venerdì 28 agosto 2015

Cosa è giusto consumare? Se la scelta del cibo è un atto politico...

Se c’è un onni­voro per eccel­lenza forse è pro­prio l’uomo, che può cibarsi di ogni spe­cie dai vege­tali, agli insetti, ai mam­mi­feri, fino a casi estremi di can­ni­ba­li­smo. Pur potendo man­giare di tutto l’uomo però, fin dall’antichità, sce­glie di cosa cibarsi: ogni cul­tura infatti sele­ziona nella vasta gamma di ali­menti poten­zial­mente dispo­ni­bili quelli da inclu­dere nella pro­pria ali­men­ta­zione e quelli che invece sono tabù.
Que­sta scelta non cor­ri­sponde per forza a moti­va­zioni di repe­ri­bi­lità o mag­giore fun­zio­na­lità degli ali­menti, ogni cul­tura ha un suo modello ali­men­tare in cui certe cate­go­rie di cibo sono appro­vate e desi­de­ra­bili, certe altre invece sono rifiu­tate e pro­vo­cano disgu­sto; le ragioni di que­ste scelte vanno cer­cate nella strut­tura sociale e gerar­chica di ogni comu­nità e riman­dano a pre­cisi signi­fi­cati antro­po­lo­gici, psi­co­lo­gici e socio­lo­gici.
Essere onni­vori però, da alcuni decenni a que­sta parte, costi­tui­sce un vero e pro­prio dilemma (citando Michael Pol­lan e il bestsel­ler Il dilemma dell’onnivoro): cosa è giu­sto con­su­mare? Cosa è soste­ni­bile? Cosa è salu­tare? Pro­prio in que­sti decenni la scelta vege­ta­riana in rispo­sta a que­ste domande ha visto un for­tis­simo incre­mento. Oggi in Ita­lia, secondo il rap­porto Euri­spes del 2014, si con­tano circa 4,2 milioni di vege­ta­riani, ossia il 7,1% della popo­la­zione, di cui uno 0,6% è costi­tuito da vege­ta­liani, o meglio cono­sciuti come vegani, ossia coloro che eli­mi­nano dalla pro­pria ali­men­ta­zione tutti i deri­vati ani­mali, quindi anche lat­ti­cini, uova e miele.
Secondo la stima dell’Associazione Vege­ta­riana Ita­liana, fon­data nel 1952, la per­cen­tuale di vege­ta­riani rag­giun­ge­rebbe invece il 10% della popo­la­zione. Sicu­ra­mente si tratta di un dato in cre­scita. La sto­ria del vege­ta­ria­ni­smo affonda le sue radici nell’India del Bud­dha e nasce come forma di estremo rispetto nei con­fronti di tutti gli esseri viventi, ma anche come forma di netta distin­zione dalla classe dominante.
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Un altro cele­bre vege­ta­riano dell’antichità è il greco Pita­gora, che pro­fes­sava la metem­psi­cosi. Dopo una lunga fase di stallo data dall’avvento del cri­stia­ne­simo, secondo cui la natura è stata creata da Dio per­ché gli uomini se ne ser­vano, la scelta vege­ta­riana ini­zia a riaf­fio­rare col Rina­sci­mento e Leo­nardo Da Vinci ne è un illu­stre espo­nente. È in Inghil­terra, patria della rivo­lu­zione indu­striale, che nel 1847, a Ram­sgate, viene fon­data la prima Vege­ta­rian Society e gra­zie ad essa ben pre­sto si dif­fon­dono i ter­mini «vege­ta­rian» e «vege­ta­ria­nism» nell’inglese comune.
Accanto alla dieta vege­ta­riana adot­tata per motivi reli­giosi, come accade tra gli Indù, oppure per un senso di forte rispetto per la vita che sia umana o ani­male, oggi vege­ta­ria­ni­smo e vega­ni­smo rap­pre­sen­tano sem­pre di più una scelta etica che vuole porsi in con­tra­sto alle logi­che di mer­cato e alla cre­scente indu­stria­liz­za­zione che riguarda pro­du­zione, distri­bu­zione e con­sumo del cibo. Tut­ta­via sem­pre di più sono anche le per­sone che si avvi­ci­nano alla dieta vege­ta­riana per una moda salu­ti­sta, rifiu­tando in pri­mis la carne come ali­mento «mal­sano» e peri­co­loso. All’interno della fascia di popo­la­zione che si dichiara vege­ta­riana ci sono varie sot­to­ca­te­go­rie e sono molti quelli che ogni tanto chiu­dono un occhio: c’è chi ad esem­pio si dichiara veg pur con­ti­nuando a man­giare pesce, chi tro­van­dosi in com­pa­gnia non rifiuta la carne, o chi è vegano e una volta ogni tanto indulge in un gelato alla crema.
