sabato 26 novembre 2016

Aumentano i seguaci di altre confessioni religiose nella nazione ove risiede il papa. Ma i più numerosi non sono i musulmani. Sono gli ortodossi e i protestanti. E c'è chi si fa buddista

In campo religioso, la Chiesa cattolica non ha più quell'incontrastato monopolio che ha avuto per secoli, fino a pochi anni fa.

Il cattolicesimo resta di gran lunga la prima religione in Italia. Ma accanto ad esso crescono altre confessioni cristiane e altre fedi. Non solo a motivo dei flussi migratori, ma anche, in minore misura, per le conversioni.

L'8 novembre il CESNUR, il Centro studi sulle nuove religioni diretto a Torino dal sociologo Massimo Introvigne, ha reso pubblici i dati aggiornati a quest'anno sulle minoranze religiose presenti in Italia, inquadrandoli in un resoconto molto approfondito e dettagliato:

Le tabelle riassuntive fornite dal CESNUR sono due. La prima riguarda i soli cittadini italiani regolarmente registrati come tali, mentre la seconda si estende a tutti gli stranieri presenti in Italia, compresa una stima approssimativa dei clandestini.

Tra gli oltre 55 milioni di cittadini italiani, gli appartenenti a minoranze religiose sono 1.781.207, pari al 3,2 per cento del totale. 

La prima minoranza religiosa tra i cittadini italiani è quella dei Testimoni di Geova, con oltre 424.000 fedeli. Seguono i musulmani con 302.000 e i cristiani ortodossi con 212.000.

Al quarto posto, prime fra i protestanti, figurano le pentecostali Assemblee di Dio, con circa 150.000 fedeli, ma se a questi si sommano i protestanti di tutte le altre denominazioni (valdesi, metodisti, battisti, avventisti, altri gruppi pentecostali, ecc.) il loro numero complessivo li riporta in testa alla classifica con 450.000 fedeli.

Al quinto posto i buddisti, con 157.000 fedeli, costituiscono il segmento in più forte espansione tra i cittadini italiani, non per immigrazione ma per conversione, specie alla corrente della Soka Gakkai con i suoi 80.000 seguaci.

Ecco il quadro completo dei non cattolici, tra chi ha la cittadinanza italiana:

Protestanti 450.392
Testimoni di Geova e assimilati 424.259
Musulmani 302.090
Ortodossi 212.318
Buddisti 157.011
Ebrei 36.256
Induisti e neo-induisti 35.672
Movimenti del potenziale umano 30.000
Mormoni e assimilati 26.750
Cattolici “di frangia” e dissidenti 25.500
Movimenti organizzati New Age e Next Age 20.000
Area esoterica e della “antica sapienza” 16.450
Sikh, radhasoami e derivazioni 14.693
Altri gruppi di origine cristiana 6.000
Bahá'i e altri gruppi di matrice islamica 4.250
Gruppi di Osho e derivati 4.100
Altri gruppi di origine orientale 3.530
Nuove religioni giapponesi 3.150
Altri 9.386

Se però si allarga lo sguardo a tutti gli stranieri presenti sul territorio italiano, compresi i clandestini, il quadro cambia.

Gli stranieri ammontano a 5.026.000, l'8,3 per cento della popolazione italiana residente, che è di oltre 60 milioni. Tra di essi vi sono anche 908.000 cattolici. Se si tolgono questi dal calcolo, il totale degli immigrati di fede non cattolica è quindi di 4.118.000, il 6,8 per cento dell'intera popolazione.

E tra questi il primato numerico non è dei musulmani – contrariamente al sentire diffuso – ma dei cristiani ortodossi e protestanti, che sommati ai cattolici fanno il 53,9 per cento degli stranieri.

Seguono i musulmani, con il 32 per cento, in calo di due decimali rispetto al 2015, e poi man mano i seguaci di altre religioni, con una porzione significativa anche di agnostici e atei.

Per riassumere:

Ortodossi 1.541.000
Musulmani 1.609.000
Protestanti e altri cristiani 255.000
Atei e agnostici 227.004
Induisti 149.000
Buddisti 111.000
Altre religioni orientali 78.000
Religioni tradizionali 56.000
Ebrei 7.000
Altri 85.000

Se di nuovo si ricalcolano anche gli stranieri di fede cattolica, risulta quindi che il fenoneno migratorio ha portato in Italia 2.704.000 nuovi cristiani, molti di più dei musulmani.

