sabato 26 novembre 2016

Aumentano i seguaci di altre confessioni religiose nella nazione ove risiede il papa. Ma i più numerosi non sono i musulmani. Sono gli ortodossi e i protestanti. E c'è chi si fa buddista

In campo religioso, la Chiesa cattolica non ha più quell'incontrastato monopolio che ha avuto per secoli, fino a pochi anni fa.

Il cattolicesimo resta di gran lunga la prima religione in Italia. Ma accanto ad esso crescono altre confessioni cristiane e altre fedi. Non solo a motivo dei flussi migratori, ma anche, in minore misura, per le conversioni.

L'8 novembre il CESNUR, il Centro studi sulle nuove religioni diretto a Torino dal sociologo Massimo Introvigne, ha reso pubblici i dati aggiornati a quest'anno sulle minoranze religiose presenti in Italia, inquadrandoli in un resoconto molto approfondito e dettagliato:

Le tabelle riassuntive fornite dal CESNUR sono due. La prima riguarda i soli cittadini italiani regolarmente registrati come tali, mentre la seconda si estende a tutti gli stranieri presenti in Italia, compresa una stima approssimativa dei clandestini.

Tra gli oltre 55 milioni di cittadini italiani, gli appartenenti a minoranze religiose sono 1.781.207, pari al 3,2 per cento del totale. 

La prima minoranza religiosa tra i cittadini italiani è quella dei Testimoni di Geova, con oltre 424.000 fedeli. Seguono i musulmani con 302.000 e i cristiani ortodossi con 212.000.

Al quarto posto, prime fra i protestanti, figurano le pentecostali Assemblee di Dio, con circa 150.000 fedeli, ma se a questi si sommano i protestanti di tutte le altre denominazioni (valdesi, metodisti, battisti, avventisti, altri gruppi pentecostali, ecc.) il loro numero complessivo li riporta in testa alla classifica con 450.000 fedeli.

Al quinto posto i buddisti, con 157.000 fedeli, costituiscono il segmento in più forte espansione tra i cittadini italiani, non per immigrazione ma per conversione, specie alla corrente della Soka Gakkai con i suoi 80.000 seguaci.

Ecco il quadro completo dei non cattolici, tra chi ha la cittadinanza italiana:

Protestanti 450.392
Testimoni di Geova e assimilati 424.259
Musulmani 302.090
Ortodossi 212.318
Buddisti 157.011
Ebrei 36.256
Induisti e neo-induisti 35.672
Movimenti del potenziale umano 30.000
Mormoni e assimilati 26.750
Cattolici “di frangia” e dissidenti 25.500
Movimenti organizzati New Age e Next Age 20.000
Area esoterica e della “antica sapienza” 16.450
Sikh, radhasoami e derivazioni 14.693
Altri gruppi di origine cristiana 6.000
Bahá'i e altri gruppi di matrice islamica 4.250
Gruppi di Osho e derivati 4.100
Altri gruppi di origine orientale 3.530
Nuove religioni giapponesi 3.150
Altri 9.386

Se però si allarga lo sguardo a tutti gli stranieri presenti sul territorio italiano, compresi i clandestini, il quadro cambia.

Gli stranieri ammontano a 5.026.000, l'8,3 per cento della popolazione italiana residente, che è di oltre 60 milioni. Tra di essi vi sono anche 908.000 cattolici. Se si tolgono questi dal calcolo, il totale degli immigrati di fede non cattolica è quindi di 4.118.000, il 6,8 per cento dell'intera popolazione.

E tra questi il primato numerico non è dei musulmani – contrariamente al sentire diffuso – ma dei cristiani ortodossi e protestanti, che sommati ai cattolici fanno il 53,9 per cento degli stranieri.

Seguono i musulmani, con il 32 per cento, in calo di due decimali rispetto al 2015, e poi man mano i seguaci di altre religioni, con una porzione significativa anche di agnostici e atei.

Per riassumere:

Ortodossi 1.541.000
Musulmani 1.609.000
Protestanti e altri cristiani 255.000
Atei e agnostici 227.004
Induisti 149.000
Buddisti 111.000
Altre religioni orientali 78.000
Religioni tradizionali 56.000
Ebrei 7.000
Altri 85.000

Se di nuovo si ricalcolano anche gli stranieri di fede cattolica, risulta quindi che il fenoneno migratorio ha portato in Italia 2.704.000 nuovi cristiani, molti di più dei musulmani.

Ha commentato il professor Introvigne:
"Non c'è l'islamizzazione da molti paventata ma c'è invece una certa nuova cristianizzazione, perché tramite l'immigrazione la percentuale di cristiani in Italia è destinata a crescere, e cresce anche la percentuale di persone che frequentano le chiese, perché la pratica religiosa è molto più alta anche per i cattolici venuti dall'Africa, dal Perù o dalle Filippine, rispetto a chi è nato in Italia".


di Sandro Magister tratto chiesa.espresso.repubblica.it

La post-verità, il post-soffritto e noi post-cretini

Il dibattito sulla post-verità (l’Oxford English Dictionary ha elettoPost-Truth come parola dell’anno) sembra leggermente post-datato. Le sorti del mondo sarebbero messe in forse dal fatto che milioni, forse miliardi, di persone credono alla prima fregnaccia che dice la rete, invece di leggere il New York Times sulle poltrone in pelle del circolo del bridge. C’è del vero, probabilmente. E del resto se i media ufficiali cavalcano questa cosa della post-verità è anche per non ammettere il fallimento: non sappiamo più leggere la società (Trump, Brexit, eccetera). Ma questi sono discorsi complessi, per esperti. Ci limitiamo a scorgere piccoli segnali di post-verità che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni.
Il post-soffritto. In una bella intervista al Corriere della Sera, il famoso cuoco Massimo Bottura, il più bravo del mondo, dicono, ci spiega cos’è la narrazione ai fornelli. “Dovevo fare una carbonara per duemila persone, ma avevo bacon per due porzioni. L’ho tagliato a fettine sottilissime e le ho stese sulla teglia. Poi ho preso delle bucce di banana. Le ho sbollentate, grigliate, tostate in forno. Alla fine erano affumicate, croccanti. Le ho fatte a cubetti, ricoperte di un altro strato di bacon e rimesse in forno: il bacon si è sciolto; le bucce di banana parevano guanciale”. Perfetto, pare la ricetta delle riforme renziane, tipo il Jobs act al sapore di tempo indeterminato (tagliato finissimo) e tanti cubetti di voucher, ma tanti, eh! Per carità, saremo lontani dalle solenni riflessioni sulla post-verità, ma la post-carbonara esiste e lotta insieme a noi
Il post-emigrante. Piccolo esempio di post-valigia-di-cartone. Intervistato aPiazzapulita, il grande manager Andrea Guerra (ha lavorato in molte aziende, non tutte in attivo: Luxottica, Governo Italiano, Eataly) ha detto la sua sugli italiani all’estero. Ha detto che lui se n’è andato, che è giusto andarsene, e che l’importante è che dopo, fatte queste “esperienze meravigliose all’estero”, si torni qui a dare una mano. In pratica, fateci caso, quando si parla di italiani all’estero si citano sempre i supermanager, gli scienziati, le eccellenze, oppure una specie di éducation sentimentale per giovani europei, una gaia aria di Erasmus per milioni di persone. Inutile dire che la realtà si avvicina di più al pizzaiolo che sta a Stoccarda, o al lavapiatti a Londra, non proprio “esperienze meravigliose all’estero”, ma vera emigrazione per bisogno (in aumento, tra l’altro). Il post-emigrante, nella post-verità, è o un numero uno, oppure una specie di flâneur bohémien che gira il mondo facendo meravigliose esperienze.
La post-condicio. Nulla è più post della post-iccia faccenda della par condicio, eppure se ne discute animatamente come se esistesse. Lo sbilanciamento clamoroso nelle posizioni del Sì e del No sui “media ufficiali” è sotto gli occhi di tutti, ma questo non impedisce le dissertazioni teoriche, le analisi e le riflessioni, i moniti, gli appelli su una cosa che evidentemente non c’è. Parlare come se esistesse di una cosa che non esiste è tipico della post-verità, un po’ come dare una cosa per fatta quando non lo è (innumerevoli casi, valgano per tutti i “mille asili in mille giorni”, o il roboante “abbiamo abolito il precariato”, o l’Expo “straordinario successo”, o l’Italia “superpotenza culturale”). E’ vero, la post-verità è un pericolo reale. Se si diffonde nel paese la prassi che dirlo è come farlo sarà un disastro a partire dalla prima media. Hai fatto i compiti? Ho fatto i compiti, sì, ecco fatto, bastava dirlo.
Quella sulla post-verità sarà dunque un dibattito infinito, ma si consiglia vivamente di saperla vedere ovunque, nelle follie del web come nella narrazione quotidiana, normale, persino inconsapevole.
E’ lì che ci prendono veramente per post-cretini.

