giovedì 30 marzo 2017

Contraddizioni vaticane sui preti sposati

"L’acme della contraddizione a parer mio si è raggiunto nei due Sinodi sulla famiglia del 2014 e del 2015. Non sono state prese in considerazione le famiglie sacerdotali cattoliche né il clero uxorato orientale. L’unico prete orientale chiamato a far parte dei sinodali è stato un prete copto cattolico celibe.
E’ stato l’acme della contraddizione de facto".

di Basilio Petrà

Chiesa latina Romana Cattolica ha le due forme di clero. Ci sono già i preti sposati

"Inoltre, la stessa Chiesa latina ha le due forme di clero. Si sa che in casi eccezionali (ma non rari) si accolgono ministri uxorati provenienti da altre confessioni cristiane e che qualora non siano stati validamente ordinati vengono ordinati ex novo da vescovi cattolici, rimanendo sposati e senza alcun cambiamento nella disciplina della loro vita coniugale.[1] 
Dunque, i due tipi di clero oggi sono cattolicamente accettati come vere, legittime, valide forme di clero".
di Basilio Petrà

Preti Sposati / Dio chiama al sacerdozio sia celibi sia sposati

Dio chiama al sacerdozio sia celibi sia sposati

di Basilio Petrà*

Dal 24 al 26 marzo si è tenuto a Roma il convegno nazionale dei preti sposati, indetto dall’associazione “Vocatio”, intitolato: “Preti sposati per una Chiesa in cammino”. Tre i relatori principali: Adriana Valerio, Giovanni Cereti e Basilio Petrà, di cui pubblichiamo il testo dell'intervento: "Verso un presbiterato celibatario e uxorato in tutta la Chiesa cattolica" (red.). 

Quello che oggi dirò nasce da un’intenzione precisa: dimostrare che sono maturi i tempi teologici e in generale ecclesiali perché si passi al riconoscimento formale che il Signore chiama tanto uomini celibi quanto uomini sposati all’esercizio del ministero presbiterale in tutta la Chiesa cattolica e che ogni Chiesa della comunione cattolica dovrebbe operare coerentemente con tale riconoscimento. 
Sottolineo subito il mio punto di vista: la questione del clero sposato non è una questione sociologica né un problema di migliore utilizzazione delle risorse umane nella Chiesa, essa è innanzitutto una questione teologica. Ciò significa che ha questa forma: il Signore chiama anche uomini sposati all’esercizio del ministero ordinato nella Chiesa oppure no? Se infatti il Signore fa questo, allora la Chiesa può solo accogliere questo dono di Dio e non rigettarlo.

Per poter dimostrare che è così, tuttavia, fin dall’inizio devo ricordare a tutti voi una verità elementare quanto regolarmente trascurata. 
La Chiesa cattolica è una comunione di circa ventidue Chiese tutte di proprio diritto (sui iuris). Una di esse è la Chiesa di rito latino; ci sono poi sono numerose Chiese di rito orientale, quelle che hanno origine dalle tradizioni alessandrina, antiochena, armena, caldea, constantinopolitana.

La struttura comunionale della Chiesa cattolica è resa evidente in particolare anche dal fatto che non ha un solo codice di diritto canonico ma due codici, uno per la Chiesa di rito latino (CIC) e uno per le Chiese orientali (CCEO), ambedue dotati della stessa dignità e sanzionati dalla stessa autorità. La dualità dei codici è dovuta al fatto che, pur nell’unità della fede, tra le diverse Chiese in comunione ci sono diversità disciplinari, liturgiche, spirituali, teologiche. 

Questa peculiare struttura comunionale determina un fatto di grande rilievo: un’affermazione può essere detta rappresentativa della comunione cattolica solo se esprime una realtà condivisa nell’intera esperienza delle Chiese della comunione cattolica e può essere detta d'interesse cattolico solo se riguarda l’intera comunione cattolica. Altrimenti non può essere detta adeguatamentecattolica ma solo propria di una Chiesa sui iuris o concernente solo una o più Chiese di proprio diritto. Ovviamente, il presupposto essenziale di questa comunione tra le Chiese è che non può darsi contraddizione teologica tra le particolarità proprie delle singole Chiese.

La Chiesa cattolica, come ben sappiamo, ha un centro visibile di unità. E’ il centro costituito dal ministero petrino esercitato dal vescovo di Roma, che nell’esercizio di tale diaconia apostolica viene coadiuvato dalle congregazioni e dagli organismi di Curia. Il principio che abbiamo sopra ricordato vale tanto per il ministero petrino quanto per la curia. Se parlano di qualcosa che non riguarda l’intera Chiesa cattolica parlano come espressione di una Chiesa sui iuris, fosse anche solo quella latina.

Vi prego di tenere presente questo principio perché nelle considerazioni che seguono ricorderò alcune circostanze nelle quali emerge chiaramente che le congregazioni romane continuano ancora ad operare come se chiesa latina e Chiesa cattolica si identificassero semplicemente, anche se piccoli segni di cambiamento cominciano a farsi strada. 

Un'accettazione ufficiale, meno nella prassi
La Chiesa cattolica nella sua cattolicità ha due forme di clero, quella celibe e quella uxorata, ne accetta pienamente l’esistenza e la considera del tutto legittima. Si tratta di un fatto oggettivo evidente. Non considero qui il diaconato – sul quale non c’è contestazione (quasi del tutto) –, ma solo il presbiterato.

Infatti, tutte le Chiese orientali cattoliche (escluse le due Chiese indiane: siro-malankarese e siro-malabarese, almeno nell’attuale disciplina) hanno le due forme di clero, celibe e uxorato. La larga maggioranza del clero parrocchiale in tali chiese è uxorato.

Inoltre, la stessa Chiesa latina ha le due forme di clero. Si sa che in casi eccezionali (ma non rari) si accolgono ministri uxorati provenienti da altre confessioni cristiane e che qualora non siano stati validamente ordinati vengono ordinati ex novo da vescovi cattolici, rimanendo sposati e senza alcun cambiamento nella disciplina della loro vita coniugale.[1] 
Dunque, i due tipi di clero oggi sono cattolicamente accettati come vere, legittime, valide forme di clero.

Sottolineo, l’accettazione ufficiale è indubbia. Ciò non toglie che sia ancora di fatto contraddetta a livello della concreta prassi ecclesiale cattolica ed anche nell’esercizio concreto dell’universale attività pastorale della chiesa. In altre parole, tutti gli organi che articolano un servizio cattolico nella Chiesa sembrano ancora muoversi prevalentemente su una linea che contraddice tale coscienza cattolica.

Ci sono cose che tutti conosciamo, come la grande difficoltà incontrate dalle Chiese orientali cattoliche per ottenere che i loro fedeli fossero seguiti nella diaspora da ministri uxorati delle loro Chiese o la difficoltà di collocare il clero uxorato nei sistemi di remunerazione del clero in vari paesi, compresa l’Italia.

L’acme della contraddizione a parer mio si è raggiunto nei due Sinodi sulla famiglia del 2014 e del 2015. Non sono state prese in considerazione le famiglie sacerdotali cattoliche né il clero uxorato orientale. L’unico prete orientale chiamato a far parte dei sinodali è stato un prete copto cattolico celibe.
E’ stato l’acme della contraddizione de facto.


Forse, dico forse, sta cominciando un cammino diverso. Lo dico perché verso la fine del secondo Sinodo ci sono state alcune reazioni da parte orientale, specie dopo un mio intervento sul blog L'Indice del Sinodo (Famiglie dimenticate, sposi assenti), e forse si deve a tali reazioni che Amoris laetitiaè diventato il primo documento cattolico di altissimo livello magisteriale e pastorale che invita cattolicamente a valorizzare una qualche competenza dei “preti sposati”. Penso che conosciate bene questo testo ma è opportuno richiamarlo.

