mercoledì 15 marzo 2017

Per giovani agricoltura più facile con Banca delle Terre

 Diventa operativa oggi, con un applicativo sul sito dell'Ismea, la Banca delle terre agricole prevista dal Collegato agricolo che si prefigge, attraverso una dettagliata mappatura, di favorire l'incontro tra domanda e offerta dei terreni e aziende agricole di natura pubblica, incentivando soprattutto il ricambio generazionale. 

Sul sito Ismea terreni e aziende in vendita sono descritti minuziosamente, a partire della caratteristiche del suolo, la loro posizione, le tipologie di coltivazioni e i valori catastali. Gli utenti potranno consultare la Banca anche per grandezza dei terreni, con ricerche mirate a seconda delle esigenze produttive. 

Si parte con la vendita dei primi 8mila ettari di terreni di proprietà di Ismea, l'ente economico del ministero delle politiche agricole, "che vogliamo destinare con corsia preferenziale ai giovani", osserva alla presentazione del progetto il ministro Maurizio Martina, affiancato dalla senatrice Pd Maria Teresa Bertuzzi che ha presentato l'emendamento per l'istituzione della Banca, l'assessore all'agricoltura del Lazio in rappresentanza delle regioni Carlo Hausmann, il presidente di Ismea Enrico Corali, il direttore generale di Ismea Raffaele Borriello e il direttore dell'Agenzia del Demanio Roberto Reggi.

"Dobbiamo stimolare in ogni modo la crescita delle nostre produzioni - afferma Martina - consentendo soprattutto ai giovani di poter avere un accesso alla terra e al credito semplificati. Per questo motivo come governo abbiamo messo in campo strumenti utili per gli under 40". Per aggiudicarsi i terreni in vendita si deve innanzitutto presentare manifestazione di interesse, attraverso Banca della Terra, per uno o più lotti. Seguirà una procedura competitiva pubblica tra quanti hanno manifestato interesse o trattativa privata in caso di esito infruttuoso. Ci sarà inoltre per i giovani la possibilità di un mutuo ipotecario Ismea.  
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A Loppiano l'evento "Da Chiara Lubich una luce per la famiglia"

“Da Chiara Lubich una luce per la famiglia”, questo il titolo dell’evento, a carattere internazionale, in corso fino a questa domenica a Loppiano, la cittadella del Movimento dei Focolari vicino Firenze. Si tratta di una delle numerose iniziative organizzate in tutto il mondo in occasione del nono anniversario della morte della fondatrice dei Focolari e dedicate quest’anno alla realtà delle famiglie. A Loppiano, accanto ad un incontro fatto di festa, scambio di testimonianze e workshops su diversi tema riguardanti la vita familiare, anche un Seminario con esperti per un approfondimento culturale del contributo della spiritualità dell’unità per la famiglia di oggi.
radio vaticana

Velo: io, bibliotecaria non ammessa lavoro


Non ammessa a lavorare in una biblioteca pubblica di un comune del territorio fiorentino perchè "porta il velo": a raccontarlo, durante l'incontro pubblico avvenuto stasera tra il sindaco di Firenze Dario Nardella e la comunità musulmana cittadina, una giovane di religione islamica residente da anni a Firenze.
   ansa

Il prete mette al bando le preghiere dei militari

«La preghiera dell'aviatore e quella del marinaio, che vengono recitate anche qui a Calci in occasione delle cerimonie in ricordo della tragedia del Monte Serra del 1977, sono inadeguate dal punto di vista teologico e anche in contraddizione con la carta costituzionale: per questo ho scritto alla conferenza episcopale italiana chiedendo di valutare la possibilità di cambiarle».
L'affondo di monsignor Antonio Cecconi, oggi parroco di Calci e in passato direttore della Caritas diocesana di Pisa e vice di quella italiana, è arrivato nel corso della presentazione del "Vangelo della Pace", l'ultima fatica di monsignorRoberto Filippini, vescovo di Pescia e teologo e intellettuale da sempre impegnato nel dialogo ecumenico e interreligioso.
Cecconi ha poi precisato che «la Conferenza episcopale italiana si dichiarata non competente perché la valutazione spetta all'ordinariato militare che non ha manifestato grande volontà di cambiamento perché ha detto che si tratta di testi che appartengono a una tradizione cara ai militari».
È l'impostazione delle preghiere che non piace al prelato e non singoli passaggi: «Sono preghiere - conclude - che risalgono a una Chiesa preconciliare e a uno Stato che faceva le guerre d'espansione io ho chiesto invece soltanto che i testi fossero allineati ai dettati costituzionale e del Concilio Vaticano II».
L'evento, ospitato nei locali del teatro Valgraziosa, ha aperto l'incontro degli obiettori di coscienza e dei ragazzi in servizio civile che hanno svolto il loro servizio in una delle sedi della Caritas diocesana, organizzato in occasione della celebrazione di San Massimiliano, primo martire per obiezione di coscienza. Un centinaio in tutto quelli che non hanno voluto mancare all'incontro su un totale di 484 giovani che dal 1979 ad oggi, hanno deciso di dedicare un periodo della loro vita al servizio dei più deboli e di chi fa più fatica e che hanno affollato le poltroncine della sala teatrale.
Fra loro anche il professor Andrea Bonaccorsi, economista e preside del corso di laurea in Ingegneria gestionale dell'ateneo pisano, l'assessore comunale Andrea Serfogli, l'amministratore unico della Sepi Michele Passarelli Lio, l'ex assessore provinciale Nicola Landucci, l'architettoAlessandro Baldassari, il vicepresidente delle Acli provinciali Andrea Valentee molti altri obiettori e ragazzi in servizio civile che, negli anni, si sono succeduti nei servizi della Caritas diocesana.
La proposta, invece, è arrivata da monsignor Filippini: «Dal punto di vista teologico c'è bisogno di approfondire una teologia della pace a partire dalla quale rileggere la nostra fede cristiana: in tal senso è fondamentale insistere con impegno ancora maggiore per la promozione del dialogo ecumenico e interreligioso e occorre che la chiesa scelta con forza e convinzione teoria e prassi della nonviolenza. Papa Francesco lo ha fatto in modo inequivoco nel messaggio per la giornata mondiale della pace ma sarebbe importante che la Chiesa desse un segno concreto
in tal senso: perché non destinare una quota, anche minima, dell'otto per mille al sostegno degli istituti e centri di ricerca impegnati nello studio e nella divulgazione delle scienze per la pace? Ci renderebbe molto più credibili, quando parliamo di pace».
Il Tirreno