MicroMega

venerdì 25 novembre 2016

I valori supremi della Costituzione traditi dalla riforma

di Raniero La Valle*

La Corte Costituzionale ha affermato che ci sono dei valori supremi sui quali si fonda la Costituzione, che non possono essere sovvertiti o modificati nemmeno da leggi di revisione costituzionale. Questi principi supremi affermati soprattutto nella prima parte della Costituzione sono in gioco nella seconda, che ne dovrebbe garantire l’attuazione; ma proprio questi sono ora disattesi o traditi nella riforma sottoposta al voto popolare del 4 dicembre.

La sovranità popolare
I - Il primo principio, che sta scritto all’inizio della stessa Costituzione, è quello della sovranità popolare. Dice l’art. 1: “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Questo principio è il fondamento di tutta la Costituzione.  In rapporto ad esso la Costituzione sta o cade.

La statuizione di questo principio è frutto di secoli di lotte, è costata lacrime e sangue, ed è il punto di svolta della storia dai regimi assoluti a ordinamenti di libertà. Passare dalla condizione di sudditi a quella di sovrani, cambia infatti la vita, cambia il destino delle persone e dei popoli. 

Che la sovranità sia di uno solo, di un monarca o di tutti, è decisivo anche per l’alternativa suprema, che è quella tra la guerra e la pace. Quando, più di un secolo fa, nel settembre 1911 l’Italia dichiarò guerra alla Turchia per prendersi la Libia, dando inizio a quel conflitto con l’Oriente e con l’Islam che dura ancor oggi, tutto avvenne in segreto e come se niente fosse, col Re che era in vacanza a San Rossore, Giolitti che se ne stava a Dronero e il Parlamento che era chiuso per ferie. Nel 1944 quando nel radiomessaggio del sesto Natale di guerra Pio XII fece la storica scelta a favore della democrazia disse che forse, se avessero avuto la democrazia, i popoli avrebbero potuto impedire la guerra. Nel 1969 un  popolo di sovrani in America e nel mondo diede vita a un grandioso movimento pacifista che poi costrinse gli Stati Uniti a ritirarsi dal Vietnam e a porre fine a quella guerra. Ciò mostra l’importanza del principio della sovranità popolare. 

Ora questo principio supremo è violato nella proposta di Costituzione sottoposta a referendum in molteplici modi.
Prima di tutto il Senato, che continuerà ad avere vastissime competenze legislative e politiche, non sarà più eletto dal popolo; esso sarà designato, checché dica il documento firmato da Cuperlo,  da 904 consiglieri regionali, cioè da politici appartenenti alla nomenclatura e ai partiti che comandano nelle Regioni.

In secondo luogo la sovranità popolare è violata dalla elevatissima distorsione del rapporto di proporzionalità tra i voti espressi dal popolo e i seggi attribuiti, a causa della legge elettorale maggioritaria oggi vigente che trasforma in modo ineguale i voti in seggi; si dice che sarà cambiata ma intanto la riforma si vota con quella.  
Il principio della sovranità popolare è violato inoltre dalla dissuasione dalla partecipazione politica (un manifesto del PD prometteva, in cambio del Sì al referendum, la diminuzione dei “politici”).  

E poi c’è il fatto che una volta eletto il primo ministro con tutti i suoi deputati,  per il popolo sovrano non ci sarà più niente da fare per cinque anni, essendo artificialmente assicurato un governo di legislatura, e dunque i cittadini perdono di cinque anni in cinque anni il diritto sancito dall’art. 49 della Costituzione di concorrere a determinare la politica nazionale. 

Inoltre è violato il principio che la sovranità popolare si esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, perché tra queste forme e questi limiti la Costituzione prevede che il popolo non elegga direttamente il presidente del Consiglio, ma che questo sia nominato dal presidente della Repubblica; invece secondo la legge elettorale connessa alla riforma costituzionale  “il capo della forza politica” che vince le elezioni e ottiene il premio di governabilità è automaticamente, la sera stessa, acclamato come presidente del Consiglio, anche se il presidente della Repubblica che secondo la Costituzione lo dovrebbe nominare, sta dormendo. 

Ma la lesione più grave del principio di sovranità consiste nel portare a compimento quel passaggio della sovranità dal popolo ai mercati che da tempo ci chiedono la Trilaterale, Gelli, la banca Morgan, l’Europa, gli ambasciatori americani: una riforma che appunto, come oggi si dice, era attesa da trent’anni e che neanche Berlusconi era riuscito a realizzare. Ma questo transito della sovranità dagli uomini ai mercati, è precisamente ciò che depreca il papa quando denuncia la bancarotta di una società in cui il denaro governa invece di servire e in cui vengono salvate le banche ma non le persone. 

Il lavoro come fondamento della Repubblica
II – Il secondo principio supremo, che figura nello stesso incipit della Costituzione, è il principio lavorista, perché’ l’Italia è concepita come una Repubblica fondata sul lavoro. È un principio straordinario che attua il rovesciamento cristiano del servo in signore. Il lavoro che era la schiavitù addossata al servo, è ora riconosciuto come la dignità stessa dell’uomo. Questo principio, insieme con l’art. 4 che riconosce il diritto al lavoro e prescrive alla Repubblica, cioè alla politica, di renderlo effettivo, fa sì che siano costituzionalmente obbligatorie politiche di piena occupazione. La piena occupazione non è un’opzione facoltativa, una variabile dipendente dalle scelte ideologiche dei governanti, è un obbligo costituzionale, è ciò che la Repubblica, secondo la Costituzione, non può non fare. 

Ma questo è impedito dall’art. 117 della nuova Costituzione che ribadisce in modo ancora più stringente il vincolo già previsto nel testo oggi vigente, stabilendo che la potestà legislativa è esercitata nel rispetto “dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea” (prima si parlava con minore precisione di “comunità europea”). Ma l’ordinamento dell’Unione Europea è un ordinamento che trasforma in regime la scelta economica neo-liberista e l’ideologia della sovranità dei mercati. Esso tutela la competizione e la concorrenza in quello che chiama il “mercato interno”, che sarebbe poi la stessa Europa, e all’art. 107 proibisce gli aiuti concessi dagli Stati o il trasferimento di risorse statali alle imprese, cioè proibisce l’intervento dello Stato nell’economia, sotto pena di una condanna da parte della Commissione europea o di un giudizio davanti alla Corte di giustizia europea.

