giovedì 23 marzo 2017

La potesta dei rabbini italiani

Il titolo originario e la presentazione di un convegno organizzato dall’Associazione Biblica Italiana (ABI, un’organizzazione riconosciuta dalla CEI che conta circa 800 tra professori e studiosi della Bibbia) programmata per settembre è stata la causa dei commenti indignati da parte dei rabbini italiani. Il titolo in questione era “Israele, popolo di un Dio geloso. Coerenze e ambiguità di una religione elitaria”, titolo che è stato in seguito ritirato e modificato. L’espressione «religione elitaria” è stata sostituita infatti da «religione dell’antico Israele».
Anche l’introduzione originaria al convegno è stata rimossa e sostituita sul sito dell’ABI a seguito delle proteste dei rabbini italiani. La reazione più articolata e dettagliata è stata quella scritta dal professor Giuseppe Laras, lo stimato presidente emerito dell’Assemblea Rabbinica Italiana ed ex Rabbino Capo di Milano, conosciuto tra l’altro per il suo impegno e le sue convinzioni verso il dialogo inter-religioso e la sua partecipazione negli anni in discussioni teologiche pubbliche con l’ex cardinale di Milano, Carlo Maria Martini, anche lui profondamente impegnato nelle relazioni tra cattolici ed ebrei.
Il paragrafo introduttivo originario ora scomparso conteneva delle affermazioni sconcertanti presentate come fatti, o più precisamente come conclusioni scontate invece di ipotesi ancora da dimostrare, come normalmente richiesto dal metodo scientifico. Vi si leggeva che: «La scelta del tema di questo convegno è, diversamente da quanto avviene in genere, ispirata dal panorama odierno di un ritorno del religioso con accenti assiomatici e intolleranti. Ciò può rappresentare una sconfitta dello spirito critico moderno, attraverso cui la religione tradizionale si è sviluppata arricchita, ma pone il problema di considerare attentamente quali possano essere le radici di una religione che nella sua strutturazione può dare adito a manifestazioni ritenute degeneranti. (…) si è scelto di partire da un’ipotesi iniziale: all’origine starebbe il processo attraverso il quale, da divinità subordinata all’interno di un Panteon, Yhwh è divenuto gradualmente la divinità esclusiva di un popolo che, elitariamente, si pensa suo unico possesso. (…) il pensarsi come popolo appartenente in modo elitario a una divinità unica ha determinato un senso di superiorità della propria religione e lo ha indotto a segnare confini di separazione rispetto agli altri popoli».
L’«ambivalenza» citata nel titolo si riferisce alla coesistenza del particolare e dell’universale nella «religione dell’antico Israele» (senza nessun riferimento all’ebraismo contemporaneo), ed all’ambiguità della coesistenza di un «Dio geloso» con la possibilità di una libera scelta. L’introduzione afferma poi che si vuole «evitare l’impressione che si voglia parlare della religione dell’Antico Testamento in luce negativa. Si intendono invece fornire elementi utili a verificare come le problematiche che emergono da tale religione riaffiorino in altri sistemi religiosi e ad appurare se l’ambiguità rilevata sia intrinseca soltanto ai testi veterotestamentari o derivi piuttosto (o anche) dall’interpretazione che se ne è data nelle tradizioni che li hanno recepiti».
Se ne potrebbe dedurre che l’intento è quello di scoprire (o dimostrare?) che «l’antica» religione ebraica, così come è espressa dalla Bibbia ebraica, sia stata la causa del fondamentalismo nell’ebraismo, ma sia anche alla base di quello cristiano ma soprattutto di quello islamico. La prima e più elementare osservazione è che questi testi sono stati scritti in ebraico e in aramaico, lingue in cui ogni parola racchiude vari livelli di significato differenti, e che la religione ebraica vivente si basa sui molteplici commentari rabbinici nel corso dei secoli, che discutono di diversi punti di vista, in sessioni di studio in cui la ricerca di nuove interpretazioni è costante. Gli studiosi della Bibbia che non sanno che questo metodo è per sua natura anti-fondamentalista e anti-assolutista, e che il metodo ebraico di ricerca continua delle mutazioni della realtà divina portano a rinnovati dubbi e riesaminazioni in ogni generazione, non hanno compreso l’essenza fondamentale della religione che si accingono a studiare.