Abusi di un prete: la sentenza e le motivazioni

«A tutta la comunità diocesana raccomando la sobrietà nei linguaggi e nei discorsi e un tempo di preghiera, di purificazione e di intercessione, perché le prove nuove e antiche sono una sfida per rendere sempre più trasparente la Chiesa, per essere capace di dire al mondo il Signore Gesù Risorto. A lui vi affido con la speranza viva che la Chiesa di Novara risplenda bella com’è in molte persone (sacerdoti, missionari, religiosi, laici) che ogni giorno si spendono nell’educazione e nella carità».
È la parte finale della lettera scritta nell’aprile 2013 ai fedeli della diocesi di Novara dal vescovo Franco Giulio Brambilla, all’indomani dell’arresto di un presbitero diocesano, accusato di violenza sessuale ai danni di alcuni ragazzi degli oratori parrocchiali in cui aveva prestato servizio.[1]
Aderendo all’invito «alla sobrietà nei linguaggi e nei discorsi» formulato del mio vescovo, avevo espresso, alla luce della presunzione di non consapevolezza che costituisce diritto fondamentale di garanzia riconosciuto dalla Costituzione italiana,[2] alcune considerazioni[3] che erano state aspramente criticate da un lettore di Settimana che in sostanza vedeva nel mio scritto troppa comprensione buonista nei confronti di presbiteri accusati di reati particolarmente ripugnanti.[4]
L’occasione per tornare sulla triste vicenda è ora offerta dalla sentenza della Corte di Cassazione con la quale si chiude definitivamente e nei peggiori dei modi il caso.
Il Giudice per l’udienza preliminare, presso il Tribunale di Novara, nell’aprile 2014 aveva riconosciuto la penale responsabilità dell’indagato, condannandolo alla pena detentiva di sei anni, con i benefici del giudizio abbreviato che, com’è noto, comporta la riduzione di un terzo della pena inflitta. La Corte d’Appello di Torino, nel luglio 2015, aveva ridotto la pena a quattro anni, confermando l’interdizione del reo dai pubblici uffici per la durata di anni cinque.
Il delitto di violenza sessuale
La Corte di Cassazione, con la sentenza depositata nel mese di gennaio 2017, conferma sostanzialmente l’impianto accusatorio, pur riducendo di due mesi la condanna a quattro anni di reclusione per intervenuta prescrizione di uno dei capi di accusa.
Pesante la contestazione del reato di violenza sessuale[5] e inquietanti i fatti accertati dai giudici di primo e di secondo grado che hanno, secondo la suprema Corte, esaustivamente motivato le rispettive sentenze.
Il protagonista della vicenda, come si legge nella sentenza definitiva, è stato condannato in via definitiva perché «con più azioni esecutive del medesimo disegno, in tempi diversi, usando violenza fisica, costringeva la parte offesa a compiere e subire atti sessuali». In particolare, coscientemente abusava dell’autorità derivante dal suo ruolo e dalla sua posizione di presbitero e coadiutore presso due oratori «per attuare i suoi scopi erotici» ai danni di chi vedeva in lui una sicura e affidabile guida spirituale.
Nessun dubbio, per i giudici di legittimità, circa l’esito dei fatti costituenti violazione dell’art. 609 bis del Codice penale. Nessun dubbio neppure in merito alla sussistenza dell’aggravante per aver commesso il fatto con violazione dei doveri inerenti alla qualità di ministro di un culto.
Senza entrare dettagliatamente nel merito della vicenda dai contenuti decisamente scabrosi, merita far cenno ad alcuni principi elaborati dalla giurisprudenza in materia di reati sessuali e puntualmente richiamati dalla sentenza in questione.
Dichiarazioni delle parti offese e regole probatorie
Una prima questione, di natura processuale, riguarda il rapporto che intercorre tra le dichiarazioni delle parti offese e le regole probatorie. Spesso in tema di reati sessuali l’unica fonte di convincimento del giudice è rappresentata dalla testimonianza della vittima. Di conseguenza, la valutazione circa l’attendibilità del teste assume rilevanza fondamentale.
Secondo il diritto vivente, una volta verificata la credibilità del dichiarante e l’attendibilità del suo racconto, non sono necessari altri riscontri estrinseci e l’affermazione di responsabilità penale dell’imputato può discendere dalle sole dichiarazioni fatte dalla persona offesa. Tuttavia è fondamentale che il giudice indichi le emergenze processuali risultate determinanti per la formazione del suo convincimento. La sentenza in esame ribadisce il principio che il giudice di merito può trarre il proprio convincimento circa la responsabilità dell’imputato anche dalle sole dichiarazioni rese dalla persona offesa senza la necessità di applicare le regole probatorie le quali richiedono la presenza di riscontri esterni e sempre che tali dichiarazioni siano sottoposte a vaglio positivo circa la loro attendibilità.
Nel caso di specie, la Corte di legittimità ha ritenuto che i giudici di merito abbiano esaustivamente motivato le ragioni della piena attendibilità delle persone offese, fornendo spiegazioni convincenti anche in merito a dichiarazioni apparentemente in contrasto con altre parti delle stesse ritenute intrinsecamente attendibili.
Violenza sessuale penalmente rilevante
Negli oltre vent’anni di vigenza del reato di violenza sessuale,[6] il concetto più dibattuto in dottrina e in giurisprudenza è stato sicuramente quello di «atto sessuale».
Da questo punto di vista, sono state suggerite due possibili percorsi interpretativi. Secondo lateoria anatomica, andrebbero intesi come atti sessuali tutti quei contatti che ineriscono alle zone erogene del corpo. Secondo la teoria contestualista, diversamente, si avrebbero atti sessuali del tutto a prescindere da quali siano le zone del corpo coinvolte dal contatto, dovendo piuttosto valorizzare il contesto nel quale tali atti vengono posti in essere. In particolare, secondo quest’ultima teoria, per stabilire la sessualità di un atto bisognerebbe avere riguardo alle modalità della condotta nel suo complesso, al contesto in cui l’azione si svolge, ai rapporti intercorrenti tra le persone coinvolte, ad altri elementi sintomatici di una compressione della libertà sessuale.
Con riferimento ai fatti accertati nel corso del procedimento penale del caso, la sentenza ribadisce che nei reati sessuali l’elemento della violenza può estrinsecarsi sia nella sopraffazione fisica, sia nel compimento insidiosamente rapido dell’azione criminosa, tale da sorprendere la persona offesa e da superare la sua contraria volontà, ponendola in tal modo nell’impossibilità di difendersi. Né rileva la breve durata, o il fatto che gli atti sessuali siano stati posti in essere con i vestiti indosso.
Violazione dei doveri inerenti alla qualità di ministro di culto
La parte forse più significativa della sentenza riguarda il tema dell’aggravante del reato. Al riguardo, va ricordato che aggrava il reato l’aver commesso il fatto con abuso dei poteri, o con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio, ovvero alla qualità di ministro di un culto.[7]
La sentenza ricorda che, ai fini della sussistenza della violazione dei doveri inerenti alla qualità di ministro di un culto, non è necessario che il reato sia commesso nella sfera tipica e ristretta delle funzioni e dei servizi propri del ministero sacerdotale, ma è sufficiente che a facilitarlo siano serviti l’autorità e il prestigio che la qualità presbiterale, di per sé, conferisce e che vi sia stata violazione dei doveri anche generici nascenti da tale qualità.
Di conseguenza, rifacendosi alla nozione di «ministero sacerdotale», desumibile dalla «dottrina della Chiesa cattolica», la Corte di Cassazione ritiene che debba essere affermato il seguente principio di diritto: «Nei reati sessuali, è configurabile l’aggravante dell’abuso dei poteri o della violazione dei doveri inerenti alla qualità di ministro del culto cattolico, non solo quando il reato sia commesso nella sfera tipica e ristretta delle funzioni e dei servizi propri del ministero sacerdotale, ma anche quando la qualità sacerdotale abbia facilitato il reato stesso, essendo il ministero sacerdotale non limitato alle funzioni strettamente connesse alla realtà parrocchiale, ma comprensivo di tutti quei compiti riconducibili al mandato evangelico costitutivo dell’ordine sacerdotale; tale mandato comprendendo le attività svolte a servizio della comunità e, senza carattere esaustivo, quelle ricreative, di assistenza, di missione, di aiuto psicologico ai fedeli e a chiunque ne abbia bisogno, ivi comprese le relazioni interpersonali che il sacerdote intraprenda in occasione dello svolgimento di tali attività».
Un peccato dagli effetti dirompenti
Il 24 maggio 2014, durante il volo di ritorno dal viaggio in Terra Santa, papa Francesco qualificò come «tanto tanto brutto» l’abuso dei minorenni: Un problema – disse – purtroppo grave e presente dappertutto: «ma a me interessa la Chiesa». «Un presbitero che abusa dei minorenni, tradisce il Corpo del Signore». È «gravissimo» che un presbitero, invece di portare bambini e bambine, ragazzi e ragazze alla santità, ne faccia oggetto di abuso.
Il 7 luglio 2014, nel corso dell’omelia pronunciata durante l’eucaristia celebrata nella cappella di Santa Marta, rivolgendosi ad alcune vittime di abusi sessuali perpetrati da esponenti del clero, ebbe ad affermare: «I peccati di abuso sessuale da parte di membri del clero hanno un effetto dirompente sulla fede e sulla speranza in Dio. Alcuni si sono aggrappati alla fede, mentre per altri il tradimento e l’abbandono hanno eroso la loro fede in Dio. La vostra presenza qui parla del miracolo della speranza che ha il sopravvento sulla più profonda oscurità. Senza dubbio, è un segno della misericordia di Dio che noi abbiamo oggi l’opportunità di incontrarci, di adorare il Signore, di guardarci negli occhi e cercare la grazia della riconciliazione. Davanti a Dio e al suo popolo sono profondamente addolorato per i peccati e i gravi crimini di abuso sessuale commessi da membri del clero nei vostri confronti e umilmente chiedo perdono».
Nella prefazione al recente libro edito da Piemme – La perdono, padre –, scritto da Daniel Pittet, vittima da ragazzo di abusi sessuali ad opera di un prete, Francesco usa parole di inaudita severità. «Come può un prete, al servizio di Cristo e della sua Chiesa, arrivare a causare tanto male? Come può aver consacrato la sua vita per condurre i bambini a Dio, e finire invece per divorarli in quello che ho chiamato un sacrificio diabolico, che distrugge sia la vittima sia la vita della Chiesa? (…) Si tratta di una mostruosità assoluta, di un orrendo peccato, radicalmente contrario a tutto ciò che Cristo ci insegna. Gesù usa parole molto severe contro tutti quelli che fanno del male ai bambini: “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare” (Mt 18,6). (…) Abbiamo dichiarato che è nostro dovere far prova di severità estrema con i sacerdoti che tradiscono la loro missione, e con la loro gerarchia – vescovi o cardinali – che li proteggesse, come già è successo in passato».
Parole queste, tutte pronunciate da Francesco con riferimento a reati sessuali a danno di minorenni: reati ben più gravi – anche sotto il profilo penale – di quello per il quale è stato condannato il presbitero novarese. Parole, tuttavia, integralmente condivisibili sotto il profilo morale ed ecclesiale anche con riferimento al caso di cui alla presente amara riflessione, trattandosi di un reato – o di un peccato – contraddistinto da un’altra riprovazione sociale.