Si trova al n.202 di Amoris laetitia e così suona: “«Il principale contributo alla pastorale familiare viene offerto dalla parrocchia, che è una famiglia di famiglie, dove si armonizzano i contributi delle piccole comunità, dei movimenti e delle associazioni ecclesiali». Insieme con una pastorale specificamente orientata alle famiglie, ci si prospetta la necessità di «una formazione più adeguata per i presbiteri, i diaconi, i religiosi e le religiose, per i catechisti e per gli altri agenti di pastorale». Nelle risposte alle consultazioni inviate a tutto il mondo, si è rilevato che ai ministri ordinati manca spesso una formazione adeguata per trattare i complessi problemi attuali delle famiglie. Può essere utile in tal senso anche l’esperienza della lunga tradizione orientale dei sacerdoti sposati”.

Il riferimento è chiaramente aggiunto a posteriori, dal momento che non si capisce bene se si vuole dire che anche i sacerdoti sposati hanno dovuto ricevere o ricevono una formazione adeguata, oppure se s'intende dire che essi possono aiutare i celibi e gli altri ad avere una formazione adeguata, con la loro esperienza, ovvero come esperti della vita familiare. Probabilmente s'intende dire la seconda cosa. Certo, non è molto.

Tuttavia si dicono implicitamente alcune cose significative: primo, che sono veri sacerdoti (sono così chiamati infatti); secondo, che l’esperienza di vita che hanno consente loro di capire meglio la condizione coniugale e familiare; terzo, la loro disciplina ha a fondamento una tradizione di lunga durata. Si sarebbe potuto valorizzare di più il ruolo delle famiglie presbiterali ma sarebbe stato chiedere troppo. Piccolo segno di svolta, ma forse vero segno di svolta. 

Basandosi sul Concilio
Questa odierna accettazione cattolica ufficiale della duplice forma di clero non è il frutto del caso o di pure dinamiche di politica ecclesiastica, ma è il risultato prima di una consolidata tradizione anche latina concernente il rapporto tra matrimonio e ministero ordinato, quindi di alcune decisioni disciplinari preconciliari fatte proprie dalla diaconia pastorale petrina nella Chiesa cattolica, infine della dottrina conciliare del concilio Vaticano II.

Non potendo trattare qui formalmente e pienamente questo discorso mi limiterò a ricordare alcune affermazioni conciliarmente fondate delle quali offro la prova nei miei libri, ai quali rimando:[2]
1) Non è più legittimo rimanere legati a una visione preconciliare del sacerdozio uxorato, come "condizione giuridicamente tollerata". Tale visione è preconciliare nel senso preciso che non corrisponde più all’autocoscienza della Chiesa in questo momento e alla sua autoproiezione nel futuro. Si veda quello che ha detto lo stesso card. Sandri, prefetto della Congregazione delle Chiese orientali, nella conferenza che tenne al Pontificio collegio Pio Romeno il 18 aprile 2013 sul tema: "Il Concilio e gli orientali".[4]

2) Per il Concilio il sacerdozio uxorato è vero sacerdozio al pari di quello celibatario; all'uno e all'altro si applica tutto quello che vale del vero sacerdozio in generale. Tutto quello che si dice del sacerdozio in quanto tale, come essenza e funzioni, vale per l’una e per l’altra forma di sacerdozio. Il sacerdozio ministeriale infatti non è connesso per sua natura né con il celibato né con il matrimonio, ma può associarsi all’una o all’altra condizione, secondo la volontà del Signore e il discernimento della Chiesa.

3) Per il Concilio, proprio perché è vero sacerdozio ministeriale, il sacerdozio uxorato nasce da una divina chiamata confermata dalla Chiesa, al pari della chiamata al sacerdozio celibatario. E’ anch’essa “santa vocazione”. Uso la dizione "santa vocazione” per indicare la vocazione ministeriale perchéPresbiterorum ordinis al n. 16 la richiama in modo formale con riferimento al clero uxorato così come dice chiaramente che il sacerdozio uxorato è una forma di piena dedizione della vita al gregge.

Si legge infatti nel primo paragrafo di quel numero 16:” La perfetta e perpetua continenza per il regno dei cieli, raccomandata da Cristo Signore nel corso dei secoli e anche ai nostri giorni gioiosamente abbracciata e lodevolmente osservata da non pochi fedeli, è sempre stata considerata dalla Chiesa come particolarmente confacente alla vita sacerdotale. Essa è infatti segno e allo stesso tempo stimolo della carità pastorale, nonché fonte speciale di fecondità spirituale nel mondo. Essa non è certamente richiesta dalla natura stessa del sacerdozio, come risulta evidente se si pensa alla prassi della Chiesa primitiva e alla tradizione delle Chiese orientali, nelle quali, oltre a coloro che assieme a tutti i vescovi scelgono con l'aiuto della grazia il celibato, vi sono anche degli eccellenti presbiteri coniugati: per questo il nostro sacro Sinodo, nel raccomandare il celibato ecclesiastico, non intende tuttavia mutare quella disciplina diversa che è legittimamente in vigore nelle Chiese orientali, anzi esorta amorevolmente tutti coloro che hanno ricevuto il presbiterato quando erano nello stato matrimoniale a perseverare nella santa vocazione, continuando a dedicare pienamente e con generosità la propria vita per il gregge loro affidato(mio grassetto)”.

4) Conciliarmente parlando, la distinzione tra le due forme dell'unico sacerdozio non risiede nel ministero sacerdotale in quanto tale (ovvero nella natura del sacerdozio) ma nella condizione esistenziale diversa nella quale sono chiamati a vivere il sacerdozio coloro che ricevono la santa vocazione. 
Tutto questo fa parte delle acquisizioni conciliari, pienamente riprese successivamente nel CCEO.

Il silenzio nei testi ufficiali
Proprio perché il ministero uxorato nasce da una santa vocazione ovvero da una vocazione divina riconosciuta dal discernimento della Chiesacattolicamente vale l’affermazione che il ministero ordinato uxorato è uno degli stati di vita ai quali il Signore può chiamare.

Questo punto può essere meglio illustrato richiamando quello che leggiamo in un recente documento legato a un grande avvenimento della Chiesa che sarà il Sinodo sui giovani, la fede e il discernimento vocazionale del 2018. Se andiamo infatti a vedere il Documento preparatorio e il questionario pubblicato nel gennaio di quest’anno al punto II,2 ove si parla del discernimento vocazionale, vi leggiamo: “Tenendo presente ciò, ci concentriamo qui sul discernimento vocazionale, cioè sul processo con cui la persona arriva a compiere, in dialogo con il Signore e in ascolto della voce dello Spirito, le scelte fondamentali, a partire da quella sullo stato di vita. Se l’interrogativo su come non sprecare le opportunità di realizzazione di sé riguarda tutti gli uomini e le donne, per il credente la domanda si fa ancora più intensa e profonda. Come vivere la buona notizia del Vangelo e rispondere alla chiamata che il Signore rivolge a tutti coloro a cui si fa incontro: attraverso il matrimonio, il ministero ordinato, la vita consacrata? E qual è il campo in cui si possono mettere a frutto i propri talenti: la vita professionale, il volontariato, il servizio agli ultimi, l’impegno in politica?”.

I tre stati di vita (matrimonio, ministero ordinato, consacrazione religiosa) sono dati per paralleli e separati tra loro in quanto stati di vita. Ciò non corrisponde alla realtà ecclesiale cattolica. 
Il presupposto infatti è che non si possa dare una chiamata al ministero ordinato uxorato: tale presupposto non è corretto dal punto di vista cattolico proprio per i motivi che abbiamo sopra ricordato. Dal momento, infatti, che le due forme di ministero, celibe e uxorato, sono vere, legittime, pienamente accettate vocazioni divine nella Chiesa cattolica, ambedue le due forme devono essere prese in considerazione in tutti i documenti di valore cattolico.

Ciò è tanto più necessario in questo momento nel quale si danno comunità cattoliche di rito orientale in moltissimi paesi nei quali tradizionalmente non esistevano. Tanto la pastorale vocazionale quanto la cura delle vocazioni – nella loro forma cattolica - devono tener conto di questa dualità delle forme esistenziali dello stesso sacerdozio ministeriale, se vogliono essere coerentemente cattoliche.

