lunedì 13 marzo 2017

Custodia di Terra Santa offre area per centro giovani a Gerico

Corsi di pittura, di computer, teatro, attività sportive: sono alcune delle attività che offrirà gratuitamente il centro per giovani dai 14 ai 29 anni inaugurato la settimana scorsa a Gerico. La struttura è stata costruita su una proprietà della Custodia di Terra Santa e grazie al contributo di USAID (United States agency international development) e ANERA (American Near East Refugee Aid), ha dato vita a circa 570 posti di lavoro temporanei - vi presteranno servizio palestinesi - e a lungo termine offrirà nuove opportunità ai giovani di Gerico per sviluppare la propria personalità, mettersi in gioco, formarsi per entrare nel mondo del lavoro.
La Custodia di Terra Santa a servizio fra cristiani e musulmani
“La Custodia di Terra Santa è contenta quando può mettere la propria presenza e la propria esperienza a servizio di progetti come questo ed è anche uno dei segreti che hanno reso possibile per otto secoli la presenza francescana: questa capacità di essere a servizio di tutti», ha detto il custode di Terra Santa fr. Francesco Patton. “La politica della Custodia non è mai autoreferenziale – ha aggiunto – ma prendendosi cura della piccola comunità cristiana presente, rimane aperta alla comunità locale e in questo caso alla maggioranza musulmana … Saranno presenti i giovani cristiani e anche quelli musulmani: diventerà così una scuola di convivenza”.
Una struttura educativa per i giovani
Fr. Patton nel suo discorso, riferisce il portale della Custodia di Terra Santa, ha insistito sul valore educativo dello sport e della cultura” e fr. Mario Hadchity, guardiano della fraternità di Gerico e direttore della Terra Santa School – nei pressi della quale sorge il nuovo centro per i giovani – ha spiegato che “da anni la Custodia cerca di essere un ponte di pace” ma che si è cercato “di fare in modo che diventasse anche un ponte per la bellezza”. “La bellezza è qualcosa che merita ogni figlio di Dio e che suscita la responsabilità – ha proseguito fr. Hadchity –. Vivere in un ambiente che sia bello e lasciarlo bello agli altri è una responsabilità”. (T.C.)
radio vaticana

Papa Francesco: "Per favore, continuate a pregare per me"

Papa Francesco in preghiera
Papa Francesco in preghiera


“Per favore, continuate a pregare per me”. Papa Francesco affida ad Instagram questo invito rivolto ai fedeli nel giorno in cui ricorre il quarto anniversario della sua elezione

radio vaticana

Parolin: 4 anni con Francesco, il Papa della “riforma del cuore”

Papa Francesco il giorno dell'elezione
Papa Francesco il giorno dell'elezione


Ricorre oggi il quarto anniversario dell’elezione di Papa Francesco. Nostra intervista con il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin
radio vaticana

Tempo: previsioni per i prossimi giorni

(ANSA) - ROMA, 13 MAR - 3bmeteo.com comunica le previsioni del tempo sull'Italia per i prossimi giorni. MARTEDI' 14 MARZO Al Nord tempo stabile e soleggiato su tutte le regioni con cieli sereni o al più velati, specie al mattino in Romagna. Temperature in lieve rialzo, massime tra 14 e 18. Al Centro tempo stabile e asciutto anche se caratterizzato da velature e strati, anche spessi, in transito da Nord verso Sud. Temperature in lieve aumento, massime tra 13 e 18. Al Sud qualche residuo annuvolamento tra Molise, Puglia e Basilicata; bello altrove ma con strati in arrivo serale da Nord. Temperature perlopiù stabili, massime tra 13 e 18. MERCOLEDI' 15 MARZO Al Nord ancora tempo stabile e soleggiato su tutte le regioni con cieli sereni o temporaneamente velati da nubi alte. Temperature in aumento, massime tra 16 e 20. Al Centro tempo stabile e in gran parte soleggiato, salvo qualche disturbo mattutino sul basso Abruzzo. Temperature in aumento a Ovest, massime tra 15 e 20. Al Sud avvio a tratti instabile tra Molise, Lucania e alta Puglia, qualche annuvolamento altrove. Migliora dal pomeriggio sino a cieli sereni ovunque. Temperature in lieve calo, massime tra 12 e 15. GIOVEDI' 16 MARZO Al Nord si rinnovano condizioni di bel tempo con cieli sereni o al più parzialmente nuvolosi al mattino sull'estremo Nordest. Temperature stabili, massime tra 17 e 21. Al Centro alta pressione sinonimo di tempo stabili e soleggiato su tutte le regioni, salvo qualche locale velatura di passaggio. Temperature in ulteriore rialzo, massime tra 17 e 21. Al Sud si confermano condizioni di bel tempo su tutti i settori con cieli sereni o al più localmente velati. Temperature in contenuto rialzo, massime tra 13 e 18. (ANSA)


Beni confiscati: Lumia e Pagliari, in Senato siamo pronti

(ANSA) - ROMA, 13 MAR - "Il testo unico antimafia è una priorità anche per il Senato. E la prova è nel fatto che gli emendamenti sono stati depositati da tempo e la Commissione Giustizia e i relatori sono pronti da settembre 2016 ad esprimere i relativi pareri. Ci auguriamo che con oggi tutti si remi nella stessa direzione per approvare una riforma tanto attesa, che faccia fare un salto di qualità al nostro Paese su un punto delicatissimo come l'aggressione ai patrimoni e la gestione trasparente ed efficiente dei beni confiscati che devono diventare un'occasione di promozione dei diritti sociali, di occupazione e sviluppo per il Paese". Lo dichiarano i senatori Giuseppe Lumia, capogruppo Pd in commissione Giustizia, e Giorgio Pagliari, relatore del provvedimento.



Beni confiscati: Cgil, testo riforma non sia stravolto


(ANSA) - ROMA, 13 MAR - "Con piacere registriamo la volontà a chiudere la riforma del Codice Antimafia entro la fine di questa legislatura. Speriamo davvero che si proceda speditamente prima che i buoi siano fuggiti dalla stalla. Esprimiamo tuttavia la preoccupazione che il testo approvato alla Camera sia stravolto nella sostanza". A sottolinearlo è Giuseppe Massafra, Segretario CGIL Nazionale. "In particolare - spiega Massafra - è importante che siano mantenuti ben saldi due aspetti fondamentali di quella riforma: il primo riguarda il potenziamento e la qualificazione della Agenzia Nazionale; il secondo, il ruolo e il coinvolgimento della società civile e delle rappresentanze sociali nella gestione della fase di ricollocazione dei beni nel circuito di legalità". 


"Ci sono in Commissione Giustizia del Senato emendamenti che stravolgono quanto già definito a riguardo e che indebolirebbero quella alleanza stretta fra Stato e Società che rappresenta la vera forza della lotta contro le mafie. Ci auguriamo che il Governo dia su quegli emendamenti un parere di coerenza con quanto fino ad ora definito", conclude il sindacalista. (ANSA).

Details of pope's Fátima visit in May to be released 'in a few days'


LUSA - The Portugal News Online 
The detailed programme of a planned visit in May by Pope Francis to the Catholic shrine at Fátima, Portugal's most important site of religious pilgrimage, should be released "within a few days", the shrine's dean, Carlos Cabecinhas, said. -- "Normally, it is announced about two months in advance," Cabecinhas said during a seminar in Fátima on the visit and related tourism activities.

Storica celebrazione cattolico-luterana in Germania

C’erano anche la cancelliera Angela Merkel e il pastore Olav Fykse Tveit segretario generale del Cec, il Consiglio ecumenico delle chiese, all’importante appuntamento di sabato 11 marzo presso la Michaeliskirche di Hildesheim in Bassa Sassonia. La Chiesa evangelica in Germania (Ekd) e la Chiesa cattolica tedesca hanno partecipato insieme ad una liturgia penitenziale e ad una preghiera di riconciliazione comune, ennesimo tassello di una costruzione ecumenica sempre più solida che sembra relegare ai libri di storia le divisioni e le incomprensioni del passato. La cerimonia è stata condotta coralmente dal cardinale Reinhard Marx, presidente della Conferenza episcopale tedesca, e dal vescovo Heinrich Bedford-Strohm, presidente dell’Ekd.
«Questo è un momento di verità, ed un passo decisivo verso l’unità della chiesa» ha detto Tveit nel suo messaggio letto all’interno della chiesa di San Michele, patrimonio Unesco e luogo simbolo della convivenza fra cattolici (benedettini in particolare) e luterani fin dal 1542, anno in cui la cittadina di Hildesheim aderì alla Riforma.
Il segretario del Cec ha citato il Vangelo di Giovanni 17, 21: “perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” per ribadire che «le chiese cristiane in Germania hanno testimoniato questa verità dell’amore di Dio a partire dalla fine del secondo conflitto mondiale, dalle confessioni di colpa che le hanno spinte a cercare la comunione all’interno del Consiglio ecumenico delle chiese. In seguito hanno contribuito e reso possibile il percorso di riconciliazione sia in Germania che nel resto d’Europa, percorso culminato con la caduta del muro di Berlino».
Il cardinale Marx ha parlato di «un giorno di gioia, esempio di convivenza nella riconciliazione» mentre il vescovo Bedford-Strohm ha parlato di un momento storico, «un nuovo inizio per un percorso che unisca e non separi più».
Fra le molte personalità presenti anche il presidente della Repubblica federale tedesca Joachim Gauck, a sua volta ex pastore protestante, il cui mandato cesserà fra pochi giorni, il 18 marzo, sostituito da Frank-Walter Steinmeier, a sua volta un evangelico impegnato, e Norbert Lammert, il presidente del parlamento tedesco.
riforma.it

Si lavora ad assegno universale figli Pressing in Senato. Anche a incapienti e autonomi. Costa 4 mld

Un sostegno 'universale' dal fisco per i figli a carico, che raggiunga anche autonomi e incapienti. La commissione Finanze del Senato ha ripreso dopo diversi mesi l'esame del ddl delega Lepri, citato tra l'altro da Tommaso Nannicini al Lingotto. "La prossima settimana si vota - assicura il relatore Moscardelli - e visto il consenso registrato al Lingotto puntiamo a chiudere al più presto". Resta il nodo coperture, visto che la proposta aggiunge 2 miliardi (4 a regime) ai 19 che oggi si spendono per i vari assegni familiari che sarebbero riassorbiti dal nuovo strumento. La delega indica un sistema di 'decalage' (fino ai 3 anni un sostegno più cospicuo, che si riduce tra i 3 e i 18 ed viene ulteriormente limato fino ai 26 anni), abolisce i vari assegni per il nucleo familiare e lega il nuovo beneficio all'Isee. Fino a 30mila euro di soglia Isee l'assegno sarebbe uguale per tutti per poi calare nella fascia tra 30 e 50mila euro di soglia Isee. Previsto un innalzamento di 5mila euro della soglia per ogni figlio ulteriore.
   
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LADRO UCCISO DA RISTORATORE, IL FRATELLO: NOI PERDONIAMO

IERI ANCHE SALVINI ALL'OSTERIA, 'STO CON CHI SI DIFENDE' Io e la mia famiglia perdoniamo Mario Cattaneo davanti a Dio, non vogliamo vendetta ma solo giustizia'. ha detto il fratello del giovane rumeno ucciso nella notte tra giovedì e venerdì dopo un furto nell'osteria Dei Amis di Casaletto Lodigiano. 'Non mi sento abbandonato dallo Stato', ha detto il ristoratore 67enne ora indagato per omicidio volontario. Alla riapertura del locale ieri gli hanno portato solidarietà in numerosi, anche Matteo Salvini, che ha cenato all'osteria e poi ha twittato 'io sto con chi si difende, sempre'. Il leader leghista chiede che l'isituto della legittima difesa venga rafforzato e annuncia che il 25 aprile il carroccio sarà a Verona per chiamare a raccolta gli italiani sull'argomento. (ANSA).