Ciò vuol dire, tra le altre cose, che politiche di piena occupazione, che sarebbero costituzionalmente dovute, sono costituzionalmente proibite da questa seconda parte della Carta che vincola la legislazione ai diktat europei.
E proprio qui c’è il punto di caduta finale della nuova Costituzione. Essa modifica la forma di Stato, perché svuota il sistema delle autonomie restaurando il centralismo statale; modifica la forma di governo perché trasforma il governo parlamentare in potere monocratico elettivo di legislatura, come quello dei sindaci, e perciò in un premierato mascherato; modifica i compiti e i fini della Repubblica, perché come dice la relazione che accompagnava il disegno di legge di riforma Renzi-Boschi, l’obiettivo è di adeguare la Repubblica “alle nuove esigenze della governance europea e alle relative stringenti regole di bilancio”; e queste tre modifiche della forma di Stato, della forma di governo e dei fini della Repubblica nel loro insieme portano a compimento il lungo processo, cominciato già qualche decennio fa, di trasferimento della sovranità dal popolo ai mercati. 

Una democrazia parlamentare
III – Il terzo principio fondamentale che è tradito dalla riforma è quello per il quale la nostra non è una democrazia dell’investitura, ma è una democrazia parlamentare. Nella democrazia parlamentare l’architrave di tutto il sistema è l’istituto della fiducia, perché è grazie alla fiducia del Parlamento che il governo può sorgere, ed è a causa della perdita della fiducia che un governo può cadere, come è giusto che sia se un governo, a giudizio della maggioranza parlamentare, invece del bene comune produce un male comune.

Ma la riforma attacca e sostanzialmente distrugge l’istituto della fiducia che non sarà più la fiducia del Parlamento, perché a metà del Parlamento, che resta bicamerale, cioè al Senato, questo potere viene tolto; e quanto alla fiducia che resterà nel potere della sola Camera, essa non sarà più una fiducia parlamentare, ma un atto interno di partito, perché un solo partito, il cui segretario o il cui capo sarà il presidente del Consiglio, grazie alla legge elettorale disporrà di 340 voti alla Camera, sicché la fiducia sarà non il frutto di una valutazione politica, ma una atto dovuto per disciplina di partito.
Per cui ci sarà, almeno formalmente, una democrazia, ci sarà un Parlamento, ma non ci sarà più una democrazia parlamentare.

Il ripudio della guerra
IV – Il quarto principio supremo tradito dalla riforma è il principio pacifista, per il quale l’Italia ripudia la guerra, ogni guerra che non sia quella corrispondente al “sacro dovere” della difesa della Patria, inteso come popolo e territorio. Tale principio avrebbe dovuto semmai avere maggior tutela, dopo che il Nuovo Modello di Difesa varato nel 1991, ha spostato i confini fino ai pozzi di petrolio, alle dighe e ai popoli del Medio Oriente e la patria è stata identificata con gli interessi economici dell’Occidente da difendere anche militarmente in tutto il mondo globalizzato.

Invece la riforma rende più facile e mette in mano ad una sola persona la scelta della deliberazione di guerra, dalla quale il Senato, cioè mezzo Parlamento, è proprio quello che secondo i riformatori dovrebbe più direttamente rappresentare le popolazioni locali, è tagliato fuori; la semplificazione che dà più estesi e più facili poteri al presidente del Consiglio funzionerà anche per la decisione sull’impiego delle Forze Armate e sulla guerra, e la sovranità popolare sarà completamente esclusa dalla decisione sulla pace e sulla guerra.

Il principio internazionalista

V – Il quinto principio supremo abbandonato nella riforma è il principio internazionalista, perché in tutte le nuove norme che riguardano la formazione e l’attuazione delle prescrizioni dell’Unione Europea non c’è il minimo accenno ad una intenzione riformatrice degli stessi Trattati Europei per guardare al di là dell’Europa ai fini della costruzione di un ordine di pace e di giustizia fra le Nazioni.

Inoltre non c’è il minimo accenno a una riforma del diritto di asilo e a un’accoglienza degli stranieri e dei migranti secondo le nuove dimensioni del fenomeno che secondo alcune stime arriverà a coinvolgere 250 milioni di profughi, di fuggiaschi, di rifugiati nell’anno 2050.

Né c’è il minimo accenno all’ultima discriminazione che una Costituzione democratica dovrebbe abolire: la discriminazione della cittadinanza, la quale limita i diritti fondamentali e l’esercizio dei diritti politici e sociali ai soli cittadini, con l’esclusione degli stranieri. Una vera riforma del Senato sarebbe una riforma che non ne facesse l’ultima trincea dei vecchi localismi, ma ne facesse un Senato dei popoli, dove sedessero i rappresentanti non solo dei cittadini, ma delle persone di tutte le nazioni, le lingue e le culture che abitano in Italia e dormono sotto il suo cielo.

* intervento tenuto il 15 novembre 2016 a Vicenza
Micro Mega

lunedì 14 novembre 2016

Land grabbing: in Camerun contadini e habitat naturali minacciati dall’olio di palma

SIR 








(Patrizia Caiffa) 
In Camerun, uno dei Paesi africani più esposti all'accaparramento di terre, una vicenda esemplare è la tensione tra le comunità locali della provincia Sud-occidentale e una multinazionale statunitense che vuole abbattere migliaia di ettari di foresta pluviale per creare una piantagione di palme da olio.

martedì 9 agosto 2016

Divieto di satira. «Niente battute su Renzi, niente politica, niente satira...». Le regole per la ripartenza di «Mamma non Mamma» e il casino scoppiato dopo un post su Facebook

