domenica 26 marzo 2017

La riforma della Chiesa tra Rosmini e papa Francesco


Si concludono sabato 25 marzo a Rovereto le «Giornate con Rosmini» che, in occasione dei duecentovent’anni della nascita - il 24 marzo 1797 - hanno riacceso i riflettori sulla sua figura nella terra natale. La convinzione di chi ha organizzato gli eventi e di quanti vi hanno partecipato è che, benché sbalzata da un quadro che va dagli anni napoleonici al Piemonte cavouriano, possa ancora oggi costituire un punto di riferimento. 

Se per Fulvio de Giorgi, direttore del «Centro di studi e ricerche Antonio Rosmini» (che lunedì scorso 20 marzo ha inaugurato la nutrita serie di iniziative sin qui succedutesi tra conferenze e visite, mostre e concerti), il pensatore roveretano per la Chiesa cattolica «è stato un anticonformista che ha spinto verso il superamento della stagione dell’ intransigentismo e dell’opposizione al moderno, favorendo un’apertura che lo iscrive tra i precursori del Vaticano II, senza dimenticarne il ruolo come maestro di spiritualità e di pedagogia»), non pochi elementi si collocano proprio dentro questa cornice, a indicarci - se così si può dire - l’attualità di Rosmini. Che emerge dalla sua riflessione teologica, antropologica, ecclesiale: con la teologia «della carità» vista anche come integrazione - correzione della tradizionale teologia «della fede»; con lo sguardo sull’uomo teso a recuperarne l’«interezza» comprensiva dell’apertura alla comunione con Dio; con la sua diagnosi della situazione della Chiesa del suo tempo, ma capace di rivelarci il suo concetto di popolo di Dio nella luce del Vangelo. 

Linee fondamentali alle quali si salda pure una serie di temi sempre attuali: dalla formazione del clero al rapporto della Chiesa con la sua ricchezza, solo per fare due esempi. Insomma un’eredità ancora viva quella dell’autore che a metà dell’’800 vide finire nell’«Indice dei libri proibiti» le sue opere «Delle cinque piaghe della santa Chiesa» e «Dalla Costituzione secondo la giustizia sociale», poi riabilitato dall’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Joseph Ratzinger, che, eletto papa, lo ha beatificato nel 2007. 

Restando in tema di pontefici, va ricordata la stima nei confronti di Rosmini da parte di Giovanni XXIII (che usò le rosminiane «Massime di perfezione cristiana» per le sue meditazioni). 

Come pure quella di Paolo VI e Giovanni Paolo I (questi, che pure nel 1947 ne aveva preso le distanze nella sua tesi di laurea sull’origine dell’anima umana in Rosmini, non nascose di volersene occupare nel breve pontificato al fine di revocarne le condanne). Per non parlare di Giovanni Paolo II che annoverava il roveretano «tra i pensatori più recenti nei quali si realizza un fecondo incontro tra sapere filosofico e Parola di Dio» (e non a caso è durante il pontificato di Wojtyla che il pensiero rosminiano viene liberato dalle condanne). 

E papa Francesco? Sabato 25 marzo a Rovereto, con una lectio magistralis che chiude le «giornate rosminiane», interviene Kurt Appel. E il titolo dell’incontro presieduto da Carlo Brentari è proprio: «La riforma della Chiesa tra Rosmini e papa Francesco». Se è vero che sin qui le citazioni documentabili di Rosmini in Bergoglio non sono certo molte, se è vero che l’attuale pontefice non sembra un rosminista, è altrettanto vero che il Rosmini spirituale e pastorale, quello della riforma della Chiesa al soffio creativo dello Spirito, proprio quello delle «Cinque Piaghe», è pur entrato nel magistero di papa Francesco. E qui può essere utile mettere in rilievo il fatto che Papa Bergoglio si riallaccia in molti modi alle diagnosi e alle proposte di riforma di Rosmini, a partire dalle sue tesi sulla conduzione economica della Chiesa e sulla collegialità dei vescovi per arrivare alla sua critica al clericalismo. 

Ne è convinto anche Kurt Appel che sabato 25 marzo si propone l’obiettivo di «trasporre la diagnosi di Rosmini alla situazione attuale e di cercare di proporre un’analisi critica della situazione della Chiesa cattolica nell’odierno mondo globalizzato». Per far questo evidenzierà in modo particolare «la crescente lontananza culturale dal Vangelo, ovvero la crescente incapacità di tradurre la forza del Vangelo in risposte concrete e feconde alle questioni e alle necessità della cultura e della società di oggi». 

Con un passaggio ulteriore, Appel, che insegna Teologia fondamentale presso la Katholisch-Theologische Fakultät dell’Università di Vienna, cercherà poi di dare rilievo ai segni di speranza, alle riforme e alle indicazioni per il futuro che provengono da papa Francesco e con i quali il vescovo di Roma vuole contribuire a guidare una Chiesa libera, povera e per i poveri. Quella che voleva anche Rosmini, laddove, nelle Cinque Piaghe scriveva: «Forse che in certe nazioni si avrebbe salvato il Cattolicesimo dal suo naufragio, sgravandolo a tempo dalle ricchezze mal usate, che il facevano pericolare; a quel modo che si alleggerisce una nave in furiosa tempesta, col gitto in mare delle cose anche più preziose e più care, acciocché si salvi il legno colle vite de’ naviganti. […] Ma in che parte troveremo un Clero immensamente ricco, che abbia il coraggio di farsi povero? o che pur solo abbia il lume dell’intelletto non appannato a vedere che è scoccata l’ora in cui l’impoverire la Chiesa è un salvarla?».
vaticaninsier

Tecnologie. L'altro infermiere, il robot Hunova

Viene utilizzato per il recupero delle persone in ambito ortopedico, neurologico e geriatrico. I robot riabilitativiHunova, della sturtup Movendo Technology, sono già utilizzati da 300 pazienti in diversi centri ospedalieri e riabilitativi in Liguria e Toscana.
Le sue qualità sono così avanzate a tal punto che si è guadagnato un prestigioso premio, come secondo classificato, all'EuRobotics Tech Transfert Award 2017, il più importante evento di robotica in Europa e uno dei principali al mondo.

Tecnologia italiana

Movendo Technology è un'azienda nata dall'attività di ricerca dell'Istituto italiano di tecnologia (Iit), che per la prima volta entra nel capitale di una startup ed è attiva con un insediamento produttivo a Genova con 20 addetti. Il business plan di Movendo prevede di arrivare a 100 addetti in 5 anni. L'azienda avrà una produttività di 40 macchine il primo anno con la previsione di aumentare la produzione sino a qualche migliaio di robot riabilitativi Hunova nei prossimi cinque anni.
Hunova è uno strumento che integra meccatronica, elettronica, sensoristica e software e fornirà un grosso aiuto a medici e fisioterapisti: permetterà, infatti, di misurare, predire e prevenire molte patologie, individuando gli interventi più opportuni ed efficaci per persone traumatizzate, pazienti afflitti da ictus ed anziani.