TENSIONE OLANDA-TURCHIA, ANKARA PROTESTA, L'AJA VUOLE SCUSE

'RITIRINO ACCUSE NAZISMO,CHI VIAGGIA IN TURCHIA STIA ATTENTO' Resta alta la tensione fra Olanda e Turchia dopo il No dalla prima a due ministri di Ankara che volevano fare comizi a Rotterdam. La diplomazia turca protesta formalmente per il caso e per il trattamento contro manifestanti turchi in Olanda nel week-end. L'Aja chiede da parte sua che siano ritirate le accuse di nazismo e fascismo, altrimenti le relazioni fra i due paesi resteranno difficili. E poi mette in allerta i connazionali che dovessero trovarsi in questi giorni in Turchia. Dal Cremlino, intanto, un invito alla distensione. Stoltenberg: appello ad approccio misurato tra Alleati Nato. Ue, Turchia si astenga da commenti eccessivi. 
ansa

TENSIONE OLANDA-TURCHIA, ANKARA PROTESTA, L'AJA VUOLE SCUSE

'RITIRINO ACCUSE NAZISMO,CHI VIAGGIA IN TURCHIA STIA ATTENTO' Resta alta la tensione fra Olanda e Turchia dopo il No dalla prima a due ministri di Ankara che volevano fare comizi a Rotterdam. La diplomazia turca protesta formalmente per il caso e per il trattamento contro manifestanti turchi in Olanda nel week-end. L'Aja chiede da parte sua che siano ritirate le accuse di nazismo e fascismo, altrimenti le relazioni fra i due paesi resteranno difficili. E poi mette in allerta i connazionali che dovessero trovarsi in questi giorni in Turchia. Dal Cremlino, intanto, un invito alla distensione. Stoltenberg: appello ad approccio misurato tra Alleati Nato. Ue, Turchia si astenga da commenti eccessivi. 
ansa

CONSIGLIERA TRUMP AMMETTE, 'NESSUNA PROVA CONTRO OBAMA'

'MA AL GIORNO D'OGGI SI CONTROLLA ANCHE CON UN MICROONDE' La consigliera di Donald Trump Kellyanne Conway ha ammesso di non avere alcuna prova delle accuse secondo cui il presidente Obama avrebbe fatto intercettare il tycoon durante le elezioni. Conway ha tuttavia suggerito che la presunta sorveglianza del futuro presidente potrebbe essere andata oltre le stesse accuse di Trump: 'Ci sono molti modi per farlo ora, compreso con i forni a microonde che diventano macchine fotografiche', ha detto in una intervista, evocando il Ciagate rivelato da Wikileaks. 
ansa

RESPINTO RICORSO DEI GENITORI-NONNI, FIGLIA E' ADOTTABILE

L'AVVOCATO ANNUNCIA CHE IL PROVVEDIMENTO VERRA' IMPUGNATO La Corte d'Appello di Torino ha respinto il ricorso dell'anziana coppia di genitori - 75 anni lui, 63 lei - di Monferrato e confermato lo stato di adottabilità della bambina che era stata allontanata a pochi mesi dalla nascita. La piccola, nata a Torino sette anni fa, era stata già adottata da un'altra famiglia, e dal 2013 non ha alcun contatto con la coppia casalese. Il caso è stato discusso dalla sezione minorile della Corte d'appello per iniziativa della Cassazione, che aveva chiesto una nuova pronuncia dei giudici. L'avvocato della coppia ha reso noto che impugnerà il provvedimento. 
ansa

CALCIATORE FERITO DOPO INSULTI RAZZISTI A COMPAGNO DI COLORE

TORINO, CAPITANO TERZA CATEGORIA IN OSPEDALE DOPO RISSA Picchiato per avere difeso dagli insulti razzisti un compagno di squadra di colore. Sono gli stessi calciatori di una squadra di Terza Categoria del Torinese, il Villaretto, a raccontare l'aggressione al loro capitano, malmenato al parcheggio del campo di gioco, dove è scoppiata una rissa dopo la partita. Il movente e l'accusa vengono però respinti da un dirigente della squadra avversaria, la Mappanese. 
ansa

EGITTO, LA PROCURA ORDINA LA SCARCERAZIONE DI MUBARAK

EX PRESIDENTE ASSOLTO 10 GIORNI FA NELL'ULTIMO PROCESSO Il procuratore generale egiziano ha ordinato il rilascio dell'ex presidente Hosni Mubarak. Nei giorni scorsi, l'ex capo dello Stato, 88 anni, deposto nel 2011 in seguito alla rivolta di piazza Tahrir, era stato assolto nell'ultimo processo che lo vedeva alla sbarra. 
ansa

TRIBUNALE ROMA RICONOSCE ADOZIONE BAMBINA A COPPIA DONNE

FIGLIA AVUTA GRAZIE ALLA FECONDAZIONE ETEROLOGA Una sentenza del Tribunale civile di Roma ha riconosciuto la stepchild adoption per una coppia romana che ha avuto una figlia grazie alla fecondazione eterologa. La figlia è nata grazie alla fecondazione eterologa. 
ansa

LONDRA PRONTA AD AVVIO BREXIT. SCOZIA VUOLE LA SECESSIONE

STURGEON VERSO REFERENDUM BIS MA GOVERNO NON AUTORIZZA Giornata clou per 'avvio della Brexit, si dovrebbe infatti concludere l'iter nei due rami del Parlamento, con la Camera dei Comuni decisa a dare il via libera al testo nella sua forma originaria, respingendo i due emendamenti approvati dai Lord, che non intendono proporre ulteriori modifiche. La premier Theresa May potrebbe attivare l'articolo 50 già domani. A Edimburgo la leader scozzese Nicola Sturgeon ha annunciato l'iter nel Parlamento locale per arrivare ad un referendum bis sull'indipendenza della Scozia dal Regno Unito. Ma il governo ha fatto sapere di non voler autorizzare una nuova consultazione sulla secessione della Scozia. 
ansa

TENSIONE OLANDA-TURCHIA,ANKARA PROTESTA,L'AJA VUOLE LE SCUSE

RITIRINO ACCUSE NAZISMO,CHI VIAGGIA IN TURCHIA STIA ATTENTO' Sempre alta la tensione fra Olanda e Turchia dopo il No dalla prima a due ministri di Ankara che volevano fare comizi a Rotterdam. La diplomazia turca protesta formalmente per il caso e per il trattamento contro manifestanti turchi in Olanda nel week-end. L'Aja chiede da parte sua che siano ritirate le accuse di nazismo e fascismo, altrimenti le relazioni fra i due paesi resteranno difficili. E poi mette in allerta i connazionali che dovessero trovarsi in questi giorni in Turchia. Dal Cremlino, intanto, un invito alla distensione. Stoltenberg: appello ad approccio misurato tra Alleati Nato. Ue, Turchia si astenga da commenti eccessivi.
ansa

IN EUROPA MAI COSÌ ELEVATO RISCHIO PARALISI POLITICA

DA EUROSCETTICISMO INCERTEZZA, PUÒ SCORAGGIARE SPESA FAMIGLIE A 60 anni dai Trattati di Roma, il rischio di paralisi politica in Europa non è mai stato così elevato, serve una risposta unitaria. Ne è convinto il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, che inoltre vede nell'euroscetticismo crescente un fattore che potrebbe scoraggiare la spesa da parte delle famiglie. Il clima di incertezza e pessimismo, inoltre, genera rischi e ostacoli alle prospettive per il ritorno alla crescita. 
ansa

IL BIOTESTAMENTO ARRIVA ALLA CAMERA

AL VIA IN AULA LA DISCUSSIONE SU DDL "Disposizioni anticipate di trattamento" (Dat), questo il titolo del ddl sul biotestamento, composto da cinque articoli, che regolamenta le decisioni sul fine-vita, su cui oggi inizierà la discussione in Aula al Montecitorio. Tra i punti principali: per depositare le proprie disposizioni sul fine vita ci si dovrà rivolgere a un notaio o pubblico ufficiale, ma sarà possibile farlo anche davanti a un medico del Servizio sanitario nazionale; le volontà sono sempre revocabili ed ognuno potrà disporre il rifiuto dei trattamenti sanitari, incluse la nutrizione e l'idratazione artificiali. 
ansa

NELL'EXPORT SUD BATTE IL NORD, +8,5% NEL 2016, MA ISOLE -15%

CONTINUA TRAINO BASILICATA (+53,5%), CALO SICILIA E PIEMONTE Il Sud Italia continua a trainare le esportazioni nazionali, ma soffrono le isole. Nel 2016, secondo i dati Istat, l'aumento dell'export nazionale (+1,2%) riflette l'incremento registrato per le regioni delle aree meridionale (+8,5%), centrale (+2,1%) e nord-orientale (+1,8%) e l'ampio calo dell'area insulare (-15%), mentre l'area nord-occidentale risulta stazionaria. La Basilicata è la regione che fornisce il più ampio contributo positivo alla crescita delle esportazioni nazionali (+53,5%). Male Sicilia (-17,3%), Piemonte (-3%) e Sardegna (-10,9%). 
ansa

SIRIA: CAOS ISIS A RAQQA, GRUPPO DI TUNISINI TENTA IL GOLPE

LIBERO UN TERZO DI MOSUL OVEST, 'JIHADISTI MORIRANNO TUTTI' Tentato golpe nella roccaforte Isis di Raqqa, nord della Siria, da parte di un gruppo di jihadisti tunisini contro i vertici dello Stato islamico. Il 'Califfo' al Baghdadi accusato di paghe troppo basse. Uccisi con kamikaze almeno 20 alti quadri dell'organizzazione, dice la tv panaraba al Mayadin. Intanto, i governativi iracheni fanno sapere che oltre un terzo di Mosul Ovest è stato liberato nella battaglia che infuria dallo scorso 5 marzo contro l'Isis, e l'inviato Usa nella coalizione ha spiegato che le truppe irachene hanno chiuso l'ultima strada per uscire dalla città, intrappolando i miliziani jihadisti: chi di loro vi è rimasto morirà.(ANSA).

