mercoledì 19 agosto 2015

Casa Bianca assume primo transessuale

Associazioni diritti gay plaudono, passo avanti
La Casa Bianca assume il primo transessuale dichiarato: è Raffi Freedman-Gurspan. L'impegno di Freedman-Gurspan a migliorare la vita dei transessuali d'America - afferma Valerie Jarrett, una delle più strette collaboratrici del presidente americano - riflette i valori dell'amministrazione Obama. Per le associazioni che sostengono i diritti dei gay e dei transessuali si tratta di un importante passo per assicurare che il governo federale includa tutte le voci e le esperienze degli americani.
   
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Approvata viagra per donne. Pillola rosa per libido femminile in vendita da ottobre

 A 17 anni dalla comparsa del Viagra è giunta l'approvazione della Food and Drug Administration (Fda) degli Usa per il primo medicinale volto a potenziare la libido femminile. Il controverso prodotto verrà distribuito dal 17 ottobre dietro prescrizione medica per donne in fase pre-menopausa cui viene diagnosticato un calo cronico del desiderio sessuale. Per i primi 18 mesi però non verrà pubblicizzato direttamente ai consumatori.
ansa

Versi per la condizione precaria. Se il senso più pro­fondo della poe­sia si radica nelle forme dell’esistenza

Se il senso più pro­fondo della poe­sia si radica nelle forme dell’esistenza, la poe­sia di Fabio Fran­zin emerge dal duro ter­ri­to­rio del Nord Est. Sta nella casa, nel campo, nel reparto, e scorre decisa su un dop­pio bina­rio: da un lato la memo­ria e il legame con le radici, dall’altro lato il lavoro e l’esperienza con­tem­po­ra­nea del lavoro in fabbrica.
È il Nord Est, ma è come un dap­per­tutto. Con Sesti/Gesti, rac­colta edita per pun­toa­capo (pp.160, euro 16), Fran­zin avvia la sua dichia­ra­zione di poe­tica già dal titolo Sesti/Gesti:  per Fran­zin scri­vere poe­sia è una forma d’agire, si tratta di gesti che fio­ri­scono in parola. Attra­verso le sette sezioni della rac­colta, Fran­zin ci porta con sé nella dimen­sione auro­rale di gesti umani sem­plici, den­tro e fuori dal luogo di lavoro verso la com­pren­sione di un pro­durre inverso, oppo­sto all’idea di un pro­durre per sala­rio, come se il lin­guag­gio poe­tico legit­ti­masse un movi­mento «con­tra­rio» alla fab­brica: come se la parola poe­tica por­tasse final­mente alla sospen­sione di ogni auto­ma­ti­smo, allo sgan­cia­mento da ogni ingranaggio.
