domenica 7 giugno 2015

Negli ultimi 40 anni 30 preti sono stati laicizzati a Modena per aver scelto di sposarsi

MODENA. Quale chiesa si troverà di fronte il nuovo vescovo. Abbiamo cercato di tracciarne un profilo basato sull’esistente. Ricordiamo, intanto, che Diocesi e Provincia non coincidono: Sassuolo è in diocesi di Reggio, Castelfranco di Bologna e Carpi è una diocesi autonoma.
LE CIFRE
I battezzati sono il 95 per cento, i loro figli frequentano il catechismo e fanno i sacramenti, ma dopo la cresima per lo più non continuano; chi partecipa alla messa domenicale è circa un 12 per cento. I matrimoni civili e le convivenze superano i matrimoni religiosi. La società è ormai secolarizzata, l'influenza della chiesa è limitata. La frequenza si è ridotta e le numerose strutture sono in parte inutilizzate. La presenza di immigrati ha fatto emergere molte altre proposte religiose. Le parrocchie sono 243; i preti diocesani 155, gli stranieri o extra diocesani 20, i religiosi 24; i diaconi 74; religiose, missionari e missionarie quasi un centinaio. Gli Ordini e Istituti religiosi femminili 32, maschili 12; gli istituti secolari laici 9. Negli ultimi anni per la diminuzione dei preti e religiosi molte parrocchie sono senza parroco. Sono stati chiamati preti stranieri, che incontrano qualche difficoltà a comprendere la realtà italiana.
LE ASSOCIAZIONI
Associazioni e Movimenti ecclesiali più significativi sono: Azione Cattolica; Scout; Focolarini; Comunione e Liberazione; Rinnovamento dello Spirito; Cursillos; Catecumenali; Gruppo Missionario L. Guidotti; Alfa e Omega; Possiao aggiungere le Aggregazioni spontanee come i Gruppi di Preghiera di Padre Pio, o della Madonna di Medjugorje; messe di guarigione con preti esorcisti e guaritori, con un parroco esorcista don Alberto Bigarelli parroco della chiesa di san Bernardino Realino, o Padre Amorth famoso esorcista modenese.
CULTURA E SPIRITUALITÀ
In diocesi sono presenti riferimenti significativi culturali e spirituali come l'Istituto diocesano di Scienze religiose C. Ferrini; il Centro Studi religiosi San Carlo; il Centro culturale L. Ferrari; la Comunità Dehoniana (Saliceto Panaro), il Centro don Alberione (San Domenico); la Piccola famiglia dell’Annunziata (fondata da don Dossetti); Il Faro; La Casa della Pace; la Città dei Rragazzi e il Ceis.
PARROCCHIE E INIZIATIVE
Ci sono parrocchie innovative e “conciliari” come San Faustino, il Redentore, Bva, San Lazzaro, San Giovanni Evangelista, San Benedetto; altre più impegnate sulla liturgia come santa Agnese e Duomo; altre fortemente tradizionalista come Spirito Santo, Montale, Spezzano, Zocca, Frassinoro. Alcune iniziative significative si sono solidificate: le messe mensili del centro missionario, i Martedì del Vescovo per i giovani, le veglie per la pace, gli incontri del gruppo ecumenico. Sono presenti diverse proposte di studio biblico guidati da preparati biblisti modenesi. Negli ultimi 40 anni 30 preti sono stati laicizzati a Modena per aver scelto di sposarsi.
IL VOLONTARIATO
Il volontariato nelle parrocchie e nei movimenti è ricco e diversificato presente in vari settori come nella Charitas, oratori, catechismo, assistenza ai malati, accoglienza degli stranieri, Case della carità ecc. E' un esercito di uomini e donne che si trovano spesso a collaborare con il volontariato cosiddetto laico che ha in città e in provincia ha una lunga tradizione.
LA GEOGRAFIA
Nella diocesi di Modena c'è dunque una grande ricchezza e varietà di iniziative. Ma sono prevalentemente legate a istituzioni tradizionali o a figure carismatiche di preti. I laici li troviamo prevalentemente impegnati nel volontariato. La mancanza di figure vescovili forti e l'assenza di dialogo e coordinamento ha permesso la nascita di molte esperienze, ma sono slegate e a volte contrapposte. In molti pensano che il nuovo vescovo dovrà creare luoghi di dialogo prima tra i preti e poi tra i laici, e lavorare per una riconciliazione della memoria che faccia superare nuove e vecchie fratture. La chiesa modenese ha sempre collaborato con le amministrazioni comunali (scuola, assistenza, volontariato, accoglienza degli stranieri) e i vescovi sono intervenuti con apporti positivi attraverso le lettere pastorali annuali rivolte alla città.
LE ALTRE RELIGIONI
La presenza di altre confessioni e religioni negli ultimi anni è notevolmente aumentata sia per l'immigrazione sia per il bisogno di trovare risposte spirituali più immediate e moderne: liturgie partecipate, comunità piccole e della stessa nazione, pastori laici. I Valdesi e i Metodisti hanno una sede in via Gherardi e una in via Cesare Della Chiesa; I Cristiani ortodossi: tre sedi a Modena Est in piazza della Liberazione, in San Bartolomeo e al Paradisino in via Cavour che accoglie la chiesa cattolica greca. Sono coordinate dal Consiglio delle Chiese Cristiane. Altre comunità cattoliche (Ghanesi, Filippine, Polacche, Nigeriane ecc.) sono accolte presso alcune parrocchie, ad esempio Sant’Agostino, Baggiovara, Marzaglia.
Chiese pentecostali e metodiste (prevalentemente africane) sono ospitate in sale di quartiere o di polisportive, o hanno affittato ex capannoni (come in via Biondo, via Nobili e via D'Avia...). Sono una trentina e non sono solo luoghi di preghiera ma anche punto di incontro di gruppi omogenei di stranieri. In città ci sono due moschee, in via delle Suore e in via Munari e una Casa di Preghiera in via Portogallo. In via Saliceto Panaro: l'Associazione culturale tibetana buddista. In piazza Mazzini: la storica Sinagoga degli Ebrei. La Chiesa
Cristiana Evangelica è quella più antica e più diffusa in città e in provincia conta circa duemila aderenti, fa riferimento all'Alleanza evangelica italiana. I Testimoni di Geova hanno la loro sede alla Sala del Regno in via Marinuzzi e in via Amundsen.

