di Klopp. Una sola piccola flessione dei bianconeri, dopo l'infortunio di Pogba, uscito per un problema muscolare. Il francese, triste, è andato a sedersi in panchina, sostituito da Barzagli, e non è riuscito a trattenere le lacrime. 
Infortunio Pogba
Allegri ha dovuto cambiare assetto, tornare alla difesa a 3, ma "il piccolo smarrimento" di cui ha parlato alla fine Allegri, è durato pochi minuti. Il Borussia ha provato a rimettersi in corsa, ma il suo fraseggio non è riuscito mai a liberare un giocatore al tiro: molti cross fuori misura, una sequela di passaggi imprecisi, interrotti dalla difesa bianconera, da Vidal e Pereyra. Gundogan, Mkhitaryan e Kampl si sono persi, Reus è scomparso. Di lui, il più temuto dai bianconeri, in 180' si ricorda solo il gol del temporaneo 1-1 a Torino, propiziato però dallo scivolone di Chiellini.
Gol di Tevez
Sempre con il totale controllo della partita, la Juventus ha messo definitivamente la museruola al Borussia nel secondo tempo. Tevez, lui che per 5 anni nelle coppe europee non aveva segnato, ha firmato il trionfo bianconero, con l'assist a Morata ed il terzo gol, l'apoteosi bianconera.

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Ecco LE CARTE che inguaiano Lupi

Non c'è solo il lavoro trovato a suo figlio. C'è anche un viaggio aereo pagato a sua moglie per raggiungere Bari, in occasione di una convention dell'Ncd, ci sono i regali di Natale a lui e al suo staff. E c'è una cena per reperire fondi "nell'interesse del ministro". Insomma, dalle carte dell'inchiesta fiorentina sui grandi appalti, emergono relazioni e scambi fra il 'mondo di Maurizio Lupi' e quello che la procura ha chiamato il 'Sistema', che era guidato dai quattro arrestati con l'accusa di aver pilotato appalti pubblici.

Secondo i carabinieri del ros di Firenze, l'ex capo struttura di missione del ministero delle Infrastrutture, Ercole Incalza, faceva in modo di affidare la direzione dei lavori a un ingegnere, Stefano Perotti, che era entrato in contatto con il dicastero grazie a un 'faccendiere', Francesco Cavallo, definito nelle carte degli inquirenti "l'uomo di Lupi".

Per descrivere i rapporti fra gli arrestati e il ministero, i pm fiorentini annotano che "Lupi e la moglie sono stati ospiti dei coniugi Perotti per il fine settimana, nel settembre 2013 e nel dicembre 2013. Con riguardo al secondo incontro in Firenze, allo stesso ha preso parte anche Cavallo".

La moglie del ministro, Emanuela Dalmiglio, viene citata anche in un altro passaggio. In occasione di una convention di Ncd organizzata a Bari da Lupi, Cavallo le procurò il biglietto aereo Milano-Bari. Il prezzo è di 447 euro e il pagamento risulta intestato a Cavallo: "non è dato sapere - spiegano i pm - se tale spesa sia stata rimborsata". Poi c'è l'elenco dei doni 'gestiti' da Cavallo: "contatti ed incontri, anche conviviali - scrivono i pm - nonché l'organizzazione di una cena volta a reperire 'fondi' nell'interesse del ministro" e poi 900 euro in dolci, 1600 in borse, "la fornitura di abiti sartoriali" da 700 euro l'uno "in favore del Ministro Lupi, di suo figlio Luca e dei suoi segretari", l'acquisto di regali natalizi in favore dello stesso ministro e del suo entourage".

Gli inquirenti ritengono che uno di questi fosse destinato alla segreteria di Lupi e costasse 7/8 mila euro. Fra gli 'amici' del ministro che spuntano nelle intercettazioni del 'Sistema' c'è anche l'ex delegato pontificio per la Basilica del Santo a Padova, monsignor Francesco Gioia, che, annotano gli inquirenti, si attivò per reperirgli voti per le europee del 2014.

