mercoledì 14 ottobre 2015

Che mondo stiamo costruendo, dove il pen­siero e la cri­tica non tro­vano più spa­zio

di PAOLO ERCOLANI - ilmanifesto.info
Il governo spa­gnolo, capi­ta­nato dal con­ser­va­tore Rajoy, decide di ridi­men­sio­nare for­te­mente lo stu­dio della filo­so­fia e dell’educazione civica ripri­sti­nando l’obbligo della religione.
Pro­prio men­tre in Ita­lia il Sin­daco della Capi­tale, Igna­zio Marino, è al cen­tro di un attacco con­cen­trico (mass media, par­titi poli­tici, alte sfere vati­cane e per­sino il Papa in per­sona) che potrebbe con­durlo alle dimis­sioni, sov­ver­tendo di fatto il voto popo­lare che lo aveva messo al governo di Roma dopo la scan­da­losa, mala­vi­tosa e disa­strosa giunta Alemanno.
Cosa c’entrano le due noti­zie, quale il col­le­ga­mento? Pro­ce­diamo con ordine.
LO VEDI, ECCO MARINO
Il Sin­daco Marino, ad oggi, a fronte di un voto popo­lare che lo ha più che legit­ti­mato a gover­nare la città, si trova sotto un attacco inau­dito da parte della classe poli­tica tutta (col Pd in prima fila), della grande stampa («Repub­blica» addi­rit­tura ha inter­vi­stato il risto­ra­tore che, mera­vi­gliato, si scan­da­liz­zava per­ché il Sin­daco avrebbe ordi­nato un vino da 55 euro…), non­ché delle alte sfere vati­cane, con tanto di inter­vi­sta per­fida e peren­to­ria in cui il Papa (in que­sto caso tutt’altro che cari­ta­te­vole) scan­di­sce le parole «a Phi­la­del­phia non l’ho invi­tato io né, che mi risulti, alcuno dell’organizzazione. È chiaro, no?!».
Insomma, il Sin­daco di Roma alla stre­gua di un gau­dente fre­quen­ta­tore di risto­ranti a spese dei cit­ta­dini e che, per di più, non tra­la­scia di imbu­carsi alle feste orga­niz­zate in favore di qual­cun altro.
Che il nostro sia diven­tato un Paese in cui si per­dona tutto, ma pro­prio tutto, tranne una cena di pesce?!
Sì, per­ché con tutte le colpe che si pos­sono attri­buire a Marino (fra l’altro uscito per­so­nal­mente indenne dallo scan­dalo nomi­nato «mafia capi­tale»), che gli si devono attri­buire e che magari ren­dono per­sino oppor­tune le sue dimis­sioni, una mente mini­ma­mente cri­tica e auto­noma dovrebbe fati­care a imma­gi­nare che il Sin­daco di Roma possa rea­li­sti­ca­mente imbu­carsi dovun­que (invece che essere invi­tato con tutti gli onori, e per­sino deci­dere legit­ti­ma­mente di andare in qua­lun­que città del mondo in rap­pre­sen­tanza del popolo romano).
Ma soprat­tutto, la sud­detta mente auto­noma e cri­tica, dovrebbe vivere con un certo disa­gio un’intera classe poli­tica, l’intero potere dei gior­nali, e per­sino il Vati­cano che, con il con­tri­buto essen­ziale dell’Associazione risto­ra­tori, si impe­gna a tri­tu­rare in maniera inau­dita, meto­dica e capil­lare un Sin­daco che ha appena sosti­tuito Alemanno.
CHI CONTROLLAVA ALEMANNO?
Gianni Ale­manno, quello a cui si è lasciata distrug­gere Roma, facen­dola let­te­ral­mente ingi­noc­chiare di fronte a un intrec­cio di mala­vita, potere poli­tico e alte sfere di ogni ordine e grado pur­ché ope­ranti rigo­ro­sa­mente al di fuori della legge.
Dov’era tutto que­sto zelo, tutta que­sta coe­sione poli­tica, tutta que­sta pro­fes­sio­na­lità gior­na­li­stica quando Ale­manno (lui più di tutti, ma con­ser­viamo qual­che lecito dub­bio anche sui Sin­daci pre­ce­denti) stava ope­rando que­sto scem­pio in cui, però, si pre­pa­rava una torta le cui fette (abbon­danti) anda­vano un po’ a tutti?
Come mai sta­volta (pro­prio sta­volta), i grandi poteri che soli­ta­mente sbef­feg­giano le pur nobili e sacro­sante denunce dei gril­lini, sono par­titi pro­prio dalle loro denunce per met­tere in piedi una mac­china del fango di dimen­sioni tali che, in con­fronto, quella rap­pre­sen­tata dalla corte di Ber­lu­sconi a suo tempo sem­bra una Cin­que­cento del secolo scorso?!