La labi­lità del con­fine e la pos­si­bi­lità di sgarro è spesso dovuta al con­trollo più o meno rigido svolto dall’ambiente cir­co­stante: con­di­vi­dere la scelta con un ampio numero di per­sone, soprat­tutto se il fat­tore ideo­lo­gico è deter­mi­nante, farà in modo che la si osservi con più disci­plina.
Par­tito un po’ in ritardo, anche il mer­cato si sta adat­tando a que­sta nuova fetta di con­su­ma­tori. Se tro­vare un menù vege­ta­riano che non sia a base di sole ver­dure gri­gliate e moz­za­rella in Ita­lia a volte sem­bra ancora un mirag­gio, tut­ta­via l’industria ha ben com­preso le poten­zia­lità di que­sta domanda sem­pre cre­scente. Il reparto frigo dei super­mer­cati si adatta e fa posto a vari tipi di sur­ro­gati della carne o dei lat­ti­cini, che cer­cano di atti­rare il con­su­ma­tore curioso con l’uso di deno­mi­na­zioni che a tutti i costi sem­brano non volere abban­do­nare la gastro­no­mia clas­sica e per que­sto sono desti­nati a gene­rare spesso delu­sione: così il tofu (deri­vato dalla caglia­tura del succo estratto dalla soia) e il sei­tan (deri­vato dalla lavo­ra­zione del glu­tine del fru­mento) diven­tano pol­pette, ham­bur­ger, affet­tato, wur­stel, spez­za­tino e addi­rit­tura c’è qual­che ditta corag­giosa che pro­pone una fio­ren­tina veg.
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Per non par­lare poi dei sur­ro­gati dei for­maggi, come il par­mi­giano vegano, la moz­za­rella di riso o il for­mag­gio spal­ma­bile di ana­cardi. Anche le libre­rie si riem­piono di ricet­tari di cucina vege­ta­riana o vegana spesso pieni di ricette a base di ingre­dienti eso­tici e in cui la soia, di nuovo, sotto sva­riate forme (tamari, tem­peh, tofu, fagiolo, eda­mame), la fa da padrona.
La domanda di sosti­tuti pro­teici della carne trova sem­pre più spesso una rispo­sta dell’industria orien­tata su que­sto fagiolo che nasce in Cina e che oggi è uno dei pro­dotti più col­ti­vati al mondo, usato nell’industria ali­men­tare, nei man­gimi per ani­mali, nella cosme­tica. Ma per­ché una delle col­ture dalla trac­cia­bi­lità più misti­fi­cata dovrebbe diven­tare la prin­ci­pale fonte pro­teica dei vege­ta­riani? Per­ché i campi ita­liani devono con­ver­tirsi alla col­ti­va­zione della soia e abban­do­nare la ricca varietà di legumi autoc­toni?
Recen­te­mente anche Mac Donald’s ha intuito il poten­ziale dei con­su­ma­tori veg e ha deciso di inse­rire nel menù un panino vege­ta­riano, da poco sbar­cato in Ita­lia. Ma cosa ci fa un vege­ta­riano da Mac Donald’s, il nemico per eccel­lenza?
Wen­dell Berry afferma che «man­giare è un atto agri­colo», anche se nella ten­denza domi­nante è ancora un atto indu­striale. Sce­gliere di resi­stere a que­sta deriva con una pre­cisa esclu­sione ali­men­tare è un atto for­te­mente poli­tico ed ideo­lo­gico, chi diventa vege­ta­riano oggi ha il cam­mino dis­se­mi­nato di trap­pole e il mar­ke­ting le rende sapo­rite e invi­tanti. Basta esserne con­sa­pe­voli e non abbas­sare la guardia.
Il Manifesto

«CL, siete la più potente lobby d’Italia»

Teme­ra­rio più ancora che corag­gioso. Con nervi d’acciaio: insen­si­bili alla rea­zione della pla­tea come all’imbarazzo dei col­le­ghi al tavolo della sus­si­dia­rietà. Mat­tia Fan­ti­nati, 41 anni, inge­gnere gestio­nale di Nogara (Verona), depu­tato M5S, ha bestem­miato nel tem­pio della chiesa ciel­lina e insieme s’è preso la libertà poli­tica di chia­mare per nome e cognome tutti i devoti al «sistema Com­pa­gnia delle Opere».
Il giorno dopo lo show di Mat­teo Renzi (ma anche del dia­logo comu­ni­ta­rio con Ber­ti­notti…), giu­sto prima che cali il sipa­rio sull’edizione 2015 del Mee­ting, defla­gra l’orazione del cit­ta­dino Fan­ti­nati che si riscatta non solo agli occhi del popolo pen­ta­stel­lato per­ché dice forte e chiaro ciò che in tanti pen­sano e nes­suno degli ospiti più o meno Vip si sogne­rebbe mai di ester­nare.