Il convegno in programma è definito «scientifico», ma gli studi biblici non possono svolgersi in un contesto separato specializzato ed essere allo stesso tempo considerati scientifici. La ricerca interdisciplinare (teologica, linguistica, antropologica ecc.) ed il contesto storico sono di vitale importanza. Nei secoli passati, gli studi da parte cattolica della religione ebraica erano affetti da grandi pregiudizi perché si basavano proprio su pregiudizi teologici e sull”insegnamento del «disprezzo», dove l’assurda accusa di «deicidio» (cancellata dagli insegnamenti della Chiesa solo a partire dal documento n. 4 della “Nostra Aetate” del 1965) soffiava sul fuoco dell’antisemitismo, che ha causato persecuzioni, pogrom e l’humus dell’odio che ha portato alla Shoah. In mancanza di una prospettiva storica che faccia luce sui mutevoli significati e sulle varie interpretazioni della religione attraverso le ere, brancoliamo nel buio e giungiamo a conclusioni errate.
Eppure, negli ultimi 50 anni la Chiesa ha prodotto documenti importantissimi a scopo didattico, che bisognerebbe prendere dagli scaffali per ricordarli, studiarli ed applicarli per evitare situazioni di conflitto come quelle provocate dalla presentazione di questo convegno dell’ABI di Venezia. I documenti del Vaticano successivi al Concilio Vaticano II della Commissione per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo, basati su “Nostra Aetate”, sono principalmente il risultato del continuo dialogo tra ebrei e cattolici all’interno del Comitato internazionale di collegamento cattolico-ebraico (ILC - International Catholic-Jewish Liaison Committee). Offrono delle raccomandazioni specifiche che, se applicate nella loro intenzione originaria, porterebbero ad una riscrittura totale di questo convegno. Sono strumenti indispensabili per combattere l’antisemitismo teologico che rinasce in ogni generazione se i Vangeli e il Magisterium non vengono insegnato nel loro contesto storico.
Nell’esaustiva analisi di rav. Laras emergono passi indietro nel dialogo ebraico-cattolico ed un triste calo della sensibilità nei confronti dell’anti-ebraismo teologico, messo in evidenza dalla descrizione del convegno dell’ABI. Rav. Laras cita anche delle omelie di Papa Francesco a riprova del fatto che le vitali raccomandazioni dei documenti prodotti dalla Commissione della Santa Sede per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo non vengono seguite. Laras fa riferimento alla «ripresa della vecchia polarizzazione tra la morale e la teologia della Bibbia ebraica e del fariseismo, e Gesù di Nazareth e i Vangeli», utilizzata da Francesco in senso metaforico per illustrare le ipocrisie della società contemporanea e anche all’interno della Chiesa stessa. Si tratta di un tema molto sensibile, visto che Francesco è molto benvoluto e visto di buon occhio dal popolo ebraico. Amici e rappresentanti dell’ebraismo, restii a criticarlo, lo hanno comunque reso cosciente del problema in varie occasioni, ma il Pontefice sembra non rendersi conto dei danni che potrebbero causare queste omelie.
Il rabbino Laras scrive: «So benissimo che i documenti ufficiali della Chiesa cattolica avrebbero raggiunto dei punti di non-ritorno. Peccato che vengano contraddetti quotidianamente dalle omelie del Pontefice, che impiega esattamente la vecchia, inveterata struttura e sue espressioni, dissolvendo i contenuti dei documenti suddetti. Si pensi solo alla “legge del taglione” recentemente evocata dal Papa con faciloneria e travisata, in cui invece, tramite essa, interpretandola da millenni, anche all’epoca di Gesù, l’ebraismo alla ritorsione sostituisce invece il risarcimento, facendo pagare al colpevole quello che si definirebbe modernamente il lucro cessante, il danno permanente e anche quello psicologico. E tutto questo molti secoli prima che la civilissima Europa (cristiana?) affrontasse questi temi. Forse che l’argomento della cosiddetta “legge del taglione” non sia stato nei secoli un cavallo di battaglia dell’antiebraismo da parte cristiana, con una sua ben precisa storia?».