Un limite analogo appare anche in un documento così importante come laRatio fundamentalis institutionis sacerdotalis pubblicato l’8 dicembre 2016 dalla Congregazione per il clero, sotto la presidenza del card. Beniamino Stella, con il titolo Il dono della vocazione sacerdotale.

Ebbene, il documento dichiara esplicitamente che quanto dice non si applica alle chiese orientali cattoliche le quali in questa materia “devono preparare le loro norme, a partire dal proprio patrimonio liturgico, teologico, spirituale e disciplinare” (Il dono della vocazione sacerdotale, Norme generali, 1) e quando prende in esame il caso in cui ci siano seminari latini con presenza simultanea di seminaristi orientali, al n. 110, si preoccupa di precisare: “Nel caso che nei seminari latini vengano ammessi seminaristi delle Chiese orientali cattoliche, per quanto riguarda la loro formazione al celibato o al matrimonio siano osservate le norme e le consuetudini delle rispettive chiese orientali”. 

Non si può non notare che questa forma di apparente rispetto delle tradizioni orientali si capovolge de facto in una sorta di collocazione di tali tradizioni in riserve di tipo indiano, come se la visione cattolica fosse un altro mondo. 
Così nel numero stesso – il 110 - nel quale con le poche parole surricordate (nemmeno 1 rigo su 29 di testo; 1 rigo di nota su 19 di note) si accenna ai seminaristi cattolici che sono formati al matrimonio e che possono essere nello stesso seminario con seminaristi formati al celibato si dedicano molte parole e molte citazioni a parlare del significato spirituale e pastorale del celibato latinoe nessuna parola al significato spirituale e pastorale del ministero uxorato.

Si noti: si tratta di un documento cattolico nel quale si è consapevoli che ci sono seminaristi cattolici che vengono formati al celibato e seminaristi cattolici che vengono formati al matrimonio. Eppure mentre per gli orientali si rinvia alle loro Chiese senza dire cattolicamente nulla, ci si sofferma invece ampiamente a legittimare la disciplina della Chiesa latina – esplicitamente ricordata come “Chiesa latina”- affermando la speciale convenienza della “continenza perfetta nel celibato” come “segno di [questa] dedizione totale a Dio e al prossimo”.

Ci si può chiedere perché una Congregazione cattolica dedichi tanto spazio a sottolineare il valore speciale della prassi celibataria latina che è prassi solo di alcune chiese cattoliche e perché non dica nulla sul valore di segno di dedizione a Dio e alla Chiesa proprio del sacerdozio uxorato nella maggior parte delle Chiese appartenenti alla comunione cattolica?

O si ritiene ovvio tale valore teologico ordinario e generale del sacerdozio uxorato, non da sottolinearsi particolarmente, e si pensa che nella chiamata celibataria ci sia solo una speciale sottolineatura di quel carattere della dedizione alla Chiesa che è proprio di ogni sacerdozio cattolico; oppure si ritiene che soltanto nella chiamata al sacerdozio continente nel celibato ci sia una vera e adeguata dedizione alla Chiesa.

Se è corretta la prima interpretazione allora lo si dica formalmente e si dica che ogni ministero ordinato cattolico è segno della dedizione piena a Dio e alla Chiesa, uxorato o celibatario che sia; se si intende la seconda, si è in una posizione che con corrisponde al Concilio e alla prassi di gran parte delle Chiese cattoliche, per non ricordare la testimonianza delle Chiese ortodosse. 

Viene il fondato sospetto che le Congregazioni romane siano ancora troppo abituate a operare con una mentalità solo latina, ovvero non siano ancora adeguatamente cattoliche. Esse sembrano continuare a operare identificandonaturalmente tradizione cattolica e tradizione latina, ovvero ritenendo ancora la praestantia o superiorità preconciliare del rito latino, come se solo il rito latino possedesse la ‘piena’ verità del ministero ordinato.

Questo modo di porsi ha ultimamente effetti negativi sulla capacità stessa della Chiesa latina di corrispondere ai doni di Dio in rapporto alla sua stessa vita. Per chiarire questo punto vorrei venire a una quarta considerazione. 

Una Chiesa cattolica 
La storia della Chiesa latina dimostra che, pur essendoci stati molti tentativi in questo senso, mai si è posta la condizione coniugale come impedimento intrinsecamente dirimente della validità dell’ordinazione ministeriale. Si ricordi che nello stesso CIC del 1983, can. 1042, 1 si dice che lo sposato “è semplicemente impedito di ricevere gli ordini” (così anche CJC del 1917, can. 987, 2°).

Su questa base largamente tradizionale Pio XII ha preso alcune decisioni che hanno consentito alla Chiesa latina di aprirsi all’accoglienza dei ministri non-cattolici riconoscendo in questo una precisa volontà divina. Analoga sapienza hanno mostrato i padri conciliari accogliendo il diaconato uxorato. Paolo VI e i papi successivi – in continuità con Pio XII e alla luce del chiaro insegnamento conciliare - hanno operato un discernimento in forza del quale si prendeva atto che il Signore chiedeva alla Chiesa latina di accettare ministri uxorati o addirittura li ordinava, nel caso di conversione da confessioni non cattoliche.

Sottolineo questo punto: questi atti di accoglienza e ordinazione non sono stati e non sono atti di politica ecclesiastica ma atti di discernimento ecclesiale in forza dei quali si prende atto di una volontà divina per la Chiesa latina. Si poteva, ad esempio, chiedere a tali ministri o comunità di associarsi a Chiese orientali cattoliche ma non lo si è fatto.

Questi atti di discernimento, resi possibili dalla tradizione e dalla dottrina conciliare, sono una prova chiara che anche la Chiesa latina sa e riconosce che Dio può chiamare persone all’esercizio del ministero uxorato anche nella Chiesa latina e che in questo non c’è alcun conflitto con l’affermazione di uno speciale significato simbolico della continenza nel celibato sacerdotale, dal momento che il Signore stesso non vi vede alcun conflitto e continua a chiamare a tale ministero insieme celibi e uomini sposati nella Chiesa cattolica.

Il discernimento che da Pio XII è stato fatto nei confronti delle vocazioni ministeriali dei ministri in conversione dovrebbe diventare possibile anche nei confronti di uomini sposati che mostrino segni positivi di vocazione divina al ministero.

Si tratta di passare da una prassi certo occasionale ed eccezionale, ma fondata su un principio teologico, a una prassi che assume esplicitamente e formalmente il principio stesso, prendendone pienamente atto. 
Ciò renderebbe possibile anche per la Chiesa latina di articolare più ampiamente le forme di esercizio del ministero e di mettersi in condizione di provvedere ai bisogni sacramentali e ministeriali delle comunità (come ad esempio istituendo i presbiteri di comunità).

Non si vede perché dovrebbe essere scandaloso avere una Chiesa latina che come all’inizio del secondo millennio preveda comunità di presbiteri viventi la vita comune sotto una regola, presbiteri sposati rettori di comunità, monaci ordinati. Ciò potrebbe convivere, io credo, anche con una preferibilità latina tradizionale per il clero celibe e con il celibato consigliato ma non obbligatorio. 
Lex continentiae?
Dal momento che uno dei motivi che ha condotto alla normativa latina del celibato obbligatorio è stata la pratica della lex continentiae e la soggiacente visione della sessualità e del matrimonio, bisogna dire qualcosa sulla salute della quale gode oggi tale principio.

Per lex continentiae s'intende la legge per la quale nel primo millennio grosso modo gli uomini sposati che ricevevano gli ordini maggiori[4] s'impegnavano alla sospensione dei rapporti sessuali. Sull’origine, l’estensione, l’accettazione di tale legge ci sono dibattiti storici non piccoli.

