martedì 21 marzo 2017

Borras: i preti che mancano ma ancora tabù i preti sposati

Alphonse Borras, vicario generale della diocesi di Liegi (Belgio) e professore emerito di diritto canonico all’università di Lovanio, affronta i temi connessi al ministero presbiterale oggi. Per le edizioni dehoniane ha scritto Il diaconato, vittima della sua novità? (Bologna, 2008). Sulla mancanza di preti e su come affrontare questa emergenza gli abbiamo sottoposto alcune domande.
– Mons. Borras, lei ha scritto per le edizioni Mediapaul un testo illuminante Quand les prêtres viennent a manquer (Quando i preti vengono a mancare), riprendendo un tema già affrontato da p. J. Kerkhofs nel suo volume del 1995, Europa senza preti. Perché ritiene illusoria l’attesa di un rialzo significativo delle vocazioni presbiterali in Occidente?
«Sul finire degli anni ’50 Karl Rahner per primo e dopo di lui altri teologi hanno diagnosticato la fine della cristianità – ossia una Chiesa in diaspora – e poi, in forma crescente, negli anni ’90 molti episcopati dell’Europa Occidentale e quello del Québec (Canada) ne hanno condiviso la diagnosi; Giovanni Paolo II l’ha fatta sua per le Chiese di antica cristianità in Novo millennio ineunte (n. 40). Se il reclutamento sacerdotale della Chiesa latina, a partire dal secondo millennio e in particolare dal concilio di Trento, si rivolge a giovani celibi, ciò è dovuto in parte alle condizioni culturali ed ecclesiali di un mondo di cristianità.
Ammettere che tale condizione è superata, significa riconoscere i limiti di un reclutamento che corrispondeva a condizioni specifiche della Chiesa nella christianitas. Nei secoli della cristianità, dove lo spazio religioso tendeva a coincidere con quello civile, il clero era in una condizione che, nella società in simbiosi con la Chiesa, donava uno statuto giuridico e un ruolo sociale. Statuto e ruolo che andavano al di là – e talora a lato – della missione strettamente ministeriale al servizio della Chiesa e della sua missione.
Nessun rimbalzo prevedibile
A mio modesto avviso, è illusorio prevedere una ripresa significativa delle vocazioni presbiterali tenendo conto di diversi fattori. Qui ne ricordo tre che meriterebbero un’analisi più approfondita.
Vi è anzitutto il fattore socio-culturale, e cioè la consunzione della cristianità come regime sociologico in connessione con l’evoluzione socio-culturale della post-modernità e della mondializzazione.
Vi è poi l’evoluzione delle giovani generazioni: demograficamente i giovani sono molto meno numerosi in proporzione a soli 40 anni fa; nella loro evoluzione psico-affettiva non si troveranno più, come succedeva  allora, giovani 18enni che percepiscono l’astinenza sessuale come plausibileculturalmente parlando.
Dal punto di vista ecclesiale, i processi catechistici e la vita della comunità  sono centrati sulla crescita spirituale in termini di cammino personale e di esperienza di fede a iniziativa del singoloche costruisce in maniera dinamica – e talora dialettica – la propria identità. Il singolo deve, in questo senso, “diventare” cristiano – e possibilmente restarlo! – principalmente per sua iniziativae non più anzitutto in ragione di una socializzazione sulla base di una religiosità civile; i giovani e gli adulti che “decidono” di diventare cristiani – e di restarlo – sono “in cammino”, mettendo in questione e approfondendo la loro esperienza, e talora ponendosi “in sospeso”; iscrivono la loro evoluzione religiosa in forma dinamica come una spirale e non in una prospettiva lineare ove tutto converge in una costruzione stabile della propria identità personale e cristiana.
Se, come ha detto Benedetto XVI, ci troviamo ormai in un cristianesimo di scelta, è ingenuo pensare, per la maggioranza delle persone, che la scelta avvenga all’uscita dall’adolescenza: la realtà ci mostra – in particolare nell’esperienza dei “ricomincianti” – che l’esperienza cristiana si spalma lungo una maturazione a tappe nel tempo. L’ora delle grandi scelte non è più fissata nel periodo degli studi superiori…
Questo non significa che non vi siano dei giovani capaci di rispondere a un appello per investire la loro vita a servizio del Vangelo, della Chiesa e della sua missione; ma essi sono e saranno assai meno numerosi di un tempo. Non credo che debba passare un decennio per consentire un dibattito aperto sulla questione, considerando che, con papa Francesco, se ne può parlare più liberamente. La sua recente intervista a Die Zeit è indicativa…».
–- La distinzione fra“«precarietà relativa” nel numero dei preti in una Chiesa locale e “precarietà assoluta” che cosa significa?
«È un distinzione che riprendo da due colleghi teologi francesi, sr. Marie-Thérèse Desouche, e il prof. Jean-François Chiron. In una diagnosi dei cambiamenti in corso in Francia, essi distinguevano nel 2011 due situazioni di penuria dei preti; da una parte, la “precarietà relativa” con un numero di preti minori di quanto si vorrebbe, ma con altre risorse, in particolare laici disponibili per l’animazione pastorale; e, d’altra parte, la situazione di “precarietà assoluta” dove il vescovo diocesano non potrà a breve “disporre del minino dei preti capaci di assumersi le missioni essenziali”. Cosa fare nell’uno e nell’altro caso? Ciò che può valere per la prima situazione non è detto che debba valere anche per la seconda.
Il mio libro è un invito a riflettere su una Chiesa che avrà meno preti. La realtà ci costringe a farlo, in Francia come in altri paesi dell’Europa Occidentale e dell’America del Nord. La diminuzione numerica dei preti si va accentuando in un certo numero di diocesi e anche in alcune provincie ecclesiastiche. In forme particolari, nei contesti rurali e lontani dalle città. In simili circostanze, si è già oltre la “precarietà relativa”; in certe diocesi ci si troverà ben presto in situazioni di “precarietà assoluta”. Con i due teologi ricordati credo che si imponga una sana presa d’atto del principio di realtà. Altrimenti si continuerà a peccare per accecamento… volontario!».
Uomini, non territori
– Sono stati messi in opera diversi tentativi per ovviare al venire meno dei sacerdoti. Potrebbe specificare qualche elemento per ciascuna soluzione?
«Prima di specificare alcune piste, vorrei sottolineare l’assioma che attraversa tutta la riflessione del mio libro: “La Chiesa è lì dove ci sono i battezzati; la parrocchia è lì dove ci sono i parrocchiani”. È di primaria importanza considerare anzitutto e prima di tutto la comunità ecclesiale; essa riceve, porta e trasmette il Vangelo annunciato, celebrato e testimoniato. Dobbiamo partire dal primato del “soggetto” ecclesiale al cui interno prendono il loro posto battezzati, pastori e altri ministri e, nella diversità delle loro vocazioni, carismi e ministeri.
Personalmente insisto sui battezzati “nella loro diversità” di percorso e di cammino dentro una Chiesa che si comprende come corpus permixtum, come amava dire sant’Agostino, dove ci sono, ad un tempo, fedeli ferventi, impegnati, occasionali, stagionali, militanti, mistici ecc. Ne vediamo i segni precorritori nel Nuovo Testamento, in particolare nei Vangeli, in cui insiemi diversi e diversificati di persone si riferiscono a Gesù di Nazareth, come la folla, gli anonimi in contatto con lui, i discepoli, i dodici apostoli e alcuni più prossimi come Pietro, Giacomo e Giovanni. Amo insistere sul carattere variegato, misto, meticciato del popolo di Dio per evitare la tentazione dei puri e la minaccia settaria. Ciò vale per ogni comunità ecclesiale, compresa la parrocchia. Le persone che si riferiscono in una maniera o in un’altra alla Chiesa, come quelle che vi si impegnano, lo fanno su basi motivazionali diverse, che determinano la loro identificazione o almeno il loro rapporto con la Chiesa cattolica. L’appartenenza ecclesiale è dinamica in termini di itineranza, di cammino, di percorso. Oggi più che mai. Ma ognuno è in cammino,  perché chiamato sempre alla conversione per diventare e restare cristiano. È dunque un lavoro di  fondo che dovrà essere messo in opera per nutrire e sviluppare la fede dei fedeli sostenendo e incoraggiando la testimonianza delle comunità nel loro ambiente rispettivo. Senza questa considerazione del soggetto primario della missione, cioè la comunità ecclesiale, ogni pista perde la sua consistenza e, soprattutto, pertinenza».