Monsignor Gioia è citato nelle carte anche perché chiese a Perotti e a Cavallo di trovare un lavoro al proprio nipote e per aver sponsorizzato un imprenditore per l'appalto del Palazzo Italia a Expo. Oltre ai coniugi Lupi, a cena con Cavallo ci va anche loro figlio, Luca. L'8 gennaio 2014, Cavallo lo contatta per "organizzare un po' di cose". Secondo i pm di Firenze, il riferimento è al lavoro da trovare a Luca: infatti, dalle conversazioni intercettate l'8 gennaio 2014 tra Lupi e Incalza, poi tra Incalza e Perotti e infine tra Perotti e Cavallo, "emerge - scrivono i pm - che l'interessamento del Perotti veniva attivato da Incalza, il quale, a sua volta, aveva incontrato Lupi Luca su richiesta del Ministro Lupi".

Secondo i pm, gli arresti sono serviti a interrompere un 'Sistema' che non si era fermato con l'uscita di Incalza dal ministero, a gennaio 2015. "Ancorché Incalza abbia cessato il proprio incarico ministeriale - scrivono - lo stesso continua a frequentare il Ministero e ad esercitare la propria influenza. Incalza stesso - aggiungono - si è assicurato che l'incarico da lui ricoperto venisse affidato a Signorini Paolo, così come in effetti è avvenuto". Non manca un tocco di colorato paradosso: "E' davvero singolare la personalità di Perotti e di Cavallo - scrivono gli inquirenti nel motivare 'la sussistenza delle esigenze cautelari' -

Seppur capaci di tessere fitte trame corruttive, il 27 marzo 2014 alle 6.30 partecipano alla messa in Vaticano di Papa Francesco" che pronunciò, "davanti a politici ed imprenditori, un'omelia sulla corruzione che ha suscitato clamore".
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martedì 17 marzo 2015

Scandalo Grandi opere. Sfiducia per Lupi Orfini, 'chiarisca'