Al centro l'uomo

Secondo i tecnici che lo hanno realizzato Hunova è una nuova realtà che incarna tutti i criteri dell'Industria 4.0, sia a livello produttivo sia di prodotto vero e proprio, "riducendo considerevolmente il confine tra servizio e manifattura". Movendo Technology ha ideato una tecnologia completamente nuova che unisce conoscenze ingegneristiche e medicina, grazie soprattutto al know-how consolidato in dieci anni di ricerca nel campo della robotica umanoide all'interno di Iit. E' da qui, dicono gli ideatori, che nasce l'approccio che pone al centro l'uomo e le sue necessità sia dal punto di vista del fruitore primario del dispositivo, ossia il paziente, sia dal punto di vista dell'operatore, cioè lo staff medico.

A servizio di nuovi mercati

Dal prossimo maggio, con la consegna del primo lotto di robot riabilitativi attualmente in fase di produzione a Genova, Hunova amplierà il suo mercato in Europa, a partire da quello tedesco e negli Stati Uniti, dove si stanno avviando le sperimentazioni cliniche. Il robot riabilitativo è stato recentemente presentato alla fiera "Therapie Leipzig" di Lipsia, in Germania, uno degli eventi principali in Europa dedicato alla riabilitazione e prevenzione in ambito medico, ottenendo un ottimo riscontro dalle realtà europe e avviando i primi rapporti commerciali sul territorio.
avvenire

Innovazione. GrowITup spinge le startup sulle tecnologie esponenziali

Ci sono nuove opportunità per le start up italiane. GrowITup, la piattaforma di open innovation creata daCariplo Factory assieme a Microsoft, ha lanciato il 24 marzo la sua #CallForGrowth sui temi caldi della trasformazione digitale, le cosiddette "tecnologie esponenziali". Le start up che sono nella fase post-seed, cioè che hanno già raccolto i primi finanziamenti, possono portare il loro valore in questo progetto di innovazione aperta, basato sullo scambio di idee e competenze tra le imprese. Sia dentro all'ecosistema delle start up stesse, per esplorare opportunità di evoluzione delle loro attività, sia con altre aziende, per sviluppare potenziali alleanze.
Sono sei le aree di interesse della #CallForGrowth dedicata alla “Hot Digital Transformation”. La prima è laVisual, Augmented & Mixed Reality, la tecnologia della realtà aumentata che molte aziende hanno già individuato come la prossima rivoluzione nell’ambito dell'esperienza di consumo. E lo stesso si può dire perl’Internet of Things, l'internet delle cose che connette tutti gli oggetti. Meno visibile, ma altrettanto rivoluzionaria, l’innovazione nell’ambito Blockchain & Payment Systems (per quel che riguarda la sicurezza e l’efficienza dei sistemi di micropagamenti), Applied Artificial Intelligence & Machine Learning e Big Data & Analytics (capaci di generare quei modelli predittivi oggi in cima alla lista delle priorità di quasi tutte le aziende).
Le startup interessate devono essere in fase post-seed, avere attività rilevanti in Italia e presentare la loro candidatura entro il 26 aprile 2017. Quelle che supereranno la prima ase di selezione saranno coinvolte in un workshop di selezione con le aziende partner di growITup. Tra i grandi nomi coinvolti marchi come Alpitour, CNH Industrial, Enel, Generali, Intesa Sanpaolo e Luxottica. Le startup presenteranno un pitch di fronte a una platea di Innovation Manager: quelle selezionate potranno muovere i primi passi in direzione dell’obiettivo finale, una partnership commerciale/industriale o un investimento.
da avvenire

Torino. Il sindaco Appendino taglia i fondi alle materne cattoliche

La giunta Appendino cerca il pareggio di bilancio, ma a farne le spese sono anche i bambini. Dopo gli aumenti sulla tassa per i rifiuti, i parcheggi e gli ingressi nella Ztl, nel Bilancio di previsione 2017, varato dalla Giunta, il Comune taglia del 25% il contributo alle scuole cattoliche della Fism (Federazione italiana scuole materne) e alla scuola della comunità ebraica, che pure garantiscono un servizio per la collettività. Si passa dai 3 milioni dell’anno scorso a 2 milioni e 250 mila euro. Per gli stessi istituti, la giunta M5s intende anche cancellare l’agevolazione del 30% sulla tassa rifiuti, costringendo le scuole a chiudere o ad aumentare le rette o i costi per le famiglie.
La decisione è arrivata di punto in bianco e rischia di creare difficoltà già per l’anno scolastico in corso: «Le scuole – spiega il presidente regionale Fism, Redi Sante Di Pol – hanno bisogno di programmare. Non possiamo comunicare a marzo inoltrato alle maestre una riduzione dello stipendio. Questo ingente taglio (un quarto del totale) crea un danno ingente alle famiglie e alle insegnanti». Lascia perplessi la scelta di penalizzare esclusivamente le scuole Fism: «Siamo amareggiati perché si era parlato inizialmente di un taglio lineare, esclusivamente se fosse stato necessario. Invece siamo stati colpiti solo noi. Il primo di aprile ci riuniremo in assemblea per decidere che fare. Non possiamo far passare sotto tono ciò che è accaduto». Forte la preoccupazione tra i responsabili delle 55 scuole coinvolte, in cui ogni giorno 500 lavoratori seguono oltre 5.000 bambini. Racconta il parroco don Angelo Zucchi, responsabile della scuola parrocchiale San Giuseppe Cafasso: «Lo Stato vuole la botte piena e la moglie ubriaca. Da una parte ci chiede di tenere le rette basse e poi vengono tagliati i contributi. Il 25% per noi è moltissimo, mentre sono briciole per un bilancio come quello del Comune di Torino».
I conti sono presto fatti: le rette dei genitori nelle scuole paritarie coprono l’80% del necessario e il resto arriva dai contributi statali e comunali. «Noi abbiamo già fatto la spending review. Saremo costretti ad alzare le rette e non potremo andare incontro alle esigenze di tutti. Le nostre scuole costano meno della metà e ogni nostro alunno fa risparmiare lo Stato. Se dovessimo chiudere domattina, il Comune, per aver risparmiato pochi euro, dovrebbe far fronte alle esigenze di quasi seimila famiglie». Il Comune, in una nota, prova a giustificare le decisioni della Giunta: «L’obiettivo del pareggio è stato raggiunto superando non poche difficoltà dovendo far fronte alla previsione di minori entrate e, di conseguenza, alla necessità di contenere le risorse destinate alla spesa. Abbiamo salvaguardato il più possibile l’offerta complessiva dei servizi di welfare e di quelli educativi contenendo i costi della macchina comunale, riducendo la spesa per le iniziative culturali e aumentando i fondi destinati alla manutenzione di strade, aree verdi e a interventi nelle zone periferiche della città».
E anche se si assicura che «obiettivo dell’Amministrazione è trovare nei prossimi nove mesi le ulteriori risorse per finanziare le voci che hanno subito riduzioni, come i contributi per le scuole Fism», il consigliere di opposizione del Partito democratico Monica Canalis si dice preoccupata per l’intero sistema d’istruzione cittadino, temendo la chiusura di molte scuole per la mancanza di mezzi necessari. Il tutto a causa di una scelta definita senza mezzi termini 'ideologica': «Ecco mantenute le promesse dell’assessore all’Istruzione Patti, sostenuta dalla lobby che voleva affossare le materne paritarie. Appendino aveva detto di non voler tagliare sui servizi essenziali, istruzione e welfare, e che in caso di necessità avrebbe fatto un taglio lineare. Invece, a fronte del 25% in meno sulle paritarie, taglia solo uno zero virgola sui servizi a gestione comunale. Come si fa a governare una città con l’ideologia?».
avvenire