Insomma: è più che lecito sospet­tare che l’«incapacità poli­tica» di Marino, per­ché di que­sto si sta di fatto par­lando, pur non priva di un certo fon­da­mento «tec­nico» (che ren­de­rebbe oppor­tune le dimis­sioni di cui sopra) si riveli in realtà come la ridi­cola, tra­gica e forse anche pate­tica para­bola di un uomo indi­spo­sto a sot­to­met­tersi a quei poteri forti (e mala­vi­tosi, e distrut­tivi per Roma e non solo) che pure sono stati lasciati ope­rare e pro­spe­rare senza par­ti­co­lari disturbi da parte della «poli­tica», dei mass media, delle alte sfere vaticane.
Non si tratta di ope­rare un rela­ti­vi­smo inop­por­tuno, oltre che da quat­tro soldi, ma dav­vero vogliamo cre­dere che gli anti­corpi di one­stà poli­tica, pro­fes­sio­na­lità gior­na­li­stica e dot­trina morale si atti­vino con tale soler­zia e pro­fes­sio­na­lità per qual­che cena di troppo e non per tutto il mar­ciume che stava (e pro­ba­bil­mente sta) covando sotto le rovine della Capitale?!
LA «LEZIONE» SPAGNOLA
E qui tor­niamo alla Spa­gna, al governo ibe­rico che decide di ridi­men­sio­nare for­te­mente lo stu­dio della filo­so­fia e dell’educazione civica nelle scuole, a fronte di una ripro­po­si­zione alla grande della religione.
Sarebbe sciocco girarci intorno: siamo di fronte all’esempio più lam­pante di un Potere che anela sem­pre di più a for­mare teste «reli­giose» (dedite alle cre­denze fidei­sti­che, prone ai dogmi, inca­paci di pen­siero cri­tico e auto­nomo rispetto ai mes­saggi dell’ideologia domi­nante e del main­stream mediatico).
A disca­pito di teste avvezze al ragio­na­mento, aperte alla cri­tica e al dub­bio, indi­spo­ste a lasciarsi det­tare le verità da un sistema infor­ma­tivo media­mente ridotto al ruolo di «pas­sa­carte» di que­sto o quel potere più o meno occulto.
Ma soprat­tutto, teste che fon­dino i pro­pri pen­sieri su un’educazione civica (al con­sesso sociale) di cui si sono perse le tracce dalla notte dei tempi.
Gli stessi filo­sofi, del resto, sem­brano appog­giare indi­ret­ta­mente que­sto disegno.
O con­cen­trati sol­tanto sul pro­prio tor­na­conto e sulla pro­pria visi­bi­lità media­tica, oppure testar­da­mente impe­gnati a discet­tare (e stro­lo­gare) su argo­menti lon­tani dalla realtà, pro­pri di un cir­co­letto di eletti che non si com­pren­dono nep­pure fra di loro, i «custodi del pen­siero» hanno rinun­ciato da molto, troppo tempo a tenere alta la ban­diera della cri­tica a ogni potere che si pre­senti come dog­ma­tico, indi­scu­ti­bile, demagogico.
COSA STIAMO FACENDO, DOVE STIAMO ANDANDO?
Il risul­tato è quello di una società civile, di un’opinione pub­blica a cui (bene che vada) non inte­ressa alcun argo­mento che esuli dal pro­prio ristretto campo di affari e dei relazioni.
Male che vada, invece, la sud­detta opi­nione pub­blica non pos­siede più gli stru­menti e l’educazione al pen­siero auto­nomo e cri­tico, a una for­ma­zione civica e civile che gli con­senta di con­trol­lare seria­mente l’operato dei pro­pri gover­nanti senza lasciarsi ammu­to­lire, gui­dare e con­trol­lare dal main­stream mediatico.
Spo­glian­dosi da un’ottica di corto rag­gio, recu­pe­rando per un attimo respon­sa­bi­lità e lun­gi­mi­ranza, dob­biamo chie­derci dav­vero cosa stiamo facendo. Dove stiamo andando.
Che mondo stiamo costruendo, dove il pen­siero e la cri­tica non tro­vano più spa­zio, per­ché que­sto spa­zio è stato mono­po­liz­zato dal Potere tecno-economico e dai suoi zelanti e genu­flessi corifei.