santi del 15 Marzo 2017


Santa LUISA DE MARILLAC   Vedova e religiosa
Ferrieres, Francia, 1591 - Parigi, Francia, 15 marzo 1660
Luisa (Ludovica) nasce nel 1591 a Ferrieres e ha un'infanzia agiata. Dopo il 1604, morto il padre, viene tolta dal regio collegio e affidata a una «signorina povera» (f...
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San MENIGNO DI PARIO   Martire
m. 250 circa
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Santa LEOCRIZIA (LUCREZIA) DI CORDOVA   Vergine e martire
† Cordova, Spagna, 859
Discendente da una nobile famiglia musulmana di Cordova, in Spagna, morì decapitata per essersi rifiutata di rinnegare la Fede.
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San CLEMENTE MARIA HOFBAUER   Sacerdote
Tasswitz, Repubblica Ceca, 26 dicembre 1751 - Vienna, 15 marzo 1820
E' protettore di Vienna e dei fornai. Nella capitale austriaca morì nel 1820. Il mestiere era quello che da ragazzo, a Znaim (Repubblica Ceca), fece per mantenere la famigli...
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San SISEBUTO   Abate
m. 1086
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Sant’ EUSEBIO II   Vescovo di Vercelli
Vercelli, 520 ca.
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San ZACCARIA   Papa
Calabria, 700 ca. - m. 752
(Papa dal 10/12/741 al 22/03/752)Greco, probabilmente era diacono a Roma quando venne eletto come successore di Gregorio III (731-741). Quando salì al soglio pontificio i Longobard...
www.santiebeati.it/dettaglio/91636