Come se la parola poe­tica coin­ci­desse col gesto improv­viso di chi inter­rompe una catena. Come l’uscita da un’indifferenza, come un monito ai ras­se­gnati: «gli fa lo stesso che sia bianco o nero, pieno o vuoto, … / gli fa lo stesso tutto…» Là dove molti vivono in un tor­pore mor­tale, il poeta rea­gi­sce, nel vero senso della parola, cioè agi­sce ancora, scrive. Sesti/Gesti è poe­sia scritta in dop­pia lin­gua. La prima lin­gua è il dia­letto che si parla ancora nella Sini­stra Piave, l’area com­presa tra i fiumi Piave, Livenza e Mon­ti­cano, ed è l’idioma che si parla in casa. La seconda lin­gua è quella che s’impara a scuola, l’italiano par­lato nelle aule e scritto nei libri. Fran­zin assume que­sta duplice forma come se le due lin­gue fos­sero le rive oppo­ste dello stesso fiume: se cia­scuna riva segna la sua terra, le due rive insieme fanno scor­rere il fiume. Nel dire, la poe­sia come gesto, Fran­zin fa risuo­nare tra le due lin­gue, un ine­sau­sto inno alla mano intesa come il primo stru­mento dell’umano agire.
Sullo sfondo c’è la casa, la fab­brica, la natura e gli umani sen­ti­menti, resi­stenti come i movi­menti delle mani. Quel gesto di saluto dei com­pa­gni di lavoro, per esem­pio, solo un gesto di saluto: erano pre­cari, si sapeva. «Gli sca­deva a fine / mese, tra tre giorni. e ora ciao. / Gesti. Sesti, dicono a Livenza. I iera co’ noàn­tri da sie mesi…».
Molte figure entrano nei versi: il figlio, il padre, la moglie, un pesca­tore, un dipinto di Monet. L’anziana che con la mano ruba tre vasetti di yogurt. Il diret­tore che firma la denun­cia. Reati? È un per­corso ini­zia­tico, una rit­mica car­rel­lata tra mani che lavo­rano, dita che tam­bu­rel­lano sul tavolo, «e i gomiti sul davan­zale di uno che guarda fuori fuman­dosi una siga­retta». Il turno è finito? Allora per­ché que­sto odore di muffa? I versi di Fran­zin dicono in poe­sia una con­di­zione oscu­rata, la con­di­zione ope­raia, ora anche con­di­zione pre­ca­ria. «Un mese qua, due là, quando va bene». E qual­cosa di molto grave: C’è «quella che non ritorna più a casa dal lavoro. Rimane una mela sopra il banco, / – fra il metro e il vasetto con le biro – / rossa». Scri­vere: quel fare che, a con­fronto d’un colpo di mazza, sem­bra una folata di vento e invece trac­cia sol­chi pro­fon­dis­simi. Fran­zin lo sa e richiama le cose con il loro nome, anche là dove svela il rischio, il fal­li­mento. Così rotola il mondo ai piedi di chi scrive, a terra, ma è come se finisse in alto, in altissimo.
Sarà per que­sto get­tarsi in alto, sarà per que­sto volare via che tra le pagine diSesti/Gesti viene in soc­corso un titolo, quasi un con­si­glio: Arte e Àe. Arte e Ali. Come spo­stan­dosi aleg­giando in un cielo ter­re­stre, cioè den­tro al «gri­gio dei capan­noni», echeg­gia il nostro tempo coi suoi lau­reati in fab­brica. Men­tre fuori, al corso di manua­lità crea­tiva, la mae­stra Car­men Dorigo «inse­gna / a donne e ragazze a model­lare una colomba / bianca con un tova­gliolo di carta».
Il Manifesto