Mostra “Santini d’autore”. Le immagini dei santi più amati reinterpretate da giovani artisti

Koinèxpo
(Chiara Santomiero) Santa Rita, San Francesco, Santa Lucia e tutti i santi più amati dagli italiani reinterpretati in chiave moderna da giovani artisti delle Accademie di Belle Arti. E’ la proposta della Mostra “Santini d’autore – Interpretazioni contemporanee per le immagini devozionali” allestita all’interno di Koinè 2017, la 17^ edizione della Rassegna biennale di arredi, oggetti liturgici e componenti per l’edilizia di culto in corso presso il quartiere fieristico di Vicenza a cura di Italian Exhibition Group (IEG), società nata dall’integrazione tra Rimini Fiera SpA e Fiera di Vicenza SpA.
La manifestazione, che si svolge in collaborazione con la Diocesi di Vicenza e l’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di culto della Conferenza Episcopale Italiana e con il supporto del Pontificio Consiglio della Cultura e dell’Istituto di Liturgia pastorale “S. Giustina” di Padova, è considerato il più importante appuntamento internazionale dedicato alla filiera del settore religioso. Da sempre, alla parte espositiva, si affianca l’attività di “Koinè ricerca” con incontri e convegni per offrire al mondo produttivo il contributo di idee nato dal confronto con studiosi ed esperti della materia. 
In questa prospettiva la mostra “Santini d’autore” ha l’obiettivo di segnalare nuove interpretazioni delle immagini devozionali, un segmento di mercato che conosce nuovi sviluppi ma che risulta ancora molto legato a linee espressive degli anni ‘50-‘60.
“Sotto il profilo estetico – afferma mons. Fabrizio Capanni, membro del Comitato scientifico di Koinè e Officiale del Pontificio Consiglio della Cultura – il santino è considerato arte popolare e quindi minore, se non relegato nel mondo del kitsch.Proprio per superare questa cattiva fama del santino è nata l’iniziativa di Koinè Ricerca, già nell’edizione 2015,  di affidare ad alcuni artisti figurativi, disegnatori e illustratori, la riproposizione di immaginette di santi molto venerati per una mostra. La sfida è stata allargata quest’anno agli studenti di Accademie di Belle Arti per accogliere il punto di vista delle generazioni che vivono nell’era 2.0”.
La devozione dei santini" - Roberto Tagliaferri
Ci fu un tempo in cui i fedeli cristiani alimentarono la loro pietà religiosa soprattutto con la devozione attraverso reliquie, santini, rosari. La modernità razionalista derise queste pie pratiche e molti cristiani rimasero irretiti da questo dileggio, che relegava la religiosità a pratica superstiziosa, indegna di una coscienza emancipata.
Storicamente la commistione tra devotio e culto ufficiale della Chiesa è cresciuto lungo i secoli, segnando una modalità caratteristica del cristianesimo cattolico, che è consistita in una soggettivizzazione dell’atto pubblico. La liturgia era diventata come un contenitore istituzionale di pie pratiche individuali. Il precetto festivo da compiersi come dovere morale era riempito di piccoli riti privati, come accendere candele ai Santi per strappare una Grazia nei vari altari delle chiese, dire il Rosario, recitare preghiere devote nei vari momenti della Messa. Un testo famoso e rivelatore di questa mentalità individualistica è l’Imitazione di Cristo. Ai consigli spirituali sullo stile del libro della sapienza o dei Proverbi biblici l’Imitazione si effonde spesso in un abbandono sentimentale a Dio, che talora rischia la melassa. Anche i dialoghi tra Cristo e l’anima tradiscono questa spiritualità del cuore, che non è solo l’affermazione di una religio mentis contro la religione istituzionale, ma rappresenta una vera svolta epistemologica perché ai concetti teologici sostituisce i moti dell’anima, stretta tra il rapimento estatico di fronte alla bontà divina e il senso di indegnità per la grandezza di Dio. Si potrebbe parlare di una mistica popolare, che fa forza sui sentimenti semplici e devoti della gente. 
Per esempio il capo XX del libro terzo è una confessione della propria debolezza, che raggiunge accenti accorati: “Io sono particolarmente turbato e confuso davanti a Te, perché devo constatare la mia grande facilità a cadere e la mia debolezza nella resistenza alle passioni… Oh! Volgi il tuo sguardo al travaglio e al dolore del tuo servo, o fortissimo Dio d’Israele, difesa delle anime pie; assistilo in tutto ciò a cui si accinge! Rinvigoriscimi di fortezza celeste, affinché l’uomo vecchio, misera cenere non ancora completamente soggetta allo spirito, non prenda il sopravvento: e dovrò combatterla finché avrò respiro in questa in felicissima vita! Ahimè! È vita questa se le tribolazioni e le pene non vengono mai a mancare, se tutto è pieno di inganni e di insidie? Una tribolazione o una tentazione se ne va e un’altra vi succede, anzi è ancora in lotta con la prima, e altre più numerose e assolutamente impensate vi si aggiungono”.
Questo linguaggio, che tradiva un’antropologia della fede in cui le ragioni del cuore prevalevano sulle dottrine, sembrava definitivamente tramontato con l’avvento di una spiritualità più robusta, alimentata dalla riscoperta della Bibbia e dei santi Padri. Oggi, nell’epoca post-moderna in cui si sono rivelati  fasulli tanti protocolli razionalistici e si è approfondita la mente simbolica, nutrita di percezioni estetiche, è ritornato in auge l’attenzione ai cosiddetti “sensi spirituali”.
Non si può negare che la religiosità devozionali abbia privilegiato un modello di spiritualità individualistica, ma non si può neppure misconoscere che essa ha messo in primo piano la dimensione rituale e la dimensione affettiva della fede. Sia la religiosità delle reliquie, sia la religiosità dei santini, che riempivano le pagine della Fiorita cristiana delle nostre nonne era un modo per esprimere i propri sentimenti di fronte a Dio, legati agli eventi fausti o tristi della vita. Il santino era un oggetto rituale complesso nella sua semplicità. Suggeriva un’immagine sacra, una preghiera di devozione, talvolta aveva incastonata un piccolo frammento di reliquia e soprattutto aveva una consistenza tattile. Occhi, voce, tatto, erano in simbiosi per un’elevazione spirituale. I santini venivano custoditi come talismani carichi di potenza. Venivano conservati e mai buttati. Avevano un carattere sacro perché a contatto con una reliquia o benedetti nelle feste.
Se mai sorgesse il dubbio che questa specie di “animismo” delle immagini sia legato solo a psicologie primitive, che inesorabilmente cederanno il passo a spiriti più illuminati, bisogna  ricredersi perché non è affatto accertato che oggi sia del tutto venuta meno la presenza del sacro nella valutazione delle immagini. H. G. Gadamer sostiene la “magia delle immagini” non appartiene solo alla preistoria, riguarda anche noi: “la sacralizzazione dell’arte che abbiamo visto verificarsi nel XIX secolo vive di questa eredità”.
Il santino non è mai tramontato nella pratica dell’uomo religioso per un’invincibile bisogno di simboli materiali di Dio. D’altra parte come recita il Vangelo di Giovanni “nessuna ha mai visto Dio, il Figlio Gesù lo ha rivelato”. E Gregorio Magno fa eco: “Non si fa del male, nel voler mostrare l’invisibile per mezzo del visibile”.

Papa Francesco tra "primarie" dei vescovi e presidenza Cei. Con un dilemma: essere o non essere democristiani?

Essere o non essere democristiani? È questo il risvolto, politico e partitico, delle “primarie” dei vescovi e delle consultazioni avviate dal Papa in prima persona, per rinnovare il volto, e i volti, della Chiesa italiana, in casuale quanto singolare parallelo con l’assemblea programmatica e il congresso del Pd.
Prove tecniche di democrazia, condotte tra messaggi e depistaggi, nella primavera che vedrà fiorire una nuova leadership episcopale, giusto in tempo per rispondere al dubbio amletico che affligge le gerarchie: meglio l’usato sicuro degli ex scudocrociati o l’acquisto online del format pentastellato?
Qual è la strategia vincente, o più convincente, per scongiurare l’ascesa di un governo populista, che agli occhi di Bergoglio equivale alla discesa dei barbari?
Scenario che trasformerebbe l’Italia in terra elettiva – ed elettorale - di uno scontro ravvicinato tra due cristianesimi: quello identitario di Trump - Le Pen - Salvini e quello egalitario di Francesco, il Pontefice argentino, duecentosessantaseiesimo successore di Pietro.
Altro che le battaglie contro il relativismo laico e il fondamentalismo islamico, la secolarizzazione o l’islamizzazione che dir si voglia. Il nuovo conflitto si svolge tutto all’interno della cristianità, tra due modelli antitetici che si sconfessano a vicenda e rischiano di deflagrare in scisma d’Occidente: già, uno scisma culturale, una profonda frattura e faglia sismica rispetto a cui la “scissione” del Pd viene derubricata seduta stante in schermaglia di provincia. Ferita lacero-contusa, sì, ma di superficie.
Schema e dilemma che angoscia i vertici della Segreteria di Stato, quando dalle logge del Palazzo Apostolico, in guisa di shakespeariano castello di Kronborg, rimirano uno dei panorami più “curiali” della storia della Repubblica, disteso lungo l’asse Quirinale - Palazzo Chigi – Farnesina e impersonato da Sergio Mattarella, Paolo Gentiloni e Angelino Alfano, mentre da Largo del Nazareno, in omaggio al genius loci, Renzi vagheggia la risurrezione del biancofiore, in coincidenza con la festa di Pasqua.
Da un lato dunque un Papa che non sente, e apertamente lo dichiara, l’esigenza di un partito cattolico, chiudendo con il suo pontificato i millesettecento anni di storia che vanno da Costantino alle Democrazie Cristiane. Dall’altro istituzioni che di converso non sono apparse mai così confessionali, nemmeno ai tempi d’oro della Dc. Mistero uno e trino in cui si annodano i fili e confluiscono i fiumi, più o meno carsici, di un secolo di cattolicesimo politico: quello progressista, moroteo e montiniano, che svetta sul colle più alto nel crine del suo ultimo cavallo di razza, supremo magistrato della Repubblica; quello conservatore, ruiniano e doroteo del Nuovo Centro Destra, nato e battezzato in Urbe, in casa del vescovo Fisichella, nell’autunno 2012, e attualmente insediato alla guida della politica estera, offrendo alla diplomazia pontificia il braccio secolare del fiero paladino Angelino Alfano, a difesa dei cristiani perseguitati nell’Orbe; da ultimo il filone mutante e conciliatorista, rutelliano e gentiloniano, ex radicale ed ex maoista, che risale al Conte Ottorino, avo del presidente del Consiglio, e ondeggia in perenne meditazione, e mediazione, tra Chiesa e laicità. Fra Giolitti e Pio X. Tra Marchionne e Don Milani. Tra il tablet e la lavagna di Barbiana. Tra Renzi e i monsignori. Tra i boy scout e Denis Verdini.
Una “trinità” che al momento si erge a icona e scudo, crociato, della unicità italica, ma che, da qui ai prossimi mesi, dovrà fare i conti con una tempesta perfetta, in grado di stravolgere il clima politico e omologarlo al resto dell’Europa: dalla valanga d’Oltralpe delle presidenziali francesi, di fine aprile, all’uragano atlantico della visita di Trump, atteso in maggio a Taormina per il G7; dalla saldatura tra contestazione politica ed ecclesiale, sancita nel vis à vis di Matteo Salvini con il cardinale conservatore Raymond Burke, alla svolta laicizzante del Pd, espressa nella candidatura congressuale del Guardasigilli Andrea Orlando.
Un sisma che priverebbe Francesco, all’istante, del proprio retroterra strategico, aprendo una faglia tra lui e l’Italia e offrendo al mondo l’immagine di un Papa sotto assedio, isolato e circondato, da destra e sinistra, come nemmeno ai tempi della questione romana. Una resa dei conti ravvicinata, e su due fronti, con il populismo e con il secolarismo, con Le Pen e Zapatero. Visione da incubo, che i vescovi osservano con un curioso strabismo, da posizioni divaricate, in capo a due delle migliori menti, e voci, della gerarchia ecclesiastica, entrambe assai ascoltate da Bergoglio. Da una parte sta infatti Nunzio Galantino da Cerignola, segretario generale della Cei e plenipotenziario di Francesco nella Penisola, con la consegna di “deruinizzare” l’episcopato. Un mix tra il sarcasmo tranciante del corregionale Massimo D’Alema e l’impeto trascinante di Giuseppe Di Vittorio, suo concittadino. Tra un attivista sindacale della Piana di Sibari, sua prima diocesi, e un intellettuale goscista della Magna Grecia. Look volitivo e fronte ampia, lucida, nel trasudare di pensiero e azione. Dall’altra Rino Fisichella, teologo di fama mondiale nonché “parlamentare” di lungo corso, cappellano di Montecitorio per più legislature, intimo e trasversale a generazioni di vecchi e nuovi leader. Organizzatore del Giubileo e presidente del Consiglio per la Nuova Evangelizzazione. Dogmatico e pragmatico, che al sinodo sulla famiglia è riuscito nell’impresa, impossibile sulla carta, di portare in dote a Bergoglio la pattuglia dei “conservatori creativi”, truppa scelta e squadra d’assalto dell’esercito ratzingeriano.
La diversità tra i due non è soltanto teologica, bensì antropologica. Se Fisichella ritiene, accademicamente, che la politica esiga una preparazione specialistica e debba rimanere appannaggio dei professionisti, dotati di apposita vocazione, corredati di rigorosa formazione e collaudati da un adeguato cursus honorum, Galantino assolve invece il dilettantismo e benedice comunque la novità procedurale introdotta da Grillo e Casaleggio, nella selezione della classe dirigente, al netto degli incidenti di percorso e delle false partenze, anche plateali e a ripetizione, che questa può comportare.
Le due scuole di pensiero si sono manifestate in maniera che più chiara non si può, alla stregua di un botta e risposta sulla distanza, in un editoriale di Avvenire, ispirato dal Segretario dei Vescovi, e nella conferenza stampa di fine Giubileo, del 21 novembre scorso. In essa Monsignor Fisichella, rinverdendo i trascorsi universitari, non ha esitato a dare i voti, promuovendo con lode l’efficienza del Centrosinistra, nell’interpretazione di Alfano e Zingaretti, sull’asse Viminale - Regione Lazio, ma calando la pietra di un silenzio tombale, all’insegna del non giudicabile, sulle inadempienze del Campidoglio: “I pellegrini hanno visto i grandi limiti strutturali di Roma”. Un giudizio rispetto al quale, già sul principio di settembre, Avvenire aveva messo le mani avanti, separando il destino della Giunta Capitolina e l’originalità di “un’esperienza, quella del Movimento ispirato da Beppe Grillo, che resta innovativa soprattutto per la scelta strutturale di impegnare cittadini che – coi loro limiti e le loro virtù, senza aver mai avuto prima esperienze di governo – si attivano dal basso nell’amministrazione della cosa pubblica”.
È dunque all’ombra dei suddetti, autorevolissimi, maître-à-penser e al bivio delle rispettive, alternative strategie, che si svolgeranno le primarie ed emergeranno le candidature in vista di un’assise meno eclatante ma non meno importante, anzi forse più decisiva di quella del Pd, per l’evoluzione del quadro politico nazionale: l’assemblea generale della Cei, dove il Pontefice, ai sensi delle recenti modifiche statutarie, sceglierà il successore di Angelo Bagnasco in una terna di nomination sottopostegli dai presuli.
Attenti, nel frattempo, a cogliere i segnali che Francesco lancerà sulle due piazze più significative del Paese: le capitali politica ed economica, con l’avvicendamento del cardinale vicario Agostino Vallini e dell’arcivescovo di Milano Angelo Scola. Essere o non essere democristiani, quindi? Seguire la cometa della Dc, nei suoi corsi o ricorsi storici, o esplorare la galassia nebulosa dei Cinque Stelle, in cerca di un pianeta da abitare? “Battezzare” i grillini, catechizzandone il bizzoso fondatore, o “cresimare” il Pd e consacrarne la centralità renziana, che pure non ha mai convinto i vescovi?
Nella stagione del pensiero aperto, la conferenza episcopale va a Congresso e archivia la Seconda Repubblica, dei Ruini e dei Bagnasco, con le loro innegoziabili certezze, auspicando l’avvento di una guida duttile e forte, che accompagni la transizione italiana e conservi alla Chiesa, in condizioni mutate, la sua capacità di protagonismo, allontanando lo spettro dell’irrilevanza.
huffingtonpos.it