Coordinatori pastorali
– E il ricorso ai laici come coordinatori delle équipes pastorali?
«Ci sono due ipotesi. Sia l’ipotesi in cui questi coordinatori assumano un ruolo di coordinamento del lavoro dell’équipe pastorale per favorirne la missione di collaborazione stretta nell’incarico pastorale del parroco, nella preparazione delle riunioni, nella loro animazione, nel loro seguito ecc.; sia la seconda ipotesi, in cui i coordinatori esercitano il loro ministero quando il parroco non c’è più nel senso proprio del canone 519, ma nel contesto delle formula di supplenza secondo il canone 517 § 2, di un prete “moderatore”, cioè responsabile del servizio pastorale ma senza essere parroco.
Nella seconda ipotesi, il coordinatore assume la funzione di direzione della vita e della testimonianza delle comunità interessate, gestendo l’impegno dei laici volontari e degli operatori pastorali (cioè eventuali stipendiati). In Francia numerose diocesi, non avendo più preti sufficienti per il ruolo di parroci per le unità pastorali o nuove parrocchie – nei due casi realtà che accorpano molti campanili –, hanno messo in campo questa nuova figura del coordinatore pastorale.
È una soluzione per far fronte alla penuria… ma, a breve termine, solleverà problemi perché, malgrado l’utilità del servizio dei coordinatori, si arriva alla frattura fra la direzione pastorale e la presidenza dell’eucaristia. Nella tradizione ecclesiale la presidenza dell’eucaristia tocca a colui che assume la presidenza della comunità e non l’inverso. L’eucaristia non è semplicemente per la soddisfazione delle devozione individuale, ma è l’azione attraverso cui la comunità ecclesiale prende forma come corpo di Cristo. La partecipazione o comunione al corpo eucaristico di Cristo dà luogo alla comunione o partecipazione al corpo ecclesiale di Cristo».
Preti stranieri
– L’incardinazione diocesana di preti dall’estero (prima dall’Europa dell’Est, ora dall’Africa e dall’Asia)…
«È evidente l’utilità del ricorso a questi preti: le diocesi ne hanno bisogno. Generalmente si inseriscono bene nelle comunità ove le loro qualità umane e sensibilità particolari per gli anziani li rendono simpatici. Sono ancora più apprezzati perché permettono la continuità  dell’eucaristia che, senza di loro, sarebbe ancora più rara. Ma non si possono negare i problemi di inserimento nel presbiterio e, da lì, nella realtà della diocesi, nella sua storia, cultura, usi e tradizioni ecc. La loro presenza richiede evidentemente il discernimento, ma domanda anche l’accompagnamento e la formazione. Poiché le diocesi non sono più in grado di darsi i loro preti autoctoni, a cosa fare attenzione ricorrendo a preti altri?
La prima questione è di sapere se la presenza di questi preti alloctoni contribuisce alla cattolicità delle nostre Chiese locali. Questo suppone la volontà di inserirsi in questo luogo, prendendo effettivamente parte alla realtà della diocesi e al suo destino. In quest’ottica va sottolineata la memoria della Chiesa locale: in quale misura potrà essere assunta da un clero alloctono sempre più numeroso? Bisogna fare affidamento sulla sua capacità di entrare pienamente nello spirito della Chiesa diocesana, di percepire ciò che caratterizza la sua originalità propria nel contesto più largo della cultura ambiente. Al di là della loro buona volontà e delle condizioni favorevoli al loro inserimento, questi preti – quanto meno quelli chiamati a restare stabilmente presso di noi – saranno e resteranno dei “meticci”, in parallelo agli altri immigrati; non del luogo e neppure estranei.
Necessario discernimento
Per questo è decisivo operare il discernimento necessario al loro inserimento, in particolare se si annuncia durevole, se non perpetuo. Tale discernimento non può dunque limitarsi alle qualità umane e spirituali dei preti stranieri. Dovrà verificare la loro attitudine a iscriversi in un nuovo universo culturale e, in particolare, sulla loro capacità di entrare nell’ethos democratico che caratterizza anche le nostre pratiche ecclesiali in Europa Occidentale. È necessario interrogarsi sul necessario radicamento di questi preti alloctoni nelle nostre diocesi per condividerne la memoria ecclesiale e promuoverne la cattolicità. Ma, nello stesso tempo, questi preti venuti da altrove, apportano per la loro parte propri carismi, specifici itinerari personali, cammini di fede, esperienze di Chiesa ecc. Detto in altre parole, radicati nelle nostre diocesi, essi contribuiscono allo scambio dei beni spirituali con i fedeli autoctoni, al loro arricchimento evangelico e alla comunione delle nostre diocesi con l’insieme della Chiesa. Papa Francesco ci ricorda con forza che la “diversità culturale non minaccia l’unità della Chiesa” (EG 117).
La seconda questione è dunque di sapere in quale misura le nostre comunità possono lasciarsi toccare e interpellare o trasformare dall’apporto di questi preti, ma anche, considerato il flusso migratorio, degli altri fedeli alloctoni. Una volta che questi altri fedeli, preti compresi, sono fra noi, come comunicare assieme a loro il Vangelo qui e adesso? È un vero “lavoro” analogo alla gestazione. È un lavoro di lunga durata, perché può portare frutti non in qualche anno e neppure in uno o due decenni.
Tenendo conto del già detto, l’apporto dei preti alloctoni deve aiutare a vivere “la conversione pastorale e missionaria” (cf. EG 5-27, 30-32, 97). È con loro che è necessario lavorare alla cattolicità della Chiesa locale, e in particolare al “noi” del presbiterio che non può più pensarsi in maniera divisa fra autoctoni e alloctoni. Davanti alla diminuzione di preti locali, l’accoglienza di questi preti da fuori non risolve da sola la precarietà delle diocesi. Queste devono favorire le condizioni per accogliere candidati locali al presbiterato».
Diaconi e religiose
– Investire sui diaconi come responsabili della cura pastorale territoriale?
«I diaconi non sono destinati ad sacerdotium, alla presidenza ecclesiale ed eucaristica (cf. i canoni 1008 e 1009 § 3). Vi è tuttavia una diversità di profili diaconali, in funzione dei bisogni della comunità; un certo numero di essi si colloca più facilmente in un profilo d’animazione delle comunità e di direzione della preghiera. Il Vaticano II non escludeva  questo ruolo dei diaconi in ragione del fatto che i padri conciliari avevano come modello i catechisti delle giovani Chiese per immaginare il ristabilimento del diaconato permanente. Similmente oggi non si deve escludere questa eventualità ma, se tutti i diaconi cominciano ad esercitare un ruolo di direzione, ci sarebbe da inquietarsi sulla tenuta del ristabilimento del diaconato permanente. Sarebbe teologicamente più coerente che dei cripto-presbiteri siano ordinati preti».
– Riconoscere una responsabilità pastorale alle religiose?
«Non lo escludo. Nei paesi dell’Europa del Nord il crollo delle vocazioni femminili “apostoliche” rende questa eventualità poco probabile. Secondo il carisma della loro congregazione, per esempio di sostegno alla pastorale parrocchiale, queste religiose  possono trovare il loro posto in un’équipe pastorale, eventualmente come coordinatrici dell’unità pastorale (vedi sopra). Sarebbe problematica una generalizzazione del ricorso alle religiose davanti allo scoglio già richiamato, e cioè la separazione  fra presidenza ecclesiale e presidenza eucaristica. Sottolineo che non è sufficiente “distribuire la santa comunione” come si fa nelle comunità latino-americane… Ciò che va salvaguardato è l’azione eucaristica nel suo insieme attraverso cui il popolo di Dio “prende corpo”, nel Cristo attraverso lo Spirito, attorno alla duplice tavola della Parola e del pane!».
Settimana news