Le opposizioni chiedono le dimissioni del ministro Lupi. Lo scandalo delle tangenti che ha portato ieri all'arresto di Incalza scatena la bufera sul governo. Il presidente Pd Orfini interviene: 'Ci sono cose che destano inquietudine e preoccupazione. C'è assolutamente la necessità che si chiariscano alcuni aspetti, poi si faranno le valutazioni'. La capigruppo del Senato ha deciso all'unanimità di chiedere al ministro di riferire in Aula. Mozioni di sfiducia da Sel e M5S.
Sel presenterà una mozione di sfiducia nei confronti del ministro ma afferma con forza: 'le dimissioni" del titolare dei Trasporti "dovrebbe chiederle Renzi. Vendola sollecita una bonifica radicale del ministero delle Infrastrutture, e anche le dovute dimissioni del ministro competente
Grillo chiede che il ministro lasci e restituisca i quattrini
E Salvini: "Io non condanno nessuno, però mi aspetto che il Ministro dell'Interno o il Presidente del Consiglio vengano in Parlamento a spiegare agli italiani se è tutto falso o se c'è qualcosa di vero. E se c'è qualcosa di vero non possiamo avere un Ministro dell'Interno e un Ministro delle Infrastrutture che lavorano con delle ombre del genere".
l'Idv chiede le dimissioni di Lupi o che Renzi lo estrometta
Pd chiede audizione ministro Lupi
Lupi: non mi dimetto, soffro per mio figlio - Lasciare l'incarico? "No, le dimissioni no. Anche se, per la prima volta, vedendo tirato in ballo ingiustamente mio figlio, mi sono chiesto se il gioco valga la candela". Così il ministro per le Infrastrutture Maurizio Lupi, in un'intervista a Repubblica. "Provo soprattutto l'amarezza di un padre nel vedere il proprio figlio sbattuto in prima pagina come un mostro senza alcuna colpa".
Grasso, corruzione scoperta è solo punta iceberg - "La corruzione che viene scoperta, purtroppo, è soltanto la punta dell'iceberg". A dirlo è il presidente del Senato Pietro Grasso che, intervistato da Repubblica, invita la politica a fare presto: "deve correre".
L'inchiesta della Procura di Firenze
Secondo i Pm di Firenze, una'cupola' pilotava i grandi appalti pubblici in tutta Italia, come quelli legati all'alta velocità, a Expo e pure alle autostrade, come la Salerno-Reggio Calabria. A gestire l'affaire quello che i magiostrati chiamano 'Sistema' sarebbero Ettore Incalza, già capo della Struttura tecnica di missione al ministero delle infrastrutture, e un imprenditore, Stefano Perotti. Entrambi arrestati ieri. Lo scandalo ha un pesante risvolto politico che tocca il governo nella persona del ministro per le infrastrutture, Maurizio Lupi, sia per il suo "strettissimo legame" con Incalza sia per una vicenda che emerge dall'indagine: Perotti si sarebbe adoperato per trovare un lavoro al figlio di Lupi, Luca. Il quale ricevette anche dai Perotti un rolex da dieci mila euro in reagalo
 Incalza era il "dominus totale" che, ricorda il gip, ha ricevuto lo stesso incarico "da ogni compagine governativa che si è succeduta negli anni" dirigeva "ogni grande opera, predisponendo le bozze della legge obiettivo e individuando di anno in anno quelle da finanziarie e quelle da bloccare". Secondo i carabinieri del Ros 'sceglieva' gli appaltatori 'amici' suggerendo poi loro il nome dei direttori dei lavori, sempre persone riferibili a Perotti. In cambio riceveva compensi per consulenze, come i 500 mila euro ottenuti da una società impegnata nella Av Firenze-Bologna o i 700 mila dati da un'altra ditta a suo genero, Alberto Donati. Ai domiciliari l'imprenditore Francesco Cavallo e Sandro Pacella, collaboratore di Incalza. Coinvolti gli ex sottosegretari ai trasporti Rocco Girlanda e Antonio Bargone, l'ex deputato Stefano Saglia, poi nel cda di Terna, Vito Bonsignore, ex presidente del gruppo Ppe, e l'ex manager di Expo, Antonio Acerbo. Ognuno di loro, secondo l'accusa, ha avuto un ruolo in appalti pilotati.
E spunta l'amicizia pericolosa tra un finanziere e Pacella, collaboratore di Incalza
Sandro Pacella, l'uomo di Ercole Incalza aveva legami con un ispettore della Guardia di Finanza in servizio presso la segreteria del viceministro delle Infrastrutture Riccardo Nencini. Lo scrive il Gip di Firenze nell'ordinanza di custodia cautelare sottolineando che il rapporto tra i due è tuttora "da chiarire". L'ispettore, prima di passare al ministero, era in sevizio presso la sezione di polizia giudiziaria della procura di Firenze. Il 6 agosto dell'anno scorso, scrive il Gip, riceve una telefonata di Pacella che gli chiede se fosse stato in procura: "volevo sapere come è andata". L'ispettore risponde di non esserci stato, ma aggiunge che "avrebbe acquisito notizie l'indomani" relative "a quella questione". Ed in effetti, annota il giudice, il giorno dopo il militare telefona a Pacella, che era fuori ufficio, e gli dice che ha bisogno di vederlo per "parlare a voce" con lui. Nel pomeriggio dello stesso giorno, il 7 agosto, i due prendono infine accordi per vedersi nell'ufficio di Pacella.
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Belen Rodriguez e Stefano De Martino non vivono piu' insieme. Scoop settimanale Chi

Sul numero di “Chi” in edicola mercoledì 18 marzo una notizia clamorosa: Stefano De Martino e Belen Rodriguez non vivono più insieme. Secondo quanto rivela il settimanale diretto da Alfonso Signorini, la coppia ha deciso di non dividere più lo stesso tetto, almeno per il momento. Una decisione sofferta, ma ragionata, per provare a salvare il matrimonio.
Da tre settimane Stefano De Martino ha lasciato la casa dove viveva con la moglie e il figlio Santiago per trasferirsi in uno degli hotel più lussuosi di Milano: Il Bulgari. E "Chi" documenta il trasloco del marito di Belen, e la vita da single che ora conduce, con una serie di immagini esclusive. E così, mentre andava in onda la loro partecipazione registrata a “C’è posta per te”, Belen e Stefano provavano a ricucire il loro rapporto, come dimostra una foto pubblicata di recente da Belen su Instagram, che sembra scattata proprio nell’hotel dove ora vive De Martino.
La coppia sta infatti cercando di affrontare e risolvere i motivi che hanno portato alla attuale crisi anche per amore del figlio, Santiago, che è sempre cresciuto con l’amore dei genitori. «Ho sempre ragionato di pancia. Con Stefano abbiamo fatto tutto velocemente. Dopo pochi mesi ero già incinta. Nelle storie passano gli anni e subentra la quotidianità. Ma io ho bisogno sempre del guizzo», ha confessato Belen. Da non sottovalutare tra i motivi della crisi anche il ruolo delle rispettive famiglie, sempre molto vicine alla coppia: da prima di Natale De Martino ha raffreddato i rapporti con alcuni suoi parenti e con la mamma di Belen.
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Vendola: cambio vita, sposo Ed e penso alla paternità