Eppure i documenti della Santa Sede sui rapporti tra cattolici ed ebrei sono un tesoro di linee guida per il successo del dialogo. L’introduzione al documento del 1985 “Sussidi Per Una Corretta Presentazione Degli Ebrei Ed Ebraismo Nella Predicazione E Nella Catechesi Della Chiesa Cattolica” fanno di nuovo riferimento alle importanti istruzioni contenute ne “Orientamenti E Suggerimenti per l’applicazione della Dichiarazione Conciliare” del 1974, che definiva delle condizioni fondamentali per il dialogo: «Il rispetto dell’altro, così come esso è», «capire meglio le componenti fondamentali della tradizione religiosa ebraica» e ancora, «le caratteristiche essenziali con le quali gli Ebrei stessi si definiscono alla luce della loro attuale realtà religiosa», «nella speranza che aiutino ad attuare nella vita della Chiesa le intenzioni esposte nel documento conciliare».
Il terzo capitolo dei “Sussidi” per la “Predicazione e la Catechesi” stila un elenco delle cose da mettere in pratica, con questa raccomandazione: «L’informazione su queste questioni deve riguardare tutti i livelli d’insegnamento e di educazione. Tra i mezzi di informazione, una particolare importanza rivestono quelli qui di seguito elencati: - manuali di catechesi; - libri di storia; - mezzi di comunicazione sociale (stampa, radio, cinema, televisione)» (e colloqui biblici, potremmo aggiungere!). «L’uso efficace di tali mezzi presuppone una specifica formazione degli insegnanti e degli educatori nelle scuole, come pure nei seminari e nelle università (AAS 77, 1975, p. 73)», continua il testo.
È importante aggiungere che il documento continua così: «I paragrafi che seguono intendono servire proprio questo fine (…) la singolarità del popolo dell’Antico Testamento non è esclusiva, ma aperta, nella visione divina, ad una dilatazione universale; l’unicità del popolo ebraico è in vista di una esemplarità» (l’enfasi è nostra). Quest’ultima frase è particolarmente rilevante per la nostra discussione, visto che alcuni concetti chiave come quello del «popolo eletto» sono spesso mal compresi. Il vero significato religioso di questo termine non implica uno stato di «superiorità» o di privilegio, così come saremmo portati a credere leggendo l’introduzione al convegno, in cui si legge che «il pensarsi come popolo appartenente in modo elitario a una divinità unica ha determinato un senso di superiorità della propria religione», che aprirebbe le porte a tendenze assolutiste e fondamentaliste.
Nella comprensione di se stessi, per gli ebrei essere «scelti» o «eletti» implica l’obbligo e il dovere di essere da esempio, per l’umanità intera. Come è descritto in maniera esemplare nel documento vaticano, l’«unicità» del popolo ebraico implica un missione di universalità. Nel documento vaticano si legge inoltre che «in questo campo, l’imprecisione e la mediocrità nuocerebbero enormemente» al dialogo ebraico-cristiano (Giovanni Paolo II, discorso del 6 marzo 1982). Ma, trattandosi di insegnamento e di educazione, esso nuocerebbero soprattutto alla propria identità cristiana.
In una intervista ad Avvenire, il professor Luca Mazzinghi, presidente dell’ABI, ha spiegato che il titolo del convegno si riferiva ad una «una ambivalenza di fondo, il rapporto tra il Dio geloso e la libertà dell’uomo: in che misura la “gelosia” di Dio potrebbe svilire la libertà dell’uomo. Si tratta di un’ambivalenza che, in realtà, sta dietro a ogni sistema religioso, compreso il cristianesimo (come facciamo nel nostro secondo convegno)». Mazzinghi ha poi respinto categoricamente l’idea che il programma del convegno esprimesse attitudini antisemite: «L’aver interpretato, da parte di alcuni, il tema del convegno in chiave antiebraica va contro ogni nostra intenzione, lo dico con molta forza. Dalla nostra Associazione è sempre stata assente ogni ombra di antisemitismo, che noi ripudiamo nel modo più assoluto. Aggiungo che molti dei nostri membri sono impegnati in prima persona nel dialogo ebraico-cristiano. Personalmente, da cristiano, ho sempre insegnato ai miei studenti l’amore per il popolo ebraico e per le sue Scritture».
Forse la cosa di cui c’è più bisogno oggi è di rispolverare la conoscenza della storia ebraico-cristiana e di chiedere che seminaristi, studenti e professori universitari diano una ripassata approfondita ai documenti rilevanti.
lastampa.it