In qualunque modo stiano storicamente le cose bisogna dire chiaramente che la visione conciliare e postconciliare della sessualità e del matrimonio è assai diversa da quella del primo millennio e di gran parte del secondo. 
La sessualità è parte del progetto divino dell’amore coniugale; gli atti coniugali stessi poi hanno piena dignità e significato come scrive esemplarmenteGaudium et spes, n. 49: “Questo amore [coniugale] è espresso e sviluppato in maniera tutta particolare dall'esercizio degli atti che sono propri del matrimonio. Ne consegue che gli atti coi quali i coniugi si uniscono in casta intimità sono onesti e degni; compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua donazione che essi significano ed arricchiscono vicendevolmente nella gioia e nella gratitudine gli sposi stessi”.

Amoris laetitia, poi, come si sa vede anche l’eros come forma nella quale prende corpo la carità coniugale. Si veda anche solo il suo n. 120.
La teologia attuale della sessualità e del matrimonio ci consente poi di dire con molta chiarezza che la condizione di vita coniugale non contraddice l'ordinazione presbiterale dell’uomo, anzi possiamo dire che l’ordinazione offre la possibilità di un qualche compimento del senso sacramentale stesso del matrimonio e della famiglia.

Il matrimonio, infatti, nella dottrina attuale della Chiesa quale si esprime inFamiliaris consortio e in Amoris laetitia, non è semplicemente un'istituzione naturale che riceve la benedizione divina in ordine alla procreazione e educazione della prole. E' molto di più: è un luogo nel quale si esprime la Chiesa stessa, è una manifestazione della chiesa, è chiesa domestica. I coniugi sono ministri di un sacramento che li colloca attraverso il loro stesso amore al servizio di Dio e della Chiesa, perché sono appunto Chiesa che si realizza nella e attraverso la comunione coniugale e familiare.

La comunione coniugale simbolizza la totalità di relazione che lega Cristo e la chiesa e la esprime vivendo le dimensioni dell'amore coniugale in pienezza; la comunione familiare - che nasce da quella coniugale - è poi un simbolo vivo dell'amore trinitario, chiamata ad essere una comunione di vita e di amore che si apre verso gli altri, la comunità ecclesiale, il mondo. Essa partecipa al ministero profetico, sacerdotale e regale della chiesa; è e deve essere famiglia aperta, accogliente, missionaria ecc.

Oggi si consegna il crocifisso alle famiglie missionarie che vanno nelle missioni al servizio della Chiesa e che lasciano la loro terra, portando con sé i figli. Oggi ci sono coppie che gestiscono centri pastorali e sono al servizio pieno della comunità. E potremmo continuare. 

Mai come oggi diventa possibile comprendere come il matrimonio e la vita familiare non solo non contraddicono il ministero sacerdotale ma possono trovare in esso un modo in cui attuare anche il senso cristiano del matrimonio e della famiglia, la realtà di un matrimonio aperto al servizio della Chiesa e del Vangelo.

In altre parole, si dà una possibile continuità sacramentale tra il matrimonio cristiano e il ministero sacerdotale uxorato, proprio perché quest'ultimo può configurarsi come un peculiare modo mediante il quale la coppia/la famiglia danno attuazione alla missione profetica, sacerdotale e regale che è propria di ogni coppia/famiglia cristiana e su di essa s'innesta.

Ho utilizzato molto fino a qui il linguaggio della Familiaris consortio, articolato sui tria munera Christi, ma qualcosa di simile può ben essere detto anche nel linguaggio dell’Amoris laetitia che utilizza maggiormente quello della “Chiesa domestica”. La prospettiva infatti è simile e lascia intravedere allo stesso modo che non c’è alcuna contraddizione tra matrimonio/famiglia e ministero ordinato. Mi limito a richiamare un testo di Amoris laetitia, il n. 324:
“Sotto l’impulso dello Spirito, il nucleo familiare non solo accoglie la vita generandola nel proprio seno, ma si apre, esce da sé per riversare il proprio bene sugli altri, per prendersene cura e cercare la loro felicità. Questa apertura si esprime particolarmente nell’ospitalità,incoraggiata dalla Parola di Dio in modo suggestivo: «Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli»(Eb 13,2). Quando la famiglia accoglie, e va incontro agli altri, specialmente ai poveri e agli abbandonati, è «simbolo, testimonianza,partecipazione della maternità della Chiesa». L’amore sociale, riflesso della Trinità, è in realtà ciò che unifica il senso spirituale della famiglia e la sua missione all’esterno di sé stessa, perché rende presente ilkerygma con tutte le sue esigenze comunitarie. La famiglia vive la sua spiritualità peculiare essendo, nello stesso tempo, una Chiesa domestica e una cellula vitale per trasformare il mondo”.

Amoris laetitia poi insiste molto su quel che si potrebbe chiamare la struttura familiare della comunità parrocchiale e della vita ecclesiale. Si veda ad esempio Amoris laetitia, n. 202 ove è formalmente detto che la parrocchia è “famiglia di famiglie” 

La responsabilità della teologia
L’insieme di queste considerazioni va verso una conclusione precisa: la Chiesa cattolica sa che Dio chiama tanto uomini celibi quanto uomini sposati al servizio ministeriale. Ogni chiamata ha la sua dignità e il suo modo di esprimere la dedizione piena al servizio della Chiesa.

Le Chiese orientali cattoliche si muovono da sempre sulla base di questa consapevolezza; la Chiesa latina negli ultimi cinque secoli ha deciso di operare in modo diverso fino al secolo XX quando si è ricordata sempre più chiaramente che il Signore chiama anche uomini sposati all’ordine non solo diaconale ma anche presbiterale. Oggi è giunto il momento di assumere questa consapevolezza pienamente e semplicemente seguire – in questa consapevolezza odierna - la volontà del Signore.

La teologia ha in questo momento una grande responsabilità, specialmente la teologia del sacerdozio. Deve smettere di essere una teologia che de factotrasforma una larga parte del ministero ordinato della Chiesa in un’inspiegabile professione utile praticamente alla Chiesa e perciò tollerata per salvare la bellezza del sacerdozio celibatario e diventare finalmente una teologia fedele alla vita della cattolicità della Chiesa, mostrando la bellezza diversa e complementare nella quale s'articola la divina chiamata al ministero ordinato nella Chiesa.
in http://www.lindicedelsinodo.it/

Italia La formazione sacerdotale. Perché il terreno porti frutto

 L'Osservatore Romano 
 L’attenzione al mondo digitale e la tutela dei minori sono alcune delle novità contenute ne Il dono della vocazione presbiterale, la nuova Ratio fundamentalis sulla formazione sacerdotale pubblicata l’8 dicembre scorso dalla Congregazione per i clero. È quanto mette in luce l’ultimo numero della «Civiltà Cattolica» in un articolo di cui pubblichiamo ampi stralci.
(Giovanni Cucci e Hans Zollner) Il tempo successivo all’ordinazione è un tempo di grazia, ma anche un tempo di prova, di immissione nel ministero; è anche, a suo modo, una verifica del lavoro compiuto precedentemente, soprattutto circa i criteri di una maturità affettiva.
Il documento Il dono della vocazione presbiterale invita il neopresbitero a non avere timore di riconoscere le proprie fragilità, perché così esse lo aiuteranno a essere capace di comprensione e di misericordia verso le debolezze altrui. Se non farà questo, il presbitero finirà per diventare un «funzionario del sacro», senza il cuore del pastore. Quando gli affetti vengono esclusi dal percorso formativo, si rischia di ridurre il sacerdozio a una sorta di «professione», di esercizio di un potere socialmente riconosciuto. In questa prospettiva, la dimensione del ruolo diventa la motivazione centrale, nel senso che l’individuo trova in esso, oltre a possibili benefici, una risposta essenziale alla stima di sé, di protezione da paure e insicurezze, cosicché altre motivazioni finiscono per diventare del tutto secondarie, fino a essere irrilevanti.

