venerdì 1 aprile 2016

Religione e mafia, separazione impossibile?

Ancora una volta dobbiamo assistere a uno scempio che si ripete a scadenza; tutti sanno, facendo finta di non sapere e cadendo dal pero a fatto avvenuto. Il Venerdì Santo del 2016 (25 Marzo) a San Michele di Ganzaria (Catania) durante la solita processione della portantina (fercolo) del Cristo morto, presenti preti e carabinieri, è accaduto ciò che non avrebbe dovuto mai accadere: i portatori collusi si sono fermati davanti all’abitazione del mafioso Francesco la Rocca, rinchiuso in regime di 416-bis e i familiari del capomafia ricevono l’omaggio del Cristo morto. Il gesto è chiaro: Cristo è sottomesso al capomafia, il quale, anche se in carcere in regime di 416-bis, comanda senza discussione attraverso la delega alla «famiglia», davanti a preti e carabinieri che fungono da testimoni ufficiali.
A nulla serve che, dopo il fatto, costoro «si dissocino», perché sapevano che sarebbe successo, come è sempre accaduto. Bastava cambiare tragitto oppure prendere uno scudiscio e fustigare i portatori perché non si fermassero davanti alla casa del mafioso. Una dissociazione verbale è solo un insulto ancora maggiore, perché da che mafia è mafia, il connubio con la religione è sempre stato intrinseco ed essenziale. Vale di più un inchino del Cristo morto che qualsiasi altra sudditanza, perché si afferma la soprannaturalità della mafia e si fa passare l’idea che il mafioso è come Dio che dispensa il premio ai buoni (i sottomessi fedeli) e il castigo ai cattivi (ai nemici della famiglia e ai disobbedienti) con la vita o la morte. Questa è convinzione certa nei mafiosi.
Negli anni ’60 del secolo scorso, l’arcivescovo di Palermo, cardinale Ernesto Ruffini, soleva dire che in Sicilia «la mafia non esiste», dando così il più potente «assist» alla mafia che infatti ringraziava con oro, incenso e mirra.
Gli ultimi Papi hanno gridato parole di fuoco contro la mafia, ma serve a nulla, se i preti «locali» non hanno un rigurgito di coscienza e non prendano una decisione, la sola che può smuovere le coscienze omertose dei Siciliani (non tutti, certamente, ma la quasi totalità), vietando per almeno 50 anni ogni processione e manifestazione religiosa esterna che in Sicilia, in modo particolare, nulla hanno di espressione di fede, essendo solo forme folcloristiche, per altro dispendiose, in una Regione che muore di fame.
C’è una differenza sostanziale tra «religione» e «fede». La prima è la negazione di Dio perché si fonda sull’esteriorità e sulla pomposità oscena, trasformata in divertimento sentimentale che non ha alcuna incidenza etica o influsso sulla coscienza. È solo manifestazione di lascivia allo stato puro. La fede è incontro con la «persona che si chiama Gesù Cristo» e farne la discriminante della propria vita. La prima si nutre di vuoto e manifestazione chiassose e mafiose, che esige la folla anonima e plaudente al suon di bande e con preti bardati come funzionari egiziani; la seconda si nutre di interiorità perché è un appello alla coscienza affinché la vita sia vissuta in coerenza.
Se si chiedesse a tutti i partecipanti alla processione di San Michele di Ganzaria cosa ne pensano dell’inchino di Cristo al mafioso, per altro detenuto – che vada bene –,  non risponderebbero, secondo la logica del «nenti sàcciu – non vedo, non sento, non parlo», oppure direbbero che non c’è niente di male, che quella è una casa come tante, oppure che va bene così.
C’è un solo modo per mettere tutto in riga: in opposizione alla mafia che ha sempre dominato processioni e settimane sante, per affermare la propria onnipotenza, la gerarchia cattolica, molto spesso e volentieri complice e connivente, esplicita e implicita, dica pubblicamente che «sono vietate tutte le processioni, tutte le manifestazioni, finché tutto il popolo, singolarmente, persona per persona, non firmi una dichiarazione pubblica di dissociazione alla mafia con l’impegno che specialmente i portatori – spesso infiltrati mafiosi – debbano essere verificati uno per uno, ammettendo soltanto coloro che avranno dimostrato nella vita ordinaria antecedente di essere credenti e praticanti e, come tali, non compromessi in alcun modo con la mafia.
Qualcuno potrebbe obiettare che è soluzione drastica; costui sappia che negli anni ’70 del secolo scorso, Mons. Antonio Riboldi, vescovo di Acerra, vietò la processione fuori della Chiesa ed estromise i mafiosi e gli altri mercanti dal tempio. Forse per questo non lo fecero mai cardinale. Il fatto esiste e quindi si può fare. O Cristo o la mafia. Tetium non datur.
Paolo Farinella - MicroMega

Renzi Spende 40 mila euro al giorno per un super aereo che ancora non vola e fino al 2018 non volerà

di Paolo Farinella,  in MicroMega

Il governo Renzi è contro il referendum sulle trivelle. Il Pd di Renzi è contro il referendum sulle trivelle. Il referendum è stato voluto da nove regioni governate dal PD di Renzi. Verrebbe voglia di dire che Renzi è contro Renzi e il Pd contro il Pd, ma ormai nel Pd e in Renzi è la norma. Se Berlusconi faceva finta di travestirsi da operaio, da imprenditore, da meccanico, da ferroviere, da infermiera, da suora, da Gesù Cristo con gli apostoli in missione, Renzi è capace di dire niente senza ammettere nulla. Spende 40 mila euro al giorno per un super aereo che ancora non vola e fino al 2018 non volerà perché ha un sacco e una sporta di problemi, ma si lamenta che il referendum sia uno spreco di denaro, cioè 300 milioni. Lui ne spende 15 milioni per un aereo che serve solo la sua vanagloria, eppur si lamenta anche.