Santo Sepolcro a rischio crollo


Il sito più sacro della cristianità è in serio pericolo e potrebbe letteralmente collassare se non si procederà al più presto al puntellamento delle sue fondamenta instabili.
E' quanto emerge da una ricerca affidata ad un team scientifico del Politecnico di Atene (NTUA) che ha appena completato la ricognizione e il restauro di quella che è tradizionalmente ritenuta la tomba di Cristo. Il team di ricercatori avverte che sono necessari lavori supplementari per evitare che il santuario e il complesso della Basilica del Santo Sepolcro possano sperimentare "un significativo cedimento strutturale". "Se dovesse accadere - dice Antonia Moropoulou, supervisore scientifico della NTUA - non sarebbe un processo lento ma catastrofico". 

L'Edicola (dal latino aedicula, tempietto), una piccola struttura all'interno della Basilica del Santo Sepolcro, racchiude i resti di una grotta che è venerata almeno dal IV secolo come la tomba di Gesù Cristo.  Il recente restauro ha messo in luce come il tempio di culto del XIX secolo, con la sua struttura rotonda a doppia cupola, che accoglie milioni di visitatori 


ogni anno, sembra essere in gran parte costruito su una base instabile di resti malfermi di strutture precedenti, un sottosuolo "crivellato" da ampie gallerie e canali. Mentre, proprio oggi, si celebra un anno di restauri con una cerimonia nella chiesa del Santo Sepolcro, gli scienziati e le autorità religiose devono ora affrontare i rischi sulla statica messi in luce dalle indagini fatte da ingegneri e architetti.

Strati di storia, un rischio per il futuro

La relazione più recente fornita da NTUA a National Geographic rivela che gran parte del rischio per il Santo Sepolcro è legato proprio alla ricca storia di questo luogo venerato. Gli archeologi ritengono che circa 2.000 anni fa, il sito fosse la porzione di una cava di calcare in disuso riutilizzata per ospitare le tombe della classe benestante ebraica. Almeno una mezza dozzina di tali tombe sono state individuate all'interno del perimetro della chiesa, oltre alla tomba tradizionalmente ritenuta il luogo di sepoltura di Gesù.

Un tempio romano costruito sul sito nel II secolo, inoltre, fu raso al suolo da Costantino, il primo imperatore cristiano di Roma, che nel 324 circa 324, tentò una prima ricognizione per cercare in loco quella che si riteneva la tomba di Cristo.

Il santuario costruito da Costantino intorno alla tomba fu a sua volta parzialmente distrutto dagli invasori persiani nel VII secolo, e distrutto nuovamente dai Fatimidi nel 1009. La chiesa fu ricostruita alla metà dell'XI secolo. L'edicola fu poi modificata dai crociati e restaurata di nuovo nei primi del XVI e XIX secolo. La sua forma attuale racchiude quindi varie fasi delle costruzione precedenti. Si pensa che la rotonda dell'Anastasi che circonda l'Edicola, sotto la più grande delle due cupole della Basilica, segua l'impronta dell'originale chiesa costantiniana e, forse, anche del tempio romano che l'ha preceduta.


Quei tunnel sotto la tomba di Cristo 

Le recenti indagini sotto il pavimento dell'Edicola e della rotonda, condotte durante il progetto di restauro, hanno confermato i sospetti degli scienziati e rivelato i rischi  per la stabilità di tutta l'area sottoposta a indagine: circa 280 metri quadrati.
Il georadar, le telecamere robotizzate, e altri strumenti, hanno mostrato che alcune porzioni di fondazione dell'Edicola poggiano sulle macerie di edifici precedenti. Altre strutture poggiano direttamente su un substrato roccioso e cavo, molto molto compromesso. La malta delle fondamenta si è sbriciolata a causa di decenni di esposizione all'umidità dei canali di drenaggio che corrono sotto il pavimento della rotonda.

Altre gallerie e cavità di incerta spiegazione passano direttamente sotto e intorno all'Edicola. Un saggio di scavo effettuato negli anni '60 nella zona sud del santuario ha evidenziato la mancanza di un supporto saldo per lastra di cemento dove stazionano i visitatori in fila per entrare nella tomba. Molti dei pilastri da 22 tonnellate che reggono la cupola sulla rotonda poggiano su un metro e venti di macerie non consolidate. Un quadro preoccupante.


L'Edicola, un restauro di successo

L'integrità strutturale dell'Edicola ha destato preoccupazione per quasi un secolo, ma la mancanza di accordo fra le diverse confessioni cristiane che si occupano della custodia della chiesa, così come la mancanza di risorse finanziarie, hanno a lungo ostacolato i lavori di consolidamento. A seguito di una breve chiusura dell'Edicola disposta dalle autorità israeliane nel 2015 per problemi di sicurezza, i tre principali gruppi cristiani che mantengono il controllo sul sito - Il Patriarcato greco-ortodosso, quello armeno e il custode francescano di Terra Santa - hanno firmato nel marzo del 2016 un accordo per restaurare il santuario e la tomba che racchiude.