Italia Migranti, vescovo Ventimiglia: “Serve minimo tolleranza e giuste eccezioni”

Tv2000
Mons. Suetta al Tg2000 commenta la decisione del Comune di Ventimiglia di denunciare 3 cittadini francesi per aver dato cibo ai migranti senza autorizzazione - “Un minimo di tolleranza, un minimo di lettura corretta dei fatti e anche un concreto stimolo a rivedere il dettato della norma”. Lo ha chiesto il Vescovo di Ventimiglia-San Remo, mons. Antonio Suetta, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, commentando la decisione del Comune di Ventimiglia di denunciare 3 cittadini francesi per aver dato cibo ad alcuni migranti senza autorizzazione.

Soudan du Sud: six travailleurs humanitaires tués dans une embuscade

AFP - La Presse 
Six travailleurs humanitaires ont été tués dans une embuscade au Soudan du Sud, a annoncé dimanche l'ONU, l'attaque la plus meurtrière à toucher des humanitaires depuis le début de la guerre civile il y a plus de 3 ans dans ce pays frappé par la famine. (...)

LETTA FLESSIBILITA' USATA MALE. RENZI, E' NOSTRA CONQUISTA

GENTILONI, IMPEGNATIVA DICHIARAZIONE FIRMATA DA TUTTI I PAESI Botta e risposta sull'Ue da tra due ex premier. Secondo Letta "il Governo ha usato male la flessibilità, noi evitammo la manovra". Renzi ribatte "noi la flessibilità l'abbiamo stando nei parametri delle stupide regole del fiscal compact. Il deficit dei governi Monti e Letta era più alto, noi l'abbiamo tenuto più basso". Secondo Letta 'se si propone l'Ue solo come alternativa al peggio la gente non si fida più'. Per Gentiloni la dichiarazione firmata da tutti i Paesi Ue 'non modifica certo i trattati, ma è tutt'altro che banale. È impegnativa su molte delle sfide che abbiamo davanti'. 
ansa

Quando il “Papa comunista” era Montini

Era il giorno di Pasqua, quel 26 marzo 1967. In cui Papa Paolo VI annunciò al mondo l’enciclicaPopulorum progressio Il documento papale, di cui oggi si celebrano i cinquant’anni dalla pubblicazione, esprimeva uno sguardo profetico sullo stato delle cose del mondo, proprio perché attingeva alle sorgenti della Tradizione e dei Padri della Chiesa. E proprio questo gli consentiva di anche di sparigliare le carte. Di tener conto dei condizionamenti e degli schieramenti pre-confezionati del potere del mondo, senza farsene assorbire. 
Nel clima più stagnante della guerra fredda, il Papa anziché dividere il mondo tra Est e Ovest, tra comunisti e democratici, osò testimoniare che la vera cortina di ferro era quella che divideva il Nord dal Sud del mondo, i «popoli dell’opulenza» dai «popoli della fame». Così, con una semplice constatazione, infrangeva senza neanche volerlo un tabù prezioso per i tutori degli equilibri di potere allora vigenti: quello del Papa cappellano d’Occidente, della Chiesa schierata con il fronte capitalista.Allora, per influenti circoli cattolici d’Occidente, il solo parlare di capitalismo «fonte di tante sofferenze», come faceva l’enciclica, equivaleva a saltare il fossato, a fare commercio con il nemico.  

Un’enciclica «francese»  
A un’enciclica sui perdenti della modernità, Paolo VI aveva pensato fin dall’inizio del pontificato. Andava raccogliendo documenti e dossier in una cartellina con una lunga intesatazione. L’ispirazione prossima, come spiega al paragrafo 4, gli venne dai viaggi in Africa, Asia e America Latina, compiuti da Montini prima come arcivescovo di Milano e poi come Papa, durante i quali «abbiamo potuto vedere coi nostri occhi toccare con mano le gravissime difficoltà che assalgono popoli di antica civiltà, alle prese col problema dello sviluppo». 

In Asia e Africa, Paesi appena usciti dal colonialismo cercano di approfittare della guerra fredda per alzare il prezzo della propria fedeltà a uno dei due contendenti. In America Latina, si assisteva alle avvisaglie dello scontro dei regimi dittatoriali di «sicurezza nazionale» con le opposizioni popolari e le guerriglie marxiste.  

La chiave di volta della questione sociale, in quel frangente storico, per Paolo VI era quella dello sviluppo. Recuperò nel nuovo contesto la «neutralità politica» della Chiesa già prefigurata anche da Pio XII nel radiomessaggio del natale 1951. La vecchia questione sociale aveva assunto dimensioni planetarie. Dove prima c’erano il proletariato e la classe operaia, alla metà degli anni Sessanta si trovano interi popoli affamati del sud del mondo.  

Nel testo Paolo VI riversò tutta la sua sensibilità culturale. L’elenco delle citazioni di autori contemporanei – novità per un’enciclica papale – comprende autori francesi cari a Montini: il filosofo Jacques Maritain, i teologi del Concilio Marie Dominique Chenu e Henri de Lubac. L’ispiratore dei passaggi più pragmatici fu il domenicano bretone Louis Lebret, personaggio anomalo e vulcanico, di quelli che ancora si incontravano nella Chiesa di allora: ex ufficiale di marina, aveva visto da vicino le miserie dei popoli della fame, e da domenicano aveva dato vita a movimenti e gruppi di ricerca che usavano anche le nuove scienze sociali per tentare di suggerire soluzioni concrete alle emergenze sociali. Si devono a lui i passaggi che denunciavano con competenza tecnica i meccanismi finanziari che stritolavano giù allora le economie dei Paesi in via di sviluppo.  