La sinistra italiana deve unire le forze e lavorare a un nuovo sistema monetario

Care com­pa­gne, cari compagni,
la scon­fitta del governo greco gui­dato da Syriza davanti all’Eurogruppo ha por­tato la sini­stra euro­pea a doman­darsi quali pos­si­bi­lità abbia un governo gui­dato da un par­tito di sini­stra, o un governo in cui un par­tito di sini­stra sia coin­volto come part­ner di mino­ranza, di por­tare avanti una poli­tica di miglio­ra­mento della con­di­zione sociale di lavo­ra­trici e lavo­ra­tori, pen­sio­nate e pen­sio­nati, e delle pic­cole e medie imprese, nel qua­dro dell’Unione euro­pea e dei trat­tati europei.
La rispo­sta è chiara e bru­tale: non esi­stono pos­si­bi­lità per una poli­tica tesa al miglio­ra­mento della con­di­zione sociale della popo­la­zione, fin­tanto che la Bce, al di fuori di ogni con­trollo demo­cra­tico, è in grado di para­liz­zare il sistema ban­ca­rio di un paese sog­getto ai trat­tati europei.
Non esi­stono pos­si­bi­lità di met­tere in atto poli­ti­che di sini­stra se un governo cui la sini­stra par­te­cipi non dispone degli stru­menti tra­di­zio­nali di con­trollo macroe­co­no­mico, come la poli­tica dei tassi di inte­resse, la poli­tica dei cambi e una poli­tica di bilan­cio indipendenti.
Per miglio­rare la com­pe­ti­ti­vità rela­tiva del pro­prio paese sotto l’ombrello dell’euro, restano al sin­golo paese sot­to­po­sto alle con­di­zioni dei trat­tati euro­pei solo la poli­tica sala­riale, la poli­tica sociale e le poli­ti­che del mer­cato del lavoro. Se l’economia più forte, quella tede­sca, pra­tica il dum­ping sala­riale den­tro un’unione mone­ta­ria, gli altri paesi mem­bri non hanno altra scelta che appli­care tagli sala­riali, tagli sociali e sman­tel­lare i diritti dei lavo­ra­tori, così come vuole l’ideologia neo­li­be­ri­sta. Se poi l’economia domi­nante gode di tassi di inte­resse reali più bassi e dei van­taggi di una moneta sot­to­va­lu­tata, i suoi vicini euro­pei non hanno pra­ti­ca­mente alcuna pos­si­bi­lità. L’industria degli altri paesi per­derà sem­pre più quote sul mer­cato euro­peo e non europeo.
Men­tre l’industria tede­sca pro­duce oggi tanto quanto pro­du­ceva prima della crisi finan­zia­ria, secondo i dati Euro­stat, la Fran­cia ha perso circa il 15% della sua pro­du­zione indu­striale, l’Italia il 30%, la Spa­gna il 35% e la Gre­cia il 40%.
La destra euro­pea si è raf­for­zata anche per­ché mette in discus­sione l’Euro e i trat­tati euro­pei, e per­ché nei paesi mem­bri cre­sce la con­sa­pe­vo­lezza che i trat­tati euro­pei e il sistema mone­ta­rio euro­peo sof­frano di alcuni difetti costitutivi.
Come dimo­stra l’esempio tede­sco, la destra euro­pea non si pre­oc­cupa della com­pres­sione dei salari, dello sman­tel­la­mento dei diritti dei lavo­ra­tori e delle poli­ti­che di auste­rità più severe. La destra vuole tor­nare allo Stato nazio­nale, offrendo però solu­zioni eco­no­mi­che che rap­pre­sen­tano una variante nazio­na­li­stica delle poli­ti­che neo­li­be­ri­ste e che por­te­reb­bero agli stessi risul­tati: aumento della disoc­cu­pa­zione, aumento del lavoro pre­ca­rio e declino della classe media.
La sini­stra euro­pea non ha tro­vato alcuna rispo­sta a que­sta sfida, come dimo­stra soprat­tutto l’esempio greco.