Gazzetta di Modena

Cinema. Relazioni clandestine, figli abbandonati, passioni segrete,«Uomini proibiti» di Angelita Fiore indaga le contraddizioni del celibato nel sacerdozio

Donna uguale peri­colo, dan­na­zione, tranne quella subli­mata, ange­li­cata, ases­suata: la ver­gine Maria. A volte adesso provo quasi un senso di odio verso quella figura, per­ché ha detur­pato tutto il mondo fem­mi­nile». È una rifles­sione dura e amara quella di Fau­sto fatta durante una seduta dallo psi­co­te­ra­peuta per scio­gliere alcuni nodi irri­solti che ha da quando a undici anni è entrato in semi­na­rio. Fau­sto è un ex fran­ce­scano, più di vent’anni fa ha deciso di lasciare la chiesa per vivere aper­ta­mente il suo amore per Luiza, cate­chi­sta bra­si­liana che insieme a lui aiu­tava la gente di una povera e sper­duta favela.

È forse in parte da quel mes­sag­gio che deni­gra e smi­nui­sce la figura della donna che trae linfa l’obbligo del celi­bato impo­sto ai preti per essere puri e inat­tac­ca­bili dalle ten­ta­zioni, prima fra tutte quella della carne. Una regola isti­tuita dall’uomo die­tro a cui si nascon­dono molte pro­ble­ma­ti­che. Un tema con­tro­verso e mai inda­gato finora in Ita­lia, al cen­tro del docu­men­ta­rio Uomini Proi­biti della regi­sta Ange­lita Fiore al suo primo lun­go­me­trag­gio. Donne costrette a vivere rela­zioni clan­de­stine, figli abban­do­nati e non rico­no­sciuti, amori e pas­sioni represse in nome della fede o vis­sute a costo dell’uscita dal sacer­do­zio. Cop­pie messe al bando, addi­tate solo per aver pro­vato emo­zioni e pul­sioni terrene.

Il film però non è un atto d’accusa diretto con­tro curia e vati­cano, piut­to­sto rac­conta attra­verso tre sto­rie esem­plari, diverse per gene­ra­zioni e vis­suti, uno spac­cato di realtà che non ha, come si potrebbe pen­sare, le dimen­sioni di un’eccezione. A con­fer­marlo un dato ine­qui­vo­ca­bile: 120.000 i preti nel mondo che hanno lasciato il mini­stero per spo­sarsi, oltre a tante rela­zioni segrete e nasco­ste. «Uno su quat­tro — sin­te­tizza Fau­sto — come se in un eser­cito un sol­dato su quat­tro abdi­casse, un ammu­ti­na­mento». Tra le prin­ci­pali reli­gioni mono­tei­ste, la Chiesa cat­to­lica romana, diver­sa­mente da quella cat­to­lica orien­tale, è la sola ad imporre il celi­bato eccle­sia­stico. Pro­ba­bil­mente uno degli obbli­ghi più dif­fi­cili da osservare.