In compagnia di Ambrogio e Tommaso  
Ma i passi più efficaci sono quelli in cui Paolo VI applica alla nuova situazione i contenuti della Tradizione, a partire dai Padri della Chiesa. Cita il De Nabuthae di Sant’Ambrogio, per riproporre la tradizionale «ipoteca sociale» sulla proprietà privata. Così scardina il nuovo dogma della proprietà privata inviolabile, e deduce dagli scritti del Santo vescovo di Milano anche la legittimità di misure come l’esproprio, proprio in anni in cui la questione era rovente per le lotte tra fazenderos e contadini nullatenenti in America Latina. Riconoscendo che «il bene comune esige talvolta l’espropriazione» se certi possedimenti, per la loro misura eccessiva, e in situazioni di miseria diffusa, sono in maniera evidente «di ostacolo alla prosperità collettiva». Riprende anche la formula più dura e cruda dell’enciclicaQuadragesimo anno di Papa XI, per condannare «l’imperialismo internazionale del denaro». Ricorre a termini dell’analisi marxiana per denunciare il neocolonialismo («pressioni politiche e di potere economico esercitate allo scopo di difendere o conquistare una egemonia dominatrice»). Lancia già allora l’allarme sulle derive tecnocratiche («la tecnocrazia di domani può essere fonte di mali non meno temibili che il liberalismo di ieri») e l’ipocrita retorica del «libero scambio» utilizzata per cronicizzare i rapporti di forza tra Nord e Sud del mondo, giocando sporco sui prezzi delle materie prime.  

Col linguaggio della teologia cattolica più consolidata, Paolo VI si confronta anche con la possibilità storica che la rabbia per l’ingiustizia e lo sfruttamento possa provocare insurrezioni violente: l’ostinata avarizia dei ricchi non potrà che suscitare «il giudizio di Dio e la collera dei poveri, con conseguenze imprevedibili» (n.49). L’insurrezione armata, pur indicata come fonte di nuove ingiustizie e rovine, viene giustificata «nel caso di una dittatura prolungata che attenti gravemente ai diritti fondamentali della persona e nuoccia in modo pericoloso al bene comune del Paese». La stessa possibilità era già stata riconosciuta e giustificata, negli stessi termini, da San Tommaso nella Summa Theologica

Così, citando San Tommaso e i Padri della Chiesa, Paolo VI incrinava quel dogma culturale dei tempi moderni secondo cui la difesa della Tradizione, nella Chiesa, dovrebbe coincidere necessariamente con una visione culturale e politica «di destra». Il Papa lombardo ripeteva che la preferenza per il povero, fin nella conseguenze «sovversive», è una scelta di Dio, inscritta nel mistero della sua predilezione.  

Papa «maoista»  
«Warmed up Marxism», marxismo riscaldato. Così l’enciclica montiniana fu liquidata dal Wall Street Journal. Anche per Time, alcune parti del documento papale avevano «il tono stridente di una polemica marxista d’inizio secolo». 

Sfruttando la scia delle grandi testate d’Oltreoceano, anche la stampa italiana di destra rilanciò lo spauracchio del Papa «venduto ai comunisti». Il quotidiano romano Il Tempo parlò di «pastorale della predicazione sostituita dalla spada o scimitarra dell’azione insurrezionale o guerrigliera», sostenendo che «la tesi della divisione del mondo in Paesi settentrionali industrializzati, imperialisti, egoisti, sfruttatori e in Paesi meridionali arretrati, sfruttati e contadini, è propria di Mao e della Cina Popolare». In ogni caso - aggiungeva il quotidiano romano – non c’era da preoccuparsi, perché nonostante le parole del Papa «larghissimi settori, autorevoli e potenti, della Chiesa cattolica militano dalla parte del profitto, possibilmente assoluti e esclusivi, dalla parte del mondo industrializzato e progredito».  

Il settimanale satirico Il Borghese, in un articolo intitolato «Avanti populorum alla riscossa», sostenne che il Vescovo di Roma si era intestato «tutto il ciarpame antiliberale e antiborghese». Mentre il Corriere della Sera minimizzò, sottolineando che in realtà «il capitalismo deplorato dall’enciclica non esiste più».  
Dal canto suo, l’agenzia sovietica Novosti riconobbe che «la Populorum progressio contiene forse le parole più dure dette sul capitalismo da quando Gesù cacciò dal tempio gli usurai e i cambiavalute», aggiungendo, con una nota di politica ecclesiastica, che «difficilmente la nuova enciclica piacerà al cardinale Spellman, per il quale servire Dio significa essere al servizio della politica americana».  

Ma le stroncature non arrivarono solo da destra. Anche la stampa borghese-illuminata sparò contro l’enciclica dei poveri. Epoca titolò un suo articolo «Populorum progressio, Ecclesiae regressio». Mentre il capocordata dei vaticanisti del tempo, Carlo Falconi, sull’Espresso contrappose al documento i testi sociali di Papa Roncalli, prendendosela pure coi «centri parrocchiali forniti di cinematografi, campi sportivi e bar», identificati come «la trave nell’occhio» della Chiesa.  

Erano le prime avvisaglie di quello che, negli anni successivi, sarebbe diventato il vero e proprio linciaggio subito da Papa Montini da parte dei più potenti mezzi di manipolazione dell’opinione pubblica occidentale. Mentre le accoglienze più entusiastiche dell’enciclica si registrarono nei Paesi in via di sviluppo, e nelle Chiese di quei Paesi. In Tanzania, il Presidente Julius Nyerere scrisse la «Dichiarazione di Arusha», magna charta del socialismo africano, ispirandosi all’enciclica montiniana. E nell’agosto del 1968, a Medellin, la seconda Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano, inaugurata alla presenza di Paolo VI, si svolse tutta all’ombra della Populorum progressio, che nel documento finale venne citata 28 volte.  
vaticaninsider

Ferito, 'usato come uno scudo umano' Racconto choc di un 17enne del Napoletano

(ANSA) - TORRE ANNUNZIATA (NAPOLI), 26 MAR - Ha raccontato alle forze dell'ordine di essere stato usato come ''scudo umano'' dal vero obiettivo dei sicari. È la versione fornita da un ragazzo di 17 anni ricoverato la scorsa notte all'ospedale di Boscotrecase (Napoli) perché ferito ad un piede da un proiettile. Una versione ora al vaglio degli inquirenti, che indagano su quanto avvenuto nella notte in via Alfani a Torre Annunziata.
    Secondo quanto dichiarato dal ragazzo - che è stato dimesso con una prognosi di 15 giorni - l'obiettivo dei sicari, giunti su uno scooter e che hanno agito a volto coperto, sarebbe stata un'altra persona, che si sarebbe ''difesa'' utilizzando il giovane poi ferito al piede da uno dei colpi esplosi.
    Sul caso indagano gli agenti del commissariato di polizia oplontino.

