martedì 1 settembre 2015

Antiberlusconismo, Renzi chiagne e fotte

L’affermazione di Renzi è immorale. Parlare di colpe storiche del “berlusconismo e dell’antiberlusconismo”, mettendoli sullo stesso piano, è davvero qualcosa che non si può sentire. E tuttavia non è il dato più grave. Di Renzi sappiamo. E’ cinico. Ha interesse a delegittimare tutto e tutti.
Colpisce di più il silenzio della cosiddetta intellighenzia laica e di sinistra. Ci sono eccezioni, certo, ma per i giornaloni è passata come fosse un’affermazione normale. Non è così: “Il linguaggio è la casa dell’essere”. Parlava d’altro Heidegger, d’accordo, roba seria, ma anche nel circo-politico il linguaggio “nasconde e svela”: Renzi mostra molto di sé con quelle parolesull’antiberlusconismo. Certe frasi sono segnali, indicano un luogo e una direzione. Renzi ha detto: Berlusconi e i suoi avversari sono identici, costretto a scegliere abbraccerò – sai che novità! – il Caimano.
Stupisce l’ipocrisia della grande stampa laica e progressista. E’ come se a Renzi si dovesse – chissà poi perché – perdonare tutto: aver umiliato il sindacato; deriso gli insegnati; offeso la giustizia; e quell’Enrico-stai-sereno, massimo tradimento (peggio ha fatto solo Giuda, ma solo perché il tradito aveva un certo rango); si perdona l’oltraggio alla Costituzione; la lesione di diritti fondamentali; e quel “discutiamo ma alla fine decido io” (negazione, in radice, del concetto di dialogo). A Renzi si perdona tutto: l’estetica, l’etica, la politica: dalla Ruota della fortuna (provate a trovare un Premier con un curriculum così Kitsch); al feeling con Verdini; ai finanziatori segreti (in nome della privacy, s’intende).
Questo è il Premier. Ci meravigliamo della frase sull’antiberlusconismo? D’accordo. Ma stupisce di più che troppi giornalisti e scrittori tacciano e (col silenzio) l’avallino. È un’indecenza: fascismo e antifascismo non si equivalgono, l’ha spiegato Benedetto Croce come meglio non si potrebbe; berlusconismo e antiberlusconismo non sono identici: lo dice la vicenda di Biagi, Santoro, Luttazzi e di quanti hanno subito l’ostracismo del Caimano; l’evidenziano infiniti numeri di MicroMega che meglio (e prima) di altri ha indicato il pericolo del Caimano per la democrazia. Che compito hanno le riviste di teoria politica? Studiare, analizzare, produrre testi che aiutino a capire. MicroMega l’ha fatto per decenni (1986-2015), tra poco compirà trent’anni. Il suo antiberlusconismo è un valore. Etico. “Giustizia è sfatta” (2001); “Ora basta” (2004); “Ahi serva Italia…” (2006); “Berlusconismo e fascismo” (2011). Prima o poi bisogna scriverla la storia del contributo d’idee – e di ricerca, studio, analisi – di questa rivista nel panorama della cultura politica italiana; senza dimenticare il dibattito filosofico e scientifico internazionale (Chomsky, Boncinelli, Rorty, Severino, Atkins, Bobbio, Ratzinger, Savater, Gadamer, Galimberti, Kolakovwski, Cacciari…) che, per trent’anni, ha stimolato e ospitato.
Tornando a noi. Antiberlusconiani? Sì. Con orgoglio. Bisogna gridarlo dai tetti. Tacere è una forma di complicità e di codardia (si perdono posizioni chiave, soldi, poltrone, privilegi). Insomma. Oggi, quanti si assumono la responsabilità dell’antiberlusconismo? Quanti mettono a rischio la poltrona (e il potere acquisito) per gridare a Renzi: “hai detto una porcata.” L’ha fatto, alla festa dell’Unità, Massimo D’Alema, ma non è la persona più indicata: inciuci, ambiguità, accordi sotto banco, insomma, la biografia conterà pure qualcosa (Travaglio, “Max, pietà di noi”, il Fatto, 29 agosto). Montanelli sì, la farebbe – ne avrebbe l’autorevolezza – una grande pernacchia al Premier. Lasciò il Giornale(quello davvero controcorrente), per difendere le sue idee.
Chi è davvero Berlusconi? “Non posso sottacere ai lettori i pericoli che si nascondono sotto questa sua allergia alla verità, questa sua voluttuaria e voluttuosa propensione alle menzogne, la naturalezza con cui riesce a pronunciarle.Al tavolo di pace di Versailles, il vecchio prostatico Clémenceau, guardando il nostro Orlando continuamente in lacrime, bofonchiava: ‘Ah, se io potessi pisciare come lui piange!’. Chissà cosa avrebbe detto se si fosse trovato di fronte a Berlusconi, cui nulla riesce tanto bene come la parte di vittima e perseguitato. ‘Chiagne e fotte’ dicono a Napoli dei tipi come lui.” (Montanelli,Corriere della sera, 13 maggio 2001). Ecco. Montanelli capì chi era Berlusconi e ne prese le distanze. Sapeva distinguere. Prendere posizione. E pagarne il prezzo. Ma di personalità forti come lui non se ne vedono molti nei giornaloni. Come canne al vento troppi si piegano alla volontà del capo. O parlano d’altro. Nessuna indicazione o censura: captano gli umori e ubbidiscono. Diventano ipercritici soltanto quando (e se) il capo perde consensi, s’intravedono i primi segnali.
Che fare? La domanda riguarda tutti noi “che abbiamo combattuto Berlusconi” e che un’alternativa “non abbiamo saputo o voluto costruire” (Flores d’Arcais,Renzi l’iperberlusconianomicromega.net, 29 agosto). Domanda decisiva, urgente, se vogliamo combattere il segretario fiorentino. E’ astuto. Cinico. Forte. Chiagne e fotte: in questo Matteo Renzi è davvero identico al Caimano: chiagne(mai lacrime furono più finte) perché “berlusconismo e antiberlusconismo sono uguali”; per fottere meglio gli italiani: vedete, l’unico, il salvatore della patria sono io. Il guaio è che molti ci credono. Lui, intanto, col Caimano continua a fare accordi. Non è un bel vedere.
Angelo Cannatà
Micromega