sabato 7 novembre 2015

Inchiesta. Si continuano ad aggiungere elementi mancanti, omessi, fatti sparire, alla misteriosa scena dell’omicidio di Pasolini del 1975

Vogliamo par­larvi ancora di Paso­lini — e ancora ve ne par­le­remo — affi­dando a que­ste pagine noti­zie in un primo momento desti­nate a uno scritto sull’argomento orga­nico, più uni­ta­rio, anti­ci­pate dalla let­tura dell’intervista a Gra­ziella Chiar­cossi apparsa su La Repub­blica (30/10/2015). Nell’intervista Chiar­cossi rife­ri­sce una noti­zia di cui era­vamo a cono­scenza da tempo: «Ero sve­glia (la notte tra il 1° novem­bre e il 2, ndr) quando bus­sa­rono due agenti di poli­zia: cer­ca­vano Pier Paolo, mi dis­sero che ave­vano tro­vato la sua auto in via Tibur­tina». Nell’intervista Gra­ziella Chiar­cossi squar­cia un altro velo inciam­pando in un lap­sus men­tis allor­ché ricorda: «Ricordo la sua feli­cità quando pren­deva in mano le sei­cento pagine del dat­ti­lo­scritto (Petro­lio, ndr)» testi­mo­niando così, defi­ni­ti­va­mente, che lo scar­ta­fac­cio ori­gi­na­rio, nelle mani dello scrit­tore, e prima della fan­to­ma­tica scom­parsa dell’appunto 21, con­te­neva ancora l’appunto dato poi per disperso. Esi­steva, fu trafugato.
Anto­nio Pinna, auti­sta della mala al soldo di Jac­ques Beren­guer, che Paso­lini fre­quentò a lungo come aedo di gesta cri­mi­nali non se la sentì di sor­mon­tare il corpo dello scrit­tore. Lasciò l’onere a Giu­seppe Mastini che, a dispetto della sua gio­vane età, gui­dava magni­fi­ca­mente. Ese­guito il lavoro, Mastini resti­tui­sce l’auto a Pinna — un’automobile dello stesso iden­tico modello — che si vola­ti­lizza. Si mette quindi alla guida dell’Alfa di Paso­lini con accanto Pelosi. Fatte poche cen­ti­naia di metri, Pelosi ha un malore e fa cenno di fer­mare. Scende e vomita. Mastini ne appro­fitta per dile­guarsi. Verrà fer­mato nei pressi di piazza Gasparri dai cara­bi­nieri Cuz­zupé e Guglielmi. Ma non sul lun­go­mare come ci hanno voluto far cre­dere. I due militi sono comun­que fuori zona ope­ra­tiva, lavo­rano infatti con man­sioni impie­ga­ti­zie al Mini­stero degli interni, solo sal­tua­ria­mente ven­gono impie­gati di pat­tu­glia. Vivono ad Ostia, Cuz­zupé in via delle Bale­niere e, se non addi­rit­tura aller­tati per tempo, sono stati avvi­sati dall’auto-civetta che sta­ziona nel tea­tro dell’omicidio. San­dro Capo­to­sto, capi­tano dei CC in forza ai Ser­vizi Segreti, morto a causa di un infarto nel 2010, accettò di incon­trare chi scrive, in bor­ghese, al «Cri­smi» Bar di via Oza­nam, alla con­fluenza con via Francesco
Catel, in modo cir­co­spetto e, data la situa­zione, per­fino comico. Era stato lui, in verità, a cer­carmi in qual­che modo al gior­nale quando seppe che andavo da tempo inte­res­san­domi al caso. Parlò per tutto il tempo senza guar­darmi in fac­cia, pog­giando le brac­cia sul ban­cone e guar­dando fisso davanti a sé. Rivelò, con voce fioca, dei reali movi­menti di Cuz­zupé e Guglielmi, pedine allora incon­sa­pe­voli di una stra­te­gia di più ampio respiro. Sog­giunse che non avrei dovuto cer­carlo mai più in futuro, che il nostro rap­porto comin­ciava e finiva in quel bar. Uscì per primo a passo soste­nuto dopo aver bevuto un bic­chiere di acqua mine­rale gasata. Quando uscii, dopo pochi passi, fui fer­mato da due cara­bi­nieri in divisa i quali — in verità con molta cor­te­sia e cer­cando di met­termi a mio agio — mi per­qui­si­rono addu­cendo ragioni di un con­trollo di routine.