Campane a festa a Maranello per la Rossa Ferrari

(ANSA) - MODENA, 26 MAR - Don Paolo Monelli non era questa mattina a Maranello, ma è bastata una sua telefonata per dare le necessarie indicazioni e far di nuovo suonare le campane, come da tradizione, nella città del Cavallino, dopo 553 giorni di 'astinenza' dalla vittoria nel Gran Premio di Singapore del 20 settembre 2015.
    Intorno alle nove del mattino, poco dopo il taglio del traguardo, dunque, i 248 tifosi Ferrari che hanno assiepato già da prima delle sette l'auditorium - dove era trasmessa in diretta la gara di F1 in Australia -, hanno potuto esultare accompagnati dai rintocchi della vittoria, come racconta il sindaco, Massimiliano Morini. "Che bello ascoltare Vettel in tv mentre parla di Maranello, in italiano peraltro. Sono elementi positivi, di attaccamento al territorio. E' stato bellissimo, l'inizio di un percorso che tutta la città sognava. Anche tra i tecnici, per esempio, abbiamo visto tanti italiani, perché il presidente ha deciso così. Ed è un aspetto molto positivo".

NAVALNI INCRIMINATO, 'HA VIOLATO LA LEGGE SULLE PROTESTE'

BLOGGER SU TWITTER, 'STO BENE, CONTINUATE PROTESTA PACIFICA' Il blogger e oppositore russo Alexei Navalni è stato fermato nel corso della manifestazione anticorruzione a Mosca e incriminato per aver violato l'articolo 20.2 del codice amministrativo russo che regola le procedure per organizzare manifestazioni e cortei. Rischia 'una multa, lavori obbligatori o l'arresto', ma sempre per violazione amministrativa, scrive la Tass. La tensione a Mosca è altissima e oltre all'oppositore si registrerebbero diversi numerosi fermati. Stando a una fonte di polizia della Tass, i fermi sarebbero più di 100. Navalni via tweet invita i sostenitori a proseguire. 'Continuate a manifestare in modo pacifico e godetevi al bella giornata di sole'. 
ansa