Visita pastorale alla Parrocchia romana di Santa Maddalena di Canossa (Borgata Ottavia). Omelia del Santo Padre. Parole del Papa nel corso dei vari incontri in Parrocchia


Sala stampa della Santa Sede
Nel pomeriggio di oggi, II Domenica di Quaresima, il Santo Padre Francesco si è recato in visita pastorale alla Parrocchia di Santa Maddalena di Canossa, nella Borgata Ottavia di Roma.
Al suo arrivo, intorno alle 15.50, il Papa ha incontrato, presso il campo sportivo parrocchiale, i bambini e i ragazzi del catechismo. Quindi, nella Cripta, il Santo Padre ha salutato gli anziani e gli ammalati; poi, nel teatro parrocchiale, ha incontrato gli sposi che hanno battezzato i propri figli nel 2016. Inoltre, ha salutato brevemente i ministranti, i sacerdoti della Prefettura XXXVI, cui appartiene la Parrocchia, e alcune suore Figlie della Carità (Canossiane), accompagnate dalla Superiora generale. Infine, il Santo Padre ha confessato alcuni penitenti.

Dilma Rousseff visits the WCC


WCC 
Rev. Dr Olav Fykse Tveit, general secretary of the World Council of Churches (WCC), received former Brazilian President Dilma Rousseff at the Ecumenical Centre on 10 March, in Geneva, Switzerland. Accompanied by WCC deputy general secretary Prof. Dr Isabel Apawo Phiri, Tveit welcomed Rousseff at the request of the leadership of the National Council of Christian Churches of Brazil (CONIC). 

L'anniversario. Francesco, da quattro anni il «Papa della gente»


Avvenire 
(Giacomo Gambassi) Era il 13 marzo 2013 quando nella Cappella Sistina Jorge Mario Bergoglio veniva eletto Papa e sceglieva il nome di Francesco. Lunedì 13 marzo ricorrono i quattro anni di pontificato del Papa argentino arrivato «dalla fine del mondo», come lui stesso aveva detto affacciandosi per la prima volta dalla Loggia delle benedizioni della Basilica di San Pietro. 

Ecco i nomi in corsa per sostituire Vallini nella Diocesi del Papa

Il Messaggero 
(Franca Giansoldati) Francesco finora ha osservato silente la fotografia della sua diocesi. Dopo Pasqua annuncerà il  nome di chi sostituirà il cardinale Agostino Vallini. Vorrebbe che Roma fosse un faro illuminante  per il mondo. Un esempio. E invece la diocesi del Papa arranca, vivacchia, tira avanti per inerzia,  priva di progetti pastorali ad ampio respiro, capaci di fare da traino a laboratori prospettici. Come se mancasse il lievito più che la buona volontà. Il malcontento è carsico, i segnali invece sono visibili.  
Il seminario diocesano è desolatamente semi-vuoto con le sue centinaia di belle stanze inutilizzate.  C'era chi aveva suggerito di sfruttarlo per i rifugiati, ma la risposta è stata negativa per via del  carattere extraterritoriale del Laterano che complicherebbe un progetto del genere. Di fatto quelle  stanze disabitate esibiscono una carenza di vitalità. I seminaristi - specie di per sé in via di  estinzione - a Roma sembrano un po' come dei panda. Naturalmente i problemi sono ben altri. Ci  sono le finanze disastrate della diocesi, per esempio, tanto che era stato chiesto una riduzione del 10 per cento degli stipendi. O gli ammanchi emersi di recente al santuario del Divino Amore, o il calo  degli studenti all'università del Laterano, un tempo punta di diamante del sistema accademico  pontificio. La lista delle sofferenze è conosciuta a Francesco. Compreso un certo scontento, misto  ad amarezza, che serpeggia tra i parroci, probabilmente sintomo di scollamento tra la base e  l'istituzione.  
ASSENZA DI DIALOGO 
Già qualche anno fa un gruppo anonimo di preti scrisse all'allora Papa Ratzinger per lamentarsi  della difficoltà a intavolare un dialogo costruttivo con i vertici del Laterano. La lettera fu pubblicata sul Messaggero, se ne parlò per un po', e poi la cosa finì lì. Papa Francesco, in questi quattro anni di pontificato, avendo coltivato un rapporto diretto con alcuni di loro, sa che la sua diocesi vive una  fase tribolata. Di transizione. Ora si tratta di individuare il successore del cardinale Agostino Vallini  che ha ampiamente superato l'età pensionabile. Prima di arrivare in Vicariato Vallini è stato vescovo di Albano, poi Prefetto della Segnatura Apostolica, la Cassazione vaticana. Nel 2006 è stato fatto  cardinale da Benedetto XVI e due anni dopo chiamato a succedere a Ruini. Subito dopo l'elezione,  Bergoglio ha voluto che fosse al suo fianco sulla Loggia delle Benedizioni a salutare la folla  presente a San Pietro. Sia per rispetto che per amicizia, Bergoglio lo ha lasciato in carica oltre la  soglia dei 75 anni e con lui stesso ha parlato anche dell'avvicendamento.  
CACCIA AL NOME 
Un po' di tempo fa un monsignore chiese a Francesco se avesse già scelto qualcuno per il Vicariato.  Lui scherzando disse di no, visto che c'era una «lista lunga così». I rumors hanno incluso tra i  candidati il vescovo di Terni, Pompili, monsignor Paglia, il vescovo del settore Sud, Lojudice, il  teologo e prefetto Fisichella, il Sostituto Becciu. Ma la scelta al momento non è ancora maturata.  Per risolvere la grana di Roma - per via dei problemi collaterali che presenta - il Papa aspetta di  ricevere le preferenze dei parroci, con il vecchio sistema delle consultazioni. «Vorrei prima avere un vostro identikit». Due giorni fa ai parroci di settore, in un incontro a porte chiuse al Laterano, con  Vallini presente, Bergoglio ha chiesto di scrivere direttamente a lui, saltando ogni filtro: «fate  presente cosa desiderate, quali cono le cose che vanno e quelle che non vanno». Non ci sono state  domande, l'incontro è stato rapido ed è terminato con la riunione del consiglio pastorale diocesano  (al quale il Papa non ha però partecipato). La partita resta delicata e complessa. Papa Bergoglio sa  che non può sbagliare questa nomina. Ci sono oltre trecento parrocchie da gestire, da coordinare e  alle quali consegnare una visione operativa d'insieme, inclusiva di tutte le realtà cattoliche: l'esercito dei movimenti e dei religiosi presenti sul territorio, il laicato, gli altri organismi che fanno  camminare il welfare parallelo in campo sanitario, educativo, familiare, medico e nelle zone più  misere di Roma, nelle periferie del silenzio, nelle cinture dormitorio, dove se non ci fosse l'oratorio  non esisterebbe nulla di aggregativo. Il compito che attende il prossimo Vicario sarà di progettare in grande, di avere il coraggio di dialogare e di scontrarsi (nel caso) con il mondo al di fuori del  recinto del Laterano dove Cristo è ormai sconosciuto. Francesco ha confidato che il suo prossimo  Vicario non vorrebbe farlo cardinale. Chissà. Sarebbe una novità in assoluto ma anche un'arma a  doppio taglio che, come effetto collaterale, lo indebolirebbe in partenza agli occhi di Roma. 