In tal modo si finisce per diventare psicologicamente «identificati con il ruolo» che ci si trova a svolgere, a scapito dei valori di cui il ruolo dovrebbe essere una modalità di espressione. In tal caso, infatti, la persona sarà preoccupata non di essere coerente con i valori propri della scelta compiuta, ma delle possibili gratificazioni che vi potrebbe ottenere, da cui è sempre più dipendente, fino a non avvertire che alcuni gesti e azioni stridono in modo impressionante con la propria vocazione. E così, a una pratica «di facciata», avvertita chiaramente da coloro con cui la persona entra in relazione, non corrisponde un’adesione di mente e di cuore, perché «l’individuo dipende da fattori esterni: l’ottenere una ricompensa o l’evitare una punizione o il mantenere una relazione gratificante con una persona o con un gruppo».
Per questo è importante che fin dalle prime tappe della formazione il candidato si faccia conoscere e sia disponibile a compiere un cammino di conoscenza di sé a livello spirituale e affettivo, che è il vero luogo dell’incontro con il Signore. Senza una relazione affettiva con il Signore, altre voci risuoneranno nel cuore del presbitero, riproponendo le classiche tentazioni, poste da satana a Gesù, dell’avere, del potere e dell’apparire (Il Dono della vocazione presbiterale, 84 d-e).
Tra le novità presenti nel documento, particolarmente degna di nota è l’indicazione che viene dal numero 202: «Massima attenzione dovrà essere prestata al tema della tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, vigilando con cura che coloro che chiedono l’ammissione in un seminario o in una casa di formazione, o che già presentano la domanda per ricevere gli ordini, non siano incorsi in alcun modo in delitti o situazioni problematiche in questo ambito». Per questo, prosegue il documento, si richiede una cura particolare nei confronti di coloro che sono stati vittime di abusi. Viene stabilito inoltre che il percorso formativo preveda lezioni e corsi circa la protezione di minori, «dando anche rilievo alle aree di possibile sfruttamento o di violenza, come a esempio la tratta dei minori, il lavoro minorile e gli abusi sessuali sui minori o sugli adulti vulnerabili».
Questo paragrafo si inserisce all’interno di alcune linee fondamentali enunciate dalla Ratio. Anzitutto, la necessità di una vera prova dell’idoneità dei candidati quando entrano in seminario: mentre è dato per scontato che persone con tendenze pedofiliche debbano essere escluse dall’ammissione, è importante ricordare che persone che sono state abusate molto spesso dimostrano segni di particolari difficoltà relazionali ed emotive. Essere stato abusato non esclude categoricamente dall’ammissione, ma il rischio di una fragilità psichica specifica deve essere preso in seria considerazione. Si deve inoltre tener conto del fatto che molte persone abusate rimuovono completamente il trauma, mentre altre sentono tanta vergogna da non riuscire a parlarne; conseguentemente alcuni seminaristi abusati «riscoprono» l’evento traumatico durante gli anni di formazione, e quindi questo elemento deve essere affrontato e gestito in modo appropriato nell’accompagnamento, sia nel forum internum sia nel forum externum, e normalmente anche tramite un approccio psicoterapeutico.
Tutto il documento insiste sulla competenza e capacità dei formatori di accompagnare i seminaristi e i giovani sacerdoti nel loro cammino di crescita, specialmente in riferimento a tematiche ed esperienze difficili della loro vita. È chiaro che non tutti potranno avere una competenza specifica nel campo della traumatologia o della psicoterapia, però tutti i formatori dovrebbero avere almeno una conoscenza sufficiente per individuare segni chiari di un passato traumatico e la capacità di reagire adeguatamente, proponendo interventi — anche con esperti per determinate questioni — quando emergono situazioni particolari.
Va anche precisato che non ci si deve limitare al solo ambito psichico della formazione umana, ma anche al possesso delle conoscenze necessarie che daranno ai formatori una sicurezza sufficiente per saper gestire questi casi con la dovuta compostezza e determinazione. In questa linea si dovrà prestare un’attenzione sostenuta nel tempo, da integrarsi con altri aspetti della formazione, anche ricorrendo a vari strumenti (a esempio, ritiri, conferenze, workshop). Tutto questo dovrebbe rendere chiaro che nella vita umana gli aspetti fisici, psichici e spirituali sono necessariamente connessi e possono o sostenersi o, nel caso negativo, ostacolarsi a vicenda. Parlare di tutela dei minori significa anche affrontare il problema dell’inculturazione — sottolineata nella Ratio — che richiede un’attenta riflessione su tematiche delicate, il cui significato è strettamente legato alla conoscenza, oltre che delle persone, anche della diversità di luoghi, di contesti educativi e sociali in cui si svolgono le attività pastorali. Ne segnaliamo alcune: con quali criteri può essere giudicato «normale» il contatto fisico in ciascuna cultura e come questa specificità si relaziona con i confini il cui superamento possa essere considerato dalla comunità di riferimento come «un abuso»? Come si può collegare l’attenzione e l’impegno verso le persone più vulnerabili — i poveri, i rifugiati, i meno educati — che caratterizza il ministero sociale, educativo e spirituale di molte Chiese in Africa, Asia e America latina e l’attenzione particolare nei confronti dei giovani che sono esposti a tanti tipi di abuso: sessuale (inclusa la prostituzione minorile), emotivo, di lavoro forzato, di violenza fisica, fino a essere costretti a combattere come bambini-soldato nelle guerre, e nelle lotte civili?
Si ribadisce infine la dimensione informatica e digitale di tali problematiche. Nel mondo del web e dei social media in cui crescono oggi i giovani di tutto il mondo, l’educazione dei seminaristi — anche nei seminari minori — all’uso appropriato e misurato di internet è una delle sfide maggiori. Questo non riguarda soltanto il rischio che seminaristi o giovani sacerdoti frequentino siti (pedo)pornografici, ma anche tutte le problematiche legate a fenomeni come le chat, il sexting (l’inviare o il richiedere foto o video con l’esposizione dei genitali), ilsextortion (il ricatto a sfondo sessuale). Qui non si tocca solo la domanda della possibile trasgressione sessuale (con minori o adulti), ma sono in gioco molteplici aree delicate della vita di una persona giovane: identità, identità sessuale, capacità relazionale, stabilità emotiva, orientamento valoriale. Anche se non esplicitata, questa attenzione intorno alla protezione dei minori ha bisogno di una motivazione spirituale. Si dovrà trovare una base teologica in un linguaggio comprensibile per esprimere la convinzione che il messaggio di Gesù valga oggi più che mai: «Lasciate che i bambini vengano a me: a chi è come loro appartiene il regno dei cieli» (Marco, 10, 15).
L'Osservatore Romano, 30-31 marzo 2017

Cina Carrie Lam, la “Dragon Lady” (cattolica) di Hong Kong


Vatican Insider
(Gianni Valente) La nuova Chief Executive dell’ex Colonia britannica ha studiato dalle suore ed è convinta che anche la sua designazione faccia parte del disegno di Dio sulla sua vita. C’è chi già la insulta come «serva dei mandarini rossi». Ma potrebbe essere apprezzata anche dalla «maggioranza silenziosa» dei 600mila cattolici hongkonghesi. Quelli che non le sono ostili per partito preso. Carrie Lam sembra avere un aspetto dimesso e riservato. Eppure, da domenica scorsa, per i giornali anglofoni locali è proprio lei la “dragon lady” di Hong Kong, la “signora di ferro” chiamata a amministrare l'ex Colonia britannica per conto del governo di Pechino

Vaticano Sviluppo: card. Turkson, per Trump “preoccupazione”, ma “speranza che le cose cambieranno”

SIR 
“C’è un po’ di preoccupazione, ma per fortuna ci sono anche voci contrarie, in disaccordo e contro”. Il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, ha risposto così a una domanda dei giornalisti 

Medjugorje: mons. Hoser (inviato speciale), “Papa molto interessato allo sviluppo della pietà popolare che si svolge in questo luogo”


SIR 

“Ci troviamo in un luogo in cui si raduna una moltitudine di pellegrini. Chiediamo tutti insieme l’intercessione della Madre di Dio, affinché apra i nostri cuori ed anche le nostre menti alla grazia divina, all’insegnamento della Chiesa ed alla Parola di Dio. Lo Spirito Santo è la nostra vita ed egli è anche l’anima della Chiesa. Cerchiamo la verità di Dio su noi

Symposium de Barcelone : l'Église doit accueillir les jeunes

Radio Vaticana
Le Symposium européen sur les jeunes, organisé par le Conseil des conférences épiscopales d’Europe (CCEE), est organisée cette semaine à Barcelone, en collaboration avec la conférence épiscopale espagnole et l’archidiocèse de la ville catalane. «Il cheminait avec eux. Accompagner les jeunes à répondre librement à l’appel du Christ» est le thème de la rencontre, organisée en vue du Synode de 2018, qui leur sera consacré. Ce Symposium de Barcelone réunit 275 délégués des 37 conférences épiscopales d’Europe. 