È scoppiato un prevedibile casino per un post che ho scritto su Facebook, annunciando la ripartenza del programma Mamma Non Mamma su Radio2. O meglio, la partenza di un altro programma con lo stesso titolo e le stesse autrici e conduttrici: attrice e imitatrice Federica Cifola, autrice satirica io. (E altre cose, che preferisco saper fare dieci cose male piuttosto che una sola bene, ma a Radio2, quando mi hanno chiamato nel 2008, non mi hanno voluto per scrivere i romanzi, mi hanno voluto per fare la satira, che faccio ogni giorno in pillole a Un giorno da pecora. Facevo, che a settembre Un giorno da pecora trasloca su Radio1). Ecco il post: «Ricapitolando: niente battute su Matteo Renzi, niente politica, niente satira, niente personaggi, niente imitazioni, niente copioni, niente ‘scenette’ qualunque cosa siano, niente comicità e che altro… ah, niente battute sul fatto che non si può dire ‘comunista’. Quel che resta – il mio imbarazzo e il bene che ci vogliamo io e Federica Cifola – va in onda ogni sabato e domenica in diretta su radio2, dalle 18 alle 19.30».
L’ho scritto per correttezza nei confronti dei nostri ascoltatori, che si sarebbero domandati – e si sono domandati – ma come mai non fate più le imitazioni? Ecco perché: ci hanno chiesto di fare un programma diverso. Diverso da quello che aveva funzionato benissimo anche in termini di ascolti, cosa per la quale si era complimentata con noi la direttrice Paola Marchesini due anni fa, dopo la prima edizione del programma. Poi, sono cominciati i paletti. Lo scorso annoMamma Non mamma è tornato in palinsesto ma «Con una satira più attenta agli aspetti atropologici». Eh? Senza la mamma di Matteo Renzi. «Ma ha senso non fare la mamma di Renzi e fare quella di Alfano?!» Domando. Ovviamente no, e allora niente mamme dei politici e nemmeno politici, niente più Paola Taverna o Michaela Biancofiore.
Andiamo in onda facendo comunque satira politica (mica ho capito come si distingue quella antropologica da quella politica, ma è un limite mio), ad esempio con il personaggio di Angela Merkel che imponeva le riforme strutturali alla Grecia come scusa per incontrare ai vertici l’allora ministro delle finanze Varoufakis («Varoufakis, se non vieni qui subito vi chiudo le banche e vi spremo tutte le olive del Peloponneso!» «Ma gliele avete fatte chiudere veramente le banche!» «Ma era una scusa per vederlo! Non ti sei accorta che le mie erano tutte richieste senza senso?! Me ne inventavo di tutti i colori così lui era costretto a precipitarsi da me! E gli privatizzavo le autostrade, e gli tagliavo le pensioni… con questo nuovo ministro non mi diverto perché non si accorge che scherzo. “Tsakalotos! Taglia le pensioni!” E lui lo fa. “Tsakalotos, se vuoi restare nell’euro scrivi la seguente riforma strutturale: da domani in tutta la Grecia il Sirtaki parte veloce e finisce lento…» «Ma è una riforma senza senso!» «E perché, invece privatizzare il Pireo ti pare sensato?! Ma dai, siamo seri, è come se io privatizzo il Reno!»). O con la direttrice del Fmi Christine Lagarde, mamma così severa che ai figli non dava la paghetta: gli faceva un prestito.
Quest’anno ci chiedono di andare di nuovo in onda senza fare satira politica («Sì, come l’anno scorso», penso. E mi ricordo di un aneddoto che girava molti anni fa su come aggirare la censura in Rai: metti nel copione una bestemmia, una scena di sesso e la battuta sul politico che vuoi far passare. Il funzionario ti toglie la bestemmia e tu protesti. Ti toglie la scena di sesso e tu protesti. A quel punto, convinto di averti censurato abbastanza, ti lascia la battuta sul politico… era un aneddoto di molti anni fa, che oggi la scena di sesso se non c’è te la fanno aggiungere).
Mi metto a scrivere i nuovi copioni del mio personaggio preferito, il capo dell’ufficio del personale che ci chiama in diretta per piazzare i raccomandati: «Ma a cosa mi serve uno scenografo alla radio?!» «Fornario, questo deve lavorare perché è stato raccomandato da presidente del Consiglio in persona!» «Da Renzi?!» «Seh, magari! Con i tempi della burocrazia Rai dobbiamo ancora piazzare i raccomandati da Mussolini nel 1923!» «Ma se non c’era ancora la Rai!» «Certo, quella Mussolini l’ha creata apposta per piazzare i raccomandati. Che infatti prima si chiamava Eiar, Ente Italiano Raccomandati e Amici. Poi Rai, Raccomandati Italiani…».
Ma no, stavolta – ci spiegano – non solo niente satira politica su Renzi o sulla bambola gonfiabile di Salvini: proprio niente personaggi. Niente imitazioni, niente copioni, niente “scenette”. «Ma non possiamo rifare Mamma Non Mamma svuotandolo di tutto – osservo – perché verrebbe fuori un programma banale». (Inoltre, sarebbe stato utile sapere che queste erano le condizioni per lavorare prima di rifiutare altri lavori, ma così è la vita: il tempismo non è mai stato la mia specialità). E allora proviamo a dare un senso di servizio – di servizio pubblico! – al programma, facendolo diventare un’altra cosa. Resto convinta che sapessi assolvere meglio al compito facendo quello che so fare meglio, e il perché la satira sia un servizio pubblico, nel caso ci fosse bisogno di spiegarlo, lo lascio spiegare a Groucho Marx: «La prima cosa a sparire quando un paese viene trasformato in uno stato totalitario è la commedia e i comici. Poiché le persone ridono di noi, non credo che capiscano davvero quanto siamo essenziali per la loro salute mentale».
Nell’ultima puntata, ad esempio, abbiamo provato a dare un senso di servizio pubblico parlando dei libri per bambini che ti cambiano di un poco in meglio la vita, come La guerra del burro del Dr. Seuss (scriverne è anche un modo per dare un senso dfinitivo a questo pezzo). Questo senza però rinunciare a spigare perché il programma prima era una cosa e poi un’altra: che secondo anche questo è un servizio pubblico, anche spiegarlo. Se tutti i colleghi che mi hanno scritto in privato dicessero in pubblico le cose che mi hanno scritto sarebbe evidente, ma non possono farlo perché vivono di questo lavoro e non possono rischiare di perderlo come l’ho perso io. Per mia scelta, eh, che stamattina, quando il post ha cominciato a circolare, ho ricevuto una telefonata della capostruttura, molto risentita perché avevo tradito la sua fiducia e dimostrato in questo modo la gratitudine per tutti i soldi che mi aveva fatto guadagnare in questi anni. Le ho spiegato, pacatamente, che non le devo nessuna gratitudine perché in questi anni ho lavorato con ottimi risultati e sono stata pagata per le mie prestazioni professionali, che si comprano quelle ma le persone no, o almeno non questa. Non ci sono quindi più le condizioni per fare satira politica su Radio2 e nemmeno più – per quel che mi riguarda – quelle per lavorare serenamente a un programma diverso, di servizio pubblico.
Ma c’è sempre La guerra del burro da leggere e un mondo fuori da raccontare da qualche altra parte, con qualche altro mezzo. A cominciare da questo, che ora avrò di nuovo tempo per scrivere sul manifesto! Oh, mi sa che ho armato questo casino apposta.
di Francesca Fornario in ilmanifesto.info

Pubblica amministrazione, riforma per 30 mila dirigenti. Addio soft a carta

Il Governo lavora senza sosta alla riforma della dirigenza pubblica, con novità su tutti i fronti dalla durata degli incarichi alla licenziabilità. Cambiamenti in arrivo quindi per oltre 30 mila 'capi', dislocati tra ministeri, agenzie fiscali e Regioni. Il decreto, che attua la delega Madia, dovrebbe approdare in Consiglio dei ministri in settimana insieme a un'altra serie di provvedimenti targati P.a, compreso il nuovo Codice dell'amministrazione digitale, in cui saranno definiti i paletti per un addio soft alla carta.
Con tutta probabilità sarà reso meno perentorio il termine del 12 agosto come data ultima per lo switch off al formato elettronico. Tornando ai dirigenti pubblici, si tratta di una riforma nella riforma, perno su cui deve girare l'intera macchina dello Stato. Tra i punti fermi: la durata degli incarichi di due anni, dopo di che bisogna ripassare per una selezione. Ma l'esperienza può finire prima, infatti se non si raggiungono i target fissati scatta la revoca o salta la retribuzione di risultato (-80%). Soprattutto non si è dirigenti a vita e se si resta privi di incarico dopo un certo periodo, l'ipotesi è quella di sei anni, c'è la "decadenza" dal ruolo, che letta fuori da tecnicismi significa licenziabilità (le bozze parlano anche di una decurtazione dello stipendio). La riforma regola anche l'accesso alla dirigenza: non basta passare il concorso, per essere confermati occorre superare un periodo di prova di tre anni, altrimenti c'è il declassamento a funzionari. Inoltre diventa obbligatoria la laurea specialistica e per chi viene chiamato, senza concorso, si va verso un tetto unico del 10%.
Altro caposaldo della riforma: eliminazione della fasce ed unificazione dei ruoli, il dirigente è dirigente della Repubblica e non di una singola amministrazione. A vigilare su tutto saranno tre commissioni, una per ogni livello (statale, regionale e locale). Si sta poi valutando una disciplina 'rafforzata' per i posti a rischio corruzione, con la possibilità di rimozione anche in presenza di condanne non definitive da parte della Corte dei Conti. Verso il Cdm, le date in ballo sono mercoledì 10 e giovedì 11, anche il nuovo Codice dell'amministrazione digitale, che tra l'altro prevede il domicilio elettronico, lo sblocco ai micropagamenti via sms, l'incentivo allo smartworking, l'istituzione di un commissario ufficiale all'Agenzia digitale.
Non solo, nel testo dovrebbe essere inserita una clausola che congela le ormai vecchie regole per la formazione dei documenti informatici, svolta per chiudere con la carta nella P.a. Si tratterebbe di uno stop di sei mesi, necessario per aggiornare il quadro e permettere ai ritardatari di recuperare. Di certo per la fine della settimana sarà legge il provvedimento 'taglia partecipate': già confezionato, aspetta solo l'ultimo vaglio da palazzo Chigi. Figli della delega Madia, pressoché pronti per il Cdm, anche i decreti sul processo contabile, il riordino delle Camere di commercio e degli enti di ricerca. Se qualcosa dovesse restare fuori c'è già una data di riserva: il 25 agosto. Insomma la P.a. non va in vacanza.
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

venerdì 8 luglio 2016

Unipvm pagherà studi Medicina Chynery. Don Albanesi, ateneo ha offerto iscrizione a Medicina