La squadra greca della NTUA incaricata dei lavori di conservazione e tutela è la stessa che ha curato i recenti restauri dell'Acropoli e della Basilica di Santa Sofia a Istanbul. La squadra scientifica ha lavorato al consolidamento delle pareti incurvate dell'Edicola, al ri-ancoraggio delle colonne con barre di titanio e al rinforzo di strati di muratura che hanno più di mille anni.
E' stato installato un sistema di ventilazione per aspirare la fuliggine dovuta all'accensione di migliaia di candele, e sono state tagliate via con una sega al plasma delle incongrue travi esterne, erette dalle autorità britanniche nel 1947. La tomba stessa è stata aperta per la prima volta dopo secoli. Nel complesso il lavoro sull'Edicola è stato completato con successo ad un costo di quasi 3,5 milioni di euro.

Ancora restauri e archeologia

Per far fronte al rischio di collasso strutturale del sito, il politecnico di Atene propone ora un progetto da sei milioni di euro, per dieci mesi di lavoro, che prevede la rimozione della pavimentazione in pietra, fratturata, che circonda l'Edicola, il consolidamento delle fondamenta e della malta degradata, e il riassetto di una zona di circa 100 mq sotto il piano pavimentale per il corretto drenaggio delle acque meteoriche lungo il perimetro della rotonda.
Il lavoro è stato pianificato in modo da garantire il minimo disturbo per i circa quattro milioni di visitatori e pellegrini che ogni anno si recano al Santo Sepolcro. La possibilità che il sito sia nuovamente "indagato" per svolgere questi lavori apre anche spiragli per nuove potenziali ricerche archeologiche.

"Questo è in assoluto uno dei siti più complessi per l'archeologia in uno dei luoghi più sacri del mondo", afferma l'archeologo e accademico britannico Martin Biddle, che ha compiuto studi sull'Edicola per quasi un decennio e ha pubblicato sul tema un volume fondamentale nel 1999. "Si contano quattro o cinque fasi archeologiche principali sotto l'Edicola", dice Biddle, e l'eventuale apertura di un cantiere sotto la quota del pavimento moderno richiederebbe senza dubbio un'indagine scientifica supplementare. Un restauro senza uno scavo archeologico di supporto,  aggiunge Biddle, "sarebbe uno scandalo intellettuale, e di solito scelgo con molta attenzione le mie parole."
http://www.nationalgeographic.it/

Buenos Aires. Pedofilia: confermata la condanna di don Julio Cesar Grassi

Confermata la sentenza dei magistrati di Buenos Aires a carico di don Julio Cesar Grassi. Nel 2009 gli erano stati inflitti 15 anni di carcere per avere abusato di un minore. La Corte suprema ha confermato la pena.
Il sacerdote di 60 anni è stato denunciato nel 2000. Respinto un ricorso presentato dai legali del religioso che si trova recluso a Buenos Aires.
fonte: La Prima Pagina

Modena, religioni unite: «No alle mafie»

Lottare contro le mafie (anche) attraverso la preghiera. In tutti i modi: da quello cristiano (cattolico, ortodosso, protestante…) a quello dei ‘fratelli maggiori’ gli ebrei, fino a quello dei musulmani. E, tutto sommato, anche la preghiera laica di chi è impegnato nella battaglia contro la prevaricazione mafiosa. A Modena si fa così: cominciata lo scorso anno, nella vigilia della giornata contro le vittime innocenti delle mafie, la preghiera interconfessionale è proseguita quest’anno, sempre alla Beata Vergine Addolorata (non in chiesa, ma in una sala della parrocchia) e sempre la sera del 20 marzo.

Presenti, oltre ai rappresentanti delle istituzioni e di Libera Maurizio Piccinini e a parenti di vittime che vivono nella nostra città, le guide spirituali e i rappresentanti di diverse confessioni religiose. A partire dall’arcivescovo, don Erio Castellucci, passando per il sacerdote ortodosso padre Giorgio Arletti, mentre era assente per una funzione funebre il pastore valdese Michelle Charbonniere. Il rav Beniamino Goldstein, il rabbino di Modena, è arrivato e con lui c’era Adil Laamane, rappresentante della comunità islamica della moschea di via Portogallo.
Tutti, indistintamente, hanno usato parole chiare e inequivocabili per dire no alla violenza, di qualsiasi genere, e alle mafie. «Già questo di trovarci insieme è una risposta – ha sottolineato il vescovo – e l’illegalità passa anche attraverso a gesti quotidiani. Trovarci a pregare e con uomini di buona volontà, creare una mentalità per chi crede di Dio e per tutti del rispetto della legalità e della giustizia, è un gesto importante. Penso alla scritta contro don Luigi Ciotti e chi combatte le mafie, che sono chiamati ‘sbirri’, il ‘meno sbirri, più lavoro’ contiene il fatto che in certe zone è la mafia a dare lavoro. La vera risposta è isolare questa mentalità, ed è bene richiamare il fatto che la Chiesa, ormai da molti anni, ha scomunicato i mafiosi. Anche quelli che cercano di passare per devoti». Il rabbino Goldstein ha letto brani di salmi sulla giustizia per sottolinearne l’importanza fondativa. Adil Laamane.,portavoce della comunità musulmana, ha spiegato: «Questo è un segnale di pace, armonia.
Vogliamo testimoniare l’indignazione verso qualsiasi forma di violenza, dal terrorismo alla mafia.
Non dimentichiamo quello che è successo, fare memoria è importante». Infine padre Giorgio Arletti ha portato il discorso sull’impegno in carcere, con tre episodi paradigmatici: Il rapporto con il crimine, con il peccato, dei detenuti è da sottolineare. E’ difficile per i cappellani in carcere lavorare, speriamo che attraverso le nostre preghiere qualcosa cambi».
gazzettadimodena