Iraq: siglato decisivo Accordo fra tre Chiese cristiane per ricostruire i villaggi cristiani della Piana di Ninive in collaborazione con Aiuto alla Chiesa che Soffre ACS

Acs
Tre Chiese irachene, la siro-cattolica, la siro ortodossa e la caldea, hanno firmato oggi un decisivo Accordo nella sede dell’Arcidiocesi della Chiesa caldea di Erbil (Kurdistan iracheno) per dare vita ad un Comitato, il Niniveh Reconstruction Commitee(NRC), con il compito di pianificare e seguire la fase di ricostruzione dei villaggi cristiani della Piana di Ninive, distrutti dopo il 2014 dall’ISIS.

I missionari impegnati a portare soccorsi nei villaggi difficili da raggiungere. Etiopia nella morsa della siccità

 L'Osservatore Romano 
«Vi chiedo solo che continuiate a pregare intensamente per noi, affinché la Chiesa continui a essere madre in mezzo a questo povero territorio africano». Sono le parole di padre Christopher Hartley, missionario spagnolo che dal 2008 vive a Gode, tra l’Etiopia e la Somalia, dove la popolazione è allo stremo a causa della siccità. «Più di un anno senza acqua, bestiame morto lungo le strade sterrate, ogni giorno morti a causa del colera, senza medicine e personale medico, e senza neppure un termometro per misurare la febbre, mentre la temperatura supera i 45 gradi». 

Irlanda Brexit, l’arcivescovo di Dublino: “Noi irlandesi europeisti convinti”

Vatican Insider
(Salvatore Cernuzio) Monsignor Diarmuid Martin in Vaticano per presentare l’Incontro mondiale delle Famiglie. «Società in Irlanda profondamente secolarizzata e arrabbiata con la Chiesa». Gli abusi «sono passati ma stiamo in guardia». «Speriamo nella visita del Papa nel 2018». La Brexit? «In Irlanda siamo europeisti convinti. Speriamo di consolidare nel nuovo sistema i rapporti già esistenti con la Gran Bretagna». La situazione delle famiglie in Irlanda? «Lottiamo in una società profondamente secolarizzata, ma dove sono radicati i valori cristiani».

“Il Santo Padre vede il Ghana come un esempio di democrazia per i suoi vicini” dice il Nunzio

Ghana

Fides 

“Le relazioni tra la Santa Sede e il Ghana sono eccellenti e ci sono stati sviluppi positivi nel corso degli anni” afferma Sua Ecc. Mons. Jean-Marie Speich, Nunzio Apostolico in Ghana, in un colloquio con il corrispondente locale ad Accra di Fides, in occasione dei 40 anni dello stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Ghana

Vaticano ai giainisti: collaboriamo per la pace e la non violenza, a partire dalle famiglie

AsiaNews 
(Purushottam Nayak) Il Pontificio consiglio per il Dialogo interreligioso diffonde il messaggio per la festa giainista di Mahavir Jayanti. Con l’occasione si celebra il 2615mo anniversario della nascita del maestro Tirthankar Vardhaman Mahavir. In India i giainisti sono lo 0,4% della popolazione, cioè circa 4,5 milioni di fedeli. 

Alatri UCCISO DAL BRANCO, UNO DEI FERMATI SCARCERATO QUEL GIORNO

OGGI INCARICO PER L'AUTOPSIA SU GIOVANE MASSACRATO AD ALATRI Sarà affidato oggi al medico legale l'incarico di eseguire a Roma l'autopsia su Emanuele, il giovane ucciso a botte dal branco ad Alatri. Uno dei due fermati per l'omicidio era stato rilasciato quel giorno, dopo essere stato arrestato per possesso di dosi di cocaina. I due fermati sono in carcere in isolamento per timore di violenze da gli altri detenuti. 
ansa


ABUSI SU PAZIENTI, ARRESTATO MEDICO A ROMA

DENUNCIATO ANCHE PER ADESCAMENTO DI MINORI Arrestato dalla polizia a Roma un medico ritenuto responsabile di abusi sessuali su alcune pazienti. Il professionista avrebbe commesso gli abusi durante sedute di cavitazione medica, tecnica utilizzata per la riduzione del grasso corporeo, eseguite nel suo studio privato della Capitale. Il medico è stato trovato anche in possesso di materiale pedopornografico ed è stato denunciato anche per adescamento di minori. Ora si trova ai domiciliari. 
ansa

PROCESSO RATING: TUTTI ASSOLTI IMPUTATI S&P A TRANI

DIPENDENTI E SOCIETA' ERANO ACCUSATI MANIPOLAZIONE MERCATO Il Tribunale di Trani ha assolto dall'accusa di manipolazione del mercato 5 tra analisti e manager di Standard & Poor's e la stessa società di rating. La procura aveva chiesto la condanna a due anni per Deven Sharma, all'epoca dei fatti presidente mondiale di S&P; a 3 anni ciascuno per Yann Le Pallec, responsabile per l'Europa, e per gli analisti del debito sovrano Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer. Per S&P era stata chiesta la condanna alla sanzione di 4,6 milioni.(ANSA).

OGM: STOP DA STATI SOLO SE SI DIMOSTRA GRAVE RISCHIO SALUTE

MA IN NUOVA DIRETTIVA GIÀ AMPIA DISCREZIONALITÀ VARI PAESI Gli Stati membri possono adottare misure restrittive sugli ogm approvati a livello Ue solo se sono in grado di dimostrare l'esistenza di un rischio grave per la salute e l'ambiente. Sono le conclusioni che l'Avvocato generale Michal Bobek ha proposto alla Corte di giustizia Ue, sul caso di un agricoltore che nel 2014 piantò mais ogm autorizzato dall'Ue nonostante un decreto interministeriale del 2013 ne vietasse la coltivazione sul territorio italiano. Con la direttiva approvata nel 2015, i Paesi membri possono vietare la semina di ogm anche se autorizzati a livello Ue. L'Italia è tra i 17 Stati membri che hanno optato per questa possibilità. 
ansa

MAFIA ROMA, CARMINATI: 'LA GUERRA NON È ANCORA FINITA'

'LA FILA PER AMMAZZARMI.SOLO CONTRO TUTTI,NON HO PAURA' "Non è una novità che ero in guerra e a quanto pare la guerra con il mondo non è finita". Lo ha detto Massimo Carminati nel suo interrogatorio dal carcere di Parma nel processo a Mafia capitale. "Io - ha aggiunto Carminati - la faccio da solo la guerra, non c'ho bisogno di nessuno. E' sempre meglio fare la guerra solo contro tutti che tutti contro uno. Fanno la fila per ammazzarmi, non c'è problema. Ma sarà dura per tutti". 
ansa

PADOAN,IN ITALIA RIFORME AVANTI ANCHE DOPO GOVERNO GENTILONI


DOBBIAMO CHIEDERCI COME VOGLIAMO SIA L'EUROPA DOPO LA BREXIT La strategia di riforme, segno caratteristico del governi Renzi e Gentiloni, andrà avanti anche nell'esecutivo che nascerà dalle prossime elezioni. Lo dice il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan in un'intervista alla Bloomberg smorzando i timori sui rischi politici futuri per il nostro paese. In chiave Brexit, invece, il ministro argomenta che l'importante "è arrivare a un accordo amichevole e che guardi avanti". "Dobbiamo chiedere poi  - ha aggiunto - a noi stessi ciò che vogliamo sia l'Europa dopo la Brexit e questa è la grande domanda".