Nella tragedia di Emmanuel Namdi, il migrante ucciso a bastonate a Fermo, c'è anche uno spiraglio di speranza: ''L'Università Politecnica delle Marche - ha detto ai giornalisti don Vinicio Albanesi - si è offerta di sostenere le spese per gli studi di Medicina di Chynery'', la compagna del giovane nigeriano, che vorrebbe diventare medico.
    ''In Nigeria - spiega il sacerdote - Chynery era iscritta al secondo anno della Facoltà di Medicina. Il problema ora è ottenere il riconoscimento di quel percorso di istruzione anche in Italia''.
ansa

Presidente Ars nega aula a Cuffaro per convegno su detenzione

«La decisione di Ardizzone è un problema suo e non mio, suo e della sua coscienza. Io non voglio fare nessuna polemica, però penso che la politica debba prendersi le sue responsabilità. Victor Hugo ha scritto che detenuti si rimane tutta la vita. Io non mi vergogno di esserlo stato e Ardizzone mi ha ricordato quanta verità ci sia nella amara affermazione dello scrittore». Così l’ex presidente della Regione, Totò Cuffaro, replica al presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone che si è assunto la responsabilità della revoca della concessione per l’utilizzo della sala Mattarella di palazzo dei Normanni per un incontro sul tema dei diritti dei detenuti. 
 «Ho affrontato cose molto peggiori di questa - ha proseguito - il mio obiettivo è quello di far conoscere la condizione delle carceri italiane per renderla più umana. I preti, che sono sempre più comprensivi, ci hanno accolto e per me non è cambiato nulla. Sono però preoccupato dal fatto che le istituzioni, che dovrebbero occuparsi della vivibilità degli istituti di pena, si dimostrino così intransigenti in occasioni come questa». «Evidentemente - ha concluso - la soglia della sensibilità di Ardizzone è molto basso ed è stato urtato dalla possibilità che l'incontro si tenesse a palazzo dei Normanni. Se lo ha fatto per paura di essere sommerso dalle critiche, ha sbagliato. La politica deve cercare di fare la cosa che ritiene più giusta, a prescindere delle eventuali polemiche».
E sulla scelta di Ardizzone non sono mancate una serie di reazioni a cominciare daI parlamentare Saverio Romano che al presidente dell'Ars ha scritto una lettera per chiedere se «corrisponda al vero la revoca della concessione di una sala di Palazzo dei Normanni per un convegno ala quale era previsto l’intervento di Salvatore Cuffaro». Sulla vicenda interviene anche Gianfranco Miccichè, commissario regionale di Forza Italia: «Sono certo che la scelta di Ardizzone di negare una sala dell’Ars per un convegno con Cuffaro non sia una scelta politica, che sarebbe eticamente meschina. Immagino che qualcuno, nei suoi uffici, gli abbia suggerito questa follia, per una qualche oscura motivazione, regolamentare o giuridica, che però mi sfugge».
Sulla polemica di queste ore intervengono anche due parlamentari di Forza Italia: l’ex ministro Stefania Prestigiacomo e il senatore Francesco Scoma.  «Ardizzone dimentica - afferma Prestigiacomo - che uno dei principi fondanti la nostra democrazia e le civiltà moderne è il diritto di parola, che ha negato, ieri, a Cuffaro e, adesso, a Miccichè, rivangando una polemica sterile di qualche anno fa. Questo è esecrabile, al di là delle idee, delle appartenenze e delle scelte d’opportunità, politica e non». 
 Per Scoma «Il presidente dell’ars ha perso la sua grande occasione nel tacere. Ha tentato in tutti i modi di cercare di far capire a tutti che c'è un presidente dell’ars che si chiama Ardizzone. Ma nessuno se ne è accorto». 

lasicilia.it

martedì 5 luglio 2016

Birra con acqua mare, prezzo segue maree

(ANSA) - MILANO, 5 LUG - L'acqua è un ingrediente fondamentale della birra, ma nessuno prima d'ora aveva usato l'acqua del mare per imbottigliarla, dandole quantomeno un sapore 'inconsueto'.
    L'idea, raccontata dal sito In a Bottle (www.inabottle.it) è venuta a un mastro birraio della Galizia, Oscar Cascellana: e la sua particolarità è che il prezzo di vendita delle bottiglie lo decide la marea, momento per momento. La birra all'acqua (filtrata) di mare è stata chiamata Mustache (Negra Marinera) e, come spiega il suo creatore, "è un omaggio ai marinai. Secoli fa, nei borghi di pescatori si accompagnava la birra con le ostriche".La produzione è limitata a circa 3000 litri all'anno (9mila bottiglie da 33cl), ma viene esportata anche all'estero.
    Il prezzo è stabilito in base alle maree grazie all'Instituto Hidrográfico de la Marina spagnolo: si abbassa quando la marea è alta "perché aumenta l'acqua a disposizione", con il prezzo che oscilla da un minimo di 2,90 euro a 3,50 euro nella stessa giornata.
ansa

Berlusconi dimesso da ospedale, prova molto dolorosa

"E' stata una prova molto molto dolorosa, non credevo di affrontare molto male. Ora sto un po' meglio". Lo ha dettoSilvio Berlusconi uscendo dall'ospedale San Raffaele dove era ricoverato dal 7 giugno scorso per un intervento di sostituzione della valvola aortica.
"In Italia c'è una preoccupante carenza di leader", ha detto ancora Berlusconi al momento delle dimissioni dall'ospedale. "Spero di essere ancora utile agli italiani", ha anche detto l'ex premier. Si sente ancora un leader? gli è stato chiesto. "Uno sente se poter dare ancora un contributo al proprio Paese. Io spero non ce ne sia bisogno, se ce ne fosse spero di averne la forza".
"Mi sento un po' meglio, mi aspettano due mesi di riabilitazione e poi potrò di nuovo essere utile all'Italia e agli italiani", ha detto Berlusconi. Ad attenderlo fuori dall'ospedale una trentina di sostenitori che al suo arrivo hanno urlato "Auguri presidente".
Zangrillo, è andato tutto nel modo migliore - "Dal punto di vista sanitario è andato tutto nel modo migliore", ha detto il medico personale di Silvio Berlusconi dopo le dimissioni dell'ex premier dall'ospedale San Raffaele. Zangrillo ha confermato che Berlusconi dovrà fare riabilitazione per altri due mesi "sotto la guida del personale medico del San Raffaele".
ansa

Tangenti, nelle intercettazioni anche il nome di Alfano. Ministro è citato per l'assunzione di suo fratello alle Poste