Cavalieri di Malta. Il mistero di quei 30 milioni di franchi svizzeri

La saga dei Cavalieri di Malta si è arricchita di un nuovo capitolo, messo in scena dal Gran Cancelliere dell'ordine, il barone Albrecht Freiherr von Boeselager, in un'intervista sul diffuso quotidiano tedesco "Bild" del 16 marzo.
Nell'intervista, raccolta da Nikolaus  Harbusch, noto giornalista specializzato in reati finanziari, il Gran Cancelliere ha confermato che l'ordine ha incassato all'inizio di questo mese la prima tranche di una donazione di 30 milioni di franchi svizzeri, dopo aver verificato la corretta provenienza della somma e l'affidabilità della persona con la quale ha firmato il 1 marzo l'accordo per l'accettazione, identificata dalla "Bild" come "Ariane S." e fiduciaria del trust CPVG di Ginevra, registrato in Nuova Zelanda, che è il depositario dei denari.
Stando alle indagini della "Bild", tuttavia, il percorso di questo patrimonio continuerebbe ad avere dei punti oscuri. E lo stesso ordine di Malta aveva inizialmente denunciato alla magistratura di Ginevra per appropriazione indebita la fiduciaria del trust CPVG, denuncia poi ritirata poco prima dell'accordo quadro del 1 marzo scorso.
Qui di seguito è riportata integralmente l'intervista di Boeselager alla "Bild". Con subito dopo alcune annotazioni sugli interrogativi che fa sorgere.
*
D. – Signor von Boe­sel­ager, secondo le informazioni in possesso della "Bild" la settimana scorsa [il 1 marzo - ndr] lei ha concluso un accordo importante per l’ordine di Malta.
R. – Abbiamo concluso con la fiduciaria del trust CPVG di Ginevra un contratto quadro per l’accettazione di una grande donazione.
D. – Di che somma si tratta?
R. – Si tratta di un importo di 30 milioni di franchi [svizzeri] distribuiti in sette anni. 3 milioni sono già stati erogati.
D. – Ha preso questa decisione da solo?
R. – L’accettazione di questi soldi è stata esaminata da avvocati e poi decisa all'unanimità dal governo dell’ordine.
D. – Chi è questo presunto "Signor Latour", dal quale dovrebbe provenire la mitica eredità di 120 milioni di euro?
R. – Non conosco il donatore. Appartiene a una ricca famiglia francese. I soldi sono stati conferiti in una fondazione già prima della seconda guerra mondiale. Da allora sono state prese solo decisioni di investimento. Questo è tutto quello che so.
D. – Ma il "Signor Latour" ha anche un nome e una data di nascita?
R. – Questi dettagli veramente non li conosciamo. Perché il nostro donatore è il trust CPVG e non il "Signor Latour". Il "Signor Latour" ha chiesto al trust di restare anonimo e questo lo dobbiamo rispettare. È cosa che accade spesso.
D. – Si tratta di denaro nero?
R. – Secondo le nostre conoscenze no. Stando a una cosiddetta lista di desideri del donatore il nostro ordine di Malta dovrebbe ricevere un quarto del patrimonio del trust.
D. – La procura di Ginevra ha congelato il denaro e ha aperto un'indagine contro la fiduciaria [del trust] per appropriazione indebita. E secondo le informazioni di "Bild" gli esperti ritengono che il patrimonio non sia mai stato dichiarato in modo corretto in Francia.
R. – Il pubblico ministero ci ha invitati a trovare un accordo con il trust per chiudere il caso. Abbiamo ritirato la denuncia contro la fiduciaria, perché le accuse erano senza fondamento e perché nessuno è stato danneggiato. 30 milioni è di gran lunga per noi la donazione più grande negli ultimi 10 anni, ma vale il principio: se il denaro è sporco non lo accettiamo. Ricordo due donazioni dalla Svizzera e una dagli Stati Uniti che abbiamo dovuto rifiutare.
D. – Lei passerà nell'orgogliosa storia del suo ordine cavalleresco come il "Barone dei soldi neri"…
R. – Nel caso CPVG abbiamo effettuato accuratamente un'analisi del rischio. Perciò non vedo il motivo di inserire l’ordine in una lista di riciclatori.
D. – I critici dicono che lei vorrebbe trasformare il suo ordine cavalleresco cattolico in una normale ONG.
R. – Questi non mi conoscono. Perché è vero il contrario. Noi teniamo fermo il nostro compito: evangelizzazione tramite la Caritas e missioni di assistenza. Nello stesso tempo la dignità di coloro che aiutiamo ci impone l’obbligo di non imporre nulla a loro.
D. – Come vuole evitare in futuro conflitti come quello della sostituzione del capo dell'ordine?
R. – Conflitti tra persone non si possono mai escludere. Nell’imminente riforma dell’ordine dobbiamo limitare l’indipendenza del Gran Maestro. In futuro dovrà essere vincolato dalle decisioni del governo dell’ordine.
*
Già quest'ultima affermazione di Boeselager stupisce, visti i precedenti. Perché è vero che l'allora Gran Maestro Matthew Festing, nell'estromettere lo scorso 6 dicembre lo stesso Boeselager, si avvalse dei suoi poteri senza la previa approvazione (non obbligatoria) dell'intero governo dell'ordine, ma è anche vero che Boeselager, prima come Grande Ospedaliere e poi come Gran Cancelliere, agì spesso all'insaputa del Gran Maestro, contrariamente alle regole, e fu proprio questa una delle ragioni della rottura tra i due.
Inoltre, una delle questioni di cui il Gran Maestro fu tenuto all'oscuro fu proprio l'esistenza di quei 30 milioni di franchi svizzeri custoditi dal trust CPVG di Ginevra. Venutolo a sapere, il Gran Maestro costituì una commissione interna per indagare su quel trust dai contorni poco chiari ma con sicuri addentellati con Boeselager e con altri tre esponenti di spicco dell'ordine di Malta: l'arcivescovo Silvano Tomasi, già osservatore della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra, Marc Odendall, finanziere franco-tedesco, e Marwhn Sehnaoui, presidente dell'ordine in Libano.
L'indagine della commissione costituita dal Gran Maestro Festing portò l'ordine di Malta a denunciare alla magistratura di Ginevra la fiduciaria del trust CPVG, sospettata di appropriazione indebita, con il conseguente blocco giudiziario della somma custodita dal trust.
Ma nonostante ciò, dopo l'estromissione di Boeselager da parte del Gran Maestro e dopo il suo immediato appello al papa per essere reintegrato nelle sue funzioni, la commissione che Francesco istituì il 22 dicembre per ricomporre il dissidio era composta proprio da Tomasi, da Odendall e da Sehnaoui, oltre che dall'avvocato belga Jacques de Liedekerke e dal canonista gesuita Gianfranco Ghirlanda, cioè, a parte l'ultimo, da persone legatissime a Boeselager e soprattutto personalmente coinvolte nell'"affaire" del trust ginevrino.
Senza contare la contemporanea nomina a membro del board dello IOR, la "banca" vaticana, del fratello di Boeselager, Georg Freiherr.
Il Gran Maestro Festing protestò per questo palese "conflitto d'interessi" in almeno tre membri della commissione. Ma invano. La commissione istituita dal papa completò le sue indagini in tempi record e consegnò il suo rapporto conclusivo prima ancora del termine ultimo prefissato a fine gennaio.
Con le conseguenze subito conosciute: le dimissioni forzate di Festing nelle mani di Francesco; l'azzeramento di tutte le sue decisioni dal 6 dicembre in poi; il reinsediamento di Boeselager nella carica do Gran Cancelliere; la nomina di un "delegato speciale" del papa "per il rinnovamento spirituale e morale dell'ordine", nella persona del sostituto segretario di Stato Angelo Becciu.
Ma anche con le conseguenze che Boeselager ha reso note a cose fatte, nell'intervista alla "Bild": il ritiro della denuncia contro la fiduciaria del trust CPVG di Ginevra, la firma dell'accordo quadro e l'incasso dei primi 3 milioni della donazione.
Resta il mistero su questa fiduciaria con cui il Gran Cancelliere dei Cavalieri di Malta ha firmato il patto.
Interpellata in gennaio dal "National Catholic Register", colei che la "Bild" chiama "Ariane S." ha risposto minacciando di ricorrere in tribunale se solo fossero pubblicati i nomi dei membri del trust di cui è fiduciaria, come pure dei documenti che lo riguardino.
dal blog di Sandro Magister

Siria Zenari: “Chi non crede nell'inferno venga in Siria”

Zenit
(Salvatore Cernuzio) Il cardinale, nunzio a Damasco, prende possesso di Santa Maria delle Grazie alle Fornaci. «La comunità internazionale non si accorge delle atrocità nel Paese»; «il Papa pronto per un viaggio, ma ora è un rischio». «A chi dice che l'inferno non esiste vorrei dire di venire in Siria e si renderà conto di cosa sia l’inferno...». Contrae il volto e socchiude gli occhi il cardinale Mario Zenari, porpora creata da Francesco nel Concistoro del novembre 2016, pronunciando queste parole. La sua non vuole essere una frase ad effetto, anzi il porporato veneto non sa neanche più trovare le espressioni adatte a descrivere il suo stato d’animo nel vivere quotidianamente l’orrore che il Paese mediorientale sperimenta da circa sei anni. Cadaveri di bambini morti in strada, bombardamenti, kamikaze, «notizie dei Tg che parlano ogni giorno di 70 morti, di 40 morti...», poi «macchie di sangue, anzi pozzanghere di sangue», racconta Zenari a Vatican Insider che lo incontra a Santa Maria delle Grazie alle Fornaci, parrocchia a pochi passi da San Pietro della quale ha preso possesso nel pomeriggio di ieri.