Le sto­rie scelte dall’autrice, pur molto diverse, hanno tutte al cen­tro lo sguardo fem­mi­nile di chi ha fatto un per­corso dif­fi­cile, spesso dolo­roso, ma anche natu­rale, gio­ioso ed ine­vi­ta­bile, di stare accanto ad un uomo di chiesa. Gli ex preti appa­iono in tutta la loro fra­gi­lità e uma­nità, cosa non scon­tata visto che il loro ruolo spesso fini­sce per sosti­tuirsi alla loro iden­tità. Sicu­ra­mente un «mestiere» diverso dagli altri, ma che agli occhi di tutti diventa l’essenza stessa di chi veste l’abito talare.
01VISSIN

Il pro­getto del film è nato nel 2006 da una pro­fonda rifles­sione della regi­sta sull’amore e la ses­sua­lità a par­tire dalla con­si­de­ra­zione di come il retag­gio cat­to­lico con­di­zioni e influenzi tut­tora la dimen­sione fisica nei rap­porti di molte donne. A que­sto primo spunto negli anni si è aggiunto il netto con­tra­sto della chiesa nei con­fronti di divor­zio e unioni fra per­sone dello stesso sesso. Infine gli scan­dali legati alla pedo­fi­lia.
«Tutti tabù che hanno incro­ciato la mia rifles­sione sull’amore — spiega la regi­sta — E che ave­vano come punto d’incontro una chiu­sura verso la ses­sua­lità e l’erotismo, l’aspetto più fisico dei sen­ti­menti. Ai preti è richie­sto di dedi­care la vita alla fede senza mai far emer­gere il lato più umano: la pas­sione, l’amore ter­reno. Quando ho avuto l’idea del film non cono­scevo nes­suno che avesse quella sto­ria, ho comin­ciato a docu­men­tarmi e a cer­care quella realtà per raccontarla».
Merito del lavoro è mostrare uomini che vivono pul­sioni come tutti gli altri e non vi hanno rinun­ciato. «Non ho voluto fare nulla di sen­sa­zio­na­li­stico, non era quello che m’interessava — aggiunge l’autrice — Un’altra que­stione a cui non si pensa è la per­dita del lavoro, per alcuni lasciare il sacer­do­zio signi­fica affron­tare un’altra dif­fi­coltà, con una lau­rea in teo­lo­gia e senza altre espe­rienze non è facile tro­vare un impiego e anche l’aspetto eco­no­mico ha la sua impor­tanza». E se que­sto è un altro far­dello di cui farsi carico, una delle pro­ta­go­ni­ste del film pone l’accento anche sul patri­mo­nio della chiesa che si ali­menta gra­zie a parte dell’eredità dei suoi sacer­doti. Fra le tre sto­rie quella di Anna è la più dura, nel film è l’unica ad appa­rire scher­mata per man­te­nere l’anonimato. Dopo un amore vis­suto clan­de­sti­na­mente, la gra­vi­danza, pochi mesi dopo un ripen­sa­mento da parte di lui e l’abbandono.

Se Fau­sto è entrato in semi­na­rio negli anni ’50, Fede­rico è molto più gio­vane e insieme alla moglie Fide­lia, nige­riana, ha costruito una fami­glia serena. Le tre pro­ta­go­ni­ste hanno tra­di­zioni e cul­ture molto diverse: Anna è ita­liana, Fide­lia nige­riana, Luiza bra­si­liana: «In que­sto modo aprono una fine­stra su ciò che accade lon­tano dal vati­cano — dice Fiore — Anche non aver inse­rito il parere di teo­logi e stu­diosi, voci auto­re­voli e isti­tu­zio­nali, è stato fatto per­ché fos­sero le sto­rie per­so­nali a con­durre il rac­conto sul celibato».

Uomini Proi­biti ha rotto il silen­zio, ha fatto uscire allo sco­perto un micro­co­smo sco­no­sciuto che da anni si è orga­niz­zato in un movi­mento di preti spo­sati. In un’era in cui la rete e i social media hanno un ruolo fon­da­men­tale anche in que­sto caso esi­ste un blog di donne che si con­fron­tano su rela­zioni più o meno segrete. In Ita­lia la pre­senza del vati­cano non sem­pli­fica le cose, anche per que­sto Ange­lita Fiore ha pen­sato di rea­liz­zare un cofa­netto del film con molti con­te­nuti extra da far arri­vare a Papa Fran­ce­sco che avrebbe già mostrato qual­che aper­tura sul tema del celi­bato. Per la rea­liz­za­zione la regi­sta ha lan­ciato un cro­w­d­fun­ding aperto fino al 2 giu­gno sul sito www​.ulule​.com/​u​o​m​i​n​i​-​p​r​o​i​b​iti. Il film, pro­dotto da Max­man Coop e Roberta Bar­boni, rea­liz­zato con il con­tri­buto di Emilia-Romagna Film Com­mis­sion e il soste­gno della Cine­teca di Bolo­gna e del Cen­tro per lo svi­luppo dell’audiovisivo e l’innovazione digi­tale in Emilia-Romagna, sarà pro­iet­tato in ante­prima asso­luta sabato 13 giu­gno a Bolo­gna durante Bio­gra­film Festi­val, dove con­cor­rerà per il pre­mio sezione ita­liana e opera prima
Il Manifesto