El Salvador pedirá a papa que posible canonización de Romero sea en el país

EFE - Caracol 
El presidente salvadoreño, Salvador Sánchez Cerén, anunció hoy que enviará una carta al papa Francisco en donde le pedirá que viaje al país centroamericano para realizar la canonización del beatoÓscar Arnulfo Romero.El aviso de Sánchez Cerén fue hecho luego de que la Conferencia Episcopal de El Salvador anunciara este domingo que una comitiva de obispos viajará al Vaticano para visitar al papa y conocer como avanza el proceso de canonización de Romero, beatificado el 23 de mayo de 2015

Religioni e democrazia: per una laicità flessibile

Muoviamo da una constatazione: la laicità –che è un prodotto storico, più precisamente una acquisizione moderna- ha molteplici significati politico e religioso, culturale e sociale. Accenniamo pertanto ai diversi significati di laicità, per occuparci poi della laicità in riferimento a democrazia e religioni, e mostrare infine come oggi la laicità vada ripensata alla luce delle res novae della postmodernità e della postsecolarizzazione. Della laicità si può parlare sia in senso ristretto con riguardo alla politica e alla religione (e al loro rapporto), siain senso allargato, con riguardo alla dimensione umanistica ed epistemologica (in diversi ambiti).
Dal punto di vista politico, la laicità riguarda la fondazione dello stato moderno (come stato non confessionale) e riguarda il rapporto tra religione e politica, che può configurarsi come distinzione (“date a Dio quel che è di Dio, date a Cesare quel che è di Cesare”) o come opposizione (se si ritiene la politica come dimensione pubblica e la religione come dimensione privata). Più precisamente, riguardo al rapporto tra Stato e Chiesa, la laicità si può configurare in un duplice modo: come separazione (“libera Chiesa in libero Stato”) e come collaborazione (con “Concordati” e “Intese” tra Stato e Chiese). In pratica le diverse impostazioni hanno trovato espressione in  diversi modelli, tra cui quello francese (stato laico), quello italiano (stato concordatario) e quello americano (stato pluralista).
Dal punto di vista religioso, la laicità riguarda la cosiddetta libertà religiosama intesa come “possibilità di credere e di non credere”, per cui tale libertà si configura in una quadruplice modalità: come libertà di religione (di scelta religiosa degli individui), della religione (di esercizio cultuale delle Chiese), nella religione (di opinione nella comunità ecclesiale) e dalla religione (da parte di atei, agnostici e indifferenti). Può essere interessante notare che a questa quadruplice libertà individuata in campo religioso si potrebbe far corrispondere altrettante forme di libertà civile: rispettivamente di libertà di pensiero, di azione, di espressione e di critica, evidenziando così la possibilità di un collegamento democratico tra religione e politica.
Oltre a questi significati, che attengono al politico e al religioso (in ottica statuale o istituzionale o coscienziale) e sono i significati più noti e utilizzati, esistono altre accezioni del termine, che lo dilatano alla considerazione della persona: a livello di struttura, di saperi e di comportamenti: meno noti, non sono certo meno importanti; anzi riteniamo che lo stesso significato politico e religioso, dovrebbe essere letto alla luce della dimensione antropologica e assiologica.
Dal punto di vista della persona, la laicità si configura come difesa della dignitàumana (dei suoi diritti e delle sue libertà) di fronte al potere delle istituzioni (come lo Stato e la Chiesa). Si può allora sottolineare che le libertà, che si accompagnano alla laicità, hanno una radice comune: la dignità dell’uomo, riconosciuta come “diritto ad avere diritti”; una dignità riconosciuta dallo Stato (liberale, socialista o democratico che sia) e dalle religioni (in particolare da quelle monoteistiche, le quali concepiscono la persona hominis come immagine e somiglianza della persona Dei).
Dal punto di vista degli ambiti, la laicità si configura come rivendicazione diautonomia mondana, cioè delle realtà terrene (alle quali è riconosciuto valore di fini propri), delle forme del sapere, dell’agire e del fare (in una logica di pluralismo epistemologico); in questi casi, due possono essere gli orientamenti principali: per alcuni si tratta di “distinguere per unire”, per altri invece di “scindere per dividere” .
Dunque, siamo in presenza di una evidente complessità semantica della laicità (una questione di merito); ad essa va aggiunta una complessità stilistica della laicità (una questione di metodo), per dire che ci sono diversi modi di affrontare, trattare e porgere il problema della laicità: c’è una modalità polemica e una modalità dialogica, una modalità irascibile e una modalità mite, una modalitàarrogante e una modalità conciliante, ecc. Certamente influisce sugli atteggiamenti la personalità di chi li sostiene, ma non solo: influisce anche l’idea che si ha della laicità, e a volte non c’è soluzione di continuità tra l’idea (quale laicità) e l’espressione (laicità perché). Ciò che andrebbe tenuto sempre presente è che la laicità per principio vuole essere alternativa all’assolutismo, al dogmatismo, al fanatismo, all’integralismo, al fondamentalismo, e pertanto deve fare attenzione a non far suoi questi atteggiamenti contestati alla religione.
  1. 2. Forme di laicità
Laicità come categoria storica
In ogni sua accezione, la laicità è categoria storica: a partire dal suo significato politico e religioso è legata al contesto moderno e occidentale: non c’era laicità nelle antiche forme di “cesaropapismo” e di “teocrazia”, e non c’è laicità nelle moderne forme di “dittatura” e di “autarchia”: in tutte queste forme, la politica e la religione finiscono per usarsi reciprocamente e contaminarsi indebitamente. Quindi la laicità compare nel momento in cui si distingue politica e religione: l’indicazione evangelica sintetizza bene  tale distinzione: “date a Cesare quel che è di Cesare, date a Dio quel che è di Dio”. Certo, si potrebbe chiedere che cosa sia di Cesare e che cosa sia di Dio, ma in ogni caso il principio è posto, chiedendo di non confondere politica e religione, sia nel senso di non fare della politica una religione, sia nel senso di non fare della religione una politica: entrambe le impostazioni  alterano tanto la politica quanto la religione.
Più precisamente, la laicità, nella sua genesi, appare legata a principi (illuministi e cristiani) come quelli di libertà, eguaglianza e fratellanza e come quello di tolleranza, rispetto e riconoscimento; e, così. si configura come antitesi rispettivamente al totalitarismo politico e al fondamentalismo religioso. Quindi la distinzione tra politica e religione si caratterizza come laicità, in quanto avviene nel reciproco rispetto dell’una e dell’altra, cioè nella convinzione che ciascuna deve procedere juxta propria principia, senza indebite identificazioni o strumentalizzazioni.
Due tipi di laicità
La conquista della differenza tra politica e religione pone nuovi problemi: quelli relativi alla distinzione teorica (una separazione o a una opposizione?) ovvero quelli riguardanti la loro relazione pratica (intese e concordati ledono la laicità o la rendono concretamente possibile?). La risposte a questi interrogativi configurano molteplici tipi di laicità che vanno dalla “laicità rigida” (oestrema radicale o escludente), che rifiuta ogni riconoscimento pubblico della religione (collocata nel privato, e, anche così, più o meno tollerata) alla “laicità flessibile” (o moderata o includente o mite, per usare un termine che viene oggi applicato anche al diritto, all’economia, ecc.), che riconosce pubblicamente la religione (per cui si concludono con le Chiese specifici patti regolativi).  Si tratta di due forme di laicità che, per esempio, hanno trovato espressione rispettivamente nel “modello francese” e nel “modello italiano”. Più precisamente, (come ha ricordato Giuseppe Dalla Torre) in Francia l’idea di laicità ha conosciuto diverse versioni: la laicità di lotta alla religione, lalaicità di separazione rispetto alle religioni, la laicità come neutralitànon conflittuale con la religione, la laicità laicizzata, cioè deideologizzata, lalaicità comprensiva del fatto religioso, la laicità positiva o rinnovata.
Tuttavia, semplificando, si potrebbe parlare di modello francese per indicare una “incompatibilità” fra laicità e religione, e di un modello italiano per indicare invece una  “compatibilità” a certe condizioni. In altri termini, nel primo caso si ritiene che la laicità sia strutturalmente altro dalla religione, mentre nel secondo caso si ritiene necessario chiarire tanto l’idea di laicità, quanto l’idea di religione: se questa è sacralista, clericale, fondamentalista o integralista, inevitabilmente (e conseguentemente) rifiuta la laicità e dalla laicità è logicamente rifiutata; se invece la laicità è irreligiosa, antireligiosa, antichiesastica o anticlericale non può venire a patti con la religione, la quale logicamente la rifiuta. Le cose cambiano, se la religione e laicità s’incontrano sul terreno della “secolarità”, cioè del riconoscimento dell’autonomia delle realtà temporali; tale “autonomia” è altra cosa rispetto alla mera “strumentalità” che il sacralismo attribuisce loro, ed è altra cosa rispetto alla assoluta “indipendenza” che il secolarismo attribuisce loro.
L’autonomia, cui si fa riferimento, è una impostazione non semplicemente ipotetica (teorica), ma reale (storica), che ha trovato espressione in due testi fondamentali: uno civile, cioè la Costituzione della Repubblica italiana (in vigore dal 1948, ma elaborata tra il ’46 e il ’47) e l’altro ecclesiale, cioè laCostituzione pastorale Gaudium et spes del Concilio ecumenico Vaticano II (pubblicata nel 1965, ma elaborata negli anni Sessanta). Vediamo più da vicino questi due riferimenti.
Laicità è Costituzione Italiana
Dal punto di vista civile, la secolarizzazione, come aspetto della modernità, è stata pur faticosamente realizzata e almeno nella prima modernità in termini di “secolarità”: il testo costituzionale italiano ne è una efficace espressione. Infatti, il criterio ispiratore della Costituzione italiana è stato considerato (con sentenza della  Corte Costituzionale) proprio il “principio laicità”, pur se la parola “laicità” non è mai usata nel testo costituzionale, ed è una laicità che con la religione entra in dialogo non solo in termini pattizi, ma anche e soprattuttoculturali, tant’è che i diritti di libertà ed eguaglianza e i doveri di solidarietà e giustizia sono recepiti nella loro radice sia evangelica sia illuministica: la elaborazione dei primi “principi fondamentali” (e  specificamente i primi tre articoli) sono sotto questo profilo esemplari, in quanto nascono dall’incontro di culture diverse (liberale, socialista repubblicana, marxista e cattolica).
Bisogna peraltro aggiungere che la secolarizzazione si accentua nella seconda modernità in termini di “secolarismo”, per cui si pongono nuovi problemi sulrapporto laicità e religione, e due sono le scuole di pensiero: per la prima ilsecolarismo è un approdo inevitabile della secolarizzazione, per cui lo scontro con la religione è prima o poi inevitabile; per la seconda invece, la secolarizzazione è al bivio tra secolarità e secolarismo, e quella secolaristica è una deriva, che può essere evitata, e ciò comporta salvaguardare non solo ilrapporto laicità e religione, ma il senso stesso della democrazia. Tutto ciò si riflette anche a livello di legislazione italiana e di dibattitto intorno alla Carta costituzionale, per cui il rapporto tra religioni e democrazia è di tutta attualità, e al cuore di tale rapporto si pone il diritto alla laicità.
Laicità e Chiesa Cattolica
Dal punto di vista ecclesiale, a partire dal Concilio Vaticano II la secolarizzazione viene legittimata nella sua versione secolare (non secolaristica): così nella Gaudium et spes il Vaticano II si è interrogato sul rapporto chiesa-mondo, superando sia la posizione dell’alternativa o del contrasto (chiesa o mondo), sia la posizione del parallelismo o del collegamento (chiesa e mondo), per giungere alla posizione della presenza o collaborazione (chiesa nel mondo).