Frate Mitra: il francescano guerrigliero che incastrò le Br

Questa è la storia di un ragazzino nato a Caselle, figlio di carabiniere, che decide di scappare dall’Italia per spirito d’avventura e di espatriare in Francia. Che finisce nella Legione Straniera dove viene inviato in Algeria a fare contro-guerriglia. Che diserta e torna a casa sua, in Piemonte, dove viene arrestato per aver partecipato a una rapina. Che finisce in carcere e trova la fede, diventando un frate Francescano con il nome di «Frate Leone» e che si fa mandare a predicare in sud America negli anni dei colpi di stato delle giunte militati.  
 
Di un sacerdote che, nemmeno in quelle circostanze avverse e pericolose, decide di mantenere un profilo basso. Ed è proprio lì, in Cile, che combattendo armi in pugno contro il regime di Pinochet, diventa famoso con il suo soprannome più usato: «Frate mitra». Insomma, è la storia di Silvano Girotto, raccontata da «La Stampa» nel 1975, uomo di chiesa e avventuriero che, collaborando con i carabinieri, porterà all’arresto dei capi delle Brigate Rosse. 
«Il colpo al cuore delle Brigate Rosse è stato inferto da Silvano Girotto, il “frate guerrigliero”». 
Quando Silvano Girotto torna in Italia, riuscendo a espatriare dal Cile grazie all’ambasciata, la sua fama lo ha già preceduto. E’ noto per essere un uomo di chiesa vicino a posizioni di sinistra e anche per aver preso parte attivamente alla guerriglia. Un profilo eccellente, pensano i carabinieri, per usarlo come esca contro le Brigate Rosse. Il termine esca, rispetto a quello di infiltrato, è probabilmente il più giusto da usare. Questo perché Girotto non entrerà mai all’interno dell’organizzazione terroristica ma si limiterà a partecipare a un incontro conoscitivo. Se gli uomini dell’arma decidono di chiedere il suo aiuto, però, è per un motivo ideologico: frate mitra, guerrigliero e pronto allo scontro, non ama le Br. Pensa che la loro azione, oltre che eticamente sbagliata, sia dannosa in Paese come l’Italia e che rischi di agevolare chi i golpe li vorrebbe fare davvero. “Riteneva necessaria nella situazione politica e economica italiana - si legge su La Stampa - una lotta a fondo contro movimenti del genere, profondamente dannosi alla causa”. Dopo essere stato invitato a un incontro, quindi, Frate mitra fece arrestare Curcio, capo e fondatore delle Br.  
«Purtroppo siamo arrivati al punto che le Brigate Rosse sono battibili solo andando oltre quei limiti che la volontà politica attuale impone: la guerriglia si batte con la guerriglia».  
lastampa.it

Preti manager. Convegno nelle stesse date dai preti sposati. Incontri flop per vera riforma Chiesa

Preti manager, capaci di tessere relazioni con l'uomo di oggi, competenti, e sempre trasparenti. È l'identikit del pastore doc attorno al quale si concentrerà la tre giorni di interventi organizzata a Roma dalla Pontificia Università Lateranense - dal 23 al 25 marzo prossimi - in occasione del primo Festival internazionale della Creatività nel Management Pastorale, in collaborazione con la Villanova University della Pennsylvania e con la realizzazione formativa di Creativ.