L’ispezione cor­po­rale fu accu­rata. Ho sem­pre pen­sato che quel momen­ta­neo fermo fosse diret­ta­mente ricol­le­ga­bile all’incontro con Capo­to­sto e lo scopo, a mio avviso, era duplice: sin­ce­rarmi che non fossi armato e che non pos­se­dessi un regi­stra­tore. A pen­sarci bene non c’era una ragione valida per arre­stare, a piedi, Pelosi. Si può fer­mare una per­sona, spe­cie a quell’ora di notte, per il con­trollo dei docu­menti ma arre­starlo, per­ché? Il far­locco era la vit­tima sacri­fi­cale: doveva essere arre­stato. Mastini lascerà l’auto di Paso­lini al Tibur­tino III, esat­ta­mente tra via Fac­chi­nelli e via Cer­ve­sato, zona Casal Bru­ciato. Coin­ci­denza strana, la tra­versa suc­ces­siva è via Diego Angeli dove i Mastini vive­vano in una rou­lotte; il padre di Giu­seppe gestiva una gio­stra nella vicina piazza Ric­cardo Bal­samo Crivelli.
Tor­nando a quella notte di tre­genda, l’estraneità di Pelosi all’azione fisica è dedu­ci­bile, anche, dagli effetti custo­diti nel Museo Cri­mi­no­lo­gico in Roma: gli sti­va­letti di Pier Paolo sono let­te­ral­mente incro­stati di fango, le scarpe di Pelosi sono sem­pli­ce­mente spor­che, vero­si­mil­mente di uno sporco ante­ce­dente all’incontro. Inol­tre, il famoso plan­tare pre­senta due pecu­lia­rità che avrebbe potuto/potrebbe ancora? aiu­tare e indi­riz­zare gli inqui­renti. La prima: sono pre­senti due tagli di forma ret­tan­go­lare, effet­tuati vero­si­mil­mente con un cut­ter dato che il taglio è pre­ciso e attra­versa più strati di pelle, uno sotto l’alluce (più pre­ci­sa­mente dove l’alluce si inne­sta nella pianta), l’altro alla fine della pianta pro­prio all’inizio dell’incavo, segno che il por­ta­tore aveva, pro­prio in quei due punti, cal­lo­sità resi­lienti e mai resecati.
L’altro riguarda un alone scuro, diverso dal colore uni­forme della restante area, che inte­ressa l’alluce, il mel­luce e parte del tril­lice segno che il por­ta­tore era solito pog­giare il piede con la punta e non con il tal­lone oltre ad avere le dita ad arti­glio o, come anche comu­ne­mente detto, a mar­tello. In una società «liquida», una società che impal­lina un uomo delle isti­tu­zioni (leggi: Igna­zio Marino) solo per man­canza di agree­ment da parte del Capo e dell’imprimatur riti­rato da Ber­go­glio, come pos­siamo spe­rare che gli ele­menti di novità che, da più parti, ven­gono offerti all’indagine ven­gano presi in esame per risol­vere un delitto così aber­rante? Noi andiamo avanti.
Di Cice­rone è comu­ne­mente nota l’allocuzione Mala tem­pora cur­runt ma non tutti sanno che, così detta, rimane un’espressione monca. Lo scrit­tore infatti pro­se­guiva: sed peiora parantur.
ilmanifesto.info

Sinai, aereo passeggeri GB evita missile

(ANSA) - ROMA, 7 NOV - Un aereo britannico con 189 passeggeri a bordo il 23 agosto scorso ha evitato un missile mentre si avvicinava all'aeroporto di Sharm El Sheikh. Il sito del quotidiano Daily Mail scrive che razzo è arrivato a 300 metri da un velivolo della compagnia Thomson, partito da Londra Stansted, ma il pilota ha attuato una manovra evasiva ed è riuscito ad atterrare senza problemi. Il missile sarebbe stato lanciato dalle forze armate egiziane durante un'esercitazione.