EUROPA / Shopping tedesco ad Atene: alla Fraport 14 aeroporti

A oliare il voto del Bun­de­stag tede­sco pre­vi­sto per oggi è arri­vata ieri la pub­bli­ca­zione sulla Gaz­zetta Uffi­ciale elle­nica della con­ces­sione di 14 aero­porti regio­nali alla Fra­port, com­pa­gnia pub­blica teu­to­nica (è di pro­prietà della regione dell’Assia) che con­trolla l’aeroporto di Fran­co­forte e spon­so­rizza la squa­dra di cal­cio dell’Eintracht. L’assegnazione, già decisa dal pre­ce­dente ese­cu­tivo filo-troika gui­dato da Anto­nis Sama­ras, era stata bloc­cata dal primo governo Syriza,  che voleva rie­sa­mi­nare i ter­mini del con­tratto. Ora, così com’è avve­nuto con le pen­sioni minime decur­tate di quasi cento euro con effetto retroat­tivo (in appli­ca­zione di una legge del 2010), lo Tsi­pras 2.0 sblocca la pri­va­tiz­za­zione negli stessi ter­mini con i quali era stata decisa con il pre­ce­dente Memo­ran­dum: via libera allo shop­ping tede­sco, con­ces­sione qua­ran­ten­nale, per 1,23 miliardi di euro, degli scali di Salo­nicco, Corfù, Cha­nia (a Creta), Cefa­lo­nia, Zante, Aktion, Kavala, Rodi, Kos, Samos, Myti­lene (a Lesbo), Myko­nos, San­to­rini e Skia­thos.
Ma non finirà qui. Entro la fine di otto­bre arri­ve­ranno le offerte d’acquisto delle quote di mag­gio­ranza dei porti del Pireo e di Salo­nicco, a dicem­bre quelle della com­pa­gnia di treni Trai­nose e della società di mate­riale rota­bile Rosco, ed entro la fine dell’anno beni per 50 miliardi di euro dovranno finire nel fondo per le pri­va­tiz­za­zioni, che pro­prio ieri la por­ta­voce della Com­mis­sione Ue Annika Breid­thardt ha invi­tato a ren­dere ope­ra­tivo. Ci fini­ranno la com­pa­gnia sta­tale del gas Desfa (dove la com­pa­gnia azera Socar scen­derà dall’attuale 66 al 49 per cento delle quote), l’area dell’ex aero­porto e base Nato di Elli­ni­kon (dove è stato tra­sfe­rito l’ambulatorio sociale nato in piazza Syn­tagma per curare i feriti delle pro­te­ste anti-austerità del 2010), il 10 per cento rima­sto in mano pub­blica della com­pa­gnia tele­fo­nica Ote, dieci porti regio­nali, il ser­vi­zio postale Eltra, la com­pa­gnia elet­trica, la Egna­tia Odos che con­trolla l’omonima auto­strada, i ser­vizi idrici, la par­te­ci­pa­zione sta­tale nell’aeroporto inter­na­zio­nale di Atene, circa 10 mila pro­prietà pub­bli­che e i diritti per le estra­zioni di gas off­shore nel golfo di Kavala.
Nel frat­tempo, ieri pome­rig­gio Ale­xis Tsi­pras ha riu­nito lo staff eco­no­mico del suo governo per deci­dere le pros­sime riforme da appro­vare. La prima mossa del pre­mier, su pres­sione dei cre­di­tori che dopo averlo com­bat­tuto ora temono una caduta del governo e il ritorno alle urne con con­se­guente insta­bi­lità poli­tica e la sostan­ziale inap­pli­ca­bi­lità del Memo­ran­dum appena appro­vato, dovrebbe essere di non chie­dere il voto di fidu­cia, già annun­ciato per venerdì dopo che l’esecutivo la scorsa set­ti­mana non ha supe­rato la soglia minima di 118 voti neces­sa­ria per avere una mag­gio­ranza. Nei con­ti­nui colpi di scena che carat­te­riz­zano que­sta fase poli­tica elle­nica,  paiono allon­ta­narsi pure i tempi per un even­tuale voto anti­ci­pato, che fino a ieri veniva pre­vi­sto addi­rit­tura per la fine di set­tem­bre. Oltre alla troika,  i primi a non volerlo sono i par­titi dell’opposizione (da Nea Demo­cra­tia al Pasok e Potami), dispo­sti a votare le misure del Memo­ran­dum ma senza assu­mersi impe­gni diretti.
Il quo­ti­diano con­ser­va­tore Kathi­me­rini ieri ipo­tiz­zava la con­vo­ca­zione, su richie­sta di Tsi­pras (ma con appo­sito decreto del Pre­si­dente della Repub­blica Pro­ko­pis Pavlo­pou­los, che sarebbe già pronto), di una serie di ses­sioni estive del Par­la­mento a ran­ghi ridotti, con soli cento depu­tati invece di tre­cento, per appro­vare le riforme senza ricor­rere al voto di fidu­cia e  ridu­cendo radi­cal­mente il numero dei dis­sen­zienti, attual­mente  40 depu­tati sui 149 di Syriza. Que­sto con­sen­ti­rebbe di appro­vare le misure con­cor­date con la troika entro la fine di set­tem­bre, quando dovreb­bero essere più chiare le sorti dell’esecutivo. Ma fonti interne del Megaro Maxi­mou (la sede del governo) in serata face­vano tra­pe­lare che fino alla pros­sima set­ti­mana Tsi­pras non deci­derà nulla. Il pro­blema, hanno detto al quo­ti­diano di Syriza Avgi, è «mul­ti­fat­to­riale».
Intanto, in attesa che arri­vino i dieci miliardi del Mec­ca­ni­smo euro­peo di sta­bi­lità desti­nati alla rica­pi­ta­liz­za­zione delle ban­che, riman­gono le restri­zioni per il ritiro ai ban­co­mat (420 euro a set­ti­mana), ma il governo ha deciso di allen­tare i vin­coli ai boni­fici: chi ha un figlio all’estero potrà tra­sfe­rire non più 5 mila, ma 8 mila euro a trimestre
Il Manifesto.info