"Ho vissuto questi dieci anni da governatore  della Puglia al cardiopalma, ma da maggio tutto cambierà. Vorrei sposarmi con Ed (Ed Testa, suo compagno da dieci anni, ndr). Ma solo se me lo chiederà! Ma non mi trasferirò in Canada come hanno detto: per un uomo del Sud come me fa troppo freddo". E' questo il progetto di vita del leader di Sel, Nichi Vendola, raccontato in una intervista a 'Chi' che sarà in edicola domani. Nell'intervista, corredata con immagini tratte dal suo album privato - riferisce una nota del settimanale - il leader di Sel affronta anche il tema della paternità. "Appena lasciato l' incarico di governatore rifletterò anche se affrontare la paternità o no: è un pensiero che - racconta - riposa in un angolo della mia vita e che ho sempre rimandato. Sicuramente ho sempre amato il mondo dell'infanzia e vorrei scrivere un libro di filastrocche per bambini". "Che cosa penso di Dolce e Gabbana e della loro difesa della famiglia tradizionale? Credo - dice Vendola - che dall'alto del loro rango sociale non comprendano davvero che cosa vuol dire vivere in un paese dove l'omofobia uccide e il deficit di diritti pesa su molte vite". E riguardo al suo progetto "Fattore Umano" che ha presentato a Caserta e con il quale vorrebbe riformare la sinistra italiana spiega: "Mi interessa la centralità dei diritti delle persone, la partita e non il partito e vorrei che questo principio fosse al centro di tutto: è da quando ho fondato Sel che ci penso".
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giovedì 5 marzo 2015

Abusi in carcere, pg chiede 7 anni e 4 mesi per l’ex cappellano

Il sostituto procuratore generale Laura Barbaini ha chiesto 7 anni e 4 mesi di reclusione per don Alberto Barin, il cappellano di San Vittore accusato di 12 casi di violenza sessuale su detenuti ed ex detenuti extracomunitari per reati di microcriminalità. La richiesta è stata avanzata ai giudici della prima corte d’appello davanti ai quali è stata impugnata la sentenza di primo grado da tutte le parti in causa: procura, imputato e parti civili. In primo grado don Barin era stato assolto da otto dei 12 casi di stupro contestati e dall’imputazione di atti osceni in luogo pubblico e condannato 4 anni di reclusione per altri quattro casi di violenza sessuale e per induzione indebita. «Insani impulsi sessuali» Il giudice per l’udienza preliminare Luigi Gargiulo il 28 marzo 2014 aveva inflitto con rito abbreviato una pena molto più bassa rispetto ai 14 anni e 8 mesi di carcere chiesti dai pubblici ministeri Daniela Cento e Lucia Minutella in parte perché aveva assolto il prete da otto accuse di violenza sessuale, in parte perché aveva derubricato le altre quattro imputazioni, riconoscendo all’imputato l’attenuante della lieve entità dei fatti contestati ed escludendo l’aggravante dell’abuso di autorità. Ha poi motivato le assoluzioni con l’«inattendibilità delle dichiarazioni rese da alcune persone offese» che «non può essere desunta esclusivamente dalla circostanza che fatti in parte analoghi siano stati denunciati» come «commessi ai danni di più soggetti». Secondo il gup, infatti, «era fatto notorio che l’imputato avesse una propensione sessuale per le persone dello stesso sesso e, alcuni detenuti, platealmente provocavano l’imputato al fine di suscitare in lui insani impulsi sessuali». Il gup affermava, inoltre, che non c’è stato da parte di don Barin «abuso di autorità», perché il ruolo di cappellano nell’ordinamento riveste una funzione «di tipo esclusivamente religioso» e non una «posizione autoritativa». Secondo Barbaini, invece, da parte dell’imputato c’è stato abuso di autorità e ha chiesto alla corte di ritenere tale aggravante quantomeno equivalente all’attenuante della lieve entità riconosciuta da Gargiulo che la procura non ha il potere di impugnare. Ha chiesto poi di condannarlo anche per l’imputazione di atti osceni e induzione indebita.