Si tratta di una acquisizione importante che era stata per alcuni aspetti anticipata da alcuni pensatori del personalismo cristiano (da Jacques Maritain ad Emmanuel Mounier a Romano Guardini) e che, per altri aspetti, sarà sviluppata dalla Dottrina sociale della Chiesa. Questa, avviata con l’enciclica Rerum Novarum (1891), viene di decennio in decennio celebrata (tra l’altro con laQuadragesimo anno di Pio XI e il Radiomessaggio di Pio XII nel 1942); dopo mezzo secolo, questo filone si è sviluppato sempre più chiaramente in senso democratico: così il Radiomessaggio di Pio XII per il 60°, l’enciclica Mater et magistra di Giovanni XXIII per il 70°, la lettera di Paolo VI Octogesima adveniens, l’enciclica Laborem exercens per il 90° e, infine, l’enciclicaCentesimus annus di Giovanni Paolo II: documenti che costituiscono altrettante tappe nella presa di coscienza ecclesiale della laicità e del ruolo che i fedeli laicihanno nel suo esercizio (oggetto pure di una specifica esortazione apostolica del 1988, quella di Giovanni Paolo II sui Christifideles Laici).
Questo riconoscimento della legittima secolarizzazione politica ed economica si fa ancora più evidente con il magistero sociale di Giovanni XXIII (e precisamente con l’enciclica Pacem in terris), di Paolo VI (con quella grande enciclica,Populorum progressio, che -come la Rerum novarum- sarà celebrata, per sottolineare l’avvio di un nuovo filone del Magistero sociale), di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI (rispettivamente con le encicliche Sollicitudo rei socialis eCaritas in veritate: a 20 anni e a 40 anni dalla Populorum progressio): si tratta di un secondo filone della Dottrina sociale della Chiesa che dilata la sensibilità sociale e richiama ulteriormente la portata della laicità: se ne trova una precisa sintesi nel Compendio della Dottrina sociale della Chiesa (2004).
L’una e l’altra sono accentuate in modo rinnovato dall’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, che può considerarsi come l’avvio di un terzo filone, incentrato sulla “cura della casa comune”. In particolare, è da rilevare che la questione ecologica viene da Bergoglio caratterizzata come “ecologia integrale”, in alternativa all’antropocentrismo moderno e all’ecocentrismo postmoderno: in diverso modo queste due impostazioni sono espressione di secolarismo: egocentrico (storicismo immanentista) o biocentrico (ecologia profonda), mentre l’impostazione di Papa Francesco si configura come umanesimo ecologico o ecologia umanistica, nel senso cioè che l’antropologia non s’impone alla ecologia né si dissolve nell’ecologia, ma nella ecologia trova espressione  un nuovo umanesimo solidale, che riconosce la dignità universale (di tutti gli esseri) e quella specifica (della persona umana), e riconosce l’unità universale (della famiglia cosmica) e quella specifica (del genere umano), proponendo quindi una visione caratterizzata da “nessi” che, senza cancellare la specificità degli ambiti, li mette in relazione in nome della unità della persona.
Forse, più che di “filoni” (che potrebbero essere considerati sostitutivi) si potrebbe più appropriatamente parlare di “cerchi”, per evidenziare la dilatazione progressiva, che ingloba le precedenti acquisizioni. Così inteso, il percorso della Dottrina sociale della Chiesa mostra come quello della laicità sia principio sempre più presente e conciliabile con il Magistero sociale, che peraltro tiene ferma la distinzione tra “laicità” (come “secolarità”) e “laicismo” (come “secolarismo”).
  1. 3. Laicità e secolarizzazione
Laicità e monoteismi
C’è stato, dunque, un incontro della religione con la laicità, e riguarda specificamente la Chiesa cattolica, ma è significativo per mostrare che il rapporto tra ecclesialità e laicità può contribuire a valorizzare il dialogo. Non a caso, proprio al tema del dialogo sono stati dedicati alcuni documenti fondamentali del Vaticano II come Unitatis redintegratio (sul dialogo interconfessionale con le chiese cristiane) e Nostra Aetate (sul dialogo interreligioso con i monoteismi e le religioni mondiali), ma qui interessa soprattutto il dialogo in chiave sociale, che lo collega alla laicità; in proposito si può ricordare l’enciclica programmatica di Paolo VI intitolata Ecclesiam suam, e la costituzione conciliare Gaudium et spes sul dialogo socio-culturale con il mondo contemporaneo. A partire da questi testi è stato un susseguirsi di contributi pontifici e vaticani in tema di dialogo, che hanno portato a valorizzare la laicità, a partire dal dialogo, che è una delle espressioni fondanti della laicità.
Un’altra espressione essenziale alla laicità è la libertà, e anche da questo punto di vista si può citare un documento conciliare, oltre a testi pontifici. In particolare, del Vaticano II è la Dichiarazione Dignitatis humanae, che pone proprio il problema della libertà religiosa come madre di tutte le libertà. E nel successivo Magistero si andrà sempre più precisando il carattere “propositivo” e non “impositivo” della fede, e sarà accentuata la differenza tra “proselitismo” e “testimonianza” con un crescendo di testi che fanno perno sulla libertà religiosa e che, conseguentemente, evidenziano il nesso tra libertà e laicità.
Da quanto detto, dovrebbe risultare che laicità e religione non sono da considerare in opposizione o in alternativa, almeno laddove la religione abbia fatto suo il “guadagno storico” della laicità, pur prendendo le distanze dalla “conquista impazzita” del laicismo. Si tratta di una distinzione che, ovviamente, non è condivisa da certo pensiero laico, ma, seppure la valutazione possa essere discussa, è da riconoscere che la Chiesa cattolica ha avviato e sviluppato un nuovo atteggiamento nei confronti della laicità, un tema al centro di tanti dibattiti conciliari e postconciliari, che hanno portato a operare una serie di precisazioni lessicali, per cui la Chiesa parla ad intra di “laicalità” ecclesiale da parte del “laicato” cattolico, e ad extra di “laicità” mondana da parte dei fedeli “laici” impegnati nel mondo nei processi di secolarizzazione. Non solo: aperture alla laicità sono da segnalare oltre che nel mondo cattolico, anche in quello protestante, che anzi è particolarmente sensibile al tema della laicità. In ogni caso, sono pure da segnalare nel mondo protestante e in quello cattolico forme di fondamentalismo.
Per quanto riguarda gli altri due monoteismi, risulta che l’ebraismo per certi aspetti e soprattutto l’islam per certi altri debbano ancora fare i conti con la laicità. La cosa riguarda specialmente l’islam, tanto che si è giunti a parlare di “scontro di civiltà”: dopo quello ideologico, saremmo in presenza di quello culturale e religioso, causato dal cosiddetto “fondamentalismo islamico”. Senza entrare nel merito della ipotesi suggerita da un politologo statunitense, ciò che risulta evidente è il nuovo ruolo che le religioni svolgono nello scenario della globalizzazione.
Laicità e modernità
Al riguardo vorrei dire che, a ben vedere, ogni comunità (religiosa o civile che sia) si trova sempre di fronte ad un bivio, quello tra l’opzione violenta (colonialismo o proselitismo) e l’opzione nonviolenta (confronto o testimonianza). Quando si vuole imporre una cultura o una fede, quando si vuole esportare una democrazia o una rivelazione, la politica e la religione fanno una scelta di tipo “ideologico” che le configura in modo diverso rispetto a quando optano invece per una scelta di tipo “dialogico”. Quindi, quella ideologica non è una tentazione esclusiva della religione, bensì di ogni società: politica o religiosa che sia: in fondo alla base della impostazione che le ideologizza c’è la convinzione che sia un loro dovere “convincere” o “convertire” l’altro.
E’ stata la modernità (e non è stato facile) a pervenire a una concezione che fa perno su libertà, eguaglianza e fratellanza, e che, a tal fine, muove dallatolleranza, per aprirsi al rispetto e giungere al riconoscimento. Quanto di questo percorso civile (che possiamo rubricare sotto la voce “illuminismo moderno” in senso lato) sia debitore della radice religiosa (in questo caso cristiana) permette di evidenziare che non la religione per se stessa, ma una  sua alterazione è negatrice della laicità, per cui non si dovrebbe rifiutare la religione tout court, ma solo un suo specifico aspetto (più o e meno inquinato e inquinante).
Si tratta di precisazioni importanti, per cui può servire ricordare le concezioni relative al rapporto tra religione e violenza. Una posizione è quella che definirei dell’illuminismo ideologico, secondo cui la religione è istrumentum belli, in quanto è caratterizzata da assolutismo, intolleranza e fanatismo, e quindi sono inevitabili (sotto diversa forma) le guerre di religione come guerre tra le religioni. Un’altra posizione è quella che definirei del realismo politico, secondo cui la religione è istrumenti regni, in quanto è caratterizzata da valori e convinzioni che possono essere utilizzati per governare, e quindi è inevitabile (prima o poi) una strumentalizzazione della religione, che perciò può essere coinvolta (direttamente o direttamente) nella violenza del potere. Un’altra posizione ancora è quella che chiamerei del “purismo teologico”, secondo cui la religione è, per sua natura, nemica della violenza, perché il suo è un messaggio di fratellanza: questa impostazione non trova riscontro nella storia. Alla luce di questa si pone un’altra posizione che chiamerei del “bipolarismo teologico”, per dire che in ogni religione ci sono due dimensioni alternative: quella dialogicaè caratterizzata da apertura, e quella ideologica è invece caratterizzata da chiusura; quindi, a seconda degli atteggiamenti che le religioni assumono, e che sono sempre frutto di una loro scelta, consegue una dimensione violenta, inquisitoria o censoria che la laicità non può accettare, ovvero una dimensione aperta, disponibile e rispettosa, con cui la laicità può intendersi.
Dunque, solo a livello di religione che opta per la libertà, solo con la religione connotata in termini di ascolto e di dialogo, di libertà e di pluralismo, i sostenitori della laicità possono trovare una adeguata sponda. Ne consegue ancora una volta che laicità e religione non sono di per sé incompatibili; lo sono se la religione si configura in termini ideologici o ideologizzati, strumentali o strumentalizzati; quando ciò non avviene, la religione risponde alla sua più vera vocazione e può incontrarsi con la laicità, per cui si potrebbe addirittura affermare che la laicità è banco di prova della stessa religiosità. Occorre ribadire che quello della ideologizzazione è un rischio non solo per la religione, ma anche per la laicità: il fanatismo di questa non è peggiore del fanatismo di quella. Pertanto il problema non è scegliere tra due fondamentalismi (il male minore?), ma evitare ogni fondamentalismo. In tale ottica, alla laicità può essere attribuito il compito non di rigettare la religione, bensì di contribuire alla purificazione della religione, denunciando il fondamentalismo religioso. La religione, per converso, può assolvere il compito di purificare la laicità, affinché non finisca per essere intolleranza nei confronti di ogni religione e magari dar luogo a un fondamentalismo antireligioso.
Laicità e religione
Allora, l’incontro di religione e laicità porta tanto la laicità quanto la religione non a ignorarsi o, peggio, a combattersi, bensì a misurarsi tra loro per aiutarsi a incrementare la loro sensibilità per la libertà e la loro  attitudine al dialogo, dal momento che entrambe devono evitare rispettivamente il secolarismo e il religionismo. In tal modo laicità e religione contribuirebbero e collaborerebbero alla “umanizzazione”, che è la grande sfida oggi, in presenza della crescente “disumanizzazione” etica e “deumanizzazione” tecnica (l’ipotizzato “postumano” -almeno nella versione del “transumano”- appare sempre più per quello che è , cioè “antiumano”).
Ci può essere, quindi, un impegno comune, per religioni e laicità, se non si attardano su vecchie polemiche: pro o contro la laicità ovvero pro o contro la religione. Contrasti che, pure, hanno avuto la loro ragione d’essere, quando la religione si attestava su posizioni premoderne e antimoderne, per cui rifiutava la laicità, e la laicità rifiutava la religione, configurata come alienazione o illusione. Contrasti che non hanno più ragione d’essere, quando ecclesialità e laicità si ritrovano a condividere (come nel caso della Chiesa Cattolica) valori quali il pluralismo e il confronto, la libertà e il dialogo, la tolleranza e la democrazia.