Il parroco trova uno dei diamanti più grandi del mondo



La straordinaria scoperta non è stata fatta da uno delle migliaia di uomini e ragazzi che faticano a torso nudo sotto il sole equatoriale, ma da un uomo di chiesa che ha consegnato alle autorità il diamante.

Il miracolo è accaduto il 15 marzo a Kono, in Sierra Leone. Un prete cristiano ha trovato una pietra da 706 carati, uno dei diamanti più grandi mai trovati.

Emmanuel Momoh, un parroco di una delle innumerevoli chiese del distretto di Kono, l’area diamantifera diventata l’epicentro della sanguinaria guerra civile della Sierra Leone (narrata anche nel film di Leonardo DiCaprio “Blood Diamond“), per arrotondare il suo magro stipendio lavora come minatore-artigiano alla ricerca di minerali.

Il virtuosissimo prete ha deciso di consegnare l’eccezionale pietra alle autorità e il Presidente del paese ha dichiarato che il diamante verrà messo all’asta e il ricavato andrà sia ai proprietari, per quanto dovuto loro, e sia a beneficio del paese nel suo complesso. Nonostante i diamanti siano presenti in circa un quarto del territorio della Sierra Leone, questo paese, di circa sei milioni di persone, è una delle cinque nazioni più povere del mondo.

Per avere un’idea di quello che potrebbe essere il valore del diamante ritrovato, basta pensare che, il mese scorso, una pietra da 813 carati è stato venduta all’asta a Londra per oltre 63 milioni di dollari.

Si stima sia il 13° più grande diamante grezzo del mondo, proprio dietro al famoso Jonker, di 726 carati, recuperato nella miniera diElandsfontein, in Sud Africa, il 17 gennaio 1934. Inoltre, è estremamente raro che una simile pietra venga scoperta con metodi tradizionali anziché, come invece avviene nella maggior parte delle scoperte più importanti, grazie all’uso delle più avanzate tecnologie e nelle profondità delle miniere di kimberlite
metallirari.com
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SINDACATI DEI TAXI CONVOCATI AL MINISTERO DOMANI

USB ATTACCA, GOVERNO IRRESPONSABILE RICEVE UBER I sindacati dei taxi sono stati convocati al ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture domani alle 17, al "fine di esaminare le questioni connesse al settore". Le organizzazioni dei taxi convocate sono venti, l'oggetto della riunione recita "autoservizi pubblici non di linea". All'incontro parteciperà il viceministro, Riccardo Nencini. Probabilmente si tenterà di scongiurare la protesta prevista per giovedì. Intanto l'Usb attacca il governo per aver ricevuto Uber: 'Così contribuisce a gettare benzina sul fuoco, afferma il sindacato di base.(ANSA).


