martedì 6 ottobre 2015

Dopo aver ascol­tato l’intervento intro­dut­tivo del rela­tore gene­rale, il card. Erdõ, ver­rebbe da dire che il Sinodo dei vescovi sulla fami­glia è già finito


No alla comu­nione ai divor­ziati rispo­sati, no alle con­vi­venze e ai matri­moni civili se non sono orien­tati verso il matri­mo­nio reli­gioso, no alle cop­pie omo­ses­suali ha detto Erdõ, chiu­dendo tutte le porte che ave­vano visto aprirsi qual­che spi­ra­glio, almeno su alcuni aspetti. Ed è forse per que­sto che in con­fe­renza stampa il por­ta­voce vati­cano, padre Lom­bardi, ha pre­ci­sato: «Il Sinodo comin­cia oggi, non fini­sce oggi».
Effet­ti­va­mente è così. Il dibat­tito è comin­ciato ieri e le con­clu­sioni si tire­ranno solo il 24 otto­bre, quando verrà votata la rela­zione finale da con­se­gnare al papa, che sarà l’unico a deci­dere, poi­ché il Sinodo è con­sul­tivo.
Fran­ce­sco, durante l’omelia di dome­nica, ha invi­tato i vescovi al dia­logo con la società: «Una Chiesa con le porte chiuse tra­di­sce se stessa e la sua mis­sione, e invece di essere un ponte diventa una bar­riera». All’interno però di un discorso che ha riba­dito la dot­trina tra­di­zio­nale sul matri­mo­nio («unione di amore tra uomo e donna, feconda nella dona­zione reci­proca») e «l’indissolubilità del vin­colo coniu­gale», ammo­nendo la Chiesa «a vivere la sua mis­sione nella verità che non si muta secondo mode pas­seg­gere o opi­nioni dominanti».
Insomma, i paletti sem­brano stretti. Ina­mo­vi­bili secondo Erdõ che, dopo aver illu­strato gli ele­menti «esterni» che con­tri­bui­scono a disgre­gare la fami­glia («cam­bia­menti cli­ma­tici e ambien­tali», «ingiu­sti­zia sociale, vio­lenze, guerre che spin­gono milioni di per­sone a lasciare la loro terra d’origine» e quindi a fran­tu­mare le fami­glie, «salari così bassi» che ne impe­di­scono la for­ma­zione), accusa soprat­tutto il «cam­bia­mento antro­po­lo­gico», «l’individualismo», la fuga dalle respon­sa­bi­lità, la dif­fu­sione dell’ideologia del gen­der («teo­rie secondo le quali l’identità per­so­nale e l’intimità affet­tiva devono affer­marsi in una dimen­sione radi­cal­mente svin­co­lata dalla diver­sità bio­lo­gica fra maschio e fem­mina») e il rico­no­sci­mento delle unioni omo­ses­suali («rico­no­scere alla sta­bi­lità di una cop­pia isti­tuita indi­pen­den­te­mente dalla dif­fe­renza ses­suale la stessa tito­la­rità della rela­zione matri­mo­niale intrin­se­ca­mente legata ai ruoli paterno e materno, defi­niti a par­tire dalla bio­lo­gia della gene­ra­zione»). Cosa deve fare allora la Chiesa? Usare la «mise­ri­cor­dia che si basa sulla verità». Ovvero riaf­fer­mare la dot­trina tra­di­zio­nale a par­tire dalla «unione indis­so­lu­bile del matri­mo­nio tra uomo e donna».
Erdõ entra nel merito dei sin­goli punti caldi. I divor­ziati rispo­sati non vanno assolti né ammessi ai sacra­menti poi­ché è «la con­vi­venza nel secondo rap­porto che impe­di­sce l’accesso all’eucaristia» (l’unica pos­si­bi­lità resta quella di vivere la rela­zione nella «con­ti­nenza», senza rap­porti ses­suali). Non è rice­vi­bile l’ipotesi di seconde nozze dopo un periodo di peni­tenza, come nella Chiesa dei primi secoli e nelle Chiese orto­dosse. E non esi­stono vie mediane: «Tra il bene e il male non c’è gradualità».
Sulle cop­pie omo­ses­suali non si discute. «Ogni per­sona va rispet­tata nella sua dignità indi­pen­den­te­mente dalla ten­denza ses­suale», dice Erdõ, ma «non esi­ste fon­da­mento alcuno per assi­mi­lare o sta­bi­lire ana­lo­gie, nep­pure remote, tra le unioni omo­ses­suali e il dise­gno di Dio sulla fami­glia». La «aper­tura alla vita» — la pro­crea­zione all’interno della cop­pia — è un’«esigenza intrin­seca dell’amore coniu­gale» e non si può ridurre «a una varia­bile della pro­get­ta­zione indi­vi­duale o di cop­pia». La con­trac­ce­zione arti­fi­ciale è ban­dita. Resta solo il ricorso ai «metodi naturali».
«Se vi aspet­tate stra­vol­gi­menti della dot­trina reste­rete delusi», dice ai gior­na­li­sti il card. Vingt-Trois. Più pos­si­bi­li­sta il card. Forte, anche se lascia inten­dere che aper­ture sono pos­si­bili solo sul piano pasto­rale: «Non ci stiamo riu­nendo per non dire nulla. Le sfide ci sono e vogliamo affron­tarle con respon­sa­bi­lità, inter­ve­nendo sulla pasto­rale». «Il Sinodo non è un par­la­mento, dove per rag­giun­gere un con­senso o un accordo comune si ricorre al nego­ziato, al pat­teg­gia­mento o ai com­pro­messi, l’unico metodo è quello di aprirsi allo Spi­rito Santo», spiega il papa. Insomma la strada pare tutta in salita.
Il Manifesto