ansa

LONDRA LASCIA L'EUROPA, JUNCKER AVVERTE: 'NON SAREMO INGENUI'

MAY: 'INDIETRO NON SI TORNA'. E PREPARA UNA TRANSIZIONE SOFT L'Europa è pronta al negoziato, sarà onesta ma non ingenua, ed ora la palla è nel campo di Bruxelles. All'indomani della lettera della premier britannica che dà il via formale alla Brexit, il presidente della Commissione Ue Juncker avverte così Londra, ribadendo che finiranno per ricredersi della scelta fatta. Non torneremo indietro, assicura invece Theresa May. Downing Street prepara intanto la legge destinata a revocare la giurisdizione delle norme e delle Corti europee sul regno. Parola d'ordine è 'transizione soft'. 
ansa

Calcio: Orsato arbitra Napoli-Juve, a Massa Roma-Empoli

ANSA) - ROMA, 30 MAR - Sara' Daniele Orsato di Schio ad arbitrare il big match Napoli Juventus dell'11/a giornata di ritorno del campionato di Serie A in programma domenica sera. L'anticipo di sabato tra Roma e Empoli all'Olimpico sarà invece diretto da Davide Massa di Imperia, mentre per Inter-Sampdoria è stato designato Domenico Celi di Bari. (ANSA).

G7 CULTURA, ALLARME AZIENDE CONTRO LA PIRATERIA ONLINE

DA SKY ALLA DISNEY, 'E' COME IL TRAFFICO DI OPERE D'ARTE' 'Con la presente lettera, chiediamo il Vostro sostegno per garantire il continuo successo del settore in tutti i Paesi del G7 e non solo'. E' quanto scrivono i maggiori produttori di musica, cinema, calcio e tv, da Sky a Walt Disney, ai ministri della Cultura riuniti a Firenze. Il pericolo è un fenomeno 'conosciuto come pirateria online che mette a repentaglio' le aziende. Un problema 'di forte impatto tanto quanto il traffico di opere d'arte', si legge nelle lettera. (ANSA).

GRILLO AL M5S, DOBBIAMO ESSERE PROPOSITIVI PER GOVERNARE

DUELLO SULLA LEGGE ELETTORALE, 'IL PD VOTI IL LEGALICUM' 'Non serve più incazzarsi', Beppe Grillo invita il M5s alla svolta di governo. 'E' ora di immaginare il futuro e di essere propositivi. Il M5s è pronto a prendere l'onere di governare, voi siete pronti a mettervi a disposizione per l'Italia?', dice ai suoi. Intanto, è duello con il Pd sulla legge elettorale 'Se ai Dem piace il #Legalicum lo dicano pubblicamente votandolo in Parlamento. Gli accordi sotto banco Renzi li faccia con il gemello Berlusconi', scrive in un tweet Danilo Toninelli, responsabile riforme del M5S. Mentre Andrea Orlando, candidato alla segreteria Pd, invita il partito a 'dare un segnale' nel senso della riforma, 'ripartendo dai collegi'. 
ansa

Tempo: previsioni per i prossimi giorni

(ANSA) - ROMA, 30 MAR - 3bmeteo.com comunica le previsioni del tempo sull’Italia per i prossimi giorni. VENERDI' 31 MARZO Al Nord bel tempo prevalente in giornata con cieli sereni, al più poco nuvolosi, tra sera e notte nubi in Aumento sulle Alpi centro occidentali. Temperature in rialzo, massime tra 19 e 25. Al Centro alta pressione ancora garanzia di condizioni di bel tempo con cieli sereni o poco nuvolosi su tutte le regioni. Temperature in lieve ulteriore ascesa, massime tra 18 e 24. Al Sud l'anticiclone continua a portare tempo stabile e cieli sereni o poco nuvolosi su tutte le regioni. Temperature stazionarie, massime tra 16 e 18. SABATO 1 APRILE Al Nord buono in giornata salvo deboli fenomeni sulle Alpi occidentali, in serata peggiora con piogge al Nordovest e sulla Lombardia. Temperature in calo, massime tra 17 e 23. Al Centro spiccata variabilità sulla Sardegna con rovesci sparsi. Parzialmente nuvoloso altrove per nubi medio alte, a tratti spesse. Temperature poco variate, massime tra 17 e 21. Al Sud giornata ancora stabile e soleggiata, peggiora in nottata sulla Sicilia occidentale con piovaschi sparsi. Temperature in lieve aumento, massime tra 18 e 22. DOMENICA 2 APRILE Al Nord nuvoloso al Nordovest, Lombardia ed Emilia con qualche pioggia intermittente, maggiore variabilità su Triveneto e Romagna. Temperature in calo, massime tra 15 e 18. Al Centro instabile su Sardegna, tirreniche e interne appenniniche con piogge intermittenti. Parzialmente nuvoloso sulle Adriatiche. Temperature in diminuzione, massime tra 13 e 17. Al Sud instabile su Sicilia, tirreno e basso Ionio con piogge e temporali, localmente intensi, maggiori aperture altrove. Temperature in calo, massime tra 14 e 17.(ANSA).

SCURE DI TRUMP SUI PRODOTTI UE, NEL MIRINO ANCHE LA VESPA

GENTILONI, 'QUALITÀ NON HA FRONTIERE'. FB: 'DAZI UN DISASTRO' Washington valuta di imporre dazi punitivi del 100% sui prodotti Ue, come le Vespe Piaggio o l'acqua Perrier in risposta al bando europeo sulla carne agli ormoni: lo scrive il Wall Street Journal. In Borsa soffre il titolo Piaggio, ma l'azienda si dice non preoccupata in quanto il mercato americano corrisponde a meno del 5% del fatturato. 'La qualità non ha frontiere', commenta Gentiloni intervenendo alla cerimonia della consegna della nave Majestic Princess nello stabilimento Fincantieri. Anche Facebook si schiera contro i dazi: 'Sono contrari al mondo aperto', dice il country manager dell'Italia Luca Colombo. 
ansa

BREXIT: JUNCKER, SE TRUMP INSISTE PROMUOVO 'EXIT' OHIO

LONDRA, PIU' NESSUN RUOLO PER LA CORTE DI GIUSTIZIA UE All'indomani della formalizzazione della Brexit, continua la discussione. 'La Brexit non è la fine di tutto. La dobbiamo rendere l'inizio di qualcosa di migliore', sostiene Juncker, che poi dà una stoccata al presidente americano: 'Trump è stato felice che ci fosse la Brexit, ed ha chiesto che altri Paesi facessero la stessa cosa. Se continua così promuoverò l'indipendenza dell'Ohio e di Austin Texas dagli Usa', ammonisce il presidente della Commissione Ue. Intanto Londra va avanti. 'Non ci sarà più nessun ruolo per la Corte di giustizia dell'Ue', dice il ministro britannico per la Brexit presentando alla Camera dei Comuni il libro bianco sul Great Repeal Bill. 
ansa

METTI UNA BOMBA A RIALTO', BLITZ CONTRO CELLULA JIHADISTA



MANETTE A TRE KOSOVARI, FERMATO UN MINORE, 12 PERQUISIZIONI 'A Venezia guadagni subito il paradiso per quanti miscredenti ci sono qua. Metti una bomba a Rialto'. E' uno dei passi di una intercettazione riguardante i 4 kosovari bloccati nella notte perché ritenuti parte di una cellula jihadista a Venezia: tre persone arrestate e un minore fermato, 12 perquisizioni. Secondo i magistrati, erano impegnati 'in una vera e propria attività di autoaddestramento per prepararsi a compiere attività criminali'. 'Blindare i confini del Paese, controllare chi entra e chi esce perché domani potrebbe essere troppo tardi', chiede Salvini. 
ansa

OLTRE 18 MILIONI LE PENSIONI, IL 63% E' SOTTO I 750 EURO

NEGLI ULTIMI 5 ANNI IL NUMERO DEI RAPPORTI IN CALO DEL 2,7% All'inizio del 2017 risultano in essere oltre 18mln di pensioni, con "una forte concentrazione nelle classi basse". Lo rileva l'Inps nell'ultimo osservatorio sul tema, che non include però le gestioni dipendenti pubblici ed ex Enpals. Il 63,1% di esse ha un importo inferiore a 750 euro (per le donne il 76,5%). Nel 2016 liquidato oltre 1mln di pensioni, oltre la metà delle quali di natura assistenziale. Negli ultimi cinque anni il numero delle pensioni è diminuito nel complesso del 2,7%. (ANSA).