Ha commentato il professor Introvigne:
"Non c'è l'islamizzazione da molti paventata ma c'è invece una certa nuova cristianizzazione, perché tramite l'immigrazione la percentuale di cristiani in Italia è destinata a crescere, e cresce anche la percentuale di persone che frequentano le chiese, perché la pratica religiosa è molto più alta anche per i cattolici venuti dall'Africa, dal Perù o dalle Filippine, rispetto a chi è nato in Italia".


di Sandro Magister tratto chiesa.espresso.repubblica.it

La post-verità, il post-soffritto e noi post-cretini

Il dibattito sulla post-verità (l’Oxford English Dictionary ha elettoPost-Truth come parola dell’anno) sembra leggermente post-datato. Le sorti del mondo sarebbero messe in forse dal fatto che milioni, forse miliardi, di persone credono alla prima fregnaccia che dice la rete, invece di leggere il New York Times sulle poltrone in pelle del circolo del bridge. C’è del vero, probabilmente. E del resto se i media ufficiali cavalcano questa cosa della post-verità è anche per non ammettere il fallimento: non sappiamo più leggere la società (Trump, Brexit, eccetera). Ma questi sono discorsi complessi, per esperti. Ci limitiamo a scorgere piccoli segnali di post-verità che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni.
Il post-soffritto. In una bella intervista al Corriere della Sera, il famoso cuoco Massimo Bottura, il più bravo del mondo, dicono, ci spiega cos’è la narrazione ai fornelli. “Dovevo fare una carbonara per duemila persone, ma avevo bacon per due porzioni. L’ho tagliato a fettine sottilissime e le ho stese sulla teglia. Poi ho preso delle bucce di banana. Le ho sbollentate, grigliate, tostate in forno. Alla fine erano affumicate, croccanti. Le ho fatte a cubetti, ricoperte di un altro strato di bacon e rimesse in forno: il bacon si è sciolto; le bucce di banana parevano guanciale”. Perfetto, pare la ricetta delle riforme renziane, tipo il Jobs act al sapore di tempo indeterminato (tagliato finissimo) e tanti cubetti di voucher, ma tanti, eh! Per carità, saremo lontani dalle solenni riflessioni sulla post-verità, ma la post-carbonara esiste e lotta insieme a noi
Il post-emigrante. Piccolo esempio di post-valigia-di-cartone. Intervistato aPiazzapulita, il grande manager Andrea Guerra (ha lavorato in molte aziende, non tutte in attivo: Luxottica, Governo Italiano, Eataly) ha detto la sua sugli italiani all’estero. Ha detto che lui se n’è andato, che è giusto andarsene, e che l’importante è che dopo, fatte queste “esperienze meravigliose all’estero”, si torni qui a dare una mano. In pratica, fateci caso, quando si parla di italiani all’estero si citano sempre i supermanager, gli scienziati, le eccellenze, oppure una specie di éducation sentimentale per giovani europei, una gaia aria di Erasmus per milioni di persone. Inutile dire che la realtà si avvicina di più al pizzaiolo che sta a Stoccarda, o al lavapiatti a Londra, non proprio “esperienze meravigliose all’estero”, ma vera emigrazione per bisogno (in aumento, tra l’altro). Il post-emigrante, nella post-verità, è o un numero uno, oppure una specie di flâneur bohémien che gira il mondo facendo meravigliose esperienze.
La post-condicio. Nulla è più post della post-iccia faccenda della par condicio, eppure se ne discute animatamente come se esistesse. Lo sbilanciamento clamoroso nelle posizioni del Sì e del No sui “media ufficiali” è sotto gli occhi di tutti, ma questo non impedisce le dissertazioni teoriche, le analisi e le riflessioni, i moniti, gli appelli su una cosa che evidentemente non c’è. Parlare come se esistesse di una cosa che non esiste è tipico della post-verità, un po’ come dare una cosa per fatta quando non lo è (innumerevoli casi, valgano per tutti i “mille asili in mille giorni”, o il roboante “abbiamo abolito il precariato”, o l’Expo “straordinario successo”, o l’Italia “superpotenza culturale”). E’ vero, la post-verità è un pericolo reale. Se si diffonde nel paese la prassi che dirlo è come farlo sarà un disastro a partire dalla prima media. Hai fatto i compiti? Ho fatto i compiti, sì, ecco fatto, bastava dirlo.
Quella sulla post-verità sarà dunque un dibattito infinito, ma si consiglia vivamente di saperla vedere ovunque, nelle follie del web come nella narrazione quotidiana, normale, persino inconsapevole.
E’ lì che ci prendono veramente per post-cretini.

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