Beato LUDOVICO DE LA PENA   Mercedario
Mercedario nel convento di Sant’Eulalia in Siviglia, il Beato Ludovico de la Pena, operò molti miracoli nella sua vita fra i quali restituì la vista ad un cieco, l’udito ad un sord...
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Beati MONALDO DA ANCONA, FRANCESCO DA PETRIOLO E ANTONIO CANTONI DA MILANO   Martiri
† Arzenga, Armenia, 15 marzo 1314
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Beato PIETRO PASQUALE   Mercedario
Primo commendatore del monastero di San Martino a Perpignano in Francia, il Beato Pietro Pasquale ricevette l’abito mercedario dalle stesse mani del Santo Fondatore Pietro Nolasco....
www.santiebeati.it/dettaglio/93985

Beato PIO CONDE CONDE   Sacerdote salesiano, martire
Portela, Spagna, 4 gennaio 1887 - Madrid, Spagna, 15 marzo 1937
www.santiebeati.it/dettaglio/94008

Beato ARNALDO   
m. 20 maggio 1507
www.santiebeati.it/dettaglio/90525

Beato GUGLIELMO HART   Sacerdote e martire
Wells, Inghilterra, 1558 - York, Scozia, 15 marzo 1583
Beatificato nel 1886.
www.santiebeati.it/dettaglio/93347

Beato GIOVANNI BALICKI   Martire
Staromies´cie, 25 gennaio 1869 - Przemys´l, 15 marzo 1948
www.santiebeati.it/dettaglio/91082

Beato ARTEMIDE ZATTI   
Boretto, Reggio Emilia, 12 ottobre 1880 - 15 marzo 1951
Laico Professo Salesiano. Medico, infermiere, farmacista. Dei poveri, lui che aveva conosciuto la miseria. È l'Argentina, la terra del suo infaticabile apostolato. Nel 1897 ...
www.santiebeati.it/dettaglio/90087



Sposa fa sesso col prete prima del matrimonio: scoperta, confessa

“Lui mi capisce come nessuno, io lo amo ma lui ama Dio”. Con queste parole una sposa pugliese avrebbe confessato la relazione che per due anni ha portato avanti con il parroco della sua parrocchia, il giorno in cui la storia è stata scoperta. Giorno che, incredibilmente, avrebbe dovuto essere il più importante della sua vita, visto che era proprio quello del suo matrimonio. Con un altro uomo naturalmente.
A portare agli onori della cronaca questa incredibile vicenda avvenuta a Taranto è “Il Giornale Italiano” che racconta del matrimonio di due giovani, fidanzati da 10 anni, andato a monte perché proprio una manciata di minuti prima dell’inizio della cerimonia, con la chiesa già gremita di parenti ed invitati, la sposa sarebbe stata sorpresa mentre consumava un rapporto sessuale all’interno della canonica, proprio con il prete che avrebbe dovuto sposarli. Un rapporto, peraltro, anche piuttosto appassionato e soddisfacente visto che sembrerebbe che alcuni gemiti siano stati uditi da qualcuno addirittura dentro la chiesa.
Il Giornale Italiano riporta poi fedelmente le dichiarazioni della sposa fedifraga, che in una sorta di remake di “Uccelli di Rovo” in salsa pugliese, sarebbe stata colta in flagrante con il suo personale “Padre Ralph”. La giovane racconta infatti come un paio di anni prima il suo rapporto col fidanzato fosse entrato in crisi ed il parroco le fosse stato molto vicino, sempre più vicino, dapprima ascoltandola, abbracciandola, accarezzandola, in un’escalation di confidenza, affetto e fiducia sfociata poi in rapporti sessuali completi.
“Questo sacerdote, in quel momento, era un punto di riferimento nella mia vita. Mi chiamava ogni giorno, voleva sapere come stavo, mi consigliava. Io non sono giustificabile, però l’amore non si può spiegare. Io stavo male, ero depressa, ero in fondo a un tunnel. Attraversavo un momento di estrema difficoltà. Avrei dovuto capire che c’era qualcosa che non quadrava dal fatto che lui a letto fosse molto molto abile”. E in effetti quella abilità la avrebbe acquisita con le sue amanti precedenti, visto che, si sarebbe scoperto, che il parroco in questione sarebbe un “consolatore seriale”.
ligurianotizie.it

Chiesa – La predica anti-gay mette nei guai il parroco di campagna

E’ arrivata sul tavolo dell’Arcivescovo di Milano l’omelia anti-gay del rettore del Santuario dei Miracoli di Corbetta, nel Milanese. Secondo quanto si apprende da fonti interne della Curia milanese, le parole pronunciate dal pulpito da don Mario Caccia non sono per nulla piaciute all’entourage del cardinale Angelo Scola.
L’attaco omofobo
“Dio perdona ma non lascia correre”, così ha tuonato il sacerdote corbettese, che ha preso espressamente le difese del prete che, riferendosi al sisma che ha seminato morte e distruzione nell’Italia centrale, vaneggiò, dicendo che i terremoti avvengonoper colpa degli omosessuali. Le parole di don Caccia hanno suscitato discussioni, anche aspre, che hanno superato i confini di Corbetta e non possono quindi più essere liquidate come parole in libertà di un prete di campagna. Oltretutto, la predica è stata ripresa da numerosi organi di stampa ed è in pratica diventata di dominio pubblico.
L’intervento della Curia
Di qui la decisione della Curia di Milano di aprire un’indagine interna. In Arcivescovado, questo è quanto trapela, la predica di don Mario Caccia è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ci sono voluti sforzi non indifferenti – così si ragionerebbe in Curia – per far calare il silenzio sullo scandalo dei soldi spariti dalle casse della chiesa corbettese, all’epoca guidata da don Mario Motta, e adesso ci mancava pure la predica anti-gay. Il fastidio tra i vertici dell’Arcivescovado per le parole del rettore è evidente, tanto che alcuni avrebbero spinto per un immediatoprovvedimento disciplinare nei confronti del sacerdote. Poi ha prevalso, come spesso succede negli ambienti ecclesiastici, la calma e la riflessione.
L’indagine interna
Questo non vuol però dire che don Mario Caccia sia stato perdonato. Al contrario, la Curia ha deciso di aprire un’indagine interna e starebbe per convocare a Milano alcune persone che hanno ampia conoscenza della vicenda. Per ora non è in programma l’audizione di don Caccia, ma non è escluso che il sacerdote venga sentito in un secondo tempo. Quello che è certo è che le parole del rettore del Santuario, che da quella domenica si è chiuso in un silenzio assoluto sull’argomento, sono suonate ‘stonate’ in Curia.
Silenzio stampa
Nessun commento neppure da parte del parroco, don Giuseppe Angiari. Secondo alcune indiscrezioni trapelate dalle mura della casa parrocchiale, il sacerdote sarebbe abbastanza seccato con il collega del Santuario ma, almeno ufficialmente, la linea è quella del ‘no comment’.
liberastampa.net

