giovedì 17 settembre 2015

Non solo Imu e Tasi, evasione degli istituti religiosi, c'è anche la tassa di soggiorno


Non solo Imu e Tasi. L'evasione delle case per ferie religiose riguarda anche la tassa di soggiorno. La tariffa per questa categoria è di 3,5 euro al giorno a persona. Al momento, però, anche il dipartimento Turismo ha più di un problema a quantificare il “non pagato”. Si può però fare una proporzione per capire l'entità del fenomeno: rispetto ai 110 milioni di incassi previsti nel bilancio per il 2015, lo scorso anno nelle casse capitoline ne sono entrati appena 72. Un'evasione che parte dagli hotel a cinque stelle (che fanno pagare un contributo di sette euro al giorno) e finisce con quelli a una o due stelle (3 euro) passando appunto a Bed and breakfast, Affittacamere, Case per ferie, case e appartamenti vacanze. Tipologia quest'ultima che spesso è di proprietà della Chiesa. Ecco perché in vista del Giubileo, e dopo il duro monito di Papa Francesco sulle imposte da pagare, gli 007 del Campidoglio hanno cerchiato in rosso anche il gettito derivante dalla tassa di soggiorno. Tra le iniziative da mettere in campo ci sarà una task force composta da vigili urbani e forze dell'ordine (Guardia di Finanza) per verificare che le tasse e le tariffe siano state pagate. 
I NUMERI
Sono 391, secondo Hospites, le case di accoglienza religiose, nella sola città di Roma. E il numero sale a 503 nel Lazio. Oltre il 10% di quelle presenti su territorio nazionale, dove, tra hotel, case per ferie, centri di accoglienza per pellegrini, si contano circa 3300 indirizzi. Una percentuale comunque sottostimata: «Non esiste un elenco ufficiale delle strutture religiose aperte all'ospitalità - spiegano in Vicariato - né un sistema di certificazione». E i conti veri, così come gli incassi, si fanno sul numero di posti letto, che nella Capitale, sono cinquemila, per un giro d'affari stimato in circa 150 milioni di euro. Fin qui, la pratica quotidiana, o meglio la prassi pregiubilare.
Il Giubileo, infatti, con 33 milioni di turisti e pellegrini attesi a Roma, rischia di moltiplicare numeri e realtà. Perfino prezzi. Qualcosa già si muove. Basta tentare di prenotare, sfruttando i servizi di booking del sito www.istituto-religiosi.org, per rendersi conto del significativo mutamento delle tariffe.
LE CIFRE
Una camera matrimoniale economy per una notte, a novembre, sulla Salita di Monte del Gallo, si paga 78 euro. La stessa, l'8 dicembre, giorno di apertura del Giubileo, ne costa 195.
In via Aurelia, una singola, a novembre, costa 53 euro a notte, che diventano 75 in coincidenza dell'8 dicembre. A far aumentare sensibilmente i numeri sono anche abusi e abusivismi, che non interessano solo il settore privato, ma si estendono all'accoglienza in luoghi spirituali. Si comincia dal fisco.
Il 62% delle strutture ricettive religiose non sarebbe in regola con il pagamento dell'Imu, il 42% con quello della nuova Tasi. Pressoché uguale la percentuale di dimenticanza quando si parla di tassa dei rifiuti.
Un problema di evasione fiscale non da poco, che ha spinto perfino il Papa a invitare i conventi a pagare «le tasse come tutti gli altri», se vogliono trasformarsi in strutture dedicate all'ospitalità. Agli abusi delle realtà esistenti occorre aggiungere le stime di quelle che potrebbero presto aprire le porte, moltiplicando l'offerta ai pellegrini. Sono numerosi, infatti, i monasteri e conventi che, per il calo di vocazioni, hanno spazi liberi da utilizzare. E se è vero che molti di questi hanno già risposto all'appello del Pontefice per l'accoglienza ai migranti, dichiarandosi pronti a ospitare richiedenti asilo, lo è anche che il "business" del Giubileo fa così gola da aver messo sull'allerta perfino la Prefettura. Fu proprio lo stesso prefetto Franco Gabrielli, nei mesi passati, a sottolineare la presenza di "istituti religiosi che preferiscono fare affari col Giubileo" e quindi non accolgono migranti. Dagli abusi all'abusivismo il passo è breve. Il turismo per monasteri piace al mercato e, quindi, non sono poche le strutture che si fregiano di avere una gestione religiosa, pur non avendone i titoli. Proprio ieri, il Vicariato di Roma ha preso le distanze da una casa accoglienza accusata di evasione fiscale: pur occupando ambienti adiacenti a quelli in uso alla parrocchia di Santa Croce, non è una realtà ecclesiale.
Il Messaggero

Don Puglisi: padre Scordato, preti escano dalle sagrestie


 "I preti non possono vivere solo nelle sagrestie, devono 'lavorare' in strada, perche' e' il territorio che vive l'emergenza mafia". A parlare e' padre Cosimo Scordato, parroco della Chiesa di San Francesco Saverio, nel popolare quartiere dell'Albergheria, uno dei piu' poveri di Palermo.
  A 22 anni dalla morte di don Pino Puglisi, il religioso siciliano spiega all'Agi: "in questi anni qualcosa e' cambiato in maniera irreversibile, sia con la scomunica del Papa ai mafiosi, che con la beatificazione dello stesso Puglisi. Ma il problema e' un altro: serve progettualita' che ripensi la pastorale. Una pastorale che si confronti con l'emergenza mafia. Serve una repressione corale di tutta la comunita' che assuma dentro di se' l'emergenza continua" della criminalita'.
  Per questo dico che i preti non possono vivere solo nelle sagrestie". Poi il ricordo personale di don Puglisi: "eravamo amici, e' venuto spesso a trovarci. L'ho visto anche prima del suo omicidio, era triste, ma non mi sono reso conto di cio' che poi sarebbe accaduto. E il ripensamento della pastorale e' stata proprio la sua scommessa".

agi