Ci sarebbe anche il nome del ministro dell'Interno Angelino Alfano, citato per l'assunzione di suo fratello alle Poste, nelle intercettazioni allegate all'inchiesta della Procura di Roma per corruzione e riciclaggio. Lo riportano oggi diversi quotidiani nazionali, fra cui Repubblica, Corriere della Sera, Il Fatto quotidiano, Mattino e Messaggero.
"Siamo di fronte al ri-uso politico degli scarti di un'inchiesta giudiziaria. Ciò che i magistrati hanno studiato, ritenendolo non idoneo a coinvolgermi in alcun modo, viene usato per fini esclusivamente politici. Le intercettazioni non riguardano me, bensì terze e quarte persone che parlano di me. Persone, peraltro, che non vedo e non sento da anni". Così il ministro dell'Interno, Angelino Alfano. 
Nell' ordinanza citati anche Sarmi e Boeri -  Si parla anche di una proroga di un mega appalto Inps ad un consorzio di imprese nelle carte dell' inchiesta della procura di Roma su mazzette e riciclaggio: una proroga - come riferiscono oggi alcuni quotidiani - sul cui esito positivo il faccendiere Raffaele Pizza (fratello dell'ex sottosegretario Giuseppe) rassicura il referente del consorzio, Roberto Boggio, sottolineando le sue ottime "entrature". In particolare, scrivono gli inquirenti nell'ordinanza, "Pizza tranquillizzava Boggio circa il positivo esito anche della proroga, facendogli intendere di poter influire favorevolmente in ordine alla decisione grazie alle sue altolocate conoscenze nell'ambiente, citando espressamente Sarmi (Massimo Sarmi, ex ad di Poste italiane spa - ndr) come persona in grado di 'arrivare' a Boeri, attuale direttore dell'Inps". E quando Boggio gli dice di aver sentito Boeri, Pizza replica: "Boeri ci penso io quand'è il momento, è amico di...ma siamo a livelli altissimi....con Sarmi se gli dico una cosa la fa....capito, non rompesse il c. ... quand'è il momento, io sono in grado di intervenire, amico amico suo proprio....è anche una persona di grandi qualità...".
ansa

sabato 2 luglio 2016

Omicidio #Yara Gambirasio, #Bossetti condannato all'ergastolo

I giudici della corte d'assise di Bergamo, presieduta da Antonella Bertoja, hanno condannato Massimo Bossetti all'ergastolo per l'omicidio di Yara Gambirasio, la 13enne di Brembate di Sopra (Bergamo) scomparsa il 26 novembre 2010 e trovata morta tre mesi dopo. La sentenza è arrivata dopo oltre 10 ore di camera di consiglio. Il 13 maggio scorso il pm Letizia Ruggeri aveva chiesto per l'imputato l'ergastolo e sei mesi di isolamento diurno.
ansa

ISIS ASSALTA CAFFÈ A DACCA Blitz 100 teste di cuoio, cessata sparatoria

E' cessata la sparatoria cominciata dopo il blitz delle teste di cuoio bengalesi al ristorante di Dacca dove terroristi islamici tenevano in ostaggio da dieci ore almeno una ventina di persone. Lo riferisce la CNN, che parla di un ostaggio giapponese fuggito durante la sparatoria e di almeno una persona che è stata portata via con un'ambulanza. Media locali parlano di un argentino e due bengalesi soccorsi. Il blitz è cominciato alle 7:40 di sabato mattina ora locale, le 3:40 in Italia.
"I nostri commando hanno assaltato il ristorante. E' in corso una intensa sparatoria", ha dichiarato il vicecapo del Battaglione di azione rapida, Mizanur Rahman Bhuiyan, secondo quanto riferisce il sito del quotidiano indiano Hindustan Times. Per la CNN sono entrati in azione oltre 100 teste di cuoio. Testimoni riferiscono ai media di sentire spari ed esplosioni.
"Vogliamo risolvere questa situazione pacificamente - aveva detto in nottata ai media il capo delle teste di cuoio bengalesi, Benazir Ahmed -. Cerchiamo di parlare con gli assalitori, vogliamo sentire da loro cosa vogliono. La nostra priorità è salvare le vite delle persone intrappolate all'interno". Ahmed non aveva detto quante persone sono tenute in ostaggio. Secondo indiscrezioni, sarebbero dai 20 ai 60. Un altro ufficiale bengalese ha riferito che i tentativi di avviare un negoziato non hanno dato risultati.
Sette italiani sono tra le decine di ostaggi - tra i 20 e i 60 - presi da un commando jihadista che ha assaltato ieri pomeriggio un popolare caffé nella zona diplomatica della capitale Dacca. L'ansia è forte, anche per il rischio di eventuali vittime durante un possibile blitz, tanto che il premier Matteo Renzi è rientrato a Palazzo Chigi per seguire la vicenda, in contatto con la Farnesina. E' stato l'ambasciatore italiano a Dacca, Mario Palma, a chiarire al TG1 il numero degli italiani coinvolti dopo che per tutto il pomeriggio e la serata di ieri si erano rincorse voci sul numero e la nazionalità di morti - almeno due tra gli agenti - e decine di feriti, 11 in gravi condizioni.
Secondo il diplomatico, da parte degli assalitori "non c'è alcuna volontà di negoziare alcunchè" perché si tratta di una "missione suicida" e "vogliono attuare un'azione molto forte e cruenta in cui non c'è spazio per il negoziato". Gli ostaggi italiani sono imprenditori e commercianti del settore dell'abbigliamento, ha precisato l'ambasciatore spiegando che ad allertare la sede diplomatica è stato un connazionale che era nel gruppo di italiani e che al momento dell'assalto era uscito nel giardino del locale per fare delle telefonate. Ora lui, ha riferito ancora l'ambasciatore, "è stato tirato fuori".
ansa

lunedì 27 giugno 2016

Effetto Brexit sulla Borse: a Milano raffica di sospensioni. Banche inglesi e sterlina ko

Peggiora ancora la Borsa di Milano con l'Ftse Mib giù del 4,15%. Mps sospesa cede il 12,7% teorico, Mediobanca va giù del 12,5%, Intesa dell'11,8%, Azimut sospesa perde il 10,1%, Yoox lascia il 10,3%. Dopo un'ora di contrattazioni Wall Street accentua le perdite, col Dow Jones che scivola di oltre 250 punti perdendo l'1,51%. Profondo rosso per il Nasdaq che cede il 2,06% e l'indice S&P500 che scivola dell'1,72%. Piazza Affari ha già superato il minimo che questa mattina l'aveva portata ai livelli di luglio 2013.
Si preannuncia una nuova giornata di passione per i listini di Borsa europei dopo il crollo di venerdì scorso a seguito del referendum sulla Brexit. Tra le piazze principali Milano (Ftse Mib -2,38%) continua ad essere la peggiore insieme a Francoforte (-2,13%), Parigi (-2%) e Londra (-2,12%), mentre Madrid (-1,3%) appare più cauta. Sotto pressione Atene (-2,62%) e Stoccolma (-6,3%), chiusa venerdì scorso insieme a Helsinki (-5,79%). Un po' ovunque soffrono i titoli bancari, a partire dalle inglesi Barclays (-15,17%), Lloyds (-9,67%) e Prudential (-8,26%). A Milano, è ancora congelata Intesa, Mps cede l'11,91%, Mediobanca il 9%, Unicredit l'8%, mentre Bpm e Banco lasciano sul campo rispettivamente il 6,95% ed il 6,88%.
ansa

DIRITTI CIVILI - Un milione e mezzo di bambini italiani vive in povertà assoluta


Un milione e mezzo di bambini italiani vive in povertà assoluta: questa notizia tremenda passa quasi inosservata per il clamore suscitato dalle uscite su altri temi di esponenti cattolici: dal Papa, che chiede di garantire l’obiezione di coscienza per chi deve celebrare le unioni civili, a Monsignor Galantino, che invita ad accogliere “tutti gli immigrati” (spingendo a un distinguo perfino il cattolicissimo Alfano) fino al capo del Family Day, Gandolfini, che torna ad annunciare un referendum abrogativo e “per vendetta” crea anche comitati per il no nel referendum costituzionale di ottobre. Come per Snoopy, per Gandolfini “l’importante è partecipare”. 

Al Papa rispondono indirettamente i giudici di diverse parti d’Italia, riconoscendo le stepchild adoption effettuate all’estero. 
A Galantino risponde direttamente e con il consueto garbo Matteo Salvini (“Ha rotto le scatole”). Ma vien fatto di chiedere perché il Vaticano, per accogliere gli immigrati non ci mette del suo (oltre 4 miliardi di proprietà solo a Roma). 