La notizia è stata commentata dal Movimento Internazionale dei Sacerdoti lavoratori sposati che sottolinea il giudizio negativo sia sul convegno di Management Pastorale, sia sul convegno dei preti sposati di Vocatio. "Ambedue gli incontri sono tentativi alterati da altre finalità e non incideranno nella riforma della Chiesa, che presto per far fronte alla crisi dovrà riammettere al ministero i preti sposati" (ndr)

«Oggi la qualità che più dovrebbe caratterizzare un prete è quella di tessere relazioni autentiche con l'uomo di oggi», sottolinea all'Adnkronos don Antonio Mastantuono, specializzato in Teologia pastorale presso la Pontificia Università Lateranense, vice assistente ecclesiastico generale dell'Azione Cattolica tra i relatori della tre giorni. Dalla tre giorni di riflessioni - aperta anche al mondo della politica - uscirà un di manifesto della Chiesa nei prossimi venti anni. Le parole d'ordine sulle quali ci si concentrerà sono: "discernimento", "competenza" e "trasparenza". «Il prete di oggi- argomenta ancora don Mastantuono- deve sapere usare discernimento e deve essere e dimostrarsi competente anche nella gestione degli istituti. Gestione che non dovrà mai essere un'operazione di un singolo ma collettiva e aperta anche al mondo laico». A fare da filo conduttore della tre giorni, il monito del Papa ad essere "audaci e creativi" nel "compito di ripensare obiettivi, strutture, stile e metodi evangelizzatori delle proprie comunità". Pastori creativi e sempre trasparenti. «Su questo aspetto - osserva don Antonio Mastantuono - dobbiamo fare un ulteriore passo in avanti. Non bastano più gli inviti, è necessario tradurre in pratica la trasparenza dicendo no all'individualismo e avendo sempre presente il bene della comunità».Alla tre giorni della Lateranense porte aperte anche ai politici. Dalla politica c'è qualcosa da mutuare o qualcosa per cui essere critici? «Il buon politico - dice con diplomazia don Mastantuono - è quello capace di sapere leggere nel futuro, individuando le prospettive future. E per quel che riguarda un prete, questi deve sempre avere capacità critica affinchè la Chiesa riesca ad essere sempre spina nel fianco della politica». 

lastampa.it

Bruxelles, a un anno dagli attentati: card. De Kesel, “resistere con tutte le forze al terrore della paura”

“Resistere al terrore della paura” e “continuare a tenderci reciprocamente la mano”. È questo il messaggio lanciato questo pomeriggio dal cardinale di Malines-Bruxelles, Jozef De Kesel, nella veglia di preghiera che si sta svolgendo nella cattedrale di Saints-Michel et Gudule. Esattamente un anno fa, dalle 8.07 alle 9.11 del mattino, Bruxelles veniva attaccata da un commando di terroristi. Morirono 32 persone: 16 all’aeroporto, gli altri nella stazione della metropolitana di Maelbeek.
sir

I santi del 23 Marzo 2017


San TURIBIO DE MOGROVEJO   Vescovo - Memoria Facoltativa
Mayorga de Campos - León (Spagna), 16 novembre 1538 (1536?) - Saña (Perú), 23 marzo 1606
Turibio de Mogrovejo (1538-1606) fu chiamato all'episcopato da laico, mentre era giurista all'Università di Salamanca e alla corte di Filippo II di Spagna. Su richiesta di q...
www.santiebeati.it/dettaglio/26500
San VITTORIANO   Martire
www.santiebeati.it/dettaglio/92715
Santi DOMEZIO, PELAGIA, AQUILA, EPARCHIO E TEODOSIA   Martiri
www.santiebeati.it/dettaglio/46650
Sant' OTTONE FRANGIPANE   Eremita
Roma, 1040 circa - Ariano, 1127 circa
www.santiebeati.it/dettaglio/91968
San FINGAR (GUIGNER)   Martire
m. 460 circa
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San WALTER (GUALTIERO, GUALTERIO) DI S. MARTINO DI PONTOISE   Abate
m. 1095 circa
www.santiebeati.it/dettaglio/46690
Santa REBECCA AR-RAYYAS DA HIMLáYA (RAFQA PIETRA CHOBOQ)   Vergine
Himlaya, Libano, 29 giugno 1832 - Grabta, Libano, 23 marzo 1914
Nasce a Himlaya, villaggio del Metn settentrionale, nel 1832. Il suo nome di battesimo in arabo è Boutroussyeh, che corrisponde all'italiano Pierina. Nel 1853 si presenta al...
www.santiebeati.it/dettaglio/46725
San GIUSEPPE ORIOL BOGUNA   Sacerdote
Barcellona, Spagna, 23 novembre 1650 – 23 marzo 1702
www.santiebeati.it/dettaglio/46740
Santi VITTORIANO, FRUMENZIO E COMPAGNI   Martiri
† Cartagine, 484
I santi martiri Vittoriano, proconsole di Cartagine, due fratelli di Aquae Regiae, nonché Frumenzio ed un altro Frumenzio, mercanti, sotto il re ariano Unnerico, durante la persecu...
www.santiebeati.it/dettaglio/93392
San BENEDETTO   Monaco in Campania, martire
VI secolo
www.santiebeati.it/dettaglio/94695
Beato PIETRO DA GUBBIO   Agostiniano
1210 circa – 1287
www.santiebeati.it/dettaglio/46710
Beato EDMONDO SYKES   Sacerdote e martire
† York Tyburn, 23 marzo 1586-7
www.santiebeati.it/dettaglio/46720
Beata ANNUNCIATA COCCHETTI   Vergine e fondatrice
Rovato, Brescia, 9 maggio 1900 – Cemmo di Capo di Ponte, Brescia, 23 marzo 1882
Nata a Rovato (Bs) il 9 maggio 1800, Annunciata rimase orfana dei genitori a sette anni. A 17 anni aprì nella sua casa una scuola per le fanciulle povere del paese. A 22 ann...
www.santiebeati.it/dettaglio/52900
Beato METODIO DOMENICO TRCKA   Sacerdote, martire
Moravia (attuale Repubblica Ceca), 6 luglio 1886 - Leopoldov, Slovacchia, 23 marzo 1959
Nel 1902 entrò nell’educandato dei redentoristi della provincia di Praga e il 25 agosto 1904 emise la professione religiosa. A compimento degli studi fu ordinato a Praga il 17 lugl...
www.santiebeati.it/dettaglio/90038