Il PD, fautore della democrazia partecipata, ha inventato le primarie che alla prima prova popolare, con l’Ulivo, portarono al voto per Prodi 3 milioni e 800 mila voti; oggi per Giachetti di Renzi Leopoldo si presentano, spinti e comprati, in meno di 10 mila. Quisquilie. Pinzillacchere. Renzi Leopoldo e Elena Etruria dicono che c’è bisogno di petrolio e gas, ma non dicono che tutto quello che si estrarrà dai mari d’Italia sarà sufficiente all’autonomia di qualche settimana. Se si vota vi saranno licenziamenti a iosa – dicono! –, ma mentono perché si sa che lo smantellamento sarà graduale e, comunque, bisogna smettere di trivellare. Confondono le persone in nome degli interessi delle compagnie che non ne vogliono sapere. Renzi ha firmato il protocollo di Parigi e coerenza vorrebbe che fosse coerente, ma l’uomo qua-qua-ra-quà non è aduso alla coerenza.

Al referendum sulle trivelle bisogna votare «SI» con convinzione e non per interesse. Invitare il popolo che, da 15 anni è espropriato dal voto perché non può eleggere più né camera né senato, né condominio, è un insulto alla dignità del popolo, facendo macello della Carta Costituzionale. Chi vuole avere informazioni chiare sul merito del referendum legga «Il Fatto Quotidiano» del 29 Marzo 2016 e non sulle dicerie di convenienza di qualcuno.

Un governo non ha il diritto di invitare alla diserzione, ma ha l’obbligo di favorire, servire, facilitare qualsiasi forma di partecipazione popolare. Se non lo fa, il motivo è uno solo: interesse privato in atto pubblico, fregandosene del popolo e della democrazia, eliminando le forme di controllo, pesi e contrappesi perché si vuole instaurare una forma italianizzata di dittatura in apparenza simil-democratica.

Qualcuno dirà che bisogna scegliere il male minore che, oggi, coinciderebbe con il PD. Mi dispiace, ma da 50 anni ho quasi sempre votato «per il male minore», e di male minore in male minore, siamo arrivati al male peggiore, all’abisso dei mali che è Renzi, il quale sta affossando ogni simulacro di democrazia, governa senza mai essere stato eletto, ha abolito la base del Pd, ha rinnegato le ragioni sociali dello stesso Pd, ha portato Berlusconi al governo, facendo finta di tenerlo fuori. Falso e bugiardo perché, prima di farsi nominare presidente del consiglio, diceva esattamente il contrario di quello che sta dicendo e facendo adesso: ha superato Berlusconi in faccia tosta, in narcisismo e disprezzo delle Istituzioni.

Mi dispiace, ma non voto più per nessun male, voto secondo coscienza e valutando non solo gli aspetti economici, ma anche e specialmente quelli etici, sociali, ambientali e generazionali. Nessuno mi frega più. Significa che sarò sempre all’opposizione? Bene, non voglio vincere a qualunque costo o costi quello che costi. Le ragioni pubbliche della salvaguardia dei nostri mari, il nostro vero Pil ambientale e naturale valgono molto, ma molto più della presunzione di Renzi Leopoldo ed Etruria Elena Maria.

Invitando a disertare il referendum e vietando alle tv, serve del governo, di parlarne, Renzi perde la propria legittimità ed è il motivo finale per cui al REFERENDUM SULLE TRIVELLAZIONI, BISOGNA, OCCORRE, È NECESSARIO E INDISPENSABILE VOTARE MILLE VOLTE «SI». Convinti e decisi.

Lo dobbiamo ai nostri nipoti, lo dovete ai vostri figli. Loro hanno diritto al nostro «SI», noi il dovere di VOTARE «SI».

(31 marzo 2016)

Vaticano, il figlio di Papa Francesco si chiama Giovanni

Il ragazzo e' frutto di una relazione extraconiugale

Roma - Si chiama Giovanni e ha 28 anni il figlio di Papa Francesco. Lo ha reso noto il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, in un comunicato pubblicato sul numero odierno dell'Osservatore Romano.

Il figlio del Pontefice e' frutto di una relazione extraconiugale con una donna tedesca, il cui nome non e' stato svelato, all'epoca in cui Francesco studiava in Germania per conseguire il dottorato, che non riusci' a portare a termine per via di questa "distrazione" terrena dai propri studi.

Il nome del ragazzo, spiega la nota diffusa dalla sala stampa della Santa Sede, "e' un omaggio a Giovanni Paolo II", predecessore di Francesco, al quale l'attuale Papa e' molto legato. Non sono stati resi ulteriori dettagli, ne' il cognome del ragazzo, ne' quello della madre, ufficialmente per "motivi di privacy".

Secondo indiscrezioni provenienti da ambienti giornalistici tedeschi, la decisione di Papa Francesco di uscire improvvisamente allo scoperto, svelando questo segreto, a lungo cosi' ben costudito, sarebbe dovuta all'imminente pubblicazione, da parte del settimanale Bild, di un'intervista al figlio e a sua madre, che lamenta difficolta' economiche e la mancanza di qualsiasi contatto con il padre del ragazzo.

tratto da voceditalia.it