Messa a Santa Marta. Presi per mano


L'Osservatore Romano


La conversione che viene richiesta a ogni cristiano, in particolar modo nel periodo quaresimale, è un percorso impegnativo ma con «regole» molto «semplici» che occorre far proprie «non a parole», bensì nella concretezza della vita. Ed è, soprattutto, un cammino nel quale nessuno è solo: basta lasciarsi «prendere per mano» dal «Padre che ci vuole bene». Dopo la pausa della settimana di esercizi spirituali ad Ariccia insieme alla Curia romana, Papa Francesco ha ripreso le consuete celebrazioni eucaristiche mattutine nella cappella di Santa Marta e, nell’omelia di martedì 14 marzo, si è soffermato sul tema della conversione.

L’Ucraina sarà sacrificata nel patto tra Trump e Putin?


Corriere della Sera 
(Farian Sabahi) «Trump è imprevedibile, ma a Washington non sono in tanti a nutrire simpatie per Mosca: molto probabilmente la nuova amministrazione difenderà la sovranità ucraina senza interrompere gli aiuti finanziari e militari», osserva Mikhail Minakov, docente universitario di Filosofia politica. Co-fondatore del Bendukidze Free Market Center e collaboratore dell’ex presidente georgiano Saakashvili rientrato a Kiev dopo aver rinunciato all’incarico di governatore di Odessa, Vladimir Fedorin ritiene invece che «l’avvicinamento tra Stati Uniti e Russia potrebbe essere pericoloso per l’Ucraina».

Trionfo di Narendra Modi nell’India che aspetta il Papa


Vatican Insider












(Paolo Affatato) Con la vittoria elettorale in Uttar Pradesh, il Primo Ministro in carica si accredita come leader moderato, smarcandosi dai gruppi settari. I vescovi: «Dialogo col governo».Narendra Modi, primo ministro indiano e leader della destra nazionalista indù, consegue un successo personale nelle elezioni legislative tenutesi tra febbraio e marzo in cinque stati indiani (Uttar Pradesh, Punjab, Goa, Manipur e Uttarakhand) e conferma il suo potere nella democrazia più grande del mondo, con oltre un miliardo di abitanti.

Le sentenze relative alle coppie di maschi. Contro le donne


L'Osservatore Romano

(Lucetta Scaraffia) Siamo stati in molti a individuare — dietro i casi recenti di sentenze che in Italia hanno riconosciuto la possibilità alle coppie omosessuali di essere genitori, nonostante la persistente assenza di leggi che lo permettano — un disegno politico. Cioè la volontà di aggirare, attraverso una sentenza di tribunale, la proibizione della legge. Già questa prassi costituisce un fatto sconcertante, perché nei paesi democratici le leggi vengono fatte e votate da un parlamento eletto, e perciò rappresentativo delle opinioni dei cittadini. Di conseguenza, non si può negare che, con queste iniziative, si travalica di fatto la volontà popolare, infliggendo un danno non irrilevante alla democrazia.

History made in Rome as Anglican liturgy is celebrated at heart of a Catholic Church


The Tablet 
(Christopher Lamb) Earlier in the day there had been a cool breeze, but by mid-afternoon Rome was basking in spring sunshine allowing a brilliant white light to stream through Bernini’s window of the Holy Spirit in St Peter’s Basilica. As the spirit-dappled rays shone down, the choir of Merton College, Oxford began singing the introit to evensong. Soon after, Catholic and Church of England clergy processed in together to the hymn “O Praise ye the Lord” before taking their seats on the altar beneath the chair of St Peter, the throne used by the first Bishop of Rome. 

The Vatican drags its feet on accountability for clergy sex abuse


The Washington Post 
(Editorial Board) When PopeFrancis established a commission in 2014 to address sexual abuse by clergy members, he picked two survivors, victims themselves, to serve on the 17-member panel. Now, three years later, both are gone, having denounced foot-dragging and official intransigence inside the Vatican.

«LA RIVOLUZIONE SESSUALE NON CI HA LIBERATI, LA CHIESA SÌ. PAROLA DI FEMMINISTA»

Thérèse Hargot, sessuologa e insegnante francese, sta facendo discutere con il suo libro "Una gioventù sessualmente liberata (o quasi)". Nel quale va controcorrente su tutto e qui ci spiega perché