Coppie gay, benedizione impossibile

La benedizione impartita a coppie omosessuali "non è possibile" e non è competenza dei vescovi "modificare la dottrina e la disciplina della Chiesa".Lo affermano in un comunicato i vescovi svizzeri riunitisi in assemblea nei giorni caldi della polemica sorta attorno alla vicenda del prete di Buerglen (UR) che il titolare della Diocesi di Coira Vitus Huonder vuole allontanare per aver consacrato due lesbiche.Secondo la conferenza episcopale nel caso di don Wendelin Bucheli si è di fronte a un «incidente concreto» e «appartiene ai vescovi diocesani coinvolti chiarire e regolare» la questione.
rsi.ch

mercoledì 4 marzo 2015

La casa di Gesù esiste (foto)

Gli archeologi hanno scoperto a Nazareth quella che potrebbe essere la casa natale di Gesù. Un antico edificio dalle pareti di pietra, risalente al I secolo, è stato portato alla luce: qui Gesù avrebbe trascorso i primi anni in compagnia di Giuseppe e Maria. Lo scavo, iniziato nel 2006, è stato portato avanti dall'archeologo inglese Ken Dark della University of Reading. A spingerlo a continuare a scavare in quel luogo è stato il fatto che tutte le persone vissute nei secoli successivi alla morte di Gesù hanno identificato proprio quel posto come la casa natale del Messia.
A "guidare" il professore Ken Dark è stato anche il "De Locis Sanctis", l'opera scritta nel 670 del monaco irlandese Adamnano: secondo la sua testimonianza, la casa di Gesù era localizzata tra due tombe e sotto una chiesa. Durante l'epoca bizantina e durante le crociate, le rovine dell'abitazione natale furono incorporate proprio nella chiesa soprastante, che avrebbe avuto anche la funzione di "proteggerle".
La casa è stata scavata sul fianco di una collina e presenta una serie di camere e una scala. Una delle porte originali si è conservata. Da quando sono iniziati gli scavi nel 2006, il team del professor Dark ha portato alla luce alcuni utensili da cucina e altri oggetti ricavati dalla roccia calcarea. Questo materiale è puro, secondo la credenza ebraica: perciò gli studiosi hanno creduto che l'edificio potesse essere anticamente abitato da una famiglia ebrea.
Mentre i lavori continuano, l'entusiasmo della scoperta lascia spazio ai dubbi. "Questa è la vera casa di Gesù? È impossibile dirlo con certezza - ha ammesso Dark in un articolo pubblicato sulla rivista Biblical Archaeology Review - d'altra parte, non vi è alcuna buona ragione archeologica perché una tale identificazione possa essere ritenuta reale".
http://www.huffingtonpost.it/