TERRORISMO: BLITZ A VENEZIA, SGOMINATA CELLULA JIHADISTA

ARRESTATI TRE KOSOVARI E FERMATO UN MINORE, 12 PERQUISIZIONI Un blitz di Polizia di Stato e Carabinieri è scattato durante la notte nei confronti di una cellula jihadista in pieno centro a Venezia: tre persone arrestate e un minore fermato, tutti originari del Kosovo e residenti in Italia con regolare permesso di soggiorno; 12 le perquisizioni tra il capoluogo, Mestre e Treviso. 
ansa

Preti sposati, dal 2003 operano in Italia come movimento e associazione

Il Movimento Internazionale dei sacerdoti lavoratori sposati dal 2003 opera in Italia. Ha anche un'associazione regolarmente costituita "Chif Liberi e solidali".

Abusi sessuali al Provolo, gli ex alunni chiedono giustizia: "Falsificati i documenti"

Abusi sessuali al Provolo, gli ex alunni chiedono giustizia: "Falsificati i documenti"
L'Associazione Sordi e onlus Rete L'Abuso.org vogliono riaprire il caso delle violenze sessuali subite da 67 ex studenti della scuola di Verona tra gli anni '50 e il 1985



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Bilanci vaticani: qualche reticenza e qualche opacità

“Adista”
n. 11, 18 marzo 2017
Luca Kocci
Più che i conti, in rosso per la Santa sede e in attivo per la Città del Vaticano, la vera notizia che emerge dallo scarno comunicato con cui la Segreteria per l’economia guidata dal cardinale australiano George Pell lo scorso 4 marzo ha reso noti i bilanci consuntivi del Vaticano relativi al 2015 è che la revisione contabile dei dicasteri nonché la tanto annunciata trasparenza finanziaria è ancora ben lontana dall’essere realizzata. Infatti nonostante il considerevole ritardo (di circa otto mesi) con cui i bilanci sono stati divulgati – che faceva presagire un lavoro dettagliato e particolareggiato –, le informazioni sono più lacunose del solito: mancano completamente le voci relative a entrate e uscite generali, sono riportati solo alcune cifre e soprattutto si segnala che il rendiconto «non è stato sottoposto a revisione contabile», elemento che avrebbe dovuto essere il punto qualificante del nuovo corso finanziario dettato da papa Francesco.
«La Santa sede ha registrato, nel 2015, un disavanzo di euro 12,4 milioni», spiega la nota della Segreteria per l’economia, con una perdita dimezzata rispetto al 2014 (-25 milioni) e al 2013 (-24 milioni). Invece «il Governatorato della Città del Vaticano, per il 2015, ha registrato un surplus di euro 59,9 milioni», leggermente inferiore rispetto al 2014, quanto l’asticella toccò quota +63 milioni. Quindi considerando unitariamente i risultati dei due bilanci – che sono le due gambe di un unico corpo –, il Vaticano chiude il 2015 con un cospicuo attivo di 47,5 milioni di euro (nel 2014 fu di 38 milioni). Se a questa cifra poi venissero aggiunti anche i risultati positivi dello Ior (ente autonomo, con una contabilità separata), che nel 2015 ha fatto segnare un utile netto di 16 milioni, e i proventi dell’Obolo di san Pietro (le offerte al papa «per le necessità della Chiesa universale e per le opere di carità» da parte dei fedeli di tutto il mondo) – non si conoscono le somme raccolte nel 2015, l’ultimo dato disponibile è relativo al 2013, quando furono raccolti 78 milioni di dollari (57 milioni di euro) – il risultato finale sarebbe ancora più roseo.
Per quanto riguarda la Santa sede (ovvero il governo centrale della Chiesa cattolica mondiale), il comunicato della Segreteria per l’economia precisa che «le principali voci di entrata per il 2015, in aggiunta ai rendimenti degli investimenti, si riferiscono ai contributi relativi al Canone 1271 del Codice di diritto canonico (euro 24 milioni, i contributi obbligatori delle diocesi di tutto il modo, ndr) ed ai contributi dall’Istituto per le opere di religione (euro 50 milioni). Come negli anni precedenti, la voce di spesa più significativa della Santa Sede si riferisce al costo del personale». La nota non lo specifica, ma chiudono in rosso anche i mezzi di comunicazione (Osservatore Romano e Radio Vaticana), mentre sono in attivo il Ctv – il Centro televisivo vaticano che riprende in esclusiva le immagini del papa e degli eventi in Vaticano e le vende alle tv di tutto il mondo – e la Libreria editrice vaticana (Lev), proprietaria dei diritti d’autore sui discorsi e gli scritti del papa (e dei papi dell’ultimo cinquantennio).
Invece, aggiunge il comunicato della Segreteria per l’economia, «il governatorato della Città del Vaticano, per il 2015, ha registrato un surplus di euro 59,9 milioni, principalmente dovuto alle ricorrenti entrate derivanti dalle attività culturali, in particolar modo quelle collegate ai Musei». Ma anche ad investimenti, di cui non viene specificata né natura né entità
Dopo le cifre, la Segreteria per l’economia spiega che «il Rendiconto annuale consolidato 2015 rappresenta la prima informativa finanziaria predisposta in conformità con le Politiche vaticane di financial management (Vfmp), approvate da papa Francesco il 24 ottobre 2014, che si basano sui Principi contabili internazionali per il settore pubblico (Ipsas)». Ma le procedure sono ancora in alto mare, come viene detto, con linguaggio felpato: «La Segreteria per l’economia ha informato il Consiglio per l’economia che il percorso verso la piena applicazione delle Vfmp è saldamente in corso ed ha evidenziato che sarà, tuttavia, necessario qualche anno per il completamento di questo processo e per l’attuazione di una revisione contabile completa. Il Rendiconto annuale consolidato 2015 rappresenta un passo importante sia per le riforme economiche che per il percorso di adozione delle nuove politiche, le quali stanno ben procedendo. Il Consiglio per l’economia ha preso quindi atto del Rendiconto annuale consolidato 2015 che, in questo periodo di transizione, non è stato sottoposto a revisione contabile».
«La sensazione generale è che la montagna, per ora, abbia partorito il topolino», spiega su Vatican Insider Francesco Peloso, giornalista esperto di finanza vaticana (che nel 2015 ha pubblicato un documentato libro sullo Ior, La banca del papa. Le finanze vaticane fra scandali e riforma, Marsilio, v. Adista Notizie n. 32/15). «Ma c’è una spiegazione – prosegue Peloso –. La realtà è che far confluire in un sistema omogeneo e coerente, tutti i numerosi enti e dicasteri vaticani, è un compito più impegnativo di quanto non fosse stato previsto all’inizio. Si sta ancora lavorando, per esempio, sui principi contabili da applicare ai vari dicasteri e uffici della Curia, mentre gli organismi che più direttamente si occupano della gestione finanziaria sono già avviati su un percorso di riforma e di trasparenza. Un lavoro lungo, anche perché sconta le difficoltà derivanti da cambiamenti di abitudini, dalla necessità di rimuovere consuetudini ormai non più compatibili con i tempi e di coordinare numerose e diverse strutture».
Lavori in corso, quindi, ma per il completamento dell’opera – se verrà completata – ci vorrà ancora molto tempo