famigliacristiana.it
In Francia l’hanno definita la “cattocompatibile”. Lei, Thérèse Hargot sorride: «Sì, è vero. A volte le idee che difendo sono vicine alla dottrina cattolica e anche un po' polemiche ma finora non ho ricevuto particolari opposizioni o censure». Ma cosa dice di tanto scandaloso questa giovane sessuologa belga di 32 anni, terapeuta e insegnante, laica, che ha tre figli, una laurea in filosofia e un master in Scienze sociali alla Sorbona? Che la liberazione sessuale conquistata negli anni Sessanta non ha liberato nessuno ma, al contrario, ha deresponsabilizzato gli uomini e isolato le donne a vedersela da sole con la maternità. Che i metodi naturali sono il modo migliore per vivere responsabilmente la propria sessualità. Che i divieti servono eccome per crescere liberi e il "vietato vietare" si è rivelato solo una trappola. Che siamo passati dal “non bisogna avere relazioni sessuali prima del matrimonio” al “bisogna avere relazioni sessuali il prima possibile” di cui sono schiavi i giovani di oggi dei quali ha raccolto innumerevoli testimonianze. Che nelle scuole, lei che ci insegna e si confronta tutti i giorni con i ragazzi, più che corsi di educazione sessuale servirebbero corsi di filosofia. Insomma, tutta la summa del politicamente scorretto. L’intervista si svolge al telefono, mentre Hargot sta raggiungendo Cesano Boscone, ultima tappa del suo tour italiano organizzato dall'associazione Monte di Venere che l’ha portata a presentare il suo libro Una gioventù sessualmente liberata (o quasi) (Sonzogno, pp. 176, € 16,50, traduzione di Giovanni Marcotullio) a Roma, Arezzo, Cremona e Milano.
Dopo la Francia, il suo libro ha riscosso grande successo (e polemiche) anche in Italia. Se l’aspettava?
«No, in realtà sono stata molto sorpresa che le persone fossero disposte a trattare questo argomento. Finora non ho ricevuto un’opposizione ferma o una censura, certo le idee che difendo sono alle volte polemiche, ma sono molto felice perché l’obiettivo del libro era di aprire la discussione e la riflessione, uscire dal contrasto sterile tra posizioni pro o contro, credo di essere riuscita in questa sfida e ne sono molto felice».
Perché l’educazione sessuale che c'è oggi nelle scuole non funziona?
«Perché propone mezzi cattivi per rispondere a bisogni veri degli adolescenti come quello di costruire la loro identità. I ragazzi sono abitati da grandi questioni esistenziali: chi sono io? Qual è il senso della vita? Sono una persona amabile e unica? La riposta che gli adulti danno loro sono il preservativo e la pillola. Ed è chiaro che è un fallimento perché il preservativo e la pillola non sono risposte a questi interrogativi. Dobbiamo raggiungere i ragazzi in queste grandi questioni esistenziali, proponendo loro corsi di filosofia invece che corsi di educazione sessuale, dobbiamo proporre degli atelier di sviluppo personale, dobbiamo dare la possibilità ai giovani di fare esperienze che permettano loro di conoscere se stessi molto di più di quanto facciano andando a bere o facendo sesso promiscuo. Nelle nostre società occidentali abbiamo soppresso tanti riti d’iniziazione ma i giovani ne hanno trovati altri: l’alcol, il sesso, la droga. Ovviamente tutte queste esperienze anziché consolidare la loro identità di uomini e donne la rendono fragile e precaria. Questo libro è un appello a tutti i genitori, educatori, insegnanti: come accompagniamo noi i ragazzi a diventarepersone libere e responsabili?».
Perché sostiene che la liberazione sessuale ha avuto conseguenze negative per la donna?
«In realtà, ha avuto conseguenze negative anche per l’uomo. Oggi assistiamo a una vera e propria crisi della mascolinità, gli uomini non sanno cosa significhi essere un uomo di fronte alla donna, abbiamo avuto l’uguaglianza, certo, ma di fatto tutto il femminismo che ha predominato in questi anni ha prodotto un’indifferenziazione sessuale: le donne si sono virilizzate e hanno voluto copiare gli uomini e li hanno pure destabilizzati. Oggi i rapporti tra uomo e donna, nella relazione di coppia e nell’intimità sessuale, sono minacciati e resi fragili. Perché la mescolanza sia riuscita e una coppia felice nel tempo ci vogliono delle identità distinte e affermate. La liberazione sessuale si è rivoltata contro gli uomini. Quello che dobbiamo fare adesso è proporre un nuovo femminismo che includa gli uomini. Basta con la guerra dei sessi, ci vuole una vera riconciliazione».
E sulle donne che conseguenze ha prodotto?
«Le ha isolate, al momento la responsabilità ricade tutta sulle spalle della donna, è lei che deve assumersi tutte le conseguenze delle sue scelte per esempio nella questione della maternità. Di fatto, il diritto all’aborto e alla contraccezione hanno reso la maternità un affare prettamente femminile: tutti dicono che in fondo è una scelta della donna e la deve portare avanti da sola. Anche nella questione dell’aborto si dice la stessa cosa e che col suo corpo la donna può fare quello che vuole. Ma questo permette a tutta la società di lavarsi le mani di fronte a questo vero e proprio dramma umano».
La copertina del libro uscito a febbraio 2016 in Francia e di recente tradotto e pubblicato in Italia da Sonzogno
La copertina del libro uscito a febbraio 2016 in Francia e di recente tradotto e pubblicato in Italia da Sonzogno