Occorre aggiungere che contrasti, invece, permangono in presenza di religioni che non abbiano attraversato l’illuminismo moderno. Questo d’altronde non si può imporre, come del resto ogni esperienza culturale, tanto più che la storia non si ripete; pertanto è di un nuovo illuminismo che si avrebbe bisogno: come è stato salutare l’illuminismo nella secolarizzazione, così potrebbe esserlo altrettanto un nuovo illuminismo nella postsecolarizzazione. Fermo restando il richiamo alla libertà e al dialogo, bisogna però che esso sia rispondente al nuovo contesto, che è caratterizzato dalla globalizzazione e dalla postsecolarizzazione. Di conseguenza, l’illuminismo va ripensato, e quindi la stessa laicità.
E’ evidente, allora, che il bivio non è tra laicità e religione, bensì tra ideologialaica o religiosa e umanità laica o religiosa, tra chi considera la religione come ideologia” e chi la considera come “fratellanza”, tra una religione che sceglie di essere “ideologica” e una religione che sceglie di essere “dialogica” o (per usare il linguaggio di Jean Luc Nancy) tra una religione “terrestre” o “chiusa” e una religione “celeste” o “aperta”. Pertanto, in attesa che i tempi maturino per un dialogo tra religione e laicità, si potrebbe operare su un duplice fronte: quello della democrazia e quello dell’educazione (e non occorre ricordare che a più riprese e da più parti è stato messo in evidenza il nesso tra le due).
Dal punto di vista sociale, va ribadita la distinzione (che non è scissione) tra piano religioso (fedeltà al proprio credo) e piano politico (fedeltà alle istituzioni politiche a cominciare dalla carta costituzionale): è principio fondante della laicità che le regole della democrazia devono valere per tutti a prescindere dalle convinzioni religiose di ciascuno (così, per esempio, la distinzione tra “reato” e “peccato”, tra legge dello Stato e legge della Rivelazione). Insomma, la distinzione tra credenti e cittadini permette di perimetrare la legge religiosa nell’ambito della comunità che l’accetta per fede, e di far valere la legge costituzionale nell’ambito della convivenza civile che, sotto questo profilo, prescinde dalle appartenenze confessionali; tra l’altro, una tale distinzione permette di valutare meglio il senso delle due legislazioni.
Dal punto di vista culturale, si rende necessario puntare sulla conoscenza: nulla quanto la conoscenza ha valore laico, se avviene nel rispetto reciproco e nella ricerca comune. Sotto questo profilo, un ruolo importante può svolgere lascuola (almeno quella statale), quando accompagni l’opera di istruzione formale con l’opera di educazione valoriale (valori illuministici ma anche evangelici), entrambe tanto più necessarie oggi che la scuola è all’insegna sia della multiculturalità fattuale, sia della interculturalità progettuale, per cui si rende necessario impegnarsi teoreticamente e praticamente a realizzare nelle classi una relazionalità che riconosca la diversità non meno che la pariteticità, in modo che le differenze non si trasformino in diseguaglianze, e il pluralismo nelle sue diverse espressioni (etniche ed etiche, cultuali e culturali) sia visto come una ricchezza, che certamente pone qualche problema, la cui soluzione però è un guadagno per tutti.
Ebbene, la società contemporanea ha sviluppato in presenza della crescente multiculturalità tutta una serie di opzioni: dal multiculturalismo alla interculturalità, alla transculturalità, anche se nello stesso tempo si sono manifestate forme di intolleranza, di xenofobia o di razzismo. E’ evidente che l’odierna società plurale sta conducendo al suo interno la sua battaglia per scegliere tra apertura e chiusura, tra inclusione ed esclusione, tra solidarietà e narcisismo. Dal canto suo, la Chiesa cattolica va rinnovando i suoi atteggiamenti teorici e pratici in presenza del pluralismo religioso e della conflittualità religiosa. Al riguardo va segnalato che. a partire dal cosiddetto “spirito di Assisi” (1986), la Chiesa ha inaugurato un nuovo stile relazionale interreligioso, tanto che un documento del 1996 chiarisce che l’evangelizzazione non si esplica solo nell’annuncio, ma in “dialogo e annuncio”, e che il documento della Commissione internazionale del 2016, nel riconoscere gli errori della Chiesa nella sua opera evangelizzatrice, afferma che “le guerre di religione e la guerra alla religione sono insensate”.
Dunque, l’idea di liquidare la religione che in passato è sembrata a qualcuno una espressione di laicità, in realtà, non solo cozza contro la storia, ma contraddice il senso stesso della laicità, e la sua rivendicazione di libertà. E’ vero che la secolarizzazione ha inciso sulla religione in Europa e nel mondo occidentale, non è vero che abbia determinato il superamento della religione: è vero che per alcuni aspetti l’ha inquinata, come è vero che per altri aspetti l’ha depurata. Infatti, la Chiesa cattolica ha potuto negli ultimi settant’anni configurarsi  (lo riconosceva Norberto Bobbio) come la maggiore istituzione a difesa dei diritti dell’uomo, impegnata tra l’altro anche a denunciare le idolatrie del profitto, del potere, del prestigio e del piacere: su questi fondamenti la modernità ha costruito un edificio, che oggi appare più traballante della stessa religione. La Chiesa cattolica, peraltro, non si limita a denunciare una situazione di crisi, ma s’impegna pure e soprattutto ad annunciare un nuovo umanesimo per una società capace, senza strabismi, di coniugare insieme religiosità e laicità; esse vanno riconosciute come valori umani, che stanno a cuore tanto della democrazia quanto della religione, nella consapevolezza che possono diventaredisvalori quando si cede ai sacralismi e ai secolarismi.
  1. 4. Laicità e postsecolarizzazione
Laicità e globalizzazione
Da quanto detto, dovrebbe risultare che la laicità è tipica della modernità, ma, alla luce della consapevolezza che la modernità non s’identifica con lasecolarizzazione (questa ne costituisce solo un aspetto), si pone il problema di (o se) ripensare la laicità in riferimento alla postsecolarizzazione. Questa può mettere in discussione la laicità, almeno quella della secolarizzazione, che considerava la religione in termini residuali, per cui, la laicità si poneva come critica della religione (intesa quale alienazione o illusione o risentimento).
La globalizzazione ha dilatato il problema: nello scenario mondiale, per un verso, un ruolo pubblico importante svolge certamente la Chiesa Cattolica, che ha attraversato il processo di secolarizzazione, operando nei suoi confronti una valutazione che ne ha distinto i “guadagni storici” e le “verità impazzite2; e, per altro verso, un ruolo differente ma non meno significativo è svolto dallareligione musulmana, che il processo di secolarizzazione non ha vissuto e non sembra intenzionata a viverlo, almeno in riferimento agli esiti che ha prodotto sul cristianesimo europeo e sull’occidente cristiano. In questa situazione, la tentazione di applicare all’islam quanto ha sperimentato il cristianesimo può sembrare operazione valida; invece, non è così: e perché la storia non si ripete, e perché soprattutto non si può dimenticare che la laicità è una categoria storica, una categoria tipicamente moderna e occidentale: è il prodotto culturale di un processo, e ha dato risultati positivi; tuttavia non ha valore assoluto, ma pur sempre relativo, per cui la sua validità deve essere nuovamente provata, ed è evidente che la sua vitalità dipende dalla capacità di calarsi nel nuovo contesto storico.
Ne consegue che nella postmodernità sarebbe un errore considerare la religione come nella modernità, cioè qualcosa di “residuale”, in via di estinzione: oggi non si può sottovalutare la religione, e con la sua presenza pubblica occorre fare i conti. Da qui l’ipotesi di una nuova laicità, che non rinuncia a rivendicare libertà e dialogo, pluralismo e confronto, tolleranza e solidarietà, ma lo fa alla luce della nuova situazione, in particolare della nuova situazione determinata dalla presenza dell’islam e dal terrorismo che all’islam dice di ispirarsi.
Tutto ciò rende la situazione difficile, tanto più che molto diversificate ne sono le interpretazioni, le quali, al di là delle singole valutazioni, finiscono in un modo o in un altro per mettere sotto processo la laicità. Ebbene, è importante capire le ragioni di chi l’assolve e quelle di chi, invece la condanna. Le ha richiamate Marco Ventura in un articolo su Le laicità parallele di Francia e Turchia (in “La Lettura”, n. 244, 31 luglio 2016, p. 9): secondo alcuni, la laicità va difesa dal fondamentalismo nell’interesse della stessa religione; la laicità va difesa dal crescente pregiudizio antislamico; la laicità va difesa dalla pretesa musulmana di essere uno stato nello stato; secondo altri, invece, la laicità è responsabile dell’odio e della violenza; la laicità è, insieme, con la libertà religiosa la proiezione sul mondo musulmano dell’universalismo coloniale occidentale; la laicità è un estremismo che tenta di sradicare tutte le religioni.
Ecco perché, di fronte a questa situazione, c’è bisogno di ripensare la laicità: per vedere come possa ancora essere valida in un contesto come quello della postsecolarizzazione. A tal fine, appare evidente tra l’altro la necessità di unanuova mentalità, portatrice di una duplice consapevolezza, secondo cui  le religioni che si fanno guerra e la laicità che fa guerra alle religioni hanno fatto il loro tempo; e quindi è tempo che la laicità si presenti come patrimonio comunedi credenti e non credenti, perché non è la confessionalità a costituire lo spartiacque tra laici e non laici.
Infatti, quello che conta è come si vive la propria religiosità e la propria laicità: esse sono o possono essere compatibili se fondate sulla dignità umana e se sono finalizzate alla promozione umana; diversamente, religione e laicità celano sotto differenti etichette lo stesso prodotto, ossia l’ideologia, vale a dire la strumentalizzazione dell’uomo. Ciò avviene quando il dialogo è ridotto a stratagemma o strategia, il pluralismo è considerato come contingenza da superare, la tolleranza è declassata a sopportazione o indifferenza, il rispetto è limitato alla  enunciazione astratta, la solidarietà è esercitata in senso assistenzialistico o paternalistico. Ecco, quando gli aspetti, che hanno accompagnano la genesi e lo sviluppo della laicità, perdono la loro originaria dimensione di riconoscimento, di reciprocità, di responsabilità, la laicità finisce per essere una bandiera vecchia che non garrisce più ai venti nuovi, e al suo posto si colloca l’ideologia. Questa per altre ragioni può contaminare anche la religione, quando l’identità diventa un feticcio, quando la testimonianza si trasforma in proselitismo, quando la salvezza si presenta come un monopolio, quando la fede si traduce nel fanatismo. Ebbene, in ogni caso, l’ideologia si combatte favorendo una rinnovata idea di laicità e di religione che non abbiano la pretesa di “convincere” o di “convertire”, ma solo l’esigenza di “condividere” o di “confrontare”.
Una tale impostazione può animare sia l’impegno dei credenti sia l’impegno dei non credenti, nel senso che laicità come antideologia preserva la religione dal fanatismo e dal fondamentalismo, e preserva la politica dal totalitarismo e dall’autarchia. Dunque, politica e religione insieme nella accettazione della laicità e nel rifiuto della ideologia. In breve, l’ideologia tende a trasformare politica e religione in impostazioni divisive, per cui in politica si tende a parteggiare invece di partecipare, e in religione si tende ad assolutizzare il proprio credo invece di metterlo in relazione con il credo altrui. Ciò nuoce sotto tutti i punti di vista: nuoce alla concezione laica di radice moderna, nuoce alla concezione religiosa (come quella cristiana) che ha attraversato e, almeno in parte, assimilato la modernità e quindi la laicità, e soprattutto nuoce alla concezione religiosa che identifica la modernità con la secolarizzazione e vede nella laicità (anche per certe esperienze moderne) qualcosa di antitetico alla religione. Ma così non è, se la laicità non fa di tutto per apparire come nemica del “sacro” (anzi del “santo”), e se la religione non fa di tutto per configurarsi come “clericale” o “ierocratica”. Si può e si deve invece ipotizzare che laicità e religione siano chiamate a incontrarsi per la loro comune tendenza allaumanizzazione dell’uomo, e possano perseguire tale obiettivo se si pongono a difesa della libertà: così la religione “propone e non impone la fede” (Concilio Vaticano II), e così la laicità è “la possibilità di scegliere tra avere una fede e non averne” (Agnes Heller), e su queste basi fanno del dialogo non solo un metodo intellettuale ma uno stile esistenziale.
Tornare all’Illuminismo?