Atten­dere la for­ma­zione di una mag­gio­ranza di sini­stra in tutti i 19 Stati mem­bri è un po’ come aspet­tare Godot, un autoin­ganno poli­tico, soprat­tutto per­ché i par­titi social­de­mo­cra­tici e socia­li­sti d’Europa hanno preso a modello la poli­tica neoliberista.
Un partito di sinistra deve porre come condizione alla sua partecipazione al governo la fine delle politiche di austerità.
Tut­ta­via ciò è pos­si­bile solo se in Europa prende forma una costi­tu­zione mone­ta­ria che con­servi la coe­sione euro­pea, ma che ria­pra ai sin­goli paesi la pos­si­bi­lità di ricor­rere a poli­ti­che capaci di aumen­tare la cre­scita e i posti di lavoro; anche se la più grande eco­no­mia opera in con­di­zioni di dum­ping salariale.
Pre­sup­po­sto impre­scin­di­bile a que­sto scopo è il ritorno a un sistema mone­ta­rio euro­peo (Sme) miglio­rato, che con­senta nuo­va­mente di ricor­rere alla riva­lu­ta­zione e alla sva­lu­ta­zione. Tale sistema resti­tui­rebbe ai sin­goli paesi un ampio con­trollo sulle rispet­tive ban­che cen­trali e offri­rebbe loro i mar­gini di mano­vra neces­sari per con­se­guire una cre­scita costante e l’aumento dell’occupazione attra­verso mag­giori inve­sti­menti pub­blici, così come per con­tra­stare, tra­mite la sva­lu­ta­zione, l’ingiusto dum­ping sala­riale ope­rato dalla Ger­ma­nia o da un altro Stato membro.
Que­sto sistema ha fun­zio­nato per molti anni e ha impe­dito l’emergere di gravi squi­li­bri eco­no­mici, come ne esi­stono attual­mente nell’Unione europea.
Rivol­gen­domi ai sin­da­cati ita­liani, tengo a sot­to­li­neare che lo Sme non è mai stato per­fetto, domi­nato come era dalla Bun­de­sbank. Ma nel sistema Euro la per­dita del potere d’acquisto delle lavo­ra­trici e dei lavo­ra­tori attra­verso salari più bassi (sva­lu­ta­zione interna) è maggiore.
A me, osser­va­tore tede­sco, risulta molto dif­fi­cile capire per­ché l’Italia uffi­ciale assi­sta più o meno pas­si­va­mente alla per­dita del 30% delle quote di mer­cato delle sue industrie.
Sil­vio Ber­lu­sconi e Beppe Grillo hanno messo sì in discus­sione il sistema Euro, ma ciò non ha impe­dito all’Eurogruppo di imporre il modello delle poli­ti­che neo­li­be­ri­ste alla poli­tica italiana.
Oggi la sinistra italiana è necessaria come non mai.
La per­dita di quote di mer­cato, l’aumento della disoc­cu­pa­zione e del lavoro pre­ca­rio, con la con­se­guente com­pres­sione dei salari, pos­sono rien­trare nei miopi inte­ressi delle imprese ita­liane, ma la sini­stra ita­liana non può più stare a guar­dare que­sto pro­cesso di de-industrializzazione.
Lo svi­luppo in Gre­cia e in Spa­gna, in Ger­ma­nia e in Fran­cia, dimo­stra come la fram­men­ta­zione della sini­stra possa essere supe­rata non solo con un pro­cesso di uni­fi­ca­zione tra i par­titi di sini­stra esi­stenti ma soprat­tutto con l’incontro di tante ener­gie inno­va­tive fuori dal cir­cuito poli­tico tradizionale.
Solo una sini­stra suf­fi­cien­te­mente forte nei rispet­tivi Stati nazio­nali potrà cam­biare la poli­tica euro­pea. La sini­stra euro­pea ha biso­gno ora di una sini­stra forte in Italia.
Vi saluto calo­ro­sa­mente dalla Ger­ma­nia e vi auguro ogni suc­cesso per il pro­cesso di costru­zione di una nuova sini­stra italiana.
* Oskar Lafon­taine è stato mini­stro delle Finanze della Ger­ma­nia ed è l’ex pre­si­dente del Par­tito social­de­mo­cra­tico tede­sco (Spd e del Par­tito della Sini­stra (die Linke)