Perché scrive che l’aborto è una conseguenza della contraccezione e i metodi naturali sono la vera libertà per vivere  responsabilmente la propria sessualità?
«Bisogna capire bene che aborto e contraccezione vanno insieme. La pillola del giorno dopo ti garantisce la possibilità di poter avere rapporti sessuali quando vuoi, con chi vuoi e le donne si permettono di avere rapporti oggettivamente a rischio. Se c’è un fallimento dell’atto contraccettivo perché non è stato utilizzato bene il preservativo o c’è stato un difetto tecnico, cose che possono accadere, si può semplicemente andare ad abortire. Queste situazioni non invitano donne e uomini a essere responsabili della propria sessualità e della fecondità. La contraccezione è una falsa promessa e ne è la prova il numero ancora considerevole di aborti che ci sono nei nostri paesi occidentali».
Cosa bisogna fare, allora?
«Io penso che bisogna insegnare ai ragazzi fin dalla pubertà a conoscere il proprio corpo, a meravigliarsi della capacità che abbiamo di generare la vita e prendere coscienza di questa grande responsabilità. Si parla di sesso solo nel senso che c’è la possibilità che arrivi un bambino o una malattia ma non si parla mai delle conseguenze emozionali dell’atto sessuale. Quello che voglio dire è che questa conoscenza del corpo ci permette di cambiare la nostra visione del corpo e della sessualità che non è solo una questione meccanica o tecnica ma include e riguarda tutta la nostra persona e l’altro e ha questa conseguenza incredibile di generare la vita. E quindi è irresponsabile avere degli atti sessuali con chiunque e quando si vuole. I metodi naturali permettono di prendere coscienza di tutto questo perché la coppia è portata a confrontarsi tutti i giorni con questa realtà del corpo e con la responsabilità dell’avere o no un figlio, ne parla insieme, ci riflette su. Ciò che voglio dire è che questi metodi naturali portano la donna ad avere maggiore maturità mentre la contraccezione ormonale può mantenere uomini e donne in una sessualità compulsiva e adolescenziale. Certo, i metodi naturali non sono validi per tutti in ogni momento della vita però penso che simbolicamente significhino molte cose, per questo ne faccio un simbolo di liberazione, di ciò che è al servizio dell’amore e della responsabilità».
Quali sono le principali responsabilità della pornografia sulle relazioni sessuali degli adolescenti?
«La responsabilità è enorme e noi dobbiamo prenderne coscienza perché l’industria pornografica impone a soggetti ancora immaturi la sua visione della sessualità. Questo effetto è tanto più pernicioso in quanto si compie nel segreto della stanza in un contesto che per sua natura non è portato al confronto con gli educatori. In fin dei conti quella pornografica è l’unica visione della sessualità che arriva ai ragazzi e si impone nella loro vita. Oggi la pornografia ha fagocitato l’erotismo nel senso etimologico di “manifestazione del desiderio” anche carnale. In senso etimologico, l’erotismo risveglia la sensualità e il sentimento mentre la pornografia li consuma e basta. Gli adolescenti ritengono spesso di poter padroneggiare tutto questo e che in fin dei conti questa influenza non ci sia affatto, ma è falso e questo si vede chiaramente dal modo come vivono la loro sessualità e intimità erotica».
Come la vivono?
«In un modo molto codificato, che si risolve in una serie di pratiche da eseguire in un certo ordine. È come uno sport dove ci sono regole da seguire per giocare. La pornografia influenza molto anche le ragazze che prendono spunto per capire cosa piace ai ragazzi e conformarsi ai loro desideri. Un esempio emblematico è la mania della depilazione intima che indica un desiderio di conformazione alle attrici porno. Per questo noi adulti dobbiamo riflettere se siamo contenti che questo sia il modello che sia dato ai nostri ragazzi e chiederci, se non siamo contenti, qual è il modello che vogliamo proporre».
L'autrice durante un'intervista televisiva
L'autrice durante un'intervista televisiva

Ha mai riflettuto sul fatto che le sue posizioni da laica coincidono con quelle del magistero cattolico?
«Guarda che caso (ride, ndr). Diciamo che almeno fino a questo momento tutto quello che io difendo è “cattocompatibile”, in Francia mi chiamano: “Thérèse, la cattocompatibile”. Le mie riflessioni partono dall’osservazione della realtà e dall’esperienza umana. Io mi interrogo su questa esperienza e ne tiro fuori tutte queste cose. Questo processo è sincero dentro di me, alcuni parlano della mia fede ma il mio rapporto con Dio è molto complicato e non c’entra nulla. Non si tratta di una strategia di comunicazione altrimenti se ne accorgerebbero subito. Detto questo, io amo molto la Chiesa cattolica perché rappresenta la religione dell’incarnazione. Dal momento che lavoro sul corpo è la religione più interessante per me, quest’intreccio di fede e ragione lo trovo condivisibile e pieno di sapienza umana. Io parlo dell’uomo e dell’umano ed è normale che mi ritrovi con quello che dice la Chiesa la quale, come diceva Paolo VI, è esperta in umanità. Inoltre, noto che il mio lavoro porta molti cattolici a comprendere i dogmi della loro religione. Su questo dobbiamo essere onesti: la maggior parte dei cattolici non comprende questi dogmi ai quali spesso obbedisce o non obbedisce affatto però in ogni caso senza capirne fino in fondo il significato. È vero, in teoria, che la Chiesa è esperta in umanità, nel senso che ha tutto il bagaglio per esserlo, ma in realtà i cattolici molte volte non sono affatto eredi di quest’esperienza di umanità».
Questa visione del sesso è dovuta anche alla secolarizzazione dell'Europa che si sta sempre di più distaccando dalla visione umanistica cristiana?
«Sì, penso che ci sia un legame con la perdita della trascendenza e della verticalità. Per esempio, lo vediamo molto nei rapporti di coppia odierni: non aspettiamo più che Dio ci salvi perché Dio non esiste, però ci aspettiamo che ci salvi nostro marito o nostra moglie. Ci aspettiamo che il partner sia tutto per noi, che sia Dio stesso. Chiediamo all’altro che ci faccia sentire amati e dia un senso alla nostra vita, laddove invece uno potrebbe trovare queste risposte in una vita spirituale e in una relazione con Dio. Così nel rapporto di coppia puoi dire per scherzo “sei bello come un dio, sei il mio dio” ma il tuo partner non è Dio, è un uomo, e alla fine inevitabilmente si resta delusi. Questa delusione innesca molte rotture, ci si aspetta troppo dalla coppia e alla fine la relazione diventa fragile. Tutto questo è una delle conseguenze dell’aver tagliato fuori la verticalità e la trascendenza. Poi c’è un altro aspetto».
Quale?
«L’altra conseguenza è che non ci sono più punti di riferimento per orientarsi mentre la religione diceva quello che è permesso o no. La proibizione ci permette di costruire la nostra libertà, noi abbiamo bisogno di punti di orientamento nella nostra vita e se uno li toglie siamo perduti completamente. Penso che le religioni, anche con la loro rigidità, simile a quella dei genitori che dicono ai figli questo si fa e questo no, permettono alle persone di crescere nella libertà. Si può fare questo parallelo: la Chiesa è una specie di madre che ci dice che cosa va bene e cosa va male e se questa cosa viene meno è chiaro che i punti di riferimento non ci sono più. Infine, c’è un’altra questione: oggi l’aspetto comunitario è sparito dalle nostre società a vantaggio di un individualismo sfrenato. Questo processo ha delle conseguenze devastanti nel senso che si arriva all’individualismo e al narcisismo e si produce una società di consumi, anche di consumi affettivi e sessuali, laddove la religione da parte sua dovrebbe fungere da contraltare e bilanciare questa deriva».