MATTEO RENZI: IL MISTERO DEL ROTTAMATORE CHE RINVIA I TEMI SENSIBILI

Quando i Cobas della scuola gli chiedevano di ascoltare gli insegnanti rispondeva che «sono sei mesi che ci confrontiamo», intendendo che adesso era il momento di agire. Ma ora Matteo Renzi non ha fretta per le norme sulla scuola che pure aveva presentato come urgenti e rivoluzionarie appena una settimana. Anche per le assunzioni dei 150mila poi diventati 120mila precari della scuola, non c’è più tanta fretta. Se ne occupi il Parlamento con i suoi tempi. E viene in mente un’altra occasione in cui il premier ha rinviato un provvedimento pronto: le linee guida sulla fecondazione eterologa, per le quali il ministro Lorenzin aveva lavorato sei mesi tra comitati vari per poi trovarsi in Consiglio dei Ministri il premier che le diceva «è un tema sensibile, si esprimano le Camere», quando si trattava di approvarle. All’epoca fu la pressione delle associazioni cattoliche e quelle, indirette, della Chiesa a consigliare al premier la prudenza. E oggi?
Oggi non si capisce davvero chi abbia fermato l’ex Rottamatore che aveva tanta fretta di cambiare l’Italia. Di solito quando si rinvia c’è un problema di soldi, ma nell’occasione il governo aveva già stanziato un miliardo per la riforma della scuola e doveva trovarne altri due entro la fine dell’anno: un missione non impossibile, a prima vista. Eppure Matteo ha rinviato. Lasciando anche Stefania Giannini a fare la stessa figura di Beatrice Lorenzin: quella che scopre soltanto dopo che la volontà del premier è cambiata e rimane con il cerino acceso in mano a chiedersi cosa ha sbagliato. Una domanda a cui i giornali di oggi cercano di rispondere tirando in ballo l’appello del presidente della Repubblica e le critiche del presidente della Camera sulla decretazione d’urgenza. Anche perché il premier non ha soltanto rinunciato al decreto: ha anche rinunciato al DDL, ieri sera, presentando soltanto una bozza che dovrà essere approvata tra una settimana al CdM prima di finire alla Camere dove, se tutto va bene, vedrà la luce tra sei mesi o un anno. E gli insegnanti da assumere con urgenza per fare la Buona Scuola? Pazienza. Anzi, «vediamo se Brunetta metterà i bastoni tra le ruote anche alle assunzioni», fa trapelare il premier sprezzante sui giornali amici. Come se non fosse possibile, invece, estrapolare dal decreto almeno le norme sulle assunzioni e farle subito diventare legge, visto che doveva essere tutto pronto per settembre. Eppure tra le pieghe dei retroscena qualcosa emerge. Ad esempio i possibili effetti dell’appello dei 44 parlamentari per i fondi alle scuole private:
Allora, la situazione politica.Ci sono due indicazioni chevengono dal Quirinale di SergioMattarella. Indicazioni indirette.Contro l’abuso di decretazione d’urgenza, Mattarella ha anche ricevuto i rappresentanti delle opposizioni all’indomani dell’approvazione della riforma costituzionale: chiedevano rispetto per il Parlamento e il messaggio che esce dal Consiglio dei ministri di ieri è una risposta in positivo.Con condimento al veleno: «Decida il Parlamento — ha dichiarato Renzi — se procedere in tempi serrati o se bloccare le assunzioni dei precari della scuola con l’ostruzionismo». Come a dire: il governo potrebbe sempre riservarsi la possibilità di intervenire d’urgenza, almeno sulle assunzioni. E in questo caso dal Quirinale potrebbero non arrivare obiezioni.
Saranno sempre le Camere a dover dirimere la questione degli sgravi fiscali a vantaggio di chi iscrive i figli alle scuole paritarie. Sul tema c’è stata la richiesta esplicita di 44 deputati della maggioranza e c’è stata —lunedì — una presa di posizione di Angelino Alfano, leader del Ncd, la seconda forza di governo.Renzi non è fautore di unpunto di vista «laico» su questo tema, quello che richiama l’articolo 33 della Costituzione (scuole private «senza oneriper lo Stato»). La senatrice Rosa De Giorgi, che fu a Firenze assessore all’Istruzione proprio della giunta Renzi, ricorda che nel capoluogo toscano «senza le materne paritarie non ci sarebbe la possibilità di garantire un posto a tutte le famiglie che chiedono il servizio»
LA RIFORMA DELLA SCUOLA E LA FECONDAZIONE ETEROLOGA
Anche Repubblica trova altre motivazioni per giustificare la scelta:
Nella scelta del premier hanno contato anche altri fattori. L’idea che il decreto per le assunzioni si poteva leggere come un atto di vetero-sindacalismo,da vecchia sinistra. Sono argomentazioni che hanno occupato il lungo incontro della mattina con il ministro dell’Istruzione Giannini. La titolare di Viale Trastevere sostiene che non ci sia più tempo. Renzi risponde, con l’aiuto di tutti, si può correre anche senza decreto. Questa settimana servirà a chiarire quale tabella di marcia garantisce l’effettiva stabilizzazione dei precari. Con mille dubbi che arrivano alle orecchie di Renzi, con il fiato sospeso dei precari che dovranno aspettare ancora sette giorni.
L’idea è che alla fine il decreto sarà necessario e il premier non si preclude questa via d’uscita. A Otto e mezzo è Pier Luigi Bersani a non vedere alternative.«Senza decreto non arrivi all’assunzionedei precari a ottobre», è sicuro l’ex segretario. «Io sono contento della riforma della scuola. Ma voglio capire come si faccia senza decreto». Eppure la linea della minoranza è attendista, per il momento non apre un altro fronte interno al Pd. «Se Renzi non ha fatto il provvedimento — aggiunge Bersani — ci saranno buone ragioni».
E se il decreto arriva per i precari, il Parlamento dovrà risolvere la grana dei soldi alle scuole private. Il rottamatore che rinvia. Il decisionista che lascia decidere agli altri. Tutto, pur di non scontentare qualcuno. Il solito.
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