LA LEGGE ELETTORALE TARDA ANCORA, NON ANDRA' IN AULA IL 27

PRIMI CONGRESSI PD, RENZI AVANTI MA E' POLEMICA SU SONDAGGI Il presidente della Commissione Affari costituzionali, Andrea Mazziotti, ha inviato una lettera alla presidente della Camera Laura Boldrini, per comunicare che la Commissione non ha concluso l'esame della legge elettorale, che non sarà quindi in Aula il 27 marzo,come stabilito dalla Conferenza dei capigruppo. Dopo il primo week end di congressi nel Pd Renzi è al 55%, Orlando al 42,6 ma è polemica interna dopo il sondaggio Ipsos che darebbe 5 punti di vantaggio al M5S se si votasse oggi. 
ansa


FRANCIA: TERREMOTO GOVERNO, SI DIMETTE MINISTRO INTERNO

ASSUNTE COME COLLABORATRICI LE FIGLIE MINORENNI Caos nel governo francese. Il ministro dell'Interno, Bruno Le Roux, si è dimesso dal suo incarico, in seguito alle rivelazioni sull'assunzione delle figlie minorenni come collaboratrici in parlamento. La procura finanziaria è la stessa che indaga sul candidato della Destra, Francois Fillon, travolto dallo scandalo sui presunti impieghi fittizi a moglie e figli all'Assemblée Nationale. Sarà il socialista Matthias Fekl a prendere il posto di Le Roux. 
ansa

TRATTATI ROMA: COMPROMESSO SU DICHIARAZIONE, FIRMA A 27

PADOAN A ECOFIN, RIFORME CONTINUANO ANCHE CON IL VOTO I negoziati per limare il testo della dichiarazione che sarà siglata il 25 marzo al Campidoglio per i 60 anni dei Trattati di Roma si sono conclusi positivamente: è stato raggiunto un compromesso per riavvicinare i Paesi dell'Est Europa del gruppo di Visegrad, scettici sulla formula dell''Ue a più velocità. Padoan ha 'ribadito' all'Ecofin che 'l'azione di riforma del Governo continua anche se tecnicamente stiamo entrando in un anno elettorale'. Alla domanda su 'dissensi con Renzi', risponde: 'vi garantisco che con Renzi non ho avuto scambi in questi due giorni'. Apertura di Alfano alla Russia: "quello di Taormina sarà l'ultimo G7, spero che il prossimo G7 sarà un nuovo G8'. Prima però bisogna risolvere il problema della crisi ucraina attuando gli accordi di Minsk.
ansa

GRAN BRETAGNA SEGUE USA, BANDO A LAPTOP SU VOLI DA PAESI ARABI

TIMORE DI ATTACCHI, ANCHE IL CANADA VALUTA LA DECISIONE Paura di attacchi a Washington e Londra. Niente pc e iPad in cabina sui voli provenienti da una decina di Paesi dell'Africa settentrionale e del Medio Oriente. Tutte le apparecchiature elettriche più grandi di un cellulare potranno essere trasportate solo nel bagaglio in stiva. La motivazione sarebbe una non meglio precisata minaccia terroristica, a due giorni dal vertice a Washington della coalizione internazionale anti Isis guidata dagli Usa. Anche il Canada starebbe valutando la possibilità di introdurre restrizioni simili. 
ansa

Preti sposati. "Vocatio" ora vuol salire sul carro... degli pseudo vincitori


"Ascoli, 21 marzo 2017 - Il vescovo Giovanni D’Ercole dà un segnale di vicinanza ai preti sposati. Il presule della diocesi ascolana, infatti, parteciperà al periodico convegno nazionale indetto dall’associazione ‘Vocatio’ (da venerdì a domenica a Roma), rivolto a quei sacerdoti cattolici validamente ordinati che però hanno scelto, per vari motivi (problemi affettivi, vocazionali, di fede o per scelta attiva personale) di sposarsi. Il loro ministero, comunque, è vincolato dal diritto canonico al celibato e la loro decisione fa sempre scattare, da parte della chiesa cattolica, tutta una serie di sanzioni e di atti tendenti a punire questa scelta. «Un prete sposato, perciò – spiega l’associazione organizzatrice – è allontanato dal suo ministero e deve ricominciare da capo la sua vita, cercando casa e lavoro, bandito dalle comunità ecclesiali o a malapena tollerato ai suoi margini.
La chiesa perde un enorme potenziale di fede e di aiuto alle sue comunità. Ma qualcosa sta cambiando e i preti sposati per primi hanno preso coscienza del fatto che la loro scelta è positiva, conforme alla Sacra Scrittura e alla tradizione della chiesa cattolica. Il matrimonio è inoltre uno dei diritti fondamentali dell’uomo – prosegue l’associazione – e nessuno per nessun motivo può impedirne l’esercizio. E’ iniziato un cammino di rinnovamento per proporre una nuova immagine di prete il quale, sposandosi, cerca solamente di realizzare la sua vocazione di uomo e di appagare il bisogno di amore che sente, dono di Dio all’umanità, per essere più sereno e maturo nella sua affettività, mostrando che il matrimonio non è assolutamente in contrasto con il servizio alla comunità». In altre parole, i preti sposati non disprezzano il celibato, ma intendono ricordare che questo è un dono che Dio fa ad alcuni uomini e non una imposizione per esercitare il ministero sacerdotale.
La manifestazione, alla quale appunto parteciperà anche D’Ercole, si svolgerà all’hotel ‘Casa tra noi’ di Roma da venerdì a domenica e il vescovo ascolano celebrerà la messa del sabato sera, che per la prima volta non verrà presieduta da un prete sposato. «Monsignor D’Ercole – spiegano gli organizzatori – ha accolto il nostro invito nello spirito di dialogo e di fraternità iniziato da papa Francesco». Il pontefice, infatti, aveva visitato alcuni preti sposati, qualche giorno fa, riflettendo sulla possibilità di impiegarli in quei paesi del mondo nei quali sono pochi i sacerdoti a disposizione." (tratto da quotidiano.net)"
Vocatio per il Movimento dei sacerdoti lavoratori sposati ha fallito e ora cerca di salire di nuovo sul carro. Nello loro teologia come associazione negano il sacerdozio e hanno come modello un Gesù laico (ndr)

Trieste, raccolta firme contro l'arrivo del cardinale "anti-Bergoglio", Gerhard Müller





Il cardinale tedesco Gerhard Muller, uno dei porporati che osteggiano il processo di rinnovamento di Bergoglio

TRIESTE. Pontificare “ex cathedra” non dovrebbe essere consentito a un cardinale. Tanto più se la Cattedra è quella di San Giusto. Il cardinale Gerhard Ludwig Müller, già vescovo di Ratisbona, è atteso domani 22 marzo alla Cattedra di San Giusto in cattedrale, alle 20.30, ospite desiderato di monsignor Giampaolo Crepaldi e indesiderato da una parte della comunità diocesana triestina.

Un incontro quaresimale del quale in molti avrebbe fatto a meno. Il cardinale Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, arriva a Trieste con una valigia di verità non negoziabili, una serie di “correzioni” teologiche alla linea di Papa Francesco su divorziati-risposati e pesanti ombre sulla questione della pedofilia.