L’avvocato Giulia Bongiorno chiede che per il femminicidio sia previsto in ogni caso il “fine pena mai”. In 4 anni si sono verificati in Italia 500 uccisioni di donne. Dopo anni di giustizia “al maschile” (esemplare, il delitto d’onore) sono necessarie leggi “spudoratamente al femminile”

La Francia vara una legge contro la prostituzione (non è “una professione”, è tratta degli esseri umani e sfruttamento sessuale). Puniti i clienti. Un problema che il Vaticano e i nostri politici clericali – troppo presi a parlare dello “utero in affitto” come reato universale - non si pongono affatto. 

Mario Caballero (sembra un personaggio di Totò) cerca clienti per la sua agenzia di madri surrogate negli USA: Operiamo in Carolina del Nord – spiega - “perché la California è invasa dai cinesi che stanno facendo lievitare i prezzi. Prendono anche tre surrogate contemporaneamente per avere quattro o cinque figli alla volta. Li vogliono tutti rigorosamente maschi”. Siamo rigorosi prima di dire di sì: “A un uomo che aveva 93 anni abbiamo detto di no”. Non è che ‘sto Caballero è un emissario della Lorenzin? 

“L’avevo detto io” (la frase più sfiziosa del mondo): eutanasia per gli Alzheimer (l’avevo proposta nel 2012, nel mio libro “Liberi di morire”, per chi la chiede “ora per allora”). Oggi mi danno ragione studiosi tedeschi ed olandesi. Nemo propheta in patria. 

Ultim’ora: un punto a favore di Bergoglio, che chiede di allontanare i vescovi che proteggono i preti pedofili. Per favore, Santità, fra qualche tempo ci fa conoscere i risultati del suo appello? 
 
IN ITALIA
 
Povertà infantile

Mettendo insieme i dati ISTAT e qualche inchiesta, la realtà italiana che viene fuori è così sintetizzabile.
1.    1,1 milioni di bambini vivono in povertà assoluta; diventano 2 milioni se esaminiamo la povertà relativa (un bambino su 5)
2.    la quota crescente di bambini poveri si accompagna alla diminuzione delle nascite. Nel 2015 sono state 488 mila, 15 mila in meno del 2014
3.    I parametri che si usano per definire la deprivazione sono di tipo materiale (carenza di vestiti, giochi e cibo) e immateriale (possibilità di festeggiare il compleanno o fare almeno una settimana di vacanza l’anno) ma conteggiano, ad esempio, anche lo spazio per poter studiare in casa
4.    Il futuro appare incerto e si fanno meno figli anche per concentrare benessere, cure e risorse su uno solo
5.    L’indice di povertà relativa che tra il 1997 e il 2011 per i minori aveva oscillato su valori attorno all’11-12%, nel 2012 ha superato il 15% e ha raggiunto il 19% nel 2014
6.    I bambini del Sud e quelli che vivono con un capofamiglia che ha frequentato appena le elementari presentano un rischio 4 volte superiore a quello dei residenti al Nord e dei figli di diplomati
7.    Solo il 13% dei bambini tra 0 e 2 anni riesce ad andare al nido e usufruisce di servizi integrativi. I divari tra le regioni sono impressionanti: tra Emilia e Campania/Calabria/Puglia ci sono anche 25 punti di distanza
8.    La nostra spesa sociale è concentrata nella tutela della vecchiaia (nel 2014 equivaleva al 14% del Pil!) e spesso mancano le risorse per altri interventi più lungimiranti
9.    La sinistra che oggi monopolizza il potere è “anzianista” e filosindacale e il renzismo non ha saputo/voluto cambiare marcia.

In generale – ci spiega studio della Fondazione Visentini – l’Italia non figura fra i paesi a più altro rischio  perché la soglia della povertà è fissata a 9.500 euro l’anno, contro livelli più altri negli altri paesi (in Germania, 12.000).

Contrasto alla denatalità 

Il think tank “Volta” (Giuliano da Empoli) ha presentato una serie di progetti per abbattere “il muro della gravidanza”, con maggiore possibilità di scelta per la donna sui periodi in cui assentarsi dal lavoro e coinvolgimento dei mariti/padri.

Unioni civili e stepchild adoption 

Il premier Renzi ha affidato il tema delle adozioni al ministro per le riforme Boschi anziché al ministro Costa, che ha la delega per la famiglia. Polemiche del centro destra. A Costa - che aveva criticato le numerose sentenze che hanno riconosciuto le adozioni da pare di coppie gay - replica Palamara, membro togato del CSM: i magistrati devono poter interpretare le leggi, anche quelle relative alle adozioni. A Milano il candidato del centro destra Parisi annuncia che celebrerà le unioni civili, mentre l’ex sindaco Albertini sostiene che i sindaci non possono rifiutarsi di applicare le leggi. Interviene con decisione il ministro della Giustizia Orlando: la legge dice che il giudice “deve apprezzare il caso concreto”, e non si può non tenerne conto visto che in Italia ci sono migliaia di minori che nessuno adotta. Monica Cirinnà spiega con chiarezza un comma della “sua” legge che richiama la legge sulle adozioni del 1983: questa prevede che l’adozione sia possibile “quando vi sia la constatata impossibilità di un affidamento preadottivo”. E questa “impossibilità” è sempre stata identificata nella circostanza che per il minore non si trovino aspiranti all’affidamento. Sentenza del Tribunale dei Minori di Bologna: per il riconoscimento in Italia delle adozioni ottenute all’estero da coppie omosessuali basta l’anagrafe. Due sentenza a Torino riconoscono il diritto di altrettante coppie di donne sposate all’estero di riconoscere il figlio della compagna. Sono le prime sentenze dopo l’approvazione della legge Cirinnà e si richiamano alla vecchia legge sulle adozioni. La cosiddetta “adozione cogenitoriale” è riconosciuta in tutti i paesi europei che prevedono le unioni gay, eccetto l’Italia, la Repubblica ceca, l’Estonia, la Croazia, la Grecia e Cipro.

Gandolfini come Snoopy: per il referendum di ottobre, l’importante è partecipare

Il presidente del Family Day, il medico ultracattolico Gandolfini, avvia la raccolta firme per un referendum abrogativo della legge Cirinnà. La richiesta è di abrogare solo la prima parte della legge, che aprirebbe la strada alle adozioni da parte di coppie gay.

Gandolfini ha costituito anche il comitato delle famiglie per il no al referendum costituzionale di ottobre. Motivo: fermare la deriva autoritaria di Palazzo Chigi. Gandolfini aveva annunciato la sua vendetta subito dopo la approvazione della legge Cirinnà: “Il popolo che ha detto no senza se e senza ma ai matrimoni gay presenterà il suo conto. Oggi si consuma uno strappo che avrà le sue conseguenze evidenti fra sei mesi”. Cosa c’entrino le unioni civili (per lui sono “matrimoni gay”, come per i clericali la maternità surrogata è “utero in affitto”) con la riforma del Parlamento o l’abolizione delle province Gandolfini non lo dice: per lui, come per Snoopy, “l’importante è partecipare”. 

Ma le reazioni non sono incoraggianti. Da un lato il Governatore della Banca d’Italia Visco assicura che le banche porranno grande attenzione ai temi della inclusione e della diversità. In particolare, daranno piena attuazione a quanto previsto sul piano economico dalla legge sulle unioni civili. Dall’altro la CEI, per una volta, è prudente e rifiuta di mettere il cappello sulle iniziative di Gandolfini, mentre i suoi comitati per il no al referendum costituzionale di ottobre si rivelano un flop.