Cavalieri di Malta. La replica del portavoce dell'Ordine


Malta
Caro Magister,
il suo articolo “Cavalieri di Malta. Il mistero di quei 30 milioni di franchi svizzeri” del 23 marzo contiene una serie di affermazioni che non corrispondono alla realtà dei fatti. Nello specifico.
Per revocare dalla carica un membro del governo dell’Ordine di Malta, è obbligatoria l’approvazione dei due terzi dei membri del governo stesso. L’articolo 169 del Codice dell’Ordine prevede infatti che: “La revoca per giusti motivi dalla carica di membro del Sovrano Consiglio è riservata al Gran Maestro, previo voto deliberativo del Sovrano Consiglio, con la maggioranza dei due terzi dei votanti, udito il parere della Consulta Giuridica”. Tale procedura non è mai stata adottata dal Gran Maestro. Questo è uno dei motivi per cui Albrecht Boeselager - ritenendo illegittima la richiesta - ha ritenuto di non dimettersi.
L’affermazione che Boeselager, prima come Grande Ospedaliere e poi come Gran Cancelliere, agì spesso all'insaputa del Gran Maestro non è vera. Dai verbali del Sovrano Consiglio risulta che argomenti come la donazione del Fondo Svizzero e il tema della distribuzione di profilattici in alcuni progetti dell’Ordine sono stati dibattuti alla presenza di Fra’ Matthew Festing nel 2013, 2014, 2015 e 2016. Tali questioni sono state affrontate anche in numerosi incontri e riunioni, sempre alla presenta dell’allora Gran Maestro. Non risponde al vero che il Gran Maestro abbia costituito una commissione interna per indagare su quel trust.
Non è vero che sia stata una indagine del Gran Maestro Festing a portare l'ordine di Malta a denunciare alla magistratura di Ginevra la fiduciaria del trust CPVG, ma una decisione presa dal precedente Gran Cancelliere Jean-Pierre Mazery nel 2013.
È inverosimile pensare che la nomina di Georg Boeselager - fratello del Gran Cancelliere - a membro del Consiglio di Sovrintendenza dello IOR possa essere in alcun modo collegata con quanto accaduto nell’Ordine di Malta.
In merito al presunto "conflitto d'interessi" di almeno tre membri della commissione nominata dalla Segreteria di Stato il 22 dicembre 2016, il Vaticano ha ribadito in data 17 gennaio “la Santa Sede conferma la sua fiducia nei cinque componenti del Gruppo costituito dal Santo Padre Francesco il 21 dicembre 2016, nominati allo scopo di informarLo sulla crisi dell’attuale Direzione centrale dell’Ordine, e rifiuta, in base alla documentazione in suo possesso, ogni tentativo di screditarne le figure e l’opera”.
La decisione di ritirare la denuncia nei confronti del trust CPVG di Ginevra è stata presa in piena consapevolezza dal governo dell’Ordine nel 2016. Nel gennaio del 2017, con l’accordo dell’allora Gran Maestro, una lettera al magistrato di Ginevra che si occupava della vicenda, ribadiva l’intenzione dell’Ordine di ritirare la denuncia contro il trust.
È importante sottolineare infine che le donazioni provenienti dal trust saranno usate in numerosi paesi del mondo nei progetti umanitari, medici e sociali dell'Ordine di Malta in particolare per portare sollievo alle persone colpite da guerre e disordini in Medio Oriente, alle popolazioni che soffrono la fame in Africa e alle comunità colpite da calamità naturali.
Con un cordiale saluto.
Eugenio Ajroldi di Robbiate
Direttore Ufficio Comunicazioni
Sovrano Militare Ordine Ospedaliero  di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta
dal blog di Sandro Magister

Il cardinale Müller battezza il nuovo pub

 In Maremma arriva un cardinale – Gerhard Ludwig Muller, un pilastro della Chiesa a livello mondiale, attuale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede – e suggellerà il nuovo corso del Kulmbacher Platz. Lo storico locale – grossetano nella location ma bavarese nello stile e in cucina – sta per cambiare nome: da Kulmbacher Platz a Bierstadel. I latini che parlavano la lingua della Liturgia dicevano che i nomi sono le conseguenze “delle cose”, tant’è che il nuovo battesimo coincide anche con un cambiamento dell’offerta del prodotto principe. Spariscono le bottiglie di Kulmbacher che lì si bevono da quando la maison bavarese aprì i battenti diciannove anni fa poco oltre il Casalone, spuntano quelle a marchio Weltenburg Kloster, cioè la birra prodotta nel birrificio più antico al mondo custodito all’interno di un monastero. E la sorpresa iniziale si spiega: ecco perché a Grosseto arriva il cardinale. Sarà una visita privata, e come il cerimoniale (comunque) prevede, l’alto prelato sarà accompagnato da una delegazione di guardie svizzere.
L’evento. Venerdì 31 marzo, dalle 19 in poi, nello storico locale si imprimerà il nuovo sigillo – da Kulmbacher Platz a Bierstadel – con una grande festa. Si aprirà una maxi botte in legno da cui si spillerà la nuova birra e si alzeranno i boccali al ritmo della musica di una banda folkloristica bavarese che porta per tradizione il suo repertorio alla Oktoberfest di Monaco. Ospiti d’eccezione, il cardinale Müller che al Bierstadel troverà il vescovo Rodolfo Cetoloni che ha accolto l’invito dei tre titolari Laila GorrieriIrio CapriniAngelo Mancioppi
 In Maremma arriva un cardinale – Gerhard Ludwig Muller, un pilastro della Chiesa a livello mondiale, attuale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede – e suggellerà il nuovo corso del Kulmbacher Platz. Lo storico locale – grossetano nella location ma bavarese nello stile e in cucina – sta per cambiare nome: da Kulmbacher Platz a Bierstadel. I latini che parlavano la lingua della Liturgia dicevano che i nomi sono le conseguenze “delle cose”, tant’è che il nuovo battesimo coincide anche con un cambiamento dell’offerta del prodotto principe. Spariscono le bottiglie di Kulmbacher che lì si bevono da quando la maison bavarese aprì i battenti diciannove anni fa poco oltre il Casalone, spuntano quelle a marchio Weltenburg Kloster, cioè la birra prodotta nel birrificio più antico al mondo custodito all’interno di un monastero. E la sorpresa iniziale si spiega: ecco perché a Grosseto arriva il cardinale. Sarà una visita privata, e come il cerimoniale (comunque) prevede, l’alto prelato sarà accompagnato da una delegazione di guardie svizzere.
L’evento. Venerdì 31 marzo, dalle 19 in poi, nello storico locale si imprimerà il nuovo sigillo – da Kulmbacher Platz a Bierstadel – con una grande festa. Si aprirà una maxi botte in legno da cui si spillerà la nuova birra e si alzeranno i boccali al ritmo della musica di una banda folkloristica bavarese che porta per tradizione il suo repertorio alla Oktoberfest di Monaco. Ospiti d’eccezione, il cardinale Müller che al Bierstadel troverà il vescovo Rodolfo Cetoloni che ha accolto l’invito dei tre titolari Laila GorrieriIrio CapriniAngelo Mancioppi
Il luogo e il luppolo. La Weltenburg bier viene prodotta in un luogo incantato: l’antica abbazia è incastonata tra la montagna e le acque blu del Danubio; e questo impreziosisce persino la produzione: anche se si volesse, sarebbe “morfologicamente” impossibile ampliare il birrificio per incrementare i quantitativi. Da lì esce una Weiss scura che ripropone l’antica ricetta stilata dai monaci nel 1058. «Non può essere definita una birra artigianale – dice Chimenti – ma è un top di gamma, un prodotto di nicchia, altamente selezionato».
Lo staff. «Lasciare la Kulmbacher – dice Laila Gorrieri – è stato un cambiamento sofferto: c’eravamo affezionati e non è stato semplice sostituire un prodotto trovandone un altro di alta qualità». «Ci spostiamo di 200 km – dice Irio Caprini – da Kulmbach a Ratisbona, dalla Franconia al cuore vero della Baviera. È una scommessa, uno stimolo». Laila e Irio sono in sala mentre la cucina è il regno di Angelo, Angelo Mancioppi. In 19 anni sono sempre rimasti fedeli al loro stile e il trio non si è mai sciolto. Anche questo è un risultato. Ci sarà qualche altra novità di restyling e cambierà qualche dettaglio nell’arredamento: «Ad esempio – dice Laila – toglieremo qualche (finto) trofeo di caccia». Occhio al centro storico, sabato 25 marzo: un carro bavarese trainato da cavalli informerà del battesimo di quello che dal 31 marzo sarà il nuovo Bierstadel.
Il Tirreno