«Abbiamo letto come, invitato dalla Diocesi, il 22 marzo il cardinale Gerhard Ludwig Müller, terrà una lectio a San Giusto sul tema “Credo la Chiesa cattolica ed apostolica”. Poche settimane fa l’irlandese Mary Collins, rappresentante delle vittime di abusi sessuali, si è dimessa dall’organismo voluto da Papa Francesco per combattere la pedofilia in ambito ecclesiastico, spiegando che, pur fiduciosa nel Pontefice, è stata spinta a questa decisione dal comportamento “vergognosamente non collaborativo” della Curia, e specificamente della Congregazione per la dottrina della Chiesa, cui proprio il cardinale Müller è preposto» scrivono in un documento alcuni aderenti all’associazione Reset.
Il Piccolo

Pedofilia: quasi due milioni di immagini e un portale di neonati. Esplode il deep web


Presentato il Report 2016 di Meter. Violenze sempre più raffinate e smercio del materiale “a tempo” grazie al deep web. Segnalati quasi due milioni di immagini, 203.047 video e anche un portale dedicato ai neonati. In aumento le lobby pedofile. Per don Fortunato Di Noto si tratta di “un crimine” e di “una nuova forma di schiavitù che richiede un intervento globale”


Continua a mietere vittime e ha imparato a nascondersi nelle pieghe del deep web – il volto oscuro della rete – mentre le violenze si fanno sempre più raffinate e le modalità di smercio del materiale diventano “a tempo”. Anche quest’anno, a sollevare il velo su un abisso di perversione per molti inimmaginabile è il Report 2016 su pedofilia e pedopornografia di Meter onlus . intitolato “Un crimine contro i bambini” e presentato il 20 marzo dal suo fondatore e presidente, don Fortunato Di Noto, e dal direttivo dell’associazione nella sede nazionale di Avola (Siracusa).

Numeri che parlano da sé: identificate e segnalate alla Polizia postale quasi due milioni di immagini (1.946.898 contro il milione e poco più del 2015); rilevati 203.047 video contro i 76.200 del 2015; monitorate e segnalate 9.379 url, in lieve calo rispetto ai 9.872 del 2015. I pedofili lasciano i social network (155 segnalazioni tra Twitter, Facebook, Youtube contro le 3.414 dell’anno precedente) e scelgono forme più sofisticate di immersione grazie al deep web. E le vittime sono sempre più piccole: aumentano i bimbi sotto i tre anni.


Altissima la percentuale di neonati per i quali esiste un portale dedicato con una chat room.

La sfida è transnazionale e senza una risposta globale, avverte don Di Noto, è una battaglia persa. Per questo, occorre che le segnalazioni inoltrate da Meter “soprattutto attraverso i form presenti sui siti istituzionali delle Polizie estere, possano essere immediatamente prese in considerazione”.

Tra le 42 nazioni monitorate, al primo posto sul “podio della vergogna” è l’arcipelago di Tonga (4.156 segnalazioni di materiale pedopornografico contro le 504 del 2015), seguita da Russia (635) e Nuova Zelanda (312). Quanto ai domini, a detenere il primato tra i cinque continenti è l’Oceania(4.613), seguita da Europa (868) e Africa (259).

E i pedofili lasciano sempre meno tracce.

Grazie a servizi come Dropfile, spiega il report, “ci si dà un appuntamento virtuale su una chat e si rende il materiale disponibile per un tempo limitato (al massimo 24 ore). Poi si cancella, restringendo così la ‘finestra’ dentro la quale le autorità possono intervenire. “The Onion Router” (Tor) è il sistema prevalentemente usato nel deep web, rete basata sull’anonimato dei suoi membri, protetti da crittografia e pertanto difficili da identificare e da perseguire.

Gli strumenti messi in campo. Ma Meter non si limita al monitoraggio: nel 2016 il suo Centro d’ascolto ha seguito 91 casi e fornito 1.157 consulenze telefoniche su richieste provenienti soprattutto da Sicilia, Lazio, Lombardia (799, 83, 51), ma anche da Belgio, America e Svizzera. Nel settembre 2016 ha avviato un nuovo servizio, il Centro polifunzionale per l’infanzia, l’adolescenza e l’autismo. Per quanto riguarda l’opera di sensibilizzazione nelle scuole italiane, sono 36 gli incontri svolti con 3.087 studenti e 540 insegnanti sull’utilizzo sicuro del web, ma l’associazione ha attivato anche una collaborazione con l’Arma dei carabinieri.

Sempre l’anno scorso, Meter ha promosso 120 incontri nelle diocesi offrendo un corso di formazione per seminaristi, clero, religiosi e laici.

Dieci le diocesi incontrate (ma dal 2002 sono 56): Acireale, Aversa, Benevento, Guastalla, Lamezia Terme, Noto, Palermo, Ragusa, Roma, Treviso.


“La pedofilia non è una malattia, ma un crimine e una nuova forma di schiavitù che lascia nelle vittime cicatrici indelebili”,

avverte don Di Noto. “Nel 99,9% dei casi le condotte pedofile sono lucide e quindi perseguibili penalmente”, precisa richiamando una sentenza della Corte di cassazione del 2013. A favorire la diffusione di questa piaga sono “l’indifferenza di molti” e una certa “cultura” che ritiene tutto “mercificabile”, amplificata a livello globale dalla pedopornografia online e sostenuta da movimenti pro-pedofili che giustificano questa devianza come “orientamento sessuale che la società deve accettare socialmente, politicamente, culturalmente e religiosamente”.

Per il sacerdote occorre spezzare silenzi e connivenze; solo in questo modo si possono “aiutare le vittime e, per quanto possa sembrare strano, anche i carnefici”.

“Sopravvissuti”: così vengono chiamati da adulti i piccoli abusati perché la violenza subita “fa immediatamente morire una parte di sé”. “Non salveremo tutti i bambini del mondo – conclude don Di Noto -, ma alcuni li abbiamo liberati e guariti. Serve però un intervento globale ed un cambiamento radicale del punto di vista di tutti davanti a questa tragedia”.

sir

Oltre un miliardo di persone non ha accesso alle risorse idriche. Manca l’acqua



L'Osservatore Romano 

Un miliardo di persone al mondo non hanno accesso all’acqua potabile. Lo rivela un rapporto del Consiglio mondiale dell’acqua (World Water Council, Wwc) in occasione della giornata mondiale dell’acqua, prevista per mercoledì 22 marzo. Le emergenze maggiori sono in Asia, Africa e Sudamerica. Nel dettaglio, evidenziano gli esperti del Wwc, nel continente asiatico ben 554 milioni di persone, circa il 12,5 per cento della popolazione locale, non hanno la possibilità di bere acqua pulita. Seguono poi l’Africa sub-shahariana, con oltre 319 milioni di persone in condizioni critiche e il Sud America, con 50 milioni circa nella stessa situazione. 