Liquidato Marino, la Chiesa vuol riprendere il controllo di Roma, pedofili e “prostituti” permettendo

di Carlo Troilo

Oltre a cose minori tipo le spese di rappresentanza (ma perché SEL e Cinque Stelle non chiedono di conoscere quelle di Alemanno e Veltroni, per fermarci ai due immediati predecessori?) si imputa sostanzialmente a Marino di non aver risolto i grandi problemi della Capitale, in particolare quelli dei trasporti e della “monnezza”. 
Come se fosse un giochetto risolvere in due anni quel che non hanno risolto né Alemanno e Veltroni in quattro anni (pro capite) né Rutelli in otto (tutti per lui).

Neanche una parola – dai suoi feroci critici – sulle cose positive, dalla chiusura di Malagrotta alla “liberazione” dei Fori Imperiali, dalla battaglia contro le infiltrazioni mafiose in Campidoglio al tentativo di rimettere in riga i vigili, i tassinari e i fratelli Tredicine con i loro innumerevoli camion/bar. 

Quasi dimenticate due autentiche rivoluzioni, realizzate nella capitale del cattolicesimo: i registri delle unioni civili e dei testamenti biologici, la cui istituzione ha portato Roma, su queste due importanti tematiche inerenti i diritti civili, al livello di Milano e delle maggiori e più evolute capitali europee.

Dimenticate da noi laici, perché le ritenevamo una cosa normale nel 2104/2015, ma non certo dalle gerarchie vaticane, che aspettavano solo il momento giusto per far pagare al sindaco – cattolico ma laico – questi due “peccati” mortali.

L’incarico di fare giustizia è stato assunto personalmente dal Papa progressista (“Ma chi sono io per giudicare gli omosessuali?”). Non contento di aver regalato a una città sfiancata come Roma un Giubileo di cui nessuno sentiva il bisogno, Bergoglio ha approfittato di un viaggio forse un pò incauto del sindaco a Filadelfia per colpirlo e affondarlo, con un inconsueto, perentorio e minaccioso: “Io non l’ho invitato. Sia chiaro!!”.  