Il discorso (scritto e, sus­sur­rano i mali­gni, super­vi­sio­nato dal guru Casa­leg­gio) è una vera e pro­pria requi­si­to­ria. Pun­tuale. Lineare. Docu­men­tata. Spie­tata. Fan­ti­nati guarda negli occhi i ciel­lini e vede i loro pec­cati tutt’altro che veniali: «Avete tra­sfor­mato l’esperienza spi­ri­tuale morale in un para­vento di inte­ressi per­so­nali, gene­rato un potere poli­tico capace di influen­zare sanità, scuole pri­vate, uni­ver­sità e appalti».
A Rimini, non si ingi­noc­chia. Anzi. Riven­dica l’anima cat­to­lica veneta e il man­dato del popolo ita­liano: «Sono qui per denun­ciare come Comu­nione e Libe­ra­zione sia la più potente lobby ita­liana. Fina­liz­zata sem­pre e comun­que a denaro e potere. Ma la poli­tica deve essere laica, per­ché deve fare il bene comune, di tutti». Grillo nel suo blog potrà esul­tare: ha aperto, almeno, il Mee­ting ciel­lino come aveva pro­messo di fare con il par­la­mento.
Fan­ti­nati prende un timido applauso solo nel pas­sag­gio costi­tu­zio­nale: «Non esi­ste una poli­tica cri­stiana, esi­ste un cri­stiano che fa poli­tica. Il M5S si indi­gna che si possa stru­men­ta­liz­zare in que­sto modo tanta brava gente e cre­denti cat­to­lici». Non si scom­pone se la sala rumo­reg­gia e il depu­tato ciel­lino Raf­faello Vignali invita a rispet­tare la regola dell’ospitalità, sem­pre e comun­que. Il cittadino-deputato pro­se­gue, un foglio dopo l’altro, con grande auto­con­trollo e pic­cole sba­va­ture.
Accusa CL di aver vene­rato «il pre­scritto per asso­cia­zione mafiosa Giu­lio Andreotti, pace all’anima sua». E poi di aver spo­sato Sil­vio Ber­lu­sconi «con­dan­nato per frode fiscale, per non par­lare della vita non pro­prio secondo i valori cat­to­lici». O il cele­ste Roberto For­mi­goni «finito sotto pro­cesso per cor­ru­zione per tan­genti multi-milionarie sulla sanità lom­barda». Poi tocca al Pd con il «governo dell’inciucio» di Enrico Letta e dell’attuale pre­mier. Renzi? «Dopo che sono finiti fuori dal governo i mini­stri in quota CL (Mario Mauro e Mau­ri­zio Lupi) viene qui a rice­vere la vostra bene­di­zione baciando pan­to­fole ed anelli: il pre­si­dente imbo­ni­tore e ven­di­tore di spe­ranze». Elenca gli spon­sor del Mee­ting (Fin­mec­ca­nica, Eni, Intesa San Paolo) da fra­ter­nità tutt’altro che reli­giosa. E saluta come ha comin­ciato. Rin­gra­ziando per l’invito, mar­cando l’abissale dif­fe­renza del M5S dal sistema, ciel­lino e non…
Vignali prova a recu­pe­rare con il tra­di­zio­nale refrain del «movi­mento aperto», dei volon­tari, dell’amicizia e del dia­logo con tutti. Ma farà fatica a deglu­tire un rospo simile, quanto a recu­pe­rare la «man­canza» di pru­denza nel rega­lare i micro­foni ste­reo a Mat­tia.
Già, per­ché il fal­lout di ieri a Rimini nasce dal lavo­rìo di mesi. Fan­ti­nati viene avvi­ci­nato a Mon­te­ci­to­rio, con cau­tela e sim­pa­tia. Forse lui ha un po’ di curio­sità nei con­fronti di CL. Forse, fra una start up tede­sca in Ita­lia e la voca­zione alle ener­gie rin­no­va­bili, è incu­rio­sito dalla com­pa­gnia all’opera con soci del cali­bro di Ambler e De Bene­detti. Forse, basta sor­seg­giare un caffè e far ami­ci­zia con il col­lega for­zi­sta. Alla fine, Mat­tia con la fac­cia da bravo ragazzo e la lau­rea a Bre­scia, rin­for­zata alla Boc­coni, Lon­dra e Pechino firma come depu­tato Fan­ti­nati l’adesione all’intergruppo par­la­men­tare per la sus­si­dia­rietà.
È l’amo. Fra Mon­te­ci­to­rio e palazzo Madama si reclu­tano i fedeli alla linea della Fon­da­zione pre­sie­duta da Gior­gio Vit­ta­dini. Un pen­ta­stel­lato copre l’ultima casella vuota del ven­ta­glio par­ti­tico. Fan­ti­nati è invi­tato a Rimini. Diventa il ber­sa­glio degli insulti del popolo di Grillo. Ma lui incassa: ci va al Mee­ting. E inchioda CL alla croce della verità.
Il Manifesto