Scola dopo la visita di Francesco. «Ecco perché il popolo ama questo Papa»

Avvenire 
"Il milione di persone radunato per la Messa a Monza, le oltre 500mila nelle celebrazioni milanesi e lungo i 100 chilometri percorsi da papa Francesco nella sua giornata dicono dell’amore della gente per questo Pontefice". È la prima impressione a caldo del cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, al termine della lunga giornata milanese di papa Francesco.

Milão: Papa critica sociedade que «especula sobre a vida, o trabalho e a família»

Agência Ecclesia
O Papa Francisco criticou hoje em Milão a atual cultura social submetida ao poder do “dinheiro” e que permite “que a vida quotidiana de tantas famílias seja manchada pela precariedade e pela insegurança”. Durante a missa integrada no programa da visita que promoveu este sábado à arquidiocese italiana, o Papa argentino frisou que "tudo parece hoje uma questão de cifrões”, e no meio desse contexto “especula-se sobre a vida, sobre o trabalho, sobre a família, especula-se sobre os pobres e os migrantes, sobre os jovens e o seu futuro”.

Pontifical Institute for Arabic and Islamic Studies: Muslim world shows signs of change

Rome Reports
At the beginning of February, Morocco's High Council of Ulemas proposed that apostasy should no longer be considered a criminal offense. This Council has no executive or legislative powers, but its statement reflects a firm tone with respect to its position on fundamentalism. Adnane Mokrani - Pontifical Institute for Arabic and Islamic Studies. "The opinion of this Council has no effective value, but it can help promote a certain openness. It can also be considered a message to fundamentalists who do not believe in reform and want to keep old laws without a critical spirit.”


Cina Hong Kong, la cattolica Carrie Lam vince le elezioni

(a cura  Redazione "Il sismografo") 
Carrie Lam, la candidata sostenuta da Pechino, vince le elezioni e diventa il nuovo "chief executive" di Hong Kong. Secondo l'agenzia Nuova Cina, Lam si è aggiudicata più di 600 dei 1.194 grandi elettori che scelgono la carica istituzionale più alta dell'ex colonia britannica. Numero due uscente, Lam è la prima donna a diventare leader di Hong Kong.

New York, Beijing to Vatican: March month of diplomacy

The New Times
(Kenneth Agutamba) From Washington, to Beijing and finally the Vatican, March, we can safely say, was a month of diplomacy and also confirmed that Rwanda has a very good foreign affairs agenda. The visit to the Vatican was an absolute historic moment between the Catholic Church’s spiritual General, Pope Francis and PresidentPaul Kagame, who successfully led Rwanda’s liberation army against the Genocide to which the church is culpable.

Papa: Igreja Católica tem de ser capaz de «encarar» os desafios de frente

Agência Ecclesia
O Papa Francisco encontrou-se hoje na Catedral de Milão com centenas de sacerdotes e membros da vida consagrada, numa iniciativa integrada na visita que está a realizar àquela arquidiocese italiana. De acordo com o serviço informativo da Santa Sé, durante o evento o Papa argentino respondeu a três questões dos participantes, a primeira relacionada com a evangelização, como preservar sempre a “alegria” e a fidelidade a essa missão.


Como ayer en Milán

Abc.es
 (José Francisco Serrano Oceja) Quizá lo que la Iglesia en España necesita en estos días es un poco de esa medicina integradora. La visita del Papa Francisco a Milán me ha recodado aquello que decía Emmanuel Mounier: la misión de los cristianos es salir «a cambiar la historia en vez de sermonearla». Si todos los viajes del Papa contienen una profunda carga simbólica, y un no menor relevante mensaje –y por tanto hay que estar atentos a su palabra y a sus gestos-, éste con más motivo en la actual circunstancia del pontificado. Milán, «mediolanum», tierra intermedia, es una de las pocas metrópolis europeas a las que el Papa expresamente se ha acercado, aunque sea para poco más de diez horas.

Pope asks children to promise Jesus they will never be bullies

CNS
(Cindy Wooden) Pope Francis asked 45,000 children preparing for confirmation to promise Jesus they would never engage in bullying. Turning stern during a lively and laughter-filled encounter March 25, Pope Francis told the youngsters he was very worried about the growing phenomenon of bullying. He asked them to be silent and reflect on if there were times when they made fun of someone for how they looked or behaved. And, as a condition of their confirmation, he made them promise Jesus that they would never tease or bully anyone. 

L'Angelus di Papa Francesco. "Che cosa significa camminare nella luce? Significa innanzitutto abbandonare le luci false: la luce fredda e fatua del pregiudizio contro gli altri è quella seducente e ambigua dell’interesse personale"

(a cura Redazione "Il Sismografo")
Testo dell'allocuzione del Papa - (Angelus N° 15)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Al centro del Vangelo di questa quarta domenica di Quaresima si trovano Gesù e un uomo cieco dalla nascita (cfr Gv 9,1-41). Cristo gli restituisce la vista e opera questo miracolo con una specie di rito simbolico: prima mescola la terra alla saliva e la spalma sugli occhi del cieco; poi gli ordina di andare a lavarsi nella piscina di Siloe. Quell’uomo va, si lava, e riacquista la vista.

Tempo di Vangelo non specula. Fugare le nebbie

Avvenire 
(Pierangelo Sequeri) "La nebbia se n’è andata. Le cattive lingue dicono che verrà la pioggia… Non lo so, io non la vedo ancora...":nell’introduzione di papa Francesco alla preghiera dell’Angelus, c’è forse una chiave per tutto quello che abbiamo visto e ascoltato ieri a Milano. Papa Francesco ha ripreso l’immagine nell’omelia della Messa, sullo scenario affettuosamente austero di certe Annunciazioni della pittura dell’Umanesimo. Dobbiamo affrontare i tempi – ha scandito – non da spettatori che «aspettano che smetta di piovere».