Al riguardo è interessante una recente riflessione della filosofa Heller sulterrorismo (Aristotele contro l’Isis, in “La Lettura”, n. 247, 21 agosto 2016, pp. 6-7). Dopo quello degli anni Settanta (Settembre nero) e dopo quello di inizio secolo (Al Qaeda), la terza ondata di terrorismo è quella del “fondamentalismo islamico (Isis). Secondo la pensatrice ungherese, “i fondamentalisti non rinunciano alla modernità; essi non rinunciano al capitalismo o alla tecnologia moderna, anzi l’Isis ne fa uno strumento di potere. Rinunciano alla libertà e ai valori dell’Illuminismo. Il fondamentalismo è un fenomeno moderno, offre fondamenti in un mondo dove non ce ne sono”.  Dal momento che, secondo la Heller, “non v’è dubbio che una solida base per il terrorismo è una visione nichilista del mondo e dell’umanità”, questa filosofa ritiene che “come risposta alla sfida del terrore globale possiamo ancora una volta tornare all’Illuminismo”.
Ed è la posizione anche di Paolo Flores d’Arcais nel suo saggio sul fondamentalismo islamico La guerra del sacro. Terrorismo, laicità e democrazia radicale (ed. Cortina, Milano 2016). Si tratta -precisa Flores- di una guerra dichiarata non ai governi occidentali, bensì ai valori rivoluzionari dell’eguaglianza, della laicità e delle libertà civili, perciò questo il filosofo paventa il pericolo che siano istituite scuole islamiche accanto a quelle cattoliche in nome della libertà religiosa. Per combattere tale guerra Flores D’Arcais indica sinteticamente tre condizioni: una efficace integrazione, che richiede ingenti investimenti; una rigorosa laicità; e nessuna concessione di diversità a chi propone diseguaglianza dei diritti. E anche per Flores il riferimento necessario è all’Illuminismo, più precisamente a una sinistra egualitaria e illuminista (che peraltro riconosce che non c’è: non c’è più o non c’è ancora).
A parte ciò, occorrerà (a me sembra) un illuminismo capace di misurarsi con una situazione che è nuova -cioè il mix di globalizzazione, terrorismo e islam- e con una consapevolezza che è nuova -cioè che la cultura occidentale moderna è all’insegna della separazione degli ambiti del sapere e dell’agire, mentre la cultura orientale (islamica, cinese o indiana) appare caratterizzata da una impostazione in cui è difficile separare filosofia, religione e politica, e volerlo fare significherebbe imporre indebitamente un paradigma epistemologico. Non solo: c’è pure da chiedersi se tale paradigma sia di per sé valido o se non vada rivisto nel nuovo contesto.
Complessità della religione
Al riguardo è utile la riflessione operata da Charles Taylor nell’intervento suDemocrazia, diversità, religione del 2015 (Occidente e islam: l’incontro è possibile, in “Vita e Pensiero”, n. 3, maggio-giugno 2016, pp. 13-21, in particolare pp. 16-17). In questo saggio il filosofo canadese destabilizza la teoria delle sfere, secondo cui la “società è come formata da diverse sfere: la sfera politica, la sfera religiosa, la sfera dell’arte, la sfera dell’economia… A causa di questa nozione delle sfere differenti, pensiamo che ogni cosa ricada in una di queste categorie. E, naturalmente, l’idea della separazione tra politica e religione è basata sul concetto che si tratta di sfere chiaramente diverse. Ebbene, il problema è che gran parte della vita umana non può essere interamente colta da queste suddivisioni. (…) Questo tipo di pensiero a blocchi unici è molto comune, perché abbiamo una certa idea ipersemplificata della sfera religiosa, della sfera politica, della sfera culturale, e così come abbiamo, nella nostra società, un’idea ipersemplificata della religione”.
Questa complessità -precisa Taylor- è di tutta evidenza sia riguardo all’islam, sia riguardo al fondamentalismo. “Se consideriamo l’islam, dobbiamo riconoscere che presenta un’incredibile varietà nello spazio e nel tempo” (ma -aggiungiamo- la varietà è di casa a ben vedere anche nel mondo cristiano e specificamente -come notava il card. Carlo M. Martini, nello stesso mondo cattolico). Non solo: secondo Taylor e “ritroviamo la stessa varietà tra gli esempi offerti dal mondo di oggi di quello che definiamo all’ingrosso come fondamentalismo, e che sono invece reazioni a diversi tipi di modernità”, e forme che restringono la complessità del fenomeno (ancora una volta questo vale per il fondamentalismo islamico come per quello cristiano). Avverte Taylor: “tutte queste considerazioni riguardo alla complessità della religione, e alla distinzione tra la religione e altre cose, vogliono dire che dobbiamo fare delle scelte nel nostro modo di categorizzare. Se si categorizza in un certo modo… se si fa di ogni erba un fascio, si opera una stigmatizzazione”. Ebbene, “ciò che sta dietro alla stigmatizzazione, ciò che la fa funzionare è la visione ipersemplificata di quello che è una religione e nel nostro caso di quello che è l’islam”. Taylor conclude sostenendo che “dobbiamo combattere con forza questa tendenza nelle nostre società, per andare in un’altra direzione”.  Quindi “dobbiamo rapidamente ristrutturare le nostre categorie e ricomporle in una nuova combinazione che ci permetta di vedere le distinzioni importanti e di sapere come agire alla loro luce, in modo ben diverso”.
Complessità della laicità
Dunque, l’impostazione moderna, che ha portato con sé tutta una serie di acquisizioni positive, ha portato anche a una antropologia scissa, nel senso che tra gli ambiti (le sfere) c’è separazione, per cui si rende oggi evidente che la laicità finisce per configurare una antropologia sommatoria, risultato di tanti ambiti che sono tra loro divisi. Il che applicato a politica e religione induce a ritenere che la distinzione, indubbiamente positiva sotto certi aspetti, non lo sia sotto certi altri, perché l’unità del soggetto umano ha finito coll’essere compromessa: la divisione epistemologica ha avuto la meglio sulla unità antropologica. e l’umanesimo, che ne è scaturito, ha risentito di tale primato.
Occorre, quindi, fuoriuscire da una tale logica e aprirsi a visioni più articolate. Certe distinzioni, che pur sono state utili, non possono essere ripetute acriticamente, perché perpetuano una schematizzazione che è facile quanto fuorviante. E non serve inventarsi nuove distinzioni, come quella, per esempio, tra “islamici” e “islamisti”, tanto più che non risultano analoghe distinzioni tra “cristiani” e “cristianisti”, tra “giudei” e “giudaisti”; e, d’altra parte, c’è da chiedersi chi sia legittimato a operare tali valutazioni, a stabilire chi sono gli uni e chi sono gli altri. Anche per questo, mi sembra che sia da evitare la identificazione della laicità con un modello, quello illuministico, che certamente è stato essenziale nel contesto della secolarizzazione, ma che chiede di essere rivisto nel contesto della postsecolarizzazione. Forse, piuttosto che tornare all’Illuminismo, è più opportuno ripartire dall’Illuminismo; anche qui, però, senza semplificare, bensì articolando l’istanza illuministica in riferimento alle res novae.
Forse oggi va emergendo il bisogno di realizzare non una aprioristica divisione, una separazione, una opposizione tra religione e laicità, bensì una rilettura del loro rapporto, in modo da permettere un inedito dialogo interculturale e interreligioso: ciò reclama una laicità che non sia sclerotizzata su antichi modelli, e una religiosità che non sia attestata su intransigentismi di vecchio e nuovo conio. Sotto questo profilo ritengo che la laicità debba rifiutare lacompromissione notturna e sotterranea, ma non debba temere ilcompromesso diurno, trasparente. Al riguardo, la elaborazione della Costituzione italiana può offrire un modello di laicità dal punto di vista democratico non meno che da quello religioso. In questa ottica si potrebbe auspicare che credenti e non credenti si ritrovino -in nome della laicità- a favorire lo sviluppo della democrazia e le sue ragioni, ragioni che in certi casi possono trovare in una religione motivazione e incentivazione, e in un’altra religione invece rifiuto o ostacolo. Ecco perché il dibattito è in corso, e ad esso è opportuno che ciascuno dia il suo contributo nella consapevolezza che la laicità non ha un significato univoco, bensì multivoco: se ne può parlare in più modi e non equivoci, diceva Aristotele dell’essere, e mi pare che lo si possa ripetere per la laicità.
C’è allora da chiedersi: la laicità -in tempo di modernità e in tempo di postmodernità, in tempo di secolarizzazione e in tempo di postsecolarizzazione- è sempre la stessa? Ovvero i valori di cui è portatrice (cioè libertà e dialogo) sono da declinare diversamente in presenza dei cambiamenti storici? Pensiamo che un prodotto storico, qual è la laicità, non possa prescindere dalle res novae, e non è cambiamento di poco conto di fronte alla compresenza delle culture. Tenendo conto di ciò, l’interrogativo se essere favorevole o contrario alla presenza pubblica delle religioni è forse mal posto, in quanto la religione è sempre anche culturale, per cui una società multiculturale che non prendesse in considerazione la religione si priverebbe di un elemento essenziale del pluralismo. Non solo: in quanto sempre culturale, è preferibile che l’apporto delle religioni sia esplicitato sul piano sociale, affinché le scelte siano consapevoli.
  1. Conclusione
Per concludere e sintetizzare, potremmo condensare la questione della laicità in due constatazioni storiche e in due interrogativi attuali.
Prima considerazione. La laicità è un “multiproblema”, nel senso che la laicità è un principio politico, in quanto fondante lo stato moderno, e di conseguenza regolativo dei rapporti tra politica e religione, cioè, nel concreto, tra Stato e Chiesa; inoltre la laicità è un principio antropologico, in quanto è costitutivo della persona: della sua dignità (nei confronti del potere) e della sua libertà (di credere e di non credere); infine, la laicità è un principio epistemologico, in quanto rivendica l’autonomia delle realtà terrene, e delle forme teoretiche e pratiche. Da tutto ciò deriva che la laicità è una concezione e una metodologia: un modo d’essere, pensare, agire e fare.
Seconda considerazione. La laicità è un “prodotto storico”, che si afferma nell’età moderna (dall’Umanesimo al Rinascimento all’Illuminismo) come rivendicazione della specificità dell’uomo (de hominis dignitate), dello studio della natura (de rerum natura juxta propria principia), della libertà di pensare (libertas cogitandi), della identità statuale (la Rèpublique) e si accompagna a tutta una serie di altri valori: dalla libertà alla eguaglianza, alla fratellanza, dalla tolleranza al rispetto, alla solidarietà che sono i valori della modernità: a radice cristiana ma in ottica secolare.
Primo interrogativo. In quanto prodotto culturale, legato alla modernità e alla secolarizzazione (che trovano particolare espressione nell’Illuminismo), la laicità come si configura oggi in presenza della postmodernità e della postsecolarizzazione? L’impatto con culture e religioni compresenti obbliga a “ripensare la laicità”? Pur confermando il valore del principio, come calarlo nella realtà della globalizzazione?
Secondo interrogativo. In passato la distinzione tra i sostenitori della laicità e i suoi critici ha coinciso con la distinzione tra “laici e credenti”: tale identificazione vale ancora oggi? O a fare la differenza è il modo di intendere la religione e la politica?, il loro rapporto? e quindi la laicità? Queste ambiti (come altri) sono da tenere separati o la teoria delle sfere va rivista, per rispettare la complessità degli ambiti non meno che quella dell’antropologia?
Alla luce di queste considerazione e di questi interrogativi, vorrei terminare dicendo che il titolo dell’incontro potrebbe essere letto nel senso che la laicità è un diritto, in quanto senza di essa religione e democrazia rischiano una deriva. Infatti in ogni religione e in ogni democrazia ci sono due anime: una dialogica e una ideologica. Per essere dialogiche e non ideologiche, religione e democrazia debbono riconoscere il principio laicità. Esso finora è stato riconosciuto come principio della democrazia, non altrettanto da parte di tutte le religioni, per cui è su questo fronte che occorre intervenire. Ebbene, lo sviluppo della modernità ha visto il cristianesimo recepire questa istanza; si può ipotizzare che la postmodernità possa vedere l’islam andare in analoga direzione? Non di guerra allora c’è bisogno ma di cultura, non di scontri ma di incontri, non di condanne ma di dialogo. Lo aveva capito (giusto settecento anni or sono) Raimondo Lullo, e forse da lui -oltre che dall’Illuminismo- sarebbe opportuno ripartire.
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