Francesco e noi. Il moderatore della Tavola Valdese, pastore Eugenio Bernardini, è tra i testimoni del nostro tempo che raccontano Papa Bergoglio


Chiesa Evangelica Valdese 

Cinquanta testimoni del nostro tempo raccontano Papa Bergoglio attraverso una serie di contributi originali e inediti. Da Ferzan Özpetek a Serge Latouche, da Michela Marzano a Zygmunt Bauman un lungo ritratto del Pontefice che tanto è amato e tanto sta facendo discutere all’interno e all’esterno della Chiesa. Si tratta dell'antologia di testimonianze “Francesco e noi”, raccolte dal giornalista Francesco Antonioli per Piemme

Canada: no dei vescovi a finanziamenti aborto nei Paesi in via di sviluppo


Radio Vaticana 
“Un esempio riprovevole di imperialismo culturale occidentale, che tenta di imporre ad altre nazioni e ad altri popoli valori fittizi e che si pretendono canadesi”: con queste parole mons. Douglas Crosby, vescovo di Hamilton e presidente della Conferenza episcopale del Canada definisce, in una lettera indirizzata al Primo Ministro, Justin Trudeau, la decisione del Governo di riservare una parte importante di fondi all'elimazione

Piccoli comuni di Montagna a convegno. Risorsa e presidio del territorio


 "In questo momento di fragilità le montagne e le loro genti possono rivestire un ruolo decisivo". E' quanto si legge nella presentazione del convegno "Piccoli comuni di Montagna" (sottotitolo: "Risorsa e presidio del territorio"), organizzato dalla Federazione nazionale dei consorzi di bacino imbrifero montano-Federbim, che si svolgerà il 17 marzo a Tolmezzo (Udine). Interverranno, tra gli altri, Carlo Personeni (presidente Federbim), i deputati Lorenzo Dellai e Roger De Menech, l'assessore al territorio del Friuli, Mariagrazia Santoro e Massimo Castelli (Anci). 
"Per la salvaguardia ed il rilancio di questo immenso tesoro nazionale, rappresentato da piccoli borghi e paesi quali risorsa e presidio di territori fragili, ogni pur minima azione deve essere apprezzata e promossa, se crea condizioni di crescita e sviluppo sostenibile" sottolinea Domenico Romano, presidente Bim Tagliamento.

ansa

Sanità:campagna informativa su migranti,non portano malattie


(ANSA) - ROMA, 14 MAR - Parte la campagna informativa sui migranti promossa dall'Istituto nazionale salute, migrazioni e povertà (Inmp) nell'ambito del progetto europeo Care. 

In tutta Italia saranno infatti distribuiti materiali informativi rivolti alla popolazione (1 poster e 3 cartoline) uguali nei 5 paesi coinvolti (Italia, Grecia, Malta, Slovenia e Croazia), per innalzare la consapevolezza e la conoscenza dei cittadini, spiega l'Inmp, "su quanto c'è di vero e di falso circa le comuni convinzioni sulla salute dei migranti e dei rifugiati, e per diffondere nella popolazione messaggi veri, basati sull'evidenza scientifica circa la salute dei migranti". I messaggi riguardano, ad esempio, l'errato timore di contagio viaggiando sui mezzi pubblici con migranti, la possibilità che i migranti portino malattie ormai superate nei nostri paesi e, infine, che i migranti siano portatori di malattie infettive. In Italia sono stati stampati 830 poster e 45000 cartoline che verranno diffuse sul territorio nazionale grazie alla collaborazione di Ferrovie dello Stato e altri partner. 

Per promuovere l'alfabetizzazione dei migranti sui loro diritti sanitari e sulle modalità di accesso ai sistemi sanitari pubblici sono inoltre state realizzate delle brochure informative distribuite presso le strutture sanitarie dei diversi paesi partecipanti. In Italia sono state stampate 45.200 brochure in 5 lingue (italiano, inglese, francese, arabo e tigrino).(ANSA).


Migranti: in primavera prime motovedette Italia a Libia


Già il prossimo mese di aprile la guardia costiera libica potrebbe cominciare a pattugliare le proprie acque sulle prime motovedette consegnate dall'Italia. Si tratta complessivamente di dieci mezzi (sei attualmente in Tunisia e quattro in manutenzione in cantieri italiani) che serviranno ad attuare un contrasto più efficace alle partenze di migranti. Di questo si è parlato oggi a Roma, dove si è svolta la prima riunione del Comitato misto per l'attuazione del Memorandum italo-libico. Restano tuttavia gli interrogativi legati alle condizioni del Paese nordafricano, ancora dilaniato da conflitti interni e lontano dalla stabilizzazione, col Governo Serraj che fatica a trovare legittimazione e l'escalation di violenze nella Mezzaluna petrolifera. 

Si prova ad accelerare, dunque, sull'applicazione dell'intesa sottoscritta lo scorso 2 febbraio dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni e dal primo ministro libico Fayez al Serraj. Il memorandum prevede infatti che l'Italia dovrà fornire "supporto tecnico e tecnologico agli organismi libici incaricati della lotta contro l'immigrazione clandestina". In pratica Roma dovrà dare alle autorità libiche mezzi adatti a pattugliare il mare, così come avvenne tra il 2009 ed il 2010 con la consegna di sei motovedette della Guardia di finanza, in seguito al Trattato d'amicizia firmato nel 2008 tra Silvio Berlusconi e Muhammar Gheddafi. Proprio tre di quelle sei motovedette sono ora in riparazione e verranno a breve affidate ai libici insieme ad altre sei che si trovano in Tunisia. 

La consegna è subordinata alla conclusione della seconda fase di addestramento - prevista per la fine del mese - degli 89 ufficiali e sottufficiali libici che si sono formati a bordo delle navi della missione Eunavformed. Nel corso della riunione di oggi del Comitato misto, fa sapere il Viminale, si è deciso di stringere i tempi "per dare risposte rapide alle necessità più urgenti". È stata così anticipata l'istituzione di un gruppo incaricato di definire le iniziative di sviluppo rivolte alle regioni più colpite dall'immigrazione irregolare, nonché la necessità di coinvolgere attivamente le autorità locali nell'attuazione concreta del Memorandum, attraverso incontri in via di programmazione. 

Sono i numeri degli sbarchi ad evidenziare la necessità di fare presto: 15.852 i migranti giunti quest'anno, il 67% in più rispetto al 2016 che alla fine si è rivelato l'anno record, con 181mila arrivi. Senza un freno, con la bella stagione si intensificheranno le partenze mettendo in ulteriore difficoltà il sistema d'accoglienza che si trova a gestire già 173.973 persone. (ANSA).