Theobald e Amoris lætitia

Sin dall’inizio ho avuto l’impressione che Amoris lætitia non fosse un testo pensato limitatamente alla gestione delle “urgenze” ma che, in aggiunta e a completamento, anticipasse delle sfide teologiche. Sfide, queste, che la teologia deve raccogliere, elaborare e proporre al popolo di Dio in cammino.
Dedicandomi poi alla lettura personale di altri testi, ho letteralmente gustato una percezione: quella che Christoph Theobald avesse quasi “prefigurato” in un suo testo (cf. Il cristianesimo come stile, EDB, 2009; di seguito CCS) le medesime proposte e i medesimi argomenti che papa Francesco ha tradotto in “versione magisteriale”.
Qui vorrei provare a tratteggiare un accostamento tra l’opera del teologo francese e l’esortazione papale, pur tenendo in conto il probabile “rischio di incompletezza”.
Riscoperta dell’autocritica
L’affascinante e rigorosa proposta di Theobald si interroga, tra le altre cose, sul ruolo che i due concili vaticani hanno rivestito nel contesto di ricerca della “forma” cattolica. Questo tema è sotteso ma preponderante nelle scelte della Chiesa di oggi. Se si guarda alle asserzioni primovaticane, ci si accorge velocemente che la Chiesa era divenuta «referente ultimo della credibilità della fede» (CCS, 353; Dei Filius 3); aspetto ormai pacificamente precisato per mezzo dell’evocazione pastorale – che, come tale, richiama l’immagine del “pastore bello” che è Gesù.
Ci si può chiedere, pertanto, se per la Chiesa non sia piuttosto la capacità di “criticare” se stessa un bel tentativo di “regolazione” dei rapporti. Che il papa indichi la via di una «salutare reazione di autocritica» (AL 36) è, in questo senso, sia emblematico sia programmatico. Similmente avviene al di fuori di Amoris lætitia: «Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze» (EG 49). Pure a costo di generare “conflitti”, diventa consigliabile «accettare i limiti della nostra espressione pastorale» (cf. J.M. Bergoglio, Nel cuore di ogni padre, Rizzoli, 132), perché la Chiesa si rimetta al Padre e ritrovi, sempre a partire da lui, l’identità che le è propria (cf. CCS, 353).
Revisione dell’autoformulazione
Il risvolto consiste nel «rispetto ecclesiale di fronte alla capacità dei credenti di esprimere la propria esperienza» (CCS, 353). Il sovrappiù di contributi che si genera serve non solo ad alimentare un’immaginata “forma” ecclesiale, ma ad alleggerire il peso che l’attenzione esclusiva per gli spazi ha talvolta riversato nella vita giornaliera dei soggetti (cf. EG 223). Ciò che ne viene è, a buon diritto, tra le prime espressioni del documento postsinodale: «Ricordando che il tempo è superiore allo spazio, desidero ribadire che non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero» (AL 3). La Chiesa, così, si dichiara pronta all’integrazione delle numerose (e complesse) vite di fede, affinché nessuno possa ritenersi privo di responsabilità (cf. AL 7).
Condurre i soggetti verso esperienze “personali” – dunque necessariamente “responsabili” – è quanto di più “tradizionale” possa essere offerto (cf. AL 35). D’altronde, la vita cristiana consiste primariamente nell’accoglienza libera di un Dio che, relazionandosi, invita a puntare tutto sulla diversa strutturazione delle nostre esistenze (cf. Mt 6,33). Se sentirsi ospitali nei confronti di questa “apertura di credito” (cf. AL 37) sa tanto di sfida per la Chiesa, c’è da ricordare che proprio le “originalità” spirituali (cf. CCS, 769) le hanno fornito via via lo slancio di cui aveva bisogno (cf. CCS, 150), allargando le “competenze” e approfondendo gli “sguardi”.
Differenziazione nella dogmatica
Sperimentata una certa debolezza, anche per la Chiesa è tempo di iniziare a «pregare con la propria storia» (AL 107). Si potrebbe perfino rileggere la pastorale come “scuola” ecclesiale; indicandone, ad esempio, il suo uso verso l’interno, in senso propriamente riflesso. Con una processualità pastorale “verificata” si migliorerebbero qualità e risultati – peraltro senza meccanicismi presupposti.
Theobald suggerisce una «lucida accettazione della differenziazione interna della società moderna» (CCS, 353), che è ciò che lo stesso Francesco chiama «approccio analitico e diversificato» (AL 32). Perciò, l’unica maniera di strutturare un approccio rigorosamente all’altezza viene dal discernimento, che è anzitutto un sensibile e profondo rispetto della storia.
In fondo è proprio così: Amoris lætitia propone una “spiritualità storica”. Un’opportunità culturalmente sostenibile, oltre che teologicamente indispensabile. La coerenza interna di questa modalità è data già dall’impossibilità di trovare «una nuova normativa generale di tipo canonico, applicabile a tutti i casi» (AL 300): differenziando le situazioni, infatti, si rimane fedeli allo sguardo particolareggiato di Gesù che non ragiona mai secondo categorie massimaliste. Al contrario, il punto di partenza rimane il soggetto, il quale può da solo rendersi conto della difficoltà di “unificare” la sua vita.
Conclude emblematicamente Theobald: «Si renderà – la dogmatica “ecclesiale” – ingenuamente complice della loro tentazione – dei soggetti – di cercare tale unità in una semplice conformità alla legge del gruppo ecclesiale o saprà condurli verso il mistero assolutamente singolare delle loro esistenze?» (CSC, 353).
È la vera posta in gioco del documento, è la vera “preoccupazione” di Francesco.
Settimana News


Docufilm su Tv2000. Una terra bellissima si ribella alla mafia

Avvenire
(Alessandra Turrisi) Le vite spezzate a causa della violenza mafiosa hanno piedi e mani che cercano terra e radici, per continuare a vivere, a sperare, a credere nel cambiamento. C' è un filo rosso che lega le storie di Giuseppe Carini, Piera Aiello e Margherita Asta, vittime incolpevoli di una mafia vista da vicino e che li ha segnati per sempre. C' è la speranza di Piera Aiello di tornare a vivere in Sicilia, da cui fu costretta ad andare via a 21 anni e con una figlia di 3 per aver denunciato gli assassini del marito, il figlio del boss di Partanna.C' è Margherita Asta, che a dieci anni ha visto uccidere la madre e i fratelli nella strage di Pizzolungo. E poi c' è il racconto di Giuseppe Carini, che da giovane "picciotto" del quartiere di Brancaccio, a Palermo, ha incontrato lungo la sua strada don Pino Puglisi. Tre storie diverse racchiuse nel docufilm "Questa terra sarà bellissima", in onda oggi e domani in seconda serata su Tv2000, da un' idea del giornalista siciliano Umberto Lucentini, realizzato dal regista Giuseppe Carrieri. Le due puntate ripercorrono alcune vicende siciliane con gli occhi di testimoni antimafia che raccontano la propria storia e la sfida intrapresa contro la criminalità organizzata. Nel primo episodio il protagonista è il testimone di giustizia Giuseppe Carini, al quale è affidato il ricordo di don Pino Puglisi, il parroco palermitano assassinato nel 1993, primo martire della Chiesa ucciso dalla mafia e oggi beato. Un incontro che ha cambiato la sua vita per sempre. Nella seconda puntata protagoniste sono due donne: Piera Aiello e Margherita Asta. Piera Aiello, sposa nel 1985 Nicolò Atria, figlio del mafioso di Partanna, in provincia di Trapani, Vito Atria. Nove giorni dopo il matrimonio viene ucciso il suocero. Nel 1991 nella pizzeria di Piera, davanti ai suoi occhi, viene ucciso il marito. Piera denuncia i due assassini del marito e inizia il suo percorso di testimone di giustizia con il procuratore Paolo Borsellino e i carabinieri. La stessa scelta la fa la cognata Rita Atria, la ragazza di 18 anni che si toglie la vita dopo la strage di via D' Amelio in cui viene ucciso Borsellino. Da quel giorno anche lei vive in un' altra località italiana, ha cambiato identità. Ma per girare il documentario torna nella sua terra, cammina sulla sua spiaggia, visita la tomba della cognata, assieme al giudice Alessandra Camassa, che ha condiviso con lei i giorni cruciali della sua testimonianza. Margherita Asta, invece, è bambina quando Cosa nostra fa irruzione nella sua esistenza. Perde la madre Barbara Rizzo e i due fratellini Salvatore e Giuseppe nel 1985, nella strage di Pizzolungo, nel Trapanese, quando viene fatta esplodere un' autobomba per uccidere il magistrato Carlo Palermo, che resta ferito. Oggi fa parte di Libera, incontra gli studenti delle scuole italiane che vogliono conoscere le loro storie. «L' idea nasce da una riflessione: spesso finiscono sotto i riflettori della cronaca i crimini o i criminali - spiega Umberto Lucentini -. E si tende a dimenticare chi paga con il dolore l' essere casualmente vittima della ferocia dei mafiosi. Le parole di Borsellino? Non potevano che diventare il titolo di questi docufilm che raccontano la speranza di vivere in una terra che sia solo bellissima e non più disgraziata». «Girare "Questa terrà sarà bellissima" per me ha significato entrare dentro l' area scura dell' essere invisibili - aggiunge il regista Carrieri -. Il senso è tutto qui: andare oltre l' identità, per unire ricordo, vita, attese, speranze di coloro che raccontano la storia per riviverla, e possibilmente ricostruirla».

Gmg. Francesco ai giovani: potete rendere il mondo meno crudele e più umano

Con il vostro coraggio potete rendere il mondo meno crudele e più umano. Così Francesco si rivolge ai giovani di tutto il mondo in un Videomessaggio in spagnolo in occasione delle prossime Giornate Mondiali della Gioventù. Reso noto oggi anche il Messaggio per la XXXII Giornata Mondiale della Gioventù 2017, che si celebra a livello diocesano il 9 aprile, Domenica delle Palme, sul tema: “Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente”. 
Il Videomessaggio:
“Queridos jóvenes: Con el recuerdo lleno de vida de nuestro encuentro en la Jornada Mundial de la Juventud del 2016 en Cracovia…
Cari giovani, con il ricordo pieno di vita del nostro incontro alla Giornata Mondiale della Gioventù del 2016 a Cracovia, ci siamo messi in cammino verso la prossima meta che, se Dio vorrà, sarà Panama nel 2019”.
Il Papa desidera che ci sia sintonia tra il percorso verso la Gmg di Panama, nel 2019, e il prossimo Sinodo dei vescovi sui giovani, nel 2018, sul tema: “I giovani, la fede, il discernimento vocazionale”.
Il suo sguardo è rivolto a Maria che accompagna i giovani in questo cammino, lei che si mette in viaggio per incontrare sua cugina Elisabetta:
“No se queda encerrada en casa, porque no es una joven-sofá, que busque sentirse cómoda y segura sin que nadie la moleste…
Non resta chiusa a casa, perché non è una 'giovane-divano' che cerca di starsene comoda e al sicuro senza che nessuno le dia fastidio”. Maria è mossa dalla fede che è al cuore della sua storia. Ma la missione non è rivolta solo a lei:
“Como la joven de Nazaret, pueden mejorar el mundo, para dejar una huella que marque la historia, la de ustedes y la de muchos…
Come la giovane di Nazareth, potete migliorare il mondo, per lasciare un’impronta che segni la storia, quella vostra e di molti altri. La Chiesa e la società hanno bisogno di voi”, dice Francesco, esortando i giovani perché con il loro coraggio, i loro sogni  e ideali “cadono i muri dell’immobilismo e si aprono strade che ci portano a un mondo migliore, più giusto, meno crudele e più umano”.
Francesco chiede quindi ai giovani di parlare a Maria come ad una Madre, di affidarle tutta la loro vita:
“Como Madre buena los escucha, los abraza, los quiere, camina con ustedes….
Come una buona Madre vi ascolta, vi abbraccia, vi vuole bene, cammina con voi. Vi assicuro che se lo farete non ve ne pentirete. Buon pellegrinaggio verso la Giornata Mondiale della Gioventù del 2019".
Il Messaggio:
La fede al centro della vita di Maria
Sarà proprio Maria ad ispirare i temi delle prossime Gmg a partire da quest’anno, ricorda Francesco anche nel Messaggio scritto. Dedicato ai giovani sarà anche il prossimo Sinodo dei vescovi nel quale si affronterà la questione di come i giovani possano maturare un progetto di vita e discernere la vocazione in senso ampio: al matrimonio, nell’ambito laicale e professionale, oppure alla vita consacrata e al sacerdozio. Una vocazione che si può approfondire proprio mettendosi in pellegrinaggio. Nell’incontro con Elisabetta, Maria esclama: “Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente”, le parole scelte come tema della Gmg 2017. “Una preghiera rivoluzionaria quella di Maria”, scrive Francesco, una piccola donna coraggiosa, consapevole dei suoi limiti ma fiduciosa nella misericordia divina. “La fede è il cuore di tutta la storia di Maria”, sottolinea, e il suo cantico “ci aiuta a capire la misericordia del Signore come motore della storia”, sia personale sia dell’umanità. Quando infatti Dio tocca il cuore di un giovane, questi diventa capace di azioni grandiose. Le “grandi cose” che l’Onnipotente ha fatto nella vita di Maria “ci parlano anche del nostro viaggio nella vita”: non “un vagabondare senza senso” ma “un pellegrinaggio” che, pur con le sue sofferenze e incertezze, può trovare in Dio la sua pienezza.
Scoprire il filo rosso dell’amore di Dio nella nostra esistenza
La nostra storia personale, infatti, non è sconnessa dal passato ma si inserisce nella storia della Chiesa, guidata da Dio anche quando attraversa “mari burrascosi”. “La vera esperienza della Chiesa non è come un flashmob”, in cui ci si dà appuntamento e poi ognuno va per la sua strada, ma è una lunga tradizione che si tramanda tra le generazioni. Fare memoria degli interventi di Dio serve quindi ai giovani per essere collaboratori dei progetti di salvezza di Dio. Francesco invita quindi i giovani ad interrogarsi su come trattiamo i nostri ricordi. A volte verrebbe voglia di resettare il proprio passato e avvalersi del “diritto all’oblio” ma Gesù può guarire le ferite trasformandole in perle. D’altra parte non si possono nemmeno ammassare i ricordi nella memoria come in una “nuvola” virtuale. Bisogna invece trarne insegnamento. “Compito arduo, ma necessario - scrive Francesco - è quello di scoprire il filo rosso dell’amore di Dio che collega tutta la nostra esistenza”.
Essere protagonisti della propria storia
Il Papa, poi, non è affatto d’accordo con quanti sostengono che i giovani siano smemorati e superficiali. Ma avverte che avere un passato non è come avere una storia, cioè avere ricordi significativi che aiutano a dare un senso all’esistenza. Ad esempio, non sappiamo quanto sia esperienza dotata di un senso, quella dei volti di giovani che appaiono in tante foto sui social. “Non fatevi fuorviare da questa falsa immagine della realtà! Siate protagonisti della vostra storia, decidete il vostro futuro!”, esorta con forza il Papa.
I consigli di Francesco ai giovani: Bibbia, Messa, saggezza dei nonni, diario spirituale
Proprio Maria che custodisce tutte le cose meditandole nel suo cuore, insegna a mettere assieme gli avvenimenti della vita ricostruendo l’unità dei frammenti per comporre un mosaico. E per farlo il Papa dà ai giovani alcuni suggerimenti: a fine giornata fermarsi a riflettere sui momenti belli e su quello che è andato storto, anche magari annotando i sentimenti “in una specie di diario spirituale”. E ancora, conoscere bene la Bibbia, leggerla e confrontarla con la vita, partecipare alla Messa e accostarsi al  Sacramento della Riconciliazione. Centrali sono poi i nonni, gli anziani: “vi diranno cose che appassioneranno la vostra mente e commuoveranno il vostro cuore”, suggerisce Francesco. Per prendere il volo, è infatti necessaria la saggezza degli anziani. “Quanto è importante la trasmissione della fede da una generazione all’altra!” sottolinea il Papa.
Non svalutare matrimonio, sacerdozio e vita consacrata come “forme superate”
Saper fare memoria non significa “rimanere attaccati a un determinato periodo della storia”, ricorda, ma saper riconoscere le proprie origini, per “lanciarsi con fedeltà creativa nella costruzione di tempi nuovi”. Non si tratta di una memoria paralizzante. “Una società che valorizza solo il presente - avverte - tende anche a svalutare tutto ciò che si eredita dal passato, come per esempio le istituzioni del matrimonio, della vita consacrata, della missione sacerdotale”, che finiscono per essere viste come “forme superate” e si pensa che si possa vivere meglio “in situazioni cosiddette aperte” comportandosi come in un reality show. “Non vi lasciate ingannare!”, torna ad ammonirli Francesco: per progettare un futuro di felicità serve aderire alla chiamata del Signore.
Coltivare l’amicizia con Maria
Maria, la giovane di Nazareth, conclude Francesco, in tutto il mondo “ha assunto mille volti e nomi per rendersi vicina ai suoi figli”. Francesco ricorda infatti due ricorrenze importanti del 2017 in questo senso: i 300 anni dal ritrovamento della Madonna Aparecida in Brasile e il centenario delle apparizione di Fatima, dove si recherà a maggio. Coltivate con la Madonna una relazione di amicizia: “Vi assicuro che non ve ne pentirete!”. Lei ci aiuti, conclude, a cantare le grandi opere che il Signore compie in noi e attraverso di noi.
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AL BANO IN OSPEDALE, TRA UN MESE POTREBBE CANTARE

L'ARTISTA, LA MIA VOCE È COME I DENTI DEI CASTORI Ottimismo dei medici che curano Al Bano: 'tra un mese potrebbe ritornare a cantare'. Secondo i dottori del reparto di neurologia dell'ospedale Vito Fazzi di Lecce dove è ricoverato da ieri il cantante a seguito di una leggera ischemia, l'artista è di buon umore e ha scherzato con i medici sulla sua voce: 'E' come i denti per i castori, bisogna usarla sempre per vivere bene ed evitare l'estinzione della specie'.(ANSA).


VIVENDI CHIEDE RISARCIMENTO PER DIFFAMAZIONE A MEDIASET

AL VIA A MILANO LA CAUSA CIVILE PER LA VICENDA PREMIUM Una domanda 'riconvenzionale' di risarcimento del danno per diffamazione è stata depositata da Vivendi nel procedimento civile che ha preso il via oggi a Milano tra Mediaset-Fininvest e il gruppo francese per la vicenda Premium. Il gruppo francese ha chiesto il risarcimento sostenendo che la controparte, subito dopo la mancata vendita di Premium, ha condotto una campagna mediatica che Vivendi ritiene diffamatoria. Il giudice ha unificato i due procedimenti avviati da Fininvest e Mediaset nei confronti di Vivendi.
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RENZI ATTACCA M5S, DEMOCRAZIA SE VINCE CHI PIACE A GRILLO

IPSOS, I CINQUE STELLE AL 32,3% STACCANO PD DI CINQUE PUNTI 'E' un sistema fantastico, quello di Grillo. Lui dice: noi amiamo la democrazia, l'amiamo talmente tanto che se vince quello che piace a noi bene, se vince quello che a noi non piace si rivota espellendo il candidato sgradito'. Lo scrive Matteo Renzi nell'e-news, che ironizzando spiega che il Pd grida allo scandalo, 'ma ci saranno sempre un Di Maio o una Taverna a spiegarci ciò che non capiamo'. Secondo i sondaggi intanto, i Cinque stelle non sono mai stati così in alto: al 32,3%, davanti al Pd al 26,8%, stando alla rilevazione della Ipsos di Nando Pagnoncelli, commissionata dal Corriere della Sera. 
ansa