Beato PIETRO HIGGINS   Sacerdote domenicano, martire
1600 c. - 1642
Nato probabilmente vicino Dublino, divenne sacerdote domenicano nel 1627 in Spagna, dove aveva compiuto gli studi teologici. Nel 1630 ritornò in patria, divenendo priore del...
www.santiebeati.it/dettaglio/90814

VITALIZI, CAOS ALLA CAMERA, BLITZ E PROTESTA DEI CINQUESTELLE

PASSA PROPOSTA DEL PD. DI MAIO, ORA SO CHE ANDREMO AL GOVERNO Via libera dell'Ufficio di presidenza della Camera al contributo di solidarietà per tre anni a partire dall'1 maggio a carico degli ex deputati titolari di vitalizio. Prima della votazione, deputati di M5S hanno urlato 'vergogna', provando a fare irruzione nella sala. 'Dopo questo atto politico sono finiti del tutto. So che andremo al Governo', ha detto Di Maio, in un comizio improvvisato a Montecitorio. 
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MAY RIUNISCE COMITATO COBRA, DONALD TRUMP LE TELEFONA UN ANNO FA ATTACCO A BRUXELLES. BUCKINGHAM PALACE CHIUDE

 Theresa May, ha riunito il comitato d'emergenza Cobra. Subito dopo gli attacchi, la premier ha parlato al telefono con Trump. A Buckingham Palace sono stati chiusi i cancelli e innalzati i livelli di sicurezza. L'attentato proprio nell'anniversario delle bombe a Bruxelles. Il deputato Tory Tobias Ellwood ha cercato disperatamente di salvare l'agente accoltellato praticandogli la respirazione bocca a bocca e fermando il flusso di sangue. 'Un luogo simbolo della democrazia è stato colpito. La Francia è pronta a fornire il suo sostegno', ha detto il neoministro dell'interno francese Matthias Fekl. Hollande ha ricordato che il 'terrorismo ci riguarda tutti'. A Roma, il ministro Minniti ha convocato il Comitato antiterrorismo 
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ATTENTATO A WESTMINSTER, AUTO SULLA FOLLA, TRE MORTI E FERITI NOTO PREDICATORE ACCOLTELLA A MORTE UN POLIZIOTTO, POI UCCISO

Alla guida di un suv, un terrorista si è lanciato sui passanti del ponte di Westminster uccidendo tre persone, tra cui una donna, e lasciando a terra altre ferite anche gravemente. L'auto ha finito la sua corsa contro le inferriate del Parlamento, l'attentatore ha accoltellato un agente nel cortile del compound cercando di introdursi a Westminster ma è stato ucciso dalla polizia. I testimoni hanno descritto una persona 'sui 40 di aspetto asiatico'. L'uomo sarebbe Trevor Brooks, noto come Abu Izzadeen, predicatore d'odio noto all'intelligence: nel 2015 aveva fatto perdere le sue tracce. Colpita anche una bolognese che vive lì da sei anni, ferite superficiali. Una donna caduta dal Westminster Bridge durante l'attacco è stata recuperata dal Tamigi. 
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