L’ingerenza del Papa e del Vaticano

Dopo aver detto più volte che la Chiesa non deve ingerirsi nelle cose dello Stato, il Papa afferma, a proposito delle unioni civili, che l’obiezione di coscienza deve essere garantita perché è un diritto, e questo vale anche per il funzionario pubblico, che é “una persona umana”. Torna poi a chiedere ai preti semplicità e povertà, ma si guarda bene dal tagliare i privilegi e lo sfarzo dei Cardinali (vedi l’attico di Bertone e la sua ristrutturazione, pagata con i soldi dei piccoli malati del Bambini Gesù).  Intanto escono i dati sulle proprietà immobiliari della Chiesa nella sola Roma: oltre 4 miliardi. Agli alti prelati che vanno in pensione attici panoramici a 1.000 euro al mese.

E Bergoglio sfida anche la Francia, in una intervista al quotidiano cattolico “La Croix”: “Lo stato deve essere laico, gli stati confessionali finiscono male, ma la Francia è troppo laica”.
Sulla stessa linea del Papa, ma più virulento (da ex cappellano militare con pensione dello Stato italiano) il Cardinale Bagnasco, che dà per scontato “il colpo finale” dell’utero in affitto. Riemerge anche Ruini, che parla confusamente di “derive”. Ma perfino il ministro Alfano prende le distanze: “Il pensiero di Bagnasco non corrisponde alla legge sulle unioni civili”. E Mattarella richiama “il pieno rispetto dei diritti fondamentali di ognuno, non solo come singolo ma anche nelle formazioni sociali (ndr: sinonimo di unioni civili) in cui si realizza la sua personalità”.

Amnistia e indulto. Carceri in vendita?

Luigi Manconi – senatore PD e presidente della Associazione “A Buon Diritto” - ha proposto, “in omaggio a Pannella”, di ridurre il quorum necessario per approvarle dai due terzi alla maggioranza assoluta.  I due provvedimenti non sono “figli di un Dio minore” – ha dichiarato - ma previsti dalla Costituzione. Riguardano gli autori di reati minori e servono a ridurre l’affollamento carcerario. Non hanno effetti negativi, come dimostra il fatto che dopo l’indulto del 2006 la recidiva fu del 34,1%, mentre è del 68% per i detenuti che scontano la pena fino al termine della stessa.
Fa discutere la proposta del ministro Orlando di vendere alla Cassa Depositi e Prestiti le principali carceri poste nei centri urbani (San Vittore, Regina Coeli e Poggioreale) e costruirne di nuove in periferia. Fra i contrari, Manconi e Sala, fra i favorevoli, Parisi. Per Marco Cappato c’è il rischio che tutto si riduca ad una speculazione edilizia.

Aborto e obiezione

L’Ospedale San Camillo ha deciso di assumere due ginecologi che si dichiarano non obiettori. Secondo Margherita de Bac – che sul “Corriere della Sera” segue costantemente questa tematica – il provvedimento potrebbe suscitare reazioni negative, visto che il ministro della Sanità Lorenzin ha detto in Parlamento che queste sono forme “discriminatorie” di assunzione del personale medico. Eppure il problema esiste ed è grave, come dimostra il fatto che nel Lazio la percentuale di ginecologi obiettori è di 8 su 10 (a livello nazionale, 7 su 10), cui si aggiungono 7 anestesisti su 10 e la metà del personale non medico. La riprova giunge dal Consiglio d’Europa che – accogliendo un ricorso della CGIL Nuovi Diritti – ancora una volta ha accusato l’Italia di rendere difficile l’aborto. La questione viene riassunta in modo antitetico dal ministro Lorenzin (il numero degli aborti scende e quindi i medici non obiettori bastano) e dalla dottoressa Agatone, presidente della Associazioni ginecologi non obiettori (il cado degli aborti è solo apparente: l’insufficienza di medici abortisti fa di nuovi aumentare il ricorso all’aborto clandestino).

Femminicidio

Dopo la vicenda della ragazza romana uccisa e bruciata dal fidanzato, l’avvocato Giulia Bongiorno chiede che per il femminicidio sia previsto in ogni caso il “fine pena mai”. In 4 anni si sono verificati in Italia 500 uccisioni di donne. Dopo anni di giustizia “al maschile” (esemplare, il delitto d’onore) sono necessarie leggi “spudoratamente al femminile”

Immigrati

II segretario della CEI Galantino critica il governo per la mancanza di una politica organica sugli immigrati ed invita ad “accoglierli tutti”. Definisce Salvini (che aveva detto “il signor Galantino ha rotto le scatole”) “un piazzista da quattro soldi”. In questo clima arroventato il presidente dell’INPS dà ragione a Galantino sottolineando il fatto che i contributi previdenziali versati dagli immigrati (che quasi mai arriveranno a recuperarli con la pensione) valgono quasi un punto di PIL, mentre i 2,4 milioni di lavoratori stranieri producono l’8,8% della ricchezza nazionale. In un paese in cui presto un italiano su 4 sarà over 65, senza apporto degli immigrati si rischia il collasso del sistema previdenziale. Ma l’appello del Papa (ogni parrocchia accolga una famiglia) è caduto praticamente nel vuoto: ad oggi si conta un immigrato ogni 4 parrocchie. Perché nessuno dice a Bergoglio di farsi obbedire dai parroci o di aprire le migliaia di edifici semivuoti della Chiesa?
 
NEL MONDO
 
Francia, contrasto alla prostituzione

Dopo molti altri paesi europei, la Francia ha approvato una legge che contrasta la prostituzione con una contravvenzione di 1.500 euro a carico del cliente (3.750 più l’obbligo di un corso di educazione sessuale in caso di recidiva). Le motivazioni della legge: 1) una società civile non può tollerare la vendita dei corpi umani; 2) l’idea dei “bisogni sessuali incontenibili” dei maschi appartiene a una concezione arcaica e degradante della sessualità che favorisce lo stupro; 3) la prostituzione non può in alcun modo essere considerata un’attività professionale, a motivo dello stato di costrizione che per lo più è all’origine dell’ingresso in essa, e si configura invece come tratta degli esseri umani e sfruttamento sessuale.

Maternità surrogata: l’America cerca clienti in Italia

A Roma, in un albergo a 5 stelle, Mario Caballero, direttore e fondatore dell’agenzia Extraordinary Conceptions, incontra le coppie che vogliono ricorrere all’utero in affitto, una pratica vietata dalla legge 40.
Caballero assicura che non ci saranno problemi legali e cita maldestramente il caso di Nichi Vendola: i vostri figli avranno il passaporto americano e voi sarete segnati come loro genitori.
Operiamo in Carolina del Nord – spiega - “perché la California è invasa dai cinesi che stanno facendo lievitare i prezzi. Prendono anche tre surrogate contemporaneamente per avere quattro o cinque figli alla volta. Li vogliono tutti rigorosamente maschi». Siamo rigorosi prima di dire di sì: “a un uomo che aveva 93 anni abbiamo detto di no”.
E le madri surrogate? “Per tutta la gravidanza le madri vengono seguite da una psicologa “perché devono capire che questo è un business , non devono essere emotive devono pensare al business”. Costo dell’operazione: tra i 130 mila e i 160 mila dollari, da pagare in quattro rate, al netto dei regali previsti, ma non obbligatori, per le madri surrogate.

Demenza ed eutanasia

“BioEdge” sintetizza lo studio di un gruppo di studiosi olandesi e tedeschi apparso sul “Journal of medical ethics”: l’opinione prevalente è che la volontà espressa quando si é lucidi di ottenere l’eutanasia qualora si cada in condizioni di demenza deve essere rispettata.
Una piccola gratificazione personale perché – almeno in Italia – credo di essere stato il primo a sostenere nel 2012, nel mio libro “Liberi di morire”, la possibilità di chiedere l’eutanasia, ora per allora, in caso di Alzheimer o altre forme di demenza.

MicroMega