La firma sul “delitto sull’Airbus 330” (mutuo un fortunato titolo di Agatha Christie) l’ha messa oggi il Cardinale Agostino Vallini. Liquidato Marino, il Vicario del Papa per Roma ha reclamato con forza per la Capitale “una nuova classe dirigente, ricorrendo alle molte risorse religiose e civili (in questo ordine, n.d.r.) presenti”.  

Dunque, prepariamoci ad un Giubileo che sarà anche una lunga campagna elettorale, a base di “Family Day” e “Voglio la Mamma” (non è uno scherzo, questa associazione esiste davvero). 

Approfitto proprio del clima preelettorale – quando le buone maniere possono passare in secondo piano – per far presente al Cardinale Vallini che forse dovrebbe preoccuparsi, come Vicario di Roma, di individuare una nuova classe dirigente innanzitutto per il Vaticano e le sue propaggini romane.  Che ne fanno di cotte e di crude. Cito le più recenti

-    14 agosto: grazie al consigliere Riccardo Magi apprendiamo che delle quasi 300 strutture alberghiere romane legate alla Chiesa solo 4 su 10 pagano l’IMU. Lo stesso per la TASI: un terzo delle strutture non l’ha mai pagata. Se ne infischiano di quel che dichiara il Papa: “Se i conventi si trasformano in alberghi è giusto che paghino le tasse come tutti gli altri".

- 26 agosto: solenni e pacchiani funerali religiosi per il boss mafioso Casamonica nella stessa chiesa che nel dicembre del 2006 li negò ai familiari - cattolici per bene - di Piergiorgio Welby

- 31 agosto: solenni funerali in Vaticano per il vescovo pedofilo, già condannato, Jozef Wesolowski. Celebra il rito Konrad Krajewski, elemosiniere pontificio

- 3 ottobre: coming out di Krzysztof Olaf Charamsa, polacco, 43 anni, autorevole teologo della Congregazione per la Dottrina della Fede

- 11 ottobre: rissa sul sagrato della chiesa di Santa Teresa d’Avila, non lontano dalla dolce vita di Via Veneto e dalle rimembranze della Breccia di Porta Pia. Un fedele legge una lettera che chiede al Papa di riportare ordine e pulizia “nel benemerito ordine dei Carmelitani Scalzi”, alcuni dei quelli hanno abitualmente “traffici carnali” (un ricordo delle mie ore di religione) con i “prostituti” che esercitano la loro professione nella vicina Villa Borghese. Altri parrocchiani dissentono e così si viene alle mani. 

Post scriptum
 
L’appetito vien mangiando. Visto che gli scontrini fiscali di qualche cena hanno creato problemi a Marino, perchè non ripetere il giochetto con il premier Renzi? Ed ecco che un ristoratore “pentito” di Firenze “vuota il sacco” e racconta di infiniti banchetti cui l’allora sindaco (e prima presidente della provincia) invitava “la qualunque”: e il ristoratore girava puntualmente i conti al Comune o alla Provincia (“e a me che mi frega?”). A parte le smentite subito arrivate da Renzi (per verificarle, prepariamoci ad un altro defatigante “scontrinigate”) uno si chiede: cosa ha spinto l’onesto ristoratore a queste dettagliate dichiarazioni? Sete di giustizia? Ma in questo caso era meglio denunciare le malefatte di Renzi prima che si insediasse a Palazzo Chigi (tanto ormai a mangiare da lui non ci sarebbe più andato spesso). E allora? Tutte le spiegazioni – anche le peggiori – sono possibili ma incerte. La sola cosa certa è che si sta preparando una ennesima guerra del fango sui giornali italiani, che forse dovrebbero sforzarsi di prevenire le vicende disdicevoli della politica anziché inzupparci il